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Lerba del riso sardonico Bruno Casula –Ascunas- Maschera grottesca in terracotta del VI secolo a.C rinvenuta a Tharros ( OR ) Bruno Casula.

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1 Lerba del riso sardonico Bruno Casula –Ascunas- Maschera grottesca in terracotta del VI secolo a.C rinvenuta a Tharros ( OR ) Bruno Casula

2 Il riso sardonico Gli antichi scrittori greci e latini, conoscevano molto bene la leggenda del riso sardonico. Nei loro scritti parlano di un'erba che nasceva in Sardegna, simile al sedano, che aveva il potere di uccidere gli uomini col sorriso sulle labbra. Venenum quoque non nascitur et nisi herba per scriptores plurimos et poetas memorata, apiastro similis, quae hominibus rictus contrahit et quasi ridentes interimit ( Isidoro 40 ). Bruno Casula

3 Rito sacrificale Timeo scriveva che questo riso traeva origine dall'usanza che vi era in Sardegna presso i nuragici di sacrificare a Kronos ( il dio Crono ) i vecchi padri settantenni,sofferenti di gravi malattie, gettandoli nei diruppi,dopo avergli fatto bere l'erba sardonica. La pozione era destinata a schiavi anziani o comunque inabili a lavoro. Gli antichi popoli sia Nuragici ma anche i Punici e Romani erano convinti che la morte fosse linizio di una nuova vita da salutare con una espressione di gioia. Questa usanza era infatti frequente nel mondo antico, la praticavano anche gli antichi Romani sui vecchi sessantenni buttandoli dal ponte Sublicio nel Tevere e la praticavano gli Esquimesi fino a qualche decennio fa facendo morire i vecchi di assideramento dentro gli iglo ( fonte :prof Pittau ) Demone, uno scrittore attico coetaneo di Timeo, replicava che il riso sardonico non si spiegava col riso dei vecchi genitori sardi sacrificati dai figli, ma con quello dei prigionieri cartaginesi dimoranti in Sardegna, che venivano sacrificati al dio Kronos facendogli bere l'erba sardonica. Bruno Casula

4 Is becius a sa babaieca Ancora oggi si conserva qualche traccia del rito: a Gairo, in Ogliastra, si usa la frase " i vecchi alla babaieca " (is beccius a sa babaieca), dove babaieca significa "roccia a picco", appena ad un Km da Gairo. Ad Orotelli si racconta della antica tradizione di vecchi fatti precipitare da un dirupo, chiamato Iskerbicadorzu o Impercadorzu de Sos Betzos, Scervellatoio o Dirupo dei vecchi. Ad Urzulei, un picco di montagna che domina uno strapiombo di almeno 300 m., è chiamato Su Pigiu de su Becciu, cioè Il Picco del Vecchio. Ancora a Baunei vi è traccia dellantica usanza di uccidere i vecchi nellallocuzione "leare su ecciu a tumba o a ispéntuma", cioè "portare il vecchio alla tomba o alla grotta ovvero al dirupo". Le espressioni : Sarrisu de is crabittus o de is angionis de pasca il riso dei capretti e degli agnelli di pasqua. Sarrisu de sarrenara, arruta a terra e squartarara, il riso della melagrana, che si sfascia come cade per terra Alludono chiaramente al Riso Sardonico Bruno Casula

5 Erba sardonia Secondo M. Pittau la danza carnevalesca dei mammuthones alluderebbe a tale rito sacrificale ( La Nuova Sardegna 12/02/1979 ). La morte col riso sardonico veniva attribuita alla pianta chiamata sardonia o erba sardonia,erba scellerata, apio riso, erba del riso, apiastrum, batrachion, etc. e che deve essere identificata con l'Oenanthe crocata. L. secondo il linguista Paulis ed il botanico Atzei o con lOenanthe fistulosa L. secondo il botanico Ballero,piante simili nella foglia e nell'infiorescenza al sedano selvatico. Solo Dioscoride la identificava, erroneamente, col Ranunculus scleratus, che in Sardegna e pianta rara o non esistente secondo Atzei e Paulis.

