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Ti racconto UNA STORIA MERAVIGLIOSA:. La mia vita.

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Presentazione sul tema: "Ti racconto UNA STORIA MERAVIGLIOSA:. La mia vita."— Transcript della presentazione:

1 Ti racconto UNA STORIA MERAVIGLIOSA:

2 La mia vita

3 Mi piaceva -giocare -giocare -saltare -saltare -correre -correre Ero una bambina come te, con i capelli lunghi.

4 -ballare -ballare -ascoltare musica -ascoltare musica -gareggiare in bicicletta -gareggiare in bicicletta -giocare sulle rive del Tagliamento -giocare sulle rive del Tagliamento

5 Sono nata a Carpacco, un ridente paesino friulano, il 20 settembre 1912.

6 Complimenti, sei bravo/a in matematica, il conto è esatto: 100 anni fa.

7 Il mio nome era MARIA, ma i genitori, gli amici, i nonni mi chiamavano MARIUTE. Mi piaceva tanto essere chiamata Mariute, piccola Maria, perché mi sentivo coccolata e benvoluta da tutti e poi… è il nome della mamma di Gesù.

8 Ho frequentato la scuola elementare a Carpacco (UD)

9 Ho lavorato alla filanda, come tutte le mie coetanee.

10 La seta prodotta dal baco diventava filo.

11 Un giorno arrivò a Carpacco un missionario. Ascolta bene cosa successe…

12 Non volevo andare a sentire la sua predica e il perché è subito detto: Avevo un appuntamento con gli amici: correre in bici; mi divertiva tanto!

13 Non ho potuto resistere alla sua ferma insistenza: Ma, sai come fanno le mamme? vai, Mariute!

14 Ma, ascoltando il padre missionario avviene in me un fatto straordinario: il mio cuore desidera amare gli ultimi, quelli che nessuno vuole, che nessuno cerca, i lebbrosi di cui tutti hanno paura. Sono entrata in chiesa sbuffando.

15 Gesù mi ha conquistato il cuore voglio partire per terre lontane, voglio far conoscere Gesù.

16 Ora però sono nei guai. Come dirlo alla mamma e allamato papà?

17 Quando rientro a casa la mamma si accorge che sono strana, che le nascondo qualcosa. Avrà pensato che non ho ubbidito, che sono andata con gli amici a scorazzare in bicicletta? ?

18 Le dissi: Mamma, Gesù mi ha conquistato il cuore per sempre e mi chiama a servirlo nei più poveri, in coloro che nessuno ama. Voglio diventare missionaria.

19 Nessuno credeva alla mia decisione, ma il desiderio era troppo forte in me, ero sicura che Gesù mi chiamava e che a Lui dovevo dire di sì: mi aveva preso il cuore.

20 Alla vigilia di Natale 1931 mamma e papà mi dissero finalmente il loro sì: segui Gesù. Era il più bel regalo di Natale.

21 In bici percorsi i 10 Km che separano Carpacco da Fagagna, dove cerano le suore che io non avevo mai visto e non conoscevo. Loro mi insegnarono cosa dovevo fare per seguire Gesù che mi chiamava.

22 E così il 2 giugno 1932 fui accompagnata a Bergamo nel noviziato per imparare a diventare suora e missionaria.

23 Scrissi: Caro papà, ti chiedo di pregare perché riesca ad imitare Bartolomea, la fondatrice delle suore di Lovere (BG).

24 Desideravo essere lumile ombra portatrice dello splendore di Gesù.

25 Ritornai a Carpacco a salutare per lultima volta i miei cari e le amiche. Divenni Suora Suora Infermiera (ecco il mio diploma) Infermiera (ecco il mio diploma)

26 Ripartii dalla stazione di Codroipo per una terra lontana, lontana, forse per sempre.

27 Il 7 settembre 1934 mi imbarcai con altre 16 suore nel porto di Venezia diretta a Bombay sulla nave Conte Verde, un imponente transatlantico che emergeva dallacqua come fosse il re del porto.

