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Le Antropologie filosofiche nella Relazione con il Sacro, il Religioso e il Teologale. Dal Frammento divino alla Persona. Induismo, Buddhismo, Giudaismo,

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1 Le Antropologie filosofiche nella Relazione con il Sacro, il Religioso e il Teologale. Dal Frammento divino alla Persona. Induismo, Buddhismo, Giudaismo, Cristianesimo e Islam

2 La Metodologia Il tema che qui si propone è vastissimo, e perciò stesso di difficile sintesi. Occorre pertanto limitare il quadro di riferimento ad alcune coordinate essenziali, chiarendone il senso e gli obiettivi. Si tratta infatti di fornire ai partecipanti una carrellata di nozioni che consentano alcune riflessioni non superficiali sul grande tema delluomo in relazione con la dimensione religiosa. Metodologicamente, prima di entrare in ognuno dei cinque grandi plessi teorico-religiosi e teologali, ho ritenuto di proporre una riflessione sintetica sul tema generalissimo della categoria del sacro.

3 Le Antropologie e il sacro Luomo ha avuto da sempre a che fare con il sacro, il religioso e il teologale, cioè con le tre dimensioni che si possono dire di oltrepassamento della condizione umana, in ogni antropologia. Ognuna di queste dimensioni, si può dire, è concettualmente contenuta nella successiva, proprio nellordine sopra proposto: il sacro come estensione che comprende il religioso, il religioso come estensione che comprende il teologale. Ogni tempo e cultura si è affacciata in modi diversi al timore e tremore … del sacro.

4 Del sacro Innanzitutto, entrando nel merito, si tratta di chiarire brevemente letimologia e i campi semantici del termineSacro, soprattutto delle aree linguistiche greco-latine e italiana. Lo ιερός [forte, potente, vigoroso, sacro] e il sacer; lάγιος e il sanctum, il sacro e il santo [come sancito, separato, etc.], il sacro e lesecrando, il sacro e il pro-fano, ciò che sta di fronte al fanum, al tempio, Das Heilige, etc.. Il sacro è aggettivo e sostantivo nel contempo, è una amplissima polisemia. Il senso comune della realtà prevede/contempla lesperienza del sacro, che è, contrariamente allopacità delle esperienze quotidiane, unesperienza assoluta di realtà.

5 Bibliografia essenziale sul sacro Allinterno della questione del Sacro, si propone una ipotesi di lettura della fenomenologia del Sacro, nel senso del come il Sacro appare e si configura, in particolare nelle riflessioni e ricerche di Rudolf Otto. Ci riferiremo innanzitutto al volume di R. Otto Il sacro. Lirrazionale nellidea del divino, e la sua relazione al razionale, [Das Heilige. Über das Irrazionale in der Idee des Gottlichen und sein Verhaltnis zum Razionalem, Breslau 1917, II ed. rivista dallautore nel 1936], trad. it. di Ernesto Bonaiuti, ed. Zanichelli, Bologna 1926, Feltrinelli, Milano 1966 e Per concentrare lattenzione sulla fenomenologia, saranno presi in considerazione, in particolare i capp. I – VII e XX. A latere sarà fornita una bibliografia completa su tutti i temi qui trattati.

6 Il Sacro come Esperienza assoluta dellEssere R. Otto indaga lessenza autonoma del fatto religioso sia sulla base dellosservazione della coscienza religiosa individuale, sia circa limporsi oggettivo e irresistibile del suo manifestarsi come Esperienza assoluta dellEssere. Per lui il manifestarsi del sacro è un ritorno alle cose stesse nella loro datità originaria, secondo i principi fenomenologici espressi da Husserl, cui il nostro faceva in parte riferimento. Per Otto la religione comincia con se stessa, cosicché bisogna indagare su ciò che ne costituisce lintima essenza, cioè la Categoria del Sacro.

7 La nozione di Separazione Senza il Sacro, dunque, non vi sarebbe religione: sacro e religione, entrambi, infatti, hanno qualche attinenza semantica con la nozione di Separazione. Sacro come recinto che sta-di-fronte-al-tempio; religioso come un qualcosa che lega [Agostino] o che re-lega, separando. Religione, inoltre, è termine ampiamente polisemico. [Cf. dimensioni ed elementi teologico-metafisico-razionali ivi presenti, ed elementi e dimensioni a-razionali, ineffabili, incomprensibili, altrettanto presenti, anche se non spesso contemporaneamente, sempre per rapporto alla coscienza individuale].

8 Il Mysterium Tremendum et Fascinans Ciò è chiamato da Otto Numinosum, il quale è extra- razionale ed extra-etico, e suscita un Sentimento creaturale, di dipendenza, un senso di debolezza di fronte ad una realtà indicibile e superiore: cf. Gn 18, 27 dove Abramo dice a JHWH: […] mi sono fatto forza di parlare con te, io, che sono terra e cenere. Il Numinosum per Otto è composto da suoi peculiari momenti e dimensioni, come vedremo. Otto, comunque, completa la definizione così: il sacro è Mysterium tremendum et fascinans.

9 Mysterium Tremendum … Vi è innanzitutto un rapporto fra Mysterium e Tremendum: senza il Tremendum il Mysterium è solo Mirum, non ancora Admirandum, Mysterium [cfr. etimologia dal verbo greco μύω, ειν,nascondo, nascondere, e del sanscrito muš,nascosto, occulto, segreto], perché genera meraviglia, stupore, incertezza, sbigottimento, … Cfr. Agostino, Confessiones, XI, 9, 1 Quid est illud, quod interlucet mihi et percutit cor meum sine lesione! Et inhorresco, et inardesco. Inhorresco in quantum dissimilis ei sum. Inardesco, in quantum similis ei sum.

