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Riferimenti classici nella Divina Commedia

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Presentazione sul tema: "Riferimenti classici nella Divina Commedia"— Transcript della presentazione:

1 Riferimenti classici nella Divina Commedia
Alessia e Lorenza

2 E adesso da dove iniziamo?!?

3 Riassunto III canto dell’inferno

4 Inferno canto III Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate
riferimento all’Eneide VI, Facile la discesa all’Averno: notte e giorno la porta del nero Dite sta aperta: ma riportare su il passo, uscire all’aria di sopra, questo è l’impegno, è qui la fatica. Questo misero modo tegnon l’anime triste di coloro che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo. come insegnavano Cicerone e san Tommaso “Tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.” (Ap.3, 15-16)

5 Le cose ti fier conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera d’Acheronte riferimenti Eneide VI, Qui parte la via verso l’onde dell’Acheronte tartareo. Torbido qui di fango, ribolle in vasta voragine il gorgo e tutta in Cocito erutta l’arena. Un vecchio, bianco per antico pelo […] Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude , che ‘ntorno a li occhi avea di fiamme rote. […] Caron dimonio, con occhi di bragia… riferimenti Eneide VI, Traghettatore orrendo, guarda quest’acque ed il fiume Caronte, irto, pauroso: a lui Lunga dal mento, bianca scende la barba incolta, sbarra occhi di fiamma; sordido dalle Spalle gli pende, annodato, il mantello. riferimenti all’Apocalisse (1,14) “ Gli occhi fiammeggianti come fuoco”.

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7 Di trapassar parer sì pronte
riferimenti Eneide VI, Dimmi , vergine, chiese, perché questo correre al fiume? Che cercano l’anime? Per che Giudizio la riva queste devon lasciare, altre l’acque livide solcano? Come d’autunno si levan le foglie l’una appresso de l’altra, fin che ‘l ramo vede a la Terra tutte le sue spoglie, similemente il mal seme d’Adamo gittansi di quel lito ad una ad una, per cenni come augel per suo richiamo. riferimenti Eneide VI, Qui tutta una folla ammassandosi sulle rive accorreva, donne e uomini, corpi liberi ormai dalla vita, di forti eroi, fanciulli e non promesse fanciulle, giovani messi sul rogo davanti agli occhi dei padri: tante così nei boschi, al primo freddo d’autunno, volteggiano e cadono foglie, o a terra dal cielo profondo tanti uccelli s’addensano, quando, freddo ormai, l’anno di là dal mare li spinge verso le terre del sole.

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9 E tu che se’ costì, anima viva, pàrtiti da cotesti che son morti
E tu che se’ costì, anima viva, pàrtiti da cotesti che son morti. riferimenti Eneide VI, Chiunque tu sia, che tendi armato alle nostre correnti, parla di costì subito, e di’ perché vieni, e ferma il tuo passo. Dell’Ombre qui è il luogo, del Sonno e della soporifera Notte; vietato è portar corpi vivi sullo stigio traghetto. Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare. riferimenti Eneide VI, Non qui insidia simile, lascia andare il timore, non guerra portan quest’armi: il cane gigante nell’antro, in eterno latrando, può l’ombre esangui atterrire, può castamente Proserpina restar dello zio nella casa. Enea troiano, famoso per la pietà e per le armi, al padre suo scende, sotto l’ombre dell’Erebo. Se non ti muove l’immagine di una pietà così grande, almeno il ramo conosci!

10 E pronti sono a trapassar lo rio, ché la divina giustizia li sprona, sì che la tema si volve in disio. riferimenti Eneide VI, Stavano là, pregando d’essere i primi a passare, e tendevan, per brama dell’altra riva, le mani. La terra lagrimosa Riferimenti Eneide VI, 441 Riferimenti preghiera mariana Salve Regina Campi del Pianto In hac lacrimarum valle in questa valle di lacrime

