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Corso alla Licenza A.A. 2009/2010 Prof. Livio Melina

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Presentazione sul tema: "Corso alla Licenza A.A. 2009/2010 Prof. Livio Melina"— Transcript della presentazione:

1 Corso alla Licenza 70445 A.A. 2009/2010 Prof. Livio Melina
Legge naturale, coscienza e amore

2 Corso alla Licenza 70445 Introduzione Prof. Livio Melina
L’interesse del Magistero della Chiesa per l’idea di legge naturale di fronte al relativismo Fenomeno della globalizzazione: incontri e scontri tra le civiltà. Nuovi poteri dell’uomo sull’uomo: biotecnologie, comunicazione, finanza. Relativismo etico: il potere arbitrario del più forte diventa leggetotalitarismo (VS 99)

3 Corso alla Licenza 70445 Introduzione Prof. Livio Melina
Il relativismo e la sua strategia contro la famiglia F. Remotti, Contro natura. Una lettera al Papa, Laterza, Bari 2008. Negazione dell’idea di natura umana, come criterio stabile e universale a favore di una visione relativistica delle culture. La “scienza” antropologica scopre la molteplicità assai elevata e irriducibile delle forme di famiglia nelle varie culture e quindi contesta ogni pretesa assolutistica di fissare un modello di famiglia come naturale. La legge naturale sarebbe strumento di dominio delle culture “forti”. strategia: - affermazione di una pluralità di modelli di famiglia - negazione di un modello “naturale” - emarginazione del modello “naturale” (cattolico) come minoritario.

4 Corso alla Licenza 70445 Introduzione Prof. Livio Melina
- Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1955: “La legge naturale indica le norme prime essenziali che regolano la vita morale. Ha come perno l’aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene, e altresì il senso dell’altro come uguale a se stesso. Nei suoi precetti essa è esposta nel Decalogo. Questa legge è chiamata naturale non in rapporto alla natura degli esseri irrazionali, ma perché la ragione che la promulga è propria della ragione umana.” Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, n. 97: Legge naturale come difesa dei diritti fondamentali e inalienabili della persona umana.

5 Corso alla Licenza 70445 Introduzione Prof. Livio Melina
- Benedetto XVI, discorso del Con la dottrina della legge naturale si raggiungono due finalità essenziali: da una parte si comprende che il contenuto etico della fede cristiana non costituisce un’imposizione dettata dall’esterno alla coscienza dell’uomo, ma una norma che ha il suo fondamento nella stessa natura umana. dall’altra, partendo dalla legge naturale di per sé accessibile ad ogni creatura razionale, si pone con essa la base per entrare in dialogo con tutti gli uomini di buona volontà e, più in generale, con la società civile e secolare.

6 Corso alla Licenza 70445 Introduzione Prof. Livio Melina
Commissione Teologica Internazionale (2009) “Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale.” “La scoperta della legge naturale risponde alla ricerca di una umanità che da sempre si sforza di darsi regole per la vita morale e per la vita in società …”(n. 115) “Chiamiamo legge naturale il fondamento di un’etica universale che cerchiamo di ricavare dall’osservazione e dalla riflessione sulla nostra comune natura umana.”(n. 113) Contesto: ricerca di un’etica universale nel dialogo con le grandi tradizioni sapienziali e religiose.

7 Corso alla Licenza 70445 Introduzione Prof. Livio Melina
Ragioni di un’eclisse nella teologia morale Il dibattito sull’enciclica Humanae vitae (1968) Crisi della “natura” in nome del personalismo (libertà) Ragioni di un ritorno Necessità di un criterio etico non estrinseco e arbitrario, comune a tutti gli uomini. “La persona ha una natura” (cf. Gaudium et spes, 51)

8 Corso alla Licenza 70445 Introduzione Prof. Livio Melina
La questione della coscienza Gaudium et spes, n. 16: “la coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria. “Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge, che trova il suo compimento nell’amore di Dio e del prossimo. Nella fedeltà alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la verità e per risolvere secondo verità tanti problemi morali, che sorgono tanto nella vita dei singoli quanto in quella sociale.”

9 Corso alla Licenza 70445 Introduzione Prof. Livio Melina
L’ipotesi del corso una rivisitazione del concetto di legge naturale e di coscienza nell’orizzonte del dinamismo dell’agire, che è guidato dall’amore. Il progetto del corso: Una premessa storica (status quaestionis): legge e coscienza nella teologia morale La legge naturale nella tradizione e nel dibattito attuale La coscienza nella tradizione e nel dibattito attuale L’esperienza morale, il dinamismo dell’agire e l’amore La luce dell’amore come ermeneutica della legge naturale e principio della coscienza morale.

10 Corso alla Licenza 70445 Prima Parte Prof. Livio Melina
I. LEGGE e COSCIENZA nella TEOLOGIA MORALE La morale “moderna”: contrapposizione tra coscienza e legge. La manualistica post-tridentina da J. Azor (1600) al Concilio Vaticano II la prospettiva della III persona (confessore o giudice) I tre temi: atti - legge - coscienza (atti obbligatori, atti proibiti, atti leciti)= S. Alfonso M. de Liguori, Theologiae Moralis, I,I (1755) “Duplex est regula actuum humanorum: una dicitur remota, altera proxima. Remota, sive materialis, est lex divina, proxima, sive formalis, est conscientia: quia licet conscientia in omnibus divinae legis conformari debeat, bonitas tamen aut malitiam humanarum actionum nobis innotescit prout ab ipsa conscientia apprehenditur”.

11 Corso alla Licenza 70445 Prima Parte Prof. Livio Melina
La deriva volontarista e legalista “bonum quia iussum, malum quia prohibitum”(Guglielmo da Ockam, sec. XIV). Gli atti umani, “un campo di battaglia, dove si scontrano legge e coscienza, nell’intento di possederli”(L. Lehu, La raison règle de moralité, 1930). Il linguaggio della casuistica: “possidet lex … possidet conscientia”

12 Corso alla Licenza 70445 Prima Parte Prof. Livio Melina
b) Il conflitto recente Humanae vitae, n. 10 “La peternità responsabile comporta ancora e soprattutto un più profondo rapporto all’ordine morale oggettivo, stabilito da Dio, e di cui la retta coscienza è fedele interprete. (…) Nel compito di trasmettere la vita, (i coniugi) non sono quindi liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire, ma devono conformare il loro agire all’intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio e dei suoi atti, e manifestata nell’insegnamento costante della Chiesa.”