10 … et Mirum spavento a causa di ciò che è Mirum, cioè completamente ALTRO [das Ganz anderes], ciò che stupisce, che desta meraviglia, che fa restare senza parole, che sconcerta, che è stupefacente. Ancora: è il greco θάτερον, lhindu anyad, il latino alienum, o aliud valde. È tipico della mistica e delle teologie negative o apofatiche nelle quali il numinoso non si può dire con un discorso descrittivo-concettuale (sufismo, mistica renana del XIV secolo, buddismo, etc.).

11 … et Tremendum TREMENDUM, che fa tremare, (ma non è la paura naturale), che genera timore reverenziale, e può partire dal demoniaco, ma anche dalle potenze della natura (ad es. cratofanie litiche), o da un mix fantastico- letterario [il gorgo del Maelstrœm in E.A. Poe, le saghe mitologiche di H.P. Lovecraft, J.R.R. Tolkien, etc.], e infine portare ad un senso di estrema debolezza soggettiva di fronte al Sacro, che è tremendum, che si manifesta … Cfr. nel Dies irae, IX – XIII sec. vari e Tommaso da Celano, il Rex tremendae majestatis.

12 La Maiestas … come MAIESTAS, energia super-umana. Il TREMENDUM si trova nella Bibbia come emat Jahwè, cioè terrore di Dio, nel δείμα πανικόν, la paura del divino e nell οργή Θεού, cioè lira del dio dei greci. Provoca la sensazione dellannichilimento e della debolezza di fronte al mistero assoluto. Cfr. il nihil dei mistici cristiani medievali, il sūniam, cioè il vuoto, e il sūniata, cioè la vacuità dei mistici buddisti. Cfr. R. Otto, Il Sacro, cit., pp. 40 – 41: gli Inni del Numinoso.

13 Il Fascinans FASCINANS, affascinante, ma che attira spaventando, o spaventa attirando, intrecciandosi con il tremendum, e può portare anche allestasi/beatitudine [sia nelle concezioni mistico- religiose occidentali sia in quelle orientali]. Un altro aspetto riferito alla dimensione del fascinans è la sua funzione apotropaica [αποτρέπειν], cioè dellammansimento del divino. Cfr. Ibidem, pp. 46 – 47: Inno di Bernard di Cluny, Dante, Canto XXXIII Paradiso, Divina Commedia, G. Leopardi, I canti, idillio Linfinito, 1819, etc..

14 Il Portentosum e il Sanctum Vi è infine, il PORTENTOSUM, cioè ciò che è superiore per potenza inimmaginabile. Otto introduce poi anche la categoria del SANCTUM, che si oppone al contaminato, e concerne essenzialmente il divino cristiano. Le espressioni di questo SACRO-SANTO sono: il culto, la preghiera comunitaria, la celebrazione del rito, ma anche il terrificante, il sublime, il misterioso, le espressioni artistiche, specialmente musicali, etc..

15 La categoria del sacro Per Otto lesperienza del sacro si manifesta alla coscienza, anchesso termine plurivoco e polisemico, cui vanno attribuiti vari significati: a) quello comune come consapevolezza di sé, autocoscienza, etc., b) quello filosofico ed etico come un conoscersi e un giudicarsi, e più estesamente come centro etico della persona. Ma nellautore tedesco la nozione resta non chiarita fino in fondo, poiché egli propone una specie di schema del religioso che inquadra lincontro fra ragione e irrazionalità, senza approfondire molto oltre. A Otto va riconosciuto, comunque, il grande merito di avere approfondito la complessità e linterdisciplinarietà della categoria del Sacro.

16 Sacro, Religioso, Teologale … se abbiamo lavorato insieme sul concetto di sacro, prima di procedere oltre, occorre definire in estrema sintesi termini di … - religioso, inteso come appartenente a un sistema storicamente dato di dottrina religiosa e, -teologale, come concetto di riferimento a una fede individuale in una credenza religiosa. - Si può dire dunque che i tre termini, senzaltro contigui, non possono in alcun modo essere utilizzati come sinonimi.

17 Perché lantropologia filosofica? È solitamente ascritto a Kant linizio delluso di questo sintagma per parlare delluomo in termini sistematici [cfr. Anthtropologie in pragmatischer Hinsicht, 1798], anche se il termine fu utilizzato anche prima: da O. Casmann,Psychologia anthropologica, 1596; dallenciclopedista G. Durand, Encyclopedia universalis, alla voceAnthropologia, suddivise i temi in biologica e mentale, sec. XVIII; da C. Wolff, Psychologia empirica, Dal secolo XIX lantropologia è diventato termine polisemico, poiché è utilizzato anche nei sintagmi etnico- culturale e fisica.

18 Una comparazione fra antropologie Dopo la carrellata rapida sulla categoria del sacro, ed esserci dati ragione di unantropologia filosofica, proviamo a considerare la possibilità di studiare in sequenza, sia pure in estrema sintesi, operando anche delle comparazioni, le principali antropologie religiose. Necessariamente dobbiamo fare una scelta, non potendo trattare tutte le prospettive religiose presenti nel mondo: esamineremo dunque la prospettiva induista, quella buddhista, la prospettiva cristiana, la prospettiva giudaica e quella musulmana.

