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Lincisione e il tempo dello sguardo Incisioni 2006-2008 Francesca Poto in canto Best viewed with Microsoft Internet Explorer.

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Presentazione sul tema: "Lincisione e il tempo dello sguardo Incisioni 2006-2008 Francesca Poto in canto Best viewed with Microsoft Internet Explorer."— Transcript della presentazione:

1 Lincisione e il tempo dello sguardo Incisioni Francesca Poto in canto Best viewed with Microsoft Internet Explorer

2 Lincisione e il tempo dello sguardo Galleria Lincisione e il tempo dello sguardo Massimo Bignardi

3 Lincisione e il tempo dello sguardo in canto

4 Lincisione e il tempo dello sguardo P112

5 Lincisione e il tempo dello sguardo P121

6 Lincisione e il tempo dello sguardo P123

7 Lincisione e il tempo dello sguardo P132

8 Lincisione e il tempo dello sguardo P141

9 Lincisione e il tempo dello sguardo P143

10 Lincisione e il tempo dello sguardo P152

11 Lincisione e il tempo dello sguardo P212

12 Lincisione e il tempo dello sguardo P221

13 Lincisione e il tempo dello sguardo P223

14 Lincisione e il tempo dello sguardo P232

15 Lincisione e il tempo dello sguardo P241

16 Lincisione e il tempo dello sguardo P243

17 Lincisione e il tempo dello sguardo P252

18 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto in canto 2007 Assemblaggio di 30 matrici di zinco 20x20 Bulino, Acquatinta, Opus Mallei, Rotelle, Berceau, Punta secca, Goffrato N.2 fogli 200x80 In canto, installazione

19 Lincisione e il tempo dello sguardo Untitled 1 Francesca Poto Untitled Acquatinta, Punta secca, Bulino su zinco 400x200

20 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Untitled Acquatinta, Punta secca, Bulino, Opus Mallei su zinco 310x600 Untitled 2

21 Lincisione e il tempo dello sguardo Terraquea 1Terraquea 2Terraquea 3 Francesca Poto Terraquea 2007 Acquaforte, Acquatinta, Punta secca, Bulino su 3 matrici di zinco 690x200 Terraquea

22 Lincisione e il tempo dello sguardo Terraquea, installazione

23 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Antarctica 2006 Acquaforte e Acquatinta su tre matrici di zinco 500x330 Antarctica

24 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Baires 2006 Acquaforte e Acquatinta su tre matrici di zinco 500x330 Baires

25 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Bahía inútil 2006 Bulino Puntasecca Acquatinta su zinco 500x330 Bahía inútil

26 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Dragon fly 2008 Puntasecca Carborundum Foglia doro su zinco 700x220 Dragon Fly

27 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Ala 2008 Carborundum Punta secca su plexiglas 220x700 Ala

28 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Sounion 2008 Puntasecca Carborundum Paste acriliche su plexiglas 220x700 Sounion

29 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Frattura 2008 Puntasecca Carborundum Pirografo Foglia doro Paste acriliche su plexiglas 220x700 Frattura

30 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Goffrato 2008 Goffrato su plexiglas 220x700 Goffrato

31 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Molpo 2008 Puntasecca Colla Pomice di Lipari su plexiglas 190x190 Molpo

32 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Torso 2008 Puntasecca Colla Pomice di Lipari su plexiglas 190x190 Torso

33 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Argot 2008 Puntasecca e Carborundum su PVC 300x700 Argot

34 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Spinacorona 2008 Puntasecca e frese su PVC 190x700 Spinacorona

35 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Filo 2008 Punta e frese metalliche su linoleum 150x400 Filo

36 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Tritone 2008 Punta e frese metalliche su linoleum 150x400 Tritone

37 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Ciana 2008 Punta e frese metalliche su linoleum 130x400 Ciana

38 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Capri 2008 Puntasecca su due matrici di PVC 320x250 Capri

39 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Moon 2008 Acquatinta su rame 210x200 Moon

