La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La COMUNICAZIONE NONVERBALE

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "La COMUNICAZIONE NONVERBALE"— Transcript della presentazione:

1 La COMUNICAZIONE NONVERBALE
PSICOLOGIA MEDICA A.A. 2010/2011 L'APPROCCIO BIOPSICOSOCIALE NELLA PRATICA CLINICA La COMUNICAZIONE NONVERBALE Prof.ssa Christa Zimmermann Prof.ssa Lidia Del Piccolo Dr.ssa Claudia Goss Dipartimento di Sanità Pubblica e Medicina di Comunità Sezione di Psichiatria e Psicologia Clinica

2 PRESENTAZIONE ALCUNE DEFINIZIONI SIGNIFICATO EVOLUTIVO DELLA CNV
EMOZIONI e CNV CNV NEL CONTESTO SANITARIO attenzione a: la relazione con l’anziano, la gestione dell’aggressività e del paziente non collaborante

3 Principi organizzatori del sistema di segni (grammatica)
DEFINIZIONE COMUNICAZIONE Interazione tra almeno due agenti mediata da segni condivisi e dallo stesso repertorio di regole semiotiche Principi organizzatori del sistema di segni (grammatica) Rappresentazioni della realtà che sottendono un significato per gli agenti coinvolti Il repertorio di segni e regole semiotiche può essere: esplicito (gli agenti sono consapevoli del significato che esprimono) implicito (i segni influenzano gli agenti, ma l’inviante non è sempre consapevole dei segnali che invia e di come questi possano essere decodificati dal ricevente)

4 PAUL WATZLAWICK ET AL. (1968) PRAGMATICS OF HUMAN COMMUNICATION
E’ impossibile non comunicare (anche il silenzio è comunicazione) Il contesto è parte integrante della comunicazione contribuendo a definirla – l’interazione medico-paziente è fortemente contesto dipendente. Ciascun messaggio comporta 2 canali distinti: verbale e non-verbale. Mediante il non-verbale vengono comunicati desideri, affetti e sentimenti (aspetti impliciti dell’interazione) Ogni messaggio tra due persone dice qualcosa in termini di contenuto ma anche sulla relazione tra le due persone (meta-livello)

5 ANALISI DEL MESSAGGIO Contenuto Relazione Verbale Non-verbale
“Ok, va bene” Contenuto Relazione ”espressione di accordo” accordo Verbale distacco Non-verbale disappunto Se comunicazione non-verbale e verbale sono in contrasto, la CNV è adottata come parametro per definire la qualità della relazione, condizionando anche la lettura del contenuto.

6 DEFINIZIONE COMUNICAZIONE NON VERBALE:
Ogni comportamento intenzionale o no in cui i segni e le regole semiotiche coinvolte nel processo di codifica e decodifica siano di natura non verbale: espressività del volto: contatto visivo, sguardo, motilità dei muscoli facciali movimenti del corpo: gesto, contatto, postura uso di oggetti: abbigliamento aspetti paralinguistici: tono della voce, ritmo, attivazione fisiologica.

7 CNV: INTERFACCIA TRA NATURA E CULTURA
Parte integrante dell’evoluzione filogenetica e ontogenetica. Il comportamento di relazione implicante il riconoscimento durevole fra conspecifici coincide con la comparsa del cervello limbico. In assenza del cervello limbico si hanno comportamenti predatori, di accoppiamento sessuale, esploratori e di difesa del territorio privi di relazioni sociali durevoli e riconoscimento reciproco. (MacLean, 1984)

8 Sistema Limbico Il sistema limbico comprende alcune regioni del diencefalo e del telencefalo che “coordinano le afferenze sensoriali con le reazioni corporee e le necessità viscerali” (Papez 1958) e che “rappresentano il luogo di origine delle emozioni”(Fulton 1951). Il sistema limbico (archipallio) ha connessioni con le aree neocorticali che ne modulano l’intensità e il significato. Il Sistema Limbico è costituito da formazioni grigie tra loro unite da importanti fasci di connessione. Le formazioni grigie del sistema limbico sono la corteccia del cingolo, il giro ippocampale, l’ippocampo, parte del nucleo amigdaloideo, i nuclei del setto pellucido, i nuclei mammillari dell’ipotalamo, il complesso nucleare anteriore del talamo. I principali fasci di connessione tra tali formazioni grigie sono il fornice, la stria terminale ed il fascio mammillo-talamico. Le aree del sistema limbico concorrono, nel loro insieme, a due funzioni fondamentali della vita animale, quella della preservazione dell’individuo e quella della preservazione della specie. Per preservazione dell’individuo si intendono le reazioni emotive, la paura, i fenomeni detti di “attacco e fuga”. Relativamente alla funzione di preservazione della specie(funzione riproduttiva)il sistema limbico controlla il comportamento sessuale. Lesioni di alcune aree del sistema limbico possono determinare impotenza, ipersessualità e deviazioni nel comportamento sessuale. Altra importante funzione del sistema limbico è quella di partecipare ai processi di memorizzazione. In particolare le strutture limbiche sarebbero deputate allo stabilirsi della traccia della memoria recente. Lesioni del circuito ippocampo-fornice-mammillo-talamico (il cosiddetto circuito di Papez) determinano la sindrome di Korsakoff, caratterizzata clinicamente da una completa amnesia degli eventi appena accaduti e dal ricordo normale delle esperienze passate. La sindrome di Korsakoff si presenta nei traumatizzati cranici, negli alcolisti e nei dementi senili.