13 Corso alla Licenza 70445 Prima Parte Prof. Livio Melina
Nel post-Concilio: ambigua centralità della coscienza: Non è più “mera applicazione della legge”. Che cos’è dunque? -autonoma fonte della norma etica e del giudizio concreto di moralità? - interprete di un ordine morale superiore? - Crea la verità morale o la rispecchia?

14 Corso alla Licenza 70445 Prima Parte Prof. Livio Melina
Le dichiarazioni ambigue di alcune conferenze episcopali dopo Humanae vitae (1968). Conferenza Episcopale tedesca: competenza ultima della coscienza sulla capacità persuasiva delle argomentazioni. Conferenza Episcopale francese: competenza ultima della coscienza nel caso di un conflitto di doveri. Il conflitto tra legge e coscienza diventa conflitto tra Magistero e coscienza La “pace” ambigua: lasciare al Magistero il discorso “speculativo” astratto della norma e permettere alla coscienza di decidere liberamente sul piano “pratico” concreto.  Emancipazione della coscienza individuale dalla comunione ecclesiale: individualismo.

15 Corso alla Licenza 70445 Prima Parte Prof. Livio Melina
c) Per uscire dalla contrapposizione Superare la prospettiva di una morale di III persona: morale di I persona (prospettiva del soggetto agente, del dinamismo dell’agire, delle virtù e in particolare della prudenza). rivedere i concetti di legge naturale e coscienza nella nuova prospettiva ritrovandone l’unità fondamentale. trovare una visione teologica ed ecclesiale della coscienza.

16 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
II. PARTE LA LEGGE NATURALE NELLA TRADIZIONE E NEL DIBATTITO ATTUALE a) Ricerca attuale di un’etica universale - responsabilità planetaria e ricerca di un linguaggio etico comune - universalità: unum versus plura – una sola realtà rivolta verso molti aspetti Unità articolata ed organica. Oggi: - Universalismo scientista - universalismo economico - universalismo mediatico

17 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
Tentativi contemporanei di definire un’etica universale “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” (1948) “rimane una delle espressioni più alte della coscienza umana del nostro tempo” (Giovanni Paolo II, 5 ott 1995 all’assemblea ONU). - dopo la II Guerra Mondiale: reazione al positivismo giuridico, fonte del totalitarismo - oggi: tendenza a reintepretare i diritti dell’uomo separandoli dalla dimensione etica e razionale. Interessi e desideri privati rivendicati come “nuovi “ diritti (es. diritti della salute riproduttiva, diritti degli omosessuali…) La risorsa delle grandi tradizioni religiose Convergenza verso un patrimonio morale largamente comune. - La “regola d’oro”: il riconoscimento dell’altro. La relazione che costituisce il soggetto e l’etica - C.S. Lewis, The Abolition of Man (1943)

18 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
Tradizioni sapienziali e religiose - tradizioni indù (dharma) - Buddismo: i cinque precetti (sīla) - civiltà cinese: Lao-Tse (Dao) Confucio (pietà filiale Xiao) - Tradizioni africane: proteggere la vita nello scontro con la morte - Islam: scontro tra scuola mon’tazilita (il bene e il male sono nelle cose) e ach’arita (il bene è decreto divino insondabile). - Cultura greca classica: Antigone (Sofocle) scontro tra sofisti (legge del più forte) e Platone. Lo stoicismo: il Logos. Etica universalista. - Tradizione romana antica: Seneca: “bisogna seguire la natura come guida: la ragione la osserva e la consulta” Cicerone: “La legge è la ragione suprema inserita nella natura, che ci comanda ciò che bisogna fare e ci proibisce il contrario”. Ulpiano: “quae natura omnia animalia docuit”

19 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
b) La legge naturale nella tradizione del pensiero cristiano e occidentale: tra natura e ragione. Rm 2,14-15: “Quando i pagani, che non hanno la legge (νομον) per natura (φύσει) agiscono secondo la legge, essi, pur non avendo la legge, sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori (γραπτόν εν ταις καρδίαις) come risulta dalla testimonianza della loro coscienza (συνείδησις) e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano, ora li difendono”.

20 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
I Padri: Cristo: Logos divino della creazione, Sapienza eterna del Padre. λογοι σπερματικοι nella ragione umana (cf. M. Spanneut, Le stoïcisme des Péres de l’Eglise. De Clement de Rome á Clemént d’Alexandrie, Paris 1956). S. Agostino: “la legge eterna è la ragione divina o la volontà di Dio, che ordina di conservare l’ordine naturale e proibisce di turbarlo” (Contra Faustus, XXII, C. 27). S. Tommaso: “ordo rationis”; “sapientis est ordinare”. “participatio legis aeternae in rationali creatura”. “specialis participatio divinae providentiae”(I-II, q. 91, a. 2)

21 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
La II Scolastica spagnola Francisco de Vitoria, OP ( ): “jus gentium” (“Relectio de Indis”) Francisco Suarez, SJ ( ): deduzione della legge natura dalla conoscenza della natura metafisica (agere sequitur esse) Il giusnaturalismo H. de Groot (Grotius), De jure belli ac pacis (1646) L’ipotesi empia: “etsiamsi daremus, quod sine summo scelere dari nequit, non esse Deum, aut non curari ab eo negotia humana”. La ragione e non più la fede fonda la società. Puffendorf, Wolff: una natura umana immutabile da cui la ragione deduce leggi universali valide per sempre e per tutte le società.

22 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
La crisi del giusnaturalismo e l’insorgere del relativismo: risoluzione della natura nella cultura. - La ragione come critica della natura e della cultura. - M. De Montaigne, Essais (1580): “Le leggi della coscienza, che noi diciamo nascere dalla natura, nascono dalla consuetudine (constume); ciascuno infatti, venerando intimamente le opinioni e gli usi approvati e accolti intorno a lui, non può disfarsene senza rimorso, né conformarvisi senza approvazione… Ma il principale effetto della sua potenza è che essa (la consuetudine) ci afferra e ci stringe in modo che a malapena possiamo riaverci dalla sua stretta e rientrare in noi stessi per discorrere e ragionare dei suoi comandi. In verità, poiché li succhiamo col latte fin dalla nascita e il volto del modo si presenta siffatto al nostro primo sguardo, sembra che noi siamo nati a condizione di seguire quel cammino. E le idee comuni che vediamo aver credito intorno a noi e che ci sono infuse nell’anima dal seme dei nostri padri, sembra siano quelle generali e naturali. Per cui accade che quello che è fuori dei cardini della consuetudine lo si giudica fuori dei cardini della ragione; Dio sa quanto irragionevolmente, perloppiù.”

