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Escatologia - Lezione 29^ Capitolo XI Lescatologia.

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1 Escatologia - Lezione 29^ Capitolo XI Lescatologia

2 Il compimento: Cristo raggiunto: La vita eterna Il Paradiso La Visio Dei

3 Il compimento

4 La « logica » è abbastanza evidente: I morti non restano in una forma di aspettativa indeterminata non sono arrivati al pieno compimento del loro futuro (che implica la risurrezione finale totale) sono in via di resurrezione perché il raduno della fine dei tempi non si è ancora verificato nondimeno essi già hanno accesso a una forma di futuro che come tale non era loro accessibile durante la vita terrena e che chiamiamo vita eterna

5 Meta della speranza cristiana è il compimento presso Dio, annunciato dalle Scritture : Il futuro aldilà della morte La vicinanza protettrice, misericordiosa e vivificante di Dio (profezia) La liberazione della sofferenza, dal dolore, dallingiustizia, la risurrezione dei morti (apocalittica) Il regno di Dio: il mondo governato dalla volontà di Dio (perfezione, ordine armonico) La convivenza pacifica degli uomini, risanati e integri sia interiormente che nelle relazioni La presenza potente e definitiva di Cristo Pantocratore Lo shalom: rapporti di benessere completo tra tutti gli esseri viventi

6 Dio non è il concorrente di altre beatitudini umane : è Dio che rende possibili le altre speranze creaturali la comunione con Dio non soppianta tutti gli altri contenuti di speranza che sono parte del compimento sperato: la comunione con gli altri uomini : rivedere coloro dai quali la morte aveva separato; una vera comunicazione nella comunione dei santi

7 Lidentità e lintegrità del singolo : lessere se stessi (in contrapposizione con lessere alienati – condizionati – non liberi) lessere pienamente vitali (in contrapposizione con lessere malati e subire forme di impedimenti)

8 La gioia per il mondo nel suo insieme, portato a pieno compimento da Dio: il carattere sociale delleschaton -Il simbolo della città santa dellApoc 21 Rilettura della tradizione: -Gregorio Magno: il cielo è formato dalla congregazione dei santi cittadini (In Ez 2,1.2) -Beda: la vita eterna è la gioia della società fraterna (PL 91,457). -Cipriano: la beatitudine sta nella visione di Dio e nel godimento dellimmortalità con i giusti e gli amici di Dio (Ep 58,10)

9 «La vita eterna consiste nella gioconda fraternità di tutti i santi. Sarà una comunione di spiriti estremamente deliziosa, perché ciascuno avrà tutti i beni di tutti gli altri beati. Ognuno amerà laltro come se stesso e perciò godrà del bene altrui come proprio. Così il gaudio di uno solo sarà tanto maggiore quanto più grande sarà la gioia di tutti gli altri beati» (S. Tommaso dAquino) De Lubac: il soggetto primo della gloria celeste è questa unità transpersonale (Cattolicismo, 83) Recupero nella riforma liturgica del Vaticano II: Ricongiungi a te, Padre misericordioso, tutti i tuoi figli… Accoglie nel tuo regno i nostri fratelli e tutti i giusti … ritrovarci insieme a godere per sempre della tua gloria (prex euc. III)

10 Il NT ricorre a immagini/esperienze tratte dalla vita temporale per dire il compimento

11 Il cielo Il cielo (superiorità e infinitezza) NellAT-NT: Firmamento = la volta solida che separa le acque inferiori da quelle superiori (Gn 1,6) e a cui sono appese le stelle come luminari (Gn 1,14) Cielo : casa di Dio, luogo del trono da cui governa luniverso (Dt 26,15; Is 63,15); non una localizzazione ma un modo di esistenza di Dio Parafrasi del nome di Dio = Gesù parla del Padre celeste; del Padre nel cielo; del Regno dei cieli (Mt 3,2; 7,21); Il Figlio delluomo scende dal cielo (Gv 3,31)

12 Speranza escatologica : Cielo è il legame di Dio con luomo:Vado al Padre – a prepararvi un posto (Gv 14,2.28) -andare in cielo è andare a Dio (Lc 24,51: Gesù ascese al Cielo e gli fu dato ogni potere in cielo e in terra: Mt 28,18) -Nelle lettere paoline: il cielo è comunione col Signore glorificato (1Tss 4,17; Fil 1,23; 2Cor 5,8) -Il cielo è retribuzione per le buone opere (Mt 5,12), anche se è pura grazia (Mt 20,1-16) -La salvezza non è solo antropologica ma anche cosmica: il mondo salvato è lo spazio di vita delluomo perfezionato: i cieli nuovi di Ap 21,1

13 Un nome nuovo Un nome nuovo Ap 2,17: al vincitore darò una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce allinfuori di chi lo riceve Antica prassi di invito : come un biglietto di ingresso a una festa, sul quale è scritto il nome nuovo Nome nuovo : intimità personale e innalzamento ad un nuovo rapporto con Dio di tipo sponsale (cfr Is 62,4-5) Compimento significa: Essere ospiti Invitati personalmente Conosciuti e amati nellintimità da Dio

