La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Gli interventi per la cultura a cura di Carlo Fuortes.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Gli interventi per la cultura a cura di Carlo Fuortes."— Transcript della presentazione:

1 Gli interventi per la cultura a cura di Carlo Fuortes

2 I luoghi culturali come fattore di identità e di sviluppo urbanistico e sociale Gli spazi della cultura sono stati uno dei principali fattori che ha caratterizzato negli ultimi venti anni lo sviluppo dei beni e delle attività culturali nei paesi occidentali. A partire dalla metà degli anni settanta, e simbolicamente dalla realizzazione del Centre Pompidou a Parigi nel 1977, il nuovo spazio culturale è diventato il luogo di riconoscimento e di rinascita di una città e della collettività che la abita. Nel ventesimo secolo con la laicizzazione dei principali stati europei i simboli urbani delle città e delle nuove funzioni che queste assumono con i fortissimi processi di urbanizzazione si spostano sempre più sui luoghi culturali. Questa tendenza aumenta ancora negli ultimi trentanni del secolo a causa della forte crescita della domanda culturale, derivante dal notevole aumento dei livelli di istruzione e di benessere economico dei cittadini e, non ultimo, dellesplosione dei movimenti turistici internazionali. Ma in questi anni, lo spazio culturale ha totalmente modificato la sua fisionomia e la sua funzionalità in ragione di una modalità di fruizione del bene culturale del tutto nuova rispetto al passato.

3 La domanda dello spettacolo dal vivo

4 La domanda di beni culturali %

5 La diffusione di nuovi bisogni e la nascita di un consumatore culturale nuovo Gli spazi della cultura diventano i principali luoghi da visitare delle città darte europee e internazionali, vere e proprie cattedrali verso le quali fare pellegrinaggi laici. In Europa e nel mondo sono moltissime le realizzazioni che vengono affidate ai più famosi architetti, che divengono famosi al pari degli altri artisti (vedi il fenomeno crescente degli archistar). La frequentazione dei nuovi spazi culturali, grazie alle molteplici e diversificate attività che in essi si svolgono e quindi alle molte occasioni di visita, rafforza il senso di appartenenza di un cittadino verso la sua città e quindi, i nuovi spazi, più di quelli del passato spesso solo monumenti di se stessi, riescono a rappresentare le nuove identità di una città. La centralità degli spazi culturali è coincisa con la diffusione di nuovi bisogni e la nascita di un consumatore culturale nuovo, che intende il suo tempo libero non solo come pura evasione o svago ma alla ricerca di nuovi stimoli culturali e di conoscenza, che frequenta lo spazio culturale non solo e non tanto per assistere ad uno spettacolo o vedere una mostra ma per essere nello spazio architettonico, nel quale socializzare e comunicare, goderne le bellezze, comprare un libro o un disco, o semplicemente prendere un caffè.

6 Luogo di serendipity Secondo Marc Augè, ad esempio, nella nostra società lesigenza di socializzazione della collettività si sposta dalla piazza in questi luoghi didentità delle città, una volta superata lagorà virtuale rappresentata dalla televisione. Il museo, lauditorium o il teatro diventano così luoghi dincontro, di svago, di consumo, di informazione e apprendimento assumendo, quindi, tratti e funzioni del tutto nuovi rispetto al passato. Lo spazio diviene così piazza, bar, addirittura centro commerciale e ovviamente teatro, cinema o museo e ogni altra offerta culturale sia presente. Luogo per eccellenza di serendipity, nel quale trovare molto altro rispetto a quello che si cerca. Questa nuova funzione sociale dello spazio culturale necessita evidentemente di spazi e servizi ad hoc, molto differenti da quelli canonici che larchitettura fino a ieri aveva previsto. Da qui la necessità di un profondo ripensamento dellidea stessa di spazio culturale e delle funzionalità e delle destinazioni da dover assolvere.

