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GLI INTERROGATIVI DELLA CRISI E LE RISPOSTE DEL MODELLO VENETO

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Presentazione sul tema: "GLI INTERROGATIVI DELLA CRISI E LE RISPOSTE DEL MODELLO VENETO"— Transcript della presentazione:

1 GLI INTERROGATIVI DELLA CRISI E LE RISPOSTE DEL MODELLO VENETO
GIORNATA DELL’ECONOMIA Paolo Feltrin Treviso, 6 maggio 2011

2 Il modello produttivo del Made in Italy
INDICE Il modello produttivo del Made in Italy La crisi economica: gli interrogativi iniziali e gli esiti reali Gli effetti della crisi sul mercato del lavoro: perché gli occupati non sono diminuiti come il Pil? Lo sviluppo futuro: attese e principali criticità 3 22 34 45

3 Il modello produttivo del Made in Italy
INDICE Il modello produttivo del Made in Italy La crisi economica: gli interrogativi iniziali e gli esiti reali Gli effetti della crisi sul mercato del lavoro: perché gli occupati non sono diminuiti come il Pil? Lo sviluppo futuro: attese e principali criticità 3 22 34 45

4 Lo sviluppo socio-economico del Veneto
IL MODELLO PRODUTTIVO DEL MADE IN ITALY: LO SVILUPPO DEL VENETO 4 Lo sviluppo socio-economico del Veneto La divisione territoriale che si delinea nell’ultimo trentennio non è una versione derivata da quella precedente, del secondo dopoguerra, ma una diversa. Lo sviluppo rapido del triangolo industriale negli anni del miracolo ha mutato i vantaggi comparati dei diversi territori e, esaurita la spinta del dopoguerra, al finire degli anni ‘70, il Veneto è risultato avvantaggiato: Ragioni storiche e geo-economiche: vie di comunicazione, capacità tecniche, esperienze industriali, organizzazione familiare (ma è la struttura della società che ha seguito quella della produzione); Ragioni macroeconomiche: apertura del sistema economico all’estero (ampliato il mercato del consumo), sviluppo a singhiozzo, legami economici con la Germania; Ragioni microeconomiche: organizzazione flessibile basata sulla piccola impresa e distretti industriali. Nel complesso: le radici del successo dello sviluppo economico della parte Nord Est e della dorsale adriatica sembrano più ambientali che storiche.

5 1980 Oggi Cresce l’occupazione Cresce il manifatturiero
IL MODELLO PRODUTTIVO DEL MADE IN ITALY: LO SVILUPPO DEL VENETO 1980 Oggi Cresce l’occupazione Cresce il manifatturiero Cresce il terziario legato al manifatturiero Nel nuovo secolo diminuisce la produttività  La crescita dell’occupazione è spinta dal basso costo del lavoro

6 IL MODELLO PRODUTTIVO DEL MADE IN ITALY:
L’EVOLUZIONE DEL SISTEMA PRODUTTIVO La ricchezza pro capite del Veneto cresce in tutto il periodo tranne nella fase di rilancio che va dal 2001 al La crescita media annua tra il 1995 e il 2008 è superiore all’1,5% nelle regioni del nord-est. Fonte: elaborazioni su dati Istat – Conti economici regionali e provinciali.

7 IL MODELLO PRODUTTIVO DEL MADE IN ITALY:
L’EVOLUZIONE DEL SISTEMA PRODUTTIVO La crescita della produttività risulta però molto più contenuta, specialmente dal Gli incrementi medi annui tra il 1995 e il 2008 si aggirano tra lo 0,2% e lo 0,5% in tutte le aree considerate. Nota: la produttività è calcolata come valore aggiunto su unità di lavoro. Fonte: elaborazioni su dati Istat – Conti economici regionali e provinciali.

