La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Psicologia dei gruppi sociali Prof. Zira Hichy. Testi di riferimento Brown, R. (2005). Psicologia sociale dei gruppi. Bologna: Il Mulino. Brown, R., Capozza,

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Psicologia dei gruppi sociali Prof. Zira Hichy. Testi di riferimento Brown, R. (2005). Psicologia sociale dei gruppi. Bologna: Il Mulino. Brown, R., Capozza,"— Transcript della presentazione:

1 Psicologia dei gruppi sociali Prof. Zira Hichy

2 Testi di riferimento Brown, R. (2005). Psicologia sociale dei gruppi. Bologna: Il Mulino. Brown, R., Capozza, D., & Licciardello, O (2007). Immigrazione, acculturazione, modalità di contatto. Milano: Franco Angeli. 2

3 La realtà dei gruppi Caratteristiche fondamentali dei gruppi Destino comune Struttura sociale Interazione faccia a faccia Un gruppo esiste quando due o più individui percepiscono se stessi come membri della medesima categoria sociale (autocategorizzazione, Turner, 1982) e quando la sua esistenza è riconosciuta da almeno unaltra persona (Brown, 2000). 3

4 La relazione tra lindividuo e il gruppo Secondo Allport non esiste una mente di gruppo e tutti i fenomeni di gruppo possono essere ricondotti a processi psicologici individuali. Secondo Asch e Sherif i gruppi hanno proprietà uniche e sono qualcosa di diverso dalla semplice aggregazione dei singoli individui che compongono un gruppo. 4

5 Continuum interpersonale-intergruppi Secondo Tajfel bisogna distinguere il comportamento interpersonale dal comportamento intergruppi. Criteri per distinguere i due tipi di comportamento: Presenza vs assenza di almeno due categorie sociali chiaramente identificabili. Omogeneità vs eterogeneità degli atteggiamenti o del comportamento delle persone che si trovano in ciascun gruppo. Omogeneità vs eterogeneità degli atteggiamenti o dei comportamenti di un individuo nei confronti dei membri degli altri gruppi. 5

6 Secondo Turner lo spostamento dal comportamento interpersonale a quello intergruppi dipende da cambiamenti nel funzionamento del concetto di sé. Il concetto di sé è formato da: Identità personale, costituita da auto-descrizioni fatte in base a caratteristiche individuali. Identità sociale, costituita da auto-descrizioni fatte in base allappartenenza di gruppo. Quando gli individui si definiscono come membri di un gruppo creano delle associazioni fra se stessi e i vari attributi del gruppo a cui appartengono, arrivando a vedere se stessi (e gli altri) come membri intercambiabili dello stesso gruppo. 6

7 Precisazioni: La distinzione tra comportamento interpersonale e comportamento intergruppi non dipende dal numero di persone coinvolte nella situazione. La distinzione tra comportamento interpersonale e comportamento intergruppi non deve essere vista come una dicotomia, ma come una dimensione continua. 7

8 La folla Secondo Le Bon, anonimato, contagio e suggestionabilità, caratteristiche tipiche della folla, causano negli individui perdita di razionalità e di identità, creando la mente di gruppo. Sotto linflusso della mente di gruppo, si scatenano gli istinti distruttivi degli individui generando violenza e comportamenti irrazionali. 8

9 Teoria della deindividuazione (Zimbardo) Responsabilità diffusa Ampiezza del gruppo Anonimato Stato psicologico di deindividuazione Irrazionalità Regressione Impulsività Output Cambiamenti psicologici Input 9

10 Evidenze empiriche a favore Zimbardo: i partecipanti deindividuati (camice bianco con cappuccio) somministravano più scosse rispetto ai partecipanti che conservavano la propria identità (targa con nome). Jaffe e Yinon: i partecipanti nella condizione di gruppo somministravano più scosse rispetto ai partecipanti nella condizione di individui. Watson: le culture più aggressive tendono a adottare espedienti per camuffare il proprio aspetto prima della battaglia. 10

11 Evidenze empiriche contrarie Zimbardo: i soldati deindividuati (camice bianco con cappuccio) somministravano meno scosse rispetto ai partecipanti che conservavano la propria identità (targa con nome). Jhonson e Downing: Intensità delle scosse elettriche 11

12 Fare parte di un gruppo non necessariamente porta le persone a comportarsi in modo distruttivo. Secondo Diener nella folla le persone perdono autoconsapevolezza dirigendo lattenzione sullesterno, invece che su se stessi. Come conseguenza le persone sono meno influenzate dai valori personali e più influenzate da stimoli e norme presenti nellambiente. 12

13 La folla nella prospettiva intergruppi Secondo Reicher la folla non comporta una perdita di identità, ma uno spostamento dallidentità personale allidentità sociale. Questo implica che gli individui adotteranno comportamenti a atteggiamenti che ritengono tipici del gruppo di cui fanno parte. 13

14 Processi elementari dei gruppi Diventare membro di un gruppo Interdipendenza Processi di interazione Coesione di gruppo Acquisizione e sviluppo di norme di gruppo 14

15 Diventare membri di un gruppo Levine e Moreland hanno proposto un modello temporale relativo alla socializzazione dellindividuo al gruppo. Una parte essenziale di tale modello è costituita dalla reciprocità dellindividuo e del gruppo: lindividuo deve adattarsi al nuovo gruppo e il gruppo deve adattarsi ai nuovi membri. 15

16 Ricognizione iniziale del gruppo Tale processo fa riferimento allinvestigazione dei diversi gruppi di cui si potrebbe entrare a fare parte. La scelta del gruppo al quale appartenere avviene in base a: Un criterio di massimizzazione dei profitti e minimizzazione dei costi. Il grado in cui lindividuo si percepisce simile al membro ideale del gruppo. 16

17 Cambiamenti nel concetto di sé Entrare a far parte di un gruppo determina dei cambiamenti nel modo in cui vediamo noi stessi, il che può avere delle conseguenze per lautostima. Quando si entra a far parte di un gruppo qualsiasi attribuzione positiva o negativa associata a quel gruppo si ripercuoterà sullopinione che lindividuo ha di se stesso. In un gruppo coeso il successo o il fallimento del gruppo determinano rispettivamente un innalzamento o un abbassamento dei livelli di autostima dei membri. 17

18 Iniziazione Linserimento in un gruppo è spesso associato a qualche cerimonia o rito di iniziazione, che può essere sia piacevole sia spiacevole. Funzioni delliniziazione: Simbolica Di apprendistato Lealtà 18

19 Secondo Aronson e Mills i riti di iniziazione negativa hanno la funzione di migliorare la valutazione del gruppo (dissonanza cognitiva). Le studentesse che avevano ricevuto uniniziazione severa giudicavano il gruppo di discussione in maniera più favorevole rispetto a quelle che avevano avuto uniniziazione moderata o non avevano avuto alcuna iniziazione. 19

20 Gerard e Mathewson ottengono gli stessi risultati : 20

21 Interdipendenza I membri di un gruppo sono interdipendenti nel senso che le esperienze, le azioni e i risultati di ogni membro sono legati a quelli degli altri membri. I tipi di interdipendenza sono due: Interdipendenza del destino Interdipendenza del campito 21

22 Interdipendenza del destino Secondo Lewin un gruppo esiste quando i membri che lo compongono cono consapevoli che il loro destino dipende dal destino del gruppo. Rabbie e Horwitz hanno condotto un esperimento in cui persone che non si conoscevano venivano casualmente assegnate a due gruppi (verdi o blu). I membri dei due gruppi portavano delle targhette identificative con il colore del proprio gruppo. Inoltre, i membri dei due gruppi sedevano ai due lati di un paravento (i verdi da una parte e i blu dallaltra), ogni partecipante, quindi, poteva interagire solo con i membri dellingroup. 22

23 Vennero create due condizioni sperimentali. Nella condizione di controllo si passava direttamente alla fase successiva. Nella condizione di destino comune, invece, i partecipanti ricevevano o meno alcune radioline. Nella fase successiva veniva tolto il paravento e ogni membro dei due gruppi leggeva ad alta voce alcune notizie biografiche. I membri di entrambi i gruppi valutavano il partecipante che stava parlando. I risultati mostrano che nella condizione di destino comune i partecipanti esibivano favoritismo per il proprio gruppo mentre nella condizione di controllo questo non si verificava. Quindi, la sola classificazione non sembra essere sufficiente per formare un gruppo.