6 Ridere sardonicamente Un antico testo greco diceva: Vicino alle Colonne di Ercole c'e' l'Isola di Sardegna dove cresce una pianta simile al sedano: molti dicono che quanti l'assaggiano vengono colpiti da uno spasmo che li fa ridere involontariamente e cosi' muoiono. Alcuni autori come Virgilio e Solino, in realazione all'espressione ridere sardonicamente, menzionano l'herba sardonia, alla quale attribuirono un potere venefico, pertanto chi la mangiava moriva simulando la maschera facciale di chi ride. Bruno Casula

7 Odissea :libro ventesimo Il piu antico uso dell'aggettivo "sardonico lo troviamo, per la prima volta, nel libro ventesimo dell'Odissea, databile all'VIII sec. a.C. Nel libro dell'Odissea, viene narrata la storia di Ulisse,che, a seguito dell'offesa subita da parte di Clesippo, uno dei pretendenti di Penelope, ride nel suo animo in modo sardonico, consapevole del destino di morte che si sarebbe verificato per Clesippo e i suoi rivali. Bruno Casula

8 Sardònios gèlos ( Riso sardonico ) C'era tra i Proci un uomo grossolano e malvagio : Clesippo si chiamava,aveva le case in Same. Costui, sentendosi sicuro per le sue ricchezze infinite, aspirava vivamente ad avere la sposa di Odisseo ( Ulisse ) che da lungo tempo era lontano dalla patria. Cosi' allora egli parlava tra i Proci prepotenti: Ascoltatemi o Proci, voglio dire una cosa. Il forestiero ( cioe Ulisse travestito da mendicante ) ha gia' la sua parte da un pezzo com'e' giusto e ragionevole : una parte uguale alla nostra. Non e' bello credete, e non sta bene privare di qualcosa gli ospiti di Telemaco ( figlio di Ulisse ), chiunque arriva a questo palazzo. E anch'io gli voglio dare un dono ospitale, perche' pure lui ne faccia un regalo a chi gli versa l'acqua per il bagno o a qualche altro dei servi, che sono qui nella casa di Odisseo. Cosi' parlava e scaglio' una zampa di bue con mano gagliarda prendendola da un canestro. La schivo' Odisseo ( Ulisse ) piegando un poco la testa da un lato e rise in segreto di un suo riso sardonico (Sardònios gélos). La zampa di bue colpi' la parete. Bruno Casula

9 DallOdissea E tra i Proci allora Pallade Atena suscito' un ridere inestinguibile : stravolse loro la mente. Essi oramai ridevano con mascelle che non erano piu' le loro: lorde di sangue mangiavano le carni, gli occhi gli si riempivano di lacrime, dentro di se non pensavano che a piangere. Li guardava torvo Odisseo e disse :. Cio' che Odisseo ( Ulisse ) deve compiere e' una nemesi, una vendetta sacra, una pena che non puo' essere commutata. Cio' che il riso sardonico di Odisseo prepara e pregusta contro i nemici e' una nemesi ed e' collegato col furore della morte imminente. Bruno Casula

10 Eta del bronzo L'età del bronzo indica il periodo caratterizzato dall'utilizzo sistematico ed esteso della metallurgia del bronzo che, per quanto riguarda l'Europa, si estende dal 1900 aC. al 1200 ( secondo altri studiosi dal 2000 aC all850 aC. Circa).. Tale utilizzo era basato sulla fusione locale di rame e stagno estratti dai minerali. Nata e sviluppatasi in Sardegna, la civiltà nuragica abbraccia un periodo di tempo che va dalla piena età del Bronzo (dal 1700 a.C.) al II secolo a.C., ormai in piena epoca romana. La National Gallery of Art statunitense definisce l'età del bronzo cinese come il «...periodo approssimativamente compreso tra il 2000 e il 771 a.C.», un arco di tempo che inizia con la cultura di Erlitou e termina bruscamente con la disintegrazione del regno della dinastia Zhou. Civiltà minoica è il nome dato alla cultura cretese dell'età del bronzo che prende il nome da Minosse ( con probabile riferimento ai Re che dominarono Creta in quel periodo storico ), fiorita approssimativamente dal 2700 al 1450 a.C. (successivamente, la cultura micenea greca divenne dominante nei siti minoici dell'isola di Creta.

