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Losservazione in educazione Prof. Angelo Lascioli Università di Verona.

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Presentazione sul tema: "Losservazione in educazione Prof. Angelo Lascioli Università di Verona."— Transcript della presentazione:

1 Losservazione in educazione Prof. Angelo Lascioli Università di Verona

2 Vedere, guardare, osservare …

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8 Seguono alcuni brani di Imbasciati A. e Lascioli A. Titolo: Questioni epistemologiche, in Compendio di Psicologia, Piccin, Padova 2005.

9 Oltre il dato di fatto: la crisi del positivismo Il positivismo (da positivo, ovvero che bada alla realt à, alla concretezza, lasciando da parte ipotesi senza fondamento) è un orientamento di pensiero che ha dominato la cultura occidentale nella seconda met à dell Ottocento. Il principale esponente è stato il filosofo e sociologo francese A. Comte ( ).

10 Caratteristiche del positivismo Caratteristica fondamentale del positivismo è l ottimismo scientifico, fondato sostanzialmente su tre principi: l infallibilit à della scienza (considerata massimo stadio dell evoluzione della conoscenza umana); la fiducia assoluta nella ragione e nel metodo scientifico (nell accezione di strumento idoneo a descrivere i fatti cos ì come essi sono, allo scopo di ricavarne leggi necessarie e universali); la credenza nella possibilit à di estendere l indagine scientifica della natura a tutti i campi d indagine (compreso la vita umana e quindi anche la mente).

11 La fede positivistica A causare questa rivoluzione fu specialmente la fede in alcune importanti idee: l unitariet à e regolarit à dell universo, l esistenza di leggi universali e necessarie, la validit à assoluta del metodo induttivo quale forma fondamentale di indagine della realt à empirica, la separabilit à tra quantitativo e qualitativo nell osservazione della natura, nonch é la disgiunzione tra mente e corpo.

12 Il valore assoluto del fatto Oggetto di studio della scienza positivisticamente intesa è il fatto (ovvero ciò che è certo, determinato, stabilito o che è accertato dall'esperienza. Empiricità, oggettività, materialismo e metodo induttivo sono i capisaldi del positivismo, la cui concezione di scienza prevede non tanto la descrizione dei fenomeni quanto la spiegazione degli stessi, tramite leggi fornite di carattere deterministico e universale. Lo schema logico di questo metodo, di tipo esplicativo, è detto «nomologico-deduttivo con legge di copertura»: ciò che si deve spiegare (explanandum), sia esso un fatto singolo o una categoria di fatti o ricorrenze, è deducibile necessariamente da leggi generali (explanans), che implicano logicamente il fatto particolare da spiegare.

13 Elementi di criticità Partiamo innanzitutto dal nucleo della concezione positivistica, ovvero il principio secondo cui non si dà scienza se non del fatto, e chiediamoci se esiste un qualcosa di conoscibile come tale, cioè qualcosa che si presenta allosservazione così come è realmente. Il buon senso induce a ritenere che tutto ciò che possiamo conoscere o osservare, non può che essere conosciuto e osservato da qualcuno che lo vuole conoscere e quindi, dal proprio punto di vista, lo osserva. È già evidente da questo semplice ragionamento che non è possibile venire a contatto con alcunché se non tramite una mediazione: se non altro quella degli organi di senso, e quindi della percezione, di colui che si pone nellottica di voler osservare qualcosa (e ciò è già un processo di selezione della realtà). La conoscenza quindi, in quanto atto di un soggetto intenzionato a conoscere, è intimamente connessa a questa soggettività che, come tale, è sospesa ai mezzi, agli scopi ed ai limiti con cui viene a realizzarsi.

14 Continua … Eppure, per quanto ciò possa apparire scontato, quando si parla di conoscenza scientifica non ci si avvede che anche in questo caso valgono questi limiti. Un esempio: secondo il senso comune, il termine obiettivo, se riferito ad un giudizio, evoca il significato di giudizio ben ponderato, fondato su dati certi e quindi scientificamente valido. Si tende quindi a dare per scontata la possibilit à che la realt à, sotto la forma della conoscenza scientifica, si presenti al soggetto cos ì qual è senza alcun tipo di mediazione.

