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3° PACCHETTO TURISTICO fine settimana 29 - 30 maggio 2010 1° GIORNO - 29 MAGGIO 2010 Ore 09.00 - Partenza bus da luoghi prestabiliti; Ore 10.00 – Prevista.

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3 3° PACCHETTO TURISTICO fine settimana maggio ° GIORNO - 29 MAGGIO 2010 Ore Partenza bus da luoghi prestabiliti; Ore – Prevista visita guidata alla cittadina di MONTELLA, patria di Giuseppe Cavaniglia, si parte alla volta di STURNO, dove il comitato accoglienza garantirà le visite guidate e un "Welcome aperitive" per i partecipanti; Ore Pranzo in ristorante convenzionato; Ore – I partecipanti viaggeranno alla volta di VILLAMAINA con visita alle terme; Ore – Si proseguirà alla volta di ROCCA SAN FELICE, visita alla mephite e al centro storico con la famosa rocca; Ore – Sistemazione in hotel convenzionato con cena spettacolo con il gruppo "Ciardi & Ranucci" e pernotto. 2° GIORNO - 30 MAGGIO 2010 Ore – Colazione in hotel; Ore Visita al centro storico e al castello di GESUALDO; Ore Si prosegue alla volta di FONTANAROSA, con visita guidata a cura dell'associazione pro loco; Ore – Pranzo in ristorante tipico convenzionato; Ore – Ritorno nei luoghi di partenza.

4 MONTELLA Montella è un comune italiano di abitanti della provincia di Avellino in Campania. CENNI STORICI Non sappiamo molto in merito ai primi abitanti della zona di Montella, ma alcuni reperti in pietra lavorata che sono stati rinvenuti portano a pensare che i primi insediamenti risalgano a pochi millenni prima di Cristo. Per il periodo successivo la fonte cui generalmente si fa riferimento è l'opera dello Scandone. Nel 500 a.C. circa, alcune tribú irpine si insediarono nella zona tra il fiume Calore e il Lacinolo. Di ciò si può esser certi poiché nella zona bassa dell'odierno abitato di Montella, ovvero il rione Fondana, nonché nell'area attraversata dalla recente variante che collega la SS per Acerno alla zona industriale, ebbene in codeste aree è sufficiente scavare fino a uno o due metri sotterra per trovare numerosissimi reperti databili dal 500 a.C. fino a tutto il periodo della dominazione romana. Per quanto riguarda il periodo preromano, le tribú irpine ebbero come loro punto di interesse religioso e militare il luogo che oggi viene denominato Montella piccola, che doveva essere un presidio militare realizzato con le tecniche proprie di quelle popolazioni: una semplice palizzata con al massimo dei contrafforti in terra battuta. Certo è da dire che il popolo dei Sanniti, di cui la tribú Irpina era parte, costruiva in alcuni casi anche strutture notevoli usando massicci blocchi di pietra bianca, ma nel territorio di Montella tali opere non ve ne sono, perciò si può convenire che il punto di interesse di Montella piccola sia stato munito di una cinta in terra battuta o palizzata di legno. Tale struttura non è collocata nel moderno abitato di Montella ma più in direzione del fiume Calore, sul versante del m. del Salvatore. Gli Irpini, che insieme ai Pentri e ai Caudini erano parte importante della confederazione militare sannitica, combatterono contro i Romani nelle famose tre Guerre Sannitiche. Il valore dei guerrieri Sanniti fu indubbio, ma alla fine le legioni Romane ebbero il sopravvento e l'egemonia della città dei sette colli si estese su tutto il territorio. In epoca longobarda Montella fu sede di un importante gastaldato, data la sua collocazione strategica tra il beneventano e il salernitano. Un notevole posto di guardia dell'epoca medioevale è la cosiddetta Rotonda, di cui oggi rimangono i ruderi. Si trattava di un posto di guardia importante poiché posto, come già detto, tra il gastaldato di Benevento (il territorio di Montella) e quello di Salerno. All'epoca dei Normanni il gastaldato divenne contea. Tra le importanti casate che governarono il territorio ricordiamo i signori d'Aquino (dal 1174 al 1293), sotto il dominio dei quali nacque Rinaldo d'Aquino, rimatore della scuola poetica siciliana. Nel 1222 frate Francesco d'Assisi, durante il suo viaggio di ritorno dal Santuario di S. Michele Arcangelo del Gargano, si fermò nei pressi di Montella, nel bosco di Folloni; decise di lasciare colà alcuni frati affinché edificassero un dormitorio e convertissero con la loro missione i ladri che infestavano il bosco. Sorse così il monastero di San Francesco a Folloni che tutt'oggi partecipa in maniera attiva alla vita della comunità. Per approfondire l'argomento è possibile consultare il sito web dei Francescani a Montella. Dal 1445 al 1597 Montella fu feudo dei conti Cavaniglia, cavalieri Aragonesi, venuti nel Regno di Napoli