14 Le nozze (dellAgnello) Le nozze (dellAgnello) Immagine del regno veniente (Mt 22) Gioia per la dedizione di Dio che serve i suoi amati (Ap 19,7-9) Lamore tra uomo/donna diventa anticipazione e realizzazione iniziale delle nozze dellAgnello Il banchetto Il banchetto Convivialità con altri commensali Attraversa tutta la Scrittura : Es 24,11; Is 25,6; Mt 22,1-13; Ap 19,7-9 La dimensione festiva : tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno (Ap 21,4; Mt 25,1-10)

15 La nuova Gerusalemme Idea del banchetto unita a quella della città (Ap 21,9-22,5) La città santa: simbolo diffuso della speranza, della sicurezza, della unità sociale

16 Il paradiso Gesù promette al ladrone il paradiso (Lc 23,42) Paradiso: pardes (ebraico), parádeisos (greco) è preso dal persiano antico pairidaeza : indica la recinzione che delimita il giardino – parco del re, che è luogo piacevole. Paradiso ricorre nellAT in Ct 4,13; Qo 2,5; Ne 2,8. Non ha connessione diretta con lEden di Gen 2. Eden: dal semitico dn che significa rendere lussureggiante è il nome di un paesaggio ideale dove cera il giardino di Javhé (Gn 2,8)

17 Archetipo biblico Archetipo biblico = giardino in Eden (Gn 2,8-25) Profeti Profeti : futuro di speranza Ez 36,35: Allora si dirà: questa terra desolata è diventata come il giardino di Eden. Visione cosmica idilliaca = messianismo di Is 11,7; 65,21 = vivere nellarmonia della paceNT Lidea del giardino del paradiso è ripresa nella escatologia, ove esso compare come dimora dei giusti (2Cor 12,4; Lc 23,43) con i motivi del mangiare dellalbero della vita (Ap 2,7), la immagine dellacqua della vita (Ap 22,1), lannientamento dellantico serpente (20,2) e la libertà dalla tribolazione e dalla morte (21,4)

18 Nb: Romano Guardini, Le cose ultime, 103. questi passi biblici sono anche allegorici, perché nelleternità non si cantano inni, non si mangia, non ci si sposa… e daltra parte non sono allegorici: ciò che i testi vogliono dire è che leternità non è un fatto metafisico, che si potrebbe esprimere coi concetti di verità – essere…, quanto piuttosto un rapporto tra persone. Questo è lessenziale.

19 La vita eterna (sintesi nel Simbolo apostolico)

20 Se il compimento è partecipare al modo di essere proprio di Dio (visione di Dio - divinizzazione) ciò implica di partecipare parallelamente al suo modo di persistere nellessere. La durata di colui che è già in Cristo è la vita eterna partecipata. Con laggettivo si segnala la differenza tra leternità propriamente detta (predicabile solo di Dio) e quella donata alluomo beato. Altrimenti cadiamo nel panteismo che livella ontologicamente Dio e luomo.

21 Il senso minimo da attribuire al concetto di vita eterna (secondo la fede della chiesa fissata da Benedetto XII): è la durata senza interruzione né termine come situazione definitiva e irrevocabile.

22 Cosè vivere in eterno? Eterno è una di quelle parole che luso linguistico ha più profondamente snaturato. Perdere una parola significa perdere una di quelle forme in cui luomo esiste (R. Guardini, L cose ultime, 97). difficoltà difficoltà : «eterno» suscita in noi lidea dellinterminabile, di una durata indefinita, e questo ci fa paura «vita» ci fa pensare alla vita terrena da noi conosciuta, che amiamo e non vogliamo perdere e che, tuttavia, è spesso più fatica che appagamento (non la vogliamo così per sempre); la noia di una prosecuzione indefinita della vita che spegne ogni tensione creatrice

23 soluzione soluzione : uscire col nostro pensiero dalla temporalità : leternità è la prosecuzione illimitata della vita terrena, un tempo che continua sempre: questo è un non- concetto al quale fatichiamo a rinunciare (cè invece discontinuità tra la storia – leternità) presagire che leternità non sia un continuo susseguirsi di giorni del calendario ma il superamento della limitatezza umana che è sempre dipendente dal tempo (ci si stanca, si dimentica, ci si consuma) eterno è ciò che è oltre ogni forma di de- limitazione (la quantità, lo spazio…). Leternità è lannullamento del tempo. Come immaginare una vita sottratta al tempo

24 qualità della vita Vita eterna si riferisce alla qualità della vita : Vita per la Bibbia è più della nuda esistenza; non è solo durata ma pienezza qualitativa esistenza presso Dio Vita come esistenza presso Dio : Gesù Gesù ha in sé la Vita; la Vita è diventata visibile con Lui; Lui dona la Vita in abbondanza; la sua Persona è la Vita (Gv 1,4; 14,6) azioni simboliche Le sue azioni simboliche manifestano cosè la vita vera (cf Gv 6: i pani; miracoli di guarigione) Chi crede Chi crede in Lui ha già la vita eterna durante questa vita terrena oltre La vita eterna è anche oltre la morte (Gv 11,25)

25 piena manifestazionegià presente La discontinuità non è totale : la vita eterna sarà la piena manifestazione di ciò che è già presente e nascosto fin da ora vedere Dio e la vita eterna sono collegati: questa è la vita eterna: che conoscano te, lunico vero Dio, e colui che hai mandato Gesù Cristo (Gv 17,3) quando si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è (1Gv 3,2) i servi di Dio vedranno il suo volto (Ap 22,4) vedremo il di più rispetto ad oggi è che vedremo Dio faccia a faccia: negli scambi vitali, fatti di conoscenza e amore, il vedere lAmato occupa un posto importante (cf 1Gv 1,1-3)

