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Il valore della pianificazione diminuisce con la complessità dello stato delle cose (Ottaviano Augusto) Il valore della pianificazione diminuisce con la.

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Presentazione sul tema: "Il valore della pianificazione diminuisce con la complessità dello stato delle cose (Ottaviano Augusto) Il valore della pianificazione diminuisce con la."— Transcript della presentazione:

1 Il valore della pianificazione diminuisce con la complessità dello stato delle cose (Ottaviano Augusto) Il valore della pianificazione diminuisce con la complessità dello stato delle cose (Ottaviano Augusto) LA PIANIFICAZIONE IN PROTEZIONE CIVILE Caratteristiche di base per la pianificazione di emergenza

2 Definizioni propedeutiche ad una trattazione sulla Pianificazione di emergenza Fattori che determinano il successo di unoperazione di protezione civile Struttura di un Piano di emergenza Criteri di massima (statali e regionali) per la pianificazione provinciale di emergenza Conclusioni ARGOMENTI DELLA RELAZIONE

3 Pericolosità (P) Probabilità che un fenomeno potenzialmente distruttivo si verifichi in un dato periodo di tempo ed in una data area VARIABILI PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO Esposizione (E) Valore degli elementi esposti (popolazione, infrastrutture, proprietà, attività socio- economiche, ecc.) Vulnerabilità (V) Gradi di perdita prodotto su di un certo elemento o gruppi di elementi esposti

4 Il numero di perdite umane, di feriti, di danni alla proprietà ed alle attività economiche, che ci attendiamo in conseguenza di un particolare fenomeno Rischio ( R ) DEFINIZIONE DI RISCHIO R = P V E LO SI QUANTIFICA MEDIANTE LA EQUAZIONE DEL RISCHIO: Per ridurre il rischio occorre intervenire su queste variabili

5 MAGGIORI TERREMOTI DELLULTIMO SECOLO IN ITALIA * PER UN TOTALE DI DI PIU DI DECEDUTI INGV - Carta della sismicità in Italia Friuli Messina Valle del Belice Irpinia – Basilicata Mugello Fucino

6 TERREMOTI STORICI IN PROVINCIA DI FIRENZE CON INTENSITA >= AL VII° GRADO FONTE: OSSERVATORIO XIMENIANO DI FIRENZE

7 TERREMOTI DEGLI ULTIMI ANNI SIGNIFICATIVI PER IL NOSTRO TERRITORIO (Appennino Forlivese ) La cartina richiama quanto accaduto nella primavera del 2000 con coinvolgimento di una significativa area territoriale. La sequenza di aprile-maggio 2000 nel Faentino-Forlivese, pur nella preoccupazione diffusa di quei giorni a fronte del ripetersi stressante di numerose scosse, nel suo complesso ha prodotto danni generalmente leggeri, classificati di VI grado MCS in due casi (Faenza e Brisighella) in presenza di danni leggeri e di grado incerto fra il V e il VI in altre aree. La sequenza sismica compresa tra i comuni di Faenza e Forlì, iniziata il giorno 19 Aprile 2000 alle ore 14:23 con una scossa di magnitudo 3.4, corrispondente ad una intensità allepicentro del IV grado della scala Mercalli, è stata seguita nei giorni successivi da circa 300 scosse di magnitudo superiore a 2.0. Tra queste, 3 hanno superato 4.0 fino ad un massimo di 4.4 (Intensità Mercalli pari al VI-VII grado).

8 TERREMOTI DEGLI ULTIMI ANNI SIGNIFICATIVI PER IL NOSTRO TERRITORIO (Appennino Toscano ) La Rete Sismica Centralizzata dellâIstituto Nazionale di Geofisica sta registrando una sequenza sismica compresa tra i comuni di Faenza e Forlì, iniziata il giorno 19 Aprile 2000 alle ore 14:23 con una scossa di magnitudo 3.4, corrispondente ad una intensità allâepicentro del IV grado della scala Mercalli. Nei giorni seguenti si sono ripetute un notevole numero di scosse. A tuttâoggi ne sono state registrate circa 300 di magnitudo superiore a 2.0. Tra queste, le più forti si sono registrate: Rete Sismica Centralizzata dellâIstituto Nazionale di GeofisicaRete Sismica Centralizzata dellâIstituto Nazionale di Geofisica il 2 maggio alle ore 10:48il 2 maggio alle ore 10:48 di magnitudo 4.0 (intensità Mercalli pari al V-VI grado); il 2 maggio alle ore 10:48 il 7 maggio alle ore 00:07il 7 maggio alle ore 00:07 di magnitudo 4.2 (intensità Mercalli pari al VI grado); il 7 maggio alle ore 00:07 l' 8 maggio alle ore 14:29l' 8 maggio alle ore 14:29 di magnitudo 4.4 (Intensità Mercalli pari al VI-VII grado). l' 8 maggio alle ore 14:29 Il 26 novembre 2001 si è verificato un evento sismico nell'Appennino Toscano di magnitudo 4.4 preceduto da una scossa di Md=2.9 e seguita da circa 10 scosse, la maggiore delle quali di Md=3.1. L'evento si è verificato nel bacino di Sansepolcro, in un'area sottoposta a deformazione distensiva. L'area è stata interessata da sismicità sia storica che strumentale. Per questo evento il DPC ha dichiarato lo stato di emergenza.

9 TERREMOTI DEGLI ULTIMI ANNI SIGNIFICATIVI PER IL NOSTRO TERRITORIO (Appennino Tosco-Emiliano ) Il 14 settembre 2003 alle ora locale, una scossa di Md 5.0 (Mw 5.3) ha interessato l'Appennino Bolognese, con epicentro in un'area compresa fra i comuni di Loiano e Monghidoro. L'evento è stato avvertito in un'area molto vasta, dalla Toscana, alle Marche, in tutta l'Emilia Romagna, in Lombardia, in Veneto e in Friuli. Da notare che lepicentro è situato in area considerata non sismica dalla classificazione del Area che poi è stata inserita in 3° categoria dalla successiva classificazione del 2003.