19 LInduismo La domanda che ci si può fare è la seguente: si dà unantropologia induista? Domanda retorica, perché ogni corrente di pensiero ha un pensiero sulluomo, ma noi occidentali siamo condizionati esplicitamente e implicitamente dalla nostra concezione della persona umana, così come labbiamo ereditata dalla grande tradizione filosofica greco-latina e dal retaggio biblico- evangelico. Anche nella tradizione induista, dunque, si può individuare unantropologia sulla struttura dellumano, caratterizzata da aspetti per noi certamente sorprendenti e inusuali.

20 Esiste il soggetto uomo? Infatti, noi che siamo abituati a concepire noi stessi e ogni uomo come soggetto, nellinduismo troviamo tuttaltro: Per linduismo luomo è tat tvam asi, cioè io sono quello, sono parte del tutto, indifferenziato, … e quindi non corrisponde allidea greco-latina e anche biblica di una soggettività irriducibile, che dice unicità e personalità individua …: ad exemplum citiamo la classica dizione di Severino Boezio [VI sec.]: Persona est rationalis naturae individua substantia. Nulla di tutto ciò nellinduismo!

21 L ātman Luomo è dunque essenzialmente ātman, semplice soffio vitale del brahman, lassoluto trascendente totale che è ignoto per coloro che lo conoscono e noto per quelli che non lo conoscono [kena upanişad, 2,3] in una forma teologica che potremmo dire apofatica. Questo brahman non si adora, né si implora: si prende semplicemente atto che esiste, ed informa di sé ogni creatura con il suo soffio divino. Il brahman è lunico esistente, mentre tutto il resto èmāyā, cioè magia, gioco, illusione.

22 Il brahman Luomo deve dunque accorgersi di essere solo parte di questo brahman, cioè di essere parte di quello, e allora non ha molta importanza tutto il resto: la condizione umana, le caste, noi diremmo … le classi, le categorie sociali, la ricchezza, la povertà. Luomo è come una goccia dacqua che si fonde nelloceano … … e deve dire io sono Brahman [aham Brahmasmi]. Aham, cioèio, consta di due lettere importanti dellalfabeto sanscrito; la prima lettera, la a, lultima, la ha, mentre la nasalizzazione finale mmm percorre tutte le lettere nel mezzo. Nellio cè dunque tutto lalfabeto, e cioè tutto lumanamente conoscibile e dicibile. Si tratta del suono primordiale!

23 Il karman e il sámsāra Dal periodo delle Upanişad [ a. C. circa] emerge un altro elemento fondamentale, la legge del karmaņ, cioè la legge morale a base retributiva: ogni essere umano che agisce [dalletimo sanscrito kŗ, agire, fare] provoca un debito, che può essere positivo o negativo: in qualche modo questo debito deve essere pagato attraverso il karmaņ, una sorta di peso che incombe sullintelletto agente [direbbe un aristotelico], o sullanima umana … … alla morte dellessere umano resta … il debito registrato dal karmaņ, che deve essere onorato nel prosieguo, in una vita o in più vite ulteriori, costituenti il sámsāra, cioè il ciclo delle reincarnazioni, vite caratterizzate da duhkha, il dolore. La dottrina religiosa delle Upanişad più antiche suggerisce allora di agire senza agire, ovvero di agire con distacco, potremmo dire, usando un paradigma teologico agostiniano agere sine concupiscentia, tema ricorrente e trasversale, come vedremo anche nel buddhismo!

24 Il dharma … ma per raggiungere la liberazione [mokşa], la sapienza induista suggerisce di seguire il dharma, cioè la legge morale, la religione della verità. Il dharma è lordine, cioè il giusto rapporto con Dio e con la società: il dharma non è altro che limperativo morale assoluto, che non dipende da alcuno, ma che sta lì come una legge universale [sanātana dharma], legge eterna che non recede e non passa mai, dando la regola a tutte le cose, e agli uomini, secondo la propria natura. Accanto al dharma eterno e assoluto esiste però anche un dharma relativo, personale e castale [Brāhman, Kşatryia, Vaiśya, Sūdra, intoccabili] che tiene conto di una differenza soggettiva e gruppale tra gli esseri umani.

25 Le differenze con le antropologie religiose mediterranee … ecco che qui cogliamo in pieno la differenza fondamentale tra la tradizione antropologica induista e quella mediterranea [cioè greco-latina e biblica], che pone la nozione di persona come struttura univoca e portatrice di pari dignità, distinguendo dalla nozione di struttura di personalità [fondamenti irriducibili della differenza soggettiva] come vedremo più avanti. … che poi storicamente le differenze di casta, classe, categorie sociali siano stati presenti, e lo siano ancora anche in Occidente, questo è un altro tema, di grande complessità.

26 LInduismo e il resto … Questa grande cultura religiosa, pur se caratterizzata da specificità e chiusure notevoli, negli ultimi due secoli ha dialogato con grande fervore profondità con il resto … con il cristianesimo in particolare, e soprattutto con due figure grandi: Ramakŗşņa Paramahamsa [ ], che affermò un massimo di comprensione e di ecumenismo interreligioso, e il Mahātman Gandhi [ ], che elaborò e praticò i tre grandi princípi: a) delladerenza alla verità, b) della non- violenza, c) delluniversale elevazione di tutti.

27 Il Buddhismo Il Buddhismo si distacca dalla tradizione induista verso il VII-VI secolo a. C., e si diffonde nelle terre del riso, del drago e del serpente. Non attecchisce, invece, nelle terre del frumento. Si adatta alle più varie culture, declinandosi in diversi modi: il Theravāda [detto anche Hînayāna], o degli anziani [Sri Lanka e Indocina], il Mahāyāna, o del grande veicolo [Giappone, Cina, Laos e Vietnam], e il Tantrismo [Tibet e Mongolia]. Ne fu il fondatore, come è noto, il nobile principe Siddharta, detto anche Gautama, o Sākyamuni, o Tathāgata, e infine il Buddha, cioè lIlluminato, che visse tra il 560 e il 480 a. C..