11 Riassunto XIII canto dell’Inferno

12 Inferno canto XIII Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno, cfr Aen.III, Le arpie straziano i cibi, infettano che cacciar de le Strofade i Troiani tutto col loro contatto immondo: Con tristo annunzio di futuro danno. Ali hanno late ,e colli e visi umani, cfr Aen.III e Virginei volti su corpi d’uccelli, piè con artigli, e pennuto ‘l gran ventre; puzzolentissima profluvie del fanno lamenti in su li alberi strani ventre, adunchi artigli. Però disse ‘l maestro: “Se tu trochi cfr Aen. III, Episodio di Polidoro, giovane qualche fraschetta d’una d’este piante, troiano ucciso dal re di Tracia. li pensier c’hai si faran tutti monchi.” Uomini fummo, e or siamo sterpi; Per le nove radici d’esto legno ben dovrebb’esser la tua man più pia, vi giuro che già non ruppi fede se state fossimo anime di serpi al mio segnor, che fu d’onor si degno. Riferimenti al Mos Maiorum: concetti di pietas e fides.

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14 Inferno canto XIII Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno, cfr Aen.III, Le arpie straziano i cibi, infettano che cacciar de le Strofade i Troiani tutto col loro contatto immondo: Con tristo annunzio di futuro danno. Ali hanno late ,e colli e visi umani, cfr Aen.III e Virginei volti su corpi d’uccelli, piè con artigli, e pennuto ‘l gran ventre; puzzolentissima profluvie del fanno lamenti in su li alberi strani ventre, adunchi artigli. Però disse ‘l maestro: “Se tu trochi cfr Aen. III, Episodio di Polidoro, giovane qualche fraschetta d’una d’este piante, troiano ucciso dal re di Tracia. li pensier c’hai si faran tutti monchi.” Uomini fummo, e or siamo sterpi; Per le nove radici d’esto legno ben dovrebb’esser la tua man più pia, vi giuro che già non ruppi fede se state fossimo anime di serpi al mio segnor, che fu d’onor si degno. Riferimenti al Mos Maiorum: concetti di pietas e fides.

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16 Inferno canto XIII Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno, cfr Aen.III, Le arpie straziano i cibi, infettano che cacciar de le Strofade i Troiani tutto col loro contatto immondo: Con tristo annunzio di futuro danno. Ali hanno late ,e colli e visi umani, cfr Aen.III e Virginei volti su corpi d’uccelli, piè con artigli, e pennuto ‘l gran ventre; puzzolentissima profluvie del fanno lamenti in su li alberi strani ventre, adunchi artigli. Però disse ‘l maestro: “Se tu trochi cfr Aen. III, Episodio di Polidoro, giovane qualche fraschetta d’una d’este piante, troiano ucciso dal re di Tracia. li pensier c’hai si faran tutti monchi.” Uomini fummo, e or siamo sterpi; Per le nove radici d’esto legno ben dovrebb’esser la tua man più pia, vi giuro che già non ruppi fede se state fossimo anime di serpi al mio segnor, che fu d’onor si degno. Riferimenti al Mos Maiorum: concetti di pietas e fides.

17 Quando si parte l’anima feroce cfr Aen
Quando si parte l’anima feroce cfr Aen. VI, Inquisitore è Minosse, e scuote del corpo ond’ella stessa s’è disvelta, l’urna: di muti egli aduna un Minòs la manda a la settima foce. concilio,le colpe indaga e le vite. Di rietro a loro era la selva piena cfr Theb. Stazio origine delle cagne dal mito di di nere cagne, bramose e correnti Atteone, il cacciatore tramutato Come veltri ch’ uscisser di catena in cervo e sbranato dai propri cani.

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19 Quando si parte l’anima feroce cfr Aen
Quando si parte l’anima feroce cfr Aen. VI, Inquisitore è Minosse, e scuote del corpo ond’ella stessa s’è disvelta, l’urna: di muti egli aduna un Minòs la manda a la settima foce. concilio,le colpe indaga e le vite. Di rietro a loro era la selva piena cfr Theb. Stazio origine delle cagne dal mito di di nere cagne, bramose e correnti Atteone, il cacciatore tramutato Come veltri ch’ uscisser di catena in cervo e sbranato dai propri cani.