24 Interdipendenza del compito Secondo Lewin, più importante dellinterdipendenza del destino è linterdipendenza degli scopi dei membri del gruppo. Si ha interdipendenza del compito quando i risultati di ogni membro del gruppo si ripercuotono sui risultati degli altri membri. Linterdipendenza può essere: Positiva, quando il successo di un individuo determina il successo degli altri. Negativa, quando il successo di un individuo determina il fallimento degli altri. 24

25 Secondo Deutsh, quando linterdipendenza è positiva ci sarà maggiore cooperazione, gli altri verranno valutati più positivamente e il gruppo sarà più produttivo Al contrario, quando linterdipendenza è negativa ci sarà competizione, gli altri verranno giudicati meno positivamente e il gruppo sarà meno produttivo. I gruppi nella condizione di interdipendenza positiva (la valutazione avviene sulla base del gruppo) hanno mostrato maggiore cooperazione, comunicazione, simpatia reciproca e produttività rispetto ai gruppi nella condizione di interdipendenza negativa (la valutazione avviene su base individuale). 25

26 Rosenbaum e colleghi hanno ottenuto gli stessi risultati 100% positiva Blocchi messi dal gruppo 100% negativa Blocchi messi da ogni membro Numero di blocchi Coordinazione Attrazione interpersonale

27 Johnson e colleghi: su 109 studi che hanno confrontato le strutture competitive con quelle cooperative, 65 mostrano la superiorità di quelle cooperative e solo 8 di quelle competitive. Slavin: più dell80% delle ricerche intervento che hanno adottato metodi di apprendimento cooperativo hanno prodotto notevoli miglioramenti nellapprendimento degli studenti. 27

28 Processi di interazione Secondo Bales tutto quello che i membri di un gruppo dicono e fanno ruota attorno allobiettivo del gruppo. Tali comportamenti strumentali possono fare sorgere problemi, che vengono risolti tramite i comportamenti espressivi. Vi deve essere un equilibrio tra le attività strumentali e quelle espressive. 28

29 Fasi relative al modo in cui i gruppi affrontano un compito: Orientamento, ricerca delle informazioni rilevanti (aumento della comunicazione). Valutazione, si valutano le diverse idee. Controllo reciproco, al fine di prendere una buona decisione (aumento dellattività espressiva). In base a questo Bales ha progettato LInteraction Process Analysis (IPA) che è uno strumento per codificare losservazione e lanalisi delle interazioni di gruppo. 29

30 NellIPA linterazione di gruppo viene spezzettata in molti atti. Gli atti sono definiti come la più piccola parte di comportamento significativa e identificabile che un osservatore può percepire. Ogni atto viene classificato dallosservatore in una di 12 categorie mutualmente esclusive, insieme allindicazione di chi ha compiuto latto e verso chi era rivolto. Al termine dellosservazione si contano gli atti presenti in ogni categoria e si stila un profilo del gruppo o degli individui che lo compongono. 30

31 Interaction Process Analysis Area espressiva Positiva Reazioni positive Dimostra solidarietàF Allenta le tensioniE Si dimostra daccordoD Area del compito Neutra Tentativi di risposta Dà suggerimentiC Esprime opinioniB Fornisce orientamentiA Domande Chiede orientamentiA Chiede opinioniB Chiede suggerimentiC Area espressiva Negativa Reazioni negative DisapprovaD Dimostra tensioneE Mostra antagonismoF Problemi: A) comunicazione, B) valutazione, C) controllo, D) decisione, E) riduzione della tensione, F) integrazione. 31

32 Coesione del gruppo Un gruppo coeso è un gruppo capace di restare unito e al quale i suoi membri desiderano continuare ad appartenere. La coesione è la somma dei legami interpersonali esistenti tra i vari membri di un gruppo. Limiti: Riduce il gruppo alla somma dei membri che lo compongono Difficoltà empiriche Il gruppo può essere coeso anche se i membri non si piacciono Non si può applicare a gruppi ampi 32

33 Hogg definisce coesione lattrazione dei membri allidea di gruppo e alla sua immagine prototipica. Il gruppo è coeso quando i suoi membri si identificano con esso, in termini di caratteristiche e ideali che lo distinguono da altri gruppi. La coesione è dovuta allattrazione sociale. 33

34 Fattori che influenzano la coesione Prossimità fisica, i gruppi di amici nascono tra persone che abitano vicino Somiglianza, le interazioni sono connesse ad atteggiamenti comuni Raggiungimento di un obiettivo, un gruppo orientato al compito che raggiunge facilmente un obiettivo è più coeso Competizione con un altro gruppo Successo di gruppo (?) Orientamento gruppale 34

35 Capacità dei gruppo di saturare i bisogni dellindividuo. Scelta di appartenere al gruppo e dissonanza cognitiva Preferenze per i membri dellingroup 35

36 Conseguenze della coesione Coesione e produttività si influenzano a vicenda Maggiore adesione alle norme: se queste favoriscono la produttività allora la prestazione migliora, se inibiscono la produttività la prestazione peggiora. 36

37 Le norme di gruppo Una norma è una scala di valori che definisce una gamma di atteggiamenti e comportamenti accettabili per i membri di un gruppo. Le norme del gruppo influenzano le norme degli individui che ne fanno parte. Newcomb: studenti conservatori che frequentano un college liberale cambiano i propri atteggiamenti diventando più progressisti. Siegel e Siegel: il livello di autoritarismo degli studenti inseriti in un alloggio di tipo autoritario aumentava rispetto a quello degli studenti inseriti in un alloggio più permissivo. 37

38 Funzioni delle norme per lindividuo Sono un sistema di riferimento attraverso cui si interpreta il mondo Guidano lindividuo nelle situazione nuove o ambigue (esperimento di Sherif sulleffetto autocinetico). Funzioni delle norme per il gruppo Coordinano le attività dei membri del gruppo Contribuiscono a determinare chi fa parte e chi non fa parte del gruppo 38

39 Variazione delle norme Le norme periferiche sono più variabili rispetto alle norme centrali I membri di status più elevato possono allontanarsi maggiormente dalle norme periferiche I membri di status elevato devono essere molto ligi alle norme centrali 39

40 Spetti strutturali dei gruppi Sherif e Sherif definiscono la struttura del gruppo come una rete interdipendente di ruoli e status gerarchici. Il ruolo e lo status si riferiscono a un insieme di comportamenti tipici della posizione occupata allinterno del gruppo. I vari ruoli allinterno di un gruppo possono avere lo stesso valore. Le varie posizioni di status hanno valore diverso. 40

41 La differenziazione di ruolo La differenziazione di ruolo fa riferimento al fatto che ad ogni ruolo sono associate aspettative diverse. I ruoli possono essere stabiliti: Formalmente (ad es., scuola, fabbrica) Informalmente (ad es., ragazzi in un capo estivo) Slater divide in ruoli in: Specialista nel compito Specialista socioemozionale Tale distinzione si ritrova anche nelle famiglie, anche se a volte uno stesso individuo può adempiere a entrambi i ruoli. 41

42 Funzioni dei ruoli La differenziazione di ruoli serve ad agevolare il raggiungimento di uno scopo. La scelta del ruolo può variare in base alla situazione. I ruoli portano ordine e prevedibilità allinterno di un gruppo. Contribuiscono alla definizione dellidentità di un individuo. 42

43 La differenziazione di status Allinterno di un gruppo i ruoli variano per influenza e valutazione. Lo status elevato implica: La tendenza a dare inizio alle attività Prestigio consensuale Lo status varia in base ai cambiamenti: Intragruppo Intergruppi 43

44 Funzioni dello status La differenziazione di status porta ordine e prevedibilità allinterno di un gruppo. Aiuta il raggiungimento di uno scopo. Teoria degli stati di aspettativa Quando un gruppo è impegnato in un compito i suoi membri generano delle aspettative circa le abilità degli altri membri. Tali aspettative servono da punti di riferimento che orientano il comportamento. 44

45 Tratti come la razza o il genere fungono da aspettative di status in base alle quali si inferiscono le capacità degli individui. Queste diverse aspettative servono a collocare un individuo allinterno di un gruppo. In un gruppo costituito da bianchi e neri il partecipante più influente è bianco. In un gruppo costituito da maschi e femmine, il partecipante più influente è un maschio. Tuttavia, sul lungo periodo, tali differenze possono scomparire. 45

46 Teoria del confronto sociale Secondo Festinger esiste una motivazione universale che spinge gli individui a valutare le proprie opinioni e capacità. Per valutare le proprie capacità ci si basa su: Strumenti oggettivi Confronto sociale 46

47 Per il confronto sociale si scelgono individui simili a noi. Zanna et al., gli studenti scelgono di confrontarsi altri studenti, dello stesso stesso e che seguono lo stesso corso. Wheeler et al, le persone scelgono di confrontarsi con chi si è esercitato quanto loro. In entrambi i casi le persone hanno scelta una variabile di confronto che si suppone sia correlata alla prestazione. In alcuni casi, si sbaglia a scegliere la variabile di confronto: Major, le persone preferiscono sapere quanto guadagna una persona del proprio sesso, piuttosto che una che svolge lo stesso compito. 47

48 La scelta dellelemento di confronto influenza lautostima. Pulsione verso lalto: Produce instabilità Determina confronti con persone di status più elevato Wheeler, in una graduatoria gli individui tendono a confrontarsi con ci occupa posizioni immediatamente superiori alla loro. Nosanchuk e Erickson, i giocatori di bridge scelgono di discutere le varie situazioni di gioco con giocatori migliori. 48

