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Quando un alimento è veramente buono, oggi più che mai merita di essere valorizzato nonchè tutelato come si deve, così come le aziende impegnate a produrlo.

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Presentazione sul tema: "Quando un alimento è veramente buono, oggi più che mai merita di essere valorizzato nonchè tutelato come si deve, così come le aziende impegnate a produrlo."— Transcript della presentazione:

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2 Quando un alimento è veramente buono, oggi più che mai merita di essere valorizzato nonchè tutelato come si deve, così come le aziende impegnate a produrlo nel rispetto di determinati canoni: questo è il fondamentale compito dei tre Consorzi di Piacenza Food Valley, garanti di reale qualità.

3 In Europa Piacenza si trova nella parte settentrionale dell'Italia, affacciata sulla riva destra del Po, primo fiume per importanza del Paese. A circa 65 km da Milano, giace nella ricca e fertile Pianura Padana. La posizione di Piacenza in Italia In Italia Situata nel cuore della Pianura Padana, nella splendida e florida Emilia-Romagna, Piacenza dista 65 km da Milano e 150 km da Bologna. Comune di confine tra due delle regioni più industrializzate del Nord Italia, Lombardia e Piemonte, è posta al centro dei principali traffici interni ed internazionali e dei collegamenti stradali e ferroviari del Paese. Facilmente raggiungibile sia per chi proviene da nord che da sud, Piacenza rappresenta da sempre un nodo di importanza fondamentale per il commercio e la viabilità dell'intero Paese. In Emilia-Romagna Nel punto estremo dell'Emilia-Romagna, a due passi da Lombardia e Piemonte, Piacenza è situata sulla riva destra del fiume Po, alla convergenza della Pianura Padana sud-occidentale. Il suo territorio provinciale si estende per oltre 2500 kmq nelle colline dell'Appennino Emiliano, fino al limite estremo del confine con la Liguria.

