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Provincializzare l’Europa Dipesh Chakrabarty (2000, trad. it. 2004)

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Presentazione sul tema: "Provincializzare l’Europa Dipesh Chakrabarty (2000, trad. it. 2004)"— Transcript della presentazione:

1 Provincializzare l’Europa Dipesh Chakrabarty (2000, trad. it. 2004)
Il volume parte dal presupposto che il pensiero europeo è allo stesso tempo indispensabile e inadeguato per aiutarci a comprendere le molteplici pratiche di vita che costituiscono il politico e lo storico in India. Dunque occorre ripensare due dei lasciti concettuali dell’Europa ottocentesca, parte integrante dell’idea di modernità: lo storicismo – l’idea che qualcosa, per essere compresa, vada vista nelle sua unità e nel suo sviluppo storico – e il concetto stesso di “politico”. (Introduzione, p. 19)

2 Nell’Ottocento lo storicismo ha consentito all’Europa di dominare il mondo (ideologia del progresso o dello “sviluppo”), ha consentito di pensare la modernità e il capitalismo come fenomeni che hanno avuto origine in un luogo (l’Europa) per poi diffondersi altrove: ogni nazionalismo non occidentale avrebbe prima o poi prodotto la propria versione locale della medesima narrazione  Lo storicismo raggiunse le popolazioni non europee nel XIX sec. come il “non ancora”(not yet) ingiunto da qualcuno a qualcun altro. Nel Novecento le rivendicazioni democratiche e anticolonialiste a favore dell’autonomia hanno invece insistito tenacemente sull’”adesso” (now) come orizzonte temporale dell’azione. (pp )

3 da fenomeno di transizione  a problema di traduzione
La domanda è: come pensiamo il politico nei momenti in cui il contadino, la persona subalterna con i propri diritti – come aderente al movimento nazionalista che si oppone al dominio britannico o come membro a pieno titolo del corpo politico – irrompe nella moderna sfera politica senza aver compiuto il lavoro “preparatorio” necessario a trasformarlo in “borghese-cittadino”? da fenomeno di transizione  a problema di traduzione  differenza (pp )

4 Il volume è suddiviso in due parti:
Parte prima: Lo storicismo e la narrazione della modernità E’ organizzata sotto il segno di Marx e tenta di aprire le narrazioni marxiste della modernità capitalistica alla differenza storica. Parte seconda: Storie dell’appartenenza E’ strutturata sotto il segno di Heidegger e presenta alcune esplorazioni storiche di tematiche relative alla modernità dei bengalesi indù delle caste superiori colte per dimostrare l’indispensabilità/inadeguatezza del pensiero delle categorie del pensiero europeo. [Esclusa dalla presente schedatura] C’è poi un Epilogo: Ragione e critica allo storicismo Immagina nuovi principi per pensare la storia e il futuro.

5 Parte prima – Lo storicismo e la narrazione della modernità
La maggior parte delle storie del Terzo mondo viene scritta entro il quadro problematico di una narrazione della transizione, in cui i temi principali sono quelli dello sviluppo, della modernizzazione e del capitalismo. E’ evidente la tendenza a leggere la storia indiana nei termini di una mancanza, un’assenza o un’incompletezza che si traduce in una “inadeguatezza”. Pensare la narrazione della transizione significava pensare nei termini di quelle istituzioni al cui apice si trovava lo Stato moderno, cioè pensare una storia il cui oggetto teorico era l’Europa. La “storia” è il luogo in cui il moderno lotta per impadronirsi, nel proprio interesse, delle altre dislocazioni della memoria. (pp )

6 Parte prima – Lo storicismo e la narrazione della modernità
La “storia indiana” rimane l’imitazione di una specifica soggettività “moderna” della storia “europea” , segnata da mancanze e fallimenti. Al suo interno, hanno luogo manovre volte a rappresentare la “differenza” e l’”originalità” dell’”indiano” (risorse antistoriche della memoria e “storie” antistoriche delle classi subalterne), ma, sottoposta alla procedura che subordina le narrazioni alle regole della raccolta delle prove e del calendario secolare e lineare che la scrittura della “storia” è obbligata a seguire, la soggettività antistorica e antimoderna non può parlare come “teoria” all’interno delle procedure conoscitive dell’università, nemmeno quando esse ne riconoscono e ne “documentano” l’esistenza. (p. 62)