49 È anche importante conoscere la gamma delle capacità di un gruppo. Wheeler et al, se si conosce la gamma dei punteggi di un gruppo si vuole conoscere il punteggio di chi è immediatamente sopra o sotto di noi nella graduatoria. Se, invece, non si conosce la gamma, si vogliono sapere i punteggi del primo e dellultimo della graduatoria. Quando ci si trova in situazioni negative si preferisce il confronto con chi fa peggio di noi. Tale confronto serve a proteggere lautostima. Wills, se il tratto su cui si viene confrontati è negativo si vogliono conoscere i risultati dei soggetti peggiori. 49

50 Confronto e prestazione Gli individui hanno la tendenza a migliorare la propria prestazione in funzione di chi è immediatamente superiore a loro. I membri di status elevato cercano di migliorare la prestazione di chi fa peggio di loro. Se non ci riescono, abbassano i loro livelli di produttività per essere più simili al resto del gruppo. Kohler, le prestazione di un gruppo di sollevamento pesi migliorano se la forza degli individui non è troppo disomogenea. Seta, i soggetti messi in coppia con un partecipante leggermente più bravo di loro migliorano la propria prestazione. 50

51 Confronti non sociali Confronti temporali Standard astratti (orientamento autonomo) Nella prima infanzia e durante la vecchiaia gli individui preferiscono i confronti non sociali. Nelladolescenza e nelletà adulta gli individui preferiscono i confronti sociali. 51

52 Confronti allesterno del gruppo Si sceglie come termine di paragone un gruppo leggermente migliore dellingroup. Non tutte le persone ricercano il confronto sociale Orientamento autonomo vs. relazionale Non sempre i confronti sono intenzionali Spesso i confronti sono fatti in maniera automatica. 52

53 La leadership I leader sono i membri di status più elevato allinterno di un gruppo. Essi influenzano gli altri membri del gruppo più di quanto siano essi stessi influenzati. Esistono vari sinonimi del termine leader e vari modi tramite cui i leader raggiungono la loro posizione. 53

54 Personalità vs. situazione I leader hanno caratteristiche di personalità che li distingue dalla gente comune. Tuttavia, Stogdill ha trovato pochi risultati a sostegno di questa ipotesi. I leader tendono a essere un po più intelligenti, sicuri di sé, dominanti, socievoli e orientati alla riuscita. I leader riescono a soddisfare le richieste funzionali della situazione. Secondo Bales, il leader più efficiente è lindividuo che meglio riesce ad aiutare il gruppo a raggiungere i suoi obiettivi. 54

55 Spiegazioni basate sul comportamento Lippitt e White sostengono che una funzione importante del leader è quella di creare un clima sociale da cui dipendono lo stato danimo e lefficienza del gruppo. I due ricercatori hanno fatto un esperimento confrontando tre tipi di leadership: Autocratica, il leader organizza le attività, dice cosa bisogna fare, rimane distante dal gruppo e si concentra sul compito. Democratica, il leader discute le decisioni e le attività con il gruppo. Permissivo, il gruppo è lasciato libero di agire come preferisce e il leader interviene solo in minima parte. I leader cambiarono due volte gruppo e ad ogni cambiamento cambiarono il tipo di leadership. 55

56 I risultati indicano che: I leader democratici sono i preferiti, e latmosfera allinterno del gruppo è amichevole, i membri lavorano sia quando è presente, sia quando è assente il leader. I leader autocratici generano aggressività e dipendenza nei confronti del leader, i membri lavorano più duramente, ma solo se è presente il leader. I leader permissivi sono valutati abbastanza positivamente, ma il gruppo produce poco. Paradossalmente, la produttività del gruppo aumenta quando il leader non cè. 56

57 Secondo Bales, in un gruppo esistono due tipi di leadership: Lo specialista nel compito, che partecipa di più alle attività del gruppo e si concentra sulle categorie di interazione relative al compito. Lo specialista socioemozionale, che si concentra sui sentimenti. Secondo Bales, è difficile trovare in una stessa persona questi due ruoli, ed è più probabile che essi vengano incarnati da persone distinte. 57

58 Una ricerca condotta dallOhio State University con gruppi di militari e industriali, ha mostrato che gli individui classificavamo i comportamenti del leader in due grosse categorie: Linteresse nel dare origine a una struttura. La considerazione per gli altri. Ulteriori studi hanno indicato che il leader migliore è quello che ottiene punteggi elevati in entrambe le caratteristiche. Tali caratteristiche della leadership si ritrovano in varie culture. 58

59 La leadership carismatica implica la capacità del leader di infondere nel resto del gruppo una visione che li motiva a compiere degli sforzi per il bene comune. Alcuni autori definiscono questa leadership trasformazionale. Questo tipo di leadership Funziona molto bene nei momenti di crisi e di cambiamento. Aumenta la produttività. Aumenta la soddisfazione. Riduce i conflitti di ruolo. 59

60 Interazione tra leader e situazione Secondo il modello interazionista, lefficacia della leadership dipende dalla corrispondenza tra lo stile del leader e il tipo di situazione da lui affrontata. Fiedler ha suddiviso il tipo di leadership usando il Least Preferred Co-Worker, LPC): Chi ottiene bassi punteggi è orientato al compito. Chi ottiene alti punteggi è orientato alle relazioni. 60

61 Fiedler ha identificato tre elementi che determinano la favorevolezza della situazione per il leader: Relazione leader-membri, ovvero latmosfera del gruppo (fiducia, affetto, lealtà). La struttura del compito (chiarezza delle procedure). Potere. I leader a basso LPC (orientati al compito) funzionano meglio agli estremi del continuum. I leader ad alto LPC (orientati alle relazioni) funzionano meglio al centro del continuum. 61

62 Limiti Tale concezione si basa sullassunto che i tratti di personalità sia immutabili. Le otto situazioni formano un continuum sulla base di un ordine di importanza dei fattori arbitrario. Ogni leader può essere classificato in maniera dicotomica. 62

63 Leadership situazionale Secondo tale modello i leader devono adattare il proprio stile alla prontezza (capacità, disponibilità, sicurezza) dei membri del gruppo ad affrontare il compito. Quando la prontezza è bassa il leader deve adottare un orientamento al compito. Quando la prontezza è alta il leader deve adottare un orientamento relazionale. In questo caso i due stili sono indipendenti. 63

64 La leadership nei processi decisionali Vroom e Yetton identificano cinque processi decisionali: Arrivare a una decisione autonomamente, senza consultare nessuno. Consultare i membri, ma decidere autonomamente. Discutere il problema con altri membri, ma decidere autonomamente. Discute con il gruppo, riservandosi il diritto di avere lultima parola e di lasciarsi o meno influenza dal gruppo. Discutere con il gruppo e arrivare a una soluzione consensuale. La scelta del metodo migliore dipende dalla natura del compito. 64

65 Leadership come processo Secondo Hollander, nelle fasi iniziali il leader deve guadagnare credibilità. Tale credibilità fornirà la legittimità per influenzare successivamente i membri del gruppo. Esistono tre forme di legittimità: Metodo tramite cui il leader diventa tale (eletto vs. nominato). Capacità del leader di soddisfare i bisogni del gruppo. Identificazione del leader con il gruppo. Secondo Hogg è importante la prototipicità del leader. Il leader deve esercitare: Giustizia distributiva (equità). Giustizia procedurale (procedure corrette). 65

66 Il leader deve esercitare: Giustizia distributiva (equità). Giustizia procedurale (procedure corrette). 66

67 Le reti di comunicazione Secondo Bevelas, per comprendere le strutture comunicative bisogna considerare i membri del gruppo come persone in relazione tra loro attraverso legami di comunicazione. Il modo in cui sono organizzati questi legami è più importante della distanza fisica tra i membri. Le reti centralizzate funzionano meglio se il compito è difficile, ma tendono a sovraccaricare il leader. 67

68 Linfluenza sociale Linfluenza sociale può essere divisa in: Influenza della maggioranza Influenza della minoranza Questi due tipi di influenza sono governati da processi diversi e generano risultati diversi. 68

69 Linfluenza della maggioranza Nei gruppi si tende al conformismo nei confronti della maggioranza, anche quando questa sbaglia. Esperimento di Asch I soggetti arrivano in laboratorio per partecipare ad un esperimento sulla percezione. I soggetti vengono fatti accomodare insieme ad altre persone arrivate prima di loro (complici dello sperimentatore). Il compito è di individuare quale di tre linee corrisponde alla linea campione. 69

70 Le risposte vengono fornite a turno a voce alta. Nelle prime due prove tutti danno la risposta corretta. Nelle 11 prove successive i complici danno la risposta sbagliata. In questi casi, il 36% dei partecipanti dà la risposta sbagliata. 70 A B Clinea campione

71 Dai risultati emerge che gli individui negano un giudizio veritiero per non andare contro la maggioranza. Nelle interviste post-sperimentali i soggetti affermavano di avere dato il giudizio sbagliato: Perché non si fidavano dei propri giudizi Perché non volevano essere diversi dagli altri. Questo tipo di conformismo è pura condiscendenza a livello di comportamento pubblico e non implica un cambiamento percettivo o cognitivo personale (cfr Sherif). Il conformismo è più elevato nelle società collettiviste rispetto a quelle individualiste. 71

