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ESSENZA DELLECONOMIA DELLA GLOBALIZZAZIONE Se la globalizzazione fosse uno sport sarebbe una lotta di Sumo. Però, con laccorciamento del ciclo.

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8 ESSENZA DELLECONOMIA DELLA GLOBALIZZAZIONE Se la globalizzazione fosse uno sport sarebbe una lotta di Sumo. Però, con laccorciamento del ciclo di vita dei prodotti e linnovazione al posto della tradizione, non sempre il pesce grosso mangia il pesce piccolo, MA QUELLO VELOCE MANGIA QUELLO LENTO.

9 LA GLOBALIZZAZIONE La globalizzazione è UN PROCESSO ATTRAVERSO IL QUALE TUTTI GLI INDIVIDUI PRESENTI SULLA TERRA VENGONO INTEGRATI IN UNA GRANDE, UNICA, RETE GLOBALE DI RELAZIONI ECONOMICHE.

10 LA GLOBALIZZAZIONE NON È SOLO UN FATTO DI RELAZIONI ECONOMICHE. È CARATTERIZZATA DA FLUSSI, CORRENTI, MOVIMENTI CHE RIGUARDANO ASPETTI: ETNICI TECNOLOGICI FINANZIARI CULTURALI IDEOLOGICI

11 SI POSSONO INDIVIDUARE DIVERSI TIPI DI FLUSSI GLOBALI a) ETNICI, prodotti da flussi di persone, siano esse turisti o immigrati, rifugiati o lavoratori stagionali

12 b) TECNOLOGICI, flussi di macchinari e di fabbriche, che derivano da corporazioni sia nazionali sia multinazionali o anche da imprese statali;

13 c) FINANZIARI, prodotti dai flussi di denaro, che affluiscono nei mercati monetari e nella borsa

14 d) CULTURALI, reperti di immagini e di informazioni distribuiti dal cinema, dalla televisione, da quotidiani e riviste;

15 e) IDEOLOGICI, legati ai prodotti di movimenti ideologici a favore o contro lo Stato, legati alla visione del mondo tipica dell'occidente illuminista, quindi immagini di democrazia e di libertà, di benessere e di giustizia, e cosi via.

16 QUALI SONO I FATTORI CHE HANNO FAVORITO LO SVILUPPO DELLA GLOBALIZZAZIONE?

17 FATTORI DELLO SVILUPPO DELLA GLOBALIZZAZIONE il DECLINO DELL'IDEOLOGIA MARXISTA il CROLLO DEL SOCIALISMO REALE i CAMBIAMENTI TECNOLOGICI E ORGANIZZATIVI il RITIRO DELLO STATO DALL'ECONOMIA

18 L'ECONOMIA GLOBALE A livello economico per globalizzazione si intendono tre fenomeni diversi che riguardano: il MERCATO; l'IMPRESA; la FINANZA. Rispetto al MERCATO, si assiste a un processo di mondializzazione dei prodotti. Rispetto ALL'IMPRESA, aumentano le capacità di azione delle aziende anche oltre i vincoli dei singoli stati nazionali Rispetto alla FINANZA, l'economia globale crea un grande flusso di denaro (sotto forma di azioni) privo di un luogo specifico, controllato da gruppi svincolati dalle autorità nazionali degli stati.

19 I SEI COMANDAMENTI FUNZIONALI ALLA GLOBALIZZAZIONE MONDIALIZZAZIONE ADATTATI ALLA MONDIALIZZAZIONE ATTUALE DEI CAPITALI, DEI MERCATI, DELLE IMPRESE INNOVAZIONE TECNOLOGICA INNOVA COSTANTEMENTE PER RIDURRE I COSTI. NON FERMARTI NELLA CORSA DELL INNOVAZIONE TECNOLOGICA LIBERALIZZAZIONE ESIGI L APERTURA TOTALE DEI MERCATI, CHE IL MONDO SIA SOLO UN MERCATO DEREGOLAMENTAZIONE DAI IL POTERE AL MERCATO. NON PERMETTERE ALLO STATO DI FISSARE LE REGOLE DELL ECONOMIA PRIVATIZZAZIONE ELIMINA OGNI FORMA DI PROPRIETÀ PUBBLICA, DI SERVIZIO PUBBLICO. LASCIA CHE L IMPRESA PRIVATA GOVERNI LA SOCIETÀ COMPETITIVITÀ SII IL PIÙ COMPETITIVO E DIVENTERAI IL MIGLIORE, IL LEADER, IL VINCENTE

