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L’insegnamento strutturato 10 Dicembre 2007. Insegnamento Strutturato: imposto materiale, obiettivi, regole, costruisco un setting appropriato Incidentale:

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1 L’insegnamento strutturato 10 Dicembre 2007

2 Insegnamento Strutturato: imposto materiale, obiettivi, regole, costruisco un setting appropriato Incidentale: sfrutto la motivazione del bambino per creare occasioni di apprendimento

3 DTT Significa Discrete trial Training, ovvero apprendimento per prove distinte

4 Cos’è una prova distinta? I bambini con autismo sono facilitati nell’apprendere se l’insegnamento avviene in un contesto ed attraverso un presentazione dell’attività piuttosto strutturata; La prova distinta è la sequenza di SD (stimolo discriminatorio), R (risposta), conseguenza

5 Qualche esempio:

6 SD: “Mi passi la giacca?” R: il bambino porge la giacca all’operatore C: “grazie d’avermi dato la giacca, sei stato bravissimo!”

7 SD: “Fai il puzzle” R: il bambino completa il puzzle sul tavolo C: l’operatore accende il video e gli dice che è stato super bravo!

8 SD: “conta i pennarelli” R: “uno, due, tre, quattro.. Sono quattro” C: “bene, sono proprio quattro! Ecco la musica, la accendiamo!”

9 SD: “Come ti chiami?” R: “Luca” C: “E’ vero, bravissimo! Prendi una patatina”

10 Caratteristiche dell’SD L’Sd è lo stimolo discriminatorio che induce il bambino alla risposta, la precede e fa in modo che venga emessa; Può essere un’istruzione verbale o semplicemente il mettere davanti al bambino un compito da completare.. Se l’Sd non ci fosse la risposta non potrebbe essere emessa ed ancor meno “pretesa”

11 Coma va data l’istruzione verbale?

12 Tono neutrale L’istruzione verbale va data in tono neutrale: se infatti l’operatore utilizzasse particolari intonazioni il bambino potrebbe discriminare la richiesta che gli è stata fatta con maggiore difficoltà; Il tono dell’istruzione deve essere differente dal tono usato quando invece il bambino viene rinforzato.

13 Che parole utilizzare L’istruzione deve essere composta da poche parole, per evitare che una frase più estesa del necessario non sia chiara; Le parole da utilizzare nell’istruzione, a meno che non si sia deciso di generalizzare l’SD, devono essere concordate dall’equipe che opera con il bambino e tutti devono attenersi alla stessa formula verbale per facilitare l’apprendimento

14 Pensate a cosa potrebbe succedere se: Volessimo insegnare a Mauro a toccarsi la testa su istruzione; L’operatore Marco glielo chiedesse dicendo “Toccati la testa” in tono neutrale; L’operatore Michele glielo chiedesse ridacchiando e dicendo “Ehi Michele, fammi vedere se ti sai toccare la testa per favore..”

15 LA RISPOSTA

16 La risposta emessa deve essere la stessa con tutti gli operatori: Ovvero essere stata concordata tra le persone che operano con il bambino; ad es. abbiamo deciso che all’istruzione “come ti chiami?” il bambino deve rispondere “Mi chiamo Mauro Guido”; Se un operatore si accontentasse della parola “Mauro” ed un altro pretendesse la frase “Mi chiamo Mauro Guido”, il bambino potrebbe confondersi e smettere di rispondere achi gli chiede uno sforzo maggiore

17 La risposta deve essere immediata La risposta emessa deve arrivare entro tre secondi da quando abbiamo emesso l’istruzione verbale; Pensate a quanto tempo impiegate a rispondere ad una qualsiasi domanda che vi viene fatta.. Non più di un secondo; Non è naturale che il bambino emetta una risposta con ritardo.

18 Suggerire risposte sbagliate o che tardano ad arrivare Se entro i tre secondi stabiliti la risposta richiesta non arriva, l’operatore dovrà suggerirla; Se la risposta arriva, ma non è corretta, l’operatore dovrà suggerire la risposta corretta

19 Serve a.. Suggerire sempre le risposte corrette serve a promuovere un insegnamento senza errori; Il bambino che ha maggiore successo è un bambino che lavorerà con più piacere ed acquisirà più velocemente le abilità insegnate.

20 LA CONSEGUENZA

21 Le conseguenze: Incrementano o mantengono il comportamento se si tratta di rinforzi; Mettono in estinzione o decrementano il comportamento se si tratta di punizioni.