7 Parte prima – Lo storicismo e la narrazione della modernità
Io reclamo una storia che renda intenzionalmente visibile, all’interno della struttura delle proprie forme narrative, le proprie strategie e pratiche repressive. Tentare di provincializzare l’Europa significa sovrascrivere sulle narrazioni tradizionali e privilegiate della cittadinanza, narrazioni che raccontano di altre connessioni umane, che si fondano su passati e futuri immaginati dove le collettività non sono definite né dai rituali della cittadinanza né dall’incubo della “tradizione” creato dalla “modernità”. (pp )

8 Parte prima – Lo storicismo e la narrazione della modernità
Storia 1 – la storia universale e necessaria solitamente associata al capitale come sua condizione, spina dorsale delle classiche narrazioni della transizione verso il modo di produzione capitalistico Storia 2 – le molte storie che interrompono e differiscono l’autorealizzazione del capitale. Spazio in cui collocare le nostre riflessioni sui molti modi di essere uomini e sulle relazioni che essi intrattengono con la logica globale del capitale. (pp )

9 Parte prima – Lo storicismo e la narrazione della modernità
La transizione da “reale” ad “astratto” diventa un problema di transizione/traduzione di molteplici e potenzialmente incommensurabili temporalità nel tempo omogeneo del lavoro astratto, la transizione dalla non-storia alla storia. Il “precapitalistico” è immaginabile solo come qualcosa che esiste all’interno dell’orizzonte temporale del capitale e che ne spezza contemporaneamente la continuità suggerendo l’esistenza di un altro tempo che non è il medesimo calendario secolare e omogeneo. E’ un altro tempo che, teoricamente, potrebbe essere del tutto incomputabile nei termini delle unità del tempo privo di spiriti e divinità che definiamo “storia”.

10 Parte prima – Lo storicismo e la narrazione della modernità
Le relazioni subordinate con il passato (passati subalterni) vengono marginalizzate perché costituiscono momenti in cui l’archivio che lo storico sta esplorando sviluppa una certa intrattabilità rispetto agli scopi della storia come professione, sono passati che oppongono resistenza alla storicizzazione  la narrazione storiografica non è l’unico modo di ricordare il passato. I passati subalterni ci ricordano che una relazione di contemporaneità tra il nonmoderno e il moderno, un “adesso” condiviso e costante, che si esprime sul piano storico pur essendo di carattere ontologico, è ciò che permette al tempo storico di dispiegarsi  questo “adesso” è ciò che lacera la serialità del tempo storico e disgiunge ogni particolare momento del presente storico da se stesso. (pp )

11 Epilogo – Ragione e critica allo storicismo
La ragione diviene elitista quando permettiamo che la non-ragione e la superstizione vengano identificate con l’arretratezza, nei casi cioè in cui la ragione si sposa alla logica del pensiero storicista. In questo caso, infatti, siamo portati a considerare i nostri contemporanei “superstiziosi” come esempi di un “modello precedente”, come incarnazioni umane del principio dell’anacronismo. Come possiamo elaborare un tipo di pensiero sociale capace di abbracciare la ragione analitica per scopi di giustizia sociale senza permetterle di cancellare il problema della eterotemporalità della storia del soggetto moderno? (pp )

12 Epilogo – Ragione e critica allo storicismo
La sfida è di riconcettualizzare il presente. Per ridefinire il progetto come tentativo di superare il risentimento nei confronti dell’Europa dobbiamo superare lo storicismo. Ciò non significa rifiutare la ragione, quanto piuttosto considerarla come uno dei molti modi di essere nel mondo. Criticare lo storicismo significa imparare a pensare il presente come irriducibilmente non-uno, e dunque plurale, considerare il suo “adesso” come uno stato di parziale apertura/svelamento, senza la suggestione o la promessa di un qualche principio – come il dharma, il capitale o la cittadinanza – che possa o voglia annientarne eterogeneità e incompletezza e, alla fine, costituire una totalità. (p. 327)

13 Epilogo – Ragione e critica allo storicismo
Provincializzare l’Europa nel pensiero storico significa lottare per mantenere in uno stato di tensione permanente un dialogo tra due punti di vista contraddittori: Storia 1 – la narrazione, indispensabile e universale, del capitale, tendenzialmente totalizzante Storia 2 – la riflessione sui diversi modi di essere uomini, le infinite incommensurabilità attraverso le quali combattiamo per “mondeggiare la terra”, che continuamente modifica e interrompe le tendenze totalizzanti di Storia 1. Poiché il passato non è mai completamente assoggettabile ai protocolli oggettivanti della storiografia, nasce un problema con la pretesa che la relazione oggettivante con il passato sia l’unica ammissibile. (pp )


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