La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Breve premessa su soggetti e operazioni sottoposti al d.lgs 231/2007; Definizioni di riciclaggio art. 2 d.lgs 231/2007 e dir. 2005/60/CE; artt. 648 c.p.,

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Breve premessa su soggetti e operazioni sottoposti al d.lgs 231/2007; Definizioni di riciclaggio art. 2 d.lgs 231/2007 e dir. 2005/60/CE; artt. 648 c.p.,"— Transcript della presentazione:

1

2 Breve premessa su soggetti e operazioni sottoposti al d.lgs 231/2007; Definizioni di riciclaggio art. 2 d.lgs 231/2007 e dir. 2005/60/CE; artt. 648 c.p., 648 bis c.p., 648 ter c.p. ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita, sintetica descrizione delle fattispecie normative; La segnalazione dei reati tributari cui al D.lgs. 74/2000;

3 Segnalazione e segreto professionale art. 200 c.p.p. e 622 c.p., art. 41 c. 6^ d.lgs.; Esclusione dellobbligo di segnalazione ex art. 12 c. 2^ D.lgs. 231/2007; Riservatezza delle informazioni, privacy e antiriciclaggio, art. 45 D.lgs. 231/2007; Sanzioni amministrative e penali; Iter per lapplicazione delle sanzioni e ricorsi.

4 Ai sensi dellart. 12 sono soggetti alla normativa antiriciclaggio: Iscritti allalbo dei dottori commercialisti ed esperti contabili; Iscritti nel registro dei revisori contabili; Iscritti allalbo dei consulenti del lavoro: Notai ed avvocati, nella realizzazione di operazioni riguardanti: - il trasferimento a qualsiasi titolo di diritti reali su beni immobili o attività economiche; - la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni; - l'apertura o la gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli; - l'organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all'amministrazione di società; - la costituzione, la gestione o l'amministrazione di società, enti, trust o soggetti giuridici analoghi.

5 Gli avvocati in particolare sono tenuti ad identificare il cliente qualora la prestazione professionale fornita abbia oggetto mezzi di pagamento, beni o utilità il cui valore anche se si tratta di operazioni frazionate, sia superiore a euro, ovvero sia indeterminato o indeterminabile, oppure salvo il caso di sospetto di attività di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo. Le attività di valore indeterminato o indeterminabile che non comportano obbligo di adeguata verifica sono: Docenze a corsi o convegni; Redazione e trasmissione delle dichiarazioni dei redditi; Tenuta della contabilità; Funzioni di revisore, sindaco, componente di organo di controllo in società sottoposta a antiriciclaggio; Attività svolte dal professionista su incarico dellautorità giudiziaria (incarico di curatore, commissario giudiziale e commissario liquidatore nelle procedure concorsuali, giudiziarie e amministrative e nelle procedure di amministrazione straordinaria nonché incarico di ausiliario del giudice, di amministratore e di liquidatore nelle procedure concorsuali, Incarico di custode giudiziale, stime giurate su incarico giudiziale) Vendita di beni mobili registrati o di beni immobili entro i euro; Recupero crediti entro i euro; Mediazione l. 69/2009; Pareri giuridici; Perizie e consulenze tecniche (salvo attività determinata o determinabile finalizzata a obiettivo di natura finanziaria o patrimoniale); Adempimenti in materia del personale (consulenti del lavoro)

6 Costituiscono riciclaggio ai sensi dellart. 2 del d.lgs 231/2007 le seguenti azioni : - La conversione o il trasferimento di beni essendo a conoscenza della provenienza illecita; - Loccultamento o la dissimulazione della reale natura dei beni di origine criminosa; - Lacquisto, la detenzione, lutilizzazione dei predetti beni; - La mera partecipazione, lassociazione, il tentativo, listigazione, lagevolazione alla commissione di uno di questi atti. La previsione cui allart. 2 del d.lgs 231/2007 in recepimento della direttiva 2005/60/CE non sostituisce le fattispecie penali previste dal Codice ma fornisce una definizione uniforme di riciclaggio a livello dellUnione Europea. Il Codice Rocco disciplina le attività volte a nascondere lesistenza, la fonte, lutilizzo di redditi illegali attraverso tre fattispecie: - art. 648 c.p. Ricettazione; - art. 648 bis c.p. Riciclaggio; - art. 648 ter c.p. Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

7 Rilevano inoltre condotte criminose di: _ concorso materiale o morale di persone nel reato, 110 c.p.; - associazione per delinquere qualora, ex art. 416 c.p., tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti. Da segnalare poi la possibile configurabilità di responsabilità per: _ il delitto di favoreggiamento personale ex art. 378 c.p. che punisce chi in seguito alla commissione di un delitto da parte di terzi, dia supporto ai responsabili affinché eludano le investigazioni ovvero si sottraggano alle ricerche dell'Autorità; - la ipotizzabilità del delitto di favoreggiamento reale ai sensi dellart. 379 c.p. che persegue colui che, pur essendo estraneo al reato commesso da altri, presti il proprio aiuto perché venga assicurato il profitto o, in generale, i benefici per cui il reato è stato posto in essere. Sebbene gli esercenti le libere professioni, quali il commercialista, lavvocato e il notaio, fatichino a immedesimarsi in questo duplice ruolo di fiduciari del cliente e di collaboratori dellapparato giudiziario, sotto il profilo dellautotutela, ladempimento agli obblighi dellantiriciclaggio consente di evitare possibili coimputazioni nei reati commessi dagli assistiti a titolo concorsuale o per favoreggiamento.

8 Le fattispecie codicistiche si indirizzano a chiunque sia lautore del reato, mentre la previsione cui allart. 2 del d.lgs. 231/2007 definisce lattività di riciclaggio ad uso degli specifici soggetti investiti dallordinamento di obblighi di collaborazione attiva nel contrasto del fenomeno del riciclaggio. Il riciclaggio ex art. 648 bis c.p. Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l'identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro a euro La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell'esercizio di un'attività professionale. La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita le pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.