10 Crisi sismica del Mugello 1-2 marzo 2008 ATTIVITA SISMICA IN TOSCANA NEL 2008

11 Una sequenza con caratteristiche analoghe a quella verificatasi nella stessa zona nel marzo 2008, quando vennero localizzati tre eventi di magnitudo tra 4.4 e 4.1 nellarco di poche ore. Rispetto agli eventi del 2008, la sequenza si localizza circa 5 chilometri più a sudest, verso il bacino del Mugello. Negli ultimi mesi la zona ha fatto registrare una sismicità di bassa magnitudo, generalmente inferiore a 2.5, con una media di circa 10 terremoti ogni mese. Una sequenza con caratteristiche analoghe a quella verificatasi nella stessa zona nel marzo 2008, quando vennero localizzati tre eventi di magnitudo tra 4.4 e 4.1 nellarco di poche ore. Rispetto agli eventi del 2008, la sequenza si localizza circa 5 chilometri più a sudest, verso il bacino del Mugello. Negli ultimi mesi la zona ha fatto registrare una sismicità di bassa magnitudo, generalmente inferiore a 2.5, con una media di circa 10 terremoti ogni mese. Per registrare scosse, prima della sequenza del 2008, di magnitudo > 4 bisogna risalire al Segno di una rinnovata attività, dopo 35 anni di relativa quiete sismica, che dovrà necessariamente essere tenuta sotto attento controllo. Ad oggi sono state registrate, oltre a quelle maggiori, ben 200 scosse strumentali (inferiori a M 2.0) LEVENTO SISMICO DEL 14/9/2009

12 LEVENTO SISMICO DEL 14/9/2009 MAPPA DI SCUOTIMENTO (shake map)

13 IL SISMA IN ABRUZZO Il 6 Aprile 2009 alle ore 03:33 la regione Abruzzo ed in particolare la zona de l'Aquila è stata colpita da un forte terremoto. La magnitudo della scossa principale è stata valutata 5.8 di magnitudo Richter (Ml) ed ha causato 299 vittime ed oltre 1000 feriti

14 LA ZONA COLPITA E LO SCIAME

15 CRONOLOGIA DEL SISMA

16 Immediatamente attivabili COMPOSIZIONE EFFETTI DEL SISMA

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18 EFFETTI DEL SISMA: LAQUILA IL CENTRO STORICO

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21 PRINCIPALI CALAMITA IDRAULICHE DELLULTIMO SECOLO (AREA FIORENTINA)

22 FRANE ED ALLUVIONI NEL NOSTRO PAESE

23 FIUME ARNO A PISA – PONTE DI MEZZO LEVENTO DEL NOVEMBRE 1949

24 STATISTICA O.M.S ELABORATA IN SEGUITO ALLANALISI DEL TERREMOTO DELLIRPINIA probabilità di mantenimento in vita, in relazione al numero dei giorni trascorsi, basata su 548 casi soccorsi dopo il terremoto LA TEMPESTIVITA DEI SOCCORSI IN OCCASIONE DEL TERREMOTO DI BAM (IRAN – 2003), A FRONTE DI DECEDUTI, FURONO SALVATE SOLO 30 PERSONE NONOSTANTE LINVIO DI SOCCORRITORI DA PARTE DI 43 NAZIONI. I SOCCORSI ARRIVARONO DOPO 72 ORE. I dati raccolti, basati sulla letteratura internazionale, evidenziano il brusco decremento delle percentuali di sopravvivenza trascorsi due giorni dallevento, identificando la fase temporale dove è necessario fornire la massima risposta medicalizzata possibile.

25 Consiste in: attività diretta allo studio ed alla determinazione delle cause dei vari fenomeni calamitosi identificazione dei rischi individuazione delle zone del territorio soggette ai rischi stessi LA PREVISIONE

26 LA PREVENZIONE Consiste nelle attività volte ad evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi calamitosi Prevenzione strutturale Prevenzione non strutturale

27 E legata ad opere pubbliche o ad interventi concreti sul territorio (difese spondali, consolidamento di argini, protezione di centri abitati, consolidamento di versanti, etc.) LA PREVENZIONE STRUTTURALE

28 La Regione Toscana ha avviato fin dal 1998 le attività relative al programma di valutazione degli effetti locali (programma VEL) sia dei centri urbani che degli edifici strategici e rilevanti e dal 2000 il programma di riduzione del rischio sismico nelle aree produttive (programma DOCUP), nelle aree a maggior rischio sismico. INFLUENZA DELLA PREVENZIONE STRUTTURALE SUGLI EFFETTI DI UN EVENTO SISMICO

29 Il terremoto del Molise (2002) - Una scossa di terremoto particolarmente violenta (5.4 Richter) colpì, alle del 31 ottobre, i Comuni di San Giuliano, Bonefro, Castellino del Bifermo, causando 30 morti, di cui 27 bambini, circa 100 feriti e sfollati nella sola provincia di Campobasso. La scuola elementare fu l'unico edificio a crollare del tutto a San Giuliano di Puglia e questo, così si è detto, è probabilmente dovuto alla carenza di manutenzione e alla cattiva qualità della costruzione. Il processo istituito per determinare le responsabilità del crollo si era concluso il 13 luglio 2007, con un nulla di fatto e nessun responsabile individuato. verdetto ribaltato in appello (25 febbraio 2009) con la condanna di 5 dei 6 imputati (fra i quali anche il sindaco di allora). Levento si è trasformato in un tragico stimolo per interventi legislativi tesi al ridisegno delle mappe del rischio sismico ed alla definizione di quali edifici pubblici debbano essere sottoposti ad interventi di adeguamento alle norme di sicurezza antisismiche. ASSENZA DI PREVENZIONE STRUTTURALE? UN CASO TRAGICAMENTE EMBLEMATICO

