La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Facoltà di Ingegneria Corso di Cultura europea Anno Accademico 2006 / 2007 8 a lezione.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Facoltà di Ingegneria Corso di Cultura europea Anno Accademico 2006 / 2007 8 a lezione."— Transcript della presentazione:

1 Facoltà di Ingegneria Corso di Cultura europea Anno Accademico 2006 / a lezione

2 2 La Politica regionale Lespressione politica regionale, si riferisce di norma ad un insieme di misure economiche il cui scopo finale è di influenzare la distribuzione del reddito e delle attività produttive nel territorio nazionale. A livello comunitario, a questi obiettivi se ne aggiunge un altro: quello di realizzare una migliore armonizzazione delle politiche regionali adottate dai singoli Stati membri, sia per far fronte agli effetti che tendono a prodursi automaticamente in conseguenza dellapertura delle frontiere interne, sia per creare i presupposti per lattuazione delle politiche comuni e promuovere il massimo di economie esterne a favore di ciascuna regione.

3 3 La politica regionale comunitaria deve quindi assicurare: il coordinamento ed il controllo delle politiche regionali nazionali, per evitare la sovrapposizione degli aiuti regionali tra gli Stati membri; il coordinamento di tutte le politiche e degli strumenti finanziari comunitari, per dare loro una dimensione regionale e massimizzarne limpatto sulle regioni che necessitano dintervento.

4 4 Il coordinamento della politica economica regionale nellUnione europea Stato membro 1Stato membro 2 Regione ARegione BRegione XRegione Y UNIONE EUROPEA

5 5 La solidarietà La politica regionale comunitaria si ispira ad un principio di solidarietà. Oltre un terzo del bilancio dellUnione europea è destinato a ridurre le disparità di sviluppo fra le regioni e i divari economici fra i cittadini. Attraverso questa politica lUnione intende contribuire a riassorbire il ritardo delle regioni più svantaggiate, nonché a favorire la riconversione delle zone industriali in crisi, la diversicazione economica delle campagne penalizzate dal declino delle attività agricole e la riqualicazione dei quartieri cittadini in stato di abbandono e degrado. Tali interventi mirano principalmente a creare occupazione. In sintesi, si tratta di rafforzare la «coesione» economica, sociale e territoriale dellUnione.

6 6 I problemi regionali dellUnione europea L'Unione europea è una delle aree economiche più ricche del mondo, ma presenta forti disparità tra i suoi Stati membri e ancor più tra le regioni ad essi interne. In Grecia, Portogallo e Spagna il PIL medio pro capite non raggiunge l'80% della media comunitaria, mentre il Lussemburgo la supera di oltre 60 punti percentuali. Il PIL delle dieci regioni più dinamiche dell'Unione è circa il triplo di quello delle dieci regioni meno sviluppate. Lallargamento a 25 Stati membri ha aumentato enormemente il divario tra i livelli di sviluppo dellUE: il reddito nazionale dei dieci nuovi paesi membri è infatti notevolmente inferiore alla media europea, nonostante i tassi di crescita di alcune delle zone più povere dei nuovi Stati siano i più elevati dellUnione. Dal 1° gennaio 2007 (data di ingresso degli ultimi due nuovi Stati membri), lUE è costituita da un mercato interno e un potenziale umano di circa 490 milioni di cittadini. Il suo dinamismo, tuttavia, è frenato dallesistenza di rilevanti disparità economiche e sociali sia fra gli Stati membri, sia tra le singole regioni. LEuropa a venticinque, con le sue 254 regioni, ha fatto registrare divari interregionali due volte maggiori rispetto allEuropa dei quindici e la nuova adesione di Bulgaria e Romania potrebbe accentuare tali divari.

7 7 Misurare leconomia regionale Tre sono gli indicatori che vengono di norma utilizzati per definire la prosperità o il grado di arretratezza economica di una regione: il PIL pro capite il tasso di disoccupazione lentità dei movimenti migratori, espressi in termini di tasso di migrazione. Allinterno dellUnione europea esistono divari non solo tra regioni di differenti Paesi, ma anche tra regioni allinterno di ciascuno Stato membro, compresi quelli complessivamente più ricchi. In effetti, le disparità esistenti tra le regioni dellUE sono il riflesso di due componenti con peso differente sulla gravità dei problemi regionali: una componente interstatale, indice della eterogeneità tra gli Stati membri, ed una seconda componente correlata alle differenze socioeconomiche tra le regioni allinterno degli Stati stessi. Dal punto di vista comunitario si considerano entrambi problemi regionali, e non solo quelli del secondo ordine; è il concetto stesso di regione che assume un significato alquanto differente se considerato nellaccezione più ampia di spazio economico. A seguito della graduale adesione di nuovi Stati alla Comunità, il baricentro degli squilibri regionali si è spostato dal livello strettamente nazionale a quello intracomunitario.