9 A differenza delle ipotesi cui allart. 2 del citato d.lgs. 231/2007 lart. 648 bis c.p. individua quale reato presupposto un delitto non colposo mentre nella normativa speciale si parla più genericamente di azioni. Potranno quindi integrare proventi meritevoli di segnalazione ex art. 2 anche quelli derivanti da ipotesi contravvenzionali, quali ad es. il gioco dazzardo o lesercizio abusivo di giochi non dazzardo ex art. 718 c.p. Il più ampio margine di discrezionalità lasciato a coloro sui quali incombono gli obblighi di segnalazione ex art. 41 del d.lgs 231/2007 è accompagnato dalla previsione di legittimità di segnalazioni fondate su sospetti circa la liceità delloperazione effettuate in buona fede, che non colliderebbero quindi con i presidi deontologici volti a garantire il cliente nellesecuzione del mandato conferito al professionista. Si segnala che il dubbio circa lorigine illecita dei beni può fare sorgere la responsabilità come afferma la giurisprudenza penale. Lincauto acquisto è perseguibile per colpa.

10 Altra importante differenza si rileva nella mancata riproposizione nellart. 2 del d.lgs 231/2007 della clausola di riserva presente nellincipit dellart. 648 bis che esclude dalla applicabilità del delitto in discorso i casi di autoriciclaggio, poiché lautore o il concorrente del reato presupposto commettono un post-factum non punibile per il Codice Penale vigente. Nella definizione cui allart. 2 è inclusa anche lipotesi in cui lattività di riciclaggio sia posta in essere dal colpevole del reato presupposto, data linnegabile sussistenza della conoscenza della provenienza illecita dei beni. La perseguibilità di condotte partecipative, a mente dellart. 2 del citato decreto, è infine sovrapponibile a quanto stabilito ai sensi dellart. 110 c.p. in tema di responsabilità concorsuale, estendendosi però la possibilità di applicazione anche al semplice consiglio. Costituiscono presupposto del riciclaggio per il d.lgs 231/2007 anche attività illegali che hanno generato beni da riciclare svoltesi allestero, sia in uno stato UE che in un Paese terzo.

11 La più ampia efficacia della previsione cui allart. 2 deriva anche dallampiezza della portata del termine dissimulazione in riferimento alla provenienza illecita dei beni che può connotare una molteplicità di condotte equivalenti sotto il profilo del risultato. In particolare sotto il profilo della dissimulazione rilevano le condotte ditrasferimento di beni ad altro soggetto ad esempio di immobili o titoli, ovvero mutamenti di intestazione, anche fittizi. Si segnala a tale ultimo riguarda la previsione cui allart. 12 quinquies del d.l. n. 306/1992 che persegue il trasferimento fraudolento di valori, consistente nel fittizio conferimento a terzi della signoria sui proventi di reato. La responsabilità del professionista che presti la propria attività professionale alla realizzazione di una dissimulazione mediante interposizione fittizia sarebbe integrata sia per quanto disposto dallart. 2 del d.lgs 231/2007 sia come concorrente ex art. 110 c.p., rispetto al delitto cui allart. 12 quinquies del d.l. n. 306/1992. E prevista per questultima ipotesi delittuosa la sanzione della reclusione da 2 a 6 anni.

12 La ricettazione ex art. 648 c.p. Fuori dei casi di concorso nel reato, chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da euro 516 a euro La differenza tra riciclaggio e ricettazione consiste nel fatto che il riciclaggio richiede un quid pluris rispetto la ricettazione che persegue penalmente il solo possesso del bene di illecita provenienza. Ad esempio commetterà ricettazione colui che metta in contatto acquirente e venditore di un bene proveniente da delitto, mentre risponderà di concorso in riciclaggio colui che intervenga materialmente nel trasferimento del bene. Il riciclaggio richiede unattività di alterazione o manipolazione del bene che, a mente del citato art. 2 del d.lgs 231/2007 conduce ad una dissimulazione delle origini criminose dello stesso attraverso la sua sostituzione, trasferimento o altre operazioni. Lipotesi di ricettazione è ricompresa nellalveo dellart. 2 sotto il profilo dellacquisto, detenzione, utilizzazione dei beni di origine illecita, però la norma penale richiede il dolo specifico e il fine di profitto.

13 Al di fuori delle ipotesi cui agli artt. 648 e 648 bis c.p. il nostro legislatore persegue penalmente con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro a , ai sensi dellart. 648 ter c.p. chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto. La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell'esercizio di un'attività professionale. E sanzionato quindi il reimpiego dei proventi di reato in attività economiche o finanziarie, rilevando anche il caso in cui tali beni o denari siano già stati riciclati. Anche detta ipotesi rientra nellalveo della disciplina cui allart. 2 del d.lgs 231/2007. E opportuno evidenziare il caso in cui il reimpiego in diverse operazioni finanziarie concerna denari provenienti da evasione fiscale. Ci si chiede quindi se sussista un obbligo di segnalazione in capo al professionista qualora questi abbia il sentore che linvestimento in determinate operazioni economiche vede come antefatto un delitto previsto dal d.lgs 74/2000. Si premette però che lobbligo di segnalazione ai sensi dellart. 41 del d.lgs 231/2007, da parte del professionista, concerne soltanto i casi in cui il predetto abbia il sospetto che loperazione celi la natura di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo sulla base di circostanze conosciute in ragione delle funzioni esercitate ed in base agli elementi a disposizione dei segnalanti, acquisiti nellambito dellattività svolta ovvero a seguito del conferimento di un carico.

14 ll D.lgs. n. 74/2000 contempla diverse fattispecie delittuose, di cui le prime quattro in materia di dichiarazione: art. 2: dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti; art. 3: dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, con soglia per imposta evasa superiore con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro trentamila e con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro trentamila e ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti ad imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, superiore al cinque per cento dellammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione o, comunque, superiore ad euro un milione art. 4: dichiarazione infedele, con soglia per imposta evasa superiore con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro cinquantamila e ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti ad imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, superiore al dieci per cento dellammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione o, comunque, superiore ad euro due milioni art. 5: omessa dichiarazione, con soglia per imposta evasa superiore con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro trentamila;

15 art. 8: emissione o rilascio di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti al fine di consentire a terzi levasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto; art. 10: occultamento o distruzione di documenti contabili; artt. 10 bis e 10 ter: omesso versamento o indebita compensazione, di ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata dai sostituti di imposta, oppure di IVA, con soglia di cinquantamila euro per periodo di imposta; art. 11: sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, con soglia per imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila. Prima di procedere alla segnalazione sarà necessario accertarsi della rilevanza penale del fatto presupposto. Ai sensi del D.lgs. n. 74/2000 sono punibili penalmente solo le violazioni concernenti l IVA e le imposte sui redditi, restando escluse le violazioni in materia di IRAP, e di imposte indirette. E necessario poi che per le fattispecie che prevedono una soglia di rilevanza questa sia integrata. Deve sussistere il dolo di evasione.