72 Il conformismo aumenta con laumentare delle dimensioni della maggioranza. Milgram et al., hanno trovato che più persone guardano nel vuoto maggiore è la probabilità che persone inconsapevoli guardino nel vuoto. Il dissenso riduce il conformismo La presenza di un altro soggetto ingenuo riduce il conformismo al 10%. La presenza di un complice che dà sempre la risposta esatta riduce il conformismo al 5%. La maggiore riduzione si ha quando il complice dà una risposta ancora più sbagliata di quella della maggioranza. 72

73 Spiegazioni del conformismo Esiste una propensione generale a conformare i nostri atteggiamenti a chi ci circonda. Esperimento di Milgram 73 Percentuale di soggetti che andarono oltre i 210 volt

74 Influenza normativa Secondo Festinger esistono due motivi per cui gli individui si conformano alla maggioranza: Funzione di conferma (aumenta in situazioni nuove o ambigue (esperimento di Sherif) o quando le nostre decisioni hanno conseguenze importanti. Baron et al., hanno trovato che i massimi livelli di conformismo si hanno quando il compito è più importante e più difficile. Presenza di uno scopo di gruppo importante. Lewin ha trovato che si ha un più forte cambiamento quando la persuasione avviene tramite la discussione di gruppo (decidere insieme di provare una nuova ricetta) piuttosto che quando la persuasione viene dallesterno (nutrizionista). 74

75 Più il gruppo è coeso, maggiore sarà il conformismo. Festinger et al., hanno trovato che più il gruppo è coeso, maglio sono mantenuti gli standard del gruppo. Crandal, studiando i disturbi alimentari ha notato che questi sono molto diffusi tra le amiche più strette. Tali spiegazioni non sono sufficienti per spiegare il conformismo negli esperimenti di Asch. 75

76 Influenza normativa Secondo Deutsch e Gerard gli individui si adeguano per evitare: Il ridicolo. Di essere considerati estranei. Di solito siamo attratti da chi la pensa come noi e respingiamo chi ha atteggiamenti diversi, quindi, ci uniformiamo agli altri per non essere respinti. 76

77 Esperimento di Deutsch e Gerard. Sia le due ipotesi di Festinger (scopo di gruppo e funzione di conferma) sia il bisogno di essere accettati vengono confermate. 77 Numero di errori CondizioneStimoli presentiStimoli assenti Scopo di gruppo Faccia a faccia Anonimo Foglio di carta da buttare Lavagnetta magica Foglio da firmare e consegnare allo sperimentatore Funzione di conferma Bisogno di essere accettati Scopo di gruppo

78 Influenza informativa referente Secondo Turner il conformismo dipende dallautocategorizzazione dei soggetti in membri di gruppo (gli universitari). Tale categorizzazione fa si che ci si comporti come gli altri membri del gruppo. Abrams et al., hanno trova che il conformismo è maggiore nella condizione ingroup (studenti di psicologica) rispetto alla condizione outroup (studenti di storia), in particolar modo quando le risposte sono pubbliche. 78

79 Influenza in prospettiva evolutiva Una forte influenza è esercitata dal gruppo dei pari, in particolare: Nellinfanzia Nella prima adolescenza 79

80 Uniformità e devianza Secondo Festinger la maggioranza aumenta la comunicazione nei confronti dei dissidenti, al fine di raggiungere luniformità. Esperimento di Shachter. 80 Numero di comunicazioni

81 Il deviante viene rifiutato Schachter ha condotto una ricerca in 7 paesi europei con 300 gruppi sperimentali trovando che la valutazione del deviante era sempre al di sotto della media delle valutazioni degli altri membri di gruppo. Mann ha trovato che esiste una forte correlazione tra la tendenza del gruppo a raggiungere luniformità e il rifiuto del deviante. 81

82 Linfluenza della minoranza Nellesperimento di Schachter 95 gruppi (32%) furono esclusi dalle analisi poiché il deviante non era solo. Di questi 95, 26 (il 9% del totale), cambiarono la propria opinione e si adeguarono al deviante. Secondo Moscovici, la capacità del deviante di far cambiare opinione al gruppo dipende dalla coerenza nel sostenere le proprie idee. 82

83 Esperimento di Moscovici Partecipavano allesperimento 4 soggetti ingenui e 2 complici dello sperimentatore. I soggetti dovevano dire di che colore era una diapositiva bluastra. In una condizione la minoranza diceva sempre verde (coerenza), mentre nellaltra dicevano a volte verde a volte blu(incoerenza). Nella condizione di coerenza il 33% dei partecipanti disse almeno una volta verde, inoltre, l8% delle risposte totali fu verde. Nella condizione di incoerenza meno dell1% delle risposte fu verde. 83

84 Linfluenza della minoranza ha effetti sia sul comportamento manifesto sia su quello privato. Nellesperimento di Moscovici, nella condizione di coerenza i soggetti avevano una soglia di percezione del verde inferiore rispetto alla condizione di incoerenza. 84

85 La minoranza ha effetti indiretti. Perez et al. hanno trovato che la maggioranza ha effetti immediati sulla valutazione di alcune questioni (aborto, contraccezione), tuttavia dopo tre settimane emergono gli effetti della minoranza. Alvaro e Crano hanno trovato un cambiamento significativo dellatteggiamento su una questione (possesso di armi da fuoco) debolmente correlata alla questione focale (ingresso dei gay nellesercito), quando il messaggio proveniva dalla minoranza. Linfluenza, quindi, è un processo bidirezionale. 85

86 La minoranza ha effetto quando: Le questioni su cui si dibatte non hanno una rilevanza personale. Trost et al. Hanno trovato che la minoranza influenza latteggiamento (nuovo esame obbligatorio) quando non è rilevante per le persone (il corso inizierà tra qualche anno). Nella società vi sono avvisaglie di cambiamento. Maass et al hanno trovato che se nella società si sta dibattendo un certo tema (aborto) è più facile che la minoranza abbia effetti. 86

87 Processi di influenza Esistono due correnti di pensiero relative ai processi di influenza della maggioranza e della minoranza: Teorie duali, secondo cui esistono due processi diversi Teorie monofattoriali, secondo cui esiste un unico processo. 87

88 Teorie duali Secondo Moscovici: La maggioranza ottiene un conformismo pubblico, dovuto alla dipendenza sociale e al bisogno di informazioni. La maggioranza ottiene cambiamenti privati, dovuti alla ristrutturazione cognitiva. 88

89 Esperimento di Maass e Clark I partecipanti leggevano il riassunto di una discussione di gruppo che poteva essere a favore o contro i diritti degli omosessuali. In tale discussione erano identificabili le posizioni della maggioranza e della minoranza. Metà dei partecipanti rispondeva in forma anonima, mentre laltra metà rispondeva in forma pubblica. 89 contro neutro a favore

90 Esperimento di Moscovici e Personnaz Uso del paradigma blu-verde Il collaboratore che rispondeva sempre verde era rappresentativo della popolazione generale (l82% delle persone risponde come lui) o non rappresentativo (il 18% della popolazione risponde come lui. I partecipanti dovevano dire quale era il colore postumo, ovvero il colore che si vede quando scompare la diapositiva. 90

91 Diapositiva blu 91

92 Colore postumo giallo arancio 92

93 Diapositiva verde 93

94 94 Colore postumo rosso carminio

95 Esperimento di Moscovici e Personnaz I soggetti nella condizione di maggioranza avevano uno spostamento scarso o nullo nella percezione cromatica dellimmagine postuma (dichiaravano giallo-arancio). I soggetti nella condizione di minoranza, nella percezione dellimmagine postuma, si spostavano verso il rosso carminio. 95

96 Risultati contrastanti Doms e van Avermaet trovano gli stessi spostanti sia nella maggioranza sia nella minoranza. Sorrentino et al. Non trovano cambiamenti attendibili. Martin non trova differenze tra maggioranza e minoranza. I soggetti più sospettosi, probabilmente perché dedicavano più attenzione alla diapositiva, erano gli unici a subire un cambiamento. 96

97 Esperimento di Moscovici e Personnaz Una siluette ambigua del viso di Lenin appare su uno sfondo rosso. Il collaboratore (che proviene dalla maggioranza o dalla minoranza) dichiara di vedere Lenin. Il partecipante in privato deve indicare il colore della diapositiva e limmagine postuma. I soggetti nella condizione di minoranza percepiscono il rosso e il verde (colore postumo) con più evidenza rispetto a quelli nella condizione di minoranza. In questi casi, non può essere invocata la sospettosità come spiegazione poiché i collaboratori riferiscono uninterpretazione corretta e plausibile. 97