26 partecipa a Dio vedere Diogodere della sua bellezza È impossibile vivere senza la vita, e non si dà vita se non si partecipa a Dio che è la Vita, e questa partecipazione consiste nel vedere Dio e nel godere della sua bellezza. La gloria di Dio è luomo vivente e la vita delluomo è la visione di Dio (S. Ireneo)

27 Lattributo eterno di questa vita luomo de-limitato perché dipende dal tempo Eterno = non delimitato temporalmente, non in balia del tempo (cf Is 41,4) superioritàtempo ad ogni forma di limite Una superiorità rispetto al tempo (alla finitezza temporale) ma anche ad ogni forma di limite difficile da rappresentare Perciò vita eterna difficile da rappresentare perché è per definizione il non- tempo. Però tre modelli di pensiero :

28 pienezza di Vita: colmo di appagamento uno stato colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità: Dio tutto in tutti ( 1Cor 15,28 ) è il contrario delle esperienze di parzialità- frammentazione Leternità è il possesso totale e completo di una vita illimitata (S. Boezio) Poter-riposare Poter-riposare in una beatitudine che non può venir meno (non minacciata), senza limiti (nel senso che non cè da temere che questo dinamismo abbia un termine) riposo Il concetto biblico di riposo (una terra di riposo; il riposo di Dio: settimo - ottavo giorno)

29 a partire non dal concetto di tempo, ma di vita: eternità come un attimo di compimento vita nella massima concentrazione, che solo in modo germinale abbiamo sperimentato quaggiù (istanti di grazia, di realizzazione, di pienezza, di successo, di profondo amore e felicità) Leternità è lintensità di un istante colmo della felicità possibile ad un uomo, che quaggiù non può durare quaggiù listante è eccezionale, ma leternità è un istante felicissimo che non passa più. modello pensato non in base alla durata di tempo, ma dalla concentrazione : la felicità è allapice dellintensità

30 vita che si sviluppa Un dinamismo che cresce e si intensifica indefinitamente Incontri tra persone vive che consentono di scoprire elementi sempre nuovi dellaltro e di sé Incontro col Dio infinito, i cui misteri inesauribili si disvelano a profondità sempre maggiori e sempre nuove Occasioni sempre nuove offerte al proprio sviluppo personale (si cresce nella somiglianza con Dio che ci fa essere noi stessi) Qui laccento è temporale a motivo della dinamicità in contrasto con la staticità

31 Dunque la visione di Dio non è uno spettacolo immobile Due posizioni: La immobilità del beato (es. Pozo Candido) dipende dalla comprensione della visione sotto la categoria della contemplazione, cui si accosta lidea della quies (pace stabile, non alterata) Quelli invece che sostengono la possibilità di un progresso (es. J. Alfaro, O. Betz) fanno valere la categoria di comunione esistenziale.

32 Le immagini bibliche rappresentano la vita eterna come qualcosa di dinamico: la festa, il banchetto (il gusto della mensa, la convivialità e la gioia comunicativa) le parabole escatologiche: la venuta di Gesù è paragonata a un banchetto di nozze con lumanità le immagini liturgiche dellApocalisse: la Città celeste, la nuova Gerusalemme gloriosa, la dimora di Dio con gli uomini, la moltitudine di fratelli e sorelle in atto di adorazione. Categoria centrale: la relazione di tutti con tutti.

33 Nella nozione stessa di vita eterna è incluso: a)Un permanente dinamismo: altrimenti non sarebbe vita b)Che non può estendersi lungo una durata identica al nostro tempo (altrimenti non sarebbe eterna) Eterna: implica una densità che esclude la alternanza dal transitorio al definitivo, di cui ora possediamo solo la nostalgia. Il vitale esclude ogni pietrificazione, comporta un continuo coefficiente di superamento.

34 Come conciliare pienezza di vita già acquisita e superamento? Il superamento, allinterno di una misura colma della vita, non va inteso come un passaggio dalla potenza (che equivale a carenza) allatto (che significa trasferire allal di là le categorie dellal di qua). La vita eterna è labolizione del passaggio potenza-atto. Ma tale abolizione non consacra uno stato di immutabilità assoluta, ma è compatibile con un permanente accrescimento della densità vitale.

35 Nella vita eterna ogni pienezza è un nuovo inizio (L. Boros). È quanto avviene in ogni relazione di amore: quando è autentica postula leternità, che si vive come qualcosa che si arricchisce costantemente di nuove scoperte, con ogni volta maggiore e migliore compenetrazione mutua. Parimenti, la relazione del beato con Dio può essere intesa come pura dynamis che mai conoscerà termine (O. Betz)

36 La banale obiezione della noia (cfr. M. Unamuno) si fonda su un grossolano malinteso che confonde la vita interpersonale con la contemplazione indefinita del medesimo spettacolo!

37 visio Dei Contenuto della vita eterna: la visio Dei Cosa significa vedere Dio?