4 Testimoni illustri Affermare che Piacenza è "Terra di vini" da sempre, non è un'esagerazione, ma la semplice verità: a dimostrarlo, senza ombra di dubbio, sono i numerosi reperti rinvenuti in più occasioni nel nostro territorio. Il famoso boccale d'argento di epoca romana "Gutturnium", casualmente pescato nelle acque del Po nel 1878; la statuetta bronzea raffigurante un "Ercole Bibace", datata I sec. d.C. ritrovata durante gli scavi archeologici a Veleja Romana nel 1760; il celeberrimo "Fegato Etrusco", reperto bronzeo che riproduce l'organo anatomico di un bovino e presenta diverse iscrizioni tra cui quella del dio etrusco del vino, datato II sec. a.C. e riaffiorato nel 1877 a Settima di Gossolengo, ed altri ancora. Durante i numerosi scavi archeologici furono ritrovati pure diverse viti fossili, vinaccioli, patere, pedali di origine senz'altro pre-romana. Comunque l'influsso maggiore esercitato sull'allevamento della vite piacentino è quello greco: Piacenza rappresenta ancor oggi, infatti, l'ultima propaggine di un modo di coltivare la vite basso con le "carasse", con ceppi ravvicinati e forti potature, come si riscontra a ritroso, nel Piemonte, in Liguria, nel sud della Francia e nella Penisola Iberica. Vigna sulle prima colline di Piacenza. La produzione Attualmente (in riferimento all'annata vendemmiale 2005/2006) la viticoltura piacentina si estende per circa ettari di territorio agrario, per il 100% situata in collina fra i 150 e i 450 metri di altitudine. Gli ettari iscritti all'Albo della D.O.C. Colli Piacentini sono 4.515, cioè il 71,5% del totale. Il numero delle aziende con viti sono circa La produzione complessiva provinciale di uva si aggira attorno ai q.li di media all'anno (resa media inferiore a 100 q.li/ha), da cui si ricavano ca. di hl. di vino. La maggior parte delle aziende trasforma direttamente, seppur parzialmente, l'uva in vino; di queste circa sono dotate di impianti e di attrezzature per la vinificazione ed il confezionamento del vino. La produzione reale rivendicata annualmente dei vini D.O.C., è di circa hl. (media dellultimo triennio), circa il 56% del totale provinciale. Il 40% del vino totale provinciale è commercializzato sfuso ed in damigiane, la restante parte è imbottigliata. Sono presenti sul territorio provinciale due Cantine Sociali che trasformano circa q.li di uva, pari a più di un quarto della produzione provinciale. La D.O.C. Colli Piacentini risulta, considerando parametri quantitativi, essere sedicesima su oltre 360 Denominazioni di Origine Controllata (il 2% del totale prodotto in Italia) e la prima a livello regionale (il 17% del totale prodotto in Regione Emilia-Romagna). Da un lato la quantità ridotta rispetto ad altre zone viticole, la produzione totalmente di collina e una tipologia di prodotto moderna e ben curata, dall'altro un rapporto qualità-prezzo-immagine ed una consistenza merceologica e commerciale basata sui vini D.O.C. (circa il 56 % del totale rispetto ad una media nazionale del 20%) permettono ai produttori piacentini di essere all'avanguardia sul mercato e di acquisire sempre più spazi commerciali e consensi dal consumatore. Degustazione di vini D.O.C. piacentini al Cibus (Parma). Il Consorzio di Tutela Vini Doc Colli Piacentini Parte del merito va anche al Consorzio di tutela dei Vini D.O.C. Colli piacentini, costituitosi nel 1986 sotto l'egida della Camera di Commercio di Piacenza, per iniziativa di 19 produttori, senza scopo di lucro. Il suo è un ruolo che si esplica essenzialmente in due direzioni: da una parte, su autorizzazione del febbraio 1992 del Ministero dell'Agricoltura (oggi Ministero Politiche Agricole), tutela, controlla e vigila sulla produzione; dall'altra parte, valorizza e svolge attività promozionali con azioni mirate per far conoscere e divulgare i vini D.O.C. Colli Piacentini. Il Consorzio effettua annualmente le verifiche nelle aziende associate, vigila sulla denominazione, sulla qualità dei prodotti, sull'uso dei marchi e sul rispetto degli accordi di autodisciplina definiti dal Consiglio di Amministrazione ed approvati dall'Assemblea dei Soci. Svolge in forza di apposita convenzione camerale lattività di prelievo dei vini atti a diventare vini DOC, avvalendosi per le analisi chimiche di detti vini di un laboratorio autorizzato dal ministero ed accreditato SINAL, anche in questo caso con apposita convenzione; svolge attività di consulenza sull'applicazione delle prescrizioni stabilite dalle leggi comunitarie e nazionali in materia ed, inoltre, informa gli associati tramite l'house organ "Terra dei Vini". La verifica finale, naturalmente, è quella sul mercato al dettaglio. Il Consorzio, dunque, può effettuare in tutta Italia qualsiasi tipo di accertamento, ispezione e vigilanza sulla D.O.C. Colli Piacentini a qualunque livello della filiera produttiva, in piena collaborazione con gli uffici periferici della Repressione Frodi e dei N.A.S. Attualmente impegnato nel perseguimento della migliore qualificazione merceologica dei vini D.O.C. Colli Piacentini, dal 1993 al 1995 il Consorzio ha realizzato un'importante ricerca su gestione, organizzazione e prospettive della D.O.C. Colli Piacentini - passata da soli 3 vini D.O.C. negli anni '70 (Gutturnio, Trebbianino e Monterosso), agli 11 degli anni '80 (Gutturnio, Barbera, Bonarda, Trebbianino Val Trebbia, Sauvignon, Valnure, Pinot Grigio, Pinot Nero, Ortrugo, Monterosso Val d'Arda, Malvasia) agli attuali 18 (in aggiunta ai sopra indicati: Novello, Cabernet Sauvignon, Vin Santo, Vin Santo di Vigoleno, Chardonnay, Pinot spumante bianco o rosato, e le varie tipologie di Gutturnio riserva, classico, superiore), - rivelandosi nel contempo assai utile per definire la vocazionalità vitivinicola di certe sottozone idonee alla produzione di alcuni vini D.O.C. e le loro differenze organolettiche e chimico-fisiche.

