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Giornata seminariale Le novità in materia ambientale per gli Enti Locali NUOVO MANUALE DI DIRITTO E GESTIONE DELLAMBIENTE alla presenza dellautore e curatore.

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1 Giornata seminariale Le novità in materia ambientale per gli Enti Locali NUOVO MANUALE DI DIRITTO E GESTIONE DELLAMBIENTE alla presenza dellautore e curatore Alberto Pierobon e dei co-autori: Tiziano Tessaro, Giuseppe Piperata, Alfonso Andretta, Gerardino Castaldi, Giovanni Montresori Giornata seminariale Le novità in materia ambientale per gli Enti Locali Il tema dei rifiuti e le nuove responsabilità nelle forme e nei moduli funzionali/gestionali degli Enti Locali Presentazione del NUOVO MANUALE DI DIRITTO E GESTIONE DELLAMBIENTE alla presenza dellautore e curatore Alberto Pierobon e dei co-autori: Tiziano Tessaro, Giuseppe Piperata, Alfonso Andretta, Gerardino Castaldi, Giovanni Montresori Bologna, 18 maggio 2012

2 TIZIANO TESSARO MAGISTRATO DELLA CORTE DEI CONTI Direttore della Rivista e della Rivista Comuni dItalia TIZIANO TESSARO MAGISTRATO DELLA CORTE DEI CONTI Direttore della Rivista e della Rivista Comuni dItalia Responsabilita e danno ambientale

3 IL DANNO AMBIENTALE

4 Definizione di danno ambientale Ambito di applicazione della direttiva Criteri di imputazione della responsabilità Modalità e criteri di riparazione del danno Legittimazione ad agire Assicurabilità del rischio ambientale LE PRINCIPALI QUESTIONI DA AFFRONTARE

5 Cosè lambiente Lambiente è di per sé un bene immateriale unitario che, appartenendo alla categoria dei c.d. beni liberi, è fruibile dalla collettività e dai singoli (Corte Cost n.641); Il danno arrecato al bene ambientale è un danno pubblico e va risarcito allo Stato 4

6 Levoluzione normativa Tiziano Tessaro - riproduzione riservata

7 La figura giuridica del danno ambientale Costruzione giurisprudenziale della Corte dei Conti 86/1980: muove dalla tesi della proprietà statale dei beni (ambiente come patrimonio della collettività soggetto ad uso pubblico) Sussiste la responsabilità contabile degli amministratori pubblici che non impediscono il danneggiamento delle risorse naturali 1 Tendenza espansiva della giurisdizione della Corte

8 La figura di diritto positivo del danno ambientale è stata introdotta nel nostro ordinamento con lart. 18 della Legge 8 luglio 1986 n. 349 LA GENESI DEL DANNO AMBIENTALE Interpositio legislatoris che stoppa la tendenza espansiva della Corte dei conti

9 art. 18 comma 1, della legge 8 luglio 1986, n. 349, O «qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base a legge che comprometta l'ambiente, ad esso arrecando danno, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte, obbliga l'autore del danno al risarcimento nei confronti dello Stato», Danno ambientale

10 La responsabilità per il danno ambientale derivava dal verificarsi di un fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base a legge, lesivo per lambiente. PRESUPPOSTI DI APPLICAZIONE DELLART. 18

11 Nellarrecare danno allambiente Alterandolo, Deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte La condotta quindi consisteva:

12 Lazione per il risarcimento del danno ambientale, anche se esercitata in sede penale mediante la costituzione di parte civile, poteva essere promossa dallo Stato o da enti territoriali cui era riconosciuta per legge tale capacità LEGITTIMAZIONE ALLAZIONE DI RISARCIMENTO CIVILE

13 Lazione civile per danno ambientale aveva come scopo: Ottenere il ripristino dellambiente danneggiato (prescindendo anche dalla eccessiva onerosità per il responsabile) Nel caso di impossibilità di ottenere il ripristino, si doveva procedere alla liquidazione monetaria del danno in via equitativa (tenuto conto della colpa, del costo necessario per il ripristino e del profitto ottenuto dal trasgressore) FINALITA DELLAZIONE CIVILE

14 art. 18, comma 2, legge 8 luglio 1986, n. 349 O «per la materia di cui al precedente comma 1 la giurisdizione appartiene al giudice ordinario, ferma restando quella della Corte dei conti, di cui all'art. 22 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3».