28 Furono 13 giorni di navigazione fra acqua e cielo.

29 Arrivammo al porto di Bombay il 20 settembre, giorno del mio 22° compleanno.

30 Ci accolsero due suore con tanta cordialità che ci fecero sentire i tesori più preziosi da loro attesi.

31 Tutto qui era diverso dallItalia, le persone, il modo di vivere, gli odori, anche la natura. Non cera un fiore, una foglia, un filo derba come quelli che conoscevo.

32 La mia mente e il mio cuore spaziavano tuttintorno senza sosta per ammirare questa terra nuova, sconosciuta.

33 Desideravo essere il chicco di grano che muore nel terreno per germogliare e dare frutti. Ero contenta di donare la mia vita al Signore e ai fratelli.

34 Da Bombay raggiungemmo Krishnagar (vicino a Calcutta) in treno. Il treno non aveva vetri ai finestrini, le portiere erano aperte e a ogni fermata si accalcavano nuove persone.

35 Due mesi dopo, ripartii dallIndia diretta in Birmania – Myanmar- una terra molto più povera dellIndia.

36 Io mi fidavo del Signore, del suo aiuto, certa che il suo amore rendeva possibile ogni cosa. E fu sempre così.

37 A Keng tung vivevamo poveramente. Cera la scuola,lambulatorio, il centro di accoglienza per malati, anziani e mendicanti.

38 La vegetazione era ricca e varia; di notte il cielo offriva uno spettacolo eccezionale. Le scimmie, dispettose, ci rubavano la frutta dagli alberi.

39 Quale tristezza quando, lavorando nellospedale inglese, vidi i lavoratori delle miniere molto malati!

40 Ci chiamavano: NAI CAO ossia mamma bianca. Eravamo come le loro mamme.

41 Andavo anche nei villaggi per visitare a domicilio -anziani, -orfani, -bambini, -persone abbandonate, -lebbrosi.

42 Andando spesso nella foresta in cerca di nuovi villaggi scoprii dei nascondigli dove vivevano i lebbrosi, abbandonati da tutti.

43 Per accoglierli e curarli costruimmo un lebbrosario. Erano poveri, ma ricchi di umanità. E il villaggio si ingrandiva sempre di più.

44 Vi ospitammo anche un bonzo, monaco buddista, con il corpo pieno di piaghe. Dopo molte cure guarì. E prima di lasciarci ci disse: Il vostro Dio è diverso dagli altri, perché non abbandona nessuno. Voglio portarlo con me e parlare a tutti di Lui, di voi.

45 Nella foresta vivevano lupi. A volte i serpenti entravano nelle stanze. Un uomo molto abile ci liberò dallospite sgradito. Quella notte, alla luce della candela, vidi lombra minacciosa del cobra proiettata sul muro.

46 Il vero pericolo, però, erano le tigri. Attaccavano di sera le mucche o qualche persona. Quella sera toccò al nostro cagnolino, che ci salvò la vita.

47 Sopravenne la 2^ guerra mondiale. La città di Keng Tung fu bombardata. Noi curavamo i feriti. Ci furono tante vittime. Fra queste anche una suora.

48 Gli ufficiali inglesi ci convinsero a partire, perché stavano per arrivare i nemici: i cinesi. Ma noi restammo con i nostri poveri.

49 Cercammo rifugio, portandovi i feriti, sulla collina, dove cerano delle pagode abbandonate, nascoste dalla vegetazione.

50 Quella sera stessa, con alcuni uomini dovevo tornare al lebbrosario, per recuperare quanto vi era rimasto, quando vidi dei bagliori di fuoco che si levavano in alto. Il lebbrosario era stato incendiato dagli invasori di turno.

51 Il mattino dopo, andai al lebbrosario per cercare se qualcosa si era salvata dal fuoco: solo il tabernacolo! Lo nascosi per riprenderlo più tardi.

52 Allimprovviso fui circondata dai soldati cinesi che mi portarono nel loro accampamento dove vidi che avevano portato quello che ci serviva per vivere: il riso e i maiali.

53 Mi stringevano fortemente, non potevo scappare. Cercai luomo per ringraziarlo: era sparito. Arrivò un anziano birmano che si mise a discutere in cinese. Allora, si disposero in doppia fila e mi fecero passare.