16 Relativamente alle ipotesi delittuose con previsione di soglie (artt. 3, 4, 5 dichiarazione fraudolenta con artifici, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, art. 11 sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte) in generale sarà opportuno evitare le segnalazioni quando linvestimento derivi da sospette elusioni fiscali in cui limponibile riferibile alla singola operazione sospettata non sia significativo rispetto alla massa rappresentata dallattività ordinaria del soggetto. Si rammenta poi che per i reati di infedele dichiarazione, omessa dichiarazione e frode fiscale (artt. 2, 3, 4, 5) si perfezionano con la presentazione della dichiarazione dei redditi. E pertanto da evitarsi, anche in questi casi, la segnalazione di sospette operazioni di riciclaggio in riferimento ad illeciti che non si sono ancora consumati. In merito allipotesi cui allart. 11, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, la cessione di beni al fine di sottrarli al Fisco pur integrando un reato tributario non costituisce unipotesi di riciclaggio di beni provenienti da illecito fiscale. Questo salvo il frangente in cui sussistano elementi che testimonino come i beni ceduti tramite atti fraudolenti o simulati costituiscano a loro volta la locupletazione derivante da altri e antecedenti reati fiscali. Solo in detta remota ipotesi potrebbe configurarsi unattività di riciclaggio con obbligo di segnalazione.

17 Ad ogni buon conto si rammenta ancora che ai sensi dellart. 41 del d.lgs 231/2007 il sospetto è desunto dalle caratteristiche, entità, natura dell'operazione o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell'attività svolta dal soggetto cui è riferita, in base agli elementi a disposizione dei segnalanti, acquisiti nell'ambito dell'attività svolta ovvero a seguito del conferimento di un incarico. La valutazione del professionista deve pertanto avvenire sulla base dei soli documenti che egli è tenuto a domandare per il corretto svolgimento delle proprie funzioni, senza dunque che possa configurarsi a suo carico un obbligo di investigazioni volte ad escludere lesistenza di reati fiscali, attività di controllo queste spettanti alle autorità fiscali. Rileveranno poi ai fini della costruzione del sospetto soltanto circostanze di fatto obiettive e fornite di riscontro, non mere supposizioni. Infine si ricorda che lopinabilità di della valutazione circa la natura elusiva di un dato comportamento è tale che la stessa Amministrazione finanziaria, prima di formalizzare la relativa contestazione è obbligata a chiedere chiarimenti per iscritto al contribuente, e non può riscuotere in via provvisoria imposte se non dopo la decisione di primo grado.

18 Tra le fattispecie tipologiche più ricorrenti emerse dallanalisi delle segnalazioni esaminate nella relazione del 2012 del Direttore dellUnità di Informazione Finanziaria sul tema Operazioni sospette di riciclaggio e reati fiscali si richiamano, a titolo esemplificativo quelle connesse con fenomeni di elusione ed evasione riguardanti: - conti intestati a imprese edili o di servizi, che ricevono bonifici o assegni e uso di contanti per pagare i dipendenti o per dirottare i fondi verso lestero; - commistioni tra conti dellimpresa e conti personali; quelle connesse con operazioni di scudo fiscale relative a utilizzi sospetti di somme scudate in passato; operazioni non coerenti col profilo soggettivo del segnalato, ritenuto un possibile prestanome. La casistica evidenzia poi pagamenti di fatture per operazioni inesistenti a società di comodo a fronte di prestazioni non effettuate e compensi per consulenze o pareri fittizi. Si è riscontrata infine una particolare correlazione tra casi di elusione/evasione fiscale e utilizzo di fondi neri per la corruzione. Le occasioni corruttive più frequenti e rilevanti sono legate alle gare di appalto, ai controlli fiscali, alle pratiche urbanistiche, alle commesse estere di beni e servizi forniti da società del settore pubblico.

19 Lart. 622 del Codice Penale prevede quanto segue: Rivelazione di segreto professionale Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino a un anno o con la multa da lire sessantamila a un milione. La pena è aggravata se il fatto è commesso da amministratori, direttori generali, sindaci o liquidatori o se è commesso da chi svolge la revisione contabile della società. Il delitto è punibile a querela della persona offesa. Lart. 200 del Codice di Procedura penale, prescrive che: non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto in ragione del proprio ministero, ufficio o professione, salvi i casi in cui hanno lobbligo di riferirne allautorità giudiziaria: gli avvocati, i consulenti tecnici e i notai; gli esercenti altri uffici o professioni ai quali la legge riconosce la facoltà di astenersi dal deporre determinata dal segreto professionale.

20 A mente dellart. 10 del D.M. Economia e Finanze del 3 febbraio 2006, n. 141 «gli obblighi di segnalazione di operazioni sospette non si applicano per le informazioni ricevute dal cliente o ottenute riguardo allo stesso nel corso: dell'esame della posizione giuridica del cliente dell'espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza del medesimo in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza sull'eventualità di intentare o evitare un procedimento, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso». La ratio di tale esenzione è giustificata dal rispetto del diritto di difesa garantito dall'art. 24 della nostra Carta Costituzionale per il cliente e, di riflesso, dall'esigenza di garantire il libero esercizio della professione e l'utilizzazione di tutte le possibili tecniche giuridiche per assicurare la giusta tutela agli interessi del cliente.

21 Ai sensi dellart. 41, 6^ c., d.lgs 231/2007, «le segnalazioni di operazioni sospette effettuate ai sensi e per gli effetti del presente capo, non costituiscono violazione degli obblighi di segretezza, del segreto professionale o di eventuali restrizioni alla comunicazione di informazioni imposte in sede contrattuale o da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative e, se poste in essere per le finalità ivi previste e in buona fede, non comportano responsabilità di alcun tipo». La norma, intesa nella sua interpretazione letterale, sul fronte della responsabilità del professionista in merito alla segnalazione di operazione sospetta inoltrata nei confronti del cliente, sembrerebbe non ammettere dubbi di alcun tipo vuol dire responsabilità di natura civile, penale, amministrativa, disciplinare, ecc. Questo, tuttavia, non può impedire che il cliente del professionista, che irritualmente venga a sapere che quest'ultimo lo ha segnalato, lo citi avanti al giudice civile per danni, ove ritenga che la segnalazione stessa sia ingiusta.