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21 Riassunto XXVI canto dell’Inferno

22 Inferno canto XXVI Fama di Firenze: cfr. Aen. IV, Fama nozze di Didone: Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande piccola prima, e timida: ma già Che per mare e per terra batti l’ali, s’alza per l’aria,[…] celeri piedi, E per lo ‘nferno tuo nome si spande! e l’ali ha mobilissime[…]. Di notte vola a mezzo fra cielo e terra nell’ombra[…]. Chi è ‘n quel foco che vien sì diviso cfr Stazio Theb.XII, di sopra, che par surger de la pira Mito di Eteocle e Polinice dov’ Eteòcle col fratel fu miso? Cfr Lucano Phars I, Rispuose a me: “Là dentro si martira Ulisse e Diomede vengono conosciuti Ulisse e Diomede, e così insieme mediante l’epica classica di Virgilio e a la vendetta vanno come a l’ira; Stazio e la poesia latina di Ovidio.

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24 Inferno canto XXVI Fama di Firenze: cfr. Aen. IV, Fama nozze di Didone: Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande piccola prima, e timida: ma già Che per mare e per terra batti l’ali, s’alza per l’aria,[…] celeri piedi, E per lo ‘nferno tuo nome si spande! e l’ali ha mobilissime[…]. Di notte vola a mezzo fra cielo e terra nell’ombra[…]. Chi è ‘n quel foco che vien sì diviso cfr Stazio Theb.XII, di sopra, che par surger de la pira Mito di Eteocle e Polinice dov’ Eteòcle col fratel fu miso? Cfr Lucano Phars I, Rispuose a me: “Là dentro si martira Ulisse e Diomede vengono conosciuti Ulisse e Diomede, e così insieme mediante l’epica classica di Virgilio e a la vendetta vanno come a l’ira; Stazio e la poesia latina di Ovidio.

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26 Mito dell’inganno del cavallo di Troia preso da Aen. II, 13-249
Mito dell’inganno del cavallo di Troia preso da Aen. II, Figure di Deidamia e Achille riprese dall’Achilleide II, di Stazio. Furto della statua di Pallade presi da Aen.II, e dai Fasti VI di Ovidio. “E dentro da la lor fiamma si geme l ’agguato del caval che fè la porta onde uscì de’ Romani il gentil seme. Piangevisi entro l’arte per che morta, Deidamia ancor si duol d’Achille, e del Palladio pena vi si porta”.

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28 Quando mi diparti' da Circe, che sottrasse me più d'un anno là presso a Gaeta, prima che sì Enea la nomasse, né dolcezza di figlio, né la pieta del vecchio padre, né 'l debito amore lo qual dovea Penelopè far lieta, vincer potero dentro a me l'ardore ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore; ma misi me per l'alto mare aperto Folle volo d’Ulisse ripreso da Ovidio sol con un legno e con quella compagna Met. XIV e Aen. VII picciola da la qual non fui diserto L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi, e l'altre che quel mare intorno bagna Io e ' compagni eravam vecchi e tardi quando venimmo a quella foce stretta dov'Ercule segnò li suoi riguardi, acciò che l'uom più oltre non si metta; da la man destra mi lasciai Sibilia, da l'altra già m'avea lasciata Setta.

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30 Riassunto III canto Del Purgatorio

31 Purgatorio canto III Matto è chi spera che nostra ragione Rimando alla Scolastica: binomio possa trascorrer la infinita via fede-ragione che tiene una sustanza in tre persone. io dico d'Aristotile e di Plato Esempi di uomini classici che sono e di molt'altri"; e qui chinò la fronte, collocati nel Limbo, in quanto in vita e più non disse, e rimase turbato avevano sperato invano di raggiungere la verità con la forza della sola ragione Per lor maladizion sì non si perde, La scomunica di Manfredi, datagli per che non possa tornar, l'etterno amore, odio e per ira politica, è ritenuta mentre che la speranza ha fior del verde ingiusta e di nessun effetto, come insegna San Tommaso nella Summa Theologia

32 di me fu messo per Clemente allora, folla insepolta: traghettatore è
Se 'l pastor di Cosenza, che a la caccia Tutta questa, che scorgi, è misera di me fu messo per Clemente allora, folla insepolta: traghettatore è avesse in Dio ben letta questa faccia,  cfr Aen VI, Caronte: questi, che l’onda porta,   i sepolti. Non è concesso le rive l'ossa del corpo mio sarieno ancora paurose, le rauche correnti in co del ponte presso a Benevento, passare, prima che l’ossa riposino sotto la guardia de la grave mora.       nella loro  dimora. cfr Aen VI, Ora mi ha sull’onda in balia, sul lido mi rotola il vento. Oh per la luce serena del cielo, pei soffi dell’aria, pel padre ti prego, per la speranza di Iulo, che cresce, strappami a questi mali, tu invitto: un pugno di terra gettami addosso (tu puoi): ricerca il porto Velino, o, se c’è qualche via, la tua madre dea te l’insegna, (non credo, no certo, che senza l’aiuto di numi t’accinga a passar tanto fiume e la Stigia palude), la tua destra dà al misero, prendi anche me sulle onde, che ne la morte in pace finalmente riposi!