11 Talos : luomo di bronzo Bruno Casula

12 Talo luomo di bronzo Robert Graves : I Miti Greci - Tomo I- Paragrafo 92 : Dedalo e Talo Talo era anche il nome del servo di bronzo, dalla testa di toro, che Zeus aveva donato a Minosse come custode di Creta. Taluni dicono che fu forgiato da Efesto( dio dei fabbri e del fuoco ) in Sardegna, aveva un' unica vena che gli correva dal collo ai talloni dove era tappata da un chiodo di bronzo. Era suo compito correre tre volte al giorno tutt'attorno all'isola e gettare massi contro le navi straniere, e anche di recarsi tre volte all'anno, con maggiore calma, nei villaggi di Creta, mostrando le leggi di Minosse incise su tavole di bronzo. Quando i Sardi tentarono di invadere l'isola, Talo fece arroventare il suo corpo sul fuoco e poi distrusse i nemici in un abbraccio infuocato, ridendo malvagiamente; ecco come nacque l'espressione risata sardonica. Infine Medea uccise Talo strappandogli il chiodo dal tallone e facendo defluire il sangue dalla sua unica vena ; ma altri dicono che Peante l'Argonauta lo colpi' alla caviglia con una freccia avvelenata. (-Da : Suida sub voce Risus Sardonicus ; Apollonio Rodio, Argonautiche 1639 e sgg; Apollodoro, I 9 26; Platone Minosse 320 C. ) Bruno Casula

13 Simonide poeta lirico Il paremiografo greco Zenobio ( II secolo d. C ) riferisce che Simonide raccontava ( in un componimento andato perduto ) come Talo, prima di giungere a Creta, risiedesse in Sardegna e che uccidesse molti di coloro che vi abitavano : le vittime nel morire, mostravano i denti, nell'atto del seserenai; da cio' l'espressione riso sardonico. Paremiografo= raccoglitore di proverbi

14 Talos Apollonio Rodio, vissuto nel III secolo a.C., nelle Argonautiche narra che gli Eroi della nave Argo, giunti presso le coste di Creta, non poterono ormeggiare poiche....Talos, l'uomo di bronzo, scagliando pietre da una solida roccia, impedi' di gettare a terra le gomene, quando giunsero al porto Ditteo. Era questi ( Talos ) il solo rimasto dei semidei della razza di bronzo, che era nata dai frassini, e Zeus l'aveva dato ad Europa come guardiano dell'isola di Creta, che percorreva tre volte coi piedi di bronzo. Il suo corpo e le membra erano di bronzo, ma sulla caviglia, al di sotto del tendine, aveva una vena ricoperta da una sottile membrana che era per lui vita e morte. Talos, pur essendo di bronzo, cedette al potere di Medea, signora dei filtri. Mentre sollevava rocce pesanti per bloccare l'approdo delle navi, urto' la caviglia su uno spuntone di pietra e gli colo' un liquido simile a piombo fuso. Cosi' non fu piu' capace di reggersi in piedi sullo scoglio sporgente e resto' barcollante finche' crollo' per terra senza forze, con un immenso frastuono Episodio questo magnificamente rappresentato su un famoso cratere attico a figure rosse del V secolo a.C. Platone afferma che Talos tre volte l'anno ispezionava i borghi, vegliando in questi all'osservanza delle leggi e portando con se' le leggi incise su tavole di bronzo, donde il suo appellativo di bronzeo.( Minos XV ) Gli intrusi che per loro sfortuna riuscivano a sbarcare nell'isola (prima di Sardegna e poi di Creta), venivano raggiunti da Talo che saltava sul fuoco, portava la sua corazza metallica all'incandescenza e stringendo fortemente al petto i malcapitati li ustionava gravemente e cosi morivano contorcendo la bocca per le sofferenze. Secondo questa tradizione quindi Talo l'uomo di bronzo provocava il cosidetto riso sardonico, cioe' una contrazione forzata delle labbra con apertura della bocca e chiara espressione di dolore. L'antichissima espressione omerica sardonios gelos ( riso sardonico ) cosi' si giustificherebbe col nome dell'isola Sardegna.