9 Emozione definizione dal latino “ex-movere” - reazione affettiva molto intensa, caratterizzata da : - una configurazione caratteristica (es. rabbia, gioia…) che usa il corpo come teatro (Damasio, 2000) - indotta da uno stimolo esterno (evento, oggetto che attiva i sensi) / interno (evocazione di un’immagine, alterazione neurochimica) - che induce dei cambiamenti sia sul piano fisiologico che cognitivo (in relazione a scopi e credenze)

10 LE PRINCIPALI EMOZIONI
Le emozioni di base Paura/ansia Rabbia Tristezza Gioia Disgusto Sorpresa Emozioni secondarie o sociali Invidia Colpa Vergogna Gelosia Pena Delusione Disprezzo Ekman, P. & Friesen, W. V (1969)

11 Emozioni e motivazioni
Grazie alle funzioni e alle strutture del sistema limbico compaiono motivazioni primarie (es. attaccamento) che in presenza delle risposte ambientali (es. accudimento) consentono di stabilire diverse relazioni con i conspecifici – le emozioni costituiscono il segnale della qualità di tali relazioni paura→ ricerca di vicinanza, attaccamento; affetto → accudimento rabbia → attacco-difesa

12 Antecedenti evolutivi
Durante lo sviluppo, già nelle prime fasi evolutive, sono gli aspetti procedurali legati all’espressività del volto e dello sguardo, della vocalizzazione e del tono posturale che attivano specifici “schemi emotivi” (Bucchi, 1997) e rendono esplicite forme precoci di intersoggettività (Stern, 2004). Si tratta di un’ attitudine innata (essendo osservabile già poche ore dopo la nascita, in assenza di specifici apprendimenti e universalmente presente) Riguarda: la regolazione reciproca in termini di coordinazione (dimensione temporale, sincronizzazione, auto ed etero regolazione comportamentale) la sintonizzazione (dimensione affettiva).

13 SIGNIFICATO EVOLUTIVO DELLA CNV
Alla nascita la comunicazione è prevalentemente nonverbale e implicita. Insieme di sistemi predisposti alla decodifica della CNV: NEURONI SPECCHIO CORRISPONDENZA TRASMODALE MECCANISMI DI COORDINAZIONE RECIPROCA REATTIVITA’ A STATI EMOTIVI PROLUNGATI

14 Neuroni specchio Nella scimmia i neuroni specchio sono stati localizzati nella circonvoluzione frontale inferiore e nel lobulo parietale inferiore. Nell'uomo, oltre ad essere localizzati in aree motorie e premotorie, si trovano anche nell'area di Broca e nella corteccia parietale inferiore. Predisposizione innata a comprendere le intenzioni dei conspecifici “sulla base di un processo di simulazione automatico e immediato” (Embodied simulation, Gallese, 2001; Kerr, 2008) per “risonanza” nel sistema senso-motorio dell’osservatore (Rizzolatti et al., 2001) Azione->intenzione->stati mentali associati (proposizionali). I neuroni specchio si attivano sia quando il soggetto copie l’azione, sia quando la osserva. Congruenza tra attivazione area motoria e visiva. Rappresentazione dell’atto motorio nelle sue diverse possibilità (es. afferrare) -> attivazione della rappresentazione motoria dello scopo (i neuroni specchio si attivano anche quando l’azione non è conclusa alla vista) Movimenti privi di significato per l’osservatore non attivano i neuroni specchio. Schulte-Rüther et al., 2007

15 CORRISPONDENZA TRASMODALE
Studi sulla corrispondenza trasmodale (Meltzoff et al., 1985, 1990, 1993, Fields et al., 1982, Fields e Fox, 1985; Trevarthen, 1993) – capacità di riprodurre atti motori. Meltzoff e collaboratori (1985, 1990, 1993), hanno evidenziato il trasferimento trasmodale che ha luogo durante l’imitazione precoce, per cui i neonati, già 42 minuti dopo la nascita, sono in grado di imitare le espressioni del volto di un adulto, grazie alla corrispondenza tra ciò che vedono e le sensazioni propriocettive provenienti dalla muscolatura del volto. Tale fenomeno di “corrispondenza transmodale” tra diverse informazioni percettive, costituisce, secondo gli autori, la premessa per la coordinazione tra stati interni ed esterni, di cui fanno parte primariamente i contesti relazionali. Fields e collaboratori (1982, 1985) hanno dimostrato come un neonato esposto ad un volto umano che esprime una data emozione, atteggia la propria mimica facciale (prima di ogni altra esperienza di tali emozioni) in modo tale da esprimere esattamente quell’espressione emozionale.