15 Al giudice ordinario spettava… O attribuito al giudice ordinario la giurisdizione in materia di danno ambientale, precisando che la relativa azione di risarcimento è promossa dallo Stato, nonché dagli enti territoriali sui quali incidono i beni oggetto del fatto lesivo. Danno diretto

16 Alla Corte dei conti spettava … O ….solamente la c.d. azione di rivalsa nei confronti del dipendente pubblico per i danni che questi abbia cagionato a terzi, e che l'amministrazione pubblica alla quale il dipendente medesimo appartiene sia stata costretta a risarcire, Danno indiretto

17 Le norme di riferimento O «l'impiegato che, nell'esercizio delle attribuzioni ad esso conferite dalle leggi o dai regolamenti cagioni ad altri un danno ingiusto ai sensi dell'art. 23 (dello stesso d.P.R. n. 3/1957) è personalmente obbligato a risarcirlo» (art. 22, comma 1, prima parte, d.P.R. n. 3/1957) O «l'amministrazione che abbia risarcito il terzo del danno cagionato dal dipendente, si rivale agendo contro quest'ultimo a norma degli articoli 18 e 19 (..)» (art. 22, comma 2, d.P.R. n. 3/1957). Danno indiretto

18 Legittimita costituzionale La norma ha resistito più volte al vaglio di legittimità della Corte Costituzionale Corte costituzionale 30 dicembre 1987, n. 641 ordinanze nn. 719 e 808 del 1988.

19 La nuova definizione di danno ambientale contenuta nel nuovo testo unico dell ambiente Tiziano Tessaro - riproduzione riservata

20 Nella Direttiva: A.Danno alle specie e agli habitat naturali protetti (vale a dire qualsiasi danno che produca significativi effetti negativi sul raggiungimento o il mantenimento di uno stato di conservazione favorevole di tali specie e habitat; Direttiva Habitat 79/409/CEE; Direttiva Uccelli 92/43/CEE); B.Danno alle acque indicate nella Direttiva quadro 2000/60/CEE; C.Danno al terreno (vale a dire qualsiasi contaminazione del terreno che crei un rischio significativo di effetti negativi sulla salute umana a seguito dell'introduzione diretta o indiretta nel suolo, sul suolo o nel sottosuolo di sostanze, preparati, organismi o microrganismi nel suolo). DEFINIZIONE E TIPOLOGIE DI DANNO AMBIENTALE (ART.2)

21 Nella Direttiva: a)Il danno alle specie ed agli habitat è inteso come squilibrio nella conservazione favorevole naturale delle risorse e la riparazione privilegiata è quella primaria (ripristino delle condizioni originarie). b)Il danno alle acque è analogamente riferito allostato ecologico, al potenziale ecologico, condizionati dai profili chimici e/o quantitativi. Anche in questo caso, la misura di riparazione privilegiata è quello del recupero delle condizioni originarie. c)Il danno al terreno è limitato alle contaminazioni comportanti un rischio significativo sulla salute umana. NATURA E CARATTERISTICHE DEL DANNO

22 Nuova definizione del danno ambientale: Art. 300 Dlgs 152/2006: E' danno ambientale qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell'utilità assicurata da quest'ultima. Continua… DEFINIZIONE

23 Il comma 2 riprende pedissequamente la definizione della direttiva europea, senza fare sforzo di adattamento della norma comunitaria allordinamento nazionale, prevede, infatti che: ai sensi della Direttiva 2004/35/CE costituisce danno ambientale il deterioramento, in confronto alle condizioni originarie, provocato: a)alle specie e agli habitat naturali protetti dalla normativa nazionale e comunitaria (…); b)alle acque interne (…) c)alle acque costiere ed a quelle ricomprese nel mare territoriale (…); d)al terreno, mediante qualsiasi contaminazione (…). D. LGS N°152/2006 (CODICE DELLAMBIENTE)

