La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La costruzione del piano come processo collaborativo

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "La costruzione del piano come processo collaborativo"— Transcript della presentazione:

1 La costruzione del piano come processo collaborativo
La costruzione del piano come processo collaborativo. Metodi e strumenti.

2 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
0. Ascolto attivo Sette Regole dell'Arte di Ascoltare 1.1 Incontri pubblici. Presentazioni 1.2 Questionari 1.3 Interviste 1.4 Sondaggi di opinione

3 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
2. Action Planning Coinvolgere i diretti interessati nell’azione di pianificazione 3. Brainstorming Sviluppare soluzioni creative ai problemi 4. Metodo Delphi Definire soluzioni attraverso procedimenti iterativi 5. Focus Group Approfondire temi mediante interazione tra i componenti di un gruppo 6. European Awareness Scenario Workshop (EASW) Partecipare alla definizione di scenari condivisi 7. Problem Structuring Methods Strutturare i problemi mediante specifiche metodologie 8. Community profiling Definire un quadro descrittivo di base di una determinata comunità

4 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
9. Negoziazione 9.1 La negoziazione posizionale 9.2 Il metodo dell'alternative dispute resolution

5 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
10. Eventi di pianificazione attiva Organizzare sessioni di lavoro come eventi 11. BarCamp Proporre argomenti e coordinare la partecipazione, producendo un documento finale 12. Giurie cittadine Istituire giurie rappresentative della comunità locale per esprimere raccomandazioni su come l’autorità deve agire in relazione a specifici problemi

6 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
13. Outreach Andare a consultare le persone piuttosto che aspettarle 14. Camminata di quartiere Recarsi sui luoghi per acquisire conoscenza diretta dei problemi 15. Carte di osservazione e di protesta Raccogliere osservazioni su temi di interesse comune 16. Citizens’ panels Consultare periodicamente gruppi di persone su temi di interesse comune 17. Cantiere Evento Comunicare ai cittadini attraverso il cantiere inteso come evento

7 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
18. Laboratorio Progettuale Fornire ai cittadini consulenza, coinvolgendoli nella progettazione 19. Design Game Progettare posizionando modellini su una mappa 20. Planning for real Mettere mano al plastico per riconoscere e confrontarsi con i luoghi rappresentati

8 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
0. ASCOLTO ATTIVO/ASCOLTO PASSIVO 0.1 L’arte di ascoltare Delle "Sette regole dell'arte di ascoltare" (Sclavi, 2000), qui di seguito riportate, quella che più immediatamente rende l'idea di cosa si intende per Ascolto Attivo è la seguente: "se vuoi comprendere quello che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva“.

9 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
L'Ascolto Attivo implica il passaggio da un atteggiamento del tipo "giusto-sbagliato", "io ho ragione-tu hai torto", "amico-nemico“, ad un altro in cui si assume che l'interlocutore è intelligente e che dunque bisogna mettersi nelle condizioni di capire com'è che comportamenti e azioni che ci sembrano irragionevoli, per lui sono totalmente ragionevoli e razionali.

10 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
L'atteggiamento giusto da assumere quando si pratica l'Ascolto Attivo è diametralmente opposto a quello che tradizionalmente si considera caratterizzare un buon osservatore: impassibile, "neutrale", sicuro di sé, incurante delle proprie emozioni e teso a nascondere e ignorare le proprie reazioni rispetto a quanto ascolta. Al contrario, se vogliamo entrare nella giusta ottica, dobbiamo imparare qualcosa di nuovo e sorprendente, che ci "spiazza" dalle nostre certezze e dunque che ci consente di dialogare.

11 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Questo significa che dobbiamo essere disponibili a sentirci "goffi", a riconoscere che facciamo fatica a comprendere ciò che l'altro ci sta dicendo: in questo modo stabiliamo rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco che sono la condizione per affrontare congiuntamente e creativamente il problema. È la rinuncia alla arroganza dell'uomo-che-sa e l'accettazione della vulnerabilità, ma anche l'allegria, della persona-che-impara, che cresce, che cambia con gli altri invece che contro gli altri.

12 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
0.2 Le abitudini di pensiero Quando ci muoviamo entro un "sistema semplice" (cornici condivise, stesse premesse date per scontate) l'abitudine di pensiero più adeguata è quella della logica classica, della razionalità analitica e lineare. Ma quando il sistema di cui siamo parte è "complesso" (caratterizzato dalla comunicazione fra cornici diverse), bisogna passare ad un'altra abitudine di pensiero guidata dall'ascolto attivo, interessata alle cornici e premesse implicite, che considera l'osservatore parte integrante del fenomeno osservato, circolarmente e auto-riflessivamente.

13 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Sempre più spesso con il diversificarsi della nostra società, l'ascolto attivo diventa una competenza di base, indispensabile anche nella vita quotidiana all'interno di una "stessa cultura". Questa competenza oggi è spesso richiesta anche nei rapporti fra genitori e figli, fra marito e moglie, fra insegnanti e allievi, fra pubblici amministratori e cittadini, fra urbanisti e abitanti.

14 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
0.3 Gli studi sulle dinamiche dell’ascolto attivo Un grosso impulso agli studi sulle dinamiche dell'ascolto attivo è stato dato, agli inizi degli anni '80, dagli studi sulle aziende post-industriali e dagli studi sui rapporti fra professionisti e clienti. Le basi teoriche per questo approccio erano state elaborate in precedenza da studiosi che hanno sostenuto la priorità dell'ascolto in un paradigma dialogico dai teorici dei sistemi complessi.

15 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
0.4 Le Sette Regole dell'Arte di Ascoltare 1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca. 2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista. 3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.

16 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico. 5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perchè incongruenti con le proprie certezze.

17 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona; affronta in modo creativo la gestione dei conflitti. 7. Per divenire esperto nell'arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l'umorismo viene da sè.