23 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
F. Nietzche: crisi nella fiducia della ragione. necessità (sostituita da)contingenza universalità pluralismo certezza fallibilità unità diversità non componibile verità opinione, emozione, interesse =etica senza verità, fondata su emozione o interesse Post-moderno: venire meno nella fiducia teorico-pratica nell’universale metafisico e antropologico. Disorientamento circa i riferimenti essenziali dell’esistenza individuale. R. Guardini, La fine dell’epoca moderna (1950) (Das Ende der Neuzeit) Ipocrisia del moderno: vivere i valori cristiani senza fede Disincantamento del post-moderno: il volto disumano di una vita senza Cristo  La soluzione non è il fideismo, ma una considerazione dinamica di natura.

24 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
Le alternative: 1. Positivismo giuridico: la legge è espressione della volontà del legislatore, e quindi valida per se stessa. 2. Etica contrattualistica: la legge è valida in quanto espressione di un originario contratto sociale, che funge da fondamento. 3. Etica della discussione (J. Habermas) e proceduralismo (J. Rawls): etica formale che si interessa delle regole procedurali per assicurare che in una finzione di discussione pubblica tutti i differenti punti di vista siano rappresentati senza violenza.

25 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
4. A. Mac Intyre, After Virtue ( ) - il naufragio dell’etica moderna (Kant) lascia aperte solo due possibilità: nichilismo (Nietzsche) virtù (Aristotele) Le evidenze etiche capaci di fondare una società possono ritrovarsi solo in una comunità e in una tradizione (cf. St. Hauerwas)Comunitarismo. Narratività

26 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
5. La via di J. Maritain, Neuf leçons sur la loi naturelle (ed.it. 1984, a cura di F.Viola) In crisi è solo la concezione giusnaturalistica, che è razionalistica e astorica. Non è in crisi una concezione tomista. Carattere analogico di legge (schemi dinamici di azione e non regole eterne di comportamento sociale). principi conosciuti per connaturalità (evidenti nell’esperienza e mediati dalla cultura) Possibilità di progresso o regresso nella cultura e nella conoscenza della legge naturale (=virtù). Differenza tra conoscenza per connaturalità e concettualizzazione riflessa. Non opposizione tra natura e cultura.

27 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
c) Le proposte di interpretazione della legge naturale nell’attuale dibattito della teologia morale I nodi teorici: 1. nesso tra natura – ragione – cultura e persona 2. nesso tra uomo e Dio 3. eventuale fondazione teologica/cristologica

28 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
[1.] Legge naturale come autonomia della ragione J. Fuchs: La legge naturale come “mandato di Dio all’uomo di essere uomo”, in una progressiva umanizzazione di sé. La natura dell’uomo è mutabile, storica, personale. Nella natura fisica ci sono solo leggi fisiche, non ordinamenti morali (solo “pre-morali”). E’ compito della ragione intervenire e manipolare la natura per promuovere ciò che è degno dell’uomo La legge naturale è la “recta ratio” attraverso cui l’uomo scopre i criteri per manipolare la natura e progredire. Distinzione tra principi trascendentali (immutabili) e norme categoriali (mutevoli). Il riferimento a Dio non può implicare una deduzione di norme (sarebbe “antropomorfismo” vedere Dio come legislatore)

29 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
F. Böckle: - Storicità della legge naturale, che fa sempre riferimento a una concreta auto-comprensione dell’uomo. La relatività è la struttura necessaria di un essere storico finito. Dalla natura dell’uomo non possono derivarsi norme morali immutabili, perché sempre esse sono dipendenti da una comprensione antropologica. E’ la ragione autonoma che ha il compito storico di cercare ciò che è meglio ora. Dio è il fondamento trascendentale della libertà umana e dell’autonomia (autonomia teonoma). Il magistero della Chiesa non ha nessuna competenza specifica sulla legge naturale, in quanto essa è opera della ragione autonoma. Critica: - Dualismo antropologico - Deismo teologico

30 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
[2.] La teoria “neo-classica” di G. Grisez e J. Finnis A partire da San Tommaso, ma oltre S. Tommaso: evitare sia il formalismo del tomismo convenzionale sia il razionalismo di una deduzione metafisica delle norme della natura (F. Suarez). Autonomia epistemologica della razionalità pratica dalla metafisica. Distinzione tra il primo principio della razionalità pratica PPRP (“fa’ il bene ed evita il male”, che vale per qualsiasi scelta anche quelle moralmente negative) ed il primo principio della moralità PPM (“volere solo quelle scelte che sono compatibili con il compimento umano integrale”).

31 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
3) i principi pratici: “basic human goods” (vita, conoscenza, gioco, esperienza estetica, socialità, ragionevolezza pratica, religione e …matrimonio e famiglia). Essi sono: - fondamentali - incommensurabili (non gerarchizzabili) - plurali - pre-morali 4) Il fine ultimo è il compimento umano integrale (integral human fulfillment) Non esiste un fine ultimo trascendente La religione è solo uno dei beni umani basici

32 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
5) La dimensione morale è quella della scelta ragionevole dei beni umani basilari nella luce del compimento umano integrale. Modi di responsabilità (principi morali intermedi tra PPM e le norme morali): servono per un piano di vita coerente. Nessuna arbitraria preferenza tra le persone Distacco e impegno nel perseguire i beni umani Attenzione alle conseguenze Il bene comune La fedeltà alla coscienza Norme morali specifiche con valore assoluto e permanente 6) La legge naturale trova oggi espressione nel linguaggio dei diritti dell’uomo. (J. Finnis)

33 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
Limiti della teoria “neo-classica” auto-evidenza empirica dei principi (beni umani di base)? frammentazione pluralista della vita morale distacco della morale dai fondamenti metafisici e dalla dimensione trascendente e religiosa.

34 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
[3.] La legge naturale come struttura della ragionevolezza pratica (M. Rhonheimer) Una interpretazione di San Tommaso nella prospettiva della virtù “La legge naturale non significa nient’altro che i principi della ragione pratica in base a cui l’aspirare intenzionale della virtù morale viene guidato cognitivamente”. La legge si trova là solo dove è la ragione pratica. Esiste un ordinamento naturale della ragione verso il bene (ratio naturalis). I “fini delle virtù” sono determinati per natura: sono qualcosa che la natura umana comprende in modo naturale (autonomia della ragione pratica come partecipazione ad una ragione eterna che la precede).