22 Dovremmo sempre metterci nella condizione di rinforzare risposte corrette o suggerite, ma mai di punire!

23 COME INSEGNARE A FILIPPO A DISCRIMINARE UN BICCHIERE SU RICHIESTA QUANDO SUL TAVOLO SONO PRESENTI ALTRI OGGETTI

24 I FASE Sul tavolo c’è solo il bicchiere SD: “bicchiere” R: se Filippo non mi porge il bicchiere lo aiuto Conseguenza: lo rinforzo anche se ho suggerito la risposta corretta Continuo a chiedere “Bicchiere” fino a quando Filippo non sarà in grado di darmelo in maniera indipendente, riproponendo quindi la sequenza di cui sopra: SD: “bicchiere” R: Filippo mi porge il bicchiere C: rinforzo

25 II FASE Filippo è ora in grado di darmi il bicchiere se sul tavolo è presente solo il bicchiere stesso Metto sul tavolo un altro oggetto, che chiamo distrattore ed indico con DT1 Chiedo a Filippo di darmi il bicchiere riproponendo la stessa sequenza di prima, ma in presenza di un altro oggetto, ad esempio una penna: SD: “Bicchiere” R: Filippo mi porge il bicchiere C: lo rinforzo

26 Se nella II fase Filippo mi porge il DT1: SD: “Bicchiere” R: Filippo mi porge la penna (DT1) Gli faccio vedere cosa deve fare, correggo la risposta ad esempio facendogli posare la penna, prendere il bicchiere e dicendo “Questo èil bicchiere, bravo!”, quindi arrivando comunque a rinforzarlo

27 Cos’è il DT? Il distrattore è l’elemento che complica la prova, ma che non viene richiesto; Il distrattore può essere qualcosa di noto o di sconosciuto al bambino, fa la differenza il fatto che io non glielo chieda; Nel caso descritto Filippo avrebbe potuto conoscere o non conoscere la parola “penna”, non importava ai fini della prova

28 III FASE Filippo è in grado di darmi il bicchiere se sul tavolo è presente anche un DT; Introduco un secondo distrattore (DT2), ad esempio una mela o una scarpa Sul tavolo sono presenti una mela, una penna e il bicchiere, chiedo a Filippo il bicchiere e plasmo le sue risposte per farmi dare l’oggetto giusto

29 La mela, la penna ed il bicchiere cambiano posizione sul tavolo? Generalmente gli oggetti sono allineati ed equidistanti; All’inizio posso facilitare il bambino mantenendo invariata la posizione del bicchiere, ma poi avrò bisogno di cambiare il posto degli oggetti per accertarmi che abbia capito quale deve darmi; Quando cambio la posizione degli oggetti avrò probabilmente bisogno di dargli un suggerimento perché è molto probabile che abbia memorizzato semplicemente dove era il bicchiere e mi porga l’oggetto nella medesima posizione.

30 IV FASE Filippo riesce a darmi sempre il bicchiere su richiesta se sul tavolo ci sono tre oggetti allineati, anche se cambia la loro posizione (a centro, a destra, a sinistra); Sono certa che conosca la parola “Bicchiere?” No, non lo sono. Finora l’ho condizionato a darmi il bicchiere più che ad ascoltare la parola esatta, pertanto è molto probabile che gli chieda di darmi la banana e mi consegni il bicchiere!

31 Come fare ad arrivare ad una discriminazione? Due ipotesi: Il bambino non conosce altre parole e non sa porgere altri oggetti oltre al bicchiere Il bambino conosce perfettamente le parole “banana” e “macchina” e riesce a consegnarmi una delle due su richiesta anche se sono entrambe presenti sul tavolo

32 Se il bambino non conosce altre parole.. Devo ripetere lo stesso insegnamento avvenuto per “bicchiere” per un altro oggetto, ad esempio “palla”; Devo insegnargli a discriminare “bicchiere” da “palla” se sono entrambi presenti ed il bambino sa che potrei chiedergli di darmi l’uno o l’altro oggetto; In questo caso è più probabile che il bambino prenda l’oggetto di cui gli ho insegnato dopo il nome, quindi se gli ho insegnato prima bicchiere e poi palla, tenderà a darmi la palla, ultima azione appresa; Per questa ragione sarà probabile che io debba suggerire la risposta corretta.

33 Due etichette acquisite in rotazione Chiamiamo “bicchiere” e “palla” etichette; Sappiamo che il bambino dovrebbe conoscerle entrambe, ma non è semplice se fino a questo momento gli sono state presentate in momenti diversi; Definiamo “rotazione” la fase in cui possochiedere l’una o l’altra etichetta.

34 Due forme di rotazione Block rotation Chiedo al bambino di darmi una volta il bicchiere ed una la palla, oppure due volte il bicchiere e due volte la palla, oppure tre volte il bicchiere e tre volte la palla Random rotation Chiedo al bambino di darmi due olte il bicchiere, una la palla, poi tre il bicchiere e così via, senza un’alternanza “a blocchi”

35 La rotazione a blocchi: Può essere una fase, ma va sostituita il prima possibile dalla rotazione “casuale”; Crea dipendenza perché per un bambino con autismo è generalmente più semplice memorizzare un meccanismo sulla base della memoria visiva che ascoltare.

36 V FASE Il bambino deve discriminare tra tre oggetti che conosce; Seguo la stessa procedura utilizza per introdurre il secondo, poi arrivo alla random rotation con tre oggetti.

37 Buon lavoro


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