15 Commento di Graves L'unica vena di Talo si ricollega al mistero dell'antico metodo di fusione del bronzo detto della cera perduta. Dapprima il fabbro faceva un modello di cera che ricopriva con uno strato di creta e lo metteva al forno : non appena la creta era ben cotta, estraeva la forma, praticava un foro tra il tallone e la caviglia per farne uscire la cera fusa e vi versava del bronzo pure fuso. Quando il metallo si era raffreddato, il fabbro rompeva la creta a colpi di martello liberando la statua di bronzo che aveva la stessa forma di quella di cera. I Cretesi portarono in Sardegna questo metodo della cera perduta assieme al culto di Dedalo. I compassi, che fanno parte del mistero della lavorazione del bronzo, erano indispensabili per tracciare cerchi perfetti quando si trattava di forgiare vasi, elmi o maschere. Ecco perche' Talo era anche detto Circino circolare, un appellativo che si riferisce sia al corso del sole sia all'uso del compasso

16 Da Thalos e gli Argoanuti- Jatta museo-Ruvo ( Puglia )-IV sec. A.C. La morte di Talo Bruno Casula

17 considerazioni Talos, luomo di bronzo, rappresenta probabilmente larte di fondere il bronzo con la cera persa che secondo gli storici i Cretesi introdussero in Sardegna. Comunque Simonide racconta che Talos prima di giungere a Creta risiedesse in Sardegna. Larte del bronzo era molta sviluppata tra i Nuragici che erano forse gli unici nel mondo antico a conoscere bene la tecnica della fusione del bronzo con la cera perduta ( Talo aveva il corpo e le membra di bronzo, ma sulla caviglia sotto il tendine, aveva una vena coperta da una membrana.. urto la caviglia su di uno spuntone di pietra e gli colo un liquido simile a piombo fuso ). Oltre 600 bronzetti del periodo Nuragico sono stati realizzati con la tecnica della cera perduta, molti oggetti di uso quotidiano, vasi, navicelle, monete e numerose spade e frecce in bronzo sono staterovate allinterno dei Nuraghi e siti archeologici censiti. I bronzetti trafugati da irresponsabili tombaroli non sì sa quanti siano. Talos da Zeus era stato donato a Minosse come custode di Creta, dopo che era vissuto in Sardegna, per cui traduco in questo modo : larte di fondere il bronzo con la cera persa e sta portata dai Sardi Nuragici a Creta. Ora e in quel periodo storico che si ha il massimo splendore della civilta Nuragica,perche chi sapeva forgiare le armi e le spade sicuramente poteva vincere i nemici. Il metallo piu pregiato allora era il bronzo e le spade erano fatte col bronzo, ed i Nuragici erano molto abili nel forgiare il bronzo ed i Shardana ad usarle e combattere. Il rito sacrificale con lerba sardonica risale a quel periodo ed il fatto che il riso sardonico viene anche identificano con Talos e perche questultimo ne rappresenta quella civilta e quel modo mirabile di forgiare il bronzo che solo i Nuragici sapevano fare. La scomparsa della civilta cretese ed il declino di quella nuragica coincide con la scomparsa della delleta bronzo ed il sopravvento delleta del ferro ( dal 1200 aC all850 aC ). Bruno Casula