24 Alla tutela frazionata di alcune componenti del bene ambiente, come sopra descritta, segue però la formulazione in termini generali dellillecito ambientale nellart. 311 com. 2, in base al quale: chiunque realizzando un fatto illecito, o omettendo attività o comportamenti doverosi, con violazione di legge, di regolamento, o di provvedimento amministrativo, con negligenza, imperizia, imprudenza o violazione di norme tecniche, arrechi danno allambiente, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte, è obbligato a ripristino della precedente situazione e, in mancanza, al risarcimento per equivalente patrimoniale nei confronti dello Stato. ART. 311 COM. 2

25 Le caratteristiche del danno

26 Nella Direttiva il danno deve presentare alcune caratteristiche generali, ovvero deve essere : a. concreto; b. misurabile (o quantificabile); c. significativo. E anche prevista una protezione anticipata: la minaccia imminente, cioè il rischio sufficientemente probabile, ossia un pericolo attuale e concreto di un danno futuro.

27 Attribuzione alla Corte dei conti del danno diretto e indiretto espansione della giustizia contabile, gli artt. 313, c. 6 e 318, c. 2 del D.lgs. 152/06 attribuiscono nuove competenze alla Corte dei Conti in tale materia ambientale

28 Responsabilita diretta e indiretta Il Codice attribuisce al giudice della contabilità anche una specifica competenza in ipotesi di responsabilità diretta, prima riservata in via esclusiva al giudice ordinario, qualora si faccia questione di risarcimento in forma di equivalente patrimoniale, non solo per il danno arrecato allo Stato ma anche nei confronti dellente pubblico titolare dei beni pubblici. Danno diretto Ovviamente la Corte conserva il suo spazio dintervento per il perseguimento di quelle condotte che abbiano concorso alla produzione dei pregiudizi ambientali indiretto, relativo allesborso sostenuto dagli Enti pubblici per effetto di sentenze di altre giurisdizioni (azione di rivalsa). Danno indiretto

29 ESEMPI GIURISPRUDENZIALI IN MATERIA DI DANNO AMBIENTALE

30 Un primo caso

31 Degna di nota è la pronuncia Corte dei Conti 9 dicembre 2009, n.1492 ove il collegio ha rilevato la presenza di un danno pubblico patrimoniale materiale [2] da mancata raccolta differenziata. [2] [2] Il nocumento si è manifestato sotto vari profili: costo tariffa per raccolta indifferenziata, mancato introito derivante da cessione eventuale materiale recuperato, collasso del piano integrato dei rifiuti e dei costi emergenziali. Si noti quanto affermato da Cass. Civile, III, n /2008 ha affermato che una volta accertata la compromissione dell'ambiente in conseguenza del fatto illecito altrui, la prova del danno patito dalla P.A. deve ritenersi "in re ipsa", e la relativa liquidazione deve avvenire con criteri ampiamente equitativi, in quanto non è oggettivamente possibile tenere conto di quegli effetti che inevitabilmente si evidenzieranno solo in futuro. DANNO PUBBLICO PATRIMONIALE da mancata raccolta differenziata.

32 Premesso che, la raccolta differenziata svolge un ruolo prioritario nel sistema di gestione integrato dei rifiuti, in quanto consente sia di ridurre il flusso dei rifiuti da avviare allo smaltimento che di condizionare positivamente lintero sistema di gestione, la mancata adozione delle ordinanze sindacali concernenti l'istituzione e i termini di svolgimento del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, che è obbligatoria e non una facoltà, è stata ritenuta, in maniera controvertibile, dalla Corte dei Conti allorigine di un danno allambiente e alle casse erariali. DANNO PUBBLICO PATRIMONIALE da mancata raccolta differenziata.

33 Un secondo caso

34 Una ulteriore sentenza, Corte Conti 21 luglio 2009, n va evidenziata per la sua rilevanza non solo sul piano giuridico ma, altresì, sul fronte della tutela degli interessi collettivi nonché relativamente alla salvaguardia di quei beni ambientali rilevanti per la collettività. In questa occasione, nel trattare dellesecuzione dei lavori di ripascimento della spiaggia del Poetto, mal eseguiti se non inutili, HA CONDANNATO numerosi amministratori locali, funzionari pubblici, componenti della commissione di monitoraggio e ha ritenuto che sia stato provocato un disastro di incalcolabile entità, sotto il profilo ecologico e ambientale, in dipendenza della devastazione non reversibile di gran parte del litorale costiero e del deturpamento di una bellezza naturale assoggettata a vincolo. ripascimento della spiaggia del Poetto