dalla Spagna in seguito alla sconfitta degli Angioini. Delle numerose testimonianze rimaste la più importante è sicuramente il mausoleo di Don Diego Cavaniglia, glorioso capitano, ferito a morte durante la battaglia contro i Turchi ad Otranto. Per Montella il lungo periodo feudale ebbe termine agli inizi del XIX secolo, quando il Regno di Napoli fu occupato dalle truppe napoleoniche. Come arrivare a Montella In auto Prendendo l'uscita Avellino Est della Napoli-Bari (A16) e proseguendo, sulla SS7 bis, per Montella. Dalla A3, Salerno- Reggio Calabria, l'uscita da prendere è Contursi, e proseguire, sempre sulla SS7 bis, verso Lioni e poi Montella. In autobus Collegata con frequenti corse di linea di AIR spa. Con intercambio ad Avellino, è facile raggiungere Napoli, la costiera Amalfitana, Caserta, e ovviamente gli aeroporti di Capodichino e di Salerno e i porti. Aziende private, collegano Montella con diverse città italiane (Roma, Milano, ecc), ed europee (Ginevra, Colonia, Zurigo, Basilea, Stoccarda, ecc) In treno Stazione di Montella. La stazione di Montella si trova sulla ferrovia Avellino-Rocchetta Sant'Antonio. È servita da diversi convogli al giorno e un collegamento diretto con Salerno. Da Avellino, si può facilmente raggiungere Benevento, Roma, Napoli, Salerno, e ovviamente molte delle città campane; da Rocchetta, Foggia e molte città pugliesi. Periodicamente ricorre la manifestazione del treno antico: viene rimesso in funzione il vecchio locomotore a vapore. In occasione di tale manifestazione si ha una grossa partecipazione delle scuole, e i bambini apprezzano lo spettacolo del treno antico poiché viene anche data la possibilità di salire sul locomotore e partecipare, con lavoro di pala, alla combustione del carbone nella caldaia. Le persone anziane apprezzano la possibilità di rivedere lo spettacolo del vecchio treno di cui avevano usufruito nella loro giovinezza. Durante la manifestazione il vecchio locomotore percorre un tragitto che interessa anche i paesi vicini di Bagnoli Irpino, Castelfranci, Lioni, Nusco.

5 STURNO Sturno è un comune italiano di abitanti della provincia di Avellino in Campania. CENNI STORICI Quando ancora era un insieme di semplici agglomerati di case che facevano parte della vicina Frigento, Sturno era chiamata "Quasale" (poiché era formato da una serie di casali appartenenti alle famiglie più abbienti); successivamente i piccoli agglomerati si svilupparono in vero e proprio paese; il commessionato Lucio Pascale, inviato da Gioacchino Murat in quell'epoca cercò di capire il motivo di questa separazione e una volta compreso lo comunicò a Gioacchino Murat che confermò l'indipendenza di Sturno: il 9 aprile 1809 viene considerata la data della fondazione del paese per il precedente motivo: ovviamente i frigentini non furono d'accordo. Passarono ben due anni per delimitare i confini tra i due paesi ed il motivo era molto semplice: a Sturno sarebbero toccati i terreni migliori, quelli fertili e più in pianura: la prima delibera sturnese venne aprrovata nel 1810, ben due anni più tardi. Il paese incominciò questa sua voglia di "indipendenza" già dalla fine del Seicento, perché il Comune si trovava a Frigento e per salire la montagna occorreva percorrere una strada stretta e ripida nella notte, e naturalmente senza automobile! Le due famiglie che furono accusate dai frigentini della divisione furono quelle dei Grella e dei Testa che capeggiarono la rivolta: uno dei motivi in più dei frigentini per non dividersi era anche questo: "le famiglie dei Grella e dei Testa capeggiano il paese e non c'è motivo di dividersi": in conseguenza di ciò venne cercato, e poi trovato, un simbolo che rappresentasse il paese: quel simbolo era uno "storno". Tale uccello venne scelto poiché davanti una delle osterie del paese si trovava una gabbia con uno storno che dilettava i passanti con il suo canto. In dialetto lo storno veniva chiamato "sturno" e quel nome fu attribuito da allora al nuovo paese. Nel 1980, fu colpito dal forte terremoto dell'Irpinia che provocò non solo molte vittime ma anche una profonda lesione nella società come anche nell'economia. Da allora, grazie ai fondi messi a disposizione dallo Stato italiano, si è potuto assistere ad un miglioramento continuo delle strutture sociali come anche delle costruzioni che sono realizzate ora secondo le più moderne norme antisismiche. Come arrivare a Sturno In auto Per raggiungere Sturno è necessario percorrere l'A16 Napoli-Bari, uscire allo svincolo di Grottaminarda e proseguire per le SS91 e SP 38. La distanza da Napoli è di 94 km. In aereo L'aeroporto più vicino è Napoli Capodichino.