35 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
Limiti Non mostra come solo a partire dalle inclinazioni spontanee degli appetiti l’uomo giunge a conoscere il bene spirituale (esiste un certo “iatus” tra il bene sensibile e il bene ragionevole). Non tiene conto della necessaria mediazione pratica e culturale della natura: È nell’esperienza pratica dell’agire che la ragione coglie il bene E’ nella mediazione del linguaggio, della storia e della cultura che appare ciò che è veramente ragionevole.

36 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
[4.] Legge naturale e prospettiva narrativa (P. Hall) La prospettiva dell’etica narrativa: superando il razionalismo e la frammentarietà, ritrovare le dimensioni comunitarie, temporali e drammatiche dell’etica, che è sempre inserita nella storia. “Quando io parlo del carattere narrativo della nostra conoscenza della legge naturale in Tommaso, intendo innanzitutto che la legge naturale (sia in quanto conoscenza della natura umana sia un quanto tramite della sua realizzazione) si scopre progressivamente nel tempo e attraverso un processo di ragionamento implicato con il materiale dell’esperienza. Un tale ragionamento è messo in atto e continuato per individui, e ha una sua storia all’interno della vita delle comunità”. (Narrative and the Natural Law, Notre Dame 1994, p. 94).

37 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
1. Pur essendo unica la legge naturale ha contenuti che vengono vissuti in modo diverso nelle diverse culture. La vita morale ha una storia. 2. La vita sociale determina uno stile di vita: ecco la cultura, fatta di narrazioni e di tradizioni. l’accesso alla conoscenza della legge naturale non è di tipo deduttivo-teorico, ma pratico. Avviene nella vita, in un progresso storico carico di drammaticità (la libertà è sempre in gioco nella sua conoscenza). Valore di luce della esperienza morale. Limite: manca una spiegazione esauriente del modo razionale della conoscenza morale.

38 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
d) La prospettiva personalista Che cosa significa “natura”per la fondazione della morale? Modello “naturalistico” di natura Strutture fisiche o ontologiche dell’organismo vivente da cui la ragione deduce le applicazioni pratiche. Considerazione analitica delle facoltà umane e dei loro fini naturali (intesi come bene) Modello “personalistico” e dinamico Unità del soggetto morale nella prassi. Il legame tra persona e bene emerge nella prassi. Il bene morale è il bene di una prassi in cui la persona come tale si realizza. originalità della prospettiva morale

39 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
Denuncia dei limiti del naturalismo La legge è concepita in riferimento alla natura biologica-animale (Ulpiano), invece la persona è libertà che supera la natura e la plasma secondo i propri fini S. Kierkegaard: la morale riguarda ciò che è generale, la persona è singolarità, unicità. R. Guardini: la persona è libertà, la sua natura è di non avere natura Limiti del personalismo l’appello alla persona e alla sua libertà non basta a garantire l’universalità e l’oggettività dell’appello morale. Quale rapporto tra persona e natura? L’ipotesi è quella per cui occorre cogliere la mediazione del bene (bonum rationis/bonum virtutis) e coglierla nel contesto originale dell’esperienza morale, che è esperienza interpersonale dell’amore.

40 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
1.] “Il bene della persona” come persona “Che vale all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima?” (Mt 16,26). “L’ultima perfezione della persona è un atto della persona: l’atto mediante cui la persona – e nessuno al suo posto – dinamizza se stessa ed attua se stessa”. (C. Caffarra) E’ il perfezionamento della natura dell’essere umano, costitutivamente incompiuta, mediante l’esercizio della libertà, che si autodetermina. E’ un bene pratico, incommensurabile, che decide dell’identità della persona.  E’ il principio primo della legge naturale, “bonum est faciendum et prosequendum, malum vitandum” riformulato in termini personalistici.

41 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
2.] L’ideale di vita buona: la comunione Il bene della persona indica l’originalità della prospettiva morale, ma resta ancora formale e indeterminato. Si qualifica contenutisticamente in riferimento ad un ideale pratico di vita buona: la realizzazione libera della persona all’interno di relazioni con Dio e con il prossimo. Il bene non è solo appetibilità (Aristotele), è perfezione di essere. L’amore originario nella creazione e la risposta libera: comunione delle persone. Le azioni umane hanno sempre come fine ultimo (relative) le persone. Amore di Dio e del prossimo (Mt 22,34-40) come formulazione contenutistica adeguata del principio primo della legge naturale.

42 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
3.] “I beni per la persona”e le inclinazioni naturali Le relazioni umane sono dirette verso beni che costituiscono fini concreti e immediati della prassi. Molteplicità dei beni per la persona, oggetto dei singoli appetiti naturali (mediazione tra la volontà e le facoltà motorie) Inclinazioni naturali spontanee: A conservarsi nell’essere e a promuovere la vita All’unione sessuale Alla vita sociale Alla conoscenza della verità Volontà: ha principato politico e non dispotico sugli appetiti. La ragione non può comandare agli appetiti se non mettendosi in ascolto di essi e del bene che indicano per la persona.

43 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
4.] Ermeneutica delle inclinazioni naturali e virtù Il bene proprio dei singoli appetiti emerge solo in riferimento al bene sintetico della persona come tale. VS 78: “L’atto è buono se il suo oggetto è conforme al bene della persona, nel rispetto dei beni moralmente rilevanti per la stessa”. I beni per la persona hanno valore euristico, ma come tali essi non definiscono già il bene morale come tale. Esso può emergere solo nella prospettiva del bene della persona, cioè nella luce dell’amore e della comunione delle persone. L’amore che vuole il bene della persona è il criterio ermeneutico della legge naturale.

44 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
La misura del bene morale non è dunque l’appetito naturale che mira ai beni per la persona, ma la virtù che orienta gli appetiti naturali a cercare i beni per la persona in vista del bene della persona (armonia). Emerge così il concetto di fini delle virtù (modi virtuosi di desiderare i beni per la persona in armonia col bene della persona). Compito ermeneutico delle virtù in relazione alla legge naturale: Rivelano la dimensione del bene personale nei differenti beni appetibili Permettono di riconoscere in concreto le azioni che promuovono la comunione.