28 Il Dharma Il Dharma è la via mediana [il Tathāgata, uno dei nomi del Buddha, come di colui che ha trovato la Verità] insegnata dal Buddha stesso: dottrina improntata a una filosofia religiosa di stampo laico. Il Buddha è consapevole dei limiti umani e pone come prospettiva una via che rifugga dalle posizioni estreme, a) di una ricerca spasmodica del piacere e del successo e, al contrario, b) di unascesi insopportabile … e sembrano quasi qui risuonare le esortazioni aristoteliche, ma anche epicuree e stoiche, e più tardi cristiane, alla moderazione e al governo delle passioni …

29 Il dolore Tutto è dolore, afferma il Buddha, e pertanto bisogna scoprire la fonte del dolore, che nelluomo è rappresentata dal desiderio. Luomo è dunque formato dagli elementi dellattaccamento allesistenza [i khanda o skanda]: - rūpa, cioè la corporeità, costituita dagli elementi della materia minerale e biologica; - vedanā, cioè le sensazioni, vale a dire quanto percepiscono i cinque sensi esterni e lintelletto; - saňňā, la consapevolezza che nasce dalle sensazioni;

30 La finitudine - samskāra, cioè le forze interiori, la volontà individuale, le reazioni emotive, …; - vijňāna, le conoscenze delle cose e del mondo. Tutto ciò, per il buddhismo è destinato a finire, e perciò luomo deve avere la consapevolezza delle finitudine, del limite, dellinconsistenza, dellimpermanenza, e infine … della futilità e irrazionalità di ogni superba e vanitosa ambizione di possesso, e di potere fine a se stesso.

31 Le cause del dolore Le cause del dolore sono la sete di tutte le cose: piacere [kāma], di esistere [bhava], di non-essere [vibhava]. Stupisce forse la terza sete, ma non più di tanto, perché vi può essere anche la brama superba dello scomparire, non accettando la condizione umana. In altre parole il buddhismo insegna laccettazione dellesistenza, contro ogni superbia individuale, epperò il dominio delle passioni. Per il Buddha lo stesso ātman, lio empirico che tendiamo tanto ad esaltare, non-esiste, è an-attā.

32 La persona La nozione di persona per il buddhismo, dunque, anche se declinata come ātman, è soltanto una parola che dice - sulle prime- inconsistenza ontologica, perché esiste soltanto il dolore che nasce dalla sete. Possiamo notare, intanto, un sostanziale rovesciamento della nozione mediterranea di persona, la cui consistenza ontologica, da Platone-Aristotele e dagli antichi Padri della chiesa, è fuori discussione. Ecco però il passaggio successivo, decisivo … … il buddhismo non nega la persona sotto il profilo metafisico-ontologico, perché si pone su un piano diverso, facendo unaffermazione semplicemente spirituale!

33 Limpermanenza … … la persona umana esiste, eccome!, ma è impermanente, limitata, alla fine inconsistente. Certamente anche nella cultura occidentale troviamo analogie, soprattutto in certe scuole filosofiche, come nella tradizione scettica o cinica, e anche in alcuni autori moderni e contemporanei di sensibilità empirista, presente soprattutto nellarea Anglosassone. Se la persona è impermanente, non lo è comunque il suo karma, nozione induista presente anche nel buddhismo. Il karma persiste e opera nella onnipotenza che ogni atto esprime. Si può dire che per il buddhismo latto prevale sul soggetto, al contrario di quanto presente stabilmente da millenni nella nostra forma mentis di occidentali.

34 Il karma Ogni volizione che determina un atto umano libero lascia nel mondo, potremmo dire nellessere delle cose, una traccia indelebile [con il linguaggio teologico della tradizione cristiana si direbbe: sub specie aeternitatis oppure in mente Dei]. Il karma, dunque, condiziona la catena causale, anche se segreta [da cui forse deriva la nostra esigenza argomentativa di introdurre il concetto di caso]; questa catena causale è in parte personale, determinata da atti liberi, e in molta parte impersonale, perché agiti da atti liberi o determinati dalla natura, che restano sconosciuti allosservatore.

35 La causa e leffetto La causa del dolore è alla fine un circolo vizioso, un circolo prodotto da una catena di cause/effetti, dove però non avviene quello che noi occidentali pensiamo, almeno da prima di Hume, lhoc propter hoc: secondo il buddhismo causa ed effetto fanno parte di un unico atto dellaccadere delle cose, per cui se leffetto rinvia alla causa, la causa stessa sarà stata effetto di una causa precedente, e così via … … arduo, e non poco per noi questo modo di procedere della filosofia religiosa del buddhismo, per il quale tutto il cosmo e le vite di tutti sono concatenati in una infinita relazione che agisce nel tempo e nello spazio [R. Panikkar, Il silenzio di Dio. La risposta del Buddha, Borla, Roma 1985, pp ].

36 Il nirvāņa Vi è però una soluzione al dolore: il karma non può condizionare indefinitamente … luomo può liberarsene … cercando di raggiungere uno stato di imperturbabilità, una specie di atarassía, direbbe un filosofo stoico occidentale … Questo stato è detto nirvāņa, e può essere conseguito anche durante la vita terrena. Significa letteralmentespegnimento delle passioni, superamento dellansia e dellangoscia, raggiungimento di uno stato indicibile [Suttanipāta]. Luomo, quando raggiunge il nirvāņa, raggiunge la realtà vera, nel superamento dellio individuale.