15 Quindi? Ma allora, a cosa si deve fare riferimento quando si dice di alcunch é che è qualcosa di oggettivo? E cosa intendere quando si dice che una certa indagine è obiettiva? Al di l à di ogni possibile risposta non si può che fare sempre riferimento ad una soggettivit à oggettivizzante o obiettivizzante che, proprio a partire da se stessa, dai propri intenti e limiti, evidenzia il dato di ciò che le si pone contro.

16 A proposito di neutralità È infondata lipotesi che possa esistere unosservazione pura, che permetta di conoscere un oggetto così come esso è, non contaminata né da colui che osserva né dallo strumento con cui la si compie. Loggettività pura non esiste. Coloro che ritengono che conoscenza scientifica significhi conoscenza oggettiva (senza soggettività), incappano in unillusione: la presunta neutralità dellosservazione. Secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg, la relazione di osservazione è sempre contaminata, e tale contaminazione non é eliminabile né completamente prevedibile, e ciò impedisce sia lesatta determinazione che la perfetta oggettivazione della realtà.

17 Ogni dato è mediato Esisterà sempre uno iato tra oggetto osservato e quello che postuliamo essere loggetto assoluto. A volte tale iato è evidente, altre volte esiguo e sottile: ma sempre incolmabile. In ogni processo conoscitivo ci sono sempre strumenti, in primis la mente dellosservatore e il linguaggio con cui egli si può esprimere. Con mente dellosservatore includiamo i suoi sensi: è infatti ingenuo pensare che la percezione mediata dagli apparati sensoriali sia obiettiva; la percezione è sempre un risultato di processi mentali e come tale non riproduce una realtà così come essa è ma ne media la conoscenza al soggetto. Ogni dato è sempre mediato.

18 In conclusione Possiamo pertanto dire che «le descrizioni osservative non aderiscono direttamente alle cose o agli eventi, ma sono piuttosto interpretazioni di cose e eventi, e dipendono, in quanto tali, da una struttura dassunzioni propria di una determinata comunità linguistica» e culturale (Lanfredini 1995, p. 127): che, de facto, le condivide. Ciò impone di pensare loggetto scientificamente osservato non come un ob-iectum (cosa reale che sta di fronte allosservatore) ma come un inter-iectum (entità che è il frutto della mediazione tra la cosa reale e gli apparati, gli strumenti e le tecniche teorico-metodologiche adottate per conoscerla).

19 Seguono alcune riflessioni sul significato dellosservazione in educazione Vedi: Larocca F., Lo sguardo pedagogico, Azione mirata, FrancoAngeli, Milano 2003; Lascioli A., La formazione educativa delloperatore di comunità terapeutica: una ricerca sul campo, Operativamente educativi, Ferrari A., Lascioli A., FrancoAngeli, Milano 2005.

20 Osservare leducazione Lanalisi dellazione che educa, mette in evidenza il fatto che è proprio lintenzione delleducatore volta allincremento di sviluppo umano delleducando, a caricare di significati educativi i diversi segmenti che, nel loro insieme, costituiscono lagire educativo. Inoltre, dal momento che ogni azione educativa si sviluppa allinterno di una relazione tra soggetti, e che la qualità di tale relazione diviene a sua volta variabile decisiva del successo dellazione stessa, si evidenzia come lintenzionalità delleducatore debba per ovvie ragioni sapersi costituire allinterno della medesima relazione educativa, attraverso specifiche capacità di incontro con laltro.

21 Continua… Nell analisi dell azione che educa, si evidenzia che l intenzionalit à educativa deve fare i conti non solo con la qualit à della relazione, ma anche con la soggettivit à dell educando che, se non per analogia, è per definizione ignota. Il chi e il cosa si sta educando, avviene che si scopra nel mentre si educa. E in questo caso è proprio l azione che educa ciò che pone in evidenza all educatore, come pure all educando, l oggetto stesso dell agire educativo.

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