54 Per cibo bollivamo i doni della foresta e un po di riso al quale ogni tanto davamo un po di sapore col curry.

55 Finita la lunga e brutta guerra ricostruimmo il lebbrosario. Non ci mancava nulla, la divina Provvidenza veniva in nostro aiuto. Ci fu donata una mucca col vitellino. Nella capitale ottenni dalle autorità un camion pieno di riso, medicine e quanto poteva servire.

56 Fui minacciata dai briganti se non avessi consegnato una somma di denaro. Mi rapirono e volevano uccidermi. Riuscii a fuggire e tornare alla missione, ma eravamo tutte in pericolo di vita.

57 Poco dopo, apparve in lontananza una luce come sorretta da qualcuno che non si vedeva. Continuò fino alle luci dellalba. Qualcuno ci aveva protette e salvate: fu un miracolo.

58 Passavo lungo la strada del carcere a Taunggyi quando mi sentii chiamare. Riuscii a entrare nel carcere a fatica, ma con determinazione.

59 Riconobbi un giovane del gruppo che mi aveva rapita. Mi chiedeva perdono e il vangelo: REGALAMI QUELLE PAROLE DI PACE.

60 Ogni settimana scrivevo alla mamma e ai miei cari.

61 Andai a Mong Pan un piccolo, povero villaggio. Mi ammalai di malaria cerebrale: non cerano né medici né medicine. Dovevo morire, ma incredibilmente guarii. La forza e lamore di Gesù mi avevano salvata.

62 Unaltra volta dovevo andare a Rangoon, la capitale, col treno. Era stracarico di gente e i nostri posti occupati. Uno studente ci fece raggiungere lultimo vagone che era quasi vuoto.

63 Vicino a un ponte il treno iniziò a oscillare, a sobbalzare, sbandava e finì in una ripida scarpata. Solo noi dellultima carrozza eravamo salvi.

64 La mano del Signore, anche questa volta mi aveva protetta e gli sussurrai:

65 Nel 1969 mi ammalai ancora gravemente. Fui ricoverata nellospedale russo. Il medico che mi conosceva (mi aveva dato le medicine da portare nei villaggi prima della guerra) mi chiese perché avevo aspettato tanto a curarmi.

66 Capivo che ero in fin di vita, ma se il Signore voleva, sarei guarita.

67 Decisero di mandarmi in Italia a curarmi. Non volevo, perché un missionario desidera sempre rimanere tra la sua gente e io ero lì da 36 anni.

68 Dissi a Gesù: Sono qui per te. Accetta ogni mia sofferenza come umile grazie.

69 Arrivai a Roma. Mi misero nellambulanza e sentii dire: Sembra un sacco vuoto. Ci portano qui una morta.

70 E invece, sorpresa, dopo una lunga convalescenza guarii.

71 E allora, un desiderio sempre vivo in me si fece strada: tornare in missione. Le leggi birmane mi impedivano di ritornare lì.

72 Chiesi il permesso di andare in India, ma mi dissero che ero troppo vecchia.

73 Come sempre, non mi arresi. Ero entusiasta di andare in India in cerca dei più bisognosi.

74 E il 12 marzo 1972 lasciavo Roma per tornare in India. Lamore di Gesù muoveva ogni mio passo.

75 A Jeppoo, che significa luogo di pace e di silenzio, vicino a Mangalore, aiutai un dottore che si prendeva cura dei malati di lebbra: era il mio desiderio.

76 Giravo con la mia borsa contenente dei medicinali, a passo spedito, fra le baracche vicino alla città dove vivevano famiglie povere ed emarginate.

77 Per aiutare i bisognosi, acquistai un terreno incolto non molto lontano dalla città con il denaro che gli amici italiani e svizzeri mi avevano donato.

78 E sorse il villaggio dellamore, Olavina Halli in lingua kannadà. Allinizio non cera nulla: dormivamo in una capanna di legno e foglie.

79 Poi costruimmo alcune casette per i lebbrosi alcune casette per i lebbrosi il dispensario per i malati il dispensario per i malati labitazione per le suore labitazione per le suore la strada la strada il pozzo. il pozzo.