20 COME REAGISCONO I SINGOLI PAESI ALLE NUOVE SFIDE DELLA GLOBALIZZAZIONE? COME POSSONO ADATTARSI?

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22 LA CAPACITA' D'INNOVAZIONE delle imprese è in particolare legata ai seguenti fattori: - GESTIONE MANAGERIALE ORIENTATA A LUNGO TERMINE. - INNOVAZIONE DI PROCESSO E DI PRODOTTO - CAPACITÀ DI COOPERAZIONE TRA MANAGEMENT E LAVORATORI - ELEVATA CAPACITÀ DI COOPERAZIONE CON I CLIENTI E CON I SUBFORNITORI - CONTENIMENTO SALARIALE - LA FORMAZIONE DELLA MANODOPERA

23 QUALI SONO GLI EFFETTI DELLA GLOBALIZZAZIONE SUI PAESI ARRETRATI?

24 ELEMENTI CULTURALI E STRUTTURALI DEL MODELLO DI SOCIETÀ TRADIZIONALE - RUOLI, BENI E SERVIZI SONO ASSEGNATI IN BASE A SESSO, ETÀ, RAZZA, CASTA, FAMIGLIA -I RUOLI SONO SCARSAMENTE SPECIALIZZATI (COSA CHE LIMITA LA CRESCITA DELLA PRODUTTIVITÀ NELLE ATTIVITÀ ECONOMICHE) - NELL'AZIONE ECONOMICA NON SI AFFERMANO ORIENTAMENTI RAZIONALISTICI: I CRITERI NON S'ISPIRANO A PRINCIPI DI PRESTAZIONE, E QUINDI A UNA VALUTAZIONE DELLE CAPACITÀ, PIUTTOSTO CHE AI PRINCIPI TRADIZIONALI.

25 IL PROCESSO DI MODERNIZZAZIONE RICHIEDE: - LA SECOLARIZZAZIONE DELLA CULTURA POLITICA - LA DIFFERENZIAZIONE DELLE STRUTTURE (COME QUELLA FAMILIARE) - LA FORMAZIONE DI UN'IDENTITÀ NAZIONALE ATTRAVERSO IL SUPERAMENTO DEGLI ORIENTAMENTI PARTICOLARISTICI E LOCALISTICI - LA LEGITTIMAZIONE DELLE NUOVE ELITE POLITCHE - UNA RISPOSTA ALLE DOMANDE DI MAGGIORE EGUAGLIANZA SOCIALE - LA CRESCITA DELL'URBANIZZAZIONE - LA PROPENSIONE ALLA MOBILITÀ SOCIALE - LA TRASFORMAZIONE DELL'AGRICOLTURA

26 - LA FORMAZIONE DI UN MERCATO NAZIONALE - LA CREAZIONE DI UN SISTEMA FISCALE - L'INVESTIMENTO IN INFRASTRUTTURE E SERVIZI (TRA CUI IN PARTICOLARE L'ISTRUZIONE) - UN NUOVO RUOLO DELL'ISTRUZIONE E DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE COME "MOLTIPLICATORI DI EMPATIA" (CAPACITÀ DI IMMEDESIMARSI NEGLI ALTRI PER FAVORIRE IL PROCESSO DI IMITAZIONE) - LO SVILUPPO DI UN BISOGNO DI REALIZZAZIONE NEI GIOVANI - LA FORMAZIONE NEI GIOVANI DI PERSONALITÀ PIÙ APERTE ALL'INNOVAZIONE E ALLA IMPRENDITORIALITÀ (DELLE CAPACITÀ IMPRENDITORIALI). Il processo di modernizzazione comporta: - LA RIDUZIONE DEL TASSO DI MORTALITÀ (GRAZIE AL PROGRESSO DELLA MEDICINA) E, QUINDI, UN'ELEVATA CRESCITA DELLA POPOLAZIONE UN'ELEVATA DISOCCUPAZIONE, FONTE DI TENSIONE E DI CONFLITTI

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28 Chi deve dare l'avvio alla modernizzazione? NUOVE ELITE INTELLETTUALI, POLITICHE E ECONOMICHE COLORO CHE HANNO UNA POSIZIONE MARGINALE NELLA SOCIETA': stranieri, immigrati o appartenenti ad una religione diversa da quella dominante, saranno più propensi a INNOVARE e quindi innesteranno un processo di cambiamento del contesto sociale tradizionale

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33 GLI IDEALI DI BENESSERE, GIUSTIZIA E LIBERTÀ II concetto di sviluppo nella globalizzazione coinvolge gli ideali di benessere, giustizia e libertà. LE DIMENSIONI ECONOMICHE E SOCIOCULTURALI VENGONO, COSÌ, INEVITABILMENTE INTRECCIATE ALLA SFERA POLITICA.