98 Secondo Moscovici, la minoranza ha effetto perché innesca un lavoro cognitivo che si traduce in un cambiamento interiorizzato dellatteggiamento, mentre la maggioranza determina solo unadesione superficiale. Secondo Mackie, la maggioranza stimola unelaborazione più sistematica, mentre la minoranza stimola unelaborazione euristica. Mackie ha trovato che le argomentazioni della maggioranza producevano un cambiamento dellatteggiamento più sostanziale, dopo il test, a distanza di una settimana, sulla questione focale e su quella collegata. 98

99 La minoranza genera modalità di pensiero più creative e divergenti mentre la maggioranza genera modalità di pensiero più focalizzate e convergenti. Secondo Nemeth: Nella condizione di maggioranza, quando ascoltiamo un punto di vista diverso rispetto al nostro ci troviamo in una condizione di ansia. Questa condizione genera attenzione ridotta e quindi ci focalizziamo su un dato compito focalizzandoci su ciò che dice la maggioranza (pensiero convergente). Nella condizione di minoranza, non si genera ansia e, quindi, si possono prendere in considerazione opinioni diverse. 99

100 Esperimento di Nemeth e Wachtler: Il compito era di identificare fra sei figure sovrapposte quella che coincideva con lo standard. Il compito poteva essere facile o difficile. I collaboratori (maggioranza o minoranza) individuavano correttamente lo stimolo facile e quello difficile, oppure individuavano correttamente lo stimolo facile e sbagliavano quello difficile. 100 maggioranzaminoranzacontrollo correttosbagliatocorrettosbagliato Conformismo / Originalità Originalità e correttezza

101 Nemeth e Kwan hanno trovato che nel caso della minoranza ci sono associazioni cromatiche più numerose e originali. De Dreu e de Vries hanno trovato che nel caso della minoranza ci sono più associazioni alla parola straniero. Nemeth et al. hanno trovato che in un compito di memoria i soggetti nella condizione di minoranza che evoca una categoria insolita ricordavano più parole. 101

102 Teorie monofattoriali Secondo Latanè e Wolf: La differenza tra linfluenza della maggioranza e quella della minoranza dipende dal fatto che nel primo caso ci sono più fonti di influenza. Quindi, limpatto dellinfluenza dipende dal numero di stimoli presenti: nel caso della maggioranza ci sono più stimoli, quindi linfluenza sarà maggiore. Laumento dellinfluenza non è lineare. 102

103 Lampiezza quantitativa dellinfluenza può essere prevista da un unico fattore (numero di individui) La natura qualitativa dellinfluenza non può essere determinata da un unico fattore. 103

104 104 Gli studi di Sherif nei campi estivi Per verificare la teoria del conflitto realistico Sherif condusse tre studi ambientati allinterno di campi estivi. I partecipanti alla ricerca erano tutti ragazzi bianchi, di 11 o 12 anni, di classe media, sani, ben adattati, provenienti da famiglie stabili, psicologicamente equilibrati. I ragazzi, inoltre, non si conoscevano prima di arrivare al campo. Gli studi di Sherif comprendono tre fasi: 1.formazione del gruppo, 2.competizione intergruppi, 3.riduzione del conflitto. Inoltre, nei primi due esperimenti, prima della fase di formazione del gruppo, vi erano la fase di scelte spontanee di amicizia interpersonale.

105 105 Scelte spontanee di amicizia interpersonale Questa fase è presente solo nei primi due esperimenti, ed ha la funzione di eliminare lattrazione interpersonale come fattore esplicativo, serve, cioè per diminuire la possibilità che i risultati della ricerca dipendano dagli effetti dellattrazione interpersonale. Durante questa fase i ragazzi erano alloggiati insieme ed erano liberi di interagire e lavorare con chi preferivano. Una volta stabilizzate le relazioni, è stata fatta una valutazione dellattrazione interpersonale. I ragazzi sono, quindi, stati divisi in due capanne e circa i due terzi dei migliori amici di ogni ragazzo è stato messo nellaltra capanna. Da questo punto in poi i ragazzi interagivano solo con i membri del proprio gruppo. Il terzo esperimento iniziava con la fase di formazione del gruppo, i ragazzi, quindi, non si incontravano mai prima.

106 106 Formazione del gruppo Lo scopo principale di questa fase era assegnare un certo numero di compiti al gruppo (ad es., cucinare, campeggiare), che comprendevano un lavoro di squadra da parte dei ragazzi di ciascun gruppo, senza avere a che fare con laltro gruppo. Nei primi due esperimenti, già in questa fase vi furono alcuni confronti spontanei tra i gruppi, in cui si favoriva il proprio gruppo. Il favoritismo per il proprio gruppo si verificava prima dellinizio della fase di conflitto. Nel terzo esperimento, invece, i ragazzi non erano a conoscenza della presenza dellaltro gruppo, ma appena seppero della sua presenza decisero spontaneamente di sfidarlo in una competizione sportiva. La semplice presenza dellaltro gruppo suscitava sentimenti competitivi.

107 107 Competizione intergruppi In questa fase i due gruppi prendevano parte ad una serie di competizioni, in ognuna delle quali il gruppo vincente riceveva un premio, mentre il gruppo che perdeva non riceveva nulla. In questo modo si creava un oggettivo conflitto di interessi tra i due gruppi. I due gruppi si trovavano in una situazione di interdipendenza negativa, una situazione, cioè, in cui ogni gruppo guadagna quello che perde laltro gruppo.

108 108 In questa fase Sherif notò che: la presenza delloutgroup aveva aumentato la solidarietà allinterno dellingroup, gli atteggiamenti nei confronti delloutgroup erano diventati negativi, mentre quelli nei confronti dellingroup erano diventati più positivi, il leader allinterno dei gruppi era cambiato, nel senso che diventavano leader i bambini più bellicosi e aggressivi, gli eventi erano sistematicamente percepiti in maniera da favorire lingroup.

109 109 Le percezioni distorte a favore dellingroup sono dimostrate dal gioco del lancio dei fagioli. Lobiettivo di questo gioco era raccogliere, nel tempo stabilito, il maggior numero possibile di fagioli sparsi per terra. I ragazzi lavoravano individualmente raccogliendo i fagioli in una sacca dallapertura molto stretta, in modo che non si potesse vedere quanti fagioli vi fossero.

110 110 Successivamente venne loro affidato il compito di valutare il numero di fagioli di ogni sacca. Il contenuto di ogni sacca venne brevemente mostrato ai ragazzi e ogni mucchio di fagioli raccolto da ciascun ragazzo venne identificato solo in base al gruppo di appartenenza di chi laveva raccolto. In realtà ogni volta fu mostrato lo stesso mucchio contenete 35 fagioli. Ogni ragazzo scrisse la propria stima del numero di fagioli. I risultati mostrano una consistente tendenza a sovrastimare il numero di fagioli, quando si diceva che erano stati raccolti dallingroup, e a sottostimarlo quando si diceva che erano stati raccolti dalloutgroup.

111 111 Riduzione del conflitto Lobiettivo di questa fase era introdurre degli scopi sovraordinati per trasformare le relazioni ostili in relazioni cooperative. Uno scopo sovraordinato è uno scopo che ha un forte richiamo per ogni gruppo, ma che nessun gruppo può raggiungere senza la partecipazione dellaltro. Uno di questi scopi fu progettato in modo da far rompere lautocarro che portava le provviste. Per avere le provviste bisognava trainare lautocarro fino al campo. I ragazzi erano motivati ad avere le provviste poiché era quasi ora di pranzo, tuttavia lautocarro era molto pensante e lunico modo per farlo arrivare al campo era che i membri di entrambi i gruppi lo trainassero insieme. Lintroduzione di vari obiettivi sovraordinati portò a rendere le relazioni tra i due gruppi più amichevoli.

112 112 I risultati di questi esperimenti dimostrano linsufficienza delle teorie che spiegano il conflitto tra gruppi in termini di fattori di personalità. Infatti, in questi esperimenti si vede come dei bambini normali modificarono sistematicamente il proprio comportamento adeguandosi alla relazione intergruppi. Inoltre, i cambiamenti avvenuti nei ragazzi erano stati troppo veloci per poter essere attribuiti a caratteristiche di personalità. Secondo Sherif, quindi, la discriminazione e il pregiudizio tra i gruppi dipendo dallincompatibilità dei loro obiettivi materiali.

113 113 Partecipanti. 61 studenti universitari inglesi. Il materiale sperimentale. Otto linee di diversa lunghezza. La più corta era lunga cm 16.2, la più lunga cm Ogni linea della serie era più lunga di quella che la precedeva del 5% di questa ultima. Ogni linea era disegnata sulla diagonale di un cartone rettangolare bianco. LESPERIMENTO DI TAJFEL E WILKES

114 Esempio

115 115 La procedura. I partecipanti erano esaminati individualmente. Seduti di fronte allo stimolo dovevano giudicare la lunghezza della linea in cm. La serie di otto stimoli era presentata in successione sei volte. Ogni partecipanti esprime quindi 48 valutazioni. I partecipanti non sapevano quanti stimoli diversi stavano valutando. Nellesperimento vi erano tre condizioni di classificazione: C, R, U. La condizione C è una condizione di classificazione sistematica degli stimoli. In essa, in ognuna delle sei presentazioni, le linee più corte, 1-4, avevano soprascritta la A, le linee più lunghe, 5-8, avevano soprascritta la B. In questa condizione vi è correlazione perfetta tra la classificazione e la lunghezza delle linee. Infatti, la classe A comprende le quattro linee più corte e la classe B le quattro linee più lunghe.