16 COORDINAZIONE Coordinazione del ritmo vocale tra caregiver e infante (Trevarthen et al. 1979, 1993, 1997; Jaffe et al., 2001 e Beebe et al. 1988, 1992, 2000). Il ritmo interpersonale delle prime vocalizzazioni influenza lo stato di arousal del bambino A sua volta l’arousal è modulato con l’auto-contatto, il distogliere lo sguardo, la restrizione o accentuazione dell’espressività (Beebe e Lachmann, 2002) -> co-regolazione Primitiva forma di aspettativa sull’altro (matrice dell’ esperienza dell’”essere in relazione con l’altro”). Analogie nell’interazione tra adulti (Beebe et al., 1988; Jaffe e Feldstein, 1970, George et al. 2008) Il bambino, è in grado di regolare il proprio stato di attivazione (arousal) modulandolo attraverso l’auto-contatto, il distogliere lo sguardo, la restrizione o accentuazione dell’espressività (Beebe e Lachmann, 2002). In questo modo modifica implicitamente la qualità dell’interazione contribuendo a co-regolarla (Fogel, 1992) e ricava informazioni sull’affidabilità (attaccamento sicuro), intrusività (impossibilità a sottrarsi alla relazione, attaccamento insicuro-resistente) o inaffidabilità (assenza o discontinuità della relazione, attaccamento insicuro-evitante) di chi si prende cura di lui (Beebe e Lachmann, 2002).In analogia con quanto osservato nei primi mesi di vita, Beebe et al. (1988, 2000) hanno rilevato come i pattern di coordinazione temporale siano simili nel corso della vita, individuando analogie tra la coordinazione dei dialoghi pre-verbali madre-infante e il ritmo verbale durante l’interazioni tra adulti. Nello specifico, durante lo scambio faccia a faccia tra adulti, la regolazione delle pause e dello scambio dei turni verbali tende ad appaiarsi, per cui si osserva un’influenza bidirezionale tra i due interlocutori e la durata delle pause di uno tende a predire quelle dell’altro (Beebe et al., 1988). In un altro studio che coinvolgeva coppie di studenti inizialmente estranei tra loro, Jaffe e Feldstein (1970) hanno rilevato una correlazione diretta tra il grado di appaiamento delle pause del discorso e la percezione di calore e similarità nelle coppie interagenti.

17 REATTIVITA’ A STATI EMOTIVI
Variazioni neurofisiologiche in neonati posti di fronte a diverse espressioni emotive (Davidson e Fox 1982, Dondi et al. 1999) Il riconoscimento delle emozioni attiva correlati cognitivi e stati edonici di malessere/benessere. Le prime forme di memoria riguardando la registrazione e il richiamo di schemi viscero-senso-motori ed emozionali alinguistici e tendono a restare sempre attivi. Forma di memorizzazione pre-linguistica.