35 I lavori in questione vennero realizzati in palesi difformità da quanto previsto nel capitolato dappalto e con estrema leggerezza riguardo tempistica e modalità. Anche in questo caso, il danno di cui si discute non è quello inferto alla spiaggia, per cui non viene in rilievo quale sia lamministrazione proprietaria della stessa o incaricata della sua gestione, bensì quello conseguente allingiustificata diminuzione patrimoniale subita dalla Provincia a fronte di lavori eseguiti in difformità dal contratto [3]. [3 [3] Né rileva, sotto tale profilo, che lopera fosse finanziata con fondi di provenienza statale e comunitaria, come chiarito da Corte di Cassazione, n. 515 del 24 luglio DISASTRO DI INCALCOLABILE ENTITÀ, SOTTO IL PROFILO ECOLOGICO E AMBIENTALE

36 Il danno è stato individuato nelle somme inutilmente spese - per leffettuazione dei lavori e per attività connesse agli stessi - dalla pubblica amministrazione (la Provincia di Cagliari) incaricata di curare lesecuzione dellopera, nonché nella lesione dellimmagine di detta Amministrazione [4] Sotto questo ultimo rilevantissimo profilo, precisa la Corte che lesito disastroso dellintervento ha destato notevole scalpore ed ha avuto risalto a lungo sulla stampa locale e nazionale, con conseguente grave degrado dellimmagine e del prestigio non solo dellente provinciale ma di tutta lamministrazione pubblica. In particolare, la Corte, facendo proprio il consolidato indirizzo elaborato dalla Cassazione[5], ha rilevato che la tutela dellimmagine della P.A. discende dai principi di imparzialità e di buon andamento di cui allart. 97, c. 1, della Costituzione, la cui violazione si traduce in unalterazione in senso negativo della sua immagine.[4][5] [4] I convenuti sono stati condannati in solido al pagamento, in favore dellente provinciale, di ,42 euro di cui ,07 a titolo di danno allimmagine. [ 5[ 5] Cfr. n. 5790/1979, n. 2527/1990, n. 7642/1991, n , n. 5668/1997, n. 744/1999, n /2005. DISASTRO DI INCALCOLABILE ENTITÀ, SOTTO IL PROFILO ECOLOGICO E AMBIENTALE

37 E sulla linea di quanto a suo tempo affermato dalle SS.RR. n. 10/2003/QM, in merito ai criteri applicabili per la valutazione equitativa, il pregiudizio in questione si sostanzia nella perdita di immagine pubblica e derivante dal comportamento gravemente illecito di soggetti legati da un rapporto di servizio alla P.A., sulla quale si riverberano gli effetti negativi, in termini di lesione della sua dignità e del suo prestigio, connessi a detta attività illecita. 6].6] [6] Così Corte Conti, Umbria, 28 maggio 1998, n DISASTRO DI INCALCOLABILE ENTITÀ, SOTTO IL PROFILO ECOLOGICO E AMBIENTALE IL DANNO ALLIMMAGINE LESIONE DELLA SUA DIGNITÀ E DEL SUO PRESTIGIO, CONNESSI A DETTA ATTIVITÀ ILLECITA.

38 In conclusione, e avendo riguardo al caso specifico, il vulnus subito allimmagine è indubitabile: tanto più grave deve quindi considerarsi tale lesione quando si constati che lesito in questione sia stato dimostrato essere la conseguenza di comportamenti che, al di là dei loro risvolti penali, ancora non accertati in via definitiva, e che comunque non interessano tutti i convenuti nel presente giudizio, sono stati però sicuramente contraddistinti da volontaria pretermissione dellinteresse pubblico primario sotteso allopera appaltata, tenuti talvolta con pervicacia e arroganza, ma comunque sempre con sostanziale disprezzo dellopinione pubblica, allinsegna, non, come dovrebbe essere tratto distintivo di una PA, della trasparenza dellazione amministrativa, ma al contrario, dellopacità spinta talora sino al punto persino del mendacio. Ebbene, tale identificazione opera nel bene, quando lazione di chi rappresenta lamministrazione si modelli sui principi costituzionali di legalità, buon andamento ed imparzialità, e nel male, quando viceversa la stessa azione vada in senso contrario a detti principi. IL DANNO ALLIMMAGINE