7 La realizzazione e la gestione del nuovo spazio culturale La realizzazione e la gestione di uno spazio culturale polifunzionale pone grandi problemi di ordine economico e finanziario, oltre che gestionale. Le difficoltà sono legate innanzitutto alla copertura dei costi dinvestimento per la realizzazione dellopera che non consente praticamente mai lutilizzo di capitali di rischio. La possibilità di utilizzare tecniche di project financing è stata per molti anni tentata, ma sempre con scarso successo. Lidea che la gestione dello spazio culturale possa generare un reddito positivo in grado di coprire le quote di ammortamento del capitale investito si è a lungo coltivata negli anni ottanta e novanta. In realtà nella gestione del teatro, museo o auditorium, come meglio descritto nel seguito, è estremamente improbabile, se non impossibile, con i redditi generati giungere alla copertura dei costi di gestione senza lapporto di finanziamenti pubblici o privati. Anche linserimento di attività commerciali aggiuntive allofferta culturale – dalla caffetteria alla libreria, dai parcheggi al merchandising - non riesce a generare flussi di reddito netto per la remunerazione del capitale investito.

8 Il mito della redditività e della gestione privatistica Lincapacità e limpreparazione del sistema pubblico di gestire e valorizzare il sistema culturale di offerta con standard qualitativi di livello europeo e la mancanza di risorse finanziarie derivante dalla crisi della finanza pubblica rafforzarono, negli anni 80/90, lidea della gestione privata dei beni e delle attività culturali. Ne nacque un dibattito molto ideologico che da un lato vedeva i difensori del carattere pubblicistico dei beni e delle attività culturali e dallaltro i sostenitori dellutilità della gestione privatistica per lo sviluppo e il rilancio del settore. Disputa rivelatasi del tutto infondata, in quanto non teneva conto degli aspetti caratteristici del settore, assolutamente non profit, e che quindi – anche a volerlo – non avrebbero consentito lingresso di operatori con obiettivi di profitto e di sfruttamento del capitale investito. Non è un caso se oggi, a più di ventanni dalla promulgazione della Legge Ronchey, che segnò lavvio di questo dibattito, non esiste nessuna impresa privata che operi nella gestione diretta dei beni e delle attività culturali in grado di distribuire un profitto per le attività che svolge.

9 I modelli di governance adottati Lamministrazione statale rispose a questi mutamenti del mercato in modo dicotomico. Per quanto riguardava la parte dei servizi extraculturali attraverso la Legge Ronchey e successive modifiche e integrazioni, fu trovato un modello di offerta tutto sommato funzionante e rispondente a riportare lofferta dei musei su standard di livello internazionale Per quanto concerne invece il governo dellofferta culturale non sono state trovate delle misure altrettanto valide, ed anzi, il sistema di offerta è rimasto bloccato alla gestione in economia. Ad esempio nel caso dei musei statali da parte delle Soprintendenze, con scarsissima autonomia gestionale, economica e finanziaria. Molto più innovativa è stata lazione degli Enti Locali che dalla metà degli anni novanta hanno tentato diverse modalità di gestione indiretta, spesso tenendo conto delle specificità economiche del settore, trovando forme di governance più adeguate

10 Lo spazio culturale quale soggetto di sviluppo attivo e autonomo del sistema culturale e economico locale Cosa ci hanno insegnato questi ultimi decenni di gestione degli spazi culturali? Esiste un modello ottimale di governance? Qualè la lezione dellesperienza che possiamo trarre per il prossimo futuro? A. Spazio culturale e collettività B. Autonomia gestionale e responsabilizzazione del management C. Pubblico / privato. Un falso dilemma D. Autofinanziamento e autonomia culturale

11 A. Spazio culturale e collettività Lo spazio culturale deve operare allinterno di una collettività e in relazione a questa. Le dimensioni della collettività di riferimento (da un piccolo paese ad una metropoli, da una regione a tutto il mondo) dipenderanno dalla valenza e dalle ambizioni culturali dello spazio stesso. E fondamentale che ci sia un legame tra chi offre e chi riceve. Che lofferta culturale sia a misura del bacino di domanda dello spazio. E indispensabile che uno spazio culturale (sia esso centro espositivo, museo, teatro o auditorium o un insieme di tutto questo) si trasformi da un luogo fisico in un fattore identitario della società nella quale opera, venga riconosciuto come un valore collettivo. Solo in questo modo potrà instaurare dei rapporti fecondi con le tante e differenti domande che possono arrivare dalla società. Quelle dei cittadini, del mondo dellistruzione e delleducazione. Ma anche la domanda di reputazione che proviene dalle imprese. O la domanda di accountability degli stakeholders pubblici (a dire il vero, in Italia, quasi mai esplicitata), che dovrebbero veicolare i finanziamenti in funzione degli effettivi risultati riscontrati.