22 In ogni caso l'art. 622 c.p. esclude la punibilità nel caso in cui il segreto sia rivelato per giusta causa, ed il Codice Penale prevede, tra le scriminanti l'adempimento del dovere ex art. 51 c.p., il quale esclude la punibilità del soggetto agente quando il comportamento di quest'ultimo è posto in essere per adempiere ad un dovere imposto da norma giuridica. Ne consegue che, laddove la segnalazione avvenga nel rispetto delle disposizioni antiriciclaggio, non potrà sussistere, alcuna responsabilità per violazione del segreto professionale.

23 Per lavvocatura il Codice deontologico forense prevede delle disposizioni particolari in tema di segreto professionale e attività illecite poste in essere dal cliente. L'art. 9 del codice deontologico forense, che disciplina il dovere di segretezza e riservatezza dell'avvocato, al canone IV prevede espressamente che costituiscono eccezioni alla regola generale di mantenimento del segreto i casi nei quali la divulgazione sia necessaria, e tra questi si fa riferimento esplicito al caso in cui sia necessario impedire la commissione, da parte dello stesso assistito, di un reato di particolare gravità. Lart. 36, canone III del codice deontologico forense, che disciplina l'autonomia del rapporto dell'avvocato con la parte assistita, stabilisce poi che l'avvocato deve rifiutare la propria attività professionale allorquando dagli elementi conosciuti si possa fondatamente desumere che l'attività stessa sia finalizzata alla realizzazione di un'operazione illecita. Ciò significa, in buona sostanza, che l'avvocato deve rinunciare al mandato (o comunque deve rifiutarsi di accettarlo) nel caso in cui il proprio assistito sia intenzionato ad utilizzare l'attività professionale per la realizzazione di fini illeciti.

24 Sulla base di quanto sin qui esposto pare che per l'avvocato come per le altre libere professioni, caratterizzate da un duplice obbligo di fedeltà, tanto al cliente, quanto alla legge, non siano facilmente eludibili gli obblighi imposti dalle misure antiriciclaggio, fatto salvo il disposto cui allart. 12 c. 2^ del d.lgs 231/2007. Ciò in ragione anche del fatto che le prescrizioni in materia di antiriclaggio e soprattutto l'obbligo di segnalazione, non risultano essere confliggenti con il segreto professionale e con altri obblighi di natura deontologica.

25 - L'obbligo di segnalazione di operazioni sospette di cui all'articolo 41 non si applica ai soggetti indicati nelle lettere a), b) e c) del comma 1 cui allart. 12 del d.lgs. 231/2007 e ai sensi dellart periti commerciali, nell'albo dei dottori commercialisti e nell'albo dei consulenti del lavoro; - soggetti che rendono i servizi forniti da periti, consulenti; - soggetti che svolgono in maniera professionale attività in materia di contabilità e tributi; - i notai e gli avvocati; - società di revisione e revisori contabili per le informazioni che essi ricevono da un loro cliente o ottengono riguardo allo stesso, nel corso dell'esame della posizione giuridica del loro cliente o dell'espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza del medesimo in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza sull'eventualita' di intentare o evitare un procedimento, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso.

26 Lesclusione dallobbligo di segnalazione delle operazioni sospette è applicabile per estensione ai giudizi arbitrali o di risoluzione delle controversie (ADR) avanti gli organismi di conciliazione ed anche alle consulenze tecniche dufficio e di parte (CTU e CTP), anche se queste ultime, al contrario di arbitrati, conciliazioni e CTU devono essere registrate e assoggettate ad adeguata verifica della clientela. (Nota MEF n del ) Esemplificativamente per il commercialista rileverà lesenzione nei giudizi tributari, oltre che nel corso di giudizi arbitrali, ADR, CTU. E buona cautela impostare i pareri rilasciati nei casi di sospette operazioni astrattamente soggette a obbligo di segnalazione come parei finalizzati a evitare contenziosi ad esempio col Fisco.

27 Con il parere n. 62 del 24/10/2012 (Rel. Cons. Merli) il Consiglio Nazionale Forense ha chiarito che per gli avvocati non esiste obbligo di segnalazione ai sensi dellart. 41 del decreto con riferimento alle informazioni su eventuali operazioni sospette, attribuibili al proprio cliente, acquisite nel corso dellattività professionale prima, durante e dopo il procedimento giudiziario. La stessa esenzione dallobbligo di segnalazione previsto allart. 41, a parere del Consiglio Nazionale Forense si applica anche alle fattispecie di preliminare disamina della posizione giuridica del cliente e di valutazione della convenienza di intentare o evitare un procedimento, in quanto la norma (art. 12, comma 2) richiama singolarmente le diverse, possibili fasi nelle quali potrebbe estrinsecarsi lattività professionale richiesta. Non è vincolata, quindi, lesenzione alla necessaria esistenza di un procedimento giudiziario. Ad esempio la consulenza fornita da un legale in materia di rimpatrio di capitali dallestero, impostata nellottica della volontà di evitare al cliente controversie con lerario, nel rispetto della normativa vigente, sarebbe attività esclusa dagli obblighi di antiriciclaggio.

28 Ai sensi dellart. 45 del citato decreto, sotto la rubrica Tutela della riservatezza, i soggetti obbligati alla segnalazione delle operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo devono adottare adeguate misure per assicurare la massima riservatezza dell'identità delle persone che effettuano la segnalazione. A tal fine, gli atti e i documenti in cui sono indicate le generalità di tali soggetti sono custoditi sotto la diretta responsabilità del titolare dell'attività o del legale rappresentante o del loro delegato. Il professionista sarà considerato responsabile per i danni cagionati al cliente per effetto dello scorretto trattamento dei dati personali, salvo quanto previsto per le segnalazioni sospette. Ulteriore disposizione tendente ad una maggiore tutela del segnalante si rinviene al 4^ co. dell art. 45, secondo cui la trasmissione delle segnalazioni di operazioni sospette, le eventuali richieste di approfondimenti, nonché gli scambi di informazioni, attinenti alle operazioni sospette segnalate, tra la UIF, la Guardia di finanza, la DIA, le autorità di vigilanza e gli ordini professionali devono avvenire per via telematica, con modalità idonee a garantire la riferibilità della trasmissione dei dati ai soli soggetti interessati, nonché l'integrità delle informazioni trasmesse.