8 IL MODELLO PRODUTTIVO DEL MADE IN ITALY:
LA CRESCITA DELL’OCCUPAZIONE L’incremento dell’occupazione è stato sostenuto, con tassi annui medi superiori all’1%. È questa che ha trainato la crescita del Pil nazionale e locale. Al 2005 l’indice è pari a 110 per il Veneto e 116 per Treviso Al 2008 l’indice è pari a 114 per il Veneto e 119 per Treviso Fonte: elaborazioni su dati Istat – Conti economici regionali e provinciali.

9 IL MODELLO PRODUTTIVO DEL MADE IN ITALY:
LO SVILUPPO DEL VENETO 9 Il costo del lavoro italiano è il quarto più basso nella UE-15, davanti a Spagna, Irlanda e Portogallo. Il periodo labour intensive sembra essere legato alla fase di moderazione salariale e agli accresciuti margini di flessibilità regolamentata del mercato del lavoro. Nota: I costi di retribuzione oraria includono (i) retribuzione oraria diretta e (ii) spese di assicurazione sociale e altre imposte sul lavoro. La retribuzione oraria diretta comprende tutti i pagamenti fatti direttamente al lavoratore, al lordo delle detrazioni sui salari di ogni tipo, costituito da: (a) pagamento per il tempo lavorato (tempo di base e di cottimo più i premi straordinari, i differenziali di turno, altri premi e bonus pagati regolarmente, e gli adeguamenti al costo della vita) e (b) altri diversi dal pagamento diretto (retribuzione per il tempo non lavorato: vacanze, assenze per malattia, stagionali o irregolari, bonus e altri compensi speciali, selezionati assegni sociali, e pagamenti in natura). Le spese di assicurazione sociale e di altre imposte a carico del datore di lavoro includono le spese per i programmi di assicurazione legalmente richiesti e contrattuali e piani a benefici privati (congedo di anzianità e pensioni di invalidità, assicurazione sanitaria, assicurazione garanzia del reddito e malattia, la vita e infortuni, infortuni sul lavoro e risarcimento malattia, assicurazione contro la disoccupazione, e gli assegni familiari) e, per alcuni paesi, (d) altre imposte sul lavoro. Le cifre di retribuzione oraria non includono tutte le voci di costo del lavoro. Reclutamento, formazione dei dipendenti, e gli impianti e servizi come mense e delle cliniche non sono inclusi poiché tale dato non è disponibile in molti paesi. Fonte: elaborazioni su dati U.S. Department of Labor, Bureau of Labor Statistics. ILO trends.

10 IL MODELLO PRODUTTIVO DEL MADE IN ITALY:
LA CRESCITA DELL’OCCUPAZIONE I tassi di occupazione sono continuamente cresciuti seguendo un andamento ciclico dettato dalle riforme del mercato del lavoro (1997-Treu e 2003-Biagi). Il Veneto, come Treviso, è passato da tassi inferiori al 60% nel 1993 a valori prossimi al 70% nel 2008. Fonte: elaborazioni su dati Istat – Ricostruzione serie storica per le ripartizioni e il Veneto dal 1993 al 2003 e Rcfl dal Interruzione della serie storica al per Treviso.

11 Dal 6% circa del 1993 si è passati al 3,5% del 2008.
IL MODELLO PRODUTTIVO DEL MADE IN ITALY: IL CALO DEI DISOCCUPATI Anche i tassi di disoccupazione sono andati progressivamente riducendosi. Dal 6% circa del 1993 si è passati al 3,5% del 2008. Fonte: elaborazioni su dati Istat – Ricostruzione serie storica per le ripartizioni e il Veneto dal 1993 al 2003 e Rcfl dal Interruzione della serie storica al per Treviso.

12 IL MODELLO PRODUTTIVO DEL MADE IN ITALY:
LA TERZIARIZZAZIONE DELL’ECONOMIA Nelle regioni del nord-est il terziario ha aumentato il suo peso, ma con una velocità ridotta rispetto al resto d’Italia. Ciò dipende dal fatto che servizi e manifatturiero sono legati. Fonte: elaborazioni su dati Istat- Conti economici regionali.