6 VILLAMAINA Villamaina è un comune italiano di 959 abitanti della provincia di Avellino in Campania. CENNI STORICI E ' molto probabile che l'antica cittadella romana sorgesse dove ancora oggi si estende la contrada denominata Formulano intorno all'omonima fontana. Lo storico ottocentesco Paolino Macchia ci parla di cospicui ritrovamenti archeologici in una campagna di scavi condotta nel 1838 nella quale vennero alla luce in questa località statuette votive, anfore, corniole ecc. E' nostra opinione che nei pressi della fontana, molto probabilmente nella zona a ridosso del fiume Fredane, fosse ubicata una fabbrica di oggetti in terracotta, tenendo presente la probabile etimologia forma-formula ed anche in considerazione del buon numero di oggetti marchiati con i bolli laterizi Ploti Vitelliae e Lucius Hud rinvenuti in questa contrada. Dunque l'antica Formualano costituì il primo nucelo abitativo del paese. C'è ancora incertezza, invece, per quanto rigurda l'origine del nome di Villamaina. Mons. Nicola Gambino parlava di due forme, un latina, Villamagna, ed una popolare che sarebbe poi risultata prevalente, Villamaina. Improbabili le ipotesi che accostavano (Paolino Macchia, Fabio Ciampo e Santoli) il toponimo ai nomi di Manio Curio Dentato o Caio Mario. La tesi più recente è che Villamaina derivi da Villama(ch)ina, che prenda cioè il suo nome da quella che era l'attività fondamentale di questa terra: la coltivazione del grano e la presenza di molti mulini (machinae) favorita dal percorso del Fredane che circoscrive il nostro paese. Nei secoli medievali, abbandonata la zona di Formulano, evidentemente troppo esposta ai pericoli delle invasioni barbariche, il paese si arroccò in cima alla collinetta. Esso era circondato da alte mura, di cui ancora restano le tracce. Vi si accedeva tramite due porte: Porta Vecchia e Porta Nova, delle quali una dovrebbe corrispoendere pressappoco con l'attuale Arco civico. All'interno delle mura sorgeva il Palazzotto ducale, rimasto in piedi fino al sisma del Accanto si trovava la Chiesa dela Madonna di Costantinopoli (oggi Santa Maria della Pace) che inizialemente fu cappella privata del palazzotto ducale. Intorno a queste costruzioni sorgeva, racchiuso evidentemente in un perimetro urbano molto ristretto, il piccolo borgo. Il primo documento storico che riporta il toponimo di Villamaina risale invece al Novembre del Doferio, figlio di Malfrido di San Barbato, essendo stato colpito da gravissima infermità, della quale sarebbe poi deceduto, decide di affidare le sue volontà testamentarie al giudice Malfrido. In questo documento Doferio chiede ai suoi eredi di eliminare l'escatico, cioè quella tassa in natura (vino, prosciutti e altro) che i contadini di Villamaina erano precedentemente tenuti a pagargli. Il Catalogus Baronum, documento compilato nella seconda metà del XII secolo, è il secondo atto a parlare di Villamaina dicendo: Rogerius filius Lodoysij tenet de eodem Trogisio de Grutta Villam Maynam, et medietatem Tropaldi... (Ruggero, figlio di Ludovico, possiede, dello