37 Lo specchio del reale Negli Udāna, 8, 1, 3, vi è un testo che riportiamo: […] vi è, o monaci, il non-nato, il non-fatto, il non- composto. Monaci, se questo non-nato, non-divenuto, non-fatto, non-composto non fossero, non si conoscerebbe modo di sfuggire a questo nato, divenuto, fatto, composto. Perciò, o monaci -dato che vi è un non- nato[…]- si conosce rifugio da questo nato, divenuto, fatto, composto. Che dire di queste misteriose parole? E allora, vediamo come il Buddhismo guida i suoi fedeli …

38 Lottuplice sentiero Vi è un ottuplice sentiero per chi vuole progredire verso la saggezza: 1. la retta fede o visione, che è un rendersi-conto; 2. il retto proposito di entrare nel distacco dai beni materiali; 3. la retta parola nellevitare la menzogna perseguendo la verità; 4. la retta azione, evitando di fare danno alle altre creature; 5. il retto sistema di vita, evitando linganno agli altri; 6. il retto sforzo, teso come ascesi spirituale del pensiero; 7. la retta attenzione, che è la meditazione; 8. la retta concentrazione per il distacco dalle meschinità, dalla superbia del proprio io, dalla ricerca del piacere … e dei vantaggi individuali.

39 Il Giudaismo La domanda che ci si deve immediatamente fare è questa: il Giudaismo, radice e tronco da cui è sorto il Cristianesimo e successivamente, anche se in parte lIslam, è una religione o una cultura etnica, o addirittura un popolo? Si può dire che è luna e laltro, in una commistione unica e sorprendente! Nel Giudaismo il Popolo è legato a Dio da unAlleanza, e quindi il popolo è un soggetto sacer- dotale.

40 La Storia e la Legge Per il Giudaismo il futuro è carico di tutto il passato e del presente, perché lumanità sta dentro una storia lineare e progressiva (quanta differenza con le grandi religioni orientali!) … e il popolo ebraico è primariamente allinterno di unAlleanza con il Dio-Signore [Jahwe], fin dai tempi di Noè e poi dellEsodo, quando Mosè ricevette da Dio stesso le Tavole della Legge. Vi è dunque una Legge da osservare, così come è sintetizzata nei 10 Comandamenti e nel Libro, la Torah o Pentateuco, e poi la Bibbia.

41 I vari giudaismi e la fede storica La tradizione ebraica si esprime in varie declinazioni, che vanno dallortodossia più estrema, a posizioni più liberali e progressiste. Se andiamo a bene vedere, lo stesso Israele odierno è lunica nazione e paese del Vicino oriente governato democraticamente, con una presenza laburista molto forte e lesperienza dei Kibbutzim, indubbiamente di tipo socialista partecipativo e umanitario. E speriamo che la Primavera araba si inserisca, anche se con le difficoltà a tutti note, in un contesto di dialogo evolutivo con Israele,e venga meno la nefasta dizione dientità sionista.

42 La centralità di Dio Dio il Signore è al centro della tradizione giudaica. Il tetragramma JHWH accompagna questo popolo da tremila anni, un Dio che non si può nemmeno nominare, lasciando alla filosofia e alla teologia dogmatica il compito distudiarLo … nella sua unicità e centralità. Dio cerca la compagnia e lamicizia delluomo, in ciò marcando una enorme differenza con lIslam e una vicinanza notevole con il Cristianesimo, che pone come dogma centrale la mediazione dellumano-divino in Gesù Cristo. Dio fa il più grande regalo alluomo con la Torah, il libro che è parola di Dio.

43 Luomo Il giudaismo concepisce luomo in modo fondamentalmente positivo: lo stesso peccato originale ha causato solo la sua limitatezza e mortalità, non gli ha tolto la capacità di discernere il bene e il male. Luomo è dunque creatura di Dio, fatto a immagine e … somiglianza [Genesi 1, 27]. Il giudaismo, a differenza del cristianesimo, non ha subito influenze significative dalla filosofia greca, per cui luomo è concepito in modo fortemente unitario, laddove corpo, anima e spirito sono solo tre nomi diversi per direpersona.

44 La Tradizione I due maggiori gruppi religiosi del giudaismo dei tempi di Gesù erano i Farisei, molto presenti tra il popolo, osservanti ligi della Legge di Dio: costoro credono nella resurrezione dei morti e nellimmortalità dellanima, e i Sadducei, più legati alle classi superiori, che invece la escludono. Nel corso dei secoli la Tradizione giudaica, soprattutto dopo la diaspora, dopo il 70 e il 135 d. C., si è espressa in grandi testi, come il Talmud, cioè la Via da seguire e i suoi commenti, declinati nella Mishnah, cioè linsegnamento da ripetere sempre. Dal XII/XIII sec. d. C. si sviluppò anche la Kabbala, tradizione esegetica di tipo esoterico e aritmologico.

45 La preghiera e il Sabato La preghiera è un momento fondamentale della religione giudaica: essa è quotidiana, settimanale con il grande giorno del Sabato, e annuale, nelle festività che la Bibbia stessa comanda. La preghiera è innanzitutto memoriale dellEsodo, e poi invocazione a Dio, lode, istanza delluomo che, fidente, si rivolge al Signore Altissimo. Il Sabato è una vera imitazione del riposo di Dio nel settimo giorno della creazione, mentre le feste annuali sono legate, come in altre culture, al ciclo delle stagioni.