13 Lo sviluppo produttivo veneto
IL MODELLO PRODUTTIVO DEL MADE IN ITALY: L’EVOLUZIONE DEL SISTEMA PRODUTTIVO 13 Lo sviluppo produttivo veneto La tecnologia oggi adoperata dall’industria è caratterizzata: dalla frammentazione del processo produttivo in fasi e quindi dalla possibilità di localizzare in diverse aree geografiche la produzione; dall’indipendenza dalle materie prime e dalle fonti di energia; dal legame con il capitale tecnico, il segreto delle arti e la capacità del fare. Lo sviluppo dei distretti industriali e la sua teorizzazione ha fortemente e in modo opportuno sottolineato quest’aspetto: il distretto non è il risultato della disponibilità delle risorse naturali, ma della padronanza delle tecniche superiori e della migliore organizzazione della fabbrica, della capacità di ridisegnarne i confini, di sfruttare abilmente le economie di fase, crescendo attraverso una specializzazione molto spinta.

14 Il Made in Italy: le caratteristiche delle imprese del Veneto
IL MODELLO PRODUTTIVO DEL MADE IN ITALY: LE CARATTERISTICHE DEL MADE IN ITALY REGIONALE 14 Il Made in Italy: le caratteristiche delle imprese del Veneto Si utilizzano tecniche a basso consumo di energia e di materiali, si impiega molto lavoro. I prodotti dell’industria regionale mostrano, in anni recenti, un sempre maggior valore per unità di peso, segno inequivocabile di una corsa all’innalzamento della qualità. Sempre più questi beni incorporano un’elevata dose di conoscenza, di immaterialità. Va assunta l’ipotesi che molte imprese regionali sono parte di catene del valore più ampie, spesso globali. Alcune imprese sono leader e devono fronteggiare la concorrenza internazionale basata sulla delocalizzazione, attuata ben prima di quella cui assistiamo ora in Veneto; Molti gruppi internazionali hanno spinto i propri fornitori a spostarsi là dove i costi di produzione sono inferiori e la domanda si sviluppa più rapidamente. Oggi lo sviluppo internazionale mette in gioco la continuazione di quegli stessi vantaggi?

15 AUMENTO DELLA CRESCITA DIMENSIONALE DELLE AZIENDE
L’INTERNAZIONALIZZAZIONE E LA CRESCITA DELLE IMPRESE AVVENTO DELL’EURO APERTURA DEI MERCATI NUOVE TECNOLOGIE GLOBALIZZAZIONE La globalizzazione ha portato un incremento dell’export tra le aziende, in primis tra quelle venete che da sempre si sono caratterizzate per la loro apertura ai mercati esteri + EXPORT Per competere in maniera più efficace sui mercati, le aziende hanno dovuto rivedere le proprie strutture organizzative e crescere, facendo parte di filiere produttive internazionali AUMENTO DELLA CRESCITA DIMENSIONALE DELLE AZIENDE

16 L’INTERNAZIONALIZZAZIONE E LA CRESCITA DELLE IMPRESE:
L’APERTURA NEI CONFRONTI DELL’ESTERO A partire dai primi anni ’90 le esportazioni italiane crescono incessantemente e il trend di lungo periodo evidenzia tre fasi di maggior sviluppo: una prima dal 1991 al 1995, una seconda tra il 1999 e il 2001 e una terza tra 2003 ed il Sono le regioni del nord-est che mostrano una crescita più sostenuta, sia come tassi di crescita che come composizione percentuale. Fonte: elaborazioni su dati Istat.

17 L’INTERNAZIONALIZZAZIONE E LA CRESCITA DELLE IMPRESE:
L’APERTURA NEI CONFRONTI DELL’ESTERO Aumenta la quota di esportazioni verso i 12 Stati di nuova adesione dell’Unione Europea. A Treviso la quota passa dal 5,5% del 1993 al 13,1% del Cresce anche la quota di export verso i Paesi extra UE27 che dal 29,5% sale al 33,0% nel 2008. Fonte: elaborazioni su dati Istat.

