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Scuola media statale DON G. MOROSINI Sezione Ospedaliera Bambino Gesù di Palidoro ANNO SCOLASTICO 2007/08 PROGETTO : Folk & CO Piccola storia del folclore.

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1 Scuola media statale DON G. MOROSINI Sezione Ospedaliera Bambino Gesù di Palidoro ANNO SCOLASTICO 2007/08 PROGETTO : Folk & CO Piccola storia del folclore e delle tradizioni popolari:

2 OBIETTIVI Il progetto è rivolto ai ragazzi frequentanti le sezioni ospedaliere: Opedale Bambino Gesù di Palidoro e le cliniche pediatriche del Policlinico Umberto I° di Roma Si intende suscitare linteresse verso la ricerca delle tradizioni inglesi ed italiane nelle: sagre, feste dei patroni canti, musica, storia del costume, cucina. Obiettivi formativi: Gli elementi di conoscenza che si rileveranno attraverso questo progetto consentiranno di acquisire gli elementi che determinano le tradizioni dei due paesi in esame Obiettivi cognitivi: Cogliere la valenza dei vari linguaggi in una prospettiva interculturale

3 Mappa concettuale : Le tradizioni popolari in Italia e in Europa. Canzoni e balli popolari Storie popolar i Feste popolari Cucina: piatti tradizionali legati allevento Storia del costume: Piccola antologia cronologica curiosità Album fotografico Pensieri dei ragazzi Concetto di folklore Disegni eseguiti dai ragazzi

4 Il folklore Folklore: Le tradizioni popolari e la cultura tramandata nel tempo. Il termine folklore o folclore (dal sassone folk = "popolo", e lore = "sapere"), si riferisce alla scienza che studia le tradizioni arcaiche provenienti dal popolo, tramandate oralmente e riguardanti usi, costumi e leggende riferite ad una determinata area geografica o ad una determinata popolazione. Per Folklore si intendono quindi tutte quelle espressioni culturali comunemente denominate tradizioni popolari. Il Folklore racchiude quindi le usanze e tradizioni che abbracciano i temi del ciclo della vita umana, delle feste e sagre e usanze del calendario, delle dimore rurali, della vita agricola, marinara e pastorale, della letteratura, prosa, drammaturgia, canto, danza e musica, della magia, della superstizione e credenze popolari, della religiosità, dell'arte. Il termine Folklore è usato da molti per indicare esclusivamente quelle rievocazioni recenti antiche feste cittadinesche, sagre, esibizioni di gruppi che cantano e danzano su testi poetici e musicali non sempre con una adeguata preparazione storica e critica: tutto ciò ha diffuso un'erronea idea e una insufficiente valutazione della importanza del Folklore. Il termine comparve la prima volta il 22 agosto 1846 proposito dall'archeologo William John Thoms che l'aveva forgiato unendo due parole antiquate e di origine sassone: folk= popolo, e lore=sapere. Letteralmente, quindi, - sapere del popolo -, il complesso di quelle cognizioni e forme di vita tradizionale proprie delle classi popolari.Il termine inglese ha però trovato forti resistenze là dove è assai vivo il senso della nazionalità e della purezza della lingua. Cosi in Germania si usa il termine Volkskundv, introdotto fin dai primi dell'Ottocento attraverso la letteratura romantica; e vari altri termini troviamo in altri Paesi. In Italia per un certo periodo fu usato dagli studiosi il termine demopsicologia, sostituito poi con demologia; ma il termine che ormai si è imposto da noi (come, del resto anche in Francia, in Spagna, e altrove) è

6 Storia del costume: Curiosità su: Camicia –Mutande-Reggiseno -Labito da sposa – La gonna Si definisce moda la foggia, per lo più d'uso temporaneo, dei costumi, delle acconciature e degli ornamenti sia maschili che femminili. La moda viene a modificarsi continuamente, attraverso i secoli, suggerita da varie considerazioni di clima, di comodità, di economia e soprattutto di eleganza; in questo caso la moda può apparire capricciosa, sperpero inutile di denaro, ed in tal senso fu in varie epoche combattuta sia dalle chiese sia dai moralisti. Più opportune apparvero invece le leggi contro il lusso, contro l'abbondanza esagerata dei costumi e dei gioielli, mentre l'eleganza, che può essere economicamente non dannosa, venne in genere approvata sino a divenire, in alcuni stati moderni, una forma economica

7 curiosità: piccola storia delle mutande Etimologia del termine Sembra che il termine italiano "mutanda" (usato anche al plurale "mutande", inteso come un paio di mutande) derivi dal latino mutandus, gerundio del verbo mutare, che significa "cosa da cambiare" (riferito al fatto che è generalmente consigliato cambiare le proprie mutande almeno una volta al giorno). Anche se può sembrare una spiegazione scherzosa, la somiglianza tra le due parole è tale che sembra non lasciare dubbi sull'origine e sul significato originario del nome. Infatti molti termini moderni vengono dal gerundivo dei verbi: agenda( da ago-agis-egi-actum-agere, cose da fare), faccenda (facio-facis-feci-factum-facere, cose da fare), e tanti altri. il sesso maschile, appena iniziò a coprirsi per ripararsi dal freddo, inventò sin dai primordi della civiltà sorte di pannoloni via via sempre più lunghi, che diedero poi origine a pantaloni prima e mutandoni poi, quello femminile per molto tempo non fece uso della biancheria intima. Il perché è dovuto alla moda dei lunghi vestiti femminili; se erano strettissimi e a tubo, nessun colpo di vento avrebbe potuto giocare brutti scherzi; se erano dotati di larghissime gonne, le tonnellate di sottovesti e crinoline che le sorreggevano erano ugualmente una buona difesa. Le mutande, per molto tempo, sono state dei calzoncini di tela, cotone o seta che le gentildonne non dovevano mai mostrare in pubblico e che venivano nascoste sotto le gonne. Erano due cannoni di stoffa fermati alle caviglie da un volant più o meno elaborato. Agli inizi dellottocento i mutandoni divennero più raffinati arricchendosi di pizzi e ricami. ma il loro uso, anziché essere apprezzato nellEuropa e soprattutto nellInghilterra vittoriana, scatenò scandalizzate proteste..