18 Sessioni di ascolto con gli alunni di scuola elementare nel progetto di riqualificazione urbana a Monopoli

19 Sessioni di ascolto con i residenti nel progetto di riqualificazione urbana a Monopoli

20 Sessioni di ascolto nel progetto di Lama Belvedere a Monopoli

21 Ascolto e comunicazione nel progetto del Parco Agrario degli Ulivi

22 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
1.1 INCONTRI PUBBLICI. PRESENTAZIONI In tali occasioni vengono generalmente trasmessi flussi di informazioni unidirezionali, anche se è possibile che ci siano interventi e commenti del pubblico. Nel primo caso (incontri pubblici) l’audience è ampia, senza restrizioni, nel secondo caso (presentazioni) il pubblico può essere più selezionato. L’incontro dura poche ore, ma spesso i processi che adoperano questa tecnica prevedono più serie di incontri, con gruppi di persone diversificate, mirati su specifici argomenti. Spesso l’incontro è preceduto da distribuzione di materiale informativo.

23 Incontro di presentazione del progetto del Parco Agrario degli Ulivi

24 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
1.2 QUESTIONARI Le indagini condotte attraverso questionari hanno il vantaggio di poter raggiungere un gran numero di persone e di mantenere facilmente una traccia scritta delle istanze espresse. Tra gli svantaggi c’è la mancanza di interattività, l’uso frequente e spesso obbligato di domande chiuse (per facilità-rapidità di compilazione/consultazione).

25 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
1.3 INTERVISTE Le indagini condotte attraverso interviste consentono la possibilità di approfondire i temi in discussione in maniera interattiva e meno predefinita con i soggetti intervistati. Le interviste però richiedono maggiore disponibilità di tempo e di gente e il loro impiego è diretto solitamente a soggetti significativi per i temi da approfondire.

26 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
1.4 SONDAGGI DI OPINIONE DELIBERATIVI I sondaggi di opinione deliberativi (deliberative polls) consistono in sessioni informative, meeting, gruppi di discussione ai quali far partecipare un campione rappresentativo di persone. I partecipanti possono fare domande, documentarsi, ecc., su un dato argomento, e alla fine viene fatto un sondaggio su ciò che essi pensano riguardo allo stesso. A volte il procedimento può essere ricorsivo, e attraverso altri sondaggi si vede come i punti di vista possono essere cambiati o meno. Nel caso in cui i partecipanti siano chiamati a votare su una serie di opzioni (o anche su una sola), il sondaggio viene denominato referendum deliberativo.

27 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
2. ACTION PLANNING (Analisi Swot costruita in modo allargato) L’action planning coinvolge coloro che sono direttamente interessati da un dato problema/tema. Si parte generalmente da domande di ampio respiro (espressione di opinioni di solito realizzata mediante post it), con l’obiettivo di ricostruire la visione che gli abitanti hanno del proprio contesto, evidenziando aspetti positivi e negativi. In seguito si invitano i partecipanti ad esprimere previsioni sui possibili cambiamenti futuri, sugli effetti attesi (favorevoli e svantaggiosi). L’obiettivo finale è definire principi o linee guida che possano far raggiungere gli effetti positivi, scongiurando quelli negativi. Di solito servono 3-4 sessioni di lavoro, articolate nel corso di uno o due mesi.

28 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Le regole di base sono: per i partecipanti - tutti possono contribuire - tutti i punti di vista hanno lo stesso valore - tutto quello che è scritto resterà anonimo - seguire le istruzioni dei coordinatori e facilitatori - scrivere un’opinione per ogni post-it - scrivere con grandi lettere e poche parole per i facilitatori - gestire le attività in modo che tutti possano contribuire - coordinare il tempo e le attività - predisporre e consegnare a tutti i partecipanti una trascrizione integrale di ciò che avviene durante l’incontro - non commentare i contenuti e le idee proposte.

29 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
3. BRAINSTORMING (tempesta di cervelli) Finalità E’ un metodo per sviluppare soluzioni creative ai problemi. E' stato inventato negli Stati Uniti nella prima metà del secolo scorso da Alex Osborn, fondatore dell‘omonima Agenzia Pubblicitaria. L'obiettivo originario del brainstorming è la produzione di "possibili soluzioni di un problema specifico", per lo più semplice. Alla base vi è l'idea del "gioco" quale dimensione "leggera" che permette di liberare la creatività dei singoli e del gruppo, e che normalmente è impedita da una serie di inibizioni.

30 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
A questo scopo il brainstorming si propone l'obiettivo di favorire: - il superamento di inibizioni e autocontrollo rispetto all'espressione della propria posizione - il superamento dell'urgenza di schierarsi - il superamento di un atteggiamento difensivo rispetto alle idee che si sono espresse - il superamento di assetti di potere e di leadership esistenti all'interno del gruppo - lo sviluppo di uno spirito competitivo "leggero"

31 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Le regole del gioco Il gruppo ideale dei partecipanti non dovrebbe essere superiore ad una quindicina di persone, solitamente riunite comodamente attorno ad un tavolo, formato dagli attori chiave del processo. Una volta messo a fuoco il problema e fissato un tempo limite per l'incontro, ciascuno esprimerà come soluzione al problema la "prima idea che gli viene in mente", in rapida sequenza e per associazione di idee (secondo il principio “nessuna idea è troppo strana, nessuna troppo normale”).

32 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Il brainstorming premia soluzioni non previste, nella convinzione che più le proposte sono impreviste e più saranno interessanti e utili per individuare alla fine la soluzione migliore. Infatti esse saranno sottoposte ad un processo sempre più affinato di rielaborazione, di approfondimento, di revisione, da parte del gruppo, rifacendosi via via alle idee proposte da altri partecipanti, in modo da trasformare il carattere inusuale e fantasioso delle idee iniziali in proposte sempre più pratiche e fattibili.