45 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
5.] Universalità e immutabilità della legge naturale Universalità: “si estende a tutti gli uomini nei suoi principi e precetti” (CCC 1956) Immutabilità: “permane inalterata attraverso i mutamenti della storia, rimane sotto l’evolversi delle idee e dei costumi e ne sostiene il progresso” (CCC 1958) Ciò permette: Dialogo tra le culture Progresso etico dell’umanità

46 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
6.] Verso una definizione della legge naturale Non è naturalismo o fisicismo: è “ordo rationis” Non è razionalismo: è “ordo virtutis” Non è trascendentalismo: è “ordo amoris” cioè ordine personale dei beni metafora della luce (carattere analogico di “legge”) “La legge naturale non è nient’altro che la luce dell’intelligenza infusa in noi da Dio; grazie ad essa conosciamo ciò che si deve compiere e ciò che si deve evitare…questa luce e questa legge Dio l’ha donata con la creazione”. (S. Tommaso, In Duo Praecepta caritatis… Prologus)  Nella luce del bene della persona, la ragione coglie il significato morale degli orientamenti naturali verso taluni beni per la persona.

47 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
La persona e la natura Come conciliare universalità della legge e singolarità della persona? La persona ha una natura (GS 51) La persona va oltre le determinazioni generali della natura, in relazione ad una chiamata singolare La legge va intesa non solo come: Limite da rispettare Ma anche come appello per un cammino positivo da determinare personalmente di fronte a Dio La persona ha una vocazione unica e irripetibile (LG 40; GS 22; OT 16) – vita morale in termini di vocazione alla santità. E’ la vocazione all’amore (RH 10) in cui si compie la persona. “Amore è nome di persona” (S.Th 1,37,1) L’amore come pieno compimento della legge (Rm 13,10)

48 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
e) La fondazione teologica della legge naturale Significato della legge naturale nell’orizzonte della legge di Cristo Nella luce dell’immagine di Dio S. Tommaso: “Dopo aver detto offrite sacrifici di giustizia (Sal 4,6) come se alcuni gli chiedessero quali sono le opere di giustizia, il salmista aggiunge: Molti dicono: chi ci farà vedere il bene? E rispondendo alla domanda dice: La luce del tuo volto Signore è stata impressa su di noi”. Come se volesse dire che la luce della ragione naturale con la quale distinguiamo il bene dal male – il che è competenza della legge naturale – non è altro che l’impronta in noi della luce divina” (S.Th. 1-11, 91,2) S. Ireneo: tensione dinamica tra “immagine” (dimensione ontica) e “somiglianza” (dimensione etica) (adv. Haereses V,6,1) S. Bonaventura: vita morale come compito di realizzare liberamente l’expressio dell’immagine di cui ricevemmo l’impressio (Coll. in Hexaemeron XI, 16)

49 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
Fondazione cristologica della legge naturale Teologia neo-scolastica del duplice fine dell’uomo, naturale e soprannaturale: estrinsecismo e contrapposizione tra legge naturale e legge nuova di Cristo (idea di superadditum rispetto alla natura in se perfetta). Cristocentrismo: Cristo è l’immagine del Padre (2Cor 4,4), la forma archetipa e originaria dell’umano. Noi siamo fatti “ad imaginem” (Rom 8,29). Originaria predestinazione di Cristo che include la “co-predestinazione” dell’uomo in Lui. Cristo è “il Principio”, che avendo assunto la natura umana, la illumina definitivamente nei suoi elementi costitutivi e nel suo dinamismo di carità verso Dio e verso il prossimo” (VS 53)

50 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
La legge naturale, radicata nella legge eterna, trova una fondazione cristologica delle sue dimensioni proprie: Immutabilità Universalità “Cristo è sempre lo stesso, ieri, oggi e sempre” (Ebr. 13,8)

51 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
La legge naturale è un ingrediente dell’integrale verità originaria dell’uomo, da sempre pensato in Cristo e creato in vista di Lui. Radicamento della legge naturale nella legge eterna, compresa cristologicamente. (Cristo Principio della legge). Finalizzazione della legge naturale alla legge nuova (suo compimento e sua ermeneutica): la legge naturale ha la sua perfezione nella carità.

52 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
Gradualità pedagogica della legge naturale rispetto a Cristo e alla legge nuova dell’amore. S. Ireneo di Lione: La Legge fu data in modi e forme diverse “per abituare l’uomo sulla terra a portare in sé lo Spirito e a possedere la comunione con Dio”. Così Dio “dispose il genere umano, in molti modi, alla musica della salvezza” (Adv. Haereses, IV, 1, 14,2). Valore pedagogico e graduale della legge divina (=legge divinamente rivelata da Dio nella storia della salvezza) rispetto alla legge naturale.

53 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
Permanenza ed efficacia della legge naturale nel regime della legge nuova La legge nuova di Cristo non rende superflue le esigenze della legge naturale, ma le conferma e le porta a pienezza nella carità. La Redenzione non nega, ma compie la Creazione. Nella dinamica personale dell’amore proteso al bene della persona, ogni bene concreto, che diventa oggetto di un’azione umana, ha carattere simbolico, in riferimento alla pienezza del bene nella comunione con Dio.

54 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
I “beni per la persona”, nell’orizzonte della carità, sono confermati nel loro valore fondamentale e permanente e nello stesso tempo sono relativizzati e orientati al compimento definitivo La vita  nella prospettiva del dono di sé L’amore coniugale  - sacramento dell’amore di Cristo per la Chiesa. - Trasceso nella verginità consacrata La socialità realizzata nella communio personarum della Chiesa. La ricerca della verità  compiuta mediante la fede in Cristo, Verità fatta carne

55 Corso alla Licenza 70445 Seconda Parte Prof. Livio Melina
Legge naturale e Magistero  L’obiezione della morale autonoma (F. Böckle): se la legge naturale esprime le esigenze della ragione, il Magistero non ha nessuna competenza specifica e nessuna autorità nell’insegnarla. Risposta: L’osservanza dei precetti della legge naturale è necessaria alla salvezza e quindi fa parte del compito affidato ai Pastori l’insegnarla. (HV 4; Jusiurandum Fidelitatis, comma 2) Implicita inclusione nel Decalogo della legge naturale Inclusione cristologica: la luce di Cristo permette l’ermeneutica definitiva della natura.