18 PARADIGMA STILL-FACE (Tronick, 1978, 2008)
Gli Stati affettivi prolungati sono la risultante del continuo interscambio tra processi bio-ritmici di controllo affettivo attivamente auto-organizzati dal neonato e l’effetto che le emozioni espresse dagli altri hanno su tali processi di controllo”. Il perdurare di tali stati determina la qualità positiva/negativa del NUCLEO AFFETTIVO INDIVIDUALE influendo sugli aspetti impliciti della relazione interpersonale Nel momento in cui il processo di regolazione reciproca “cambia con” le variazioni istantanee del partner e produce una corrispondenza e regolazione degli stati interiori (Stern, 1985) si osserva l’emergere di una dimensione affettiva. L’emozione, secondo Stern, trova il suo riscontro nel profilo temporale con cui un fenomeno percettivo si attiva, non può esistere come momento statico. Si forma dalla costante integrazione tra percezione e memoria, implicando per questo un movimento che ricorda la dinamica di una frase musicale, per la quale non è la singola nota a determinare un’emozione o un sentimento, ma la qualità e la sequenza temporale che caratterizza la relazione tra un certo gruppo di note. Tronick (2008) colloca la dimensione affettiva in quelli che definisce “stati affettivi prolungati”. Essi sono la risultante del “continuo interscambio tra processi bio-ritmici di controllo affettivo attivamente auto-organizzati del neonato e l’effetto che le emozioni espresse dagli altri hanno su tali processi di controllo durante gli abituali scambi socio-emozionali” (p. 219). Gli stati affettivi prolungati perdurano nel tempo e “presentano caratteristiche critiche temporali come la vischiosità (nel senso che quando il bambino, come l’adulto si trova in un certo stato affettivo è difficile farlo uscire e quando vi riesce prontamente ci ricade), l’impeto, il declino e di nuovo l’innalzamento” (p. 228). Le caratteristiche descrittive degli stati affettivi prolungati derivano dall’applicazione del paradigma dello “still-face” elaborato da questo stesso autore (1978). L’esperimento si svolge in tre fasi, la prima di interazione faccia-faccia, la seconda, di due minuti circa, di viso immobile da parte del caregiver, la terza di riunione o di ripresa dell’interazione. Durante la seconda fase i bambini (di età compresa fra 1 e 4 mesi) dapprima tentavano di ritornare all’usuale interazione guardando la madre, ma poi si rendevano pensosi e sospettosi. Il fallimento di tali tentativi li faceva ritirare su se stessi e orientare viso e corpo via dalla madre, con un’espressione accasciata, essendo state violate le aspettative di reciprocità sociale. L’aspetto più significativo è che lo stato di prostrazione tendeva a mantenersi, anche quando la madre tornava all’interazione usuale. Il bambino può memorizzare senza bisogno di consapevolezza autoriflessiva, ad un livello pre-simbolico ed emozionale. In tal senso le emozioni hanno la funzione di organizzatori del comportamento. Ciò che è significativo in questi lavori rispetto al nostro obiettivo è che evidenziano non solo una capacità di lettura delle emozioni da parte dell’infante, legata ai segnali paraverbali della madre, ma come questa lettura alteri a sua volta lo stato interno del bambino e che tale stato tende a perdurare determinando la qualità positiva o negativa del suo “nucleo affettivo”. E’ plausibile ipotizzare che tali meccanismi siano altrettanto attivi nel momento in cui vi è un incontro intimo tra due adulti in interazione, contribuendo a determinare il “clima” relazionale in cui sono immersi.

19 EMOZIONI e CNV CNV e emozioni hanno significato evoluzionistico e mirano alla sopravvivenza dell’individuo: Ricerca e garanzia di protezione (attaccamento) Regolazione dello stato interno dell’organismo in modo da preparalo a reagire alla situazione (biologicamente/culturalmente rilevante). Es. in compiti di riconoscimento delle emozioni la rabbia viene riconosciuta più rapidamente e correttamente rispetto alla tristezza o alla gioia (Montepare, 1987)

20 Attaccamento Un legame di lunga durata, emotivamente significativo, che il bambino sviluppa nei confronti dell' adulto che si prende cura di lui. Diversi concetti: l'attaccamento come legame; i comportamenti di attaccamento, cioè il mezzo tramite il quale viene espresso e mantenuto il legame stesso; il sistema comportamentale di attaccamento, che regola i comportamenti del bambino coordinandoli in vista di uno scopo.

21 Teoria dell’attaccamento: John Bowlby
John Bowlby, psichiatra e psicoanalista inglese. Ottica sistemico etologìco-evoluzionista Bowlby J., Attaccamento e perdita. Vol. 1: L'attaccamento alla madre, Boringhierh Torino, 1976 vol.II: La separazione dalla madre, Boringhieri., Torino, 1978 vol .III : La perdita della madre, Boringhieri, Torino, Secondo Bowlby le interazioni tra madre e bambino (che iniziano già durante la gravidanza, e che vanno dall'abbraccio allo scambio di sguardi, alla nutrizione, alla consolazione ecc.), strutturano ciò che viene definito sistema d'attaccamento, il sistema che guida (anche nella vita adulta) le interazioni e gli scambi relazionali affettivi. lnserita nell'ottica sistemica etologìco-evoluzionista, la teoria dell'attaccamento propone un nuovo modello psicopatologico in grado di fornire indicazioni generali su come la personalità di un individuo cominci ad organizzarsi fin dai primi anni di vita. Pertanto suggerisce nuove strategie terapeutiche e importanti accorgimenti preventivi per quei disturbi psicologici e psichiatrici dovuti ad un rapporto conflittuale del bambino all' interno della sua famiglia d'origine. Benché questa teoria derivi dal contributo di numerosi studiosi, di fatto la si attribuisce a John Bowlby. John Bowlby ha lavorato come ricercatore e docente presso la Tavistock Clinic ed il Tavistock Institute of human relations di Londra. I suoi primi lavori furono pubblicati nel 1940, contemporaneamente ai lavori di Anna Freud, Renè Spitz e altri studiosi che iniziarono ad occuparsi degli effetti della separazione dalla madre nella prima infanzia durante il periodo bellico. Nel 1959 Bowlby fu incaricato dall'OMS per redigere un rapporto sulla salute mentale dei bambini senza famiglia 2. Questo avvenne su richiesta dello psichiatra Ronald Hargreavas allora capo della sezione per la salute mentale della World Health Organization, Ronald Hargreavas, precocemente scomparso, era amico di Konrad Lorenz 3. Probabilmente da queste collaborazioni iniziò la fusione tra I'etologia e la psicoanalisi. Emergevano i primi segni di un nuovo modo di studiare il comportamento umano. Sotto la spinta dell'etologia i dati empirici sino ad allora trascurati dalla maggior parte degli psicoanalisti vennero ripresi in considerazione. Bowlby e Robertson fecero un'indagine sistematica sugli effetti della separazione dalla madre nella prima infanzia e nello sviluppo successivo della personalità. L'opera di John Bowlby iniziata con lo studio del comportamento infantile in situazioni di separazione dalla madre si è estesa fino a formulare un nuovo modello psicopatologico valido anche per le problematiche dell'adulto. I suoi lavori sono racchiusi in una trilogia intitolata "Attaccamento e perdita".