38 Croyable disponibile nella cultura: La visione di Dio (in teologia) si aggancia agli studi filosofici sulla alterità (Ricoeur, Levinas): consentono di dare alla mistica cristiana una dimensione aliena da ogni fusione e rispettosa della libertà umana, nonché di accentuare la distinzione tra Dio e colui che lo contempla Studi sulla psicanalisi e limportanza del tema del desiderio (D. Vasse, 1969). Già gli antichi: desiderio naturale di vedere Dio.

39 La vita eterna è la visione di Dio Desiderare di vedere Dio significa vivere della promessa AT: Gn 32,24-30; Es 33,11; Es 34,29; Dt 34,10; sal 23,4; Mt 18,10; Ap 22,4 periodo intertestamentario (la nozione di salvezza è spiritualizzata): la visione di Dio diventa lelemento essenziale della felicità, è il grido di fede di Giobbe: Io so che il mio redentore è vivo… nella mia carne vedrò Dio; io lo vedrò, io stesso e non un altro (Gb 19,25ss - Vulgata)

40 NT: i credenti anelano di vedere Dio: -«saremo simili a lui perché lo vedremo così co- mè» (1Gv 3,2); per Gv la conoscenza di Dio (Gv 17,3) ha il suo compimento nella visione di Dio. -Laspetto intellettuale della visione- conoscenza è presente nel simbolismo della luce: il giudizio è una messa in luce di ciò che è nascosto -la tradizione orientale usa lidea della luce per dire lal di là della morte (purificazione, illuminazione) -«faccia a faccia» (1Cor 13,12).

41 Sviluppi patristici Cipriano: quale sarà la gloria e quanta la gioia nellessere ammessi a vedere Dio. Ireneo: Dio è contemplato dagli uomini, perché vuole, quando e come vuole… La vita eterna consiste nel vedere Dio (Ad Haer 4,20,5) Clemente Alessandrino: la vera gnosi sfocia nella contemplazione di Dio (Stromata 6,12) Gregorio di Nissa: vita cristiana come cammino della theognosia: come Mosè sul Sinai il credente accede al sommo grado della visione (Vita di Mosé)

42 Cosa/chi si vedrà? G. Crisostomo – Gregorio Naz – Teodoreto di Ciro: distinguono la visione della gloria di Dio dalla visione della essenza di Dio (sulla scia della distinzione talmudica di shekinah e kabod) Su questonda: Gregorio Palamas (XIV sec.): distingue tra inaccessibilità della essenza divina e energie presenti nellirradiarsi della sua gloria: i beati percepiscono questa ma non quella, che a motivo della trascendenza di Dio è inaccessibile alluomo. Dottrina diffusa in Oriente, non accettata in Occidente.

43 I medievali latini: sulloggetto della visione; Dio è visto in modo comprensivo cioè totale? Cè una generica presa reale sulla verità o anche una sua penetrazione globale e totale? Amaury di Bène aveva introdotto la distinzione orien- tale tra essenza e gloria di Dio. Ma gli autori latini non laccettano. La visio da una conoscenza della essenza di Dio: Dio è visto tutto intero, ma non totalmente (totus Deus sed non totaliter)

44 Si distingue tra visione e comprensione: Dio è visto in tutto quel che è: è vera conoscenza di Dio; ma non in modo da esaurire tutta la conoscenza del suo mistero. Dio non è visto per quanto è visibile, ma è proprio lui ad essere visto. Dio è conosciuto come essere infinito, ma la sua conoscenza resta umana, segnata dalla finitezza; essa non è infinita. È possibile conoscere tutto Dio per quanto è concesso alla natura umana.

45 Come si accorda la visio Dei con la radicale invisibilità di Dio che nessun occhio può vedere (1Tm 6,16), dato che Dio nessuno lo ha mai visto (1Gv 4,12), perché risiede in una luce inaccessibile (1Tm 1,17)? Per la mediazione del Verbo fatto carne è possibile accedere alla visione di Dio (Clemente di Roma, I Lettera 59,2) I medievali: lintelligenza umana può accedere a Dio attraverso la mediazione del ragiona- mento, per analogia (Sap 13,1), però questo suppone la deificazione delle facoltà di conoscenza e amore mediante la partecipazione alla natura divina (2Pt 1,4)

46 Tradizione teologica medievale : visio Dei La felicità che fonda ogni beatitudine è la visio Dei Due scuole circa la visione scuola domenicana: accento sul conoscere Dio scuola francescana: accento sullamare Dio Di fondo una questione antropologica: lamore viene prima della conoscenza o viceversa? Dopo la ricezione della dottrina greca dellanima, la beatitudine celeste è posta in riferimento alle due facoltà dellanima: intelletto e volontà e parlano di visione beata e fruizione beata

47 Agostino: i beati del cielo contemplano e amano lessenza immutabile del Creatore Nel Medio Evo: la beatitudine va concepita più in senso affettivo-emozionale come amore radicale (scotisti francescani) o più in senso teorico-intellettuale come visione beatifica (tomisti). Soluzione: la beatitudine viene sperimentata in quella profondità dellessere umano, in cui la conoscenza e la volontà non sono due facoltà e attività distinte fra loro. La visione di Dio è un atto di amore illuminato dalla conoscenza e un atto di conoscenza reso vivo dallamore.