33 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Il problem setting La soluzione al problema, il problem solving, avviene attraverso il problem setting, cioè attraverso modalità che consentano di re-inquadrare il problema, di vederlo in modo nuovo, di ridefinirlo entro connessioni diverse. In questo senso si può affermare che il brainstorming costituisce l'approccio di base per la gestione creativa dei conflitti, perché induce ad uscire dalle proprie cornici, dalle proprie premesse implicite.

34 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Produrre nuove idee Per questa ragione ad ogni partecipante è chiesto di sospendere il giudizio e l'urgenza classificatoria e di rinunciare a qualsiasi valutazione sulle idee proposte da altri. L'obiettivo del brainstorming è infatti quello di produrre nuove idee, mentre il giudizio introduce un elemento di rischio per il singolo partecipante e induce un atteggiamento difensivo di idee consolidate. Viene data più importanza alla quantità piuttosto che alla qualità dei pensieri espressi.

35 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Condurre il brainstorming Una persona dovrà condurre il brainstorming, svolgendo il ruolo di facilitatore, ovvero tenendo in mano la regia del processo e facendo bene attenzione a: 1) proporre il problema iniziale in modo chiaro e semplice 2) invitare i partecipanti a sospendere il giudizio 3) favorire le idee estreme e spiazzanti e ad accogliere qualsiasi idea espressa 4) scrivere, su una lavagna o altro (per esempio dei foglietti adesivi), tutte le idee espresse, in modo che siano visibili a tutti e possano essere utilizzate per successive elaborazioni 5) incoraggiare i partecipanti a elaborare variazioni sulle idee espresse da altri

36 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Per fare un esempio del possibile utilizzo di questo strumento si tenga conto che l'uso del brainstorming può essere proposto anche nell'ambito di un negoziato, cioè di una trattativa che preveda la presenza di una controparte. Il processo può essere più difficile a causa del maggior rischio di dire qualcosa che pregiudichi i propri interessi, nonostante le regole proprie di una sessione di brainstorming. Tuttavia presenta i grandi vantaggi di produrre idee che tengano conto degli interessi di tutte le parti coinvolte, di creare un clima comune di problem-solving, di istruire ogni parte sulle preoccupazioni dell'altra.

37 Brainstorming per il progetto di Piazza Garibaldi a Molfett
Brainstorming per il progetto di Piazza Garibaldi a Molfett. Gruppo di lavoro, con Norman Krumholz (al centro)

38 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
4. METODO DELPHI Si tratta della raccolta di pareri esperti chiamati a fornire consulenza su temi specifici. a. I pareri, a differenza di quel che accade nel brain storming, vengono raccolti separatamente. Ogni esperto invia all’ente che ha promosso la consultazione un proprio parere che illustra la soluzione prospettata per il problema. b. Un curatore raccoglie i contributi pervenuti e l’elenco dei risultati viene inviato in maniera anonima agli stessi esperti già interpellati nel primo “giro”, affinché possano esprimersi sulle proposte, indicando per esse i corrispondenti livelli di probabilità.

39 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
c. La documentazione così formata viene di norma conservata e poi ritrasmessa, sempre in modo anonimo, dopo qualche tempo, agli stessi esperti per raccogliere eventuali osservazioni e/o rettifiche di aggiornamento. d. L’iterazione prosegue fino a quando si raggiunge una sostanziale convergenza di pareri. Va osservato che ad ogni iterazione una parte dei partecipanti può ritirarsi e nel qual caso le iterazioni devono essere conseguentemente ridotte. I vantaggi del metodo delphi sono nella eliminazione di inconvenienti connessi al rischio di gelosie e/o prevaricazioni accademiche, oppure ancora di influenza esercitata da persone dotate di particolare ascendente, trattandosi di una circolazione anonima di pareri. I limiti sono nella propensione dei partecipanti a convergere verso soluzioni medie, indotte dalla ripetizione dei quesiti.

40 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
5 FOCUS GROUP Finalità E’ una tecnica di rilevazione per la ricerca sociale basata sulla discussione tra un gruppo di persone. La finalità principale del focus group è quella di studiare un fenomeno o di indagare uno specifico argomento in profondità, utilizzando come base per la rilevazione l'interazione che si realizza tra i componenti del gruppo. La paternità del focus group è da molti autori attribuita a R. K. Merton (1956) che è l'ideatore di un tecnica affine, cioè della "intervista di gruppo focalizzata".

41 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Questa tecnica è stata sperimentata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1941, ad una sessione di lavoro durante la quale il pubblico esprimeva le proprie reazioni ai programmi radiofonici che venivano presentati, schiacciando un bottone verde o un bottone rosso. Più persone venivano poi coinvolte contemporaneamente in un'intervista, attraverso la quale dovevano chiarire le ragioni delle loro posizioni. Da questa prima esperienza deriva la tecnica del focus group, che si è diffusa ampiamente nel dopoguerra nel campo del marketing, del business e dell'advertising (pubblicità), soprattutto per la sua adeguatezza nel fornire importanti contributi nelle situazioni decisionali.

42 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
L‘interazione tra i partecipanti. Caratteristica del focus group A differenza di altre tecniche basate sul gruppo, nelle quali l'interazione è ridotta al minimo (Nominal Group Technique) o addirittura va evitata (Delphi), nel focus group viene il più possibile stimolata la comunicazione tra i partecipanti: - domande reciproche, - richieste di chiarimento, - messa in evidenza di punti deboli, - dichiarazione del proprio disaccordo.

43 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Come costruire il gruppo Il gruppo viene appositamente costruito dai ricercatori secondo gli obiettivi della ricerca e può comprendere un numero di partecipanti variabile generalmente tra quattro e venti: - i "full group", gruppi più grandi, consentono di conoscere una gamma più ampia di posizioni, - i "mini group", più ridotti, consentono di approfondirle. Per quanto riguarda l'omogeneità dei partecipanti, questo requisito va ponderato rispetto alla loro presunta facilità di interazione e allo specifico tema di discussione, anche se in generale occorre evitare quelle condizioni (es. diverso grado di istruzione) che potrebbero ostacolare la comunicazione e inibire l'intervento di alcune persone.