30 IL SISTEMA PROVINCIALE

31 LA PREVENZIONE NON STRUTTURALE Può essere ripartita in: Formazione (educazione nel contrastare le situazioni di emergenza) Pianificazione di emergenza (individuazione di chi fa che cosa in relazione agli scenari di rischio) Attività esercitative (addestramento sul campo) Informazione (consapevolezza dei rischi)

32 INFORMAZIONE Solo con linformazione si rendono i cittadini consapevoli dei rischi che li circondano, inducendoli ad assumere comportamenti responsabili (cultura dellautoprotezione). Tale attività assume caratteristiche peculiari in caso di emergenza

33 LA FORMAZIONE Formazione fa rima con educazione. Con linformazione si acquisiscono nozioni, con la formazione si acquisisce, attraverso un processo educativo, il convincimento, la mentalità ad operare per la sicurezza propria e per quella degli altri.

34 LA PIANIFICAZIONE DI EMERGENZA Attraverso essa si individuano, sulla base degli studi di previsione, gli scenari di rischio prevalenti sul territorio. Agli scenari possibili dovranno corrispondere dei "modelli di intervento" predeterminati, in cui sia chiaro e leggibile chi fa che cosa in caso di evento.

35 LE ESERCITAZIONI Il logico e indispensabile corollario della formazione e della pianificazione è l'addestramento sul campo, cioè l'esercitazione, prezioso strumento attraverso il quale è possibile testare lefficacia e la validità di un modello di intervento per fronteggiare una grande emergenza.

36 Il Piano di emergenza È il progetto di tutte le attività coordinate e delle procedure di Protezione Civile per fronteggiare un qualsiasi evento calamitoso atteso in un determinato territorio (e contemplato in un apposito scenario) IL PIANO DI EMERGENZA

37 Con riferimento ad un evento calamitoso una buona pianificazione deve sostanzialmente rispondere a queste cinque, apparentemente semplici, domande: LE RISPOSTE CHE UN BUON PIANO DI EMERGENZA DEVE FORNIRE 1.QUAND O 2.COSA 3.DOVE SI VERIFICA 4.CHI 5.COME INTERVIENE Programmi di previsione Piano di emergenza

38 Direzione unitaria La direzione unitaria delle operazioni di emergenza si esplica attraverso il coordinamento di un sistema complesso e non in una visione settoriale dellintervento. Comunicazione Costante scambio di informazioni fra il sistema centrale e periferico. Senza di essa il coordinamento e la gestione razionale delle risorse non sarebbero possibili Risorse Utilizzo razionale e tempestivo delle risorse realmente disponibili e della reperibilità degli uomini e dei mezzi adatti allintervento. Fattori che determinano il successo di unoperazione di protezione civile FATTORI DI SUCCESSO

39 Parte generale Si raccolgono tutte le informazioni relative alla conoscenza del territorio, alle reti di monitoraggio presenti, alla elaborazione degli scenari di rischio. Lineamenti della Pianificazione Si individuano gli obiettivi da conseguire, per dare una adeguata risposta di P.C. ad una qualsiasi emergenza. Modello di intervento Si assegnano le responsabilità nei vari livelli di comando e controllo per la gestione delle emergenze di P.C.; si realizza il costante scambio di informazioni nel sistema centrale e periferico di P.C.; si utilizzano le risorse in maniera razionale. STRUTTURA DI UN PIANO Il piano si articola in tre parti fondamentali

40 Questi criteri sono applicabili alla pianificazione di emergenza a livello: Nazionale Regionale Provinciale Comunale Sovracomunale (es.: centri intercomunali) LIVELLI DELLA PIANIFICAZIONE Sub-Comunale (es.: quartiere, scuola, teatro, condominio)

41 PIANO PROVINCIALE DI EMERGENZA Modello di intervento Modello di intervento Criteri di massima per la pianificazione provinciale di emergenza (eventi calamitosi di cui allart. 2, comma 1, lettera b, della legge 225/92) IL PIANO PROVINCIALE DI EMERGENZA Parte generale Lineamenti della pianificazione Lineamenti della pianificazione

42 PARTE GENERALE IL PIANO DI EMERGENZA: LA PARTE GENERALE Dati di base Aree di emergenza Scenario degli eventi attesi Indicatori di evento e risposte del sistema provinciale di protezione civile

43 IL PIANO DI EMERGENZA: LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE Coordinamento Operativo provinciale Salvaguardia della popolazione Informazione alla popolazione Rapporti fra le istituzioni locali e nazionali per la continuità amministrativa ed il supporto alle attività di emergenza La salvaguardia del sistema produttivo Ripristino della viabilità e dei trasporti Funzionalità delle telecomunicazioni Funzionalità dei servizi essenziali Censimento e salvaguardia dei Beni culturali Modulistica per il censimento dei danni a persone e cose Relazione giornaliera per le autorità centrali e conferenza stampa Struttura dinamica del piano provinciale: aggiornamento dello scenario ed esercitazioni LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE

44 IL PIANO DI EMERGENZA: MODELLO DI INTERVENTO SISTEMA DI COMANDO E CONTROLLO ATTIVAZIONI IN EMERGENZA

45 Cartografia Amministrativa scala 1: o 1: Idrografia, scala 1: Uso del suolo, scala 1: Bacini idrografici con lubicazione degli invasi e degli strumenti di misura: pluviometri e idrometri, scala 1: o 1: Geologica, scala 1: Geomorfologica, scala 1: Rete viaria e ferroviaria, aeroporti ed eliporti, scala 1: Attività produttive (industriali, artigianali, agricole, turistiche) Pericolosità dei vari eventi nel territorio provinciale Rischio sul territorio provinciale Dati sulla popolazione Numero abitanti e nuclei familiari per Comune Carta della densità della popolazione per comune e provincia Soggetti svantaggiati IL PIANO DI EMERGENZA PARTE GENERALE: DATI DI BASE