48 Gli interventi del Magistero sulla Visione beatifica Giovanni XXII: le anime degli eletti solo dopo la risurrezione dei morti (giudizio finale) godrebbero della perfetta visione di Dio mentre prima godono solo di una beatitudine imperfetta.

49 Reagisce nel 1336 Benedetto XII, con la bolla Benedictus Deus (DS 1000): anche prima della risurrezione finale le anime godono della visio: la visione di Dio è il costitutivo essenziale della vita eterna (raggiunta al momento della morte, dottrina ripresa dal concilio di Firenze: DS 693) Precisazioni: il fatto della visione: i beati videro e vedono lessenza divina

50 il modo della visione: si tratta di una visione intuitiva (non è una conoscenza discorsiva: te lo spiego); faciale (faccia a faccia di 1Cor 13,12); senza mediazione di creatura alcuna nella visione delloggetto (si esclude la conoscenza mediata attraverso lanalogia delle creature), ma mostrandosi immediata, chiara e aperta lessenza divina

51 Le conseguenze della visione: la gioia (con tale visione godono della medesima essenza divina), la beatitudine (sono veramente felici), e la vita eterna (hanno il riposo e la vita eterna) La durata della visione: una volta cominciata rimane senza interruzione… fino alleternità

52 Concilio di Firenze e Trento aggiungono: -La beatitudine celeste presenta gradi diversi a seconda dei meriti acquisiti in terra (DS 1305; DS 1582)

53 Problema antropologico: - Carattere intellettuale della visione di Dio: conoscenza intuitiva -la visione non comporta il concorso del corpo -Coerentemente con la logica riflessiva: gli as- petti affettivi (amore) sono abbinati alla dimen- sione della corporeità trasfigurata come una risonanza della visione di Dio nella affettività- corporeità, che è relegata alla risurrezione/ giudizio finale -Questo non sembra rispettare il testo biblico per cui la persona umana non può essere ridotta alla sua sfera intellettuale

54 Debolezza cristologica: si dice di sfuggita che i beati sono in cielo…con Cristo Silenzio della dimensione sociale. Ampliamento con Lumen Gentium n. 48

55 Posizione ortodossa e protestante: - Rimproverano alla teologia cattolica di confinare la salvezza (visio beatifica) talmente nello stato intermedio (già post- mortem) da svuotare in ampia misura di significato le affermazioni bibliche circa la pienezza di salvezza che verrà raggiunta solo con la risurrezione finale.

56 Questione: Come comprendere il significato della «visione di Dio» da parte dei morti? è realizzazione di una speranza che non poteva raggiungere il suo oggetto durante il tempo della storia: ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anchio sono conosciuto (1Cor 13,12) NB: il concilio di Vienne (1313) condanna la dottrina dei begardi (e beghine) che affermano che fin da quaggiù i giusti possono raggiungere la beatitudine finale e conoscere Dio (DS 474-5)

57 la visione segna la diversità tra il tempo dei morti e il tempo dei vivi : ciò che è impossibile per quelli che sono in cammino, diventa possibile per quelli che sono nella patria (LG 49-50)

58 Visione di Dio per mezzo di Cristo La funzione di Cristo nella vita eterna Ruiz de la Peña, Laltra dimensione, Borla, p.250ss.

59 NB: tutte le espressioni del NT sul carattere cristologico della beatitudine: saremo con Cristo… Le affermazioni magisteriali prima del Vaticano II: carattere teocentrico: visione della essenza divina o del Dio triuno Ciò rende difficile la comprensione cristologica della vita eterna (cfr. tesi della predestinazione) Se si esclude la sua mediazione, si esclude anche la sua umanità! Perché questo stato di cose? Comprensione intellettualistica della visione:

60 La visione di Dio è la contemplazione della sua essenza. La definizione di Benedetto XII proibisce che si frap- ponga una creatura (quale essa sia) fra il soggetto (luomo beato) e loggetto (lessenza divina). Non cè spazio per lumanità di Cristo nellatto stesso della visione. Teologia contemporanea: visione non metafisica, ma visione esisitenziale: la vita condivisa nella sfera di una comunione interpersonale Cè allora un altro modo di giungere alla visione di Dio che non sia la visione di Dio attraverso luomo Gesù?

61 Presupposto ovvio: la relazione a tu per tu presuppone necessariamente una certa connaturalità tra i due soggetti. Ci può essere una forma perfetta di comuni- cazione e partecipazione nellessere, senza una minima omogeneità in questo stesso essere? Risposta di Gesù a Filippo: chi ha visto me ha visto il Padre (Gv 14,8-9); parafrasi: lunico modo per vedere il Padre è vedere me (cfr. anche Mt 11,27 e Gv 1,18)

62 Visione di Dio: essere-con-Cristo: è la piena comunicazione del dono della sua vita che rende luomo vedente, cioè partecipe della vita divina trinitaria, la cui pienezza si rende accessibile e comunicabile esclusivamente nel Verbo incarnato (Col 2,9; Gv 1, ) In Cristo risorto abita corporalmente la pienezza della divinità (somatikos: umanamente) Passaggio: da visione = conoscenza intellettuale a visione = comunione interpersonale Laspetto conoscitivo viene inglobato nella totalità di una relazione binomiale che attinge, in ciascun polo, il più intimo nucleo.