8 8 Il PIL pro capite Il prodotto interno lordo pro capite indica il reddito prodotto negli Stati membri e nelle regioni dalle unità produttive residenti. Come indicato nella Seconda relazione sulla coesione, il PIL pro capite, espresso in termini di standard di potere dacquisto, per tenere conto delle differenze nei livelli di prezzo, è lindicatore primario per valutare lo sviluppo delle economie, tanto nazionali quanto regionali. A livello regionale sono di norma disponibili solo dati espressi in termini di PIL pro capite che sono raccolti dallEurostat in serie statistiche e armonizzati al fine di renderli omogenei e quindi confrontabili. Questo indicatore viene utilizzato non solo nellUnione per misurare le disparità tra regioni e per individuare quelle meritevoli di assistenza da parte dei Fondi Strutturali, ma anche da altre istituzioni internazionali (Nazioni Unite, Banca mondiale, FMI, OCSE, ecc.), dai governi nazionali, dalle banche centrali e dagli istituti di ricerca per effettuare stime analoghe dello sviluppo economico. Il PIL pro capite non è una misura perfetta e presenta un certo numero di punti deboli. Questi includono, in particolare, il problema del pendolarismo (i pendolari contribuiscono al valore del PIL prodotto in uneconomia o regione in aggiunta alle persone che vi risiedono ma non sono inclusi tra coloro cui si riferisce il PIL) e lesclusione dei trasferimenti che incrementano o riducono il reddito. In ogni caso, considerando i dati al momento esistenti e le difficoltà concettuali che restano da risolvere, questa misura è comunemente accettata come la migliore disponibile.

9 9 Alcuni dati sulle disparità economiche regionali Le disparità in termini di reddito e occupazione nellUnione europea a 15 si sono ridotte nellultimo decennio, in particolar modo a partire dalla metà degli anni 90. Ciò vale per le disparità sia tra paesi sia tra regioni. Al tempo stesso, la produttività nelle zone meno prospere dellUnione ha registrato un aumento relativo rispetto ad altre aree dellUE, attestando un miglioramento della loro competitività. Permangono, tuttavia, ampie differenze nei livelli relativi di prosperità e risultati economici, che riflettono il perdurare di debolezze strutturali, nonostante i miglioramenti realizzati grazie al sostegno dei Fondi Strutturali. Le disparità nei livelli di reddito e di occupazione, sia tra paesi sia tra regioni, hanno subito unulteriore forte accentuazione con lingresso dei 10 nuovi Stati membri a maggio In quasi tutti i casi, questi paesi hanno sperimentato una crescita significativamente più elevata rispetto allUE15 fin dalla metà degli anni 90, dopo la confusa fase iniziale della transizione, ma hanno un livello notevolmente più basso in termini di PIL pro capite e, nella maggioranza dei casi, in termini di occupazione rispetto alla media UE15. Lallargamento ha avuto un effetto sulle disparità tra le regioni perfino maggiore di quello tra i paesi. Mentre circa 73 milioni di persone, approssimativamente il 19% della popolazione dellUE15, vivono in regioni dove il PIL pro capite tra il 1999 e il 2001 è stato inferiore al 75% della media UE, come attestano le più recenti stime, quasi lo stesso numero, circa 69 milioni dei 74,5 milioni che sono diventati cittadini dellUnione nel 2004 (il 92% del totale) vivono in regioni con un PIL pro capite inferiore al 75% della media UE25 nei nuovi Stati membri.

10 10 Ma non dimentichiamo leffetto statistico E necessario considerare che in realtà i problemi di ogni singola regione interna agli Stati membri dellUE15 sono rimasti pressoché immutati. Ciò che si è invece verificato è una modificazione del loro peso relativo, dovuto al fatto che quasi tutte le regioni dei nuovi Stati membri si sono collocate allultimo posto nella graduatoria del PIL pro capite, facendone diminuire la media statistica. La conseguenza è che molte regioni che nella UE a 15 avevano un livello di PIL pro capite al di sotto della media comunitaria, si sono poi ritrovate ad occupare posizioni della graduatoria corrispondenti a livelli superiori senza che a queste facessero riscontro effettivi incrementi nello stato di benessere economico.