39 Un terzo caso

40 E ancora, sotto la vigenza delle prescrizioni di cui al Codice dellAmbiente, la Corte Conti, Trento, 27 maggio 2009, n. 35 ha condannato il Sindaco e il direttore dei lavori a titolo di responsabilità amministrativa gravemente colposa per danno, commisurato alle somme necessarie per il ripristino dei luoghi, arrecato allente locale da omessa vigilanza nellesecuzione di opere pubbliche su un sentiero montano, illegittimamente realizzate in difformità rispetto al progetto autorizzato ed in violazione dei vincoli paesaggistico-ambientali. La condanna era relativa anche alle spese indebite (danno da spese per la realizzazione dellopera abusiva e quindi inutile) o ai mancati introiti di somme (danno per mancata riscossione di contributi comunitari). DANNO, COMMISURATO ALLE SOMME NECESSARIE PER IL RIPRISTINO DEI LUOGHI, ARRECATO ALLENTE LOCALE DA OMESSA VIGILANZA NELLESECUZIONE DI OPERE PUBBLICHE SU UN SENTIERO MONTANO, ILLEGITTIMAMENTE REALIZZATE IN DIFFORMITÀ RISPETTO AL PROGETTO AUTORIZZATO ED IN VIOLAZIONE DEI VINCOLI PAESAGGISTICO- AMBIENTALI.

41 Precisa la Corte che una medesima condotta di danno ambientale può ledere nello stesso tempo sia linteresse dello Stato sul bene collettivo - ambiente (il diritto dello Stato allambiente), sia linteresse di privati o di enti pubblici (lart. 313 si riferisce a soggetti danneggiati in genere, compresi enti pubblici o altre autorità diverse dallo Stato) su beni mobili o immobili o della personalità di cui essi sono titolari (il diritto di proprietà, il diritto di possesso, il diritto alla salute e così via); quindi, tale condotta può fondare azioni diverse da quelle ministeriali, per soggetto attivo e per oggetto, ai sensi dellart.313 ultimo comma D. Lgs. 152/2006.

42 In particolare, accanto allazione per danno ambientale facente capo al Ministero dellambiente vi sono le normali azioni civilistiche a tutela della proprietà e del possesso AZIONI PETITORIE, POSSESSORIE, RISARCITORIE degli enti titolari di proprietà danneggiate dei soggetti danneggianti (art. 313 comma 7 cit.); e, nel caso in cui il danno ai diritti del soggetto pubblico sia stato cagionato da soggetti in rapporto di servizio con lente (in violazione di doveri di ufficio), può proporsi lazione di responsabilità amministrativa nei confronti di tali soggetti, ai sensi del R.D.1214/1934 e succ. modd. (applicabile in quanto norma speciale rispetto allart. 313 comma 7) [7]. [7]. comma 3 D.Lgs.267/2000 (che prevedeva la legittimazione di regioni ed enti locali per il danno ambientale) ad opera dellart.318 comma 2 lett.b, lart.313 ult. co. (primo periodo) non preclude ma anzi presuppone azioni di autorità diverse dal Ministero dellambiente; infatti, tale articolo dispone che nel caso di intervenuto risarcimento del danno (eccezion fatta per il mancato risarcimento totale o parziale) sono esclusi, a seguito di azione concorrente da parte di autorità diversa dal Ministero dellambiente, nuovi interventi comportanti aggravi di costi per linteressato, e quindi non vieta azioni aventi titolo diverso (fatte salve nel secondo periodo dellart.313 ult. co.) ma si limita a precludere ulteriori risarcimenti in forma generica o specifica in presenza di risarcimenti già disposti dal Ministero.