46 Cartografia delle aree per lammassamento dei soccorritori e delle risorse, scala 1:25.000; IL PIANO DI EMERGENZA PARTE GENERALE: AREE DI EMERGENZA Cartografia degli edifici strategici e loro eventuale rilevamento della vulnerabilità, scala 1:5.000 o 1:10.000;

47 Rischio Idrogeologico Alluvioni cartografia delle aree inondabili; stima della popolazione coinvolta nelle aree inondabili; stima delle attività produttive coinvolte nelle aree inondabili; quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private coinvolte nelle aree inondabili; indicatori di evento (reti di monitoraggio). Frane cartografia degli abitati instabili; stima della popolazione nellarea instabile; quantificazione delle infrastrutture pubbliche e private nellarea instabile; indicatori di evento (reti di monitoraggio) Dighe tipi di crollo (sifonamento, tracimazione); onda di sommersione (da crollo e/o manovra degli scarichi di fondo); quantificazione della popolazione, delle infrastrutture pubbliche e private ubicate nellarea coinvolta dall ipotetica onda di sommersione; indicatori di evento (reti di monitoraggio. IL PIANO DI EMERGENZA PARTE GENERALE: SCENARIO DEGLI EVENTI ATTESI (1) Gli scenari si ricavano incrociando le cartografie tematiche (carte della pericolosità con dati di base) che sono prodotte dalle Amministrazioni provinciali e regionali (programmi di protezione civile). Rischio di incendio Carta delluso del suolo Carta climatica del territorio; Carta degli incendi storici; Carta degli approvvigionamenti idrici.

48 Rischio sismico carta della pericolosità sismica; rilevamento della vulnerabilità (edifici pubblici e privati;) stima dellesposizione delle infrastrutture e dei servizi essenziali alla comunità; censimento della popolazione coinvolta dallevento atteso; classificazione sismica dei comuni. IL PIANO DI EMERGENZA PARTE GENERALE: SCENARIO DEGLI EVENTI ATTESI (2) Rischio industriale censimento delle industrie soggette a notifica e dichiarazione; specificazione dei cicli produttivi degli impianti industriali; calcolo delle sostanze in deposito e in lavorazione; censimento della popolazione nellarea interessata dallevento; calcolo dellarea dimpatto esterna alle industrie. Rischio vulcanico: serie storiche degli eventi vulcanici; censimento della popolazione nellarea interessata dallevento; mappe di pericolosità; rilevamento della vulnerabilità con riguardo anche allesposizione delle infrastrutture e dei servizi pubblici essenziali;. indicatori di evento (reti di monitoraggio).

49 Gli eventi si dividono in eventi prevedibili (vulcanico, idrogeologico) e non prevedibili (terremoto, rischio chimico industriale, incendi boschivi). Qualora in una porzione di territorio si riscontrino eventi prevedibili in un arco di tempo determinato, sarà fondamentale collegare ad ogni allarme una risposta graduale del sistema provinciale di protezione civile. IL PIANO DI EMERGENZA PARTE GENERALE: INDICATORI DI EVENTO E RISPOSTE DEL SISTEMA PROVINCIALE DI PROTEZIONE CIVILE

50 IL PIANO DI EMERGENZA: LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE (1) COORDINAMENTO OPERATIVO PROVINCIALE Viene assunta la direzione unitaria dei servizi di emergenza da attivare, a livello provinciale, per meglio supportare gli interventi dei Sindaci dei comuni interessati. SALVAGUARDIA DELLA POPOLAZIONE Questa attività è prevalentemente assegnata ai Sindaci. Le misure di salvaguardia alla popolazione per gli eventi prevedibili sono finalizzate allallontanamento della popolazione dalla zona di pericolo; particolare riguardo deve essere dato alle persone con ridotta autonomia (anziani, disabili, bambini). Dovranno essere attuati piani particolareggiati per lassistenza alla popolazione (aree di accoglienza, etc.) Per gli eventi che non possono essere preannunciati sarà di fondamentale importanza organizzare il primo soccorso sanitario entro poche ore dallevento. RAPPORTI FRA LE ISTITUZIONI LOCALI E NAZIONALI PER LA CONTINUITA AMMINISTRATIVA ED IL SUPPORTO ALLE ATTIVITA DI EMERGENZA Si tratta di mantenere la continuità di governo assicurando il collegamento e le attività comunali e periferiche dello stato INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE E fondamentale, che il cittadino residente nelle zone, direttamente o indirettamente interessate allevento conosca preventivamente: le caratteristiche essenziali di base del rischio che insiste periodicamente sul proprio territorio; le predisposizioni del piano di emergenza nellarea in cui risiede; come comportarsi, prima, durante e dopo levento; con quale mezzo ed in quale modo verranno diffuse informazioni ed allarmi.