116 Esempio B A

117 117 La condizione R è una condizione di classificazione casuale. In essa, ognuna delle otto linee era presentata tre volte con soprascritta la A, tre volte con soprascritta la B. In questa condizione non vi è correlazione tra la classificazione e la lunghezza delle linee. Infatti, la classe A comprende sia le linee corte sia le linee lunghe e altrettanto vale per la classe B. Le otto linee sono presenti tutte e con la stessa frequenza sia in A sia in B. La condizione U è una condizione di non classificazione; in essa, infatti, le otto linee erano presentate senza la A o la B soprascritta.

118 118

119 119 Per abituare i partecipanti agli stimoli, si usavano due modalità di presentazione: successiva e simultanea. Nella familiarizzazione di tipo successivo, la serie era presentata due volte. La prima volta, lordine degli stimoli era 5-8, 1-4; la seconda era 4-1, 8-5. Si diceva che gli stimoli presentati erano un campione degli stimoli che avrebbero in seguito valutato. Nella condizione C, le linee erano classificate; nella condizione U non lo erano; nella R, per ogni linea si stabiliva casualmente se dovesse essere A o B. Nella familiarizzazione di tipo simultaneo, i cartoni contenenti le otto linee erano collocati uno accanto allaltro, in modo che la linea 8 e la linea 1 fossero vicine. Nella condizione C, le linee erano classificate; nella condizione U non lo erano; nella condizione R, le etichette A e B si alternavano casualmente sulla dimensione di lunghezza.

120 120 Ipotesi 1a. Si confronta la condizione C con la condizione U. Si ipotizza che la classificazione sistematica degli stimoli determini effetti di differenziazione intercategoriale. In termini operativi si ipotizza che lo stimolo 4 e lo stimolo 5 siano percepiti più diversi nella condizione C che nella condizione U. Ipotesi 1b. Si confronta la condizione R con la condizione U. Si ipotizza che la classificazione casuale degli stimoli non determini effetti di differenziazione intercategoriale. In termini operativi si ipotizza che la differenza percepita tra lo stimolo 4 e lo stimolo 5 non sia diversa nella condizione R rispetto alla condizione U. Le ipotesi. Lipotesi 1 riguarda il processo di differenziazione intercategoriale

121 121 Ipotesi 2a. Si confronta la condizione C con la condizione U. Si ipotizza che la classificazione sistematica degli stimoli determini effetti di assimilazione intracategoriale. In termini operativi, si ipotizza che gli stimoli contigui della stessa categoria siano percepiti più simili nella condizione C che nella U. Ipotesi 2b. Si confronta la condizione R con la condizione U. Si ipotizza che la classificazione casuale degli stimoli non determini effetti di assimilazione intracategoriale. In termini operativi, si ipotizza che la differenza percepita tra gli stimoli contigui della stessa categoria non sia diversa nella condizione R rispetto alla U. Lipotesi 2 riguarda il processo di assimilazione intracategoriale.

122 122 Lipotesi 3 riguarda gli effetti della familiarizzazione. Si ipotizza che, nella condizione C, la classificazione sistematica degli stimoli sia resa più evidente dalla familiarizzazione di tipo simultaneo che da quella di tipo successivo. Si ipotizza, cioè, che i processi di differenziazione e assimilazione siano più forti in C 1 (Esperimento IIa) che in C (Esperimento Ia). Non ci dovrebbe, invece, essere differenza tra le condizioni di controllo: U 1 (Esperimento IIa) vs. U (Esperimento Ia).

123 123 Lipotesi 4 riguarda gli effetti dellesperienza. Si ipotizza che lesperienza precedente degli stimoli e della classificazione determini più forti effetti di differenziazione e assimilazione. Si ipotizza cioè che tali effetti siano più forti nella seconda prova (C 1, Esperimento IIb) che nella prima prova (C 1, Esperimento IIa). Non ci dovrebbe, invece, essere differenza tra le condizioni di controllo: U 1 dellEsperimento IIb vs. U 1 dellEsperimento IIa.

124 124 Tabella 2. Risultati della prima (Ia e IIa) e della seconda (Ib e IIb) prova

125 125 Figura 1. Confronto tra differenze reali e differenze stimate tra stimoli adiacenti, Esperimenti Ia e IIa. 1 a Prova

126 126 Figura 2. Confronto tra differenze reali e differenze stimate tra stimoli adiacenti, Esperimenti Ib e IIb. 2 a Prova

127 127 AB C n= R U n= Figura 3. Ultime cinque prove nellesperimento Ib.

128 128 I risultati. Lipotesi 1a, relativa alla differenziazione intercategoriale, risulta confermata (confronto C-U). Lipotesi 1b, relativa alla differenziazione intercategoriale, risulta confermata (confronto R-U). Lipotesi 2a, relativa allassimilazione intracategoriale, non risulta confermata (confronto C-U). Lipotesi 2b, relativa alla differenziazione intercategoriale, risulta confermata (confronto R-U). Lipotesi 3 relativa alla familiarizzazione non risulta confermata. Lipotesi 4 relativa allesperienza non risulta confermata (confronto I e II prova).

129 129 I grafici di Figura 1 (prima prova) e di Figura 2 (seconda prova) confermano gli effetti di differenziazione intercategoriale e lassenza di effetti di assimilazione intracategoriale. Nelle ultime cinque presentazioni della serie (Esperimento Ib), si rilevano sia forti effetti di differenziazione intercategoriale sia effetti di assimilazione intracategoriale (vedi Figura 3)

130 130 I risultati di Tajfel e Wilkes possono essere riassunti nelle due seguenti asserzioni: La classificazione sistematica degli stimoli determina effetti di differenziazione intercategoriale: allontana, differenzia gli stimoli inclusi nelle due categorie. La classificazione sistematica degli stimoli determina effetti di assimilazione intracategoriale: fa percepire più simili gli stimoli inclusi nella stessa categoria.

131 131 I processi di differenziazione e assimilazione caratterizzano il funzionamento cognitivo umano perché, come quello di categorizzazione da cui derivano, facilitano ladattamento dellindividuo allambiente. Infatti, le decisioni comportamentali sono più facili, se gli stimoli di due categorie sono tra loro differenziati e gli stimoli della stessa categoria sono tra loro assimilati. Una conseguenza dei due processi è che essi determinano la formazione degli stereotipi. Lo stereotipo è limmagine di un gruppo espressa in termini di tratti fisici e di personalità.

132 132 LESPERIMENTO DI TAJFEL, BILLIG, BUNDY e FLAMENT (1971): ESPERIMENTO DEI GRUPPI MINIMALI Rilevato il processo di differenziazione, Tajfel ha una seconda intuizione. Ipotizza che tale processo si esprima anche nella tendenza a differenziare dalle altre le categorie a cui si appartiene. La categorizzazione, che determina differenziazione, è condizione sufficiente di comportamenti di favoritismo per lingroup. Per verificare lipotesi che la categorizzazione in un proprio gruppo e in un gruppo estraneo sia condizione sufficiente di valutazioni differenziali e comportamenti discriminativi a favore del proprio gruppo, Tajfel ha realizzato una ricerca, nota come Esperimento dei Gruppi Minimali. Si tratta del secondo esperimento che ha contribuito allo sviluppo della teoria dellidentità sociale.

133 133 Partecipanti. 48 ragazzi di anni di età, tutti maschi. Erano esaminati in gruppi di 16. In ogni gruppo i partecipanti si conoscevano bene, perché erano allievi della stessa classe. La procedura. Lesperimento si svolgeva in due fasi. La prima fase, che riguardava lespressione di preferenze estetiche, consentiva di dividere i partecipanti in due gruppi: quelli che – si diceva – preferivano Klee e quelli che preferivano Kandinski. Nella seconda fase, i partecipanti assegnavano punti, corrispondenti a quote di denaro, a membri anonimi dellingroup e a membri anonimi delloutgroup, indicati da un numero.

134 134 I partecipanti sapevano che non avrebbero mai ricompensato se stessi; alla fine del compito, ognuno avrebbe ricevuto una quota di denaro uguale alla somma delle quote a lui assegnate dagli altri rispondenti. Lesperimento si sarebbe concluso con la fase di assegnazione di risorse. I partecipanti sapevano che, nelle matrici, un punto equivaleva a 1/10 di penny.