44 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Livello di strutturazione del focus group La discussione viene generalmente condotta da un moderatore che a seconda della situazione contingente può esercitare un vero e proprio ruolo di guida alla discussione, oppure può fornire una serie di stimoli e strumenti affinché i partecipanti riescano ad autogestire il più possibile le relazioni e l'interrelazione. Questa modalità di conduzione si distingue dai focus group autogestiti, cioè caratterizzati da un basso grado di strutturazione, e quelli impostati sfruttando, in modo più o meno flessibile, una griglia di intervista.

45 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
La fase di elaborazione e interpretazione Tutte le informazioni emerse nel corso della discussione di gruppo devono poi essere elaborate e interpretate. Infatti, riconosciuto che il focus group è di per sé una discussione centrata su un tema, esso può essere utilizzato all'interno di un processo o di una ricerca in fasi differenti e per scopi diversi: - per definire gli obiettivi operativi; - per impostare un vero e proprio lavoro di progettazione, avendo già individuato gli obiettivi fondamentali; - per indagare le reazioni che certe categorie di persone avranno rispetto ad un lavoro già progettato;

46 Focus Group per il progetto di Lama Belvedere

47 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
6 EUROPEAN AWARENESS SCENARIO WORKSHOP (EASW) Questa è la metodologia di partecipazione messa a punto dalla Unione Europea per definire scenari condivisi di sviluppo per le comunità locali (sessioni di lavoro per la costruzione di scenari condivisi). Essa ha visto una vasta diffusione in molti contesti, dovuta soprattutto al fatto che è stata messa a punto dalla Unione Europea; il che la rende una procedura “riconoscibile” a livello istituzionale e “preferibile” in relazione alla possibilità di fornire documenti-risultati di un processo partecipativo in tempi relativamente brevi.

48 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
I rappresentanti di quattro diverse categorie sociali (residenti, tecnici, policy makers, settore privato) si incontrano per dibattere su temi che riguardano lo sviluppo sostenibile e l’impiego di nuove tecnologie. Le tecniche di scenario richiedono l’analisi e la valutazione di ogni probabile evento futuro e delle sue possibili conseguenze, al fine di poter predisporre tutte quelle azioni necessarie a scongiurare gli esiti negativi e a modificare il successivo svolgimento della catena di eventi.

49 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
7 PROBLEM STRUCTURING METHODS I metodi di strutturazione di problemi si articolano generalmente in tre fasi: • analisi dei problemi urgenti nella realtà di interesse e dei cambiamenti in atto anche a scala maggiore (urbana, regionale e nazionale); • definizione degli obiettivi strategici con riferimento alle risorse locali e alla realtà istituzionale; • selezione delle possibili decisioni orientate al perseguimento degli obiettivi precedentemente definiti, con localizzazione temporale delle decisioni strategiche. Due correnti metodologie di strutturazione di problemi sono:

50 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Strategic Options Development and Analysis (SODA) È un metodo generale di identificazione di un problema, che usa le mappe cognitive come strumento per esplicitare e registrare le visioni individuali relative al problema dato. L’unione delle mappe cognitive individuali (o una mappa congiunta sviluppata in un workshop unico) fornisce il framework (struttura di riferimento) per la discussione di gruppo, e un facilitatore guida i partecipanti verso l’impegno nei confronti di una serie di azioni condivise (analisi e sviluppo di opzioni strategiche).

51 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Strategic Choice Approach (SCA) Questo metodo è finalizzato alla gestione dell’incertezza in situazioni conflittuali. Dei facilitatori assistono i partecipanti nel portare alla luce le incertezze chiave relative a un problema dato, attraverso la comparazione di schemi decisionali alternativi. Su queste basi il gruppo individua aree prioritarie di intervento e di azione, con il fine di giungere ad una condivisione di responsabilità e di impegni nell’azione (approccio orientato all’assunzione di scelte strategiche).

52 La costruzione del piano come processo collaborativo: gli strumenti
8 COMMUNITY PROFILING Un gruppo di individui si riunisce e lavora insieme per delineare un quadro descrittivo della loro comunità di appartenenza, stabilendo priorità e descrivendo l’area secondo fattori sociali, ambientali ed economici (delineare il profilo della comunità). Questo quadro descrittivo viene poi usato dai decision makers come supporto al processo di decisione. “Il processo è completamente focalizzato sulla comunità, … , fatto dalla comunità, per la comunità, e produce un piano di azione o una lista di raccomandazioni per il futuro della comunità” (Laird A. et al., 2000). E’ questo, per molti versi, il metodo di studio perseguito all’interno dei processi di Agenda 21 locali.

53 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
9 NEGOZIAZIONE I metodi di trattativa possono essere diversi a seconda delle situazioni, ma si suppone che possiedano tre requisiti: - devono portare a un accordo ragionevole, se l'accordo è possibile; - devono essere efficienti; - dovrebbe migliorare, o almeno non danneggiare, i rapporti fra le parti.

54 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
9.1 LA NEGOZIAZIONE POSIZIONALE Una delle possibilità è quella di instaurare una negoziazione posizionale, cioè una trattativa in cui ciascuna delle parti prende una posizione, la difende e fa concessioni per raggiungere un compromesso. Le parti in causa tendono ad attestarsi su delle posizioni e rivendicazioni e non si avventurano a esplorare gli interessi che stanno a monte.

55 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
La negoziazione posizionale può essere efficace, ma solo nelle situazioni relativamente semplici, in cui la posta in gioco è una, ben definita, e la contrattazione consiste nel tentativo di avvicinare la posta alla propria posizione. E' il caso emblematico del commerciante e dell'acquirente. Quando invece la situazione è complessa, questo tipo di approccio può presentare forti limiti: più a lungo dura e più spinge le controparti a tirare in lungo, a minacciare l'abbandono, a rafforzare le proprie posizioni, lasciando sullo sfondo le preoccupazioni e gli interessi più generali sottostanti. Gli accordi che ne derivano tendono ad essere vie di mezzo tra le due posizioni oppure conducono al prevalere del negoziatore forte su quello debole.