51 IL PIANO DI EMERGENZA: LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE (2) LA SALVAGUARDIA DEL SISTEMA PRODUTTIVO Questo intervento di protezione civile si può effettuare o nel periodo immediatamente precedente il manifestarsi dellevento (eventi prevedibili), attuando piani di messa in sicurezza dei mezzi di produzione e dei relativi prodotti stoccati, oppure immediatamente dopo che levento abbia provocato danni (evento imprevedibile) alle persone e alle cose; in questo caso si dovrà prevedere il ripristino dellattività produttiva e commerciale nellarea colpita attuando interventi mirati per raggiungere tale obiettivo nel più breve tempo possibile. La concorrenza delle aziende produttive nel mercato nazionale e internazionale non permette che la sospensione della produzione sia superiore ad alcune decine di giorni. FUNZIONALITA DELLE TELECOMUNICAZIONI La riattivazione delle telecomunicazioni dovrà essere immediatamente garantita per gestire il flusso delle informazioni degli uffici pubblici e per i centri operativi dislocati nellarea colpita attraverso limpiego massiccio di ogni mezzo o sistema TLC. Si dovrà garantire la funzionalità delle reti telefoniche e radio delle varie strutture operative di protezione civile per garantire i collegamenti fra i vari centri operativi e al tempo stesso per diramare comunicati, allarmi etc. In ogni piano sarà prevista, per questo specifico settore, una singola funzione di supporto che garantisce il coordinamento di tutte le risorse e gli interventi necessari per ridare piena funzionalità alle telecomunicazioni per la trasmissione di testi, immagini e dati numerici. RIPRISTINO DELLA VIABILITA E DEI TRASPORTI Durante il periodo della prima emergenza si dovranno già prevedere interventi per la riattivazione dei trasporti sia terrestri, aerei, marittimi, fluviali, del trasporto per le materie prime e di quelle strategiche, lottimizzazione dei flussi di traffico lungo le vie di fuga e laccesso dei mezzi di soccorso nellarea colpita. In ogni piano sarà previsto, per questo specifico settore, una singola funzione di supporto per il coordinamento di tutte le risorse e gli interventi necessari per rendere piena funzionalità alla rete di trasporto.

52 IL PIANO DI EMERGENZA: LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE (3) FUNZIONALITA DEI SERVIZI ESSENZIALI La messa in sicurezza delle reti erogatrici dei servizi essenziali dovrà essere assicurata, al verificarsi di eventi prevedibili, mediante lutilizzo di personale addetto secondo specifici piani particolareggiati elaborati da ciascun ente competente. La verifica ed il ripristino della funzionalità delle reti dovrà prevedere limpiego degli addetti agli impianti di erogazione ed alle linee e/o utenze in modo comunque coordinato (Enel, gas...), prevedendo per tale settore una specifica funzione di supporto, al fine di garantire le massime condizioni di sicurezza. MODULISTICA PER IL CENSIMENTO DEI DANNI A PERSONE E COSE La raccolta dei dati prevista da tale modulistica è suddivisa secondo le funzioni di supporto previste per la costituzione di una Sala Operativa. Con questa modulistica unificata è possibile razionalizzare la raccolta dei dati, che risultano omogenei e di facile interpretazione. CENSIMENTO E SALVAGUARDIA DEI BENI CULTURALI Nel ribadire che il preminente scopo del piano di emergenza è quello di mettere in salvo la popolazione e garantire con ogni mezzo il mantenimento del livello di vita civile, messo in crisi da una situazione di grandi disagi sia fisici che psicologici, è comunque da considerare fondamentale la salvaguardia dei beni culturali ubicati nelle zone a rischio. Si dovranno perciò organizzare specifici interventi per il censimento e la tutela dei beni culturali, predisponendo anche specifiche squadre di tecnici specializzati nel settore per la messa in sicurezza dei reperti, o altri beni artistici, in aree sicure.

53 IL PIANO DI EMERGENZA: LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE (4) RELAZIONE GIORNALIERA PER LE AUTORITA CENTRALI E CONFERENZA STAMPA La relazione dovrà contenere le sintesi delle attività giornaliere, ricavando i dati dalla modulistica di cui al punto precedente. Si dovranno anche riassumere i dati dei giorni precedenti e si indicheranno, anche attraverso i mass-media locali, tutte le disposizioni che la popolazione dovrà adottare. I giornalisti accreditati verranno costantemente aggiornati con una conferenza stampa quotidiana. Durante la giornata si dovranno inoltre organizzare per i giornalisti supporti logistici per la realizzazione di servizi di informazione nelle zone di operazione. STRUTTURA DINAMICA DEL PIANO PROVINCIALE: AGGIORNAMENTO DELLO SCENARIO ED ESERCITAZIONI Il continuo mutamento dellassetto urbanistico del territorio, la crescita delle associazioni del volontariato, il rinnovamento tecnologico delle strutture operative e le nuove disposizioni amministrative comportano un continuo aggiornamento del piano sia per lo scenario dellevento atteso che per le procedure. Le esercitazioni rivestono quindi un ruolo fondamentale al fine di verificare la reale efficacia del piano di emergenza. Esse devono essere svolte periodicamente a tutti i livelli secondo le competenze attribuite alle strutture operative previste dal piano stesso; sarà quindi necessario ottimizzare linguaggi e procedure e rodare il piano di emergenza redatto, sullo specifico scenario di un evento atteso, in una determinata porzione di territorio. per far assumere al piano le migliori caratteristiche di un documento vissuto e continuamente aggiornato sarà fondamentale organizzare le esercitazioni secondo diverse tipologie: esercitazioni senza preavviso per le strutture operative previste nel piano; esercitazioni congiunte tra strutture operative e popolazione interessata allevento atteso (la popolazione deve conoscere e provare attraverso le esercitazioni tutte le azioni da compiere in caso di calamità). esercitazioni periodiche del solo sistema di comando e controllo, anche queste senza preavviso, per una puntuale verifica della reperibilità dei singoli responsabili delle funzioni di supporto e per testare lefficienza dei collegamenti.

54 IL PIANO DI EMERGENZA MODELLO DI INTERVENTO:SISTEMA COMANDO E CONTROLLO È il sistema per esercitare la direzione unitaria dei servizi di emergenza a livello provinciale e si caratterizza con tre strutture operative: CENTRO COORDINAMENTO SOCCORSI (C.C.S.) SALA OPERATIVA PROVINCIALE CON 14 FUNZIONI DI SUPPORTO CENTRI OPERATIVI MISTI (C.O.M.)