stesso Trogisio di Grottaminarda, Villamaina e la metà di Atripalda...). Da quel momento a Villamaina si sono susseguite numerosossime famiglie nobiliari, tra le quali hanno mantenuto il feudo con una certa continuità e per un arco di tempo più consistente solo i Caracciolo (XV e XVIII sec.), dalla cui discendenza ebbe i natali il celebre Domenico che nel 1781, e per alcuni anni di seguito, dopo essere stato ambasciatore in varie nazioni europee, ricoprì la carica di Vicerè delle Sicilie. Il borgo di Villamaina si estese nel corso dei secoli XVI, XVII e XVIII al di fuori delle vecchie mura di cinta e "conquistò" la parte pianeggiante della collinetta: Corso Marconi, Via Giadino, Via Roma. Solo di recente la ricostruzione post sismica ha programmato e realizzato nuove zone d'insediamento urbano. I nuovi insediamenti abitativi sorgono in tre punti diversi del territorio: a sud in contrada "Antica", a ovest in contrada "Cisterne" e a nord in contrada "Rasole". Da paese arroccato, Villamaina va estendendosi lungo le pendici della collina assumendo l'aspetto di un moderno centro urbano. Come arrivare a Villamaina In auto Villamaina dista soltanto 14 Km dal casello di Grottaminarda ( A16 Napoli-Canosa) in direzione Gesualdo (statale 428). Vi si arriva anche dalla nazionale Ofantina (20 Km da Lioni). La stazione FS più vicina e meglio servita è quella di Ariano Irpino (linee verso Benevento-Napoli-Roma e verso Foggia-Bari). Villamaina è raggiungibile anche attraverso autobus di autolinee pubbliche con numerose corse giornaliere (linea Grottaminarda-S. Angelo dei Lombardi). Distanza da Roma: Km 290 Distanza da Napoli: Km 110 Distanza da Avellino: Km 47 Distanza da Benevento: Km 46 Distanza da Bari: Km 182

7 ROCCA SAN FELICE Rocca San Felice è un comune italiano di 894 abitanti della provincia di Avellino in Campania. CENNI STORICI Dopo anni di lotta per contendersi il principato di Benevento, nell848, il re Ludovico, figlio dellimperatore di Germania Lotario, impose un accordo che prevedeva la divisione delloriginario principato in due: quello di Benevento e quello di Salerno. I confini dei due principati, in questo luogo, furono segnati dal fiume Fredane. Per controllare quel tratto di confine il principe di Salerno fece costruire le fortezze di Monticchio dei L. e di Guardia dei L., mentre quello di Benevento fece costruire le fortezze di S. Angelo a Pesco (oggi Pescone) e di Rocca S. Felice. In quest'ultima inizialmente abitarono i soldati e il torrione fu la dimora del capitano. Ben presto trovarono rifugio e protezione sotto la roccaforte i contadini che vivevano a Santa Felicita e alla Mefite Le capanne di questi contadini, unitamente alla fortezza, costituirono il primo nucleo abitato di Rocca S. Felice. Come arrivare a Rocca San Felice In auto Per raggiungere Rocca San Felice è necessario percorrere l'A16 Napoli-Bari, uscire ad Avellino est per poi proseguire per la SS Ofantina in direzione di Montella-Lioni. La distanza da Napoli è di 98 km. In aereo L'aeroporto più vicino è Napoli Capodichino.