8 2 I medici dicevano che la stoffa avrebbe impedito il regolare passaggio daria nelle zone nascoste, favorendo malattie e conseguenti disturbi alla procreazione; i benpensanti contestavano il fatto che le donne osassero indossare indumenti fino ad allora riservati ai maschi; i moralisti facevano notare che, con quegli indumenti addosso, le donne avrebbero avuto più libertà di movimento, perdendo compostezza e modestia; i bigotti sottolineavano che le ballerine e le meretrici dalto bordo erano state le prime a utilizzare con entusiasmo gli indumenti intimi. Ma in seguito, con levoluzione del costume e con il fatto che sempre più donne praticavano sport e amavano ballare balli in voga come il valzer e la polka, gran parte delle signore dellalta società cominciarono a infischiarsene del giudizio maschile e ad indossare disinvolte i mutandoni, che venivano sempre più abbelliti nellaspetto con merletti vezzosi. Le mutande, dunque, come un simbolo della emancipazione femminile e della evoluzione dei costumi. Poco per volta, i mutandoni si accorciarono: prima a metà polpaccio, poi sotto al ginocchio, poi a metà coscia. Però il loro utilizzo quotidiano rimase, sino ai primi decenni del Novecento, una prerogativa di nobili e borghesi, mentre popolane e contadine continuavano a considerarle un optional, un lusso senza senso. Poi finalmente, tutte si convertirono. Oggi le mutandine hanno vari tagli e varie forme: dalle culotte (che coprono tutti i fianchi e che sono spesso di tessuti pregiati come la seta), agli slip che sono caratterizzati da una mutandina stretta ai fianchi che taglia trasversalmente la coscia, al perizoma che è uno slip sgambatissimo la cui parte posteriore è ridotta ad una sottilissima striscia di tessuto.

9 Curiosità: storia della camicia La camicia è uno degli indumenti più antichi che ha subito più variazioni nel corso dei secoli restando, però, sostanzialmente, sempre uguale nellimpostazione di fondo. E per questo che è sempre stata, e presumibilmente continuerà ad esserlo, il capo più importante nel guardaroba maschile. Sono almeno dodici secoli che la camicia accompagna luomo nella sua giornata, assumendo nel tempo diversi ruoli e differenti significati: segno di eleganza, simbolo di nobiltà o appartenenza ad uno schieramento politico, dono galante o diplomatico. Insomma, luso quotidiano della camicia lha resa elemento indispensabile del "vestire civile". La sua importanza si può desumere anche dai tanti modi di dire, più o meno salaci, giunti a noi sin dal Duecento, di cui la camicia è protagonista. "Nato con la camicia" che sta ad indicare un uomo estremamente fortunato, oppure "rimasto in camicia" come ultimo bene del povero prima della rovina completa o, ancora, lespressione del gergo popolare "sono culo e camicia" che sta a significare unamicizia stretta ed intrigante fra due persone. Infine "sudare sette camicie" che esprime la fatica per ottenere un qualsivoglia risultato, è unespressione che, documentata nelle cronache del Trecento forse deriva dal conteggiare alla servitù, insieme al salario di pochi soldi, una o due camicie di tela grezza. E così, da antiche cronache, risulta essere la camicia "dono damore"; le fanciulle le ricamavano e poi le donavano allo sposo come dono di nozze. Nel periodo rinascimentale invalse luso tra i cavalieri che partecipavano ai tornei di indossare sulla corazza una camicia donata dalla propria dama. Al termine veniva restituita quale messaggio damore se indossata dal vincitore, quale messaggio di morte, se macchiata del sangue dello sconfitto. Narrano ancora cronache medioevali che i Genovesi donassero ai mercanti orientali, in visita alla Repubblica, camicie di lino finissimo ed altre in "tela dOlanda" da portare al Khan di Tartaria. La camicia, così, diviene strumento diplomatico e nello stesso tempo oggetto di piacere. Ma, purtroppo, in alcuni casi dolorosi, diviene strumento di sofferenza, come nel XVI secolo, durante la caccia alle streghe, in cui fu in voga la "camicia ardente", che, intrisa di zolfo, veniva fatta indossare ai condannati al rogo, fino a giungere a tempi non troppo remoti con la ben nota "camicia di forza".

10 -2- camicia, così, diviene strumento diplomatico e nello stesso tempo oggetto di piacere. Ma, purtroppo, in alcuni casi dolorosi, diviene strumento di sofferenza, come nel XVI secolo, durante la caccia alle streghe, in cui fu in voga la "camicia ardente", che, intrisa di zolfo, veniva fatta indossare ai condannati al rogo, fino a giungere a tempi non troppo remoti con la ben nota "camicia di forza". la camicia è stata usata dagli uomini per sottolineare le differenze di classe. Tra il XVI ed il XVII secolo segni di questa distinzione sono il giustacuore senza bottoni, la veste slacciata, la scollatura a V ed ancora i candidi polsini che distinguevano il signore dal lavoratore in quanto chi li indossava non aveva certo modo di sporcarsi le mani. La camicia, poi, negli ultimi centocinquanta anni ha assunto anche un significato politico a seconda del colore che più si allontanava dal bianco. Basta ricordare le gloriose "camicie rosse" dei garibaldini, quelle azzurre dei nazionalisti italiani e dei Franchisti spagnoli; quelle nere mussoliniane e quelle brune naziste, di cattiva memoria. Altresì non possiamo dimenticare il movimento dei "descamisados" sudamericani che si vollero chiamare così per sottolineare la loro disperata mancanza di tutto e la Guayabera di Cuba, divenuta un vessillo della nomenklatura politica. Anche la camicia ha avuto unantenata: è la tunica romana (tunica interior) di lino, nel suo colore naturale, provvista di maniche, che appare in Roma nei primi anni del III secolo d.C. Si tratta di un indumento ampio, fermato da una cintura e che si indossa direttamente sulla pelle infilandolo dalla testa.