63 Il beato comunica con una soggettività divina ma questa relazione è possibile solo perché questa soggettività si esprime in una struttura autenticamente umana, in cui risiede la pienezza della divinità. Discriminante: la divinoumanità di Cristo

64 La realtà umana del Figlio di Dio non è il tertium quid frapposto tra la persona umana e la persona divina (come un intermediario che si frappone). Lumanità glorificata di Cristo è il luogo (unico) dellincontro tra Dio e luomo: chi vede me… vede il Padre. La visione di Dio è il dono dellessere del Figlio incarnato e glorificato, una partecipazione della vita di Cristo risorto. La gloria non è altro che una consumazione della grazia.

65 K. Rahner: Leterno significato della umanità di Gesù per la nostra relazione con Dio (Scritti teologici, III, 47s) Gesù uomo non solo fu, per una volta, di decisiva importanza per la nostra salvezza… ma è ora e per tutta leternità… la permanente apertura della nostra finitezza al Dio vivo della vita eterna e infinita… Nelleternità si può contemplare il Padre solo attraverso il Figlio; e lo si contempla immediatamente in questo modo, poiché limmediatezza della visione di Dio non nega leterna mediazione di Cristo- uomo

66 La visione beatifica non può essere indipen- dente dal riferimento alla resurrezione di Gesù di Nazareth costituito Cristo, perché i trapassati esistono in virtù di questo rapporto e di questa partecipazione. Se si dà una possibilità per i morti di vedere Dio, ciò è possibile in Gesù Cristo, nello e per lo Spirito Questione: Che cosa significa parlare di una visione del Cristo risorto ?

67 Si tratta di un modo di indicare la profondità della partecipazione alla resurrezione di Gesù. Tra i trapassati e il Risorto a)si ha anzitutto un legame dinamico = il Risorto comunica loro la partecipazione della sua vita immortale 2Cor 5,8; Fil 1,23: lessere-con-Cristo (essere uno con il Figlio) ci dona la filiazione divina, è una autentica divinizzazione Filiazione come relazione interpersonale, non riassorbimento fusionale nella divinità: non sarebbe compimento ma una alienazione della propria personalità umana

68 mentre la partecipazione immediata a Dio è personalizzante in sommo grado. La comunicazione al Tu divino consente allio umano il suo pieno autopossesso come persona: Lamore cancella le distanze tra lio e il tu, ma non annulla la loro identità (P. Althaus) Qui si fonda anche la ineguaglianza della visione: è conseguenza dellindole personale della visione, sulla quale si riflettono le singolarità inalienabili di ciascuno dei suoi soggetti.

69 La differenza nel modo di vedere Dio è il riflesso della propria intrasferibile personalità nel suo modo concreto di relazionarsi. È immanente allo stesso beato, non è una determinazione estrinseca, conseguente a una sentenza divina.

70 a)ma anche un rapporto conoscitivo: I morti «vedono» chi è Colui che li fa esistere La visione di Dio in Gesù Cristo è pertanto umana : è una realtà di uomini e si realizza mediante lumanità risuscitata di Cristo. Ma essa non si ferma allumanità risorta di Gesù. Attraverso questa arriva fino al mistero divino trinitario nelle sue profondità.

71 Il che significa: a)i trapassati entrano nella contemplazione del legame unico che va da Gesù al Padre infatti è questo legame a fondare latto pasquale in cui Gesù viene risuscitato di conseguenza, vedendo Colui che li fa esistere in forza della sua resurrezione, i trapassati si trovano orientati alla sorgente stessa della resurrezione di Cristo = il Padre a questo titolo, la loro esistenza si apre sul mistero della Trinità perché li rende partecipi della relazione di filiazione di Gesù al Padre (nella misura possibile al soggetto umano).

72 Ruiz de la Peña, Laltra dimensione, p. 252: La comunione personale con Cristo è comunione personale con il Figlio. E poiché il Figlio è ciò che è esclusivamente in base alla sua relazione con il Padre e con lo Spirito, la relazione personale immediata con lui è, simultaneamente e per se stessa, relazione immediata al Padre e allo Spirito, i quali, a loro volta, sono ciò che sono per la loro relazione al Figlio. In tal modo i beati vedono Dio uno e trino come è (DS 1305).

73 b) i trapassati vedono in Gesù Cristo risorto il significato della sua seconda «dimensione» non più la sua filiazione divina, ma il suo rapporto con il mondo Il Risorto è il principio del mondo, ossia la sua ragion dessere e la sua forma permanente : per mezzo di lui e in vista di lui sono state fatte tutte le cose (inni paolini) I trapassati sono anchessi introdotti in questo mistero, implicato nella contempla- zione del Risorto: lui è il Signore di tutte le cose

74 Resta da aggiungere che la visione di Dio, così intesa, suppone una differenza tra Cristo e i trapassati: non fusione, ma alterità : I trapassati vedono Colui che essi non sono e che si dona a loro. Vedono di esistere nel Cristo e di restare creati nel Cristo. Scoprono e godono perché la promessa ora si realizza facendoli entrare in ciò che prima solo speravano (loggetto della fede) senza averlo ancora contemplato.