56 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Ci sono almeno tre ordini di ragioni perché si utilizzino metodologie alternative di negoziazione: a) più si va avanti con un approccio posizionale e più diventa difficile cambiarlo: le parti concentrano sempre più la propria attenzione a chiarire le proprie ragioni, a difenderle dagli attacchi, sempre più si arroccano sulla posizione iniziale come tentativo di "salvare la faccia", insieme alla posizione; b) per uscirne bisogna adottare una serie di comportamenti controintuitivi e cioè fare l'opposto di ciò che spontaneamente si è portati a fare; c) bisogna permettere di comunicare con facilità quello che si vuole e offrire un'ancora a cui aggrapparsi in situazioni di incertezza e sotto pressione.

57 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
9.2 IL METODO DELL’ALTERNATIVE DISPUTE RESOLUTION Come fare nelle situazioni complesse a condurre un processo negoziale reciprocamente vantaggioso per le parti in gioco? Una risposta possibile la troviamo nei metodi elaborati dall'unità della Harvard Law School, costituita nel 1979 per migliorare sia l'insegnamento teorico, che la pratica della negoziazione e risoluzione dei conflitti, affinché la gente possa trattare sia i conflitti interpersonali sia quelli internazionali in modo costruttivo (metodo negoziale alternativo nella soluzione di conflitti).

58 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Nell'ambito di quel contesto di ricerca, Roger Fisher, direttore del dipartimento, e William Ury, docente di antropologia, hanno elaborato, a partire dallo studio di casi negoziali di successo (entrambi erano consulenti del presidente americano Jimmy Carter durante le trattative che portarono all’accordo di Camp David fra Israele e l’Egitto nel 1979), un approccio innovativo di gestione creativa dei conflitti: l' "Alternative Dispute Resolution", traducibile in italiano con "negoziato sui principi o sul merito". L'approccio proposto dai due studiosi si basa su quattro principi fondamentali, di cui si spiegano brevemente i contenuti.

59 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
a. Scindere le persone dal problema In un negoziato le persone hanno a che fare con le proprie emozioni e con le emozioni degli altri. Occorre assumere la consapevolezza che "i negoziatori sono innanzitutto persone" e che le discussioni sulla sostanza sono condizionate dal rapporto personale tra le parti; le persone si sentono minacciate, traggono da considerazioni sui fatti deduzioni infondate che creano malintesi. È importante allora scindere le persone dal problema, non confondere le difficoltà della comunicazione con la fondatezza delle ragioni e con la sostanza delle questioni. Questo richiede capacità di ascolto attivo.

60 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
b. Concentrarsi sugli interessi e non sulle posizioni Ogni parte esprime una posizione che è quella che ha "scelto" come capace di soddisfare i propri interessi. Ma è una delle tante posizioni, generalmente è anche quella più ovvia. Inoltre dietro opposti schieramenti esistono di solito molti più interessi di quelli in conflitto, che possono essere inespressi, impalpabili, incoerenti, oppure possono esserci interessi alla conciliazione che occorre fare emergere. È importante per questo da un lato riflettere sui propri interessi e dall'altro cercare gli interessi reali dietro la posizione dichiarata dalla controparte, chiedersi il perché, cercando di capire quali conseguenze potrebbero avere le varie soluzioni sui rispettivi interessi.

61 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
c. Inventare soluzioni vantaggiose per ambo le parti Spesso in un negoziato si parte dalle posizioni e si cerca il più possibile di ridurre la loro distanza. In una situazione complessa è invece importante allargare la gamma delle opzioni possibili, produrre un numero elevato di soluzioni creative, anche attraverso la tecnica del brainstorming, senza giudicarle, separando il momento dell'invenzione da quello della decisione. La discussione delle opzioni emerse consentirà di sviluppare lo spazio entro il quale negoziare, trovando possibilità in grado di dare guadagni comuni.

62 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
d. Insistere su criteri oggettivi La negoziazione deve avvenire su basi indipendenti dalla volontà di ciascuna delle parti, in base a criteri assumibili dalle varie parti come "principi". Negoziare sul merito significa allora: 1) inquadrare ogni problema come una ricerca comune di criteri oggettivi; 2) ragionare (ed essere disponibili al ragionamento) su quali unità di misura siano più appropriate e su come dovrebbero essere applicate; 3) non cedere alle pressioni, ma concentrarsi sui criteri oggettivi individuati. Il negoziato di principi consente di tener duro senza essere scorretti.

63 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
10 EVENTI DI PIANIFICAZIONE ATTIVA Sono sessioni di lavoro ben strutturate, organizzate come evento (coinvolgenti i cittadini, i media, ecc.), in cui i partecipanti possono produrre dei veri e propri piani o programmi di azione. All’interno di tali sessioni di lavoro si fa spesso uso di altre metodologie (brainstorming, planning for real, ecc.).

64 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Evento di pianificazione organizzato in occasione della presentazione del numero monografico di Urbanistica DOSSIER interamente dedicato al parco di Lama Belvedere, con la partecipazione della folk band andina degli Inti Illimani.

65 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
11 BARCAMP Il BarCamp (rete internazionale di “non-conferenza”) può essere inteso esso stesso come evento di pianificazione. La partecipazione prevede normalmente il concorso di un centinaio di persone (inteso come numero chiuso, portato a termine ad esempio in base all'ordine di registrazione). Ogni sessione dovrà produrre un documento di lavoro che verrà inserito in un'apposita pubblicazione. Chi propone argomenti è il Promotore della sessione e coordinerà il consesso di chi vorrà parteciparvi. L'apporto del Promotore sarà quello di coordinare la produzione del documento finale (ogni Promotore dovrebbe possedere un portatile o avvisare l'organizzazione se non ne possiede uno; ciò aiuterà nella produzione del documento finale).