18 Le maschere ghignanti Sono state ritrovate in Sardegna due maschere ghignanti a Tharros ed un'altra a San Sperate. Altre sono state trovate a Cartagine e nel santuariuo spartano di Artemide a Mothia in Grecia. Le maschere sono state trovate sia di fronte all'ingresso della camera funeraria che all'ingresso del santuario. Qualche archeologo sostiene che queste maschere sarebbero di origine fenicia e che fossero dei talismani, con la funzione di guardiano del sepolcro o del tempio, in quanto, col loro aspetto orripilante, spaventavano gli spiriti maligni, che così non potevano nuocere. Bruno Casula

19 Maschera ghignante trovata a Tharros Volto contratto della maschera ghignante Bruno Casula

20 Maschera ghignante trovata a san Sperate Le maschere ghignanti sono la piu' nitida ed inequivocabile rappresentazione del riso sardonico

21 Oenanthe crocata L. ( Umbelliferae ) nomi in italiano: Enante crocata- Erba sardonica, -Finocchio acquatico con foglie di prezzemolo- nomi in sardo: Appiu areste- Appiu burdu ( Barbagia ) Lau guaddinu, Lau de arriu (Campidano ), Trigusa ( Orani ) Lau addini (Ogliastra ), Turgusone ( Sarule ), Issapiu ( Bitti ) Criscioni ( Telti ) Bruno Casula

22 Distribuzione in Italia: e presente solo in Sardegna, prevalentemente nel Centro- Nord Sardegna Nel resto dellEuropa e presente in Francia compresa la Corsica, Spagna, Inghilterra Bruno Casula

23 I fiori sono bianchi e portati da ombrelle emisferiche di 8-40 raggi, con ombrellule di fiori circa Bruno Casula

24 Giulio Paulis : I nomi popolari delle piante in Sardegna – par. 43 – Lerba del riso sardonico : le notizie degli antichi alla luce della tradizione dialettale sarda E' una pianta erbacea perenne,alta fino ad 1,5 m, ramificata con fusti angoloso -striati di color verde scuro. Le foglie sono composte simili a quelle del prezzemolo, con numerosi segmenti da ovati a lineari. I fiori bianchi, sono disposti in ombrelle terminali di raggi. La radice si presenta in forma di tuberi oblungo-fusiformi. Cresce nei luoghi umidi, soprattutto presso corsi di acqua. Di tutte le specie di Oenanthe, la Oenanthe crocata e' la piu' velenosa. Provoca intossicazioni mortali, caratterizzati da fenomeni di violenta infiammazione gastro-entereica, accompagnati da brividi,sudore freddo, midriasi, angoscia respiratoria, convulsioni,delirio e successivamente contrazione dei muscoli facciali col tipico atteggiamento del riso sardonico…. I suoi nomi coincidono largamente con quelli del sedano selvatico e della sedanina dacqua : Appiu areste ( Logudoro ), Appiu burdu, Appiu burdu de arriu, Lau guaddinu, Lau de arriu ( Campidano), Turgusone ( Sarule),Trigusa ( Orani ), Isappiu ( Bitti ). Bruno Casula

25 Contiene un alcaloide mortale la enantotossina Bruno Casula

26 Nome del genere:Oinos=vino/ Anthos=fiore Bruno Casula

27 Enante crocata da crocus : giallo – il il liquido di colore giallo che fuoriesce dallo stelo e radici quando vengono recise. Bruno Casula