34 LA POLITICA DEVE FORNIRE RISPOSTE SODDISFACENTI SU COME SUPERARE MACROSCOPICI SQUILIBRI TERRITORIALI NELLO SVILUPPO, TALI PER CUI, ALL'INIZIO DEL NUOVO MILLENNIO, CIRCA IL 40% DELLA POPOLAZIONE MONDIALE (DUE MILIARDI E MEZZO DI PERSONE) VIVE ANCORA IN CONDIZIONI DI POVERTÀ (TRA CUI UN MILIARDO IN CONDIZIONI DI POVERTÀ ESTREMA), E RISULTA CONCENTRATA QUASI TOTALMENTE NELL'AFRICA SUBSAHARIANA, IN ASIA MERIDIONALE E IN ASIA ORIENTALE.

35 SOCIAL BUSINESS IL MEDIOCREDITO LIDEATORE: Muhammad Yunus Muhammad Yunus consegue la Laurea in Economia presso lUniversità di Chittagong (Bangladesh) e in seguito il Dottorato di Ricerca in Economia presso l'Università Vanderbilt di Nashville (Tennessee, U.S.A.) nel È stato professore di Economia presso la Middle Tennessee State University, U.S.A., dal 1969 al 1972, quindi direttore del Dipartimento di Economia dellUniversità di Chittagong (Bangladesh) dal 1972 al È ideatore e realizzatore del microcredito, ovvero di un sistema di piccoli prestiti destinati ad imprenditori troppo poveri per ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali. Per i suoi sforzi in questo campo ha vinto il premio Nobel per la Pace Yunus è anche il fondatore della Grameen Bank, di cui è direttore dal 1983.BangladeshDottorato di RicercaUniversità VanderbiltNashvilleTennessee microcreditoprestitiimprenditori creditopremio Nobel per la Pace2006Grameen Bank 1983

36 ORIGINE DEL MEDIOCREDITO Verso la metà del 1974 il Bangladesh fu colpito da una violenta inondazione, a cui seguì una grave carestia che causò la morte di centinaia di migliaia di persone. Il paese è periodicamente devastato da calamità naturali e presenta una povertà strutturale in cui il 40% della popolazione non arriva a soddisfare i bisogni alimentari minimi giornalieri. Fu in quest'occasione che Yunus si rese conto di quanto le teorie economiche che egli insegnava fossero lontane dalla realtà. Decise, dunque, di uscire nelle strade per analizzare leconomia di un villaggio rurale nel suo svolgersi quotidiano. La conclusione che egli trasse dall'analisi fu LA CONSAPEVOLEZZA CHE LA POVERTÀ NON FOSSE DOVUTA ALL'IGNORANZA O ALLA PIGRIZIA DELLE PERSONE, BENSÌ AL CARENTE SOSTEGNO DA PARTE DELLE STRUTTURE FINANZIARE DEL PAESE.1974Bangladeshinondazionecarestia

37 Fu così che Yunus decise di mettere la scienza economica al servizio della lottà alla povertà, inventando il microcredito. Il suo primo prestito fu di solo 27 dollari USA, che prestò ad un gruppo di donne del villaggio di Jobra (vicino all'Università di Chittagong), che producevano mobili in bambù. Esse erano costrette a cedere i prodotti del loro lavoro a coloro dai quali avevano preso in prestito con tassi da usura il denaro necessario all'acquisto della materia prima. D'altra parte, le BANCHE TRADIZIONALI non erano interessate al finanziamento di progetti tanto piccoli che offrivano basse possibilità di profitto a fronte di rischi elevati. Yunus e i suoi collaboratori cominciarono a battere a piedi centinaia di villaggi del poverissimo Bangladesh, concedendo in prestito pochi dollari alle comunità, somme minime che servivano per attuare iniziative imprenditoriali. Tale intervento ha avviato un circolo virtuoso, con ricadute sull'emancipazione femminile, avendo Yunus fatto leva sulle donne affinché fondassero cooperative che coinvolgessero ampi strati della popolazione.povertàmicrocreditodollari USAbambùusura

