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Specie e idee Corso di Filosofia della conoscenza Lezione 22.

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Presentazione sul tema: "Specie e idee Corso di Filosofia della conoscenza Lezione 22."— Transcript della presentazione:

1 Specie e idee Corso di Filosofia della conoscenza Lezione 22

2 La presenza della cosa nella mente Perché un soggetto conosca, questi deve aver presente la cosa conosciuta LEssere assoluto conosce le cose in se stesse senza mediazione; negli altri casi la facoltà conoscitiva del soggetto è attualizzata dalla specie, che è il mezzo col quale la cosa conosciuta si fa presente nella mente Nellattualizzazione il conoscente in atto si identifica con il conosciuto in atto

3 Funzioni della specie conoscitiva Funzione soggettiva : informa la facoltà conoscitiva come suo atto accidentale (tale facoltà è in potenza a conoscere le cose) Funzione oggettiva : è il mezzo attraverso cui si conosce, ma non è ciò che si conosce; però la conoscenza attraverso la specie è immediata e non mediata (tipo di conoscenza che si ha, ad esempio, nel ragionamento) La cosa viene colta direttamente, mentre il soggetto coglie se stesso in modo riflessivo ( in obliquo )

4 La conoscenza è prassi Non confondere la specie con le rappresentazioni di cose prodotte dallimmaginazione La conoscenza è unoperazione immanente istantanea : non si conosce lidea per poi passare alla cosa fuori della mente Lidea è latto mentale con il quale si possiede intenzionalmente la cosa conosciuta: non è necessario uscire dalla conoscenza, ma è la conoscenza stessa che coglie sempre una cosa esterna

5 Il carattere rappresentativo del concetto Il concetto non sostituisce la forma reale, ma rimanda ad essa intenzionalmente È un segno formale cioè qualcosa che, prima di dare a conoscere se stesso, rappresenta immediatamente e istantaneamente una realtà distinta da sé Solo in un secondo momento la mente prende il concetto ad oggetto della propria riflessione

6 Il concetto è via ad res e termine Il concetto è termine di unoperazione immanente : in esso loggetto conosciuto si rende presente secondo il suo essere intenzionale e non fisico Il concetto quindi non è la cosa conosciuta, ma la specie nella quale si da la presenza intenzionale ( via ad res ) della cosa conosciuta

7 Immediatismo nominalista Assolutizzando la conoscenza per presenza e non riconoscendo lastrazione, ritiene che allintelletto si presenti direttamente loggetto nella sua fatticità individuale Non riconosce il carattere immateriale della specie nonché la sua essenza universale, perciò ritiene il concetto un mero nome

8 Concettualismo idealista Dimentica che lessenza presente nel concetto è essenza di, essenza della cosa e non del concetto, che è quindi rappresentazione-di un ente conosciuto Quindi, con lidealismo, si può dire che il concetto sta nella mente come accidente del soggetto, ma, contro lidealismo, si deve dire che, in rapporto al conosciuto, il concetto rimanda alla conoscenza di una cosa distinta dalla mente

9 Mediatismo del realismo critico Considera le idee come loggetto immediato della conoscenza, mentre le cose ne sarebbero come loggetto mediato Invece le idee sono un atto dellintelletto che conosce le cose attraverso di esse ; lintelletto non riceve le idee come una materia riceve una forma Quando si conosce, si possiede la forma altrui in quanto altrui: la forma di una cosa è presente materialmente nella cosa e solo intenzionalmente nella mente di chi la conosce

10 La riflessione Corso di Filosofia della conoscenza Lezione 23

11 Attualità e intelligibilità La perfezione di una cosa dipende dalla sua attualità, dal partecipare allatto con maggiore o minore pienezza L attualità di una cosa è anche fonte della sua intelligibilità Dio, Atto puro, è perfetto e pienamente conoscibile in sé stesso, chiaro e luminoso

12 Intelletto in potenza e in atto Il nostro intelletto, prima di conoscere, è in potenza, e quindi non può ancora sapere di conoscere e non può riconoscersi come intelletto Quando conosce una realtà, lintelletto passa in atto e così, in funzione della conoscenza di tale realtà, so di conoscere e mi conosco come conoscente Quindi luomo conosce se stesso per riflessione : dopo essere passato in atto con una conoscenza, lintelletto può considerare la propria natura e il proprio essere

13 Significato di riflessione e coscienza Nel linguaggio ordinario riflettere significa pensare con attenzione a una decisione o un problema, mentre nel vocabolario filosofico, significa ritornare su di sé, conoscere se stessi o i propri atti Coscienza è consapevolezza dei propri atti, soprattutto della loro moralità; nei pensatori moderni essa indica invece ogni conoscenza e quindi, per il principio di immanenza, la conoscenza di sé; inoltre luomo è ridotto alla coscienza, che si sostituisce alla complessità del soggetto conoscente con le sue potenze e i suoi atti

14 Conoscenza di se stessi Luomo conosce se stesso, non attraverso la propria essenza, ma attraverso le specie delle cose conosciute in atto Luomo può conoscere se stesso per essenza solo in modo abituale, in quanto lanima è sempre presente a se stessa, ma non in atto Lintelletto angelico invece conosce se stesso per essenza, perché questa rientra nelloggetto proprio del suo intelletto; non così per lintelletto umano, il cui oggetto proprio sono gli enti materiali percepiti attraverso i sensi

