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Il Trauma Psichico: tra Resilienza e Vulnerabilità prof. Nicola Lalli dott.ssa Silvia Ingretolli XXI Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina.

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1 Il Trauma Psichico: tra Resilienza e Vulnerabilità prof. Nicola Lalli dott.ssa Silvia Ingretolli XXI Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Psicosomatica Psicosomatica e Qualità di Vita 17 Novembre 2007, Firenze © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

2 Truman Capote Noi non siamo così diversi… Noi non siamo così diversi… Link a filmato Link a filmato E come se fossimo cresciuti nella stessa casa… E come se fossimo cresciuti nella stessa casa… Link a filmato Link a filmato

3 Trauma psichico Ogni esperienza che risvegli sentimenti dolorosi, quali la paura, langoscia, la vergogna e la sofferenza psichica, può operare come un trauma. Ogni esperienza che risvegli sentimenti dolorosi, quali la paura, langoscia, la vergogna e la sofferenza psichica, può operare come un trauma. S. Freud, 1893 Quando un evento sufficientemente estremo va a urtare contro lorganizzazione mentale, il suo effetto è di annientare tutte le difese dallangoscia. Quando un evento sufficientemente estremo va a urtare contro lorganizzazione mentale, il suo effetto è di annientare tutte le difese dallangoscia. C. Garland, 2001 Evento esterno al soggetto capace, con le sue variabili di durata, gravità e imprevedibilità, di poterne modificare la struttura psichica in senso psicopatologico. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

4 Trauma psichico QualitàQualità Naturalistico (terremoti, alluvioni, etc.) Naturalistico (terremoti, alluvioni, etc.) Naturale (lutti, patologie, etc.) Naturale (lutti, patologie, etc.) delluomo sulluomo (terrorismo, lager, delluomo sulluomo (terrorismo, lager, tortura, abusi sessuali, etc.) tortura, abusi sessuali, etc.) Secondario (vigili del fuoco, soldati, volontari, etc.) Secondario (vigili del fuoco, soldati, volontari, etc.) Sociale (rifugiati politici, prigione, etc.) Sociale (rifugiati politici, prigione, etc.) IntensitàIntensità Lieve Lieve Moderata Moderata Grave Grave RipetitivitàRipetitività Unico o circoscritto Unico o circoscritto Multiplo o cumulativo Multiplo o cumulativo DurataDurata PrevedibilitàPrevedibilità © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

5 Tipi di trauma In base ai criteri di classificazione del trauma, possiamo distinguere lesperienza traumatica in due grandi gruppi: Trauma puntiforme: evento violento (shock) che può disorganizzare la struttura psichica e portare disturbi nevrotici (PTSD) o sintomi dissociativi. Trauma cumulativo: esperienze ripetute nel tempo che comportano una determinazione del carattere in senso resiliente o vulnerabile. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

6 Trauma: effetti reversibili o irreversibili? Freud ha affermato che alcuni tipi di esperienze traumatiche precoci producono effetti irreversibili. Freud ha affermato che alcuni tipi di esperienze traumatiche precoci producono effetti irreversibili. Esperienze molto stressanti subite dai bambini possono portare allo sviluppo di forme di psicopatologia. Esperienze molto stressanti subite dai bambini possono portare allo sviluppo di forme di psicopatologia. Ricerche successive hanno confermato il contrario: raramente episodi singoli producono da soli conseguenze a lungo termine; le conseguenze vanno viste nel contesto più ampio di esperienze continuative, come quelle di un clima familiare alterato. Ricerche successive hanno confermato il contrario: raramente episodi singoli producono da soli conseguenze a lungo termine; le conseguenze vanno viste nel contesto più ampio di esperienze continuative, come quelle di un clima familiare alterato. Situazioni croniche di difficoltà non producono necessariamente danni permanenti: gli effetti negativi di alcune esperienze possono essere annullati grazie a cambiamenti drastici nelle condizioni di crescita. Situazioni croniche di difficoltà non producono necessariamente danni permanenti: gli effetti negativi di alcune esperienze possono essere annullati grazie a cambiamenti drastici nelle condizioni di crescita. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

7 Trauma: effetti reversibili o irreversibili? Diversi studi sul comportamento di bambini in situazioni stressanti mostrano lesistenza di una grande variabilità di reazioni in risposta a circostanze apparentemente identiche: alcuni individui vengono completamente annientati, altri ne escono illesi. Diversi studi sul comportamento di bambini in situazioni stressanti mostrano lesistenza di una grande variabilità di reazioni in risposta a circostanze apparentemente identiche: alcuni individui vengono completamente annientati, altri ne escono illesi. La ragione per cui non tutti i bambini soccombono alle esperienze avverse è che ci sono altri fattori, oltre alle esperienze traumatiche, che giocano un ruolo nello sviluppo. La ragione per cui non tutti i bambini soccombono alle esperienze avverse è che ci sono altri fattori, oltre alle esperienze traumatiche, che giocano un ruolo nello sviluppo. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