8 GESUALDO Gesualdo è un comune italiano di abitanti della provincia di Avellino in Campania. CENNI STORICI Di una prima Gesualdo arcaica, « stazione preistorica » di primo piano nella Valle del Fredane rimangono armi e resti umani rinvenuti sul posto e conservati nel Museo Archeologico di Napoli ed altrove. Una seconda Gesualdo oggi può essere individuata in quella famosa Cisauna, che viene menzionata negli « elogia » degli Scipione, precisamente alla Quarta iscrizione sepolcrale relativa a Scipione Barbato (284 a.C.). Terza infine è la Gesualdo longobarda, fondata nell´anno 650 dall´omonimo cavaliere e guerriero distintosi durante l´assedio di Pavia, che venuto dal Nord qui eresse il primitivocastello, all´epoca merlato, e che quindici anni dopo, di nuovo impegnato in guerra, fatto prigioniero, si immolò eroicamente, mentre correva in aiuto di Grimoaldo a Benevento, assediata dalle truppe dell´imperatore Costante. Gesualdo, all´epoca dei Franchi, fu beneficiaria del trattato di Kiersy (877), sicché il capitolare carisiacum decretò il diritto dinastico ereditario. Guglielmo I dei Normanni, nel 1078 riprese l´autonomia da Benevento, giacché i duchi Gesualdo ne erano stati precedentemente esautorati. Sotto gli Svevi eccelsero i Conti Falcone, Nicola e Bartolomeo Gesualdo. Più famoso dei tre è certamente Falcone, che ha il merito di aver trafugato la salma dello sventurato Manfredi ed anche per questo pagò con la vita la sua fedeltà agli Svevi. Tra i letterati del XV sec. si distinse il celebre critico Giovanni Andrea da Gesualdo, che, poi, passò alla corte di Maria de Cardona, castellana mecenate in Avellino. Durante le guerre franche-spagnuole Gesualdo seguì sorti alterne subendo gravi danni morali e materiali. Nel 1428 con i Filangieri si ingrandisce il feudo di Gesualdo con l´annessione di molte « terre » limitrofe. Nel 1460, per rivendicarsi dell´infedeltà dei feudatari, Ferdinando I fa spogliare il Castello di Gesualdo. Nel 1466 la « Piana di S. Filippo », presso l´abitato, è teatro di un´aspra battaglia della guerra franco-spagnuola. Il conte di Gesualdo partecipa nel 1495 alla battaglia di Fornivo e col trattato di Blois del 1505 riprende la politica espansionistica del feudo gesualdino. In pieno sec. XVI, per l´esattezza il 1560, la nascita di Carlo Gesualdo rappresenta una data memorabile anche per Gesualdo, giacché il Principe, all´età di 30 anni, doveva trascorrere qui il resto della sua vita. Il noto compositore, in arte Gesualdo da Venosa, creò, infatti, nella nostra cittadina la maggior parte dei suoi celeberrimi madrigali a 5 voci, ben 110 negli anni dal 1594 al 1611, istallando apposita tipografia nel castello, trasformato da lui in palazzo signorile, e scrisse inoltre due libri di mottetti ed uno di responsori, mentre altri madrigali (questi a 6 voci ) per interessamento di Muzio Efrem videro la luce postumi nel Nicolò Ludovisio, nipote di Alessandro, Papa col nome di Gregorio XV, sposò Isabella Gesualdo, nipote di Carlo e, poiché l´erede maschio "Emmanuello" (Emanuele) morì prematuramente, divenne il nuovo feudatario. Ludovisio si risposò, imparentandosi con i Pamphili, governò saggiamente e colto mecenate si fece promotore della costruzione di numeroseChiese, che fece affrescare da pittori celebri e dotò di reliquie e preziosi. Cillo Palermo, poeta gesualdino, fu alla sua corte, nato contadino della zona « Volpito », è quasi certamente il suggeritore, se non l´autore del testo affidato all´angelo nella sacra rappresentazione del «Volo dell´Angelo», che annualmente ancora si ripete in occasione delle festività di S. Vincenzo Ferreri (ultima domenica di agosto).. Domenico Gesualdo nel 1704 riottiene il titolo di Principe e per decreto di Carlo III nell´anno 1753 Gesualdo diviene CITTA´. Nel 1758 la Chiesa del Rosario viene dichiarata monumento nazionale e il 10 giugno 1772 il feudo di Gesualdo viene venduto a Giuseppe Caracciolo, Principe di Torella. Il castello disabitato ed incustodito nel 1779 viene saccheggiato da cima a fondo. Col sec. XVIII la storia cittadina manda più ombre che luci e con i secoli successivi, dopo l´unità d´Italia, essa si fonda con la nostra patria. Gravi danni ai monumenti gesualdini, solo parzialmente sanati, sono stati inferti dai numerosi terremoti, in special modo da quello del 1980, da cui faticosamente la comunità si è risollevata. castelloCastelloCarlo GesualdocastelloChiese«Volo dell´Angelo»Chiesa del RosarioIl castello Come arrivare a Gesualdo In auto Gesualdo dista appena 10 km dall'uscita del casello di Grottaminarda, situato al Km.81 dell'Autostrada A16 Napoli-Bari. In alternativa all'autostrada il Comune è raggiungibile mediante la Strada Statale n.303 e un breve tratto della SS428. In treno La stazione ferroviaria più vicina è quella di Ariano Irpino, distante 25 Km, sulla linea Benevento- Foggia. In autobus Gesualdo è ben collegato con il capoluogo Avellino da cui dista circa 40 Km con diverse corse giornaliere dirette e indirette con coincidenza a Grottaminarda.