11 -3- che i barbari arrivati con le loro scorrerie nei territori romani, stanchi e sporchi, oltre al piacere delle terme apprezzassero quello di indossare la tunica interior. A definire le sue caratteristiche stilistiche, poco ci aiutano le fonti iconografiche dellepoca, perché scarsissime. Più esaurienti si presentano le fonti scritte. Dal Codice Barese, ad esempio, è possibile rilevare la presenza della camicia nella vita quotidiana delle diverse classi sociali. Essenzialmente linterula maschile era un indumento lungo sino a metà coscia con maniche larghe, tagliate in un solo Le lunghe migrazioni dal Nord al Sud che contraddistinguono lAlto Medioevo, le guerre, le invasioni, determinarono sicuramente il successo della "interula" romana, la camicia. Sembra infatti pezzo, che arrivavano sino ai polsi. Il tessuto usato è di solito una tela di lino, dal più pesante al glizzum sottilissimo fino alla trasparenza, da cui deriva il nome "glizzinae" che sta ad indicare, appunto, le camicie che furono indossate anche da Carlo Magno e dai cavalieri della sua corte. E per finire, nemmeno la gastronomia ha potuto sottrarsi al fascino di questo indumento: nasce così l"uovo in camicia", un raffinato modo per cuocere le uova. Candido e lucente, lalbume avvolge il tuorlo come una camicia e, come sempre, il bello sta nellaprire questo involucro.

12 Curiosità: la storia del reggiseno Il seno femminile ha avuto numerosissime avventure nel passare dei secoli. Prima I busti hanno strizzato il seno e torturato la vita, poi é arrivato un accessorio molto più comodo, il reggiseno. La prima scollatura della storia o forse la più audace, la indossavano le Cretesi. Elle avevano un corsetto che sosteneva il seno evidenziandolo e tenendolo completamente scoperto, stiamo parlando del secondo millennio A.C.. Nel primo millennio. le donne indossavano una piccola striscia di stoffa spesso rossa, che arrotolavano sotto il seno, era chiamata Apodesmo. Un incrocio di nastri sotto la tunica sosteneva e avvolgeva il seno nel periodo dell' impero romano. Lo Stato Romano riteneva i seni flosci intollerabili. Per secoli dopo la caduta dell'impero Romano il seno scompare. Le donne barbare lo lasciavano libero sotto la veste o la tunica Tornerà l'esigenza del reggiseno nel 1200, quando arrivano, abiti aderenti che sottolineano la figura. Nasce così il corsetto che durerà quasi fino ai nostri giorni. Nel XIII secolo la scollatura é nascosta da un triangolo di tessuto denominato "tassello". E' solo alla fine del medioevo che la sagoma del corpo può finalmente mostrarsi e si scopre l' inizio del seno. Le donne portavano una larga cintura sotto il petto per risaltare la forma del seno e renderlo più importante. Il secolo XVII lo troviamo pieno di sermoni che andavano contro le nudità del seno, ma allo stesso tempo la scollatura é sempre più profonda, iniziò anche l' uso delle stecche di balena, per sostenere i busti.

13 -2- Un' acerrima nemica del reggiseno fu Madame Tallien che nel 1759 era la regina della moda a Parigi. Il secolo XIX è stato un periodo molto pudico, ma negli abiti da sera non si rinuncia alla scollatura. A volte i vestiti delle nobil donne, per sostenere il seno, venivano cuciti addosso al mattino e scuciti la sera, questo perché gli eccessi del corsetto spesso arrivavano al parossismo. La prima che smise l' uso dei corsetti fu Madama Cadolle, a Parigi, che nel 1907 sospese il seno con due bretelle, lei fu la prima a cucire un reggiseno. Un appassionato di aereonautica nel 1944 creò nel reggiseno un rinforzo, per far sembrare più grandi le misure del seno. E' il 1994 quando viene lanciato il reggiseno più famoso e più utilizzato ancora oggi il Wonder Bra, è il reggiseno delle meraviglie che aiuta anche i seni meno grandi, ad apparire bellissimi e più voluminosi, ha inizio così la nuova era della biancheria intima.

14 Labito da sposa Semplici i costumi dei popoli più antichi, pur nella ricchezza del materiale, delle colorazioni e dei monili. Gli Egiziani portavano un corto gonnellino, una gonna più lunga le donne, poi ricoperta da una sopravveste trasparente; sul capo un fazzoletto rigato, piegato rigidamente dietro alle orecchie. Simile, almeno nelle sue linee generali, il costume degli altri popoli dell'antico Medio Oriente mentre nella Grecia classica appare una moda più armoniosa; le vesti erano in realtà assai semplici, il peplo per gli uomini e il chitone, più lungo, per le donne. Sopra di questo l'"imation" o il "pallio" o la "clamide" che venivano drappeggiati con la massima eleganza. Nel tardo Medioevo e nel primo Rinascimento: per gli uomini il farsetto o giustacuore, i calzoni di maglia attillati, normalmente a due colori, le lunghe pantofole, i vari copricapi; per le donne un abito lungo, dalla scollatura rotonda, una sopravveste senza maniche, variamente ornata ed il tipico cappello a cono poi abolito perchè considerato "diabolico Molto fastosa la moda rinascimentale, con indumenti di ogni genere: tipiche tra gli uomini le brache larghe e la giubba, quest'ultima dalle maniche tagliate in modo da far vedere la ricca fodera, e poi robe, roboni, lucchi, cappe, palandrane e tabarri; per le donne una gonna larga, il corpetto (falda) sul busto a stecche, la camicia ricamata ed infine la ricca zimarra. In questo periodo è l'Italia a dettare legge nel campo della moda, ma nei secoli successivi questo primato passa ad altri popoli, meno legati alle rigide disposizioni della Controriforma che ispirano costumi più severi e più semplici; nel '600 è specialmente il severo abito nero ravvivato solo dal candido, enorme colletto a pieghe, la gorgiera

15 -2- Chi dirigerà la moda internazionale sarà da questo momento la Francia, specialmente nel secolo XVIII che rappresenta il culmine dell'eleganza sia maschile che femminile. E' il periodo dei ricchi guardinfanti (paniers) delle signore, della redingote, del gilet, delle culottes di seta o raso abbondantemente ornate dei felici regni dei Luigi di Francia. Al periodo del tutto negativo in materia di eleganza della Rivoluzione si contrappongono poi le svenevolezze delle "mervelleusses" e degli "incroyable" del Direttorio e le forme classicheggianti dell'età napoleonica. E' nell'800 che si stabilizza quella che sarà poi, salvo modificazioni dettate solo da una più dinamica forma di vita, la foggia della moda moderna: l'abito femminile, abolita le soverchie ornamentazioni e gli inutili rigonfiamenti, accorciato per permettere maggiore libertà di movimenti, non presenta sostanzialmente, se si eccettua la novità relativamente recente del tailleur di foggia maschile, nessun elemento spiccatamente originale. Lo stesso dicasi per l'abito maschile nel quale scompaiono, o si modificano profondamente, alcuni accessori, come ad esempio il cappello e la cravatta, mentre l'abito nel suo complesso, non viene ad assumere mai forme particolarmente nuove.abito femminile