8 Variabilità delle risposte individuali Rispetto a tutte le avversità ambientali (sia fisiche che psicosociali) si evidenzia unampia variabilità delle risposte individuali: alcuni soccombono, alcuni appaiono resilienti ed altri (pochi) appaiono addirittura rafforzati dallaver affrontato con successo stress e avversità. Rispetto a tutte le avversità ambientali (sia fisiche che psicosociali) si evidenzia unampia variabilità delle risposte individuali: alcuni soccombono, alcuni appaiono resilienti ed altri (pochi) appaiono addirittura rafforzati dallaver affrontato con successo stress e avversità. Le caratteristiche connesse con le differenze individuali nella risposta ad un trauma includono le esperienze che rafforzano (o indeboliscono) lindividuo prima dellesposizione al rischio, le influenze protettive che operano al momento dellesposizione al rischio e le esperienze positive di recupero che rappresentano il punto-di-ritorno dopo lesposizione. Le caratteristiche connesse con le differenze individuali nella risposta ad un trauma includono le esperienze che rafforzano (o indeboliscono) lindividuo prima dellesposizione al rischio, le influenze protettive che operano al momento dellesposizione al rischio e le esperienze positive di recupero che rappresentano il punto-di-ritorno dopo lesposizione. Nelle recenti ricerche è emersa che linfluenza della vulnerabilità al rischio (o della protezione) può essere anche di natura genetica. Nelle recenti ricerche è emersa che linfluenza della vulnerabilità al rischio (o della protezione) può essere anche di natura genetica. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

9 Fattori di resilienza e vulnerabilità Ciò indica che il trauma, in se stesso, non è una causa sufficiente per spiegare la comparsa della sintomatologia. Ciò indica che il trauma, in se stesso, non è una causa sufficiente per spiegare la comparsa della sintomatologia. Evidentemente entrano in gioco sia fattori di rischio (di vulnerabilità), che aumentano la probabilità di esiti negativi in risposta a situazioni stressanti, sia fattori protettivi (di resilienza), che hanno un effetto opposto e proteggono lindividuo da tali esiti. Evidentemente entrano in gioco sia fattori di rischio (di vulnerabilità), che aumentano la probabilità di esiti negativi in risposta a situazioni stressanti, sia fattori protettivi (di resilienza), che hanno un effetto opposto e proteggono lindividuo da tali esiti. La resilienza e la vulnerabilità non sono entità unitarie: identificare le reazioni di un individuo nei confronti di un certo tipo di difficoltà non ci mette necessariamente nella condizione di prevederne le reazioni ad un altro tipo di avversità. La resilienza e la vulnerabilità non sono entità unitarie: identificare le reazioni di un individuo nei confronti di un certo tipo di difficoltà non ci mette necessariamente nella condizione di prevederne le reazioni ad un altro tipo di avversità. Le condizioni possono cambiare nel tempo. I bambini vulnerabili possono sviluppare forme di resilienza e i bambini resilienti diventare vulnerabili. E daltra parte probabile che ci sia continuità laddove le esperienze del bambino rinforzino le esperienze del passato. Le condizioni possono cambiare nel tempo. I bambini vulnerabili possono sviluppare forme di resilienza e i bambini resilienti diventare vulnerabili. E daltra parte probabile che ci sia continuità laddove le esperienze del bambino rinforzino le esperienze del passato. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

10 Fattori interni: Fattori interni: Sesso Sesso Età Età Ciclo vitale Ciclo vitale Carattere: introverso o estroverso. Carattere: introverso o estroverso. Intelligenza (buoni risultati scolastici = buona autostima). Intelligenza (buoni risultati scolastici = buona autostima). Condizioni alla nascita: bambini nati con complicazioni (prematuri, etc.) necessitano di un sostegno maggiore per sviluppare le risorse personali per far fronte allo stress. Condizioni alla nascita: bambini nati con complicazioni (prematuri, etc.) necessitano di un sostegno maggiore per sviluppare le risorse personali per far fronte allo stress. Stato fisico (benessere, malattia, etc.) Stato fisico (benessere, malattia, etc.) Genetica Genetica Fattori di resilienza e vulnerabilità Durante i primi 10 anni di vita i maschi hanno mostrano una minore resistenza delle femmine nei confronti di unampia varietà di stress di carattere fisiologico e psicosociale (difficoltà perinatali, problemi comportamentali, difficoltà scolastiche, etc.); durante ladolescenza il profilo si inverte. } © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