46 Il Cristianesimo Si tratta del credo religioso più diffuso al mondo, presente in tutti i continenti, ma specialmente a partire dal plesso Mediterraneo e settentrionale del pianeta, dove paradossalmente da qualche decennio, o secolo, è entrato in una grave crisi. Un grande sviluppo, invece si registra in Asia e nel sud del mondo, sia nella confessione cattolica, ma forse ancora di più in quelle riformate. Come si sa, lorigine è ascritta allEvangelo di Gesù di Nazaret, detto il Cristo, così come è narrato in varie versioni, canoniche e apocrife, e come è presentato nelle Lettere cattoliche, tra le quali spiccano quelle di Paolo. Il Cristianesimo accoglie poi, fin dalle sue origini, almeno dal II-III secolo anche le scritture dellAntico Testamento, mutuate quasi concordemente dal Giudaismo, che insieme con gli scritti sopra citati costituiscono la Bibbia cristiana. Vi sono alcune differenze nei Canoni biblici accettati dalle Chiese Cattolica e Ortodossa e dalle Chiese riformate.

47 La Dottrina cristiana I Trattare del Cristianesimo in ambiente storicamente cristiano-cattolico potrebbe sembrare molto facile, tanto da suggerire di saltare letteralmente molti passaggi teorici, che si riterrebbe di dare per scontati. Grave errore! Infatti la conoscenza media attuale della dottrina cristiana e della sua antropologia, al di fuori di quel circa 36% di credenti-praticanti [dati Italia] è molto bassa, perlopiù orecchiata dai mezzi di comunicazione o memorizzata da lontani catechismi infantili. Perciò, se pure nei limiti di questi incontri, qualcosa qui ricorderemo …

48 La Dottrina cristiana II … è basata su un monoteismo dinamico, e comporta due dogmi essenziali e imprescindibili: a) la Trinitarietà di Dio, che, pur rimanendo unico si dinamizza nelle relazioni tra il Padre, il Figlio generato, non-creato, e lo Spirito, che è Dio stesso, procedendo dal Padre e dal Figlio [Credo Niceno-Costantinopolitano, d. C.]; b) la doppia Natura, umano-divina nellunica Persona di Cristo-Gesù. Il dibattito in merito occupò almeno i primi cinque secoli dellera cristiana, fino al Concilio di Calcedonia del 451 d. C., e lasciò strascichi robusti fino ai nostri tempi, soprattutto sul dogma relativo alla figura di Gesù Cristo.

49 Lessere umano Creato da Dio nellanima spirituale, luomo è libero di comportarsi come gli consente la sua struttura auto- consapevole e provvista di senso morale. Lantropologia cristiana è unantropologia mediterranea, greco-latina e biblica, mutuata essenzialmente dal Nuovo Testamento, dalle Lettere di Paolo, dal platonismo, per il tramite di s. Agostino e di s. Anselmo, e dallaristotelismo, soprattutto con s. Tommaso dAquino. Soprattutto Agostino e Tommaso sono considerati i fondatori dellantropologia cristiana, che si caratterizza come sintesi delle due grandi tradizioni.

50 La fenomenologia e il trascendentalismo Per comprendere lantropologia cristiana, a parer mio, occorrono due approcci: a) quello fenomenologico e b) quello trascendentale. Ambedue le visuali sono richieste, perché la prima cerca di raccogliere i dati del comportamento e dellagire umano, la seconda cerca di fornire delle spiegazioni che hanno a che fare con una visione essenzialmente teleologica del cristianesimo stesso, e quindi della vita delle persone. Occorre, però, prima partire da due nozioni sinottiche: a) la struttura della persona e, b) la struttura della personalità.

51 La struttura della persona Fisicità (interfecondità) Psichismo (organismo psichico, passioni, emozioni, etc.) Spiritualità (senso del sacro, religiosità, fedi, etc.) Questa suddivisione permette di dare ragione del principio di uguaglianza tra tutti gli uomini, poiché a ogni latitudine, tempo e in ogni cultura luomo è fatto così.

52 … e dunque Questa tabella dimostra con evidenza luguaglianza strutturale, che la Scrittura dice fatta atzelèm - demùt, cioè a immagine e somiglianza di Dio [Gen 1, 27], dice dunque pari dignità tra tutti gli uomini, e pari valore ontologico, cioè relativo allEssere … … e come peraltro confermano le epistemologie scientifiche contemporanee.

53 La struttura della personalità Genetica (cromosomica e mitocondriale) Ambiente (familiare, sociale, culturale) Educazione (formazione, crescita della dimensione psicologico - affettiva, etc.). Questaltra struttura, dimensione, punto di approccio, dice lirriducibile differenza di ciascuno rispetto a ciascun altro, perfino nei gemelli monozigoti, spiegando così la plausibilità razionale e morale di ruoli, funzioni, carriere, vite diverse, ma tutte improntate dalla medesima dignità del valore.

54 Due stati danimo … entrambi da evitare per capire lantropologia cristiana: a) di quello di chi non vuole ammettere che luomo sia sostanzialmente diverso dagli [altri?] animali e che, perciò, rifiuta di riconoscere che luomo costituisca un problema metafisico autentico; b) di chi troppo facilmente accetta lesistenza di un elemento metafisico nelluomo, come se la sua esistenza fosse immediatamente evidente … Occorre dunque un atteggiamento equilibrato, sola condizione per una corretta ricerca di carattere filosofico. Il modo migliore di approcciare questo argomento è forse applicare una specie di epoché di stampo husserliano.