75 La visione cristica di Dio da parte dei morti si presenta abbastanza suggestiva per noi, oggi, almeno se la consideriamo senza eccessive immaginazioni. Si tratta di un al-di-là della fede : i morti non aderiscono a Dio in virtù della loro testimonianza (Chiesa – Scrittura – Sacramenti – esperienza mistica/interiore) ma più immediatamente, per il fatto stesso di esistere alla sua Presenza (il Volto)

76 La visione ci riferisce qualcosa anche circa i rapporti che i defunti hanno tra loro e con i vivi : questa comunicazione si attua anchessa nella visione divina: ci si incontra mediante lumanità risorta di Cristo (qui il senso della sua corporeità eucaristica come luogo per eccellenza della comunione dei santi) ma non dà luogo a visioni particolari, nel senso corrente del termine, come se i morti potessero «vedere» i vivi in modo indiscreto.

77 La visione di Dio non può essere concepita in termini di oggettività mondana : non si tratta di uno spettacolo di cui Dio sarebbe loggetto ma di una relazione di amore reciproco (scambio – comunicazione – reciprocità – estasi verso laltro – godimento per la presenza dellaltro) è ancora un atto di speranza : per il Cristo, che è in procinto di costituire il suo corpo universale (è ancora risorgente) e per i morti, che ne condividono lattesa.

78 Cristo perduto: linferno

79 A partire dal NT Gesù mette in guardia dalla possibilità di perdersi eternamente. Secondo la testimonianza dei sinottici (specie Mt) egli usa alcune immagini dellapocalittica contemporanea: fuoco (cf. Mt. 5,22; 13,42; 18,8; 25,41; Mc. 9,43.48) tenebra (cf. Mt. 8,12; 22,13; 25,30) pianto e stridore di denti (cf. Mt. 8,12; 13,42.50; 22,13; 24,51; 25,30; Lc. 13,28). Ma, paragonato alle descrizioni fantasiose e terribili dellapocalittica, il linguaggio del NT appare sobrio e riservato.

80 Inoltre, se si prendessero anche queste poche immagini usate dal NT alla lettera, come informazioni esatte, esse si contraddirebbero a vicenda (ad esempio: fuoco - tenebra eterna). Del resto Gesù può usare immagini del tutto diverse per esprimere il pericolo dal quale intende mettere in guardia (moniti profetici per dire lurgenza del Regno e lappello alla conversione da non rinviare) per richiamare lattenzione sullabisso, ma non fissare lattenzione sullabisso immagini che non fanno pensare a tormenti inflitti dallesterno, ma a occasioni perdute : il restar fuori, lessere esclusi dalla festa (Mt 25,1- 13)

81 Che cosa significa linferno? Il termine inferi è di origine biblica (sheol) Nel cristianesimo esso ha assunto il significato di uno stato di incompatibilità totale e definitiva con Dio, che la vita storica fonda, la morte sigilla e laldilà non può far altro che sanzionare. Nel suo significato antico, linferno veniva inteso come un luogo; va invece compreso come uno stato relazionale rispetto a Dio. Esso dava luogo a evocazioni fantastiche, nelle quali il simbolismo del fuoco era onnipresente. Oggi possiamo contentarci di ritenere il carattere spirituale e doloroso della lucidità di chi dopo la morte vede lamore di Dio perduto per sempre.

82 Linferno pensato come un castigo / pena giustiziere Bisogna evitare di intendere Dio come un giustiziere (lalternativa non è tra misericordia e giustizia di Dio) sembra più pertinente mettere laccento sulla «logica antropologica» dellinferno: una situazione di infelicità che è espressione e conseguenza di una vita rimasta esterna alla comunione con Dio, di cui Dio stesso non può far altro che prendere atto Non si tratta tanto di punizioni inflitte dallesterno, quanto di una situazione di infelicità che è espressione e conseguenza di una vita rimasta esterna alla comunione con Dio, di cui Dio stesso non può far altro che prendere atto.

83 privazione della visione di Dio Nella tradizione teologica si sostiene che le pene dellinferno consistono essenzialmente nella privazione della visione di Dio esclusi dal rapporto damore con Lui Cioè nellessereesclusi dal rapporto damore con Lui con il dolore a motivo di questo rapporto perduto con il dolore a motivo di questo rapporto perduto Vedi citazione della patristica siriaca:

84 In quanto a me, io dico che quelli che sono tormentati nellinferno lo sono dallinvasione dellamore. Che cè di più amaro e di più violento delle pene damore? Coloro che sentono di aver peccato contro lamore portano in sé una dannazione ben più grande dei più temuti castighi. La sofferenza che il peccato contro lamore mette nel cuore è più lacerante di ogni altro tormento. È assurdo pensare che i peccatori nellinferno saranno privati dellamore di Dio. Lamore è donato senza divisione. Ma, a causa della sua stessa forza, agisce in due modi. Esso tormenta i peccatori, come succede quaggiù, che la presenza di un amico tormenta lamico infedele. Ed esso fa gioire in sé quelli che sono stati fedeli. Tale è a mio avviso il tormento dellinferno: il rammarico di perdere lamore (Isacco di Ninive)

85 autoesclusione volontaria Linferno è esclusione da ogni forma di comunione, ma una autoesclusione volontaria situazione di infelicità una situazione di infelicità nella quale sè posta la persona stessa con il suo comportamento totalmente incapace damare rifiutandosi costantemente e in modo radicale di amare, la persona può pervertirsi talmente da diventare alla fine totalmente incapace damare : non può più amar Dio, il prossimo e neanche se stessa determinato in tutto e per tutto dallamore poiché luomo è determinato in tutto e per tutto dallamore, tale situazione comporta il più grande dolore immaginabile meglio parlare di incapacità di amare, piuttosto che di esclusione dallamore

86 Nel dramma di Jean-Paul Sartre A porte chiuse sono costrette a vivere insieme delle persone che non riescono a accettarsi a vicenda e che, daltro canto, non riescono neanche a staccarsi luna dallaltra o almeno a lasciarsi in pace reciprocamente. Verso la fine Garcin afferma: «Questo, quindi linferno. Mai avrei creduto [...]. Vi ricordate: zolfo, fuoco graticola [...]. Ah, uno scherzo. Non cè bisogno di nessuna graticola, linferno sono gli altri».