29 Il dovere di segnalazione può essere adempiuto rivolgendosi alla Unità di Informazione Finanziaria ovvero al proprio Ordine professionale ai sensi dellart. 43. Gli Ordini, una volta attivata la possibilità di ricezione delle segnalazioni, saranno tenuti a trasmetterle senza ritardo integralmente alla UIF, peraltro senza indicare il nominativo del segnalante. Quando linformativa sia stata data direttamente dal professionista allUIF, gli approfondimenti sulloperazione sospetta debbono essere compiuti adottando adeguate misure per garantire la riservatezza del segnalante (art. 45, comma 3, lett. c). Anche nelle ipotesi di denuncia o di rapporto ex artt. 331 e 347 c.p.p., il successivo 6° co. prevede che l'identità delle persone fisiche e dei soggetti comunque destinatari degli obblighi che hanno effettuato le segnalazioni, anche qualora sia conosciuta, non debba essere menzionata. Una deroga a tale previsione è prevista dal 7° co. dell'art. 45, poiché l'identità delle persone fisiche segnalanti potrà essere rivelata nel caso in cui l'autorità giudiziaria, con decreto motivato, lo ritenga indispensabile ai fini dell'accertamento dei reati per i quali si procede.

30 Riguardo tale deroga si invitano i potenziali segnalatori alla massima prudenza in quanto il termine Autorità giudiziaria'' comprende sia il giudice che il pubblico ministero, che stia procedendo per qualsiasi reato, anche diverso dai fenomeni di riciclaggio. Ed ancora, la motivazione'' del decreto può essere estremamente succinta, come lindispensabilità'' può essere soltanto affermata e non dimostrata. Ne consegue che il segnalante può venire ad essere sentito come persona informata sui fatti per illeciti che ben poco hanno a che vedere con il sospetto di riciclaggio segnalato. Si rammenta che il potere di elaborare e riferire allautorità giudiziaria la notizia di reato è riservata allUIF, e non è compito del professionista, come si evince non solo dallart. 47, comma 1, lett. d), ma ancor più chiaramente dalla norma che prevede la sanzione amministrativa e non quella penale a carico di chi omette di segnalare le operazioni sospette (art. 57, comma 1, lett. c). Non è configurabile infatti il reato di omessa denuncia ex art. 361 c.p. a carico del professionista perché egli non assume la qualifica di pubblico ufficiale nel momento in cui si manifestano indici di anomalia tali da integrare il sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo

31 Le attività di segnalazione e di identificazione e registrazione, costituiscono trattamento di dati protetti ai sensi dellart. 4 del d.lgs. 196/2003, pertanto nellinformativa sulla privacy rilasciata al cliente il professionista dovrà specificare che il trattamento dei dati verrà effettuato anche in ottemperanza agli obblighi in materia di antiriciclaggio. Gli incaricati al trattamento dei dati individuati ex art. 30 del d.lgs. 196/2003, dovranno operare sotto la responsabilità del titolare dellattività professionale. E necessario inoltre che vengano rispettate le misure di sicurezza minime previste dal Codice privacy

32 L art. 34 del d.lgs 196/2003 fornisce le prescrizioni inerenti al trattamento di dati personali effettuato con strumenti elettronici. Tale trattamento è consentito solo se sono adottate le seguenti misure minime: a) autenticazione informatica; b) adozione di procedure di gestione delle credenziali di autenticazione; c) utilizzazione di un sistema di autorizzazione; d) aggiornamento periodico dell'individuazione dell'ambito del trattamento consentito ai singoli incaricati e addetti alla gestione o alla manutenzione degli strumenti elettronici; e) protezione degli strumenti elettronici e dei dati rispetto a trattamenti illeciti di dati, ad accessi non consentiti e a determinati programmi informatici; f) adozione di procedure per la custodia di copie di sicurezza, il ripristino della disponibilità dei dati e dei sistemi; h) adozione di tecniche di cifratura o di codici identificativi per determinati trattamenti di dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale effettuati da organismi sanitari; L art. 35 disciplina il trattamento di dati personali effettuato senza l'ausilio di strumenti elettronici, consentito solo se sono adottate le seguenti misure minime: a) aggiornamento periodico dell'individuazione dell'ambito del trattamento consentito ai singoli incaricati o alle unità organizzative; b) previsione di procedure per un'idonea custodia di atti e documenti affidati agli incaricati per lo svolgimento dei relativi compiti; c) previsione di procedure per la conservazione di determinati atti in archivi ad accesso selezionato e disciplina delle modalità di accesso finalizzata all'identificazione degli incaricati.

33 Linosservanza dellobbligo di fornire al cliente linformativa sulla privacy comprensiva delle finalità legate alla normativa antiriciclaggio (Art. 13, D.Lgs. 196/2003) comporta una sanzione pecuniaria da euro a euro, aumentata dei 2/3, da a euro, in caso di dati sensibili o giudiziari.privacy Tale sanzione si può elevare fino al triplo in ragione delle condizioni economiche del contravventore.

34 I DOVERI DI INFORMATIVA art. 6 c. 6^ A norma dellart. 6, comma 6, lett. c), la UIF, sulla base delle segnalazioni ricevute, acquisisce ulteriori dati e informazioni presso i soggetti che hanno dato notizia di operazioni sospette e quindi anche presso i professionisti. La trasgressione dei doveri di informativa nei confronti della UIF costituisce illecito amministrativo (art 57, comma 5^) ma anche illecito penale (55 c. 3^). Quando sarà attivata presso gli Ordini la possibilità di ricevere le segnalazioni le informazioni saranno richieste allo stesso organo Collegiale e non al professionista (art. 45, comma 3, lett. b), con la conseguenza che lillecito amministrativo non sarà configurabile nel caso in cui lOrdine non possa fornire linformazione per inerzia o rifiuto delliscritto allAlbo, salvi i poteri sanzionatori deontologici. La segnalazione pervenuta alla UIF comporta che si formi direttamente in capo al professionista (art. 45, comma 3, lett. c), la responsabilità per lomessa comunicazione degli ulteriori dati richiesti, sanzionabile, anche in presenza della sola colpa,con la sanzione amministrativa pecuniaria da a euro. Se lomissione tuttavia dovesse essere integrata dalla mancata esibizione di uno specifico documento il soggetto non è passibile di sanzione in quanto la UIF non ha il potere di richiedere lesibizione o la trasmissione di documenti.