11 La genetica Gli studi su campioni di gemelli e bambini adottati hanno dimostrato che, anche quando viene documentata linfluenza dellambiente sul processo di sviluppo, una parte di questo può essere spiegata geneticamente: i fattori genetici hanno il loro impatto sui comportamenti che manipolano o selezionano lambiente e, di conseguenza, influenzano la probabilità di sperimentare stress e avversità. Gli studi su campioni di gemelli e bambini adottati hanno dimostrato che, anche quando viene documentata linfluenza dellambiente sul processo di sviluppo, una parte di questo può essere spiegata geneticamente: i fattori genetici hanno il loro impatto sui comportamenti che manipolano o selezionano lambiente e, di conseguenza, influenzano la probabilità di sperimentare stress e avversità. I fattori genetici giocano un ruolo considerevole innanzitutto nella formazione dellindividualità del bambino (esempi ovvii sono caratteristiche come il sesso e diversi tratti caratteriali). I fattori genetici giocano un ruolo considerevole innanzitutto nella formazione dellindividualità del bambino (esempi ovvii sono caratteristiche come il sesso e diversi tratti caratteriali). © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

12 La genetica Esiste però anche un equivalente ambientale del genoma umano: lambiente influenza lespressione genetica, la programmazione dello sviluppo cerebrale, la struttura e il funzionamento del sistema neuroendocrino e quindi lo sviluppo cerebrale. Esiste però anche un equivalente ambientale del genoma umano: lambiente influenza lespressione genetica, la programmazione dello sviluppo cerebrale, la struttura e il funzionamento del sistema neuroendocrino e quindi lo sviluppo cerebrale. Le esperienze possono influenzare i pattern dellinterazione interpersonale che diventano così influenti sulla manipolazione successiva dellambiente. Le esperienze possono influenzare i pattern dellinterazione interpersonale che diventano così influenti sulla manipolazione successiva dellambiente. Inoltre le esperienze influenzano il processamento affettivo e cognitivo sottostante e quindi il modo i cui gli individui influenzano la rappresentazione e i modelli di se stessi e del loro ambiente. Inoltre le esperienze influenzano il processamento affettivo e cognitivo sottostante e quindi il modo i cui gli individui influenzano la rappresentazione e i modelli di se stessi e del loro ambiente. Infatti, anche se in tutte la caratteristiche comportamentali si può individuare una componente genetica, raramente tale componente spiega più del 50% della varianza: ma già nel 1958 Anastasi aveva espresso la necessità di andare al di là del problema di quanta varianza venga spiegata rispettivamente da fattori genetici e ambientali, e di considerare, invece, come questi due tipi di influenze interagiscano durante lo sviluppo. Infatti, anche se in tutte la caratteristiche comportamentali si può individuare una componente genetica, raramente tale componente spiega più del 50% della varianza: ma già nel 1958 Anastasi aveva espresso la necessità di andare al di là del problema di quanta varianza venga spiegata rispettivamente da fattori genetici e ambientali, e di considerare, invece, come questi due tipi di influenze interagiscano durante lo sviluppo. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

13 Fattori di resilienza e vulnerabilità Fattori esterni o ambientali: Fattori esterni o ambientali: Famiglia Famiglia Armonia familiare: famiglie in cui non ci sono conflitti hanno minori probabilità di essere danneggiati. Armonia familiare: famiglie in cui non ci sono conflitti hanno minori probabilità di essere danneggiati. Attaccamenti sicuri (relazioni soddisfacenti, sicurezza nella relazione piuttosto che trascuratezza e/o rifiuto). Attaccamenti sicuri (relazioni soddisfacenti, sicurezza nella relazione piuttosto che trascuratezza e/o rifiuto). Stili di cure genitoriali Stili di cure genitoriali Presenza di figure alternative ai genitori Presenza di figure alternative ai genitori Separazione Separazione Numero di figli e intervallo tra fratelli Numero di figli e intervallo tra fratelli Psicopatologia nei genitori Psicopatologia nei genitori Povertà Povertà Rete sociale (scuola, amici, etc.) Rete sociale (scuola, amici, etc.) Cultura (religione, etnia, clima, etc.) Cultura (religione, etnia, clima, etc.) © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