66 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Ogni sessione produrrà un documento che risponde alle domande seguenti: Di cosa abbiamo discusso? Perché ne abbiamo discusso? Quali sono state le nostre conclusioni? Lo scopo di questa modalità partecipativa è quello di evitare presentazioni frontali che spesso impediscono forme concrete di partecipazione. L’ecoCamp è un BarCamp su ambiente, ecologia, sviluppo sostenibile, consumo critico.

67 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
12 GIURIE CITTADINE Le giurie sono costituite da gruppi di persone rappresentative della comunità locale. Ricevuto l’incarico, la giuria viene informata sul problema da discutere. I giurati ascoltano poi esperti, testimoni e interlocutori rilevanti, interrogandoli, discutendo e infine esprimendo un verdetto finale. L’organizzatore del progetto deve assicurarsi che tutte le sfaccettature dell’argomento siano rappresentate e che non si verifichino condizionamenti durante la selezione dei giurati, la presentazione delle informazioni, la scelta dei testimoni.

68 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Coinvolgono di solito da 10 a 25 partecipanti, selezionati in modo da essere rappresentativi della popolazione interessata. Durano generalmente tra i 3 e i 5 giorni (ma i giurati possono impiegare diversi giorni per esaminare i progetti e gli argomenti). Le giurie cittadine possono ridurre il sospetto nei confronti di azioni pubbliche, laddove vengano prese in considerazione le raccomandazioni espresse. Come controindicazione, c’è che sono costose e tendono a coinvolgere numeri relativamente bassi di cittadini.

69 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Di solito, i verdetti sono costituiti da raccomandazioni su come il governo o la pubblica autorità dovrebbe procedere. A tal fine sarebbe opportuno un impegno preventivo da parte dell’autorità pubblica di prendere in considerazione il responso e di fornire adeguate risposte. Laddove l’output si traducesse in dichiarazioni prive di potere cogente, ma solo indicative di consigli, le giurie cittadine vengono anche chiamate commissioni civiche. Possono essere utili per sviluppare, guidare o implementare proposte di policy e per affrontare problemi complessi o controversi che non hanno univoche ed immediate soluzioni. Nella legislazione italiana meccanismi analoghi si identificano nel ruolo e nell’attività svolta dal difensore civico.

70 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
13 OUTREACH L'outreach è una metodologia utilizzata nei processi di progettazione partecipata in ambito anglosassone e consiste nell’andare a consultare le persone piuttosto che aspettare che esse vengano da noi. Gli “incontri di outreach consistono nell' 'andare fuori' a incontrare gruppi di interesse locali e singole persone, a seguito di un invito da parte loro, nel proprio ambiente e secondo i propri tempi, per discutere di varie questioni e per ascoltare i loro suggerimenti.

71 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Quali soggetti coinvolgere Generalmente il settore del volontariato/comunità locale è disponibile a tenere incontri di questo tipo. L'outreach permette di coinvolgere soggetti che altre tecniche non consentono di coinvolgere. E' particolarmente adatta per raggiungere quelle persone che sono troppo occupate, o fisicamente o mentalmente disabili, non alfabetizzate o che semplicemente non hanno familiarità col linguaggio o con i processi di sviluppo e di pianificazione, o che sono troppo giovani, troppo anziane, troppo alienate, spaventate o timide.

72 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Applicazioni possibili L'outreach è una tecnica che può trovare molte applicazione nei processi di progettazione partecipata e nell'ambito delle politiche pubbliche. La struttura corrente delle Istituzioni Pubbliche, del Governo Locale, della burocrazia prevede un sistema di relazioni strutturato in modo tale che ci si aspetta che il cittadino/utente acceda ai servizi offerti. Questo è il modo in cui funzionano abitualmente gli sportelli della Pubblica Amministrazione, gli Uffici dell'Anagrafe ma anche i Servizi Sociali, le Scuole, gli Uffici del Lavoro.

73 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
L'outreach ribalta questa immagine, ribalta questa relazione corrente e "abbassa la soglia" di accesso dei soggetti ad un'istituzione, ad un processo di progettazione, ad un servizio. Come dire: non è il cittadino che si muove verso lo sportello ma è lo sportello (l'istituzione) che si muove verso il cittadino (in tal caso ci si avvale di altre tecniche e/o altri strumenti, come ad esempio di strutture mobili, di newsletter, di materiale informativo, ecc.). In tale direzione cominciano anche muoversi alcune sperimentazioni condotte all’interno degli URP (Uffici per le Relazioni con il Pubblico) nel nostro Paese.

74 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Strumenti e modalità Gli strumenti e le modalità dell'outreach sono assai varie : - distribuzione sistematica di materiale informativo nelle case oppure, con contatto diretto, alle persone in situazioni (luoghi e momenti) di aggregazione (mercati, assemblee, biblioteche, negozi); - giornali locali, specifiche newsletter, spot informativi su programmi radiofonici o televisivi: i media possono essere un veicolo importante per avvicinare i destinatari;

75 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
- strutture mobili (caravan, camper, containers): possono essere utilizzate come uffici mobili per restituire anche a livello simbolico la presenza "sul campo" e garantire la possibilità di una consultazione e di uno scambio efficace (in tal senso si inquadra l’esperienza recente del Piano Regionale delle Coste); - attivazione di un punto di riferimento in loco (possibilmente con affaccio diretto su strada): può offrire, se ben localizzato e condotto con la consapevolezza delle competenze comunicative necessarie, scambio continuativo e la definizione di nuove modalità di trattamento di problemi anche ordinari.

