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DANTE E L’ISLAM.

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Presentazione sul tema: "DANTE E L’ISLAM."— Transcript della presentazione:

1 DANTE E L’ISLAM

2 L’ipotesi di Palacios Uno studioso spagnolo, Miguel Asìn Palacios ( ), nel 1919 avanzò l’ipotesi della derivazione di molte delle strutture dantesche dalla cultura islamica. Nel libro intitolato La escatologia musulmana en la Divina Comedia, (in Italia edito solo nel 1994), l'autore riportava delle leggende islamiche (hadit) fiorite attorno a un passo del Corano (Sura XVII, 1), risalenti ai secoli VII-XIII, dove si parla di un viaggio di Maometto nel mondo dei morti. Con la guida dell'arcangelo Gabriele egli avrebbe visitato l'inferno (isra, “viaggio notturno”), e il Paradiso (mi'rag, “ascensione”). Palacios dimostrava così che la struttura portante, molti luoghi della Commedia (persino la teoria stilnovistica della donna angelicata, attraverso la Provenza) derivavano da quella fonte islamica. fmeneghetti 2009

3 La scoperta del 1949 Se il debito verso la cultura araba era noto e indiscutibile in campo scientifico (matematica, astrologia, astronomia, medicina), non era da sottostimare l'ipotesi di una influenza anche nella letteratura, se si pensa a varie circostante: nella corte di Palermo, Federico II parlava arabo, accoglieva studiosi arabi e faceva tradurre Averroè, filosofo e medico, studioso di Aristotele) in latino; le repubbliche marinare intrattenevano molti rapporti con l’oriente; il dibattito filosofico, a Parigi, a Bologna, a Padova riguardava i testi aristotelici tradotti da Averroè; il ritorno in Italia di religiosi recatisi in Oriente per predicare. A provare l’ipotesi di Palacios fu la scoperta, dai fondi della biblioteca Bodleiana di Oxford e della Nazionale di Parigi, nonché della Vaticana, del Liber Scalae Machometi. fmeneghetti 2009

4 Il Liber scalae Si trattava di un testo arabo dell’VIII secolo, tradotto in castigliano presso la corte Alfonso X il Savio a Toledo, tra il 1264 e il Esso raccontava, a scopo didattico, un viaggio nell’aldilà di Maometto, accompagnato dall’arcangelo Gabriele. Al che Gabriele mi disse: "Maometto, ti sei bene impresso nel cuore tutto quel che hai visto?" E io risposi di sì. Allora lui disse: "Va', dunque, e tutto quello che hai visto, riferiscilo e illustralo ai tuoi, affinché lo sappiano, e si tengano nella giusta via della legge, e pensino e facciano in modo di meritarsi il Paradiso e di scampare all'Inferno. fmeneghetti 2009

5 La struttura dell’al di là
Se osserviamo la rappresentazione (islamica) dell’Inferno, diviso per tipologia di peccato, troviamo una grandissima somiglianza con quella dantesca. fmeneghetti 2009

6 Due Paradisi a confronto
fmeneghetti 2009

7 Il viaggio nell’al di là
Dante il Poeta; Virgilio e Gerione Maometto il Profeta, l’Arcangelo fmeneghetti 2009

8 La legge del contrappasso
Inoltre il Liber Scalae riprende la legge del taglione di biblica memoria, il famoso “occhio per occhio” e racconta di un Inferno dove vige la legge del contrappasso, ovvero dove le pene vengono combinata secondo un criterio punitivo in analogia al delitto commesso. Così abbiamo gli Ipocriti cui viene schiacciato il capo, gli Usurai annegati in un fiume di sangue, gli Adulteri bruciati in una fornace, i Bugiardi con lingua e labbra strappate, e così via. Il tutto in un susseguirsi di cerchi, assai simili ai gironi della visione dantesca.  fmeneghetti 2009

9 Quali furono le fonti di Dante?
Alcuni studiosi ritengono probabile che Dante conoscesse le lingue semite; L’ islamista Enrico Cerrulli nel 1949 ha sostenuto l’esistenza di una versione in volgare italiano approntata dal notaio Bonaventura da Siena; Maria Corti, un’importante filologa, ha affermato (2000) che Brunetto Latini si era recato nel 1260 a Toledo, alla corte di Alfonso: dunque il maestro di Dante può essere considerato il tramite per una trasmissione orale del Liber Scalae; * Infine Franco Cardini nel convegno internazionale della Società Dante Alighieri, nel 2003, ha affermato che Latini era tornato a Firenze nel 1267 con una copia scritta in traduzione probabilmente castigliana. *http://www.emsf.rai.it/scripts/interviste.asp?d=490 fmeneghetti 2009