56 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
III PARTE. LA COSCIENZA: NELLA TRADIZIONE E NEL DIBATTITO ATTUALE Che cos’è la coscienza? La discussione è antica: - Facoltà (Bonaventura) o atto della ragion pratica (Tommaso)? - Giudizio o decisione? Osservazioni stupefacenti: Mentre la morale moderna ne fa un asse portante, alcune grandi opere non la menzionano quasi: Aristotele nell’Etica Nicomachea Tommaso nella Summa Theologiae (solo un articolo) Kant F. Böckle nella Fundamentalmoral (1977) Due conseguenze: 1- Ciò che viene espresso col termine coscienza può essere espresso sotto altre voci. 2- Ciò che il termine coscienza esprime varia da autore ad autore, da epoca ad epoca.

57 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
Nella Sacra Scrittura (Cfr. C. Spicq, Connaissance et Morale dans la Bible, Fribourg CH 1985) AT: il termine “cuore” (leb), centro della vita morale dove sarà scritta la legge nuova (Ger 31; Ez 36) NT: epistolario paolino: συν-είδησις polivalenza semantica: 1. accezione generica: dimensione morale-parenetica Rm 13,5: obbedire ai governanti per ragioni di coscienza 2. accezione conoscitiva: ragione pratica Fil 1,9: la carità si arricchisce nel discernimento Rm 2,18: discernere ciò che è meglio 3. accezione psicologica: testimone e giudice interiore Rm 2,15: testimonianza della coscienza nei pagani 4. accezione volitiva: il cuore da cui provengono le azioni e i pensieri Ebr 9,14: il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza dalle opere morte.

58 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
a) La tradizione teologica e magisteriale circa la coscienza Sant’Agostino (+430): la “voce di Dio” - interiorità e trascendenza - “scintilla dell’anima” S. Bonaventura: araldo di Dio – possibile aporia S. Tommaso d’Aquino (+1274) (De veritate I, 16-17) Distingue 2 livelli: Sinderesi: “habitus” dei principi della legge naturale “conscientia”: giudizio che applica i principi all’azione concreta. - Primato della prudentia, virtù che perfeziona la ragione pratica.

59 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
Sant’Alfonso Maria de Liguori (+1787): “Ho voluto inserire questo primo trattato della coscienza, che apre l’accesso a tutta la teologia morale”. Lex, regula remota sive materialis Conscientia, regula proxima sive formalis La coscienza è la forma della moralità degli atti umani, in quanto sono imputabili come buoni o cattivi solo sulla base del giudizio della coscienza, che notifica e applica la legge. La coscienza non è infallibile, ma obbliga sempre. L’atto compiuto con coscienza invincibilmente erronea può essere meritorio senza essere virtuoso. Passaggio dalla verità alla certezza soggettiva.  Già Duns Scoto e F. Suarez avevano distinto tra verità e rettitudine della coscienza (è sufficiente la retta intenzione)

60 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
John Henri Newman: “Brinderei prima alla coscienza e poi al Papa”. La coscienza ha dei diritti perché prima ha dei doveri. Il primo e supremo dovere della coscienza è cercare la verità e obbedire alla verità.

61 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
Concilio Vaticano II Gaudium et spes, n. 16: “La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo in cui egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria. Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge che trova il suo compimento nell’amore di Dio e del prossimo. Nella fedeltà alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la verità e per risolvere secondo la verità tanti problemi che sorgono tanto nella vita dei singoli quanto in quella sociale. Quanto più dunque prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi sociali si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme oggettive della moralità. Tuttavia non di rado succede che la coscienza sia erronea per ignoranza invincibile, senza che per questo essa perda la sua dignità. Ma ciò non si può dire quando l’uomo poco si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all’abitudine al peccato.”

62 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
Analisi di GS 16: La coscienza è posta nel contesto dell’antropologia: elemento costitutivo della persona umana, tra ragione (n. 15) e libertà (n. 17). “La coscienza non è nient’altro che la persona sotto l’appello del dovere” (K. Golser) Definizione agostiniana, tratta da Pio XII: dimensione ontologica profonda, che sintetizza le due tradizioni intellettualista e volontarista. Ricerca della verità in dialogo e solidarietà con altri. Riferimento all’amore… cfr. Rm 2,15 – H. Schlier: agape come norma suprema della cocienza per S. Paolo. Coscienza invincibilmente erronea può non essere colpevole. L’uomo scopre una legge: norme oggettive di moralità (cfr. GS, 51).  Tensioni nel testo: “ein Kompromiβtext”? (J. Fuchs) Tra personalismo e oggettività

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Humanae vitae, n. 10 “Recta conscientia est vera interpres…” Interprete: né solo esecutrice né arbitra Rettitudine: non basta la mera sincerità soggettiva Contesto più ampio: GS : Coniugi cooperatori e quasi interpreti dell’ordine del Creatore, che ha criteri oggettivi, fondati sulla natura della persona e dei suoi atti.  Vera funzione interpretativa della coscienza nella docilità alla funzione interpretativa della legge divina propria del Magistero (HV 4: Magistero come interprete anche della legge naturale)

64 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
Ruolo interpretativo del Magistero rispetto alla legge naturale (HV 4 e 18) Custodire, interpretare, insegnare a livello di precetti universali, vincolanti in coscienza se sono precetti negativi circa atti “intrinsece mala” Il Magistero di Humanae vitae, n. 14 pur non essendo “ex cathedra” appartiene all’insegnamento ordinario universale dei Pastori della Chiesa, che gode dell’infallibilità (cfr. Lumen gentium, n. 25). Ruolo interpretativo della coscienza Leggere le circostanze concrete della situazione Applicare la norma morale, obbedendo al Magistero Trovare le vie lecite di risposta alla volontà di Dio.

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b) Il recente dibattito teologico-morale sulla coscienza Alcuni modelli di coscienza e alcune interpretazioni del suo rapporto col Magistero entrano in conflitto con la “sana dottrina”. Esse trovano il punto di discernimento critico in Veritatis splendor, Sono espressione di un estrinsecismo della coscienza rispetto alla verità, che porta alle estreme conseguenze l’impostazione della morale moderna e in particolare della manualistica post-tridentina. Contengono tuttavia elementi di verità e istanze di cui tener conto.

