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" A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini"

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Presentazione sul tema: "" A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini""— Transcript della presentazione:

1 " A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini" Federica Bragaglia, 3^ O,

2 Giovanni Falcone, magistrato ucciso dalla mafia il 23/05/1992 insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, nella strage di Capaci. Federica Bragaglia, 3^ O,

3 Nato a Palermo il 20 maggio 1939, Giovanni Falcone conseguì la laurea in Giurisprudenza all'Università di Palermo nel Dopo il concorso in magistratura, nel 1964 si trasferì a Trapani, dove rimase per circa dodici anni; in questa sede andò maturando l'attitudine verso il settore penale, come egli stesso ebbe a dire: «era la valutazione oggettiva dei fatti che mi affascinava». A Palermo, all'indomani del tragico attentato al giudice Cesare Terranova nel 1979, cominciò a lavorare all'Ufficio istruzione. Il consigliere istruttore Rocco Chinnici gli affidò nel maggio '80 le indagini contro Rosario Spatola, vale a dire un processo che investiva anche la criminalità statunitense (Cosa Nostra). Proprio in questa prima esperienza egli avvertì come nel perseguire i reati e le attività di ordine mafioso, occorresse avviare indagini patrimoniali e bancarie, e come, soprattutto, occorresse la ricostruzione di un quadro complessivo, una visione organica delle connessioni, la cui assenza, in passato, aveva provocato la "raffica delle assoluzioni". Federica Bragaglia, 3^ O,

4 Così quando il Consigliere Rocco Chinnici,gli affida l'inchiesta sul mafioso Rosario Spatola, il progetto di Falcone è quello di arrivare ad una conoscenza dettagliata del fenomeno mafioso: comporre un quadro d'insieme che permetta di estirpare Cosa Nostra alla radice. Sotto la guida di Chinnici, si forma al Tribunale di Palermo, una squadra di magistrati che si dimostra capace di intraprendere questa battaglia con successo. ROSARIO SPATOLA è il principale costruttore di Palermo: ricicla il denaro frutto del traffico di eroina dei clan italo- americani. Per indagare su Spatola hanno già perso la vita il capo della Mobile Boris Giuliano e il capitano dei carabinieri Emanuele Basile. Falcone scopre che Spatola è parente diretto dei boss mafiosi italo-americani. Ma questo non gli basta. E ai soldi dei mafiosi che Falcone vuole arrivare. Così, aiutato dal capo della Mobile, Ninni Cassarà, compie una serie di perquisizioni nelle principali banche siciliane. Intanto, Giovanni intuisce che i clan mafiosi agiscono separatamente ma hanno un unico vertice: Palermo Federica Bragaglia, 3^ O,

5 Il 29 luglio 1983 quando il consigliere Chinnici fu ucciso con la sua scorta, il sostituto Antonino Caponnetto costituì il cosiddetto «pool antimafia». Del gruppo faceva parte, oltre allo stesso Falcone e ai giudici Di Lello e Guarnotta, anche Paolo Borsellino che aveva condotto l'inchiesta sull'omicidio, nel 1980, del capitano del Carabinieri Emanuele Basile. Federica Bragaglia, 3^ O,

6 Il maxiprocesso è iniziato nel 1984 a Palermo, nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone. La prima confessione è stata di Tommaso Buscetta, riconosciuto come il primo pentito nella storia di Cosa Nostra. Queste confessioni hanno permesso al pool antimafia di analizzare con precisione i collegamenti della mafia e giustiziare interi clan (circa 500 arrestati) ed istituire un maxiprocesso con più di 400 imputati.. Il verdetto che arriva dopo 22 mesi, il 16 dicembre 1987, condanna i padrini a 19 ergastoli ed altri 339 imputati a 2665 anni di carcere complessivi: E stata la più grande ed ambiziosa operazione giudiziaria condotta contro la cupola "E stato per noi come un professore di lingua che ti permette di andare dai Turchi senza parlare con i gesti". "La sua confessione è stata una chiave per decifrare il codice di Cosa Nostra" Parole di Giovanni Falcone, a proposito di Buscetta, dal libro "Cose si Cosa Nostra " Federica Bragaglia, 3^ O,

7 "La lotta alla mafia non può fermarsi a una sola stanza, la lotta alla mafia deve coinvolgere lintero palazzo. Allopera del muratore deve affiancarsi quella dellingegnere. Se pulisci una stanza non puoi ignorare che altre stanze possono essere sporche, che magari lascensore non funziona, che non ci sono le scale….. Io vado a Roma per contribuire a costruire il palazzo" Parole di Giovanni Falcone, da La Repubblica, 1 marzo 1991 | Falcone e Borsellino sono per la cupola gli avversari più pericolosi, perché essendo siciliani e palermitani conoscono i linguaggi, le regole, le mosse strategiche delle cosche e mettono però la loro conoscenza al servizio dello Stato. Borsellino è trasferito a Marsala, Falcone viene chiamato a Roma dal Ministro di Grazia e Giustizia Claudio Martelli per guidare la direzione affari penali, ma non rinuncia ad occuparsi ancora di mafia; per questo Falcone insiste sulla creazione di una Superprocura che possa affrontare la malavita con mezzi adeguati. Proprio da Roma ha la capacità di indagare il fittissimo tessuto di intrecci tra politica, economia e una mafia che ormai da tempo non è più confinata nella sola Sicilia ma si è espansa in tutta la penisola. Federica Bragaglia, 3^ O,

8 Sapeva di essere condannato e di non poter contare sull'appoggio o la protezione del potere politico. 20 GIUGNO 1989: Falcone si salva da un attentato presso la sua villa sul litorale dell'Addaura. 23 MAGGIO 1992: un jet del SISDE trasporta il magistrato dall'aeroporto di Ciampino allo scalo palermitano di Punta Raisi; durante il tragitto verso la città, all'altezza dello svincolo autostradale di Capaci, un ordigno di potenza inaudita travolge la Fiat Croma blindata su cui viaggia il giudice e le due auto della scorta: perdono la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Di Cillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro. Federica Bragaglia, 3^ O,

9 LA MAFIA E UN FENOMENO UMANO E COME TUTTI I FENOMENI UMANI HA UN PRINCIPIO, UNA SUA EVOLUZIONE E AVRA QUINDI ANCHE UNA FINE. CHI HA PAURA MUORE OGNI GIORNO, CHI NON HA PAURA MUORE UNA VOLTA SOLA. Giovanni Falcone Federica Bragaglia, 3^ O,

10 - La storia siamo noi: Giovanni Falcone - Fondazione Giovanni e Francesca Falcone - Il giudice Giovanni Falcone: biografia - Immagini tratte da Google - Fotocopie classe Federica Bragaglia, 3^ O,


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