12 B. Autonomia gestionale e responsabilizzazione del management Non sono molti i fattori necessari e indispensabili affinché uno spazio possa raggiungere quanto fin qui detto. Uno certamente è costituito dalla necessità di una completa e piena autonomia gestionale. E sicuramente una delle principali precondizioni al superamento dellorganizational failure tipico delle istituzioni culturali pubbliche. Questo fallimento deriva dallovvia impossibilità per una struttura pubblica, rigida e burocratica, di svolgere la sua azione nelle forme sopra descritte. Per innovare il sistema di offerta culturale italiano è indispensabile che lamministrazione pubblica trasformi il suo ruolo da quello di gestore diretto dellofferta ad uno più proprio di regolatore, finanziatore e controllore del sistema culturale pubblico. Parallelamente è indispensabile un processo di autonomia e responsabilizzazione degli spazi culturali che devono essere trasformati da oggetti allinterno dellamministrazione pubblica in soggetti autonomi non profit con lobbligo di dare piena rendicontazione sul raggiungimento degli obiettivi statutari definiti.

13 C. Pubblico / privato. Un falso dilemma Lesperienza italiana di questi anni ha dimostrato – in linea con quanto avviene nel resto del mondo – che, nel settore in parola, non ponendosi la possibilità del profitto viene meno lopportunità di una gestione privata in senso stretto. E, quindi, il coinvolgimento di capitali privati può avvenire solo in forme di mecenatismo e/o sponsorizzazione. Le forme giuridiche private non profit (in primis quella della fondazione) si adattano, invece, molto bene alla gestione dei beni e delle attività culturali. In particolare la flessibilità e ladattabilità dello statuto di una fondazione possono consentire: a. una proprietà e un controllo dellamministrazione pubblica e obiettivi sociali e culturali pienamente pubblicistici, b. una gestione orientata allefficienza ed efficacia organizzativa ed economica ed una piena autonomia e responsabilizzazione manageriale, c. una diversificazione finanziaria che può prevedere entrate commerciali e finanziamenti privati, sia sotto forma di erogazioni liberali che di sponsorizzazioni.

14 D. Autofinanziamento e autonomia culturale Il processo di autonomizzazione, e non di privatizzazione, deve però evitare il rischio di una destabilizzazione economica e finanziaria che potrebbe minarne le possibilità di successo dalla nascita. Si è detto che lobiettivo di questo processo non deve significare una deresponsabilizzazione finanziaria dellamministrazione pubblica, quanto piuttosto il raggiungimento di una maggiore efficacia ed efficienza nelluso delle risorse pubbliche. Il finanziamento pubblico deve trasformarsi in un volano, un moltiplicatore di nuovi redditi, nuove risorse e nuovi finanziamenti privati. I finanziamenti e i redditi derivanti dal sistema privatistico (siano essi erogazioni liberali, sponsorizzazioni o entrate commerciali) devono essere aggiuntivi e non sostitutivi di quelli pubblici. Solo in questo modo si possono creare i presupposti per lo sviluppo del sistema. Altrimenti il risultato si trasformerebbe, nella migliore delle ipotesi, in un gioco a somma zero.

15 D. Autofinanziamento e autonomia culturale E, invece, importante che ogni spazio culturale trovi una sua dimensione economica e finanziaria in relazione al proprio ambito operativo e ai rapporti instaurati con i soggetti pubblici e privati. Se lo spazio culturale rappresenta un valore condiviso per la collettività nella quale opera, può trovare un equilibrio economico-finanziario, raggiungendo un buon livello di diversificazione finanziaria tra redditi, finanziamenti pubblici e privati. Credo che sia la strada più corretta per un vero sviluppo del settore. Ed è lunica che può portare ad un incremento dellautofinanziamento degli spazi culturali – cioè del volume di redditi e finanziamenti associati allattività endogena del soggetto stesso – e, quindi, una minore dipendenza nel medio lungo periodo dal finanziamento pubblico. Nel settore culturale un elevato livello di autofinanziamento significa autonomia sulla programmazione svolta, sui servizi offerti, sulle politiche tariffarie, in una parola vera autonomia culturale. La nascita e lampliamento di un sistema di offerta con queste caratteristiche credo possa essere il vero fattore di sviluppo sostenibile del sistema culturale del nostro Paese


Scaricare ppt "Gli interventi per la cultura a cura di Carlo Fuortes."

Presentazioni simili


Annunci Google