15 Riflessività delle potenze spirituali Le potenze spirituali possono e quelle non spirituali non possono riflettere sui propri atti: –Ludito ode i suoni, ma non il suo udire –Anche il senso comune conosce gli atti degli altri sensi, ma non i propri –La volontà invece, oltre a volere il bene, può anche volere il proprio atto in quanto buono –Lo stesso, l intelletto conosce loggetto in quanto vero ed anche il proprio atto in quanto vero

16 Sussistenza dellanima Il ritorno completo su se stessi è possibile solo in quanto operazione immateriale, indipendente dalla materia, e quindi propria di un essere sussistente, non in quanto forma di una materia, ma sussistente in sé Questa esperienza interiore rende possibile la percezione confusa della propria immaterialità e della conseguente libertà e responsabilità delle proprie azioni Quindi non tutto ciò che luomo conosce è soggetto ai sensi: luomo si auto-conosce come soggetto libero

17 Latto riflessivo Coscienza spontanea : quando si conosce una cosa, ci si rende conto anche, in modo immediato, ma indiretto ( in actu exercito ), di conoscere Coscienza riflessa : non è sempre necessaria in ogni atto di conoscenza: esaminare sé stessi richiede una nuova riflessione ( in actu signato ); la coscienza sensibile non può mai raggiungere questa riflessione completa

18 Conoscenza scientifica di sé Non è sufficiente la percezione interiore, ma si deve utilizzare un complesso sistema di concetti che analizza lessenza delle specie della mente Partendo dalla conoscenza spontanea, attraverso il ragionamento, si può giungere alla spiritualità, immortalità, libertà, ecc… Inoltre si può studiare laspetto intenzionale degli atti conoscitivi: si tratta in questo caso di una riflessione logica, che studia le relazioni tra i contenuti conosciuti; la logica non studia il processo psicologico, ma le rela- zioni di ragione che sono le intentiones secundae

19 La conoscenza di Do La conoscenza di sé non gode di privilegio sulla conoscenza delle cose per conoscere lesistenza di Dio Con una pura riflessione logica non si può giungere allesistenza di Dio, poiché non si può andare al di là di una realtà pensata La via per giungere allesistenza di Dio è lente, ma la conoscenza della nostra anima spirituale ci serve per comprendere analogicamente la natura spirituale di Dio

20 La libertà nella conoscenza Corso di Filosofia della conoscenza Lezione 24

21 Definizione di libertà Cardona: Nel suo senso più intimo e positivo, la libertà va intesa come lorigine e il principio unico del proprio atto, e nel caso delluomo come completa autodeterminazione: come posizione totale dellatto umano nel proprio ordine - presupponente sempre lessere - da parte della persona Occorre anche dire che la nostra libertà non sussiste in se stessa, ma è una proprietà della nostra facoltà di volere

22 Volontà e intelletto La volontà presuppone lintelletto, ma gli è superiore in quanto lo domina avendo per oggetto il fine: la volontà fa considerare allintelletto ciò che essa vuole La volontà ha il primato su tutte le altre facoltà in quanto ne dirige ed utilizza gli atti in ordine al fine ultimo scelto Anche rispetto all intelletto, pur essendo necessaria una certa previa conoscenza dell ens e del bonum, la volontà ne comanda lesercizio e lintensità degli atti secondo il bene ultimo che vuole

23 Sapienza e scienza La sapienza è la conoscenza delle ultime cause (quindi di Dio), in quanto ordinatrici della vita umana e quindi è decisiva per la condotta morale e lesercizio della volontà Anche la scienza, abito dellintelletto con il quale si ha facilità a conoscere attraverso le cause, si acquista mediante atti comandati dalla volontà, che può proporsi o meno di farlo

24 La scienza pura Il mito della scienza pura che renderebbe luomo buono, si basa sullillusione di pensare che la conoscenza sia svincolata dalla volontà e quindi dalla moralità o immoralità dei fini che la volontà si pone In realtà gli aspetti morali condizionano tutte le attività della produzione scientifica: ricerca, studio, insegnamento, apprendimento, applicazioni La conoscenza sapienziale, da parte sua, è immediatamente morale ed è particolarmente importante nello studio della metafisica, che influisce poi su tutte le altre scienze

25 Sapienza, filosofia e metafisica La sapienza naturale, nellordine scientifico, è la filosofia e, in senso stretto, la metafisica, che è la filosofia in quanto tale La sapienza metafisica, considerando i principi di tutte le cose, regola tutte le conoscenze e quindi sta a capo di tutte le scienze Le scienze seconde, o scienze positive, se studiano solo le cause seconde senza passare al piano metafisico, non possono giungere alla sapienza

26 Conoscenza e moralità Le disposizioni morali favoriscono gli atti buoni che fanno progredire la conoscenza Si conosce meglio ciò che si ama, poiché lamore rende connaturali amante ed amato La connaturalità rende possibile una conoscenza sempre più profonda, stabile e progressiva Il possesso di una determinata virtù aiuta a ben giudicare ciò che si riferisce ad essa

27 Conclusioni Conosciamo gli enti, la loro bontà ed il loro ordine; attraverso di essi conosciamo noi stessi, il nostro fine e la nostra libertà È importante condurre una vita retta per ottenere una conoscenza vera e viceversa una conoscenza vera serve per vivere in modo virtuoso : il sapere filosofico è legato alla vita reale di ogni uomo Conoscere ed amare costituiscono le attività vitali più caratteristiche delluomo


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