22 Teoria dell’attaccamento: presupposti
La necessità di contatto fisico è un bisogno primario e indipendente da quello relativo al soddisfacimento dei bisogni fisiologici. Il legame di attaccamento madre-figlio è qualcosa di più che l'esito di un rapporto strumentale finalizzato all'ottenimento di cibo da parte del cucciolo. “Con I 'aumentare dell'età e delle occasioni d'imparare, un piccolo nutrito da una madre metallica fornita di biberon non si attacca più a lei, come si potrebbe prevedere in base alla teoria della pulsione secondaria, ma invece si attacca sempre più alla madre di stoffa che non lo allatta”. (Harlow, 1958) Nel 1935 Konrad Lorenz, formulando la teoria dell'imprinting, dimostrò che il comportamento di attaccamento può svilupparsi nelle anatre e nelle oche senza che il giovane animale riceva cibo: "(...) nelle ore successive alla loro schiusa queste giovani creature tendono a seguire qualunque oggetto in movimento che vedono, si tratti di una madre uccello, di una persona, di un pallone o una scatola di cartone". Si ritiene verosimile che tale fenomeno si abbia anche nei mammiferi e nell'uomo. Harlow separò delle scimmie dalla madre subito dopo la nascita, e le allevò poi con dei simulacri di "madre" consistenti o in un cilindro di filo metallico o in uno ricoperto di panno morbido. Il cibo proveniva da una bottiglia che poteva essere applicata ai simulacri; "(….) tutti gli esperimenti mostrarono che "il piacere del contatto provocava comportamenti di attaccamento, il cibo no". Questi dati evidenziano che il piacere del contatto è una variabile importantissima nello sviluppo delle risposte affettive ai surrogati materni e che invece l'allattamento vi svolge un ruolo trascurabile. Con I 'aumentare dell'età e delle occasioni d'imparare, un piccolo nutrito da una madre metallica fornita di biberon non si attacca più a lei, come si potrebbe prevedere in base alla teoria della pulsione secondaria., ma invece si attacca sempre più alla madre di stoffa che non lo allatta. ". In questi esperimenti i piccoli trascorrevano almeno quindici ore al dì in contatto col simulacro di stoffa e soltanto una o due col simulacro di ferro contenente il cibo. Inoltre una di queste piccole scimmie, quando era allarmata, correva subito dal simulacro di stoffa senza cibo e gli si aggrappava. I piccoli allevati con il simulacro metallico fornito di biberon quando si spaventavano non correvano dal simulacro ma stavano fermi senza esplorare. Invece i piccoli allevati col simulacro di stoffa senza biberon, posti in una stanza sconosciuta con giocattoli insieme al simulacro a cui si erano attaccati, esploravano servendosi del simulacro come base sicura a cui tornare ogni tanto; in assenza di tale simulacro invece si spaventavano molto. Per l'uomo si pensa che per il comportamento di attaccamento intervengano fattori analoghi a quelli dei mammiferi. I bambini piccoli godono della compagnia umana, anche nei primi giorni di vita. L'essere presi in braccio, le carezze, il parlar loro li calma e presto guardano con piacere le persone che si muovono. Sia le risposte della lallazione che quelle del sorriso aumentano d'intensità quando l'adulto gli dedica attenzione. Per Schaffer e Emerson le variabili che determinano le figure alle quali i bambini si attaccano sono la prontezza con cui una persona risponde ad un bambino e l'intensità della interazione in cui si impegna col bambino stesso. "(...) recenti lavori sperimentali dimostrano come uno dei modi più efficaci per aumentare le prestazioni di un bambino in qualunque compito che richieda discriminazione o abilità motoria consiste nel ricompensarlo con una risposta di saluto da parte di un altro essere umano".