55 La dimensione corporea e psichica È indubbio che luomo possiede delle caratteristiche fisiche e psichiche date, e aggiungiamo pure, dopo il nostro preludio sul tema del sacro, anche spirituali. Con il corpo e la psiche luomo si nutre, si riproduce, apprende, comunica, si diverte, diventa … socievole, e perciò il corpo ha una funzione che potremmo dire mondanizzante, ma ha anche una funzione epistemologica, conoscitiva; sviluppa una funzione economica, di possesso; perfino una funzione ascetica … il corpo/psiche diventa quindi una sorta di epifania dello spirito …

56 La vita umana La vita non è una macchina progettata e costruita secondo schemi complicati, ma alla fine spiegabili e comprensibili nella loro totalità; la vita possiede le caratteristiche della complessità, e quindi di una possibilità di comprensione sempre limitata e sempre in divenire: basti pensare ai progressi della ricerca biologica e medica, che non conoscono soste e rinviano sempre ad ulteriori traguardi di conoscenza … La vita è dunque qualcosa di diverso dalla concezione meccanicistica, è flusso, è impeto, è tendenza, è eros … è movimento immanente … è finalità. E qui siamo in uno dei punti caratterizzanti dellantropologia cristiana.

57 La conoscenza Sia la conoscenza sensitiva, sia quella intellettiva compongono il flusso della conoscenza che luomo sviluppa verso se stesso [autoconoscenza] e il mondo. Luomo, inoltre, possiede una conoscenza immaginativa e unattività estetica. La conoscenza possiede alcune caratteristiche fondamentali: a) il suo rapporto con il mondo [Weltlichkeit]; b) la prospetticità individuale e personale [soggettività]; lintenzionalità; la storicità.

58 La volontà e la libertà Nella tradizione antropologica cristiana, la volontà è considerata, insieme con lintelletto una delle due facoltà spirituali delluomo. Essa è costitutiva dellessere umano, e lo rende capace di scelte libere, sempre nella misura della relatività esistenziale. È declinata in modo diverso in ambito cattolico/ortodosso e in ambito riformato, dove viene considerata maggiormente condizionata da Dio stesso: nel luteranesimo, in particolare, vige la credenza in elementi molto forti di pre- destinazione delle anime [derivante dal primo Agostino].

59 I limiti della libertà Le passioni umane costituiscono i limiti della libertà. Variamente declinate nella tradizione, è accettata una classificazione classica, che le vede elencate a sei coppie contrapposte, più una, lira. Esse sono: amore/odio; piacere/dolore; desiderio/fuga; coraggio/paura; speranza/disperazione; gioia/tristezza.

60 Il linguaggio, la società, la cultura Infine, per la tradizione antropologica cristiana, il linguaggio è il fondamento che caratterizza lessere umano, e lo eleva al di sopra di tutti gli altri esseri viventi, essendo autocoscientemente libero, e moralmente sensibile: cosicché egli possiede una specie di mandato sul mondo, che egli deve difendere e rispettare. A tela scopo luomo si è organizzato nel tempo, in società, fondando città e istituendo la politica, sviluppando cultura e lavorando per trasformare il mondo in cui vive.

61 LIslam Islam significa abbandono/abbandonarsi a Dio. Conosciamo le origini storico-teologiche di questa grande dottrina religiosa che interessa molto più di un miliardo di persone. Essa sorge in un ambiente molto duro e ostile, il deserto, e tiene conto della concretezza necessaria per una vita capace di svolgersi in quelle condizioni estreme. LIslam non possiede -nel suo estrinsecarsi teoretico- le sottigliezze del rabbinismo talmudico o della teologia cristiana. Praticità e rifiuto delle astrazioni ne sono caratteristiche fondanti.

62 Mohamed Il mondo nel quale nasce lIslam è un mondo fatto di silenzi e di grandi distanze, nel quale è importante ciò che si ode, lascolto, il detto. Gli adepti dellIslam sono persone concrete e amanti dei fatti, mentre si spostano con le loro carovane lungo i sentieri del deserto. La vicenda ha origine nellambiente aspro della penisola arabica attorno ai primi del VII secolo d. C.. Mohamed è un carovaniere come tanti, ma è anche un uomo molto religioso e mistico …

63 Allah-Dio Il credo musulmano si forma in pochi decenni, costola robusta della tradizione monoteista già presente e operante tutto intorno: gli ebrei sono presenti a Mecca e a Yathrib, o Medina; cristiane sono popolazioni che vivono a nord e a sud dellArabia: lo sono gli etiopici e gli abitanti dei regni bizantini; sono cristiani i monaci itineranti del deserto, sono monofisiti, nestoriani, ebioniti … Certamente Mohamed incontra alcuni di questi, certamente discute con loro dellunico Dio, che egli chiama Allah, ma che assomiglia in modo vigoroso al Dio dellAntico Testamento e al Signore Padre del Cristo. Mohamed discute forse anche di cristologia dissentendo sulla natura divina di Gesù, già evidenziata e sancita dal credo di Calcedonia del 451. Per Mohamed la natura di Gesù non è α̕τρέπτος, α̕διαι̃ρητος, α̕χορίστος, α̕συγγχύτος, cioè non è duplice, ma indivisa, indistinta e di due generi, lumano e il divino, perché Gesù è solo il più grande dei profeti, nabijm, prima della venuta e dellannuncio di Gabriele a Mohamed. La rivelazione della Parola è in corso.

64 Il Quran Il Quran ora parla. Il Corano, che è la proclamazione della Volontà e della Verità di Dio, parla dicendo quello che i fedeli devono fare per essere tali. La fede nel Corano è il rispetto della Shahada, professione del monoteismo di Dio, unica possibilità di salvazione dellanima. Essa non è basata sui desideri delluomo, ma solo sulla Parola di Dio stesso. La Sharia ne costituisce lapplicazione politico-legale. Ma luomo, per lIslam che cosè?