18 L’INTERNAZIONALIZZAZIONE E LA CRESCITA DELLE IMPRESE:
LA DINAMICA DELLA DIMENSIONE MEDIA 18 La dimensione media d’impresa diminuisce nel tempo? In aggregato SI, ma è davvero così o ci sono dei fattori da tener conto? La media tende a nascondere alcune differenze: per esempio la diminuzione che si registra dipende da una crescita del terziario, tipicamente costituito da piccole imprese, o dal calo di grandi imprese industriali? Nota: i dati non comprendono il settore agricolo, le istituzioni pubbliche e non-profit. Fonte: elaborazioni su dati Censimenti Industria e Servizi 1971,1981,1991,2001; dati archivio Asia Imprese 2008. 18

19 L’INTERNAZIONALIZZAZIONE E LA CRESCITA DELLE IMPRESE:
LA DINAMICA DELLA DIMENSIONE MEDIA 19 Disaggregando per settore emerge che: sia nell’industria in senso stretto sia nei servizi le dimensioni medie crescono nel tempo. Al 2001 l’industria in senso stretto veneta ha una dimensione media superiore a quella italiana, con una tendenza alla crescita già da metà anni ’80. Nota: i dati non comprendono il settore agricolo, le istituzioni pubbliche e non-profit. Fonte: elaborazioni su dati Censimenti Industria e Servizi 1971,1981,1991,2001; dati archivio Asia Imprese 2008.

20 L’INTERNAZIONALIZZAZIONE E LA CRESCITA DELLE IMPRESE:
UN CONFRONTO TRA MODELLI DI CRESCITA DELLE IMPRESE MANIFATTURIERE 20 A Treviso, come in Veneto, la crescita dell’impresa manifatturiera è avvenuta in modo graduale, attraverso la media impresa. Nota: i dati non comprendono il settore agricolo, le istituzioni pubbliche e non-profit. Fonte: elaborazioni su dati Censimenti Industria e Servizi. 20

21 …e tale tendenza è proseguita anche in anni più recenti.
L’INTERNAZIONALIZZAZIONE E LA CRESCITA DELLE IMPRESE: UN CONFRONTO TRA MODELLI DI CRESCITA DELLE IMPRESE MANIFATTURIERE 21 …e tale tendenza è proseguita anche in anni più recenti. Nota: i dati non comprendono il settore agricolo, le istituzioni pubbliche e non-profit. Fonte: elaborazioni su dati Censimenti Industria e Servizi 1971,1981,1991,2001; dati archivio Asia Imprese 2008. 21

22 Il modello produttivo del Made in Italy
INDICE Il modello produttivo del Made in Italy La crisi economica: gli interrogativi iniziali e gli esiti reali Gli effetti della crisi sul mercato del lavoro: perché gli occupati non sono diminuiti come il Pil? Lo sviluppo futuro: attese e principali criticità 3 22 34 45

23 LA CRISI ECONOMICA: LA CRISI NON ERA PREVISTA La crisi non era attesa. Analisi e modelli previsivi hanno mostrato limiti importanti su cui è necessario interrogarsi. Nel corso del 2008 le stime sono state sì riviste al ribasso, ma, fino ad ottobre, molto lentamente. Fonte: elaborazioni su dati FMI.

24 All’inizio della crisi si ipotizzavano tre possibili scenari:
LA CRISI ECONOMICA: LE PRIME REAZIONI All’inizio della crisi si ipotizzavano tre possibili scenari: 1. Una grande depressione, come negli anni Trenta: Ipotesi da escludere - abbiamo imparato dalla storia. 2. Una lunga stagnazione, come in Giappone negli anni Novanta: Ipotesi improbabile - le reazioni di politica economica sono state ben più rapide in questa occasione. 3. Una breve recessione come è spesso accaduto nel recente passato: Ipotesi chiaramente plausibile anche se la recessione questa volta potrebbe essere più profonda.