38 LA GRAMEEN BANK Nel 1976 Yunus fondò la GRAMEEN BANK (una banca dei poveri), prima banca al mondo ad effettuare prestiti ai più poveri tra i poveri basandosi non già sulla solvibilità, bensì sulla FIDUCIA. Da allora, la Grameen Bank ha erogato più di 5 miliardi di dollari ad oltre 5 milioni di richiedenti. Per garantirne il rimborso, la banca si serve di gruppi di solidarietà, piccoli gruppi informali destinatari del finanziamento, i cui membri si sostengono vicendevolmente negli sforzi di avanzamento economico individuale ed hanno la responsabilità solidale per il rimborso del prestito. Con il passare del tempo la Grameen Bank ha realizzato soluzioni diversificate per il finanziamento delle piccole imprese. Oltre al microcredito, la banca offre mutui per la casa e per la realizzazione di moderni sistemi di irrigazione e di pesca, nonché servizi di consulenza nella gestione dei capitali di rischio e, alla stregua di ogni altra banca, di gestione dei risparmi.

39 Il successo della Grameen ha ispirato numerosi altri esperimenti del genere nei paesi in via di sviluppo e in numerose economie avanzate. Il modello del microcredito ideato dalla Grameen è stato applicato in oltre 20 Paesi in Via di Sviluppo: molti di questi progetti, come avviene per la Grameen stessa, sono imperniati soprattutto intorno al finanziamento di imprese femminili. Più del 90% dei prestiti della Grameen è infatti destinato alle donne: tale politica è motivata dall'idea che i profitti realizzati dalle donne siano più frequentemente destinati al sostentamento delle famiglie.paesi in via di sviluppo

40 Dice Yunus: Grameen Bank presta i soldi ai più poveri, abbiamo iniziato trent'anni fa, senza garanzie né raccomandazioni, senza strumenti legali. Servono dei soldi per guadagnare altri soldi. E' un sistema bancario basato sulla fiducia che funziona e si sta diffondendo in tutto il mondo, milioni di persone hanno avuto accesso al microcredito, si può fare. Il credito è un diritto umano e può cambiare la vita a tutte le persone. Il sistema bancario deve essere per tutti. Noi prestiamo soldi a tutti, anche ai mendicanti, affinché possano vendere qualche cosa, piccoli oggetti, giocattoli, caramelle. Così possono guadagnare dei soldi, cambiare la loro vita. Più di mendicanti stanno cambiando la loro vita.

41 Il "sistema Yunus" ha provocato un cambiamento di mentalità anche all'interno della Banca Mondiale, che ha cominciato ad avviare progetti simili a quelli della Grameen. Il microcredito è diventato così uno degli strumenti di finanziamento utilizzati in tutto il mondo per promuovere lo sviluppo economico e sociale, diffuso in oltre 100 Stati, dagli Stati Uniti all'Uganda. "In Bangladesh, dove non funziona nulla - disse una volta Yunus - il microcredito funziona come un orologio svizzero". In considerazione dell'efficienza dimostrata in moltissimi casi, le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2005 Anno Internazionale del Microcredito

42 LE BANCHE DEI POVERI Le cosiddette banche dei poveri sono istituti bancari che operano, soprattutto nei paesi del Terzo Mondo, nel campo della microfinanza, ovvero nell'erogazione di servizi finanziari (quali, ad esempio prestiti, gestione del risparmio ed assicurazioni) caratterizzati da importi unitari molto bassi (equivalenti a pochi euro o decine di euro) a soggetti che il settore bancario tradizionale considera "non solvibili".