55 IL CENTRO COORDINAMENTO SOCCORSI (C.C.S.) Può configurarsi nel Comitato Provinciale della Protezione Civile ed è il massimo organo di coordinamento delle attività di Protezione Civile a livello provinciale. Sarà composto dai massimi responsabili di tutte le componenti e strutture operative presenti nel territorio provinciale. Dovrà individuare le strategie di intervento per il superamento dellemergenza razionalizzando le risorse disponibili nella Provincia e al tempo stesso garantire il coordinamento degli interventi del governo regionale o del governo nazionale a seconda della natura dellevento calamitoso. Decide inoltre la dislocazione nel territorio dei COM in accordo con il Comitato Operativo Nazionale in caso di evento di tipo C. Manterrà stretti collegamenti con le autorità preposte allordine pubblico. IL PIANO DI EMERGENZA SISTEMA COMANDO E CONTROLLO: C.C.S.

56 SALA OPERATIVA PROVINCIALE CON 14 FUNZIONI DI SUPPORTO E organizzata per 14 funzioni di supporto; esse rappresentano le singole risposte operative che occorre organizzare in qualsiasi tipo di emergenza a carattere provinciale. Ogni singola funzione avrà un proprio responsabile che in tempo di quiete operativa aggiornerà i dati relativi alla propria funzione e in caso di emergenza provinciale sarà lesperto che attiverà le funzioni di soccorso. Lubicazione della Sala Operativa dovrà essere individuata in sedi non vulnerabili e facilmente accessibili. IL PIANO DI EMERGENZA SISTEMA COMANDO E CONTROLLO: SALA OPERATIVA

57 IL PIANO DI EMERGENZA: LE FUNZIONI DI SUPPORTO (1) TECNICA E DI PIANIFICAZIONE Questa funzione comprende i Gruppi Nazionali di ricerca ed i Servizi Tecnici nazionali e locali. Il referente sarà il rappresentante del Servizio Tecnico del comune o del Genio Civile o del Servizio Tecnico Nazionale, prescelto già in fase di pianificazione; dovrà mantenere e coordinare tutti i rapporti tra le varie componenti scientifiche e tecniche per linterpretazione fisica del fenomeno e dei dati relativi alle reti di monitoraggio. 1 SANITÀ, ASSISTENZA SOCIALE E VETERINARIA Saranno presenti i responsabili del Servizio Sanitario locale, la C.R.I., le Organizzazioni di volontariato che operano nel settore sanitario. In linea di massima il referente sarà il rappresentante del Servizio Sanitario Locale. 2 MASS-MEDIA ED INFORMAZIONE La sala stampa dovrà essere realizzata in un locale diverso dalla Sala Operativa. Sarà cura delladdetto stampa stabilire il programma e le modalità degli incontri con i giornalisti. Per quanto concerne linformazione al pubblico sarà cura delladdetto stampa, coordinandosi con i sindaci interessati, procedere alla divulgazione della notizia per mezzo dei mass-media. Scopi principali sono: informare e sensibilizzare la popolazione; far conoscere le attività; realizzare spot, creare annunci, fare comunicati; organizzare tavole rotonde e conferenze stampa 3 VOLONTARIATO I compiti delle Organizzazioni di volontariato, in emergenza, vengono individuati nei piani di protezione civile in relazione alla tipologia del rischio da affrontare, alla natura ed alla specificità delle attività esplicate dalle Organizzazioni e dai mezzi a loro disposizione. Pertanto, in Sala Operativa, prenderà posto il coordinatore indicato nel piano di protezione civile che avrà il compito di mantenere i rapporti con la consulta provinciale per il volontariato. Il coordinatore provvederà, in «tempo di pace», ad organizzare esercitazioni congiunte con altre forze preposte allemergenza al fine di verificare le capacità organizzative ed operative delle suddette Organizzazioni. I 4

58 IL PIANO DI EMERGENZA: LE FUNZIONI DI SUPPORTO (2) MATERIALI E MEZZI La funzione di supporto in questione è essenziale e primaria per fronteggiare una emergenza di qualunque tipo. Questa funzione censisce i materiali ed i mezzi in dotazione alle amministrazioni; sono censimenti che debbono essere aggiornati costantemente per passare così dalla concezione del censimento delle risorse alla concezione di disponibilità delle risorse. Si tratta di avere un quadro delle risorse suddivise per aree di stoccaggio. Per ogni risorsa si deve prevedere il tipo di trasporto ed il tempo di arrivo nellarea dellintervento. Alla gestione di tale funzione concorrono i materiali e mezzi comunque disponibili. Nel caso in cui la richiesta di materiali e/o mezzi non possa essere fronteggiata a livello locale, il coordinatore rivolgerà richiesta a livello centrale. 5 TRASPORTO, CIRCOLAZIONE E VIABILITA La funzione riguardante il trasporto è strettamente collegata alla movimentazione dei materiali, al trasferimento dei mezzi, ad ottimizzare i flussi lungo le vie di fuga ed al funzionamento dei cancelli di accesso per regolare il flusso dei soccorritori. Questa funzione di supporto deve necessariamente operare a stretto contatto con il responsabile della funzione 10, Strutture Operative. Per quanto concerne la parte relativa allattività di circolazione e viabilità il coordinatore è normalmente il rappresentante della Polstrada o suo sostituto; concorrono per questa attività, oltre alla Polizia Stradale, i Carabinieri ed i Vigili Urbani: i primi due per il duplice aspetto di Polizia giudiziaria e di tutori della legge e gli altri per lindiscussa idoneità nella gestione della funzione in una emergenza a carattere locale. Si dovranno prevedere esercitazioni congiunte tra le varie forze al fine di verificare ed ottimizzare lesatto andamento dei flussi lungo le varie direttrici. 6