16 Storia della gonna Le gonne, che ora toccano di nuovo terra, al contrario acquistano volume e rotondita, e per sostenerle in questa loro crescita nasce la crinolina, una sottogonna rigida in crine intessuto con fili di lana o seta. 1856/1866 In questo decennio le gonne si allargano a dismisura arrivando a raggiungere anche i sette metri di circonferenza. Per permettere di sostenere un tale volume le sottogonne rigide del periodo precedente vengono sostituite da gabbie di fili metallici leggere e pratiche che permettono una maggiore agilita di movimento nonostante il volume degli abiti. Le gabbie sono poi ricoperte ancora da una o piu' sottogonne di tessuto per ammorbidirne le forme e dare una migliore silhouette allabito.Per lasciar spazio al volume delle gonne, la vita degli abiti si sposta leggermente in alto. Il corpetto e comunque ancora aderente e le maniche piu comuni sono a pagoda, ampie dal gomito in giu e indossate su sottomaniche in battista spesso ricamate. I decori piu comuni sono geometrici con abbondanti applicazioni di passamanerie alle maniche e in fondo alla gonna. La sera, per il ballo, le scollature sono ampie e a cuore con maniche cortissime spesso accompagnate da guanti altrettanto corti che quindi lasciano le braccia nude. La grande quantita' di tessuto necessario a confezionare le amplissime gonne fa si' che spesso per ununica gonna vengano confezionati due corpetti, uno da giorno e uno da sera da usare alternativamente.

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20 Il carnevale Storia Carnevale in toscana Carnevale a Castrovillari Dolci

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22 Il carnevale è una festa che si celebra nei paesi di tradizione cristiana (ed in modo particolare in quelli di tradizione cattolica) nel periodo di tempo immediatamente precedente alla Quaresima;festacristianacattolicaQuaresima I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi; in particolare l'elemento più distintivo del carnevale è la tradizione del mascheramento. Benchè facente parte della tradizione cristiana, i caratteri della celebrazione carnevalesca hanno origini in festività ben più antiche che, ad esempio nelle dionisiache greche e nei saturnali romani, erano espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell'ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza. Etimologicamente la parola carnevale deriva dal latino "carnem levare", popolarmente tradotto "carne-vale" o "carnasciale", perché anticamente indicava il banchetto di abolizione della carne che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima.

23 -2- In quanto immediatamente precedente alla Quaresima, il periodo della celebrazione varia di anno in anno, mentre la durata della festa può variare a seconda della tradizione dei paesi da una settimana a qualche mese. sagre in onore di Bacco, dio del vino e della vita. Le "Grandi dionisiache" dal tono particolarmente orgiastico, si tenevano tra il 15 marzo ed il 15 aprile, mese di Elafebolione, in Atene, e segnavano il punto culminante del lungo periodo carnevalesco.BaccoGrandi dionisiacheorgiastico15 marzo15 aprileAtene I "Saturnali" furono, per i Romani, la prima espressione del carnevale[1] e gradualmente, perdendoSaturnaliRomani[1]

24 -3- I "Saturnali" furono, per i Romani, la prima espressione del carnevale [1] e gradualmente, perdendoSaturnaliRomani [1] Le prime manifestazioni che ci ricordano il carnevale nel mondo risalgono a 4000 anni fa. Gli Egizi, furono i primi ad ufficializzare una tradizione carnevalesca, con feste, riti e pubbliche manifestazioni in onore della dea Iside, che presiedeva alla fertilità dei campi e simboleggiava il perpetuo rinnovarsi della vita.EgiziIside Il carnevale greco veniva celebrato, invece, in varie riprese, tra l'inverno e la primavera, con riti e l'iniziale significato rituale, assunsero la chiara impostazione delle feste popolari, i cui relitti sopravvivono nelle tradizioni di varie zone della penisola italica [2], soprattutto nel meridione e nelle Isole.invernoprimavera [2] Le feste in onore di Saturno, dio dell'età dell'oro, iniziavano il 17 dicembre e si prolungavano dapprima per tre giorni e poi per un periodo più che raddoppiato corrispondendo all'epoca dell'annuale ciclo delle nostre feste natalizie e, per il loro contenuto, al nostro carnevaleSaturno17 dicembre

25 -4- aratteristica preminente dei "Saturnali" era la sospensione delle leggi e delle norme che regolavano allora i rapporti umani e sociali. Donde l'erompere della gioia quasi vendicativa della plebe e degli schiavi e la condiscendenza del patriziato, che si concedevano un periodo di frenetiche vacanze di costumi e di lascivia di ogni genere. Erano giorni di esplosione di rabbia e di frenesia incontrollata, di un'esuberanza festaiola che spesso degenerava in atti di intemperanza edi dissolutezza. La personificazione del carnevale in un essere umano o in un fantoccio risale, invece, al Medioevo.legginormeschiavipatriziatoesuberanza festaiolaMedioevo Ne furono responsabili i popoli barbari che, calando nei paesi mediterranei, determinarono una sovrapposizione, o meglio una simbiosi, di usi e di costumi, assorbiti quindi dalla tradizione locale, che ne ha tramandati alcuni fino ai giorni nostri, mentre altri si sono fatalmente perduti durante il lungo ed agitato andare del tempoLa personificazione del carnevale in un essere umano o in un fantoccio risale, invece, al Medioevo.barbariMedioevo Ne furono responsabili i popoli barbari che, calando nei paesi mediterranei, determinarono una sovrapposizione, o meglio una simbiosi, di usi e di costumi, assorbiti quindi dalla tradizione locale, che ne ha tramandati alcuni fino ai giorni nostri, mentre altri si sono fatalmente perduti durante il lungo ed agitato andare del tempo.barbari./.