135 135 Con lo scopo di eliminate dalla situazione sperimentale tutte le variabili che di norma producono favoritismo, furono adottati alcuni criteri nella strutturazione dellesperimento. Non doveva esserci alcuna interazione faccia a faccia tra i membri del proprio gruppo, del gruppo estraneo o tra i gruppi. Lappartenenza al gruppo doveva essere anonima. Non doveva esserci alcuna precedente ostilità tra i gruppi. Non doveva esserci alcun conflitto di interesse tra i gruppi. Non doveva esserci alcun legame utilitaristico o strumentale tra le risposte dei soggetti e i loro interessi personali. Non doveva esserci un destino comune tra i membri del gruppo.

136 136 Esempi di matrice. a) Libretto per il gruppo Klee Queste cifre indicano le ricompense a favore di: Membro n. 74 del gruppo Klee Membro n. 44 del gruppo Kandinski b) Libretto per il gruppo Klee Queste cifre indicano le ricompense a favore di: Membro n. 15 del gruppo Kandinski Membro n. 38 del gruppo Klee Ogni matrice veniva presentata due volte, invertendo le ricompense per i membri dei due gruppi. I partecipanti dovevano scegliere una colonna della matrice. Questa matrice era costruita in modo da rilevare la tendenza a massimizzare la differenza tra lingroup e loutgroup.

137 137 Risultati a) Libretto per il gruppo Klee Queste cifre indicano le ricompense a favore di: Membro n. 74 del gruppo Klee Membro n. 44 del gruppo Kandinski b) Libretto per il gruppo Klee Queste cifre indicano le ricompense a favore di: Membro n. 15 del gruppo Kandinski Membro n. 38 del gruppo Klee Nella matrice a i partecipanti di solito scelgono lequità tra i due gruppi (13/13). Nella matrice b, invece, i partecipanti tendono ad assegnare più al proprio gruppo (11/12), rinunciando a somme di denaro superiori (25/19) pur di guadagnare più dellaltro gruppo.

138 138 I risultati, quindi, mostrano che vi è una tendenza a favorire il proprio gruppo, anche quando lassegnazione al gruppo è fatta su una base insignificante. La discriminazione, rilevata in questo esperimento non dipende da attrazione personale per i membri dellingroup; non dipende da precedenti ostilità tra i gruppi; non dipende dalla presenza di un conflitto di interessi tra i gruppi; non dipende dallinteresse personale; non dipende dalla presenza di un destino comune. La discriminazione è determinata dalla categorizzazione Klee/Kandinski (sovrastimatori/sottostimatori, X/Y). Tajfel, quindi, arrivò alla conclusione che la semplice categorizzazione ingroup/outgroup è sufficiente a creare discriminazione.

139 139 La teoria dellidentità sociale (Tajfel, 1978) Al centro della teoria cè il concetto di identità sociale. Tajfel definisce lidentità sociale come quella parte del concetto di sé di un individuo che deriva dalla consapevolezza di appartenere ad un gruppo (o gruppi) sociale unita al valore e al significato emotivo attribuito a tale appartenenza. Dato che gli individui preferiscono avere unimmagine di sé positiva, piuttosto che negativa, e dato che una parte dellimmagine dellindividuo proviene dallappartenenza di gruppo, ne deriva che egli individui preferiscono appartenere a gruppi valutati positivamente. Per giudicare il valore del proprio gruppo lo si confronta con altri gruppi. Lesito di questi confronti è importante poiché influenza direttamente lautostima delle persone. Per questo motivo si tende a distorcere il confronto, nel tentativo di creare una specificità o distintività positiva per il proprio gruppo, ovvero nel tentativo di differenziare positivamente il proprio gruppo dallaltro.

140 140 In base alla teoria dellidentità sociale, gli individui, nel contesto dei gruppi minimali discriminano a favore dellingroup per innalzare limmagine del proprio gruppo e, quindi, di se stessi. Nella situazione dei gruppi minimi gli individui sono anonimi e lunica informazione che li contraddistingue è il gruppo di appartenenza. Il proprio gruppo, però, non è differenziato dallaltro e, quindi, non può influenzare lautostima dei partecipanti. Per creare una specificità positiva per il proprio gruppo e, quindi, aumentare la propria autostima gli individui hanno bisogno di differenziare tra i due gruppi e lunico modo che hanno per farlo è assegnare più denaro allingroup che alloutgroup. Secondo la teoria dellidentità sociale, quindi, la discriminazione intergruppi e il favoritismo per lingroup possono avere unicamente determinanti psicologiche. I fenomeni di discriminazione, quindi, possono derivare dal bisogno di valorizzare il proprio gruppo e, quindi, la propria identità.

141 Individui versus gruppi Produttività Processi decisionali 141

142 Produttività Effetti della presenza di altre persone Triplett ha analizzato i resoconti della lega ciclistica americana trovando che la prestazione dei ciclisti era inferiore quando i ciclisti correvano da soli e venivano cronometrati rispetto alle gare di gruppo. Allport ha trovato che la presenza di altre persone facilita la prestazione nei compiti semplici (facilitazione sociale) e la ostacola nei compiti difficili (inibizione sociale). 142

143 Zajonc ha trovato che lasimmetria tra i compiti semplici e quelli difficili è una caratteristica universale del comportamento sociale. Spiegazione La presenza di altri membri della stessa specie aumenta i livelli di attivazione per predisporre lindividuo allazione. Tale attivazione Aumenta la probabilità di comparsa delle risposte abituali e apprese bene (compiti facili) Limita la comparsa di risposte nuove e non apprese bene (compiti difficili) 143

144 Risultati contrastanti Non sempre si trovano gli stessi risultati di Zajonc Lattivazione può essere dovuta ad altri fattori (preoccupazione di essere valutati, controllo di una persona imprevedibile, bisogno di badare contemporaneamente al compito e allaltra persona) I dati fisiologici non sono compatibili con laumento dellattivazione Le spiegazioni fisiologiche non tengono conto dei fattori cognitivi, attentivi e sociali. 144

145 Sviluppi recenti Secondo Monteil e Huguet laumento dellattenzione comporta un restringimento dellambito attentivo che: Nei compiti semplici ha effetti positivi perché gli stimoli rilevanti sono pochi Nei compiti difficili ha effetti negativi perché gli stimoli sono numerosi. 145

146 Utilizzando il compito di Stroop, Monteil e Huguet trovano che la presenza di altre persone migliora la prestazione nelle prove difficili (incorenti). 146 Coerenti (facili) Incoerenti (difficili) Verde Rosso Blu Giallo Problema La risposta dominante dovrebbe essere il significato delle parole e non il colore.

147 Secondo Sanna la facilitazione sociale dipende dalle aspettative e dal potenziale di valutazione. Le aspettative positive migliorano la prestazione in presenza di altre persone. Le aspettative negative peggiorano la prestazione in presenza di altre persone. 147

148 Individui vs gruppi Ringelmann ha trovato che Un individuo esercita una forza di trazione di 85 kg Un gruppo di 7 persone esercita una forza di trazione di 450 kg (64 kg a persona) Un gruppo di 14 persone esercita una forza di trazione di 850 kg (61 kg a persona) 148

149 Compiti con risposta corretta Esperimento di Shaw 149 Problema 1Problema 2Problema 3 Individui (n = 21) Proporzione di coloro che risolvono Tempo medio Produttività (minuti per persona) Gruppi (n = 5 gruppi di 4) Proporzione di coloro che risolvono Tempo medio Produttività (minuti per persona)

150 Marquart ha trovato che: I gruppi riescono a risolvere più problemi dei singoli individui e ci impiegano un po più di tempo I gruppi statistici (formati dalla produttività di tre individui casuali) hanno la stessa produttività di quelli reali. Faust ha trovato che: Nei compiti spaziali, gruppi reali e gruppi statistici si equivalgono Nei compiti verbali, i gruppi reali sono superiori. 150

151 Perlmutter e Montmollin hanno trovato che in compiti di memorizzazione di sillabe senza senso i gruppi ricordano un numero di sillabe quasi doppio rispetto ai singoli. Yuker ha trovano che i gruppi ricordano più frasi e lo fanno con più accuratezza degli individui singoli. Stephenson et al. hanno trovato che i gruppi ricordano più particolari di un racconto. 151

152 Compiti creativi Taylor et al. hanno trovato che nei compiti di brainstorming i gruppi statistici superano i gruppi reali sia quantitativamente che qualitativamente. Indicazioni È meglio effettuare il brainstorming prima individualmente e poi in gruppo. 152

153 Produttività potenziale vs produttività effettiva Secondo Stainer la prestazione di un gruppo è determinata da: Richieste del compito (cosa bisogna fare per portare a termine un compito) Risorse del gruppo (quello che si ha a disposizione per portare a termine il compito) Processo (quello che si fa per eseguire il compito) 153

154 Tipi di compiti Divisibili (possono essere divisi in sottocompiti – catena di montaggio) Unitari (non possono essere divisi – compiti di ragionamento) Massimizzanti (raggiungere una certa quantità massima – tiro della fune) Ottimizzanti (arrivare ad uno standard – compiti di ragionamento) 154