14 Fattori ambientali Operano anche nel range normale e non solo in situazioni estreme, nonostante in queste ultime gli effetti siano più rilevanti. Operano anche nel range normale e non solo in situazioni estreme, nonostante in queste ultime gli effetti siano più rilevanti. Hanno influenza non solo nellinfanzia, ma anche nelladolescenza e nella vita adulta. Hanno influenza non solo nellinfanzia, ma anche nelladolescenza e nella vita adulta. I rischi mediati dallambiente, che agiscono sulle funzioni neuroendocrine e dei neurotrasmettitori, includono: I rischi mediati dallambiente, che agiscono sulle funzioni neuroendocrine e dei neurotrasmettitori, includono: influenze prenatali (abuso di droga e alcool durante la gravidanza, gravi stress della madre); influenze prenatali (abuso di droga e alcool durante la gravidanza, gravi stress della madre); influenze fisiche post-natali (danno cerebrale, abuso di cannabis in adolescenza). influenze fisiche post-natali (danno cerebrale, abuso di cannabis in adolescenza). Le influenze ambientali che provocano maggiori effetti in termini di rischio sembrano essere: Le influenze ambientali che provocano maggiori effetti in termini di rischio sembrano essere: a. restrizioni nella possibilità di sviluppare relazioni sociali intense (es. sostegni istituzionalizzati); b. gravi disturbi nella sicurezza di tali relazioni (es. trascuratezza, rifiuto); c. eventi che provocano danno a lungo termine su tali relazioni (es. esperienze di umiliazione); d. etiche sociali o di gruppo che esercitano uninfluenza di disadattamento (es. gruppi antisociali). © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

15 Fattori culturali: Israele-Palestina Gli studi che valutano linfluenza della cultura sulle traiettorie di sviluppo funzionale e disfunzionale sono rari. Recentemente è stato pubblicato uno studio interessante di Feldman e Masalha (2007) che espone i risultati di una ricerca longitudinale effettuata su un campione di 86 coppie israeliane e 55 coppie palestinesi valutate al 5° mese dopo la nascita del primo figlio e di nuovo al 34° mese. Gli studi che valutano linfluenza della cultura sulle traiettorie di sviluppo funzionale e disfunzionale sono rari. Recentemente è stato pubblicato uno studio interessante di Feldman e Masalha (2007) che espone i risultati di una ricerca longitudinale effettuata su un campione di 86 coppie israeliane e 55 coppie palestinesi valutate al 5° mese dopo la nascita del primo figlio e di nuovo al 34° mese. Le prospettive di tale studio sono quelle transazionale ed ecologica in base alle quali si ipotizza che lo sviluppo si verifichi nellambito di una matrice crescente di influenze prossimali e distali: tra esse viene inclusa anche linfluenza delle disposizioni biologiche del bambino stesso che interagiscono a livello familiare con la personalità dei genitori, le esperienze di vita familiare e le caratteristiche della relazione genitori-figlio; vengono poi prese in considerazione le influenze collocate a livello della rete sociale più ampia in cui la famiglia è collocata e infine le influenze più distali dovute alle attitudini e alle filosofie culturali che a loro volta influenzano, secondo gli autori, le attitudini, le condizioni di vita e i patterns interpersonali dei genitori. Le prospettive di tale studio sono quelle transazionale ed ecologica in base alle quali si ipotizza che lo sviluppo si verifichi nellambito di una matrice crescente di influenze prossimali e distali: tra esse viene inclusa anche linfluenza delle disposizioni biologiche del bambino stesso che interagiscono a livello familiare con la personalità dei genitori, le esperienze di vita familiare e le caratteristiche della relazione genitori-figlio; vengono poi prese in considerazione le influenze collocate a livello della rete sociale più ampia in cui la famiglia è collocata e infine le influenze più distali dovute alle attitudini e alle filosofie culturali che a loro volta influenzano, secondo gli autori, le attitudini, le condizioni di vita e i patterns interpersonali dei genitori. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