26 -5- La Chiesa cattolica considera il tempo di Carnevale come momento essenziale di riflessione e di riconciliazione con Dio. Si celebrano le Sante Quarantore (o carnevale sacro), che si concludono, con qualche ora di anticipo, la sera dell'ultima domenica di carnevale.Chiesa cattolicatempo di CarnevaleSante Quarantore Il Carnevale ha termine il martedì grasso, giorno che precede il mercoledì delle Ceneri, quando ha inizio la Quaresima. Un'eccezione è data dal carnevale di Borgosesia che prevede un'appendice nei giorni di inizio della Quaresima con la festa detta del Mercu Scurot.mercoledì delle Cenericarnevale di Borgosesia Quando c'è il carnevale si costruiscono tanti carri quante sono le borgate della citta ed è noto il carnevale in Brasile che dura una settimana consecutivamente.

27 CARNEVALE A CASTROVILLARI un'alunna che è ricoverata presso l'ospedale ci ha raccontato delle manifestazioni che si svolgono nella sua città: CASTROVILLARI in provincia di Cosenza. la manifestazione più importante è il Carnevale di Castrovillari che nel 2008 festeggerà il 50° anniversario. durante questa settimana (31 gennaio -6 febbraio) sfileranno i carri e i gruppi mascherati, coordinati dalla pro-loco. Molto suggestiva è l'incoronazione di Re Carnevale. Si mangiano le chiacchere, e si cantano le canzoni popolari A questa manifestazione partecipano anche dei gruppi folcloristici di musica folk.

28 DOLCI TOSCANI la schiacciata alla fiorentina è un tipico dolce di FirenzeFirenze che non ha niente a che vedere con la schiacciata salata tradizionale.schiacciata Questa torta viene fatta tradizionalmente durante il periodo di Carnevale.tortaCarnevale Caratteristica peculiare è il disegno del giglio simbolo di Firenze che viene fatto al centro con la polvere di cacao, mentre tutt'intorno vi è sparso lo zucchero a velo.gigliocacao zucchero a velo Esiste in diverse varianti e può essere riempita con panna montata, glassa o crema di cioccolato. Questo tipo di dolce non deve superare i 3cm di altezza quando cotto e deve rimanere morbidissimo. Solitamente viene cotta in mezza teglia tipo quelle utilizzate per la pizza a taglio

29 Carnevale in toscana Berlingaccio è una festa che si celebra a Firenze e nei comuni limitrofi il "giovedì grasso" ovvero il giovedì precedente l'ultimo giorno di carnevale.Firenzegiovedì grasso carnevale Il termine potrebbe derivare dal tedesco "bretling" (tavola), dal latino per+ligere nel senso di mangiare gustosamente o, sempre dal latino, berlengo (tavola, mensa). Tutti i significati riportano tuttavia alla tavola, al cibo e in particolare ai dolci che era uso mangiare per questa festa. Oltre alla schiacciata alla fiorentina che comunque è dedicata più a tutto il periodo carnevalesco in genere, il dolce tipico di questa festa è il berlingozzo. Dedicato a tale festa anche una maschera con lo stesso nome e un verbo, "berlingare", con il significato di divertirsi e spassarsela a tavola ( citato da poeti cinquecenteschi). Per sottolineare la voglia e, in un certo senso, l'obbligo di far festa e di abbuffarsi con qualsiasi ). Per sottolineare la voglia e, in un certo senso, l'obbligo di far festa e di abbuffarsi con qualsiasi tipo di cibo, è d'uso il detto "per Berlingaccio chi non ha ciccia ammazzi il gatto!"schiacciata alla fiorentinaberlingozzocinquecenteschi

30 Sagre e feste Castrovillari gruppi folcloristici agosto ROMA Festa de noantri ROMA Festa de noantri luglio Gubbio festa dei ceri Gubbio festa dei ceri maggio La festa della Candelora La festa della Candelora febbraio Bacco nelle gnostre Bacco nelle gnostre novembre

31 Ad agosto a Castrovillari c'è una grande manifestazione annuale di gruppi folcloristici provenienti da ogni parte del mondo. Uno sguardo anche alla cucina: PIATTI TIPICI maccaroni a ferretto ( con sugo) lagane e ceci ( pasta fatta in casa con legumi) vecchiaredde ( palline di pasta di pane cresciuta fritte) ciotareddde o dolce della sposa ( pasta a forma di rombo con vino cotto)

32 LA FESTA DE NOANTRI Anche Roma ha la sua festa tradizionale E la festa dellestate e degli abitanti di Trastevere, uno dei più bei quartieri di Roma. La festa è de noantri in opposizione a …voantri che abitate in altri quartieri… Le origini della festa sono avvolte dalla leggenda: si racconta, infatti, che attorno al 1535, dopo una furiosa tempesta, nei pressi della foce del Tevere, fu rinvenuta da alcuni pescatori una statua della Vergine Maria, scolpita in legno di cedro. La Madonna fiumarola fu donata ai carmelitani (da qui il nome Madonna del Carmine) della chiesa di San Crisogono a Trastevere. Divenuta così la madonna protettrice dei trasteverini la statua fu sistemata in un oratorio. Da qui, ogni anno, il primo sabato dopo il 16 luglio, la statua della Vergine, ricoperta di gioielli e abiti preziosi,veniva portata in processione per le strade del rione fino alla chiesa di San Crisogono, dove rimaneva per otto giorni (lottavario delladorazione) per tornare poi nella chiesa di SantAgata.

33 -2- Per un lungo periodo dei baldi giovanotti detti anche cicoriari, perché raccoglitori di cicoria a Campoli, un paese nei pressi di Frosinone, nelle due processioni portavano a spalla la pesante macchina sulla quale era sistemata la statua. In seguito fu istituita una speciale confraternita detta dei portatori che ogni anno si contendevano il privilegio di portare la Madonna, versando per questo ingenti somme di denaro. Le centinaia di persone che seguivano la processione si riversavano poi nelle strade, dove erano sistemati dei tavolini, per mangiare e bere vino. Numerosi erano anche i venditori di cocomeri, grattachecche e fusaje. Nel tempo la festa si è trasformata ed accanto agli eventi religiosi si alternano oggi spettacoli, iniziative culturali e passeggiate tra banchetti di dolciumi, giocattoli, artigianato e piccole curiosità. Uno spettacolo pirotecnico conclude i festeggiamenti

34 La festa dei ceri L'Alzata dei Ceri avviene in Piazza Grande. Qui si da il via alla cerimonia con le autorità, ed al suono del Campanone viene aperto il portone del Palazzo con il successivo montaggio dei Ceri. Successivamente vengono lanciate le brocche ed alzati i Ceri da posizione orizzontale a verticale. I ceri poi compiono le girate intorno al pennone Nella fase pomeridiana intorno alle 18:00, dopo la benedizione del Vescovo, inizia la vera e propria corsa dei Ceri. I tre Ceri corrono per la calata dei Neri attraversano Corso Garibaldi fino a raggiungere la prima sosta di 15 minuti in Via Cairoli.