43 Partendo dall'osservazione del fatto che, soprattutto in contesti economici quali spesso quelli riscontrabili nei Paesi in via di sviluppo, basterebbero piccolissime cifre per avviare o migliorare una attività autonoma e conquistare l'indipendenza economica, tali banche si rivolgono - storicamente - a quelle fasce di popolazione che, vivendo in regime di pura sussistenza (piccoli artigiani, piccoli commercianti, piccoli coltivatori,...), sarebbero altrimenti costrette, per l'assenza di un sistema finanziario che offra loro un accesso equo al credito bancario, a rivolgersi al mercato nero del credito, cioè all'usura; spesso per far fronte ad una condizione povertà non serve, infatti, l'elemosina ma, anche al livello più basso, è necessario offrire un'occasione di riscatto ai singoli per promuovere la crescita dell'economia attraverso l'erogazione di piccoli prestiti, prestiti spesso troppo bassi per essere considerati dagli istituti di credito tradizionali dal momento che le sole spese burocratiche da questi sostenute ne farebbero lievitare il costo in modo da non renderli convenienti; le banche dei poveri nascono ed operano, invece, proprio con l'obiettivo di rendere remunerativo questo tipo di servizio.

44 PER CONSEGUIRE QUESTO RISULTATO TALI TIPI DI ISTITUTI BANCARI OPERANO NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO BASANDOSI, NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI, SUI SEGUENTI PRINCIPI: - non si propongono come un ente burocratico a cui rivolgersi per ottenere un prestito, ma sono i funzionari della banca che si spostano di villaggio in villaggio per avvicinare i possibili clienti; - s ia per abbattere i costi sia per andare incontro ad una clientela in maggioranza analfabeta, la maggior parte della documentazione cartacea viene abolita ed i prestiti vengono concessi sulla fiducia e senza alcuna garanzia bancaria; - p er ridurre ulteriormente i costi e rendere più sicura la restituzione attraverso la mutua solidarietà, i crediti vengono normalmente concessi a piccoli gruppi di richiedenti che sono moralmente impegnati ad aiutarsi l'un l'altro in caso di difficoltà; - n el suo giro per i villaggi l'impiegato incontra i clienti, riscuote le rate dei pagamenti e raccoglie gli eventuali risparmi, anche se di valore modestissimo;

45 -i-i prestiti, piccoli o grandi che siano, debbono essere restituiti dal momento che non si tratta di assistenzialismo, ma di un prestito dato da una banca ad un suo cliente; - la restituzione avviene sempre in forma rateale, spesso settimanale, in modo che eventuali difficoltà del contraente sono subito evidenziate e danno modo alla banca di intervenire in tempo (ad esempio concedendo delle dilazioni).

46 Questi semplici meccanismi hanno dato, negli anni, risultati sorprendenti: - le condizioni di vita dei beneficiari migliorano (ad es. grazie all'avvio di un'attività artigianale o al miglioramento di quella già praticata grazie all'acquisto di nuove attrezzature); - il tasso di restituzione dei prestiti erogati è, in media, del 99%; - con gli utili conseguiti la banca paga gli stipendi degli impiegati ed allarga ulteriormente il giro dei prestiti.

47 Oggi diffuse in numerosi Paesi in via di sviluppo, alcune di queste banche si sono associate a livello internazionale creando il MicroFinance Network: i componenti di tale organizzazione sono oltre 20 tra ONG, banche commerciali ed istituzioni di supporto che offrono consulenza tecnica. L'esperienza delle banche dei poveri è stata di recente importata, con i necessari adattamenti, anche nei paesi sviluppati per cercare di soccorrere i cosiddetti nuovi poveri, chi, cioè, può trovarsi in gravi difficoltà anche per pagare una semplice bolletta o per far fronte a spese improvvise: un esempio di tale tipo di organizzazioni è, in Italia, il fondo di aiuto sociale "Essere" al quale partecipano associazioni di quartiere, gruppi sportivi, associazioni cattoliche ed imprenditori di Firenze che, supportati da un istituto di credito locale, erogano prestiti dell'importo massimo di poche migliaia di euro. Le stesse condizioni di vita di pura sussistenza, in cui versano ancora oggi così tante persone nel terzo mondo, sono assimilabili a quelle sperimentate nell'Italia dell'Alto medioevo e del Rinascimento; anche in tale, diverso, contesto storico, la necessità di soccorrere gli indigenti aveva già ispirato soluzioni assimilabili alle moderne banche dei poveri portando alla creazione di Monti che elargivano semenze o prestiti in denaro da restituire con tassi di interesse minimi: i Monti frumentari, i Monti pecuniari ed i Monti di pietà.