33 Riassunto XXVIII canto Del Purgatorio

34 Purgatorio canto XXVIII
Un'aura dolce, sanza mutamento cfr Met I, Era primavera eterna: con soffi tiepidi avere in sé, mi feria per la fronte gli Zefiri accarezzavano tranquilli i fiori Non di più colpo che soave vento nati senza seme tal qual di ramo in ramo si raccoglie cfr Aen I, Eolo scatena la tempesta che travolge per la pineta in su 'l lito di Chiassi, Enea e lo porta lontano dalla meta Quand'Eolo scilocco fuor discioglie una donna soletta che si gia cfr Met V, In questo bosco Proserpina si divertiva e cantando e scegliendo fior da fiore a cogliere viole e candidi gigli ond'era pinta tutta la sua via

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36 Tu mi fai rimembrar dove e qual era cfr Met V, 391 Riferimenti al mito di Proserpina e Proserpina nel tempo che perdette identificazione di questa nella figura la madre lei, ed ella primavera di Matelda Non credo che splendesse tanto lume cfr Met X, 525 Si allude all’innamoramento di sotto le ciglia a Venere, trafitta Venere per Adone, quando cioè dal figlio fuor di tutto suo costume Cupido, senza volerlo, colpì con una delle sue frecce la madre Tre passi ci facea il fiume lontani; ma Elesponto, là 've passò Serse, cfr Her XVIII, ancora freno a tutti orgogli umani, Rimando al mito di Ero e Leandro più odio da Leandro non sofferse per mareggiare intra Sesto e Abido, che quel da me perch'allor non s'aperse

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38 Tu mi fai rimembrar dove e qual era cfr Met V, 391 Riferimenti al mito di Proserpina e Proserpina nel tempo che perdette identificazione di questa nella figura la madre lei, ed ella primavera di Matelda Non credo che splendesse tanto lume cfr Met X, 525 Si allude all’innamoramento di sotto le ciglia a Venere, trafitta Venere per Adone, quando cioè dal figlio fuor di tutto suo costume Cupido, senza volerlo, colpì con una delle sue frecce la madre Tre passi ci facea il fiume lontani; ma Elesponto, là 've passò Serse, cfr Her XVIII, ancora freno a tutti orgogli umani, Rimando al mito di Ero e Leandro più odio da Leandro non sofferse per mareggiare intra Sesto e Abido, che quel da me perch'allor non s'aperse

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40 e fa sonar la selva perch'è folta cfr Aen VI, 704 Fra tanto Enea vede in fondo alla valle un
bosco appartato, folto sussurro di selva e la percossa pianta tanto puote, Dante, seguendo San Tommaso, che de la sua virtute l'aura impregna, cfr Summa Theol pensa che tutte le piante siano e quella poi, girando, intorno scuote; state create da Dio, in origine, e l'altra terra, secondo ch'è degna nell’Eden e di qui i semi si siano per sé e per suo ciel, concepe e figlia diffusi sulla parte della terra di diverse virtù diverse legna emersa, abitata dagli uomini. Quinci Letè; così da l'altro lato cfr Aen VI, L’anime cui per fato si deve un nuovo Eunoè si chiama, e non adopra corpo, qui, presso l’onda di Lete, linfe se quinci e quindi pria non è gustato: serenatrici e oblio lungo ne bevono

41 Quelli ch'anticamente poetaro cfr Met I, 89 sgg La prima età, quella aurea onorava l'età de l'oro e suo stato felice, la fedeltà e la giustizia forse in Parnaso esto loco sognaro