5 VENGONO PRODOTTI ARTIGIANALMENTE I VINI: I magnifici 18: i vini DOC Colli Piacentini Insignita nel 1987 dell'ambito titolo di "Città Internazionale della Vite e del Vino" dall'OIV, Office Internationale de la Vigne et du Vin, Piacenza ha goduto dell'apprezzamento dei suoi nobili vini sin dalle epoche più remote da parte di personaggi illustri. Il vino piacentino è stato infatti prediletto da Papi e re, quali papa Paolo III Farnese e Filippo V di Spagna; con esso si ristorava, tra un capolavoro e l'altro, il grande Michelangelo. Non mancò neppure sulla mensa imperiale di Napoleone e costituì il prezioso bottino di intrepidi conquistatori (compreso Carlo V); ad esso resero omaggio principi e condottieri quali Alberto Scoto, i Visconti, i Piccinino, Bartolomeo Colleoni e gli Sforza. Vi fu anche chi venne accusato di abusare di calici troppo grandi di vino piacentino: si tratta del senatore romano Pisone che venne redarguito in proposito nientemeno che da Cicerone. Addirittura la Tabula Alimentaria Traianea, il maggior documento epigrafico bronzeo romano, racconta come la vite era coltivata e quale succo divino se ne ricavava in "quel di Veleja". Insomma dai tempi dei romani in poi, il vino di Placentia è sempre stato oggetto di grande considerazione. A tanta storia ed a tanta qualità fanno onore, oggi più che mai, i diciotto vini D.O.C. Colli Piacentini che, secondo diversi parametri quantitativi e qualitativi, rientrano fra le prime denominazioni italiane delle circa trecento nazionali: stiamo parlando di Gutturnio, Gutturnio Classico, Gutturnio Superiore e Classico Superiore, Gutturnio Riserva e Classico Riserva, Trebbianino Val Trebbia, Monterosso Val d'Arda, Valnure, Barbera, Bonarda, Malvasia, Ortrugo, Pinot Grigio, Pinot Nero, Pinot Spumante, Sauvignon, Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Novello, Vin Santo, Vin Santo di Vigoleno. Botti per l'affinamento del vini Grazie ad un patrimonio varietale ampio e diversificato, è possibile una produzione di vini tra loro assai differenti. Alcuni antichi vitigni autoctoni, negli anni passati, sono stati abbandonati per scarsa produzione, forte sensibilità alle malattie, instabilità nelle rese e nella maturazione, difficoltà legate alla vinificazione; oggi vengono reintrodotti con nuovi reimpianti, altri lo saranno tra poco. Da parte dei produttori c'è un forte desiderio di valorizzare le peculiari ed uniche caratteristiche di questi vitigni autoctoni. L'importante, quando si vuole gustare uno dei magnifici diciotto D.O.C. Colli Piacentini, è accertarsi che la confezione sia assolutamente contraddistinta dal marchio "Piace Doc", il marchio adottato nel 1999 dal Consorzio Tutela Vini Doc Colli Piacentini, che riassume in sé il concetto di piacevolezza, di qualità certificata dalla denominazione di origine e di piacentinità. Un'ottima idea, per concedersi un doppio piacere, è quella di scoprire e ricercare la qualità e la cultura dei vini D.O.C. Colli Piacentini e dell'ospitale territorio che li genera, incontrando di persona i migliori produttori delle Cantine associate al Consorzio attraverso piacevoli itinerari di vallata (Val Trebbia, Val Nure, Val d'Arda e Val Tidone) e degustando i loro eccellenti capolavori.