48 FINANZA ETICA Non esiste una definizione univoca di finanza etica. In generale con tale termine vengono individuati due distinte applicazioni degli strumenti finanziari: - la microfinanza (soprattutto il microcredito) rivolta alle fasce di popolazione più deboli così come attuata dalle Banche dei poveri nei paesi del Terzo mondo e, in anni recenti, anche in quelli ricchi - l'investimento etico, cioè la gestione dei flussi finanziari raccolti con strumenti quali i fondi comuni per sostiene organizzazioni che lavorano nel campo dell'ambiente, dello sviluppo sostenibile, dei servizi sociali, della cultura e della cooperazione internazionale.strumenti finanziarimicrofinanzamicrocredito Banche dei poveriTerzo mondofondi comuni

49 QUALI SONO GLI EFFETTI DEGLI INVESTIMENTI ALLESTERO SULLOCCUPAZIONE?

50 GLI EFFETTI DEGLI INVESTIMENTI DIRETTI ALL'ESTERO (IDE) SULL'OCCUPAZIONE NEI PAESI IN ENTRATA I PRINCIPALI EFFETTI DIRETTI - creazione dimpiego nelle attività in espansione; - aumento delle disparità occupazionali regionali; - riduzione dell'occupazione a causa della razionalizzazione della produzione delle società locali precedentemente acquisite.. EFFETTI INDIRETTI - la creazione di posti di lavoro presso i clienti e i fornitori della multinazionale; - l'eliminazione dal mercato di fornitori locali.

51 EFFETTI DIRETTI SULL'OCCUPAZIONE DELL'INVESTIMENTO ALL'ESTERO NEI PAESE D'ORIGINE * LA CREAZIONE O IL MANTENIMENTO DI POSTI DI LAVORO NELLA SOCIETÀ MADRE PER FORNIRE BENI O SERVIZI ALLE FILIALI ESTERE * SOSTITUZIONE DELLA MANODOPERA POCO QUALIFICATA CON QUELLA PIÙ QUALIFICATA; * LA DELOCALIZZAZIONE O L'ESPORTAZIONE DI POSTI DI LAVORO; * L'ABBASSAMENTO DEI SALARI PER I POSTI DI LAVORO CONSERVATI NEL PAESE D'ORIGINE. GLI EFFETTI INDIRETTI SONO: * LA CREAZIONE O IL MANTENIMENTO DEI POSTI DI LAVORO PRESSO FORNITORI DEL PAESE D'ORIGINE CHE RIFORNISCONO (ESPORTAZIONE) LE FILIALI ESTERE; * LA RIDUZIONE DEI POSTI DI LAVORO E DEI SALARI NELLE SOCIETÀ, DEL PAESE D'ORIGINE, CHE RIFORNIVANO LE ATTIVITÀ DELLA MULTINAZIONALE PRIMA DELLA DELOCALIZZAZIONE.

52 LE MULTINAZIONALI HANNO UN IMPATTO SOCIO-CULTURALE TENDONO A: - MODIFICARE IL MODO DI VITA E IL MODELLO DI CONSUMO NEI PAESI OSPITANTI (Mc DONALD'S, COCA COLA ecc.) - FAVORIRE LA DIPENDENZA CULTURALE ("MODELLO ANGLOSASSONE", PUBBLICITÀ) - UNGERE GLI INGRANAGGI POLITICI DEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO - INTERVENIRE NELLA VITA POLITICA.

53 STRUTTURA DEL POTERE NELLERA DELLA GLOBALIZZAZIONE * I° PIANO STATI UNITI UN GRUPPO DI STATI-NAZIONE (CHE CONTROLLANO I PRINCIPALI STRUMENTI MONETARI GLOBALI) COMPLESSO ETEROGENEO DI ASSOCIAZIONI che dispiegano un potere culturale (UNESCO) e politico di portata globale (OCSE). II° PIANO MULTINAZIONALI COMPLESSO DEGLI STATI-NAZIONI (CHE AGISCONO IN VESTE DI ORGANIZZAZIONI TERRITORIALIZZATE) ONG (ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE ES.: AMNESTY INTERNATIONAL, MEDECINS SANS FRONTIERES ) *(tratto da Impero)

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57 Da più di vent'anni in Europa e nel mondo il trasporto delle merci cresce a velocità quasi doppia di quella della crescita del PIL. Miliardi di tonnellate di merci vanno avanti e indietro sulle strade, sulle ferrovie, nei cieli e sui mari. E ogni anno aumentano e vanno più lontano. Il progresso non si può fermare, dicono. Come se il progresso fosse per forza una locomotiva in discesa e senza freni. L'unica cosa che non è stata ancora toccata dal progresso è l'idea di progresso. Io sono stufo di immaginarmi il progresso come facevano Marinetti e i futuristi dellinizio del secolo scorso: macchine rombanti e sferraglianti, sempre più grosse, sempre più potenti.