59 IL PIANO DI EMERGENZA: LE FUNZIONI DI SUPPORTO (3) TELECOMUNICAZIONI Questa funzione dovrà, di concerto con il responsabile territoriale delle aziende di telecomunicazioni, con il responsabile provinciale P.T. con il rappresentante dellassociazione di radioamatori presente sul territorio, organizzare una rete di telecomunicazione alternativa affidabile anche in caso di evento di notevole gravità. Il responsabile di questa funzione è normalmente un esperto di telecomunicazioni. 7 SERVIZI ESSENZIALI In questa funzione prenderanno parte i rappresentanti di tutti i servizi essenziali erogati sul territorio coinvolto. Mediante i Compartimenti Territoriali e le corrispondenti sale operative nazionali o regionali deve essere mantenuta costantemente aggiornata la situazione circa lefficienza e gli interventi sulla rete. Lutilizzazione del personale addetto al ripristino delle linee e/o delle utenze è comunque coordinata dal rappresentante dellEnte di gestione presente nella funzione. 8 SERVIZI ESSENZIALI Leffettuazione del censimento dei danni a persone e cose riveste particolare importanza al fine di fotografare la situazione determinatasi a seguito dellevento calamitoso per determinare sulla base dei risultati riassunti in schede riepilogative gli interventi demergenza. Il responsabile della suddetta funzione, al verificarsi dellevento calamitoso, dovrà effettuare un censimento dei danni riferito a: persone edifici pubblici edifici privati impianti industriali servizi essenziali attività produttive opere di interesse culturale infrastrutture pubbliche agricoltura e zootecnia 9

60 IL PIANO DI EMERGENZA: LE FUNZIONI DI SUPPORTO (4) STRUTTURE OPERATIVE S.A.R. Il responsabile della suddetta funzione, dovrà coordinare le varie strutture operative presenti presso il CCS e i COM: Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Forze Armate Forze dellOrdine Corpo Forestale dello Stato Servizi Tecnici Nazionali Gruppi Nazionali di Ricerca Scientifica Croce Rossa Italiana Strutture del Servizio sanitario nazionale Organizzazioni di volontariato Corpo Nazionale di soccorso alpino 10 STRUTTURE OPERATIVE S.A.R. In relazione allevento il responsabile della funzione dovrà essere in possesso della documentazione riguardante tutti i referenti di ciascun Ente ed Amministrazioni della zona interessata allevento. Si dovranno anche organizzare gemellaggi fra le Amministrazioni comunali colpite, le municipalizzate dei comuni o delle regioni che portano soccorso per il ripristino immediato dei servizi essenziali (riattivazione delle discariche, acquedotto, scuole, servizi vari etc.). 11 MATERIALI PERICOLOSI Lo stoccaggio di materiali pericolosi, il censimento delle industrie soggette a notifica e a dichiarazione o altre attività pericolose che possono innescare ulteriori danni alla popolazione dopo un evento distruttivo di varia natura, saranno preventivamente censite e per ognuno studiato il potenziale pericolo che può provocare alla popolazione. 12

61 IL PIANO DI EMERGENZA: LE FUNZIONI DI SUPPORTO (5) ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE Per fronteggiare le esigenze della popolazione che a seguito dellevento calamitoso risultano senza tetto o soggette ad altre difficoltà, si dovranno organizzare in loco delle aree attrezzate per fornire i servizi necessari. Dovrà presiedere questa funzione un funzionario dellEnte amministrativo locale in possesso di conoscenza e competenza in merito al patrimonio abitativo, alla ricettività delle strutture turistiche (alberghi, campeggi etc.) ed alla ricerca e utilizzo di aree pubbliche e private da utilizzare come aree di ricovero della popolazione. Per quanto concerne laspetto alimentare si dovrà garantire un costante flusso di derrate alimentari, il loro stoccaggio e la distribuzione alla popolazione assistita. Si dovranno anche censire a livello nazionale e locale le varie aziende di produzione e/o distribuzione alimentare. 13 COORDINAMENTO CENTRI OPERATIVI Il coordinatore della Sala Operativa che gestisce le 14 funzioni di supporto, sarà anche responsabile di questa funzione in quanto dovrà conoscere le operatività degli altri centri operativi dislocati sul territorio al fine di garantire nellarea dellemergenza il massimo coordinamento delle operazioni di soccorso razionalizzando risorse di uomini e materiali. Con lattivazione delle 14 funzioni di supporto tramite i loro singoli responsabili, si raggiungono due distinti obiettivi: si individuano a priori i responsabili delle singole funzioni da impiegare in emergenza e in tempo di pace, si garantisce il continuo aggiornamento del piano di emergenza con lattività degli stessi responsabili. I responsabili delle 14 funzioni di supporto avranno quindi la possibilità di tenere sempre efficiente il piano di emergenza. Questo consente di avere sempre nella propria sala operativa esperti che già si conoscono e lavorano per il Piano di emergenza. Ciò porterà a una maggiore efficacia operativa fra le componenti e le strutture operative (amministrazioni locali, volontariato, FF.AA, Vigili del Fuoco, etc.). Il responsabile della funzione 14 assumerà anche il ruolo di coordinatore della Sala Operativa 14

62 IL PIANO DI EMERGENZA: CENTRO OPERATIVO MISTO IL CENTRO OPERATIVO MISTO (COM) Euna struttura operativa decentrata il cui responsabile dipende dal Centro Coordinamento Soccorsi ed al quale partecipano i rappresentanti dei comuni e delle strutture operative. I compiti del COM sono quelli di favorire il coordinamento dei servizi di emergenza organizzati a livello provinciale con gli interventi dei sindaci appartenenti al COM stesso. Lubicazione del COM deve essere baricentrica rispetto ai comuni coordinati e localizzata in locali non vulnerabili. Le funzioni di supporto da attuare nel COM non sono obbligatoriamente 14 ma individuate in base al tipo e alle caratteristiche dellemergenza presente o in corso.