9 FONTANAROSA Fontanarosa è un comune italiano di abitanti della provincia di Avellino in Campania. CENNI STORICI Ecco una cittadina irpina che sorta su un terreno mosso e collinoso (Altitudine 480 Mt. S/m e una superficie territoriale di Kmq. 16,75) non si è lasciata frazionare dai contorcimenti della natura. Essa si presenta compatta nelle case e saldamente articolata nelle vie, che ruotano intorno ad una bella piazza, una volta centrata da un tiglio tozzo e oppresso da una cupola di verde. Alcune vie scoscendono a precipizio, ma la statica è sicura è sorretta dalla struttura pietrosa del terreno e della sapienza costruttiva degli abitanti (circa 4000). La cittadina ha una unità architettonica che si impone subito, nel decoro esteriore e nella dignità delle sue linee. Forse le leggi dellarmonia e delle proporzioni sono state tratte dal paesaggio mirabile che a forma di conca vastissima si dispiega dolcemente sotto lo sguardo di Fontanarosa, fino allorizzonte delimitato dalle montagne evanescenti dellAppennino. La cittadinanza si adagia su di un colle pingue di vigne e di oliveti e la sua ben nota costrutta robustezza si affina solo nella leggiadria del nome. Oltre la leggenda che si parla di una fontana che sarebbe esistita anticamente in un gran roseto e appartenente ad una tale Rosa, chi ci dirà con certezza lorigine di questo nome? Anche la sua fondazione è incerta e chi spinge fino alla superstite popolazione dellantica Eclano distrutta nel 662 per opera dellImperatore Greco Costante II°, non può spiegare i secoli di silenzio in cui la località sarebbe rimasta avvolta, fino a quando i Normanni non ci hanno dato una più sicura testimonianza della sua origine. Infatti gli scarsi avanzi di un cartello normanno segnano lorigine di Fontanarosa. Qui, più precisamente in località Fiumara, furono rivenuti armi ed utensili delletà della pietra in un sepolcreto. Nel 987 Fontanarosa fu distrutta da un orribile terremoto in cui perirono quasi tutti gli abitanti. La sua storia feudale è scarsa di rilievo, il paese nel sec. XIII fu feudo di una famiglia che ha il suo stesso nome e poi viene assorbita da quella più prestigiosa della contea dei Gesualdo, da cui passò ai Principi di Piombino, ai Ludovisio e poi ai Tocco, principi di Montemiletto e infine ai Cantelmo Stuart che furono gli ultimi feudatari. Ma le croniche in mancanza di meglio, ci tramandano fatti di contenuto religioso che danno subito sviluppo e rinomanza a Fontanarosa, quando cioè fu rinvenuta in un pozzo del luogo la statua in terracotta della SS. Vergine. La statua fu nascosta per sottrarla alla furia persecuzione degli Iconoclasti che addolorano la Chiesa per ben 116 anni ( ) e sarebbe rimasta così seppellita se una pastorella, guidata dallapparizione della Vergine, non avesse additato agli abitanti del luogo il ricettacolo dove si conservava la sacra Icone. Nella vicinanza del pozzo, da cui scaturiva unacqua che apparve subito portentosa per la salute dei fedeli fu in breve costruita una cappella, la quale, successivamente ampliata (1731), assume le proporzioni notevoli dellattuale chiesa, detta appunto di Maria Santissima della Misericordia o del Pozzo. E un Santuario fastosamente decorato, ricco di doni votivi e di preziosi paramenti sacri, con altari di marmo pregevole e dipinti di sicuro valore artistico, come un trittico in legno colorato e dorato del sec. XVII, dono del Principe Carlo Gesualdo e un quadro della Vergine con bambino che dona il giglio a S. Antonio, appartenente alla scuola di Luca Giordano. Come arrivare a Fontanarosa In auto Il Comune dista 11 km dall'autostrada Napoli - Bari, con uscita al casello di Grottaminarda proseguendo per la S.S.164. In treno La stazione FS più vicina è quella di Luogosano, sulla linea Avellino -Rocchetta Sant'Antonio, con collegamenti per Avellino e per Grottaminarda. In autobus Il comune è raggiungibile anche mediante autobus di autolinee Fontanarosa -Avellino, con collegamenti per Avellino (5 corse giornaliere nel periodo estivo e 11 corse giornaliere nel periodo invernale ) o per Grottaminarda (6 corse giornaliere nel periodo estivo e 13 corse giornaliere nel periodo invernale).


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