35 Calata dei Ferranti e quartiere di S.Martino Calata dei Ferranti e quartiere di S.Martino Nel secondo tratto i ceri affrontano la discesa di via Mazzatinti poi proseguono in pianura per Piazza 40 Martiri. Infine arrivano in cima a Via dei Consoli attraversando il quartiere di S.Martino ed effettuando un'altra sosta di 15 minuti circa. La Calata ed il Corso La Calata ed il Corso Nella fase pomeridiana intorno alle 18:00, dopo la benedizione del Vescovo, inizia la vera e propria corsa dei Ceri. I tre Ceri corrono per la calata dei Neri attraversano Corso Garibaldi fino a raggiungere la prima sosta di 15 minuti in Via Cairo.

36 Il Sindaco da il via ai campanari di suonare sventolando un fazzoletto bianco. I ceri effettuano le girate intorno al pennone, passano per Via XX Settembre ed affrontano il primo e secondo buchetto fermandosi per una sosta davanti alla porta di S.Ubaldo Rappresenta l'ultimo tratto di corsa. I ceri affrontano gli stradoni del Monte fino ad arrivare alla Basilica di S.Ubaldo

37 LA CANDELORA Avvenimento celebrato per la presentazione di Ges ù Cristo al Tempio di Gerusalemme Chiamata anche Presentazione del Signore, Purificazione di Maria Il 2 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la Presentazione del Signore, popolarmente chiamata festa della Candelora, perch é in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti", come il bambino Ges ù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.

38 Eritrea: un piatto tipico In ospedale abbiamo conosciuto un ragazzo di nome Gianmarco che avendo un padre di origine Eritrea ci ha parlato di alcuni aspetti tipici di questo paese: musica, cibo, costumi. Gianmarco era molto entusiasto di raccontare un tipo di cibo che si chiama "zichinì": è un sugo fatto di carne, pomodoro, molto peperoncino, che si mette sopra ad un foglio di pasta spessa; essendo molto piccante ci si beve insieme uno sciroppo dolce.

39 Preparazione dello Zichinì Zighinì Eritrea Ingredienti (per 5 persone): 500gr polpa di manzo 500gr cipolle 1 scatola di concentrato di pomodoro berberè olio sale Cos'è il berberé? Un insieme di spezie, finemente polverizzate, la cui base è il peperoncino. Più il berberè è rosso scuro, più sono state aggiunte spezie. Preparazione60 minuti Soffriggere le cipolle tagliata a fettine sottili in olio di oliva fino a doratura della cipolla, aggiungere la carne di manzo tagliata a dadolini e lasciare rosolare la carne. Aggiungere il pomodoro diluito con un poco dacqua e lasciare cuocere per altri 5 minuti sempre a fuoco lento ed avendo cura di rimestare con frequenza; condire con berberè, aggiungere un poco dacqua e lasciare cuocere per circa 50 rimestando continuamente aggiungendo eventualmente altra acqua. Lo Zighini si può fare anche con carne di pollo o di agnello, sempre tagliate a pezzetti e lasciata cuocere molto. Questa è la ricetta dello Zighinì, piatto nazionale di tutto il Corno dAfrica.

40 BACCO NELLE GNOSTRE Ogni anno ritorna la danza gioiosa del vino: profumi, sapori e colori della Puglia, e della Murgia dei trulli e delle grotte. Come da tradizione, nel centro storico del paese di Noci, si svolge la sagra "Bacco nelle gnostre: vino novello e caldarroste in sagra"; le strade di Noci le caratteristiche "Gnostre", sono piene di turisti, ornate di luci e magnifici colori che ravvivano ulteriormente la vita del centro urbano pugliese. Inebriati dal sapore dolciastro del nuovo vino ed accompagnati dai sapori dei caldi piatti delle tavole, i partecipanti a questa festa si abbandonano ad un percorso tortuoso che esplora, andando per gnostre, i ricordi del passato. Sensazioni che ripercorrono la cultura del vino, dalle viti agli uomini, nella gioia della festa popolare. Cantastorie, giocolieri, musicisti, gruppi folk, animano la serata in compagnia del "pane caldo" dei poveri: le caldarroste. I colori e soprattutto i profumi dell' autunno, che non ha esitato a bussare alle porte, dipingeranno di festa il paese, regalando agli ospiti, sempre più numerosi, il caloroso abbraccio di una terra di tradizioni antiche e di sapori forti.vino novello

41 LE GNOSTRE DI NOCI -BARI Le gnostre sono piccoli spazi che si aprono nel centro antico di Noci,in provincia di Bari, tra le viuzze che lo caratterizzano. La loro peculiarità è la presenza di tre lati chiusi e di un solo lato aperto verso la strada principale. Sono dei vicoli chiusi che sfruttano l'interspazio tra le abitazioni circostanti per determinare un'area che è al tempo stesso semi-pubblica e semi-privata. In esse, durante le calde serate d'estate, gli abitanti del Centro Storico usavano (e ancora usano) sedersi e chiacchierare. Oggi costituiscono lo scenario privilegiato per le numerose manifestazioni enogastronomiche che caratterizzano la cittadina. Nelle Gnostre si celebrano varie sagre popolari alcune tipiche del paese di Noci.Noci

42 La Festa di Halloween Halloween (corrispondente alla vigilia della festa cristiana di Ognissanti) è il nome di una festa popolare di origine pre-cristiana che ha origine nel mondo celtico, quindi prevalentemente in Scozia e Irlanda (ma più in genere nelle Isole Britanniche). Oggi Halloween è una festa diffusa in tutto il mondo anche per effetto del fenomeno della globalizzazione. Le sue origini antichissime affondano nel più remoto passato delle tradizioni europee: viene fatta infatti risalire al 4000 a.C. quando le popolazioni tribali usavano dividere l'anno in due parti in base alla transumanza del bestiame. Nel periodo fra ottobre e novembre la terra si prepara all'inverno ed era necessario - allora come adesso - ricoverare il bestiame in luogo chiuso per garantirgli la sopravvivenza alla stagione fredda: è questo il periodo di Halloween. Si celebra il 31 ottobre.