28 Domenico Atzei: le piante nella tradizione popolare della Sardegna Oenanthe crocata L.- Erba sardonica, Enante crocata o zafferanata, finocchio selvatico con fiore di prezzemolo. Nota. Ai giorni di oggi non vi e dubbio che sia questa la famosa pianta del riso sardonico o erba sardonia o sardonica che procura la morte provocando una contrazione dei muscoli mimici facciali da far apparire il morente come se ridesse. E certamente da escludere infatti Ranunculus scleratus L. ipotizzato da molti antichi, come gia osservavano Moris e Gennari molto raro in Sardegna. Oenanthe crocata L. invece cresce presso le sponde dei fiumi e ruscelli e vicino alle sorgenti di acqua di tutta la Sardegna. E' stata anche rinvenuta sporadicamente in Sicilia. Non e' presente nelle altre regioni d'Italia. Si trova anche in Francia ( in modo particolare in Corsica ), in Irlanda, in alcune zone dell'Inghilterra, in Spagna. In Sardegna ancora oggi viene confusa con la Cicuta virosa o Cicuta d'acqua,( che invece non esiste in Sardegna ) e per questo chiamata impropriamente cikuta. La foglia dell'Oenanthe crocata, puo' essere confusa con quella del sedano selvatico ( come evidenziano i fitonimi sardi appiu areste - appiu burdu ) da cui i casi di avvelenamento accidentale per raccolta della pianta come verdura selvatica, confondendola appunto col sedano selvatico. La parte piu' tossica e' la radice col rizoma che provoca la morte entro 2/4 ore dall'ingestione coi sintomi del riso sardonico. Bruno Casula

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30 Avvelenamenti La documentazione dei casi di avvelenamento mortale in Sardegna di cui siamo a conoscenza sono i seguenti ( dal libro di Atzei : Le piante nella tradizione popolare della Sardegna ) : nel XVI secolo il Fara documenta due persone di Nulvi morte per l'ingestione della pianta del Riso sardonico ;nel secolo XIX il P. Gennari,descrive la storia di 2 ragazzi di Pula, che intorno al 1870, morirono per aver scambiato Oenanthe crocata con sedano selvatico; nel secolo XX, nel 1942 viene descritto a Macomer la morte di alcuni soldati e nel 1947 a Budduso' la morte di un ragazzo con contrazioni mimiche del viso, altri due si salvarono per aver ingerito piccole quantita' della pianta,inizialmente identificata per cicuta, e per essergli stato provocato il vomito ; il medico legale G. Marras nel 1965 riporta un caso, il signor M. E.,di anni 35, deceduto nel 1963 entro le due ore dall'ingestione di radice di Oenanthe crocata, identificata da frammenti del contenuto gastrico prelevati durante l'autopsia effettuata a Sassari ; di un carabiniere continentale morto a Villagrande Strisaili all'incirca nel 1989 per aver mangiato lau addini ; il prof Camarda nel 1990 descrive a Dorgali un caso di morte per Oenanthe crocata e quello di un'altra persona rimasta in stato comatoso per due giorni e poi guarita. Il 7 gennaio del 1991 si verifico' una grave intossicazione a Venezia a carico di due coniugi che avevano consumato risotto con la radice di una pianta raccolta qualche giorno prima al rio Parapinta di Luras e da essi portata a Venezia : si salvarono soltanto inseguito ad intubazione ed alla completa trasfusione del sangue. Inizialmente la pianta fu attribuita alla cicuta, Conium maculatum L. successivamente all'Oenanthe crocata, confrontando il materiale gastrico con un reperto di Oenanthe crocata raccolto a Sassari dal prof Atzei A. Domenico e fornito ad una botanica di Padova. Per la Corsica viene riferita una strage tra soldati francesi. L'erba sardonica e' una di quelle piante impiegate, per la sua tossicita', nella pesca di frodo nelle acque dolci per narcotizzare i pesci ( trote, anguille, carpe, tinche ) e farli venire a galla e catturarli. D'altra parte la pianta non avvelena le acque perche' il principio tossico la oenanthotossina non e' solubile in acqua Bruno Casula

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32 Lintera pianta si rassomiglia al sedano Bruno Casula