80 Furono piantate -palme da cocco -banani -papaia -mango -anacardi -pepe

81 E seminati tanti fiori che crescevano rigogliosi e odorosi in mille colori e la bugonvilla.

82 Cominciarono presto ad arrivare i lebbrosi.

83 Non avevamo fornelli, ma usavamo il fuoco acceso tra i mattoni.

84 Non cera luce allinizio, solo qualche candela e una lampada ad olio per le emergenze.

85 Non avevamo la chiesina, ma, in una piccola stanza, cera il tabernacolo. Quante notti ho passato in preghiera!

86 Il nostro villaggio è suddiviso in vari spazi: per le abitazioni per le abitazioni per le piante da frutto per le piante da frutto per gli animali per gli animali per coltivare il riso per coltivare gli alberi della gomma (che ci danno un buon guadagno) per coltivare gli alberi della gomma (che ci danno un buon guadagno)

87 Come arrivò la prima famiglia? Il papà era lebbroso e fu licenziato. La famiglia viveva in una capanna. Un mattino il papà arrivò con una chioccia e dei pulcini. Li aveva acquistati al mercato con pochi soldi. Li portò da noi per dare avvio al pollaio. Così la famiglia venne ospitata in una casetta del villaggio.

88 Il 4 novembre 1974 arrivò la prima volontaria italiana ad aiutarci: Gabriella. E, poco dopo, anche Alberto e Diana.

89 Al villaggio venne accolto un maestro lebbroso. Divenne linsegnante del nostro villaggio.

90 Ci venne donata una jeep per gli ammalati.

91 Nel 1980 fui colpita dallameba. Ero in fin di vita. Ma guarii: era la terza volta.

92 Nel 1982, per i miei 50 anni di vita donata al Signore chiesi agli amici un dono: 50 casette per i miei poveri. E ci riuscimmo.

93 Nel villaggio ospitiamo ogni persona bisognosa, senza guardare alla sua religione o alla casta. La Provvidenza non manca mai.

94 Io tengo i contatti scrivendo a tanti amici che mi aiutano. Uso la macchina da scrivere che mio fratello mi aveva donato al mio ritorno dalla Birmania.

95 Una nuova malattia colpisce parecchie persone: lAIDS. Per curare questi malati abbiamo aperto un ambiente nel villaggio.

96 La nostra caratteristica: distinguerci per lamore che sappiamo dare a tutti coloro che ci avvicinano.

97 Il Signore ci ha chiesto di essere sue mani, suoi piedi, sua bocca per abbracciare, camminare e parlare con gli uomini. All'esterno di questa costruzione il cartello porta la seguente scritta: STOP: DOVE IERI C'ERA FORESTA OGGI C'È UN VILLAGGIO NATO DAL SACRIFICIO DEI VENETI E FRIULANI PER GLI AMICI LEBBROSI

98 Solo allora, forse, un giorno, il mondo sarà un vero villaggio dellamore.

99 Dal 19 giugno 2006 vivo nella casa di Gesù, per sempre.

100 Gli dono il mio amore, ammiro il cielo azzurro della Birmania, Olavina Halli, villaggio dellamore e gli dico: Gesù, ci sarà qualche bambino che vorrà continuare la mia meravigliosa avventura con Te?

101 Forse lì scopriresti la tua vera felicità, come è successo a me! E tu, bambino che mi hai ascoltato, vorresti prestare mani, intelligenza, volontà e tutti i doni che Dio ti ha fatto, per i bisognosi che incontri nel quotidiano?

102 Il mio corpo è sepolto in India, ma io continuo a girare per i cieli immensi dellAsia e dellEuropa, per raccontare a tutti lamore di Gesù.

103 Ciao, la tua suor Amelia Cimolino di Carpacco (UD). Grazie.

104 Desideri raccontarmi le tue emozioni, speranze, esperienze … dopo che hai conosciuto la mia vita? Scrivi a: Associazione Polse-Olavina Halli Scrivi a: Associazione Polse-Olavina Halli Via Pieve S. Pietro Via Pieve S. Pietro Polse di Cougnes Polse di Cougnes ZUGLIO (UD) ZUGLIO (UD) Mail: Mail: Vuoi avere altre notizie di me e dei miei amici? Entra nel sito:


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