11 11 < >= 125 Assenza dati Indice UE 25 = 100 Fonte: Eurostat PIL regionale 2001 PIL regionale 2001

12 12

13 13

14 14 < 56 < 56.0 – 60.2 < 60.2 – – 68.6 >= 68.6 Assenza dati % della popolazione tra anni Deviazione Standard = 8.4 FONTE : Eurostat e Istituti Statistici Nazionali UE27 = 62.4 Tasso di occupazione 2002 Tasso di occupazione 2002

15 15

16 16

17 17

18 18 Ampliamenti e disparità regionali In tutte le sue pubblicazioni la Commissione europea ha sempre espresso un indubbio ottimismo circa le implicazioni di ulteriori ampliamenti dellUE. Anche in passato, ogniqualvolta si prospettava una nuova adesione, non mancavano obiezioni e dubbi sul fatto che larrivo di nuovi membri avrebbe comportato eccessivi problemi di ordine economico e politico. Ogni nuova adesione è invece servita, se non altro, ad accelerare il processo di integrazione europeo. I problemi istituzionali, che pure esistono, sono stati in realtà secondari: in fin dei conti, sono le istituzioni che devono adeguarsi alle esigenze degli Stati membri e non viceversa. Ma, se questo è il punto di vista istituzionale, non si possono ignorare le implicazioni di politica regionale che una tale scelta comporta. LUnione europea non si è mostrata sufficientemente in grado di ridurre le attuali e rilevanti disparità regionali, nonostante gli strumenti giuridici ed i mezzi finanziari finora apprestati. Ora, è indubbio che lingresso di nuovi Stati membri comporterà ulteriori divari economici e ancor più rilevanti problemi in campo regionale. Prima di analizzare gli effetti che una integrazione economica esercita sui divari interregionali, occorre soffermarsi sullesatto significato di integrazione economica.

19 19 Stadi di integrazione economica Cinque sono gli stadi principali di integrazione, compresi, secondo un livello crescente, tra una economia nazionale indipendente ed una economia nazionale che è integrata con altre in modo tale da costituire essa stessa una regione. Area di libero scambio. Si tratta di un insieme di Stati tra i quali vige un regime di libero scambio, attuato attraverso labolizione delle tariffe doganali interne. Ogni Stato membro conserva tuttavia la propria autonomia per quanto attiene alle politiche commerciali da adottare nei confronti di Stati non appartenenti allarea stessa. Unione doganale. E unarea di libero scambio caratterizzata da una comune politica commerciale nei confronti di Stati che non ne siano membri. Mercato comune. Si tratta di ununione doganale al cui interno i fattori di produzione, capitale e lavoro, possono circolare liberamente. Unione economica. Ha tutte le caratteristiche del mercato comune ma alcune politiche macroeconomiche sono affidate ad una autorità centrale piuttosto che alle singole sovranità nazionali, anche se la responsabilità della loro attuazione è attribuita esclusivamente a queste ultime. Federazione economica. Costituisce lultimo ed anche il più completo stadio di integrazione economica, la cui realizzazione comporta che la maggior parte delle politiche siano di competenza esclusiva di unautorità federale centrale piuttosto che degli Stati membri e che le monete nazionali, in precedenza indipendenti, siano fuse in ununica moneta comune. LUnione europea, sorta come unione doganale, è diventata poi un mercato comune che, in determinati settori, ha sviluppato politiche economiche comuni (ad esempio, nel campo dellagricoltura, del carbone e dellacciaio, della energia atomica) ed ha recentemente realizzando unulteriore fase di integrazione economica che ha portato alla creazione di una vera e propria unione economica e monetaria, basata sulla libera circolazione dei capitali e delle merci, sulla moneta unica per gli Stati membri nonché su di ununica politica monetaria e dei cambi, affidata ad una Banca centrale.


Scaricare ppt "Facoltà di Ingegneria Corso di Cultura europea Anno Accademico 2006 / 2007 8 a lezione."

Presentazioni simili


Annunci Google