35 LOBBLIGO DI REGISTRAZIONE ex art. 37 e 38 Ove il professionista non adempia allobbligo di registrazione, questi può rispondere sia a titolo di illecito amministrativo, che a titolo di illecito penale per quanto si dirà poi. Lart. 57, comma 3, punisce lomessa istituzione del registro della clientela, cartaceo o informatico, con le sanzioni amministrative pecuniarie da a euro. La tenuta del registro cartaceo consente tre giorni di margine rispetto alla richiesta di esibizione dello stesso (art. 38 c. 4^.) Determinano lirrogabilità della sanzione anche: - la compilazione del registro in modo tale da non consentire un adeguato controllo da parte della UIF o delle autorità di polizia; - la tenuta del registro in difetto delle prescritte formalità cui all. art. 38 c. 3^, quali lomessa numerazione, la mancanza delle sigle o dellindicazione del numero delle pagine; Lomessa tenuta del registro unico informatico ex art. 37 è sanzionata pecuniariamente da a euro per i soggetti cui agli artt. 11, intermediari finanziari, revisori, società di revisione, altri soggetti specificatamente indicati.

36 LA SOSPENSIONE CAUTELARE DELLE OPERAZIONI ex art. 6 c. 7^ La mancata ottemperanza allordine della UIF di sospensione dellesecuzione di unoperazione per un massimo di cinque giorni lavorativi (art. 6 c. 7^) configura lillecito previsto dallart. 57, comma 1 punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da a euro. La misura cautelare amministrativa prescinde dalla intervenuta segnalazione e può provenire dallA.G. o dagli organi investigativi. In base alla stessa ratio il professionista ha il dovere di astenersi dal compiere loperazione fino a quando non ha effettuato la segnalazione (art. 41, comma 5), ma linosservanza di questa norma non comporta alcuna conseguenza sanzionatoria.

37 LOBBLIGO DI SEGNALAZIONE ex art. 41 Lomessa segnalazione delle operazioni sospette è sanzionata solo in via amminstrativa dallart. 57, comma 4. Tuttavia è presente clausola di riserva in cui si fa salva lipotesi che il fatto costituisca reato. Si fa cioè riferimento al caso in cui si possano ritenere sussistenti gli elementi costitutivi di - concorso in riciclaggio, qualora la condotta del professionista abbia agevolato la commissione del crimine, o rafforzato la determinazione del reo nel commetterlo; - favoreggiamento del cliente. Tali ipotesi si verificano quando unoperazione non segnalata alla UIF, sia stata posta in essere nella consapevolezza della provenienza illecita di denaro o beni sottoposti a conversione, trasferimento o altre operazioni dissimulatorie della loro natura criminosa, e/o al fine di consentire al cliente di assicurarsi il profitto del reato. Al di fuori del concorso nel reato e del favoreggiamento lomissione della segnalazione è punita con la sanzione pecuniaria dall1% al 40% dellimporto delloperazione non comunicata. Nei casi più gravi è applicata anche la sanzione accessoria della pubblicazione del decreto sanzionatorio su almeno due quotidiani a diffusione nazionale, di cui almeno uno economico

38 LE SANZIONI PENALI sono tutelati da sanzioni criminali: - il dovere di adeguata verifica della clientela; - lobbligo di registrazione. Si rammenta che gli obblighi di adeguata verifica della clientela e gli obblighi di registrazione non sussistono in relazione allo svolgimento della mera attività di redazione e/o di trasmissione delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali e degli adempimenti in materia di amministrazione del personale per i consulenti del lavoro. Ladeguata verifica della clientela devessere effettuata per operazioni superiori ai euro o per operazioni di valore indeterminato o indeterminabile salvo le esclusioni esplicitate dalla norma tra cui i pareri giuridici pro veritate. Su un piano diverso vengono poi protetti dalle norme penali: - linteresse alla effettività dei controlli sulla natura delle operazioni; - linteresse al segreto sulla pendenza di accertamenti in relazione alle operazioni sospette segnalate.

39 LOBBLIGO DI IDENTIFICAZIONE ex art. 18 La violazione dellobbligo di identificare il cliente secondo quanto prescritto dallart. 18, comma 1, lett. a) e b) configura il delitto previsto dallart. 54, comma 1, punito con la multa da a euro. Lelemento soggettivo richiesto dalla norma è il dolo che potrà ritenersi integrato ad esempio: - dalla assoluta mancanza di documenti identificativi presso lo studio del professionista; - dalla acquisizione di documenti manifestamente inidonei perché scaduti o ottenuti da una fonte inaffidabile o non indipendente. Una violazione meramente colposa dellobbligo di identificazione non comporta alcuna responsabilità. Costituisce ipotesi aggravata lavvalersi di mezzi fraudolenti per ostacolare lidentificazione del cliente. Un caso può consistere nellacquisizione di un documento di identità manifestamente falso (art. 55, comma 6). Lintegrazione dellaggravante determina il raddoppio della sanzione irrogabile.

40 LA DISSIMULAZIONE DEL CLIENTE DA PARTE DEL PROFESSIONISTA Più grave della precedente ipotesi è il reato di dissimulazione del cliente effettuata del professionista che compie una operazione in suo nome e per suo conto (art. 55, comma 2, in relazione allart. 12, comma 1, lett. c). Il fatto di reato si realizza quando colui che compie loperazione spende il proprio nome per nascondere lidentità di una terza persona che non vuole apparire. Lillecito sussiste quando il professionista - omette di indicare le generalità del mandante, - indica generalità false. E sempre necessario il dolo. La pena prevista è della reclusione da sei mesi a un anno congiuntamente alla multa da 500 a euro. Anche per questo delitto è prevista lapplicabilità della aggravante del mezzo fraudolento che comporta il raddoppio della pena (art. 55, comma 6).

41 OMESSA, TARDIVA, INCOMPLETA REGISTRAZIONE Il delitto di omessa, tardiva o incompleta registrazione dei dati identificativi e delle informazioni relative alloperazione è previsto dallart. 55, comma 4. Punisce la mancata ottemperanza di quanto prescritto dallart. 36 che stabilisce, fra laltro, lobbligo di procedere alla registrazione entro il termine di 30 giorni dalla operazione o dalla fine della prestazione professionale (art. 36 co. 3^). Il reato è punito con la multa da a euro. Si tratta di condotta diversa da quella configurata come illecito amministrativo ai sensi dellart. 57, comma 3, che, come si è visto, punisce la sola omessa tenuta del registro come documento cartaceo, ovvero la compilazione del registro in modo non conforme alle prescrizioni normative, ed è sanzionabile in base alla sola colpa. Lomessa registrazione prevista dallart. 55, comma 4, è invece punibile solo a titolo di dolo in quanto qualificata come delitto.