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Autonomia della coscienza (F. Böckle) Tre elementi per una concezione adeguata di coscienza Coscienza fondamentale (Urgewissen): teonomia. Appello incondizionato a realizzare ciò che si è riconosciuto come bene. Decide dell’identità morale della persona. Giudizio fondato (ein begründetes Urteil): autonomia razionale della coscienza morale, proprio della ragione pratica: autonomia. Personale scala di valori: dipende dall’esperienza morale in un processo storico-culturale. Il nesso tra inclinazioni della natura umana e norme operative è opera creativa della ragione pratica (autodeterminazione libera e razionale), sulla base della flessibilità e storicità della concezione antropologica. Critica: Dualismo antropologico Formalismo a livello soteriologico.

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2. Autoreferenzialità del giudizio pratico J.F. Keenan (cf. B. Schüller, J. Fuchs) due livelli del giudizio morale Goodness/badness: riguarda la bontà del soggetto Rightness/wrongness: riguarda l’erroneità del comportamento Questione della coscienza erronea: “può essere chiamata buona una persona che, seguendo una motivazione di amore, ma con coscienza erronea, compie azioni sbagliate?” Risposta di Keenan: la bontà morale della persona non può dipendere dalla perfetta conoscenza di ciò che è retto. Critica a tre livelli: Livello etico: mutua implicazione di bontà della persona e giustizia degli atti. Livello antropologico: unità della persona come soggetto degli atti (VS 48) Livello teologico: le opere sono rilevanti per la salvezza (fides et mores)

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3. Dicotomia tra piano oggettivo della legge e piano soggettivo della coscienza (D. Capone) La coscienza non va vista solo nel suo momento di dipendenza dalla norma universale, ma anche nel suo porsi come decisione nella realtà concreta e individuale (sintesi creativa). Diversità tra verità speculativa della norma (oggetto di scienza etica) e verità pratica della coscienza. Il criterio della verità pratica, che decide della bontà del soggetto e della sua azione concreta, è la conformità con l’intenzione retta. può dipendere dalla perfetta conoscenza di ciò che è retto. Caso Washington: – Conflitto di 19 sacerdoti (Ch. Curran) con il Card. O’Boyle e dichiarazione della Congregazione del Clero. Può essere “soggettivamente difendibile”, a livello di coscienza, ciò che è in sé “oggettivamente cattivo”? Veritatis splendor, n. 81.

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“Le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto disonesto per il suo oggetto in un atto “soggettivamente” onesto o difendibile come scelta” Veritatis splendor, n. 81 Esistono atti che per il loro oggetto sono sempre “intrinsecamente cattivi” (intrinsece mala)

70 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
Appendice esplicativa: Le fonti della moralità di un atto Oggetto (finis operis): il contenuto intenzionale oggettivo dell’atto. E’ ciò che determina la moralità di base dell’atto. Intenzione (finis operantis): l’intenzione soggettiva ulteriore di chi agisce. Circostanze: tutto ciò che sta attorno all’oggetto. CRITERIO: Bonum ex una et integra causa, malum ex quocunque defectu La bontà morale di un atto determinato esige che siano contemporaneamente buone tutte e tre queste fonti; se anche una sola è cattiva, allora l’atto è cattivo.

71 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
4. Conflitto dei valori e teoria del compromesso (X. Thévenot) Tre dimensioni della morale: Universale: norme immutabili ma formali Particolare: norme che condensano esperienze del passato Singolare: norme esistenziali, che esprimono ciò che è effettivamente possibile per ciascuno. Il piano oggettivo e universale della morale, in cui si colloca il Magistero, può offrire solo “points de repères” o “interpellationes”. L’agire morale è una “regolazione di conflitti di valore” in cui l’ultima parola è sempre al livello singolare, dove è arbitra la coscienza.

72 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
5. Valutazione critica e proposta sintetica Carattere interiore dell’obbligazione morale: autonomia o personalizzazione? Singolarità della situazione: situazionismo o specificazione? Globalità del fenomeno della coscienza per la persona: creatività di una decisione o riconoscimento di una verità? Garanzia dell’identità personale: Coerenza formale o fedeltà a una verità interiore?  Sul piano teologico: pensare alla forma cristiana del soggetto morale e della comunionalità ecclesiale.

73 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
c) La forma cristiana della coscienza morale Le tre dimensioni della coscienza morale: veritativa pratica comunionale Sono assunte e riconfigurate nella novità della vita in Cristo 1. Rapporto con la verità in Cristo La verità è una Persona – Cristo è rivelazione definitiva e insuperabile della volontà del Padre Coscienza morale cristiana – come partecipazione alla coscienza filiale di Cristo

74 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
La fede come atto primo e fondamentale della coscienza morale cristiana: superamento del dilemma autonomia/eteronomia: Balthasar: l’alterità irriducibile della volontà del Padre è abbracciata nell’amore del Figlio, per lo Spirito Santo (cf. Mt 26,39). héteros (un’altra persona) e non héteron (un’altra cosa) 2. Dinamismo pratico della carità nello Spirito Lo Spirito agisce interiormente nella coscienza non solo come luce dell’intelletto, ma anche come affetto nuovo. La carità crea una connaturalità nuova, che è luce e amore.

75 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
3. Nella comunione con la Chiesa, Madre e Maestra. Ecclesialità come dimensione constitutiva e intrinseca della coscienza morale cristiana. Chiesa Sposa di Cristo: rapporto verticale con la verità. L’atteggiamento della vergüenza (S. Ignazio): docilità mariana allo Spirito. “Noi abbiamo lo Spirito nella misura in cui amiamo la Chiesa” (S. Agostino). Chiesa Madre dei cristiani: rapporto orizzontale nel tempo disteso della storia Magistero della Chiesa Formazione della conscienza nella comunione ecclesiale

76 Corso alla Licenza 70445 Terza Parte Prof. Livio Melina
La fomazione come educazione “ad sentiendum cum Ecclesia”(S. Ignazio di Loyola; G. Fessard) La necessaria conversione dalle apparenze superficiali: morte e resurrezione a livello del giudizio. Ciò che “vedo bianco” – ciò che ”è nero” (regola XIII) La mediazione storica e narrativa della comunità ecclesiale alla verità.

77 Corso alla Licenza 70445 Quarta Parte Prof. Livio Melina
IV PARTE. ESPERIENZA MORALE, DINAMISMO DELL’AGIRE E AMORE Raccordo con le riflessioni precedenti: Necessità per la coscienza di un riferimento veritativo previo, che abbia la forma di un criterio intrinseco e di un appello interiore. I concetti di legge e di coscienza vanno rivisitati nel contesto del dinamismo dell’agire, che è un movimento libero guidato dall’amore. Vediamo ora l’esperienza morale e l’esperienza dell’amore, per cogliervi le radici del dinamismo dell’agire.