87 Si deve conservare la rappresentazione dellinferno, anche se riletta e reinterpretata (fuoco eterno, pianto e stridor di denti)? essa trova posto nel NT come appello alla serietà e allurgenza della conversione. Cfr le concezioni problematiche dellinferno Es. Martin von Cochem (1712) i tormenti: freddo, fame, puzzo, soffocamento, lessere schiacciati, distesi su ruote, inchiodati, flagellati, il soffio di Dio più forte di un uragano per riattizzare il fuoco infernale Si conviene che non bisogna presentare oggi la verità dellinferno con questi immagini e linguaggi.

88 La questione: si può dire ciò che vuol significare limmagine dellinferno esprimendola in altro modo : ad esempio, nei termini di assenza di Dio, di assurdità e non-senso tragico di unesistenza umana che rinnega la propria identità. e forse anche designando quegli inferni umani che fin dora, nella storia, indicano già, a quanto pare, linconciliabilità tra certi comportamenti storici (tortura, sfruttamento, genocidi, abuso delle persone) e il futuro umano proiettato in Dio.

89 Ma ci sarà un inferno? Un conto è la speranza che tutti gli uomini si salvino e siano liberi dal male -Altro è sostenere la non esistenza dellinferno o la sua non eternità (per escludere la possibilità di una infelicità eterna) -La possibilità reale di cui bisogna tener conto è quella di un fallimento eterno a motivo di un rifiuto personale -La speranza è altra cosa dalla sicurezza! Alcune provocazioni per pensare…

90 Linferno non va letto in modo isolato ma speculare : ha senso in relazione a unaltra possibilità = quella della felicità e della santità. Non lo si può dunque capire se non nella misura in cui la libertà umana si trovi posta davanti a una alternativa decisiva, di cui coglie tutta la serietà. Optare «per linferno» con conoscenza di causa, ossia nel rifiuto assoluto della promessa e dellamore di Dio, costituisce una specie di caso limite = La lucidità, propriamente diabolica, che dovrebbe caratterizzare unesistenza storica «orientata allinferno» non sembra trovare un posto «normale» in seno alla storia (H. Bourgeois)

91 La possibilità dellinferno può venire espressa, allora, insistendo sul peso della libertà che è la facoltà del definitivo, sullirreversibilità della morte e sullurgenza della storia. Tutto questo non fomenta paure ambigue. E un dato reale. quello della libertà è largomento più forte in favore del fatto che Dio prevede la possibilità dellinferno (un paradiso imposto sarebbe ancora un paradiso?) lamore (nel quale consiste la felicità eterna) non è pensabile senza libertà : come se alla fine (anche se non voglio) io sarò in ogni caso uno che ama (ma non è il mio amore personale a determinare il mio destino)

92 Contro una troppo rapida affermazione di una riconciliazione universale (apocatastasi) un argomento, che almeno psicologicamente non va sottovalutato, è la prospettiva degli oppressi, dei torturati, dei diseredati Esempio di Nocke: Adolf Eichmann in paradiso accanto ad Anna Frank: avrebbe potuto essere una prospettiva di speranza per coloro che soffrivano nei campi di concentramento? Obiezione: i martiri assolutori dei loro martirizzatori.

93 Daltro canto che cosa significa il fatto che Gesù Cristo è giudice ? Gesù morente pregò per i suoi assassini (cf. Lc. 23,34; così fece Stefano, Atti 7,60) non significherebbe per lui una sconfitta della sua opera salvifica il fatto che delle persone si chiudano definitivamente allamore, dunque fallite e infelici? in questo caso Dio sarebbe beato in sé stesso, ma la sua beatitudine è compromessa se la sua sovranità sugli uomini non si realizza compiutamente? Tocca la felicità di Dio il fatto che nel suo mondo ci siano persone che soffrono eternamente? In questo modo si fa veramente la sua volontà? (cf Mt. 6,10). O lamore sconfinato di Dio consiste anche in questa sua autolimitazione volontaria che non scalfisce ma esalta la perfezione del suo proprio essere?

94 E i santi in cielo potrebbero rallegrarsi se ci fossero dei dannati ? Esempio: come può la madre di un assassino, in cielo, essere felice sapendo del figlio eternamente e irrecuperabilmente di­sperato? ci può essere un paradiso finché cè un inferno? per la teologia manualistica = alla fine trionferà la vittoria della giustizia di Dio sopra il male ma anche il NT lascia in sospeso la questione = il Padre misericordioso fa festa per il figlio ritornato alla vita e il fratello maggiore resta fuori dalla festa ………..


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