42 VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI INFORMAZIONE Un rapporto di complementarietà tra illecito amministrativo e illecito penale sussiste anche in materia di inosservanza del dovere di fornire informazioni alle autorità pubbliche investite a vario titolo di poteri di monitoraggio o di investigazione. Si è già ricordato più sopra che le violazioni degli obblighi informativi nei confronti della UIF sono punite con sanzione amministrativa (art. 57, co. 5). A norma dellart. 55, co. 3, è invece punito con larresto da sei mesi a tre anni e con lammenda da a euro lesecutore di una operazione che non fornisca informazioni sullo scopo e sulla natura della prestazione professionale o le fornisca false. La fattispecie penale è connotata da elementi specializzanti rispetto a quella amministrativa.

43 1. Linformativa rifiutata o fornita con contenuto inveritiero deve riguardare il profilo oggettivo del rapporto con il cliente, vale a dire deve investire dati come la causale, limporto, i mezzi di pagamento e la tipologia delloperazione (art. 18, comma 1, lett. c) e 36, comma 2, lett. b). Rimane quindi fuori il profilo soggettivo attinente alla identificazione del cliente. 2. Deve poi trattarsi di una informazione relativa ad una operazione già eseguita, e non semplicemente segnalata come sospetta, con conseguente astensione ex art. 41, comma Infine, la specificità e la rilevanza della informazione negata rendono evidente, nel silenzio legislativo circa lautorità che la abbia sollecitata, che il reato sussiste non solo quando la richiesta è stata fatta dalla UIF, ma anche nel caso in cui gli organi investigativi o lAutorità giudiziaria abbiano ordinato al professionista di chiarire il contenuto della prestazione professionale resa.

44 RIVELAZIONE ABUSIVA DELLA SEGNALAZIONE Il professionista che violi il segreto di ufficio posto a tutela della efficacia delle indagini, rilevando al cliente di aver segnalato loperazione (art. 46, co. 1^) o di aver ricevuto notizia del seguito che la sua segnalazione ha avuto, è punito, a norma dellart. 55, comma 8, con larresto da 6 mesi ad un anno o con lammenda da a euro, Sanzione applicabile sempre che non sussistano gli elementi costitutivi del reato di favoreggiamento. Trattandosi di contravvenzione punita con pena alternativa, è ammissibile loblazione a norma dellart. 162 bis c.p. che consente attraverso il pagamento di una somma corrispondente alla metà del massimo dellammenda prima dellapertura del dibattimento o del decreto di condanna lestinzione del reato. Non è perseguibile la rivelazione della segnalazione fatta a colleghi o colloboratori nellesercizio dellattività professionale ma detta informazione non deve essere poi comunicata a terzi.

45 1. Chiunque effettui un trasferimento di denaro contante, libretti di deposito bancari o postali o titoli a portatore tra soggetti diversi, con valore delloperazione, anche se frazionata, => a euro incorre nella sanzione pecuniaria dall1% al 40% dellimporto trasferito. E data la possibilità di oblazione art. 16 Legge 689/81 per importi fino a euro. 2. Chiunque emetta assegni bancari o postali per importi => di euro senza lindicazione del beneficiario o la clausola di non trasferibilità incorre nella sanzione pecuniaria dall1% al 40% dellimporto trasferito. E data la possibilità di oblazione art. 16 Legge 689/81 per importi fino a euro. 3. Chiunque emetta assegni bancari o postali a favore del traente girati a terzi anziché direttamente per lincasso a banche o Poste Italiane incorre nella sanzione pecuniaria dall1% al 40% dellimporto trasferito. 4. Chiunque emetta assegni circolari, vaglia postali e cambiari senza lindicazione del beneficiario o la clausola di non trasferibilità incorre nella sanzione pecuniaria dall1% al 40% dellimporto trasferito. E data la possibilità di oblazione art. 16 Legge 689/81 per importi fino a euro. 5. Chiunque sia in possesso di libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo => a euro incorre in sanzione pecuniaria dal 20% al 40% del saldo 6. Chiunque non estingua o riduca il saldo entro il 30/06/2009 dei libretti dei deposito al portatore incorre in sanzione pecuniaria dal 10% al 20% del saldo. 7. Chiunque non comunichi alla banca o a Poste Italiane Spa i dati identificativi del cessionario e la data di trasferimento dei libretti di deposito al portatore incorre nella sanzione pecuniaria dal 10% al 20% del saldo

46 Il professionista ha 30 giorni per effettuare la comunicazione al MEF delle infrazioni inerenti luso del contante o di assegni o di libretti al portatore. Per assegni bancari e circolari, libretti al portatore o titoli simili la comunicazione va effettuata dalla Banca o dalle Poste che ne effettuano lestinzione Le comunicazioni dei professionisti dovranno pervenire alle Ragionerie dello Stato per violazioni non oblazionabili superiori a euro. Tali comunicazioni non sono soggette a riservatezza. Sui professionisti incombe inoltre lobbligo di segnalare luso del contante pari o superiore a euro (D.L. 201/2011) alle Ragionerie dello Stato competenti per territorio.

47 Tutti i soggetti destinatari delle norme antiriciclaggio che omettono la comunicazione al MEF delle infrazioni relative alluso del denaro contante e di titoli al portatore di cui hanno avuto notizia (elencate nelle sette precedenti violazioni) incorrono nella sanzione pecuniaria dal 3% al 30% dellimporto delloperazione, del saldo del libretto ovvero del conto; Chiunque trasferisce denaro contante per importi => a euro effettuato per il tramite di Money transfer incorre in sanzione pecuniaria dal 20% al 40% dellimporto trasferito; Chiunque trasferisce denaro contante per importi => a e < a euro, per il tramite di Money transfer, senza documentazione incorre in sanzione pecuniaria dal 20% al 40% dellimporto trasferito; Chiunque apre in qualunque forma conti, o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia incorre in sanzione pecuniaria dal 20% al 40% del saldo Chiunque utilizzi in qualunque forma di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia aperti presso Stati esteri incorre in sanzione pecuniaria dal 10% al 40% del saldo

48 Viene sanzionato anche cliente che non fornisce idonee e corrette informazioni impedendo al professionista di adempiere agli obblighi di adeguata verifica. Commette un delitto (art. 55 c. 2^) sanzionato con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa da 500 a euro colui che impedendo lindividuazione del titolare effettivo delloperazione in quanto esecutore della stessa non fornisce le generalità del soggetto per il quale agisce, o le fornisce false. E illecito contravvenzionale (art. 55 c. 3^) il rifiuto di fornire da parte del cliente informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale, punito con laresto da sei mesi a tre anni e lammenda da a euro.