76 Il Camper per l’informazione e la consultazione utilizzato dalla Regione Puglia per il Piano Regionale delle Coste (luglio-agosto 2010)

77 Attivazione di postazioni fisse per la raccolta di informazioni per il PUG di Monopoli

78 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
14 CAMMINATA DI QUARTIERE Conoscenza di cui non si può fare a meno Alla base di questa tecnica c'è l'idea che sia fondamentale riconoscere e valorizzare la competenza degli abitanti riguardo al proprio ambiente di vita: conoscenza ordinaria, non professionale e non tecnica, ma che deriva dal fatto che essi quotidianamente vivono quel territorio, ne fruiscono in quanto "ambiente" in cui abitano o lavorano, o intessono reti di relazione e di socialità. La percezione che un abitante ha del proprio quartiere è dunque un tipo di conoscenza di cui "non si può fare a meno" in un processo di trasformazione territoriale, perché è una conoscenza che il professionista non può possedere.

79 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Percorrere insieme un luogo, attraversandolo e cercando di riconoscere e mettere in evidenza il proprio modo di vivere quello spazio, significa valorizzare modalità di stare assieme e di comunicare basate sul riferire esperienze, osservazioni specifiche, elementi che colpiscono ciascuno e che sono ritenute rivelatrici, "sintomatiche" di tendenze in atto.

80 Gli alunni di scuola elementare nel progetto di riqualificazione urbana a Monopoli

81 Incontro con i residenti sui luoghi di Lama Belvedere a Monopoli

82 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
15 CARTE DI OSSERVAZIONE E DI PROTESTA Il metodo consiste nel raccogliere, in posti accessibili a tutti, i commenti che ciascuno può fare nei confronti di un servizio pubblico, o di un altro specifico tema. Può servire a monitorare la qualità della fornitura di servizi, evidenziando problemi ricorrenti e comunemente percepiti. Si parla di Street stall (chiosco stradale) quando questo posto è situato in un luogo pubblico all’aperto, ma lo stesso approccio può essere affrontato usando mezzi informatici, o con interviste telefoniche. Di nuovo si possono richiamare alcune sperimentazioni in tal senso condotte dagli URP (uffici per le relazioni con il pubblico).

83 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
16 CITIZENS’ PANELS Nei citizens’ panels (liste di cittadini) un gruppo di persone viene consultato periodicamente riguardo a un argomento di interesse comune. Il gruppo dovrebbe essere adeguatamente rappresentativo della popolazione interessata. Nel caso in cui il campione sia formato da individui con una particolare caratteristica, ad esempio tutti i bambini di una scuola, o tutti coloro i quali frequentano un determinato giardino pubblico, …, si parla di users’ panels (liste di utenti). Le consultazioni possono avvenire facendo uso di altre tecniche (focus group, interviste, questionari, gruppi di discussione, …).

84 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
17 CANTIERE EVENTO È un termine usato per denominare l’attività di comunicazione che accompagna un cantiere in zona abitata con l’obiettivo di contenere i disagi per i cittadini. Il piano di comunicazione che precede il cantiere evento può prevedere informazione (sulla natura dei lavori), educazione (in caso, ad esempio di lavori in prossimità di scuole), formazione (ad esempio avviamento al lavoro di giovani disoccupati). In alcuni casi si possono prevedere visite guidate periodiche, definite anche finestre sul cantiere.

85 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
18 LABORATORIO PROGETTUALE Scopo del laboratorio progettuale è quello di fornire ai cittadini consulenza, coinvolgendoli nelle diverse fasi di progettazione. L‘esperienza di Renzo Piano a Otranto Il laboratorio di quartiere, ideato da Renzo Piano e dall'impresa di costruzione Fratelli Dioguardi, viene sperimentato per la prima volta nel 1979 a Otranto, quale strumento per avviare lavori di recupero e di adeguamento nei centri storici, utilizzando modalità partecipative e di coinvolgimento diretto degli abitanti. Il laboratorio venne localizzato nella Piazza del Popolo ed assunse le forme di un cubo-container, aperto sui quattro lati e coperto da un grande telone bianco a forma di conchiglia.

86 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Precedentemente il Comune aveva provveduto alla distribuzione di questionari attraverso i quali si erano potute verificare la volontà e la disponibilità degli abitanti a restare nel centro storico, a condizione di ricevere appositi finanziamenti per avviare la ristrutturazione degli alloggi. Gli edifici del centro storico di Otranto presentavano infatti numerosi problemi di degrado edilizio: umidità, crepe nei muri, lesioni nei tetti, mancanza di servizi igienici. Il laboratorio assunse subito il ruolo di "consultorio" in cui gli abitanti potevano avere un contatto diretto e ricevere immediatamente una consulenza, rispetto ai problemi specifici della propria abitazione.

87 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Esso era costituito da 4 sezioni operative distinte, ma integrate, coerenti con l'idea di "cantiere continuo" e di "cantiere aperto": Il settore "progetto aperto” Il settore "analisi e diagnostica" Il settore "lavoro e costruzione" Il settore "informazione e didattica"

88 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
1. Il settore "progetto aperto" forniva: - informazioni generali, - consulenze tecnico-progettuali, - preventivi dei costi di intervento, - indicazioni riguardo agli aspetti energetici, - supporti per una corretta interpretazione della normativa e per l'accesso alle agevolazioni creditizie a disposizione dei Comuni e dei privati per il recupero del patrimonio esistente.

89 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
2. Il settore "analisi e diagnostica" era invece costituito da competenze, attrezzature e strumenti scientifici e oggettivi, necessari a compiere operazioni di rilievo e di osservazione dello stato di degrado di un edificio, cioè analisi di tipo chimico, fisico, strutturale, termografico, fotografico e fotogrammetrico.

90 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
3. L'intervento di recupero vero e proprio era invece curato dal settore "lavoro e costruzione". Esso aveva lo scopo di sostituire il cantiere tradizionale, considerato maggiormente adatto ai lavori di nuova costruzione piuttosto che a quelli di adeguamento e di manutenzione: per questo motivo venivano proposte tecniche per "interventi leggeri", anche tratte da altri settori di impiego (es. interventi di eliminazione dell'umidità per iniezioni capillari, suturazioni di crepe con siliconi), che non richiedessero l'allontanamento degli abitanti dalle loro case durante i lavori.