155 Additivi (i singoli contributi sono aggregati – brainstorming) Disgiuntivi (bisogna prendere una decisione tra i vari contributi – compiti di ragionamento) Congiuntivi (tutti devono completare il compito – squadra di alpinisti) Discrezionali (i gruppi possono decidere come eseguire il compito) 155

156 La produttività massima potenziale di un gruppo si ha quando le richieste del compito corrispondono alle risorse del gruppo. La determinazione della produttività potenziale dipende dal tipo di compito: Per i compiti additivi è data dalla somma dei contributi individuali massimi Per i compiti disgiuntivi è data dalla probabilità di trovare qualcuno nel gruppo in grado di risolvere il compito. 156

157 Secondo Stainer la produttività effettiva di un gruppo di solito è inferiore alla sua produttività potenziale. Questo accade perché si verificano perdite dovute ai processi interni al gruppo. 157 Produttività effettiva = Produttività potenziale – Perdite dovute a processi imperfetti I processi imperfetti possono essere dovuti a: Mancanza di coordinazione Dinamiche sociali (ad es., confronto sociale) Minore motivazione

158 La diminuzione della prestazione allinterno di un gruppo viene chiamata inerzia sociale (social loafing). Latanè et al. hanno trovato che i soggetti urlavano più forte quando credevano di essere da soli, rispetto a quando credevano di essere in gruppo. Linerzia sociale si verifica perché si disperde linfluenza delle istruzioni tra i vari membri del gruppo. 158

159 Karau e Williams hanno analizzato 78 studi e visto che nell80% casi vi è inerzia sociale. È possibile ridurre linerzia sociale quando: Il compito è importante Il gruppo è molto saliente per i suoi membri Il gruppo deve essere valutato Linerzia sociale è minore nelle culture orientai rispetto a quelle occidentali. 159

160 I benefici del lavorare in gruppo Effetti del tipo di compito Shaw e Ashton hanno trovato che quando il compito (cruciverba) è semplice non cè differenza prestazione osservata e prestazione attesa; quando il compito è difficile i gruppi sono più bravi dei singoli individui. I membri di un gruppo superano le proprie capacità individuali se le persone con cui collaborano sono meno brave di loro e se il compito è significativo. 160

161 Esperimento di Williams e Karau Abilità del partner Compito significativo Compito significativo

162 Indicazioni In campo educativo i meccanismi di compensazione sociale possono migliorare la prestazione. Se i compiti di apprendimento sono organizzati attività cooperative in cui gli studenti sono interdipendenti allora è bene inserire nel gruppo studenti con diverse abilità. 162

163 Effetti dellidentità sociale I membri di un gruppo lavoreranno più duramente a favore del proprio gruppo se questo può migliorare la posizione del gruppo rispetto ad altri gruppi e se per loro lappartenenza di gruppo è importante. Harkins e Szymanski hanno trovato che se si dice ai partecipanti che il risultato del loro gruppo sarà confrontato con quello di un altro gruppo allora non si verifica inerzia sociale. 163

164 Esperimento di Worchel Differenza tra la produttività individuale e quella di gruppo 164

165 Effetti della cultura Quando lobiettivo del gruppo è ben definito tende a essere perseguito più dalle culture collettiviste che da quelle individualiste. Matsui et al. hanno effettuato uno studio in Giappone trovando che gli individui in coppia producono di più degli individui singoli. 165

166 Esperimento di Earley 166

167 Concludendo: Quando quello che facciamo e con chi lo facciamo è per noi molto importante ci impegnano per il nostro gruppo più di quanto avremmo mai fatto per noi stessi. 167

168 Processi decisionali In molte situazioni i gruppi devono prendere delle decisioni per cui non esiste una risposta oggettivamente giusta. Decisioni degli individui e dei gruppi Stoner ha trovato che le decisioni dei gruppi sono quasi sempre più rischiose della media delle decisioni individuali. Wallach et al hanno trovato che questo spostamento viene interiorizzato dagli individui. 168

169 Fattori che agiscono sulla decisione di gruppo Polarizzazione. La decisione del gruppo si sposta verso il polo inizialmente preferito. Lampiezza dello spostamento è correlata con la posizione iniziale del gruppo. La polarizzazione si verifica in vari ambiti. La polarizzazione tende a non verificarsi nei gruppi reali perché tali gruppi: Hanno una storia e un futuro Hanno una struttura interna Hanno sviluppato delle norme 169

170 Spiegazioni della polarizzazione Confronto Persuasione Differenziazione intergruppi 170

171 Polarizzazione mediante confronto Secondo Sanders e Baron: Ogni argomento su cui il gruppo deve prendere una decisione è associato a vari valori sociali Questi valori determina una preferenza iniziale per un certo risultato Prima della discussione ogni individui percepisce se stesso vicino a tale preferenza Una vola iniziata la discussione, alcuni individui si rendono conto che altri individui sono più vicini a tale preferenza Da questo confronto deriva uno spostamento verso la preferenza Gli individui che sono più vicini alla preferenza subiscono meno la pressione al conformismo. 171

172 Meyers ha trovato che se si mostrano ai soggette la media e la distribuzione delle risposte di altri ritenuti simili le loro scelte si spostano nella direzione inizialmente preferita. Baron e Roper hanno trovato che se si dice ai soggetti che lampiezza delleffetto autocinetico è un indice di intelligenza, dopo aver ascoltato le risposte degli altri soggetti, i partecipanti tendono a dare risposte più ampie. 172

173 Polarizzazione mediante persuasione Secondo Burnstein e Vinokur la polarizzazione è determinata dallo scambio di informazioni e dalle discussioni che precedono la decisione collettiva. È difficile che in un gruppo ci sia equilibrio tra argomentazioni a favore e contro un data questione Ogni individuo è a conoscenza di alcune argomentazioni che solo in parte si sovrappongono con le conoscenze degli altri individui Durante la discussione ogni individuo apprende nuove informazioni a sostegno del punto di vista dominante 173

174 Vinokur e Burnstein hanno trovato che sommando gli argomenti a favore del rischio e quelli a favore della cautela, i primi superano i secondi. Ebbesen e Bowers hanno trovato che esiste una correlazione tra numero di argomenti a favore del rischio (o della cautela) e la polarizzazione. 174

175 Esperimento di Strasser e Titus 175 Numero di caratteristiche conosciute dai membri CaratteristicheCandidato ACandidato BCandidato C Positive844 Negative444 Neutre488 Numero di caratteristiche conosciute dai membri CaratteristicheCandidato ACandidato BCandidato C Positive241 Negative411 Neutre428 Informazione condivisa Informazione non condivisa

176 176 Risultati Candidati scelti (%) ABC Preferenze prima della discussione di gruppo Informazione condivisa6717 Informazione non condiviso Preferenze dopo la discussione di gruppo Informazione condivisa83116 Informazione non condiviso24715

177 Polarizzazione come differenziazione intergruppi Secondo Wertherell quando un gruppo mostra polarizzazione, i membri cercano di adeguarsi alla posizione normativa dellingroup. Quando la situazione rende importanti lidentità dellingroup le norme rilevanti diventano più estreme per differenziarsi dalloutgroup. 177

178 Esperimento di Mackie e Cooper 178 A favore del mantenimento A favore dellabolizione Cambiamento degli atteggiamenti

179 Concludendo Nei gruppi reali sono presenti tutti i tre tipi di processi e i loro pesi relativi variano in base alla situazione. 179

180 Qualità dei processi decisionali Janis ha anlizzato alcune decisioni di politica estera prese dagli Stati Uniti tra il 1940 e il 1980 trovando che quando la decisione era sbagliata erano presenti cinque caratteristiche: Il gruppo era molto coeso Il gruppo era isolato Non sono state considerate idee alternative Bisognava prendere la decisione in fretta Vi era un leader direttivo 180

181 In questi casi si generano forti pressioni al conformismo che portano al pensiero di gruppo. Sintomi del pensiero di gruppo Un gruppo coeso esercita pressioni sui devianti affinché si conformino Illusione dellunanimità e della correttezza Formazione di stereotipi negativi delloutgroup Questi sintomi sono lopposto di un buon processo decisionale. 181

182 Nei casi analizzati da Janis, quando il gruppo prende decisioni migliori i leader: Sono più neutrali Incoraggiano punti di vista diversi Nominano esperti indipendenti Varie ricerche hanno mostrato che il leader è più importante della coesione. 182

183 Per prendere una buona decisione di gruppo bisogna aumentare lapporto di tutti i membri. I fattori importanti sono: Stile del leader (non deve essere molto direttivo, ma deve sempre adeguarsi alla situazione) Coesione (non deve essere forzata) Rendere il gruppo consapevole delle varie informazioni 183

184 I gruppi possono essere addestrati a prendere una decisione. Esperimento di Larson et al. 184 Percentuale di informazioni citate almeno una volta


Scaricare ppt "Psicologia dei gruppi sociali Prof. Zira Hichy. Testi di riferimento Brown, R. (2005). Psicologia sociale dei gruppi. Bologna: Il Mulino. Brown, R., Capozza,"

Presentazioni simili


Annunci Google