49 La Polizia Tributaria potrà intraprendere unispezione in materia di antiriciclaggio, previo rilascio di apposita delega agli specifici poteri di polizia valutaria da parte del Nucleo Speciale Polizia Valutaria competente. La circolare n del 19 marzo 2012 della Guardia di Finanza precisa che le operazioni di accesso devono avvenire a norma dellart. 52 del D.P.R. n. 633/1972: nel caso di locali adibiti sia ad abitazione che a professione, previa autorizzazione del P.M. e dietro ordine, riportato nel foglio di servizio, del Comandante del Reparto; nel caso di locali destinati allesercizio professionale, esse andranno eseguite in presenza del titolare dello studio o di un suo delegato, costituendo tale presenza requisito di legittimità degli atti conseguenti.

50 Lattività di accesso e ispezione potrà riguardare: la ricerca ed acquisizione di registri, documenti e scritture contabili attinenti alle operazioni oggetto di controllo/ antiriclaggio; lelenco anagrafico dei clienti e la data di conferimento dellincarico professionale; L elenco delle operazioni e delle prestazioni professionali,distinte per rilevanza di importi; i fascicoli dei clienti.

51 LA PROCEDURA PER LIRROGAZIONE DELLE SANZIONI AMMINISTRATIVE E LIMPUGNAZIONE Sul piano procedurale, va ricordato che la competenza ad irrogare le sanzioni amministrative è attribuita al Ministro dellEconomia e delle Finanze, che procede a norma delle disposizioni stabilite dalla l. 24 novembre 1981, n Resta comunque impregiudicato il potere degli Ordini professionali di applicare le sanzioni previste dai rispettivi ordinamenti. La legge n.689/81 con l'articolo 11, stabilisce i criteri per l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie che, testualmente recita: " Nella determinazione della sanzione amministrativa pecuniaria fissata dalla legge tra un limite minimo ed un limite massimo e nell'applicazione delle sanzioni accessorie facoltative, si ha riguardo alla gravità della violazione, all'opera svolta dall'agente per l'eliminazione o attenuazione delle conseguenze della violazione, alla personalità dellagente e alle sue condizioni economiche. E dato tuttavia registrarsi una prassi secondo cui viene applicata come sanzione pecuniaria circa il dieci per cento dell'ammontare delle operazioni evidenziato dal verbale di contestazione della Guardia di finanza all'atto del controllo a suo tempo svolto nei confronti del professionista o di altro soggetto.

52 Il pagamento in misura ridotta previsto dallart. 16 l. 689/81 E' ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa, o, se più favorevole, al doppio del minimo della sanzione edittale, oltre alle spese del procedimento, entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione si applica solo per le violazioni relative al divieto di uso di denaro contante e titoli al portatore ovvero di mancata apposizione della clausola di non trasferibilità, se obbligatoria il cui importo non sia superiore a euro. Il pagamento in misura ridotta non è esercitabile da chi si è già avvalso della medesima facoltà per altra violazione della stessa natura, il cui atto di contestazione sia stato ricevuto dall'interessato nei 365 giorni precedenti la ricezione dell'atto di contestazione concernente l'illecito per cui si procede.

53 La legge 689/81 prescrive che la violazione, quando è possibile, deve essere contestata immediatamente sia al trasgressore sia alla persona coobbligata in solido al pagamento della somma dovuta per la violazione stessa. Se non è stato possibile eseguire la contestazione immediata, gli estremi della violazione devono essere notificati agli interessati residenti nel territorio della Repubblica entro il termine di novanta giorni e a quelli residenti all'estero entro il termine di trecentosessanta giorni dall'accertamento. Il termine è interrotto ove lufficio ricevente la comunicazione sia costretto a chiedere ulteriori elementi al segnalante, in tal caso i termini ripartono dal momento della ricezione dei dati. Il mancato rispetto del termine prescritto comporta l'estinzione dell'obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione e la decadenza per l'amministrazione dal diritto di esigere la sanzione pecuniaria. Il soggetto che ha accertato la violazione antiriciclaggio deve inviare il relativo verbale al Ministero dellEconomia e delle Finanze (MEF) competente, come già detto, per l'irrogazione delle sanzioni. L'autore della violazione può entro trenta giorni (sessanta se residente all'estero) dalla contestazione del MEF o della GDF presentare memorie difensive e chiedere un'audizione personale.

54 Il Ministero dellEconomia e delle Finanze dopo aver sentito gli interessati che ne abbiano fatto richiesta ed analizzato i documenti inviati e gli scritti difensivi, se ritiene fondato l'accertamento circa la sussistenza dell'illecito emette il decreto con il quale irroga la sanzione pecuniaria e ne ingiunge il pagamento; altrimenti emette ordinanza motivata di archiviazione e la comunica all'organo che ha redatto il rapporto. Alla decretazione segue la notificazione del provvedimento sanzionatorio entro 5 anni dallavvenuta notifica della contestazione allautore della violazione. Competente per decidere dellopposizione allingiunzione di pagamento delle sanzioni è il Tribunale e non il Giudice di Pace, trattandosi di norme di tipo valutario. Il ricorso può essere presentato innanzi al Tribunale del luogo in cui è stata commessa la violazione entro 30 giorni dalla notificazione del decreto. Lappello può essere proposto entro 6 mesi dal deposito della sentenza o entro 30 giorni dalla notifica della stessa. Scaduti i termini per limpugnazione il provvedimento sanzionatorio diviene definitivo e entra in fase esecutiva.


Scaricare ppt "Breve premessa su soggetti e operazioni sottoposti al d.lgs 231/2007; Definizioni di riciclaggio art. 2 d.lgs 231/2007 e dir. 2005/60/CE; artt. 648 c.p.,"

Presentazioni simili


Annunci Google