78 Corso alla Licenza 70445 Quarta Parte Prof. Livio Melina
L’esperienza morale “Ci sono due concetti completamente diversi di esperienza: uno si riferisce all’osservazione di singoli esseri reali e all’induzione; l’altro si riferisce ad ogni rivelarsi concreto dell’essenza” (D. von Hildebrand) Esperienza della trasgressione della legge morale: implicazione del soggetto nei suoi atti. Esperienza dell’incontro col volto indifeso dell’altro: assolutezza dell’imperativo: “non uccidermi!”.  La moralità non è qualità estrinseca degli atti, ma una dimensione intrinseca dell’agire umano.

79 Corso alla Licenza 70445 Quarta Parte Prof. Livio Melina
Agire è auto-determinarsi: essere di più o di meno. L’azione dell’uomo non è una semplice deduzione dalle dinamiche naturali dell’essere, bensì una manifestazione originale della persona, che così esprime la sua trascendenza mediante l’agire. Carattere intenzionale dell’agire. Se “what?” si spiega solo nella luce di un “why?” (E. Anscombe) Nell’agire è implicata la ricerca del senso anzi più radicalmente dell’identità personale. La razionalità intrinseca all’agire emerge a partire dall’intenzionalità che collega la persona all’azione.

80 Corso alla Licenza 70445 Quarta Parte Prof. Livio Melina
2. L’esperienza dell’amore Amore come luogo originario di verifica dell’esperienza morale, che scaturisce dall’incontro con l’altro e provoca una dinamica di comunicazione del bene. Amore come passione fondamentale e motore che determina ogni nostra azione. Superare le ermeneutiche riduttive dell’amore: emotivismo e romanticismo, che lo interpretano a livello soggettivo e irrazionale. L’amore ha valore conoscitivo perché è legato alla realtà. “Ipse amor notitia est” (S. Gregorio Magno)

81 Corso alla Licenza 70445 Quarta Parte Prof. Livio Melina
Differenti livelli dell’esperienza amorosa: Livello affettivo: amor Essere colpiti, sperimentare la compiacenza, avvertire l’attrazione Livello propriamente umano: delectio Implica un giudizio e una libertà che sceglie l’altro per se stesso. Verità dell’amore: affermazione dell’altro per se stesso. Amare è volontà di promozione dell’altro (M. Néndocelle)

82 Corso alla Licenza 70445 Quarta Parte Prof. Livio Melina
La struttura basilare dell’amore (S. Tommaso d’Aquino) “In hoc praecipue constitit amor: quod amans amato bonum velit” (Contra Gentiles, III, 90). Duplice intenzionalità dell’atto dell’amore: Bonum (elemento oggettivo) Amato (elemento interpersonale) Il bene è mediazione oggettiva necessaria della relazione di amore di un soggetto verso un altro soggetto. Dinamica dell’amore: Presenza (dell’amato, come dono previo di coscienza) Incontro (riconoscimento della corrispondenza affettiva e attrazione) Comunione (fine e compimento del movimento)

83 Corso alla Licenza 70445 Quarta Parte Prof. Livio Melina
Comprensione metafisica: la radice dell’amore (presenza) precede le motivazioni coscienti delle azioni. Oggettività del bene, come mediazione dell’amore, fondata sull’idea cristiana di creazione, come atto primo di amore del Creatore, che concedendo l’essere a tutte le creature, imprime anche in esse un movimento di amore verso di Lui. La verità dell’amore è misurata da una verità sul bene oggettivo, contenuto delle scelte, in cui l’amore si determina. La verità dell’agire lega intimamente la persona alla sua azione (autodeterminazione nelle scelte). La verità dell’agire è legata alla verità dell’amore.

84 Corso alla Licenza 70445 Quinta Parte Prof. Livio Melina
V PARTE. LA LUCE DELL’AMORE, COME ERMENEUTICA DELLA LEGGE NATURALE E PRINCIPIO DELLA PRUDENZA Amore e legge La prospettiva dell’amore permette di riformulare la concezione della legge. La Legge come luce dell’amore che intrinsecamente guida il dinamismo dell’agire. Amore come volontà di promozione dell’altro secondo la verità sul bene. Metafora della luce (S. Th. I-II, 19, 4): Non è vista direttamente, ma è ciò che permette di vedere. Razionalità intrinseca dell’amore, come luce del “bene della persona” sui “beni per la persona”, oggetto di scelta.

85 Corso alla Licenza 70445 Quinta Parte Prof. Livio Melina
La tutela del limite minimo del bene della persona (leggi negative) La promozione senza confini della persona: appello a una crescita continua nell’amore. Universalità e concretezza dell’amore: Si fonda sulla comunicazione universale del bene di cui tutti partecipano mediante la creazione.

86 Corso alla Licenza 70445 Quinta Parte Prof. Livio Melina
2. Amore e prudenza La conoscenza morale non ha il suo culmine nella conoscenza di una legge (scienza etica) e nelle regole della sua applicazione (casuistica), ma nella virtù della prudenza. E’ la virtù che perfeziona la ragione pratica: “recta ratio agibilium”. Ha bisogno per esistere delle virtù morali, che le offrono la luce sul bene per connaturalità virtuosa. L’amore crea la connaturalità affettiva che è luce per il discernimento prudenziale. - “omnis virtus dependet aliqualiter ab amore” (I-II, 56,3,1)

87 Corso alla Licenza 70445 Quinta Parte Prof. Livio Melina
La prudenza cristiana: Espansione della carità: Fil 1,9-11 Ή άγαπη υμων έτι μαλλον καί μαλλον περισσεύη έν επιγνώσει καί παση αίσθησει, L’amicizia con Cristo genera una sintonia affettiva e una connaturalità che permette di partecipare alla sua sapienza e al suo discernimento. (J. Noriega). Commento di Origene a Es. 7, 10-ss. Sulla verga di Aronne, che divora i serpenti dei maghi egizi.

88 Corso alla Licenza 70445 Quinta Parte Prof. Livio Melina
CONCLUSIONI “Camminare nella luce dell’amore” L’amore guida dall’interno l’agire illuminando la ragione sul bene della persona e sviluppando la connaturalità virtuosa nella virtù della prudenza.


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