43 Ebbene, è interessante evidenziare che il D.Lgs. 152/2006 affida alla cognizione della Corte dei conti il danno ambientale; Nel caso di danno allambiente provocato da soggetti sottoposti alla giurisdizione contabile, si prevede che il Ministero dellAmbiente (effettuata listruttoria ed ordinato infruttuosamente il ripristino ambientale) non agisca nei loro confronti con ordinanza-ingiunzione, ma invii rapporto alla Procura della Corte dei conti competente per territorio (art.313 comma 6); ma sotto altro rilevante profilo si abroga lart.18 L. 249/1986, che limitava la giurisdizione della Corte al danno indiretto da spese sostenute allamministrazione per risarcire terzi dal danno ambientale da essa concausato (art. 318, c. 2 lett. a)

44 Nella concreta fattispecie, il P.M. ha richiesto in citazione il risarcimento dei danni a favore del Comune e non dello Stato; ha precisato che i beni danneggiati sono di proprietà del Comune medesimo; ha liquidato il danno (anche) in relazione alle spese necessarie per il ripristino dello stato dei luoghi e per leliminazione delle opere illecitamente realizzate, oltre che in relazione a maggiori spese sostenute o minori entrate conseguite; ha precisato che il diritto allambiente concorre con quello azionato in giudizio.

45 Deve quindi ritenersi che nel giudizio in questione il titolo della pretesa risarcitoria non sia dato dalla lesione del diritto allambiente in senso stretto (il cui risarcimento, del resto, è assoggettato alle particolari procedure facenti capo al Ministero dellambiente: artt. 311, 312, 313 commi 1 e 2 D. Lgs. 152/2006), bensì dalla lesione del diritto di proprietà del Comune su immobili (ovvero il danno cagionato ai boschi comunali dalla realizzazione di opere non decise dal comune, liquidato in relazione alle spese necessarie per il ripristino dello stato dei luoghi), nonché dalle spese indebite (danno da spese per la realizzazione dellopera abusiva e quindi inutile) o dai mancati introiti di somme (danno per mancata riscossione di contributi comunitari).

46 Il bene «ambiente » Secondo la Suprema Corte, infatti, dalla lettura costituzionalmente orientata degli artt. 2, 9 e 42 Cost., emerge il principio della necessità della tutela della umana personalità anche nell'ambito del "paesaggio". Sezioni Unite della Cassazione del 16 e 18 febbraio 2011 (n. 3811, 3812, 3813 del 16 febbraio e 3936, 3937, 3938, 3939 del 18 febbraio L'art. 9 Cost., in particolare, prevede che la Repubblica tutela "il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione", con una affermazione che negli ultimi anni ha costituito la base per una ricca legislazione in tema di beni culturali (in particolare, al D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, che contiene il Codice dei beni culturali e del paesaggio.). A sua volta l'art. 42 Cost., fa riferimento alla proprietà " pubblica o privata", il che costituisce un implicito riconoscimento di una diversità di fondo tra i due tipi di proprietà.

47 Lutilizzo dei beni e il terzo superamento dei principi : dal binomio bene pubblico – indisponibilità al meccanismo della valorizzazione degli immobili Da tale quadro normativo-costituzionale, e fermo restando il dato "essenziale" della centralità della persona (e dei relativi interessi), da rendere effettiva, oltre che con il riconoscimento di diritti inviolabili, anche mediante "adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale", emerge l'esigenza interpretativa di "guardare" al tema dei beni pubblici oltre una visione prettamente patrimoniale-proprietaria per approdare ad una prospettiva personale-collettivistica. La giurisprudenza della Cassazione

48 Lutilizzo dei beni e il terzo superamento dei principi : dal binomio bene pubblico – indisponibilità al meccanismo della valorizzazione degli immobili la prospettiva personale-collettivistica indicata dalla Corte ben può essere tradotta nella necessità di valorizzare il patrimonio pubblico non per necessità puramente di cassa ma nellottica del bene comune dello Stato comunità, e quindi dellinsieme dei cittadini stessi, in particolare al fine della massima valorizzazione dei beni ambientali e culturali che costituiscono un patrimonio del nostro Paese che non ha eguali a livello internazionale. P.M.Zerman la prospettiva personale-collettivistica indicata dalla Corte ben può essere tradotta nella necessità di valorizzare il patrimonio pubblico non per necessità puramente di cassa ma nellottica del bene comune dello Stato comunità, e quindi dellinsieme dei cittadini stessi, in particolare al fine della massima valorizzazione dei beni ambientali e culturali che costituiscono un patrimonio del nostro Paese che non ha eguali a livello internazionale. P.M.Zerman La giurisprudenza della Cassazione

49 La recente posizione della Corte di cassazione


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