25 Le prime reazioni di politica economica sono state:
LA CRISI ECONOMICA: LE PRIME REAZIONI Le prime reazioni di politica economica sono state: Ingenti iniezioni di liquidità, volte a far funzionare nuovamente i mercati monetari, e riduzione dei tassi di interesse; Prese di partecipazione da parte del settore pubblico nelle banche per facilitarne la ricapitalizzazione; Estensione delle garanzie sui depositi bancari per sostenere la fiducia; Riduzioni d'imposte e aumenti della spesa pubblica per alimentare la domanda. Fonte: OECD (Il Sole 24 Ore).

26 LA CRISI ECONOMICA: IL BILANCIO 26 Il 2009 segna la peggior flessione del Pil dal dopoguerra ad oggi per le maggiori economie avanzate: -2,6% per gli Stati Uniti, -4,1% per l’Area Euro. La crisi ha gravi conseguenze anche sul mercato del lavoro con bruschi cali occupazionali e un’ingente incremento dei tassi di disoccupazione. Nel 2010 si osserva un recupero parziale dell’attività e un ulteriore peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Nota: (a) si intende la variazione delle unità di lavoro. Fonte: per i Paesi esteri elaborazioni su dati Eurostat (aprile 2011); per l’Italia elaborazioni su dati Istat (per Pil e unità di lavoro conti economici nazionali del 1 marzo 2011; per tasso di disoccupazione dati RCFL del 1 aprile 2011). 26

27 LA CRISI ECONOMICA: IL RECUPERO DEI LIVELLI PRE-CRISI La risalita del Pil ai valori massimi assume velocità diverse per paese. Ad oggi Stati Uniti e Germania hanno praticamente recuperato tutta la perdita, l’Italia rimane fanalino di coda segnando la caduta peggiore e la ripresa più lenta. Nel IV trim gli Stati Uniti ritornano al livello pre-crisi (100,1%). Per la Germania l’indice del Pil raggiunge quota 98,6. Rispetto al punto di massimo, in Italia nel IV trim 2010 l’indice è pari a 94,7. Nota: l’indice è posto uguale a 100 nel punto di massimo del valore del Pil per ciascun Paese: per Italia è al III trim 2007, per Stati Uniti al IV trim e per gli altri paesi al I trim Fonte: elaborazioni su dati Eurostat (aprile 2011).

28 LA CRISI ECONOMICA: IL BILANCIO NAZIONALE Tra il 2008 ed il 2009 la recessione segna una caduta complessiva del Pil nazionale del -6,5%, di gran lunga la peggiore degli ultimi 50 anni. Dal 1960 si sono osservati 4 casi in cui il Pil italiano ha segnato una flessione: 1975, 1993, 2008 e 2009; mentre nel 2003 si è avuta crescita nulla. Nel 2010 il Pil nazionale ritorna a crescere dell’1,3% ad un ritmo inferiore agli anni pre-crisi. Nota: dati semidefinitivi al 2009 e dati provvisori al 2010. Fonte: elaborazioni su dati World Bank. Dati Istat (aprile 2011).

29 LA CRISI ECONOMICA: IL BILANCIO NAZIONALE 29 In termini di produzione industriale rispetto alle crisi precedenti quella attuale, iniziata nell’aprile 2008, risulta molto più veloce e con il picco negativo più profondo, raggiunto a marzo 2009 (12 mesi). La ripresa appare lenta e altalenante. febbraio 2011 Nota: ultimo dato disponibile febbraio 2011 (35o). Fonte: elaborazioni su dati Oecd e Istat.

30 LA CRISI ECONOMICA: IL BILANCIO NAZIONALE 30 Tanto la flessione quanto la risalita del Pil è legata alla dinamica dei flussi commerciali internazionali. La crisi ha sortito i suoi effetti anche sulla domanda interna indebolendo i consumi privati. Nota: valori concatenati al Dati semidefinitivi al 2009 