23 Teoria dell’attaccamento: Caratteristiche
Caratteristiche del legame di attaccamento: a) ricerca di vicinanza fisica alla figura di attaccamento; b) effetto base sicura, cioè l'atmosfera di benessere e sicurezza che il bambino avverte una volta stabilita la vicinanza fisica; c) protesta alla separazione, quando la prossimità diventa impossibile.

24 Teoria dell’attaccamento: variabili
Presenza o l'assenza reale di una figura di attaccamento Fiducia o sfiducia nel fatto che la figura di attaccamento, che non sia realmente presente, sarà disponibile, cioè accessibile e capace di rispondere in modo adeguato in qualsiasi situazione di bisogno. Più l'individuo è giovane, più ha importanza la prima variabile. Fino ai tre anni questa è una variabile dominante. Dopo i tre anni diventano sempre più importanti le previsioni di disponibilità o di non disponibilità. Dopo la pubertà le qualità astratte del rapporto (affetto, fiducia, approvazione) diventano le variabili dominanti.* John Bowlby distingue due variabili: dai primissimi mesi in avanti e poi per tutta la vita, la presenza o l'assenza reale di una figura di attaccamento è fondamentale nel determinare se una persona è o non è allarmata in una qualsiasi situazione potenzialmente pericolosa; una seconda variabile fondamentale è la fiducia o sfiducia nel fatto che la figura di attaccamento, che non sia realmente presente, sarà disponibile, cioè accessibile e capace di rispondere in modo adeguato in qualsiasi situazione di bisogno. Più l'individuo è giovane, più ha importanza la prima variabile cioè la presenza o l'assenza reale; fino ai tre anni questa è una variabile dominante. Dopo i tre anni diventano sempre più importanti le previsioni di disponibilità o di non disponibilità, e dopo la pubertà queste diventano le variabili dominanti - -La formulazione adottata non è altro che un modo di descrivere, in termini compatibili con la teoria dei sistemi, le idee tradizionalmente formulate in termini quali " introiezione di un oggetto" (buono o cattivo) e 'immagine dell'io". Il vantaggio dei concetti da noi adottati sta a nostro giudizio nel fatto che essi permettono una maggiore precisione descrittiva o offrono un quadro teorico che si presta più facilmente al progetto e alla realizzazione di ricerche empiriche". " I1 modello delle figure di attaccamento e il modello dell'io si sviluppano in modo da essere complementari e da confermarsi a vicenda. Così è facile che un bambino che non è stato desiderato non solo si senta non voluto dai genitori, ma pensi anche di essere essenzialmente poco desiderabile cioè di essere non voluto da tutti. Inversamente, un bambino molto amato crescerà facilmente non solo avendo fiducia nell'affetto dei suoi genitori, ma anche fiducioso che pure tutti gli altri lo troveranno amabile. Anche se logicamente insostenibili, queste ipergeneralizzazioni sono tuttavia la regola [sul piano dell’esperienza affettiva individuale]. Inoltre una volta che esse sono state adottate e si sono intessute entro le strutture dei modelli operativi, è facile che in seguito non verranno mai messe seriamente in dubbio".

25 RIASSUMENDO I CNV sono cruciali per l’interazione e definiscono le abilità di base che consentono ai mammiferi, fin dall’infanzia, di comprendere e co- regolare la qualità del rapporto interpersonale in atto. Tali abilità permangono inalterate per tutto il corso dell’esistenza

26 CNV NEL CONTESTO SANITARIO
Sia l’operatore sanitario che il paziente: Sperimentano emozioni Mostrano emozioni Giudicano le rispettive emozioni La qualità della relazione in ambito sanitario si definisce spesso in forma implicita, condizionando l’esito delle cure.