58 Se vogliamo continuare a credere nel progresso, dobbiamo far progredire anche l'idea di progresso. Un progresso progredito è un progresso che sussurra, che non romba. E' un progresso in punta di piedi, non un progresso con i cingoli. Stanno esplodendo lo scambio delle merci materiali e l'impiego di miliardi di tonnellate di infrastrutture e di combustibili per trasportare sempre più lontano sempre più cose, spesso sempre più insensate. Mi è ben chiaro che per secoli le vie di comunicazione sono state le arterie della civiltà e che commerci equi e liberi hanno portato vantaggi a tutti.

59 Ma la situazione è cambiata. Per più di duemila anni le merci sono state trasportate con varie forme di energia solare indiretta, quella degli animali da soma, del vento, dellacqua. Oggi i mezzi di trasporto non usano più energia solare ma energia del petrolio, centinaia di milioni di tonnellate all'anno, che diventano miliardi di tonnellate di CO2 nell'atmosfera e che producono danni economici sotto forma di effetto serra, tifoni, uragani, siccità. Gli storici dell'economia stimano che per secoli i tassi di crescita economica siano stati di qualche punto per mille ogni anno. Adesso i tassi di crescita economica sono di alcuni punti percentuali all'anno, e gli scambi monetari dell'economia raddoppiano ogni anni. Inoltre i commerci materiali aumentano ancora più velocemente dell'economia monetaria. Mi sembra chiaro allora che il ritmo attuale di crescita dei trasporti è un mostro mai esistito prima e che mai potrà esistere in futuro. Stiamo vivendo pochi decenni di follia.

60 E la carne secca dei Grigioni con i manzi brasiliani? E i corn flake a Ginevra con il granturco argentino? E la pizza a Napoli con il pomodoro cinese? E il pesto a Genova con il basilico del Vietnam? La Gran Bretagna importa ogni anno duecentomila tonnellate di carne di porco straniero. Ma esporta anche duecentomila tonnellate di porco britannico. E se ognuno si mangiasse i porci suoi? In un pianeta sempre più affollato, dove miliardi di persone vogliono a un maggior benessere materiale, si potrà soddisfare tutti solo se si ricomincerà a produrre e consumare localmente tutto quello che è possibile, lasciando ai commerci a lunga distanza il resto. Un pomodoro prodotto in Cina, in Italia deve costare 50 euro, 10 centesimi di prodotto e 49,90 di danno ambientale. Poi chi vuole il pomodoro esotico lo compri pure.

61 Se i prezzi di una bottiglia di vino australiano trasportato fino in Piemonte o di acqua San Pellegrino trasportata fino a Sidney, bruciando a ogni viaggio una bottiglia di petrolio, coprissero anche i costi dei danni ambientali generati, quel vino e quell'acqua costerebbero il doppio, il triplo, il quadruplo. Perché le salsicce vendute a Norimberga devono essere fatte con maiali bavaresi portati a macellare a Mola vicino a Napoli? E i pigiami tessuti e venduti in Svizzera devono andare fino in Portogallo per farsi cucire i bottoni? E i gamberetti del mare del Nord venduti in Germania devono andare in Marocco per essere lavati? E nei supermercati di Stoccarda deve arrivare acqua minerale irlandese a prezzi inferiori a quella tedesca? E lo speck "nostrano" altoatesino deve essere fatto coi maiali belgi?

62 In questo folle su e giù per il pianeta di aerei, navi, traghetti, camion e treni sempre più TAV chi ci guadagna è il commercio e non più la produzione. Anzi, il contadino, lartigiano vengono espulsi dal sistema produttivo dagli ipersupermegamercati, punti di carico e scarico delle merci del pianeta. Sentinelle delle multinazionali che ci dicono cosa mangiare attraverso linformazione e la pubblicità. E se poi la carne, il miele, il latte prodotti localmente sono più sani e costano meno, chi se ne frega.

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64 DIFFERENZE SECONDO IL RUOLO DELLO STATO NELLECONOMIA DI MERCATO

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