16 Fattori culturali: Israele-Palestina Secondo gli autori gli effetti della cultura sullarchitettura dei fattori di rischio e di quelli protettivi possono derivare da diverse sorgenti (Feldman, Masalha, 2007, p.2): Secondo gli autori gli effetti della cultura sullarchitettura dei fattori di rischio e di quelli protettivi possono derivare da diverse sorgenti (Feldman, Masalha, 2007, p.2): –esistono solitamente caratteristiche nucleari delle culture che ci permettono di classificarle in forma dicotomica: ad esempio nello studio presentato la cultura israelitica e quella palestinese venivano classificate rispettivamente come esempi di cultura individualistica e collettivistica; –la cultura può definire i parametri della salute e della patologia, delineare i comportamenti accettati e non accettati e offrire condizioni di vita che possono intensificare o mitigare i fattori di rischio che si presentano a livello più prossimale nella vita familiare del bambino; –la cultura incide sullattribuzione di significato rispetto alle disposizioni temperamentali del bambino: ad esempio la presenza di emotività negativa in un bambino di 5 mesi può avere un significato molto negativo in una cultura collettivistica che vede come obiettivi educativi quelli della deferenza verso lautorità e la riduzione dellaggressività, mentre in una cultura individualistica – che si propone di crescere individui assertivi e creativi- questi tratti temperamentali possono essere considerati positivamente ed incoraggiati; –anche i comportamenti interattivi dei genitori sono influenzati dalle attitudini e dalle credenze culturali soprattutto per ciò che riguarda gli obiettivi educativi e il processo di attribuzione di significati. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

17 Fattori culturali: Israele-Palestina Questo studio è molto interessante sia per la metodologia che per laccuratezza della raccolta dei dati. Si evidenzia che lo stesso evento (morte o malattia grave della madre) ha effetti molto diversi: nel bambino israeliano (famiglia mononucleare) può in genere rappresentare un grave fattore di rischio, mentre in quello palestinese la presenza di una famiglia allargata diventa un fattore protettivo determinante. Questo studio è molto interessante sia per la metodologia che per laccuratezza della raccolta dei dati. Si evidenzia che lo stesso evento (morte o malattia grave della madre) ha effetti molto diversi: nel bambino israeliano (famiglia mononucleare) può in genere rappresentare un grave fattore di rischio, mentre in quello palestinese la presenza di una famiglia allargata diventa un fattore protettivo determinante. I dati hanno dunque confermato che la cultura ha una influenza specifica sullo sviluppo umano soprattutto rispetto alla possibilità di bilanciare fattori di rischio e protezione che possono essere considerati universali se presi singolarmente. I dati hanno dunque confermato che la cultura ha una influenza specifica sullo sviluppo umano soprattutto rispetto alla possibilità di bilanciare fattori di rischio e protezione che possono essere considerati universali se presi singolarmente. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

18 Continuum resilienza-vulnerabilità Lindividuazione e lo studio di questi fattori è oggi oggetto di un grande sforzo di ricerca: capire perché la posizione degli individui differisca lungo un continuum vulnerabilità-resilienza renderà infatti più facile la previsione dei risultati di esperienze traumatiche e ci aiuterà a prevenire esiti indesiderati. Lindividuazione e lo studio di questi fattori è oggi oggetto di un grande sforzo di ricerca: capire perché la posizione degli individui differisca lungo un continuum vulnerabilità-resilienza renderà infatti più facile la previsione dei risultati di esperienze traumatiche e ci aiuterà a prevenire esiti indesiderati. Il percorso evolutivo, che ogni individuo segue, deve essere tracciato da studi longitudinali che esaminano tutti gli anelli della catena e non solo il primo e lultimo: la resilienza è un costrutto evolutivo dinamico. Il percorso evolutivo, che ogni individuo segue, deve essere tracciato da studi longitudinali che esaminano tutti gli anelli della catena e non solo il primo e lultimo: la resilienza è un costrutto evolutivo dinamico. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

19 Resilienza: tratto di personalità o risultato di un processo dinamico? Ego-resilienza: caratteristica personale dellindividuo che riflette inventiva, creatività, robustezza di carattere e flessibilità di funzionamento in risposta alle variabili ambientali. Ego-resilienza: caratteristica personale dellindividuo che riflette inventiva, creatività, robustezza di carattere e flessibilità di funzionamento in risposta alle variabili ambientali. Resilienza: processo dinamico di sviluppo che presuppone lesposizione a sostanziali avversità e ladattamento positivo in uno o più campi di competenza. Resilienza: processo dinamico di sviluppo che presuppone lesposizione a sostanziali avversità e ladattamento positivo in uno o più campi di competenza. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

20 Adattamento positivo e resilienza Cicchetti et Al. (2000) sostengono che, nonostante il concetto di resilienza possa apparentemente sovrapporsi a quello più generale di adattamento positivo, sia opportuno mantenere la distinzione perché: Cicchetti et Al. (2000) sostengono che, nonostante il concetto di resilienza possa apparentemente sovrapporsi a quello più generale di adattamento positivo, sia opportuno mantenere la distinzione perché: questo può essere di stimolo a studiare ladattamento positivo di fronte ad avversità significative;questo può essere di stimolo a studiare ladattamento positivo di fronte ad avversità significative; il concetto di resilienza ingloba il costrutto che ladattamento si verifica attraverso traiettorie di sviluppo che rappresentano una sfida rispetto alle aspettative normative;il concetto di resilienza ingloba il costrutto che ladattamento si verifica attraverso traiettorie di sviluppo che rappresentano una sfida rispetto alle aspettative normative; © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