43 Halloween (some information in English) Halloween, or Hallowe'en, is a holiday celebrated on the night of October 31. Traditional activities include trick-or-treating, Halloween festivals, bonfires, costume parties, visiting "haunted houses", carving jack-o-lanterns, and viewing horror films. Halloween originated from the Pagan festival Samhain, celebrated among the Celts of Ireland and Great Britain. Irish and Scottish immigrants carried versions of the tradition to North America in the nineteenth century. Other western countries embraced the holiday in the late twentieth century. Halloween is now celebrated in several parts of the western world, most commonly in Ireland, the United States, Canada, Puerto Rico, and the United Kingdom and occasionally in parts of Australia and New Zealand.Great Britain

44 More about Halloween! The term Halloween (and its alternative rendering Hallowe'en) is shortened from All-hallow-even, as it is the eve of "All Hallows' Day", also which is now known as All Saints' Day. It was a day of religious festivities in various northern European Pagan traditions, until Popes Gregory III and Gregory IV moved the old Christian feast of All Saints' Day from May 13 to November 1. In the ninth century, the Church measured the day as starting at sunrise, in accordance with the Florentine calendar. Although All Saints' Day is now considered to occur one day after Halloween, the two holidays were, at that time, celebrated on the same day. Liturgically, the Church traditionally celebrated that day as the Vigil of All Saints, and, until 1970, a day of fasting as well. Like other vigils, it was celebrated on the previous day if it fell on a Sunday, although secular celebrations of the holiday remained on the 31st. The Vigil was suppressed in 1955, but was later restored in the post-Vatican II calendar. Many European cultural traditions, in particular Celtic cultures, hold that Halloween is one of the liminal times of the year when spirits can make contact with the physical world, and when magic is most potent (according to, for example, Catalan mythology about witches and Irish tales of the Sídhe).

45 Alcuni ragazzi che hanno partecipato al progetto, sono stati invitati a riflettere sulle loro conoscenze ed esperienze musicali. Lutenza dei degenti è prevalentemente del centro sud e questo ha evidenziato una cultura delle tradizioni alquanto simile fra di loro. E emerso quindi un sapere ottenuto con recite scolastiche o per feste di paese. Come ballo è conosciuto da tutti LA TARANTELLA Quindi è emersa la necessità di saperne di più e di seguito ve ne diamo i risultati. Inoltre abbiamo pensato con i ragazzi di inserire come sottofondo musicale la tarantella!!!! Clicca per ascoltare un esempio di Tarantella >>

46 LA TARANTELLA Con il termine tarantella, detta anche còrea, vengono definite alcune danze popolari dell'Italia meridionale, in tempo veloce, in metro di 6/8 e per lo più in modo minore. Alcune tipologie hanno una metrica con dei fraseggi melodici e ritmici in 4/4 (una sestina ogni movimento, su bpm da 60 a 90); alcune pizziche, la pizzica scherma, alcune varianti peloritane ed agrigentine presentano fraseggi completi in 4, e, soprattutto, 16 movimenti. danze Diffusa tra la popolazione in Campania, già tra il Trecento e il Quattrocento. La trasposizione "colta" più famosa è probabilmente quella composta per pianoforte da Gioachino Rossini, intitolata La danza, che fu arrangiata per esecuzione orchestrale, insieme ad altri brani pianistici di Rossini, da Ottorino Respighi nel secolo XXI per il balletto La boutique fantasque, coreografato da Léonid Mjasin per i Ballets Russes di Serge Diaghilev.CampaniaTrecento QuattrocentoGioachino RossiniOttorino RespighiLéonid Mjasin Ballets RussesSerge Diaghilev Il nome deriverebbe dalla tarantola o Lycosa tarentula, un ragno velenoso diffuso nell'Europa meridionale.tarantolaLycosa tarentularagnoEuropa meridionale Si riteneva che il veleno del ragno provocasse fenomeni di convulsione, per cui chi ballava questa danza sembrava morso dalla tarantola: da qui il nome "tarantella".veleno Secondo altre interpretazioni deriverebbe invece dalla città di Taranto o dal fiume Tara.TarantoTara

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48 Tarantismo Il tarantismo o tarantolismo è considerato un fenomeno isterico convulsivo, proveniente da antiche culture popolari. In base ad alcune credenze dell'Italia meridionale, sarebbeItalia meridionale provocato dal morso di un ragno chiamato taranta (probabilmente dal nome della città diragnotaranta TarantoTaranto, nel cui territorio é tuttora diffusa la tarantola mediterranea Ischnocolus). Iltarantola mediterranea tarantismo comporterebbe una condizione di malessere generale e una sintomatologia sintomatologia psichiatricapsichiatrica simile all'epilessia. I sintomi sarebbero offuscamentoepilessia dello stato di coscienza e turbe emotive. Lycosa tarentula Secondo la leggenda la tarantola con il suo morso provocherebbe delle crisi isteriche, il cuimorso unico rimedio sarebbe una danza purificatrice, perchè ballando a lungo si eliminavano le tossine del veleno. Ancora oggi sono diffuse espressioni scherzose o di rimprovero del tipo "Ti ha morso la tarantola?" rivolte soprattutto a bambini vivaci o persone particolarmente irrequiete. Il tarantismo ha generato una forma musicale ed un ballo detto pizzica o tarantella, e inpizzicatarantella questa forma ha perso il legame con la religione e la superstizione, vivendo di vita propriareligionesuperstizione Questa forma musicale recentemente è stata ripresa anche da autori internazionali.