40 Lincisione e il tempo dello sguardo Francesca Poto Francesca Poto è nata a Salerno. Ha conseguito il Diploma presso lAccademia di Belle Arti di Napoli, dove è stata allieva di De Stefano, Venditti e Scordia. E docente di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico di Salerno, città in cui vive e lavora. La sua ricerca estetica si è rivolta particolarmente verso i temi della leggerezza e della trasparenza (come si addice ad un segno dacqua), prediligendo temi con marcate connotazioni simboliche quali le sirene, a cui ha dedicato parte del lavoro più recente. Ha lavorato con tecniche e materiali che meglio esprimono le sensazioni della trasparenza, in particolare combinando acquerello e plexiglas: la sostituzione del fondo opaco della carta con un supporto trasparente, ottenuta passando attraverso tecniche di stampa digitale, consente di esaltare le peculiarità dellacquerello, mentre la lucentezza del supporto accentua la brillantezza dei colori, come in un monitor. La ricerca della trasparenza è presente anche nella pittura a olio, dove cerca di scalzare la naturale opacità del supporto attraverso luso delle velature. La contraddizione tra pesantezza del mezzo e ricerca della leggerezza si acuisce nelluso delle tecniche calcografiche, dove combina il segno netto scolpito del bulino con la levità dellacquatinta. Per le sue installazioni sperimenta materiali diversi, quali acciaio, resine sintetiche, led luminosi e plexiglas, e tecniche cromatiche innovative, quali i colori metameri ottenuti con la combinazione di pittura e proiezioni video.

41 Lincisione e il tempo dello sguardo Lincisione e il tempo dello sguardo Massimo Bignardi Il nodo centrale sul quale insiste il lavoro di Francesca Poto resta limmagine intesa quale espressione di un pensiero figurato e, al tempo stesso, esercizio di un delicato rapporto creativo degli occhi e delle mani, riconosciuto come componente di una capacità di riflessione o, meglio ancora, di unidentità esistenziale. Lampio ciclo di incisioni sul tema dellaria, qui raccolto, è il punto dapprodo momentaneo del suo incedere negli sviluppi di una pratica, quella dellincisione, declinata nellampio spettro di tecniche che, dal bulino alla punta secca allacquaforte, si spingono allacquatinta e al carborundum: il suo è un modo di intendere la pratica che non si fa solo esercizio, vale a dire processo tecnico, bensì parte attiva e di sollecitazione dellimmaginario reale. Una scelta che, a dire il vero, era ben presente già dalle esperienze avviate a metà degli anni Settanta, quando, cioè, ho avuto modo di seguire le sue prime lastre, sulle quali interveniva con il corsivo segno dellacquaforte, una tecnica che le offriva la possibilità di costruire limmagine, soprattutto la figura, senza rinunziare al dettato di realismo percettivo che portava in eredità dagli anni dellAccademia, in primis dallinsegnamento di Armando De Stefano suo maestro di pittura. Era un segno capace di tradurre il senso plastico delle cose e dei corpi attraverso il giusto dosaggio del chiaroscuro ottenuto sia graduando il valore cromatico, quindi i toni del grigio agendo sul tempo delle diverse morsure, sia calibrando lo spessore del segno tale da costruire unarchitettura di linee funzionali capaci di plasmare la materia, di suggerirne il movimento, lasciando libera la composizione di accogliere figure che si sovrapponevano, secondo una simultaneità – come nel caso di Fragile, una lastra realizzata interamente allacquaforte – scandita dai tempi delle incursioni nella memoria. Lincisione e il tempo dello sguardo 1/4

42 Lincisione e il tempo dello sguardo Successivamente sul finire di quel decennio – in tal senso penso ad incisioni quali Grand Illusion ma anche a La sposa scende le scale, questultima animata da unequilibrata luminosità del fondo affidata allacquatinta –, lartista avvertiva la necessità di esemplificare il dettato compositivo, in pratica di rivedere il rapporto con lo spazio bianco del foglio, misurandosi con la tenuta della grana della colofonia, portata agli estremi con grigi chiarissimi, quasi a sfumare, come filigrana, nel bianco del fondo, facendo assumere a questultimo, dunque un carattere cromatico, un timbro, definendo così la luce e la materia di uno spazio. I segni costruttivi della figura erano ridotti a poche linee essenziali, tante quanto bastavano a disegnare la silhouette della donna o i brani dellarchitettura che laccoglie: unesemplificazione che doveva rispondere al testo narrato, cioè ad un racconto che attingeva al proprio vissuto, ad una dimensione interiore. Il dato realistico non deve trarre in inganno, anzi serve solo a dare sostegno ad un dichiarato simbolismo, non privo di visionarietà che lartista, soprattutto per la resa della figura della prima delle incisioni citate, sembra attingere da alcune soluzioni formali di Klinger. Una visionarietà che, nelle opere odierne, è maggiormente dichiarata sia per lentrata in scena della sirena, figura che lega la sua immagine al regno dellaldilà ma anche alla seduzione mortale, sia per lassunzione, a piccoli passi, del colore, del suo valore simbolico che avvia lo sguardo oltre il confine della configurazione, seducendolo, traendolo nellinganno ordito da una raffinatissima tessitura di segni, di punti scolpiti con il trapano, con le frese, con le punte dacciaio, tali da accogliere più inchiostro e, quindi, restituire il senso materico e poroso della roccia, degli scogli, delle pietre, proprio come fosse limpronta lasciata da esse sullassorbente letto della carta. Lincisione e il tempo dello sguardo 2/4