42 Riassunto I canto Del Paradiso

43 Paradiso canto I La gloria di colui che tutto move cfr Phars IX, Giove è, comunque guardi, per l'universo penetra, e risplende dovunque vai in una parte più e meno altrove. Nel ciel che più de la sua luce prende fu' io, e vidi cose che ridire né sa né può chi di là sù discende;         Dante né sa né può ridire ciò che ha perché appressando sé al suo disire, visto, a seguito di un excessus mentis nostro intelletto si profonda tanto, che dietro la memoria non può ire. O buono Appollo, a l'ultimo lavoro Invocazione ad Apollo, dio della poesia, e fammi del tuo valor sì fatto vaso, rimando al mito di Dafne: l’alloro è amato come dimandi a dar l'amato alloro perché in esso fu trasformata la ninfa, come racconta Ovidio nelle Met I,

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45 Entra nel petto mio, e spira tue cfr Met VI, Il satiro Marsia sfidò Apollo in una gara sì come quando Marsïa traesti di bravura musicale. Dopo che Apollo de la vagina de le membra sue. ebbe vinto, lo scorticò. Sì rade volte, padre, se ne coglie Il lauro era usato per incoronare i vincitori, per trïunfare o cesare o poeta, come ricordano Lucano e Stazio colpa e vergogna de l'umane voglie quando Beatrice in sul sinistro fianco Beatrice è paragonata ad un’aquila, che vidi rivolta e riguardar nel sole: secondo l’opinione classica, come aguglia sì non li s'affisse unquanco. ricordano Aristotele, Lucano e Brunetto Latini, era solita fissare il sole a mezzogiorno

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47 Nel suo aspetto tal dentro mi fei, cfr Met XIII, Rimando alla figura del mitico qual si fé Glauco nel gustar de l'erba pescatore Glauco della Beozia che 'l fé consorto in mar de li altri dèi. novellamente, amor che 'l ciel governi, frase ripresa da Boezio e cominciò: "Le cose tutte quante Concetto tomistico: “ Questo mondo hanno ordine tra loro, e questo è forma si dice uno per l’unità dell’ordine: che l'universo a Dio fa simigliante. secondo esso infatti alcune cose sono ordinate ad altre cose, tutte infatti procedono a Dio e sono ordinate da Lui Qui veggion l'alte creature l'orma cfr Summa theol I de l'etterno valore, il qual è fine Tutte le cose tendono a Dio, come fine al quale è fatta la toccata norma.

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49 Riassunto VI canto Del Paradiso

50 Paradiso canto VI «Poscia che Costantin l'aquila volse Rimando al mito di Enea, che prese in contr' al corso del ciel, ch'ella seguio sposa Lavinia, figlia del re Latino dietro a l'antico che Lavina tolse, Cesare fui e son Iustinïano, cfr Aen VI, Tu ricorda, o Romano, di governare che, per voler del primo amor ch'i' sento, le genti: questa sarà l’arte tua, e di d'entro le leggi trassi il troppo e 'l vano dar costumanze di pace, usar clemenza a chi cede, ma sgominare i superbi. E prima ch'io a l'ovra fossi attento, Concetto ripreso dal Tresor: in Cristo ci una natura in Cristo esser, non piùe, fosse solo una natura credea, e di tal fede era contento;

51 Vedi quanta virtù l'ha fatto degno Dante è il continuatore di Virgilio: riprende di reverenza; e cominciò da l'ora la vicenda di Pallante, simbolo del futuro che Pallante morì per darli regno. Impero Romano, che morì contro Turno. Tu sai ch'el fece in Alba sua dimora cfr Aen I, Fondazione di Albalonga da parte di per trecento anni e oltre, infino al fine Ascanio, figlio di Enea, e il regno dei che i tre a' tre pugnar per lui ancora. Suoi discendenti fino al combattimento tra Orazi e Curiazi E sai ch'el fé dal mal de le Sabine Storia del periodo regio da Romolo, con il ratto al dolor di Lucrezia in sette regi, delle Sabine, a Tarquinio il Superbo, la cui vincendo intorno le genti vicine. cacciata fu a seguito dell’offesa a Lucrezia.

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53 Poi, presso al tempo che tutto 'l ciel volle Riprende il concetto di San Tommaso: redur lo mondo a suo modo sereno, “ Era giusto che in quel tempo in cui un Cesare per voler di Roma il tolle. solo principe dominava nel mondo nascesse Cristo, che era venuto per unificare i suoi ”.

54 Questo lavoro è stato prodotto da Alessia e Lorenza..


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