49 Storia ; Il tarantismo si connotò come fenomeno storico religioso che caratterizzò l'Italia meridionale e in particolare la Puglia fin dal Medioevo; visse un periodo felice fino al XVIII secolo, per subire nel XIX secolo un lento ed inesorabile declino. Le vittime più frequenti del tarantismo erano le donne, in quanto durante la stagione della mietitura, le raccoglitrici di grano erano maggiormente esposte al rischio di essere morsicate da questo fantomatico ragno.PugliaMedioevoXVIII secoloXIX secolograno Attraverso la musica e la danza era però possibile dare guarigione ai tarantati, realizzando un vero e proprio esorcismo a carattere musicale. Ogni volta che un tarantato esibiva i sintomi associati al tarantismo, dei suonatori di tamburello, violino, organetto, armonica a bocca ed altri strumenti musicali andavano nell'abitazione del tarantato oppure nella piazza principale del paese. I musicisti cominiciavano a suonare la pizzica, una musica dal ritmo sfrenato, e il tarantato cominciava a danzare e cantare per lunghe ore sino allo sfinimento. La credenza voleva infatti, che mentre si consumavano le proprie energie nella danza, anche la taranta si consumasse e soffrisse sino ad essere annientata. Alla leggenda popolare può essere in realtà legata anche una spiegazione strettamente scientifica: il ballo convulso, accelerando il battito cardiaco, favorisce l'eliminazione del veleno e contribuisce ad alleviare il dolore provocato dal morso del ragno e di simili insetti. Non è quindi da escludere che il ballo venisse utilizzato originariamente come vero e proprio rimediedio medico, a cui solo in seguito sono stati aggiunti connotati religiosi ed esoterici.musicadanzaesorcismo tamburelloviolinoorganettoarmonica a boccastrumenti musicalipizzica

50 -2- Come spesso accade per i rituali a carattere magico e superstizioso, anche a questa tradizione si cercò di dare una "giustificazione" cristiana: così si spiega il ruolo di San Paolo, ritenuto il santo protettore di coloro che sono stati "pizzicati" da un animale velenoso, capace di guarire per effetto della sua grazia. La scelta del santo non è casuale poiché una tradizione vuole che egli sia sopravvissuto al veleno di un serpente nell'isola di Malta.San PaolograziavelenoserpenteMalta Il tentativo di cristianizzazione del tarantismo non riuscì però completamente. Infatti, durante la trance le donne tarantate esibivano dei comportamenti di natura oscena, ad esempio mimando rapporti sessuali oppure orinando sugli altari. Per questi motivi la chiesa di San Paolo di Galatina (LE), dove i tarantati venivano condotti a bere l'acqua sacra del pozzo della cappella, venne sconsacrata e San Paolo da santo protettore degli avvelenati cominciò ad essere ricordato come il santo della sessualità.tranceGalatinaLE Il fenomeno del tarantismo si è andato progressivamente estinguendo, ed è sopravvissuto esclusivamente in determinate zone del Salento. Esso era diffuso nelle province di Lecce, Brindisi, Taranto e probabilmente anche nel sud barese e nella provincia di Matera. Per quanto riguarda l'alto Salento, pare che il culto di San Paolo non fosse molto diffuso, ma il tarantismo aveva conservato maggiormente il carattere pagano. Quando la persona afflitta dal morso si riteneva guarita, si usava fare un corteo, chiamato tarantolesco: si tornava accompagnati dai musici sul posto dove la persona riteneva di essere stata pizzicata e lì compiva l'ultimo ballo per quell'anno.SalentoLecceBrindisiTarantoprovincia di Matera

51 -3- Il rituale Il rituale del tarantismo coniuga alcuni elementi del paganesimo, caratteristici delle società antiche, ed elementi della religione cattolica.L'esorcismo inizia quando il tarantato avverte i primi sintomi del tarantismo e chiede che vengano i musicisti a suonare la pizzica. Al suono della musica il tarantato comincia a scatenarsi in una danza sfrenata che in questa fase del rito serve a determinare da quale tipo di taranta è stato avvelenato (ad esempio, si distinguono la "taranta libertina", la "taranta triste e muta", la "taranta tempestosa", la "taranta d'acqua").ritualepaganesimoreligione cattolicapizzica La taranta poteva essere anche indentificata con i serpenti o gli scorpioni. Dopo questa fase diagnostica comincia una fase "cromatica" in cui il tarantato viene attratto dai vestiti delle persone da cui è circondato (spesso dei fazzoletti), il cui colore dovrebbe corrispondere al colore della taranta che ha iniettato il veleno. Tale attrazione viene manifestata a volte in modo violento ed aggressivo. Il perimetro rituale non era solo circondato da fazzoletti colorati, ma anche da cose richieste esclusivamente dalla persona tarantata, che potevano essere tini ricolmi d'acqua, vasi di erbe aromatiche, funi, sedie, scale, spade e altro. Inizia quindi una fase coreutica in cui il tarantato evidenzia dei sintomi di possessione che può essere di natura epilettoide, depressiva-malinconica oppure pseudo-stuprosa. Durante questa fase l'ammalato si abbandona a convulsioni, assume delle posture particolari in cui si isola dall'ambiente circostante e può assumere atteggiamenti con cui si identifica con la taranta stessa.serpentiscorpionidiagnosticavelenoacquaerbe aromatiche funisediescalespadecoreuticapossessione epilettoidedepressivamalinconicaconvulsioni

52 -4- Il rituale finisce quando il tarantato calpesta simbolicamente la taranta per sottolineare la sua guarigione dalla malattia.guarigionemalattia La tradizione del tarantismo è in qualche modo sopravvissuta sino ai nostri giorni con la messa-esorcismo del 29 giugno nella chiesa di San Paolo di Galatina.29 giugnoSan Paolo Galatina Tuttavia sono andati progressivamente scomparendo i momenti di partecipazione collettiva e diminuisce sempre di più il numero di persone che si recano alla chiesa per dare luogo al rituale. Il contesto in cui avviene l'esorcismo del resto è radicalmente cambiato: non più la comunità contadina riunita a condividere la stessa esperienza culturale ma solo una folla di curiosi e visitatori lontani dall'atmosfera culturale del rito. Negli ultimi anni ha preso piede la rappresentazione teatralizzata e rievocativa della danza delle tarantate, da parte di alcuni gruppi musicali e associazioni culturali. Grazie a questa riproposta culturale, il fenomeno del tarantismo ha raggiunto un vasto pubblico anche fuori dai confini dell territorio del sud Italia.danza


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