43 Lincisione e il tempo dello sguardo La figura della sirena, creatura daria con le ali e il corpo piumato di uccello e la testa di donna, suggerisce un senso duplice, ossia la razionalità e listinto: è un mostro assunto dalla mitologia che nasconde in sé pulsioni primitive che lartista evidenzia attraverso la descrizione di luoghi irreali, pervasi da una luminosità che rende maggiormente inquietante limmagine, dettata da un colore algido del cielo, come è per Antarctica, del 2006, realizzata abbinando la trama pittorica dellacquatinta con il segno corsivo dellacquaforte, oppure forzando sul dato emotivo del ricordo, attingendo da memorie di viaggi come per Baires e, soprattutto, Bahía inútil, sempre dello stesso anno, ove interviene sulle variazioni luminose del nero, orchestrate dal bulino, che scava segni netti e decisi, dalla puntasecca che lascia, nelle sfumature delle barbe, preziose velature, mezzi toni che fanno respirare altre arie e, infine, lacquatinta che accoglie le atmosfere emotive dei colori. Atmosfere nelle quali, con i lavori realizzati nel 2007, ad esempio Terraquea un trittico di grandi dimensioni, si fa più pressante la necessità di affidarsi al valore simbolico del colore, inserendo campiture piane di tinte sature sulle quali far raffreddare grumi di inchiostro, di materia. Una traiettoria di ricerca, sul piano squisitamente tecnico, di pratica creativa, che spingerà Francesca verso un segno che si fa rilievo, dichiarato spessore, denso, corposo che lartista ottiene con il carborundum, speculando sulle suggestioni luminose suggerite dalle ultime incisioni di Miró, su quei neri pervasi da una misteriosa (tenebrosa) luce. In Sounion, incisione realizzata allinizio di questo anno ove trova nuovamente forma una visionarietà sobillata dalla mitologia, la plastica architettura del colonnato del tempio, modellato dal nero intenso del carborundum, è esaltata da effetti di unillusoria matericità resa dalluso di paste acriliche – una new entry nel ricettario delle tecniche calcografiche. Lincisione e il tempo dello sguardo 3/4

44 Lincisione e il tempo dello sguardo Come si osserva lesperienza creativa di Francesca Poto è segnata da un sincronismo fra lo sviluppo narrativo dellimmagine e la pratica, cioè lesercizio delle tecniche con le quale si esprime: il punto di sutura si ha quando, come nel caso delle due grandi incisioni a più lastre dal titolo In canto terminate di recente, la composizione rimette in discussione tutto, aprendo varchi a nuove tecniche di rapporto con la realtà ottico percettiva, ma anche ad un nuovo linguaggio. Le grandi lettere rosse dellalfabeto greco sono disposte in rapporto alle immagini, attinte, queste ultime, ad un personale album mentale: le lettere assumono il valore di pittogrammi che interferiscono nel testo narrativo dei brani figurali, disegnando un abbecedario di forme, con intervalli ritmici tali, però, da non distrarre o, meglio, evitando facili avvicinamenti, quasi da rebus. La scrittura è assunta come linea colore, esclamazione, suono, parola, canto, visione: limmagine non è consonante ad essa, ossia non si colloca al suo fianco come dichiarazione percettiva, quanto ulteriore scrittura che prende in prestito dalla fotografia la capacità di tradurre la luce in segno. La sua esperienza si proietta verso nuovi tracciati che lasciano intuire una rinnovata curiosità per limmagine assunta, ora, come diaframma che collega il pensiero, quale emanazione della coscienza, al mondo delle relazioni sensibili. Lincisione e il tempo dello sguardo 4/4


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