91 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
4. Infine il settore "informazione e didattica" provvedeva a fornire materiali stampati, fotografie, documenti, attrezzature audiovisive in merito al laboratorio di quartiere e al suo funzionamento, alle problematiche dei centri storici in generale, alla normativa e ai piani urbanistici, ai finanziamenti disponibili, ecc.

92 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Dopo l’esperienza di Otranto All'esperienza di Otranto fanno seguito ulteriori sperimentazioni del laboratorio di quartiere - nel 1980 nel quartiere Japigia a Bari, poi a Burano - i cui risultati non sono legati alla possibilità di effettuare interventi di recupero e di manutenzione sugli edifici, ma piuttosto allo svolgimento di un'operazione di "educazione" dei cittadini e delle maestranze rispetto al "bene-casa". Inoltre il laboratorio è diventato la base sperimentale della "impresa di manutenzione della città", una concezione organizzativa dell'impresa teorizzata da Dioguardi nel 1984.

93 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Egli infatti ha posto in particolare evidenza l'importanza della manutenzione intesa come "anello di chiusura di una catena di attività" (Vitarelli, 1990), che ha per oggetto il manufatto edilizio. I costi reali di un edificio sono quelli "globali", comprensivi cioè dell'acquisto e della posa in opera dei materiali, ma anche del "mantenimento nel tempo delle caratteristiche prestazionali richieste a quel materiale" (Vitarelli, 1990). Matura in questo modo l'idea che, anche in ogni città sia necessario costruire una rete di laboratori di quartiere, dislocati ciascuno in una diversa zona o circoscrizione, che facciano capo all'ufficio tecnico, da cui a Roma è ad esempio nata l’idea degli UTC circoscrizionali. Si ricordi, fra l’altro, il ruolo dell’Info Box di Berlino (anche cantiere evento: una finestra sul cantiere), utilizzato come struttura temporanea destinata al confronto di opinioni e a fornire informazioni relative agli interventi messi in atto per la ricostruzione del sito a Potsdamer Platz.

94 L’Infobox di Berlino (progettato da Till Schneider e Michael Schumacher)

95 FORME DI COMUNICAZIONE INTERATTIVA (Sito Web del Comune di Monopoli)
Laboratorio di quartiere in un caso di riqualificazione urbana a Monopoli Per la costruzione del “Contratto di quartiere II”, è stata attivata la progettazione partecipata per mezzo del Laboratorio di Quartiere, ubicato nella scuola M. Jones, ed aperto nelle varie fasi di costruzione del programma, per i residenti ed i genitori degli alunni che frequentano la scuola. A supporto del Laboratorio sono state attivate anche diverse : FORME DI COMUNICAZIONE INTERATTIVA (Sito Web del Comune di Monopoli) CONVENZIONALE Manifesti Presentazione dell’iniziativa Lettere di invito Comunicazione degli incontri Pannelli Comunicati di Tv e giornali locali Indicazione della zona d’intervento e alcune analisi Questionario Contatti con i progettisti

96 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
19 DESIGN GAME Consiste nel progettare un luogo avendo a disposizione una mappa in scala adeguata alla rappresentazione e alla comprensione/partecipazione dei cittadini e una serie di modellini che i partecipanti possono posizionare in modo da formare un loro progetto.

97 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
20 PLANNING FOR REAL E’ un metodo di progettazione partecipata, sviluppato a partire dagli anni '60-'70 dall'Università di Nottingham. L'obiettivo è quello di individuare bisogni e opzioni di intervento su uno specifico contesto territoriale a partire dall'esperienza della comunità locale, individuata come il soggetto che possiede la migliore conoscenza dei problemi del proprio territorio.

98 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Il modello tridimensionale Il punto di partenza è sempre una rappresentazione dell'area d'intervento attraverso un modello tridimensionale, il cui scopo è quello di aiutare gli abitanti a identificare ogni elemento del proprio quartiere e a individuare più facilmente su di esso le opere migliorative che ritengono necessarie. E' importante che le dimensioni e le caratteristiche del plastico stimolino i partecipanti a "mettere mano" al plastico, consentendo loro di riconoscere e di confrontarsi con i luoghi rappresentati.

99 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Ogni persona è chiamata a posizionare sul plastico apposite carte-opzione, ciascuna delle quali indica un intervento migliorativo. E' importante che la fattibilità e la praticabilità di tutte le carte-opzione siano verificate, dal punto di vista tecnico e politico, attraverso una fase di indagine e di outreach. Nel 1998 sulla base delle applicazioni della tecnica Planning for Real è stato elaborato un sistema di consultazione utilizzando una mappa virtuale (GIS) consultabile in internet, che consente la partecipazione dei cittadini senza restrizioni di tempi e di luoghi e garantendo il più completo anonimato.

100 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Costruzione del modello 3D in scala Costruzione di un modello su basi modulari di 50x50 cm. (ad es. polistirolo). I pezzi (edifici, alberi, ecc.) sono in cartoncino e possono essere piegati per poter essere facilmente trasportati. La scala del modello varia, a seconda dell'area in esame, da 1:300/1:500 a 1:50. Le schede per le opzioni I partecipanti scrivono le opzioni sulle schede suddivise per argomento: rosse per il traffico, gialle per l'abitazione, verdi per il verde e l'ambiente.

101 La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti
Priorità delle azioni I partecipanti articolano le opzioni per argomento e per priorità di realizzazione. Valutazione delle opzioni I partecipanti scelgono le opzioni. Nella tabella vengono indicate le opzioni per argomento e con il numero di persone che le hanno prescelte.

102 Modello tridimensionale nel progetto di riqualificazione urbana a Monopoli

103 Modello tridimensionale nel progetto di riqualificazione urbana a Monopoli


Scaricare ppt "La costruzione del piano come processo collaborativo"

Presentazioni simili


Annunci Google