65 Lazione divina Intanto luomo deve sapere che … Nella creazione dei cieli e della terra, nellalternarsi del giorno e della notte, nella nave che solca i mari carica di ciò che è utile agli uomini, nellacqua che Allah fa scendere dal cielo, rivivificando la terra morta e disseminandovi animai di ogni tipo, nel mutare dei venti e delle nuvole costrette a restare tra il cielo e la terra, in tutto ciò vi sono segni per la gente dotata di intelletto. [Cor, Sura 2, 164] … un esempio classico di come il Corano pone la questione della fede … echi biblici di Sapienza 13, 1-9?

66 Luomo teomorfico E dunque luomo è innanzitutto un essere intelligente che crede in Dio, un fedele … … anzi, in lui vi è una specie di teomorfismo, una divinizzazione progressiva … mentre recita: La ilaha illa Allah, wa Muhamaddam rasul Allah, cioè non cè dio se non il Dio e Mohammed è il suo profeta. E poi Allahu akbar, Dio è il più grande, e infine, Insha Allah, se Dio vuole, come affidamento totale nelle mani di Dio stesso di ogni momento della vita umana e delle sorti del mondo.

67 La responsabilità dellagire Il muslim, labbandonato a Dio, è dunque teomorfico, ha forma divina, perché Dio agisce in lui, anche indipendentemente dalla sua propria volontà. Nella via media dellIslam proposta da Al Gazali [XI/XII secolo d. C.], accettata dal sunnismo e in parte dalla linea sciita, più dogmatica, ritiene che Dio sia anche lautore vero delle azioni umane, che però ricadono nella responsabilità soggettiva perché comunque partecipate a livello razionale e del sentimento religioso. Si può dire che nel luteranesimo vi sono echi islamici ?

68 La Parola come Dio stesso Si può dire che il Corano, cioè la Parola di Dio, in qualche modo corrispondente al Verbum cristiano, e cioè a Cristo stesso, mentre viene recitata dal fedele, lo trasforma rendendolo simile a Dio-Allah, che pure è e resta incomparabilmente distante e inaccessibile. La recitazione del Corano è quindi un atto sacro, e anche qui potremmo trovare una se pur lontana analogia con il sacramento eucaristico cristiano, un entrare diretto in comunione con Dio.

69 Il grande miracolo Se anche si riunissero tutti gli uomini e i jinn per produrre qualcosa di simile a questo Corano non ci riuscirebbero, quandanche si aiutassero gli uni con gli altri [Cor 17, 88-89]. Questa è lenfasi con la quale il musulmano descrive il suo libro, che è il Libro stesso di Dio. Luomo coranico è dunque convinto che il Libro sia come o più della sua sposa, e ivi si immerge e cerca di somigliargli, recitando le sure e le formule, fino a subirne leffetto mistico, e perfino magico-sacrale.

70 Luomo Se il Corano è la parola stessa di Dio, luomo è stato creato da Dio e ha una consistenza che è fatta di sperma, di polvere e di terra [Cor 80, 17-22; 15, 28ss e 71,17]. Lembrione fu fatto di queste cose, per diventare uomo, essere destinato a morire e a essere resuscitato nel Giorno del Giudizio [Cor 91, 7-10; 21, 35]. Non vi è nellanima delluomo il peccato, ma in lui Dio pone sia malizia sia pietà, per metterlo alla prova.

71 La sottomissione per la salvezza Il fedele deve dunque sottomettersi alla legge di Dio che è nel Corano, dove minuziosamente sono ordinate le azioni da compiere e quelle da evitare, a partire dai cinque obblighi fondamentali: a) la professione di fede, b) la preghiera, c) lelemosina, d) il pellegrinaggio a La Mecca, e) il digiuno nel mese di Ramadan. Nel mondo dei sufi, i mistici sottolineano particolarmente la meditazione e il digiuno, atti ad unelevazione più adatta allincontro con Dio.

72 Molti Islam LIslam storico non si suddivide solamente nelle due grandi tradizioni del sunnismo e dello sciismo, ma comprende molte altre declinazioni e scuole teologiche: basti qui dire che vi sono sfumature innumerevoli tra una visione assolutamente dogmatica e letteralista del rispetto del Corano, e visioni che si distaccano dallinterpretazione letterale [ad es. nella linea asarita], accogliendo molti testi come metafore o allegorie, diminuendo di molto il tema della predestinazione del destino delle anime e attribuendo molto valore alle scelte personali e allesercizio della volontà individuale, che è relativamente libera [ad es. nella linea mutazilita]. Il risveglio attuale dellIslam pone a noi occidentali unesigenza di conoscenza per un confronto non banale sotto il profilo intellettuale, e produttivo sotto quello delle relazioni e della politica.

73 E ora un elenco di antropologie laiche … per un po di … compiti per casa: Uomo economico: Marx, Uomo istintivo: Freud, Uomo angosciato: Kierkegaard Uomo utopico: Bloch, Uomo ex-sistente: Heidegger, Uomo fallibile: Ricoeur, Uomo ermeneutico: Gadamer, Uomo problematico: Marcel, Uomo culturale: Gehlen, Uomo religioso: Luckmann Uomo meccanico: Anders

74 … e religiose Il confucianesimo, Il taoismo, Lanimismo Lo sciamanesimo, … è solo linizio di un lungo cammino …

75 Che cosè dunque lUomo? … essere culturale, linguistico, persona, frammento di divino, immagine e somiglianza, primate intelligente ed evoluto, spirito incarnato, … … continuiamo insieme … con la curiosità e lo stupore della ricerca … che non finisce mai …


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