27 CNV NEL CONTESTO SANITARIO
La qualità del rapporto tra paziente e curante si definisce già nel primo minuto di interazione ed è fortemente influenzata dagli aspetti paralinguistici. Tale qualità tenderà a permanere nel tempo (Hall et al. 2009). Thin-slices judgments (Ambady e Rosental, 1992, 2002)

28 Ruolo di specifici aspetti della CNV
Sguardo, contatto visivo Espressività del volto Postura Contatto fisico Prossemica Tono della voce Silenzio, iniziativa Risposta psicofisiologica

29 Uno degli aspetti più studiati della CNV Associato a percezione di
(1) Sguardo, contatto visivo Uno degli aspetti più studiati della CNV Associato a percezione di - Rispetto e genuinità (Kelly e True, 1980) - Empatia (Tepper e Hasse, 1972, 1978, Seay e Altekruse, 1979)

30 Contatto visivo: evidenze
Van den Brink-Muinen et al 2003 Percentuale di contatto visivo tra medico e paziente rispetto alla durata della consultazione in sei stati Europei (2825 GP). 55.2% 35.5%

31 Contatto visivo: evidenze
Effetti positivi (Bensing etal 2005; Zantinge et al 2007) della durata del contatto visivo su: Soddisfazione percepita rispetto alla consultazione. tempo dedicato a parlare di tematiche psicosociali – riconoscimento del disagio emotivo. Effetti negativi (Pieterse et all 2007): Counsling Genetico: durata del contatto visivo associata ad un incremento dell’ansia nel paziente. N.B.: Rapporto tra uso del computer e contatto visivo (McGrath et al. 2007)

32 Spesso associata allo studio delle emozioni
(2) Espressione del volto Spesso associata allo studio delle emozioni

33 Espressione del volto Paul Ekman ricerca sull’universalità delle espressioni facciali connesse a date emozioni. FACS - EMFACS

34 Espressione del volto: evidenze
Gli studi che misurano le azioni facciali (con EMG facciale o con sistemi di codifica) e poi si servono di questionari self-report o di metodi “osservazione-attribuzione” hanno dimostrato che le espressioni facciali: consentono di distinguere le emozioni piacevoli dalle emozioni spiacevoli, ma non di più; informano sull’intensità dell’emozione; possono essere alterate per attenuare o simulare altre emozioni. L’espressione più ambigua è il sorriso; Differenze individuali nell’ ”espressività” facciale (capacità di encoding), nell’abilità di leggere le espressioni facciali (capacità di decoding); lieve ma significativa differenza a favore delle donne.

35 Espressione del volto: evidenze negli anziani1
Ambady et al 2002, Psychology and Aging

36 Espressione del volto: evidenze negli anziani1
Campione di pazienti anziani (>75 a non più in grado di muoversi autonomamente da 2 sett.) 171 (57x3) clips video thin-slices (appariva solo il volto del terapeuta) Valutazioni: ingresso, al termine del ricovero e tre mesi dopo. CNV: sorridere, ridere, aggrottare la fronte, annuire, disapprovare, scrollare le spalle, stare di fronte al pz., guardare altrove, stare seduti. Risultati valutati su: mobilità fisica grado di confusività condizione psicologica (Geriatric Depression Scale, Self-esteem Scale, Will to Function) Ambady et al 2002, Psychology and Aging

37 Espressione del volto: evidenze negli anziani2
Scala delle attività quotidiane Ambady et al 2002, Psychology and Aging

38 Espressione del volto: evidenze negli anziani3
Ambady et al 2002, Psychology and Aging

39 Confronto fra giovani e anziani (n=82) nel riconoscimento di emozioni primarie (rabbia, tristezza, gioia vs espressione neutra) Gli anziani tendono a ad essere meno accurati nel riconoscimento della tristezza, giudicata più spesso come neutra. Più cauti/incerti. Controllo emotivo al fine di sperimentare meno emozioni negative? Le prestazioni migliorano per volti di età simile Aggressività percepita nel modo più accurato da tutti i soggetti, compresi gli anziani (la sensibilità a indici emotivamente rilevanti è precoce e perdura per tutta la vita)

40 (3) Postura Importanza della congruenza

41 Postura: evidenze Evidenze positive e consistenti:
Differenze tra medici capaci di instaurare un buon rapporto rispetto a medici con basso rapporto (Harrigan et al., 1985). I primi: Annuivano di più Mantenevano il corpo in posizione frontale rispetto al paziente (dato confermato da Larsen, rispetto alla soddisfazione percepita dal paziente) Effettuavano movimenti delle braccia simmetrici Incrociavano meno spesso braccia e gambe Coloro che avevano più bassi indici di rapporto si giravano più spesso o si allontanavano con il corpo dal paziente e presentavano più movimenti asimmetrici delle braccia.