10 L’intertestualità Ma poi ci sono motivi di interstualità, cioè rapporti con un altro testo. In particolare Dante conosceva da almeno due libri del ‘200 che parlavano delle colonne d’Ercole nominando il termine arabo safi, che significa divieto. Infatti sorgeva ivi una grande statua di Maometto che con la mano sinistra significava no. Tale proibizione, secondo la Corti, non esisteva presso i latini ma fu introdotto dai mercanti arabi per mantenere il pieno controllo del Mediterraneo. Nell'Odissea omerica non vi è l'equazione Colonne=Gibilterra, poiché il mondo greco allora orbitava tra il Mediterraneo orientale e il mar Nero: inoltre per gli antichi greci tali Colonne si ponevano a Est, all'ingresso del Ponto Eusino, il mar Nero fmeneghetti 2009

11 Averroè nel Limbo Nel Limbo Dante colloca diversi seguaci della religione di Allah, in considerazione del loro valore umano e culturale. Tra questi vi è Saladino (Inferno IV, 129), cioè Salah ad-Din ( ), il cui nome significa “integrità della religione”. Sultano dell’Egitto, prima di venire ricordato dalla tradizione popolare come un feroce guerriero, è conosciuto dai suoi contemporanei come esempio di liberalità religiosa verso i cristiani ed esempio di persona virtuosa; la munificenza di Saladino viene ricordata da Dante pure nel Convivio, IV, 11. Nel Limbo dantesco vi sono pure due grandi filosofi musulmani, Avicenna e Averroè (Inferno IV, ), accanto ai maggiori pensatori greci. fmeneghetti 2009

12 Maometto all’Inferno Nel canto XXVIII Dante colloca i seminatori di discordia: tra questi c’è Maometto. Pur essendo l’unico personaggio del Canto in cui è possibile ravvisare una qualche dignità umana, Dante gli assegna una punizione violenta e cruda: uno squarcio dalla bocca all’ano. Alcuni studiosi arabi hanno sentito questo come un insulto alla loro civiltà. Infatti, nella traduzione in arabo fatta dal filologo Hassan Osman, mancano completamente i versi dal 22 al 63. (1410/12) opera di Giovanni da Modena. Come mai questa contraddizione? fmeneghetti 2009

13 Perché tanto accanimento?
Ci sono varie interpretazioni. Una credenza diffusa nel Medioevo vedeva in Maometto un cristiano che aveva abiurato la propria fede; secondo un’altra versione sarebbe stato un cardinale che aveva aspirato a divenire papa. Altre leggende, facevano del profeta dell’Islam un licenzioso e un impostore. Infine, le terzine del canto XXVIII avrebbero potuto essere state manomesse dal figlio di Dante, Pietro. A sostenerlo e' uno studioso di letteratura araba e della "Divina Commedia", Fuad Kabazi, il quale difende il padre della lingua italiana dall' accusa di essere anti musulmano". Al posto del nome di Dante ci sarebbe stata quella di Gherardo Segarelli, fondatore del gruppo degli "Apostoli“ (predicavano la carità e la comunanza dei beni e delle donne), finito al rogo nel 1296 e di cui fra’ Dolcino fu seguace. Pietro avrebbe voluto proteggere il padre dall’accusa di esserne fiancheggiatore. archiviostorico.corriere.it/1996/marzo/22 fmeneghetti 2009

14 Dante e l’ebraismo La Commedia dantesca influenzò grandemente la letteratura religiosa e moralistica dell’Ebraismo e dell’Islam, tramite Immanuello Romano. Chiamato dai contemporanei Manoello Giudeo ( ?) fu un poeta italiano (nato a Roma) e un uomo di cultura di religione ebraica, capace di passare da una all’altra lingua (oltre al latino). Fu, assieme a Dante, ospite a Verona di Can Grande della Scala, genero di Federico II e come lui aperto verso il mondo ebraico e islamico. Per celebrare la morte di Dante Alighieri, avvenuta nel 1321 compose in lingua ebraica l'opera intitolata Amachbèreth haesrim ushmonè , ovvero L'Inferno e il Paradiso (tralasciando il Purgatorio che la religione ebraica non contemplava). fmeneghetti 2009

15 Conclusioni L’obiettivo di questo approfondimento non è certo quello di concludere che i tre monoteismi erano identici (in questo equivoco sono caduti dei teologi medievali che hanno considerato l’Islam come un’eresia cristiana, mentre la cultura popolare lo accostava al paganesimo e lo riteneva suscettibile di cadere nell’idolatria o nella demonolatria), ma dimostrare come l’area del Mediterraneo comportasse un fitto scambio di informazione e di idee, al di là delle “frontiere” religiose e culturali. fmeneghetti 2009


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