6 Denominazione di Origine Protetta – un riconoscimento a livello europeo, a protezione e valorizzazione dei prodotti tipici, che viene rilasciata a quei prodotti per i quali tutto il processo produttivo, compreso lapprovvigionamento della materia prima avviene in un'area geografica delimitata. La D.O.P. viene riconosciuta solo a patto che siano rispettati gli appositi disciplinari e che siano stati superati i controlli previsti: esistono in proposito organismi di controllo, autorizzati, per l'Italia, dal Ministero per le Politiche agricole Alimentari e forestali, incaricati di verificare il rigoroso rispetto di ogni passaggio del processo produttivo, sino all'immissione sul mercato. Il loro ruolo rappresenta una seria garanzia sia per il consumatore, sia per il produttoreLe denominazioni di origine protetta Coppa Piacentina D.O.P., Salame Piacentino D.O.P. e Pancetta Piacentina D.O.P. sono riservate a prodotti di salumeria che rispondano alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dai "Disciplinari di Produzione" del Consorzio Salumi Tipici Piacentini, registrati dalla Unione Europea di Bruxelles a norma del Regolamento 510/2006 C.E e riconosciuti con Regolamento C.E.E. 1263/96. I tre golosissimi D.O.P. piacentini sono immessi al consumo numerati e dotati di particolare contrassegno a garanzia dell'origine e dei controlli effettuati allo scopo di accertarne la qualità, nonché lidentificazione. Oltre a ciò è obbligatorio che sull'etichetta, insieme alla ragione sociale del salumificio piacentino produttore, sia impressa la dicitura a caratteri chiari ed indelebili di: Coppa Piacentina o Salame Piacentino o Pancetta Piacentina a "Denominazione di Origine Protetta" insieme alla sigla D.O.P.,e il riferimento al controllo da parte del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. I Salumifici sono dislocati nelle quattro valli piacentine Arda, Nure, Tidone e Trebbia che prendono i nomi dai fiumi che li percorrono. Castelli assai ben conservati, artistiche chiese, scenografici ambienti naturali, sono tutti ottimi motivi per far visita a ciascuna di esse; non da meno, comunque, è la presenza di numerosi salumifici che, se pure non dà risposta diretta a richiami puramente intellettuali, dà invece una grande soddisfazione a chi ha voglia di scoprire la cultura dei luoghi attraverso le sue migliori specialità alimentari, godendosi al tempo stesso un irrinunciabile piacere della vita.

7 Etichetta della Coppa Piacentina D.O.P. La coppa piacentina si produce utilizzando di muscoli del collo del suino, per ogni suino si possono ottenere ue coppe. I suini destinati alla produzione della Coppa Piacentina, provengono dal territorio delle regioni Emilia Romagna e Lombardia, mentre la zona di lavorazione è limitata alla sola provincia di Piacenza, le cui caratteristiche climatiche e territoriali, sono fondamentali per ottenere linconfondibile gusto che l ha resa famosa nella storia. Etichetta della Pancetta Piacentina D.O.P. La Pancetta Piacentina deriva dal taglio grasso del suino, chiamato pancettone. La materia prima proviene da suini rigorosamente nati e allevati nelle regioni Emilia Romagna e Lombardia, mentre la zona di produzione è limitata alla sola provincia di Piacenza, il cui clima è determinante per ottenere le caratteristiche proprie di questo succulento salume. Etichetta del Salame Piacentino D.O.P. Il Salame Piacentino è prodotto utilizzando solo tagli di carne e grasso di suino. La materia prima deriva da suini nati ed allevati in Emilia Romagna e Lombardia, mentre la zona di lavorazione comprende lintera provincia di Piacenza, dove, come abbiamo imparato, questo prodotto è presente oramai da secoli.

8 BENEDETTI VANESSA & SCHIAVI SARA ISTITUTO TECNICO COMMERCIALE E. MATTEI CLASSE: ll A


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