42 (4) Contatto fisico Ci sono diversi modi di toccare
Come segnale di conforto (expressive touch) Come parte dell’esame obiettivo (instrumental touch) Come segnale di dominio

43

44 Contatto fisico: evidenze
McCann e McKenna, 1993 hanno evidenziato che con gli anziani il contatto strumentale (visita, pulizia, mobilizzazione) da parte di personale infermieristico è più frequente (142 su 149) con gli anziani che con altri gruppi di pazienti, a discapito del contatto espressivo-affettivo. Ciò è più frequente con pazienti che hanno deficit cognitivi, che faticano maggiormente ad esprimere i loro bisogni (Jenkins & Price, 1996)

45 Contatto fisico: suggerimenti
De Vos (1989) suggerisce di utilizzare un contatto gentile e calmo, evitando movimenti repentini e frettolosi E’ utile accompagnare istruzioni, spiegazioni, richieste, rimproveri o indicazioni al contatto fisico, soprattutto alle mani, alle braccia, alle spalle, alla schiena o ai piedi (Routasalo, 1996) Effetto: calmare e dare senso di protezione (Routasalo & Isola, 1996) – ridurre l’ansia (intensità della frequenza cardiaca, McCann e McKenna, 1993, Kim & Buschmann, 1999)

46 (5) Prossemica 25 medici 50 pazienti (65-89 anni) videoregistrazioni

47 Barriere fisiche Distanza interpersonale Distanza sul piano verticale
Angolo d’interazione

48

49 Risultati “risposta affettiva” => sguardo (66%) e contatto fisico (42%) – Assenza della scrivania tra medico-paziente aumenta la probabilità della “risposta affettiva” (0.66 vs 0.48 durata contatto visivo; 3.6 vs 2.2 contatti fisici) – La “risposta affettiva” è anche influenzata dalla ridotta differenza d’altezza dello sguardo, dalla posizione frontale o ad angolo e dalla distanza interpersonale.

50 (6) Tono della voce Associazione tra il tono di voce di chirurghi e la loro storia legata ad accuse di “malpractice”. I chirurghi che veniavano giudicati più dominanti e poco partecipi sul piano vocale, erano stati più spesso citati in giudizio (Ambady et al 2002) Infantilizzazione: con gli anziani si tende ad aumentare ed esagerare il tono della voce (secondary baby talk – Caporael, 1981)

51 (7) Silenzio, sussurro Quantità di silenzio nelle consultazioni cliniche varia in relazione al contesto culturale (es. Confronto USA – Giappone, Ohtaki et al. 2003). Generalmente il silenzio favorisce l’espressione di contenuti emotivamente rilevanti (Eide et al., 2004; Lane, 2002) Il sussurro richiama l’immagine del segreto, dell’intimità, del desiderio di ascolto e interesse “garantiti” (Cristini e Cesa-Bianchi).

52 (7) Silenzio, sussurro Con gli anziani i medici tendono ad essere più attivi, introducendo per primi gli argomenti di conversazione (stereotipo dell’anziano come meno competente e più dipendente) (Adelman et al., 1992)

53 Ruolo di specifici aspetti della CNV
(8) Risposta psicofisiologica Rossore, macchie sulla pelle Pochi dati Risposta elettrodermica Cortisolo Variazione dell’attività cardiaca

54 Risposta psicofisiologica
Es. Attività elettrodermica In presenza di stimoli emotivamente significativi si ha attivazione del SNA Rilascio di sudore da parte delle ghiandole sudoripare Variazione nella sudorazione si esprime come attività Elettrodermica (EDA)

55 Provocazione: “Mi sembra che ora stia esagerando un po’”
Risposta psicofisiologica: andamento dell’EDA durante una consultazione. Provocazione: “Mi sembra che ora stia esagerando un po’” La risposta di attivazione psicofisiologica si osserva anche se il paziente è cognitivamente preparato. È automatica e involontaria.

56 Risposta psicofisiologica: sincronia
Variazione del battito cardiaco nel paziente e nel terapeuta in relazione alla tensione percepita dal paziente. DiMascio et al 1957 La scala di attivazione del paziente comprende un range più ampio di valori.

57 Risposta psicofisiologica: sincronia
Rispecchiamento del comportamento reciproco Nella comunicazione medico-paziente si associa ad una percezione positiva dell’interazione. Koss & Rosenthal 1997

58 Conclusione Gli aspetti impliciti dell’interazione sono attivi sin dalla nascita e condizionano la regolazione dell’interazione reciproca: coordinazione, arousal, stati affettivi -> clima emotivo della relazione Sono sufficienti brevi frammenti di interazione NV per vederne gli effetti; tali effetti perdurano nel tempo La comunicazione non-verbale è governata da principi di: Reciprocità Simmetria Rispecchiamento.

59 CNV che favoriscono la relazione terapeutica
Non eccessivi e stereotipati (es. sorriso continuato e invariabile, sguardo indagatore, eccesso di contatto fisico): Importante: Postura rivolta verso il paziente, non asimmetrica o chiusa Annuire e sorridere moderatamente Mantenimento del contatto visivo Moderata responsività dell’espressione facciale. Tono di voce rilassato, interessato e caldo.


Scaricare ppt "La COMUNICAZIONE NONVERBALE"

Presentazioni simili


Annunci Google