63 IL PIANO DI EMERGENZA MODELLO DI ATTIVAZIONI IN EMERGENZA Esse rappresentano le immediate predisposizioni che dovranno essere attivate dal centro coordinamento soccorsi. REPERIBILITA DEI COMPONENTI IL C.C.S. Alla segnalazione di possibili pericoli o di eventi calamitosi in atto si dovranno attuare le procedure previste dal piano di emergenza dislocando immediatamente sul territorio i funzionari addetti alla gestione dei COM. REPERIBILITA DEI FUNZIONARI DELLA SALA OPERATIVA La Sala Operativa è composta dai responsabili delle 14 funzioni di supporto i quali saranno convocati e prenderanno posizione nei locali predisposti. DELIMITAZIONE AREE A RISCHIO Tale operazione avviene tramite listituzione di posti di blocco, denominati cancelli, sulle reti di viabilità, ed hanno lo scopo di regolamentare la circolazione in entrata ed in uscita dallarea a rischio. La predisposizione dei cancelli dovrà essere attuata in corrispondenza dei nodi viari onde favorire manovre e deviazioni. AREE DI AMMASSAMENTO SOCCORRITORI NELLE PROVINCE Le aree di ammassamento dei soccorritori devono essere preventivamente individuate dalle Autorità competenti (Regione, Provincie, Comuni) al fine di garantire un razionale impiego nelle zone di operazione dei soccorritori. Esse rappresentano il primo orientamento e contatto dei soccorritori con la zona colpita dallevento. Tali aree debbono essere ubicate nelle vicinanze dei caselli autostradali o comunque facilmente raggiungibili per strade agevoli anche a mezzi di grande dimensioni; possibilmente lontano dai centri abitati a rischio.

64 INDIRIZZI REGIONALI PER LORGANIZZAZIONE LOCALE DI PROTEZIONE CIVILE IL SISTEMA NORMATIVO TOSCANO INDIVIDUA E DETTAGLIA GLI ELEMENTI CARDINE OLTRE CHE I SUOI REQUISITI 'MINIMI'. QUESTI SONO COSTITUITI DA: CENTRO SITUAZIONI CENTRO OPERATIVO AREA STRATEGICA

65 Il CENTRO SITUAZIONI Il Centro Situazioni (CE.SI.) è un aggregato fondamentale della Sala Operativa di protezione Civile, operante H24 ed organizzato per : Effettuare il monitoraggio ordinarioEffettuare il monitoraggio ordinario Riceve e verifica le segnalazioni circa situazioni di criticità in atto o previste, seguendone la possibile evoluzioneRiceve e verifica le segnalazioni circa situazioni di criticità in atto o previste, seguendone la possibile evoluzione Mantenere un costante flusso informativo con le strutture interne che svolgono attività di centro operativo nonché con le altre componenti del sistema regionale di protezione civile e gli altri soggetti che concorrono alle attività di protezione civileMantenere un costante flusso informativo con le strutture interne che svolgono attività di centro operativo nonché con le altre componenti del sistema regionale di protezione civile e gli altri soggetti che concorrono alle attività di protezione civile

66 Il CENTRO OPERATIVO Il Centro Operativo è un aggregato della Sala Operativa di protezione Civile, organizzato per svolgere le seguenti attività: Laccertamento delle esigenze di interventoLaccertamento delle esigenze di intervento Lattivazione diretta delle risorse necessarie per far fronte alle esigenze di intervento o lattivazione dei centri di competenza a cio prepostiLattivazione diretta delle risorse necessarie per far fronte alle esigenze di intervento o lattivazione dei centri di competenza a cio preposti La prima definizione dei danniLa prima definizione dei danni

67 LAREA STRATEGICA DPGRT - 1 dicembre 2004, n. 69/R Regolamento di attuazione, di cui allarticolo 15, comma 3, della legge regionale 29 dicembre 2003, n. 67 UNITA DI CRISI Di norma questo avviene attraverso lattivazione di un organismo di Coordinamento, denominato UNITA DI CRISI, che ha il compito di assumere le iniziative da intraprendere da parte di ciascun soggetto partecipante in modo da assicurare la massima integrazione delle rispettive attività (Artt.10,11,12). AL MEDESIMO LIVELLO TERRITORIALE RACCORDO STRATEGICO- OPERATIVO A LIVELLI TERRITORIALI DIVERSI sedi di coordinamento operativo decentrate In particolare, il raccordo tra livello provinciale ed il livello comunale è favorito dalla attivazione, da parte della Provincia (o dalla RT in caso di emergenze regionali), di sedi di coordinamento operativo decentrate che garantiscono i collegamenti informativi ed operativi con i singoli comuni afferenti allambito intercomunale di riferimento,(Art.13)

68 SUPPORTO ALLA PIANIFICAZIONE Software distribuito a tutti i Comuni (escluso 1) ed ai 4 Centri IntercomunaliSoftware distribuito a tutti i Comuni (escluso 1) ed ai 4 Centri Intercomunali Corsi di formazioneCorsi di formazione Convenzioni con volontariato per supporto alla redazione dei pianiConvenzioni con volontariato per supporto alla redazione dei piani Istituzione Ufficio di Pianificazione per Supporto e consulenza nella redazione dei pianiIstituzione Ufficio di Pianificazione per Supporto e consulenza nella redazione dei piani COMUNI E CENTRI INTERCOMUNALI DI P.C. PIANI COMUNALI PIANI INTERCOMUNALI PIANO PROVINCIALE Database

69 Per concludere: semplicità e flessibilità…poche cose ma chiare, avendo sempre presente che il cuore del Piano di emergenza è fondamentalmente la risposta alle domande che si pongono OGNI QUALVOLTA SUCCEDE QUALCOSA: CONCLUSIONI (1) CHI COME INTERVIENE Piano di emergenza

70 IL NOSTRO SPAZIO WEB Visitando le pagine del nostro sito web è possibile ricavare informazioni riguardo tutta la nostra attività oltre a dati e notizie utili, normativa, ecc… Per ulteriori informazioni:


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