33 Le foglie si rassomigliano a quelle del prezzemolo Bruno Casula

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35 La pianta e ittiotossica Lerba sardonica e una di quelle piante utilizzate, per la sua tossicita, e narcotizzare i pesci appunto nella pesca di frodo nelle acque dolci e farli venire a galla. La pianta non avvelena le acque provocando la morte col riso sardonico ma solo narcotizzando i pesci,perche, il principio tossico, loenatotossina non e solubile in acqua. Luso e esteso alla Sardegna in generale utilizzando la radice o la pianta intera ridotta in poltiglia. Bruno Casula

36 Il fusto e vuoto e scanalato Bruno Casula

37 Le radici sono a fittone come corte carote Bruno Casula

38 Oenanthe fistulosa :distribuzione in Italia. In Sardegna e presente prevalentemente nel Sud

39 Lunione sarda : svelato il segreto del riso sardonico Scoperta dall'équipe del dipartimento di Botanica l'origine neurotossica del fenomeno.A causare la manifestazione mimica è il sedano d'acqua.Da sei anni l'équipe di Botanica diretta da Mauro Ballero è impegnata in questa ricerca e studia le cause del riso sardonico. Dietro quel riso sardonico non c'era proprio nulla da ridere. Gli scienziati sardi che studiano da tempo quell'espressione facciale ridente che incuriosì molto anche gli antichi greci e latini, sono giunti a una loro conclusione: non di sorriso si trattava, ma di una contrazione dei muscoli del viso che conferiva al volto dei condannati a morte nel periodo prenuragico le sembianze di chi ride. In realtà non c'era nulla da ridere, se è vero quanto i ricercatori hanno scoperto: a causare questa manifestazione mimica è un gruppo di sostanze acetileniche contenute in una pianta presente solo in Sardegna (da qui l'aggettivo sardonico), la oenanthe fistulosa, più nota col nome di sedano d'acqua, proprio perché la foglia, l'odore e il sapore è uguale a quello del sedano impiegato in cucina.

40 Prof Mauro Ballero A scoprire l'origine neurotossica del riso sardonico è stata l'équipe del Dipartimento di Botanica dell'Università di Cagliari, guidata dal professore Mauro Ballero. «Si conferma - spiega il direttore di Botanica - quel che dicevano gli scrittori classici: le sostanze contenute in questa pianta provocano quelle maschere ridenti ritrovate in alcune colonie fenicie, nonché a Tharros, testimonianza del terrore vissuto da coloro che, non abili alla fatica e ai lavori, venivano ubriacati e intossicati con questo veleno vegetale, da cui deriva il termine di riso sardonico». L'originalità della scoperta non sta solo nel fatto di avere individuato esattamente la pianta ma anche le molecole responsabili dell'intossicazione. «Si può partire da questa molecola - spiega Ballero - per capire se potrà essere utilizzata per creare un nuovo farmaco dall'industria farmaceutica, attratta dalle sue potenzialità

41 Prof Mauro Ballero A scoprire l'origine neurotossica del riso sardonico è stata l'équipe del Dipartimento di Botanica dell'Università di Cagliari, guidata dal professore Mauro Ballero. «Si conferma - spiega il direttore di Botanica - quel che dicevano gli scrittori classici: le sostanze contenute in questa pianta provocano quelle maschere ridenti ritrovate in alcune colonie fenicie, nonché a Tharros, testimonianza del terrore vissuto da coloro che, non abili alla fatica e ai lavori, venivano ubriacati e intossicati con questo veleno vegetale, da cui deriva il termine di riso sardonico». L'originalità della scoperta non sta solo nel fatto di avere individuato esattamente la pianta ma anche le molecole responsabili dell'intossicazione. «Si può partire da questa molecola - spiega Ballero - per capire se potrà essere utilizzata per creare un nuovo farmaco dall'industria farmaceutica, attratta dalle sue potenzialità.


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