21 Adattamento positivo e resilienza stimola una migliore articolazione della ricerca sullo sviluppo normativo, in quanto gli studi sui campioni normativi e la definizione dei fattori di rischio e di protezione (che spiegano ladattamento e il disadattamento) non sempre sono adeguati a spiegare quali siano i fattori in base ai quali soggetti a rischio non seguono – come prevedibile – traiettorie di disadattamento; stimola una migliore articolazione della ricerca sullo sviluppo normativo, in quanto gli studi sui campioni normativi e la definizione dei fattori di rischio e di protezione (che spiegano ladattamento e il disadattamento) non sempre sono adeguati a spiegare quali siano i fattori in base ai quali soggetti a rischio non seguono – come prevedibile – traiettorie di disadattamento; i pattern di adattamento positivo che si verificano con, piuttosto che senza, condizioni di avversità spesso hanno diversi correlati e quindi riflettono costrutti distinti: è stato dimostrato, ad esempio, che il supporto scolastico ha maggior effetto sui bambini poveri rispetto ad altri, in quanto la relativa carenza di risorse esterne alla scuola produce una valorizzazione maggiore dellinfluenza dei fattori di protezione presenti allinterno della scuola.i pattern di adattamento positivo che si verificano con, piuttosto che senza, condizioni di avversità spesso hanno diversi correlati e quindi riflettono costrutti distinti: è stato dimostrato, ad esempio, che il supporto scolastico ha maggior effetto sui bambini poveri rispetto ad altri, in quanto la relativa carenza di risorse esterne alla scuola produce una valorizzazione maggiore dellinfluenza dei fattori di protezione presenti allinterno della scuola. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

22 Metodologia della ricerca Il progresso nellarea di ricerca sulla Resilienza e sulla Vulnerabilità rimarrà seriamente limitato finché gli studi, centrati in larga misura su basi empiriche, rimarranno considerati in opposizione agli studi effettuati su basi teoriche e finché si darà scarso riconoscimento allinfluenza di contesti multipli sullo sviluppo del bambino. Il progresso nellarea di ricerca sulla Resilienza e sulla Vulnerabilità rimarrà seriamente limitato finché gli studi, centrati in larga misura su basi empiriche, rimarranno considerati in opposizione agli studi effettuati su basi teoriche e finché si darà scarso riconoscimento allinfluenza di contesti multipli sullo sviluppo del bambino. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

23 Accumulare indicazioni su fattori di resilienza e fattori di vulnerabilità nello sviluppo al di fuori di una teoria evolutiva seria che tenga conto della complessità delle influenze ambientali non è utile ai fini della ricerca e della prevenzione. Accumulare indicazioni su fattori di resilienza e fattori di vulnerabilità nello sviluppo al di fuori di una teoria evolutiva seria che tenga conto della complessità delle influenze ambientali non è utile ai fini della ricerca e della prevenzione. E necessario, quindi, tenere conto sia di variabili prossimali agli esiti (variabili familiari) sia di variabili distali (socio-culturali) che tuttavia esercitano uninfluenza su quelle più prossime. E inoltre necessario individuare le variabili che possono avere uninfluenza moderatrice sia su quelle prossime che su quelle distali dagli esiti evolutivi. Teoria evolutiva © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

24 Fattori distali e fattori prossimali E importante distinguere questi due fattori per comprendere i processi di adattamento e disadattamento: E importante distinguere questi due fattori per comprendere i processi di adattamento e disadattamento: ad esempio, è stato riconosciuto che la povertà è un fattore distale che rende più probabile i fattori prossimali di rischio, come i rapporti genitori-figli difficili. ad esempio, è stato riconosciuto che la povertà è un fattore distale che rende più probabile i fattori prossimali di rischio, come i rapporti genitori-figli difficili. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

25 Indicatori di rischio e Mediatori di rischio Indicatori di rischio: caratteristiche che indicano un rischio ma non provocano essi stessi in modo diretto il rischio. Mediatori di rischio: caratteristiche coinvolte nei processi che si attivano per arrivare al disturbo mentale. Disturbi mentali Indicatori di rischio Mediatori di rischio Dist. antisociali famiglie spezzate conflitti e litigi violenti Depressione perdita di un genitore genitorialità carente © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

26 Circolarità tra fattori E importante considerare la circolarità tra fattori ambientali e individuo. E importante considerare la circolarità tra fattori ambientali e individuo. Infatti oggi negli studi viene considerata non solo linfluenza che i genitori esercitano sui figli, ma anche quella che i figli esercitano sulla famiglia nel renderla disfunzionale. Infatti oggi negli studi viene considerata non solo linfluenza che i genitori esercitano sui figli, ma anche quella che i figli esercitano sulla famiglia nel renderla disfunzionale. Così un bambino più problematico può rendere i genitori più tesi e, di conseguenza, insofferenti e arbitrari nel modo in cui interagiscono con lui. Così un bambino più problematico può rendere i genitori più tesi e, di conseguenza, insofferenti e arbitrari nel modo in cui interagiscono con lui. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

27 Prospettive di riferimento 1. Prospettiva tripartita (Garmezy, 1985; Werner e Smith 1982, 1992): prende in considerazione i processi protettivi e quelli di vulnerabilità più salienti nellinfluenzare i bambini a rischio e operanti a 3 livelli: Bambino (tratti di personalità, come ad es. intelligenza o competenze sociali) Bambino (tratti di personalità, come ad es. intelligenza o competenze sociali) Famiglia (ad es. calore genitoriale o maltrattamento) Famiglia (ad es. calore genitoriale o maltrattamento) Comunità (ad es. supporto sociale) Comunità (ad es. supporto sociale) © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

28 Prospettive di riferimento 2. Modello ecologico-transazionale (Bronfenbrenner 1979, Sameroff e Chandler 1975, Cicchetto e Lynch 1993): i contesti di sviluppo come la cultura, la scuola e la rete sociale e la famiglia sono concettualizzati come livelli concentrici che variano rispetto alla prossimità allindividuo. (Bronfenbrenner 1979, Sameroff e Chandler 1975, Cicchetto e Lynch 1993): i contesti di sviluppo come la cultura, la scuola e la rete sociale e la famiglia sono concettualizzati come livelli concentrici che variano rispetto alla prossimità allindividuo. Si evidenzia una transazione reciproca nel tempo di tali livelli: uninterazione reciproca e progressiva tra le caratteristiche del bambino e le caratteristiche dellambiente. Si evidenzia una transazione reciproca nel tempo di tali livelli: uninterazione reciproca e progressiva tra le caratteristiche del bambino e le caratteristiche dellambiente. Sistema multidimensionale delle influenze © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

29 Modello transazionale Il modello transazionale considera, quindi, un sistema multidimensionale di influenze e sottolinea come tanto il bambino quanto lambiente portino le proprie particolari caratteristiche in ogni episodio di interazione; tanto luno quanto laltro vengano trasformati psicologicamente dalle interazioni; come gli effetti siano cumulativi e il loro esito a lungo termine sia una funzione di molteplici influenze interagenti. Il modello transazionale considera, quindi, un sistema multidimensionale di influenze e sottolinea come tanto il bambino quanto lambiente portino le proprie particolari caratteristiche in ogni episodio di interazione; tanto luno quanto laltro vengano trasformati psicologicamente dalle interazioni; come gli effetti siano cumulativi e il loro esito a lungo termine sia una funzione di molteplici influenze interagenti. Lo sviluppo, quindi, non è determinato solo in modo diretto da un evento specifico, ma anche indirettamente dalleffetto che tale evento produce su un particolare ambiente: è un processo dinamico che implica il cambiamento reciproco del bambino e dellambiente sociale. Lo sviluppo, quindi, non è determinato solo in modo diretto da un evento specifico, ma anche indirettamente dalleffetto che tale evento produce su un particolare ambiente: è un processo dinamico che implica il cambiamento reciproco del bambino e dellambiente sociale. Questa prospettiva evidenzia quanto la ricerca sia andati avanti rispetto alla prospettiva tradizionale, che vedeva i genitori come onnipotenti modellatori dello sviluppo dei propri figli. Questa prospettiva evidenzia quanto la ricerca sia andati avanti rispetto alla prospettiva tradizionale, che vedeva i genitori come onnipotenti modellatori dello sviluppo dei propri figli. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

30 3. Prospettiva strutturale-organizzativa (Cicchetti & Schneider-Rosen, 1986; Sroufe, 1979): nonostante i fattori storicamente distali e le influenze attuali vengano considerate entrambe importanti nel processo di sviluppo, si considera la scelta attiva dellindividuo e lauto-organizzazione come fattori che esercitano uninfluenza critica sullo sviluppo. Prospettive di riferimento © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

31 I traumi sono sempre diversi poiché sopraggiungono in momenti differenti su strutture psichiche diverse B. Cyrulnik © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

32 Direzioni future nella ricerca E necessario esplicitare i criteri in base ai quali viene operazionalizzata la resilienza e quindi quelli per misurare sia la competenza che lavversità con cui essa si confronta; E necessario esplicitare i criteri in base ai quali viene operazionalizzata la resilienza e quindi quelli per misurare sia la competenza che lavversità con cui essa si confronta; il termine resilienza dovrebbe essere usato solo quando ci si riferisce ad un processo o ad un fenomeno di competenza di fronte ad avversità, mentre il termine di ego-resilienza dovrebbe essere usato quando ci si riferisce ad uno specifico tratto di personalità; il termine resilienza dovrebbe essere usato solo quando ci si riferisce ad un processo o ad un fenomeno di competenza di fronte ad avversità, mentre il termine di ego-resilienza dovrebbe essere usato quando ci si riferisce ad uno specifico tratto di personalità; è necessario sia specificare il campo in cui si evidenzia la resilienza, perché è evidente che bambini a rischio che eccellono in particolari campi possono avere problemi in altre competenze, sia selezionare i campi e i gradi di competenza più rilevanti rispetto alla natura delle avversità, sia eventualmente combinare diversi campi di adattamento piuttosto che esaminarli separatamente; è necessario sia specificare il campo in cui si evidenzia la resilienza, perché è evidente che bambini a rischio che eccellono in particolari campi possono avere problemi in altre competenze, sia selezionare i campi e i gradi di competenza più rilevanti rispetto alla natura delle avversità, sia eventualmente combinare diversi campi di adattamento piuttosto che esaminarli separatamente; © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

33 Direzioni future nella ricerca studi longitudinali a breve termine e a lungo termine sulla resilienza sono indispensabili perché la resilienza è un costrutto evolutivo dinamico. Gli studi longitudinali devono indagare sia la stabilità nel tempo della resilienza sia labilità di individui precedentemente resilienti di rimbalzare indietro dopo i periodi di difficoltà per raggiungere ladattamento resiliente precedente; studi longitudinali a breve termine e a lungo termine sulla resilienza sono indispensabili perché la resilienza è un costrutto evolutivo dinamico. Gli studi longitudinali devono indagare sia la stabilità nel tempo della resilienza sia labilità di individui precedentemente resilienti di rimbalzare indietro dopo i periodi di difficoltà per raggiungere ladattamento resiliente precedente; è necessario prendere in considerazione i processi psicologici, sociali e biologici/genetici in base ai quali possono variare i percorsi della resilienza (equifinalità), così come nei gruppi a rischio si possono evidenziare diversi esiti (multifinalità). è necessario prendere in considerazione i processi psicologici, sociali e biologici/genetici in base ai quali possono variare i percorsi della resilienza (equifinalità), così come nei gruppi a rischio si possono evidenziare diversi esiti (multifinalità). © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

34 Considerazioni metodologiche Gli studi sui fattori di resilienza e di vulnerabilità hanno una validità se sono fondati su una valida teoria dello sviluppo psichico e se valutano la complessità dei fenomeni considerati (multidimensionalità e circolarità eziologica). Gli studi sui fattori di resilienza e di vulnerabilità hanno una validità se sono fondati su una valida teoria dello sviluppo psichico e se valutano la complessità dei fenomeni considerati (multidimensionalità e circolarità eziologica). In questo modo tali studi possono contribuire ad approfondire sempre più la teoria dello sviluppo psichico. In questo modo tali studi possono contribuire ad approfondire sempre più la teoria dello sviluppo psichico. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

35 Utilità e strategie di intervento Masten nel 1994 elenca quattro strategie di base mirate a questo scopo: Masten nel 1994 elenca quattro strategie di base mirate a questo scopo: 1. Ridurre la vulnerabilità dei bambini; 2. Ridurre lesposizione a situazioni stressanti (ad esempio, offrendo servizi di mediazione (ad esempio, offrendo servizi di mediazione a genitori in procinto di divorziare e riducendo, a genitori in procinto di divorziare e riducendo, in tal modo, il loro conflitto); in tal modo, il loro conflitto); © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

36 Utilità e strategie di intervento 3. Aumentare la disponibilità di risorse per bambini a rischio (ad esempio, mettendo al corrente gli insegnanti delle necessità dei bambini vulnerabili); 4. Mobilitare processi protettivi (ad esempio, utilizzando servizi psicosociali di aiuto alla genitorialità). © N. Lalli, S. Ingretolli 2007

37 Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare il sito che contiene una sezione dedicata al trauma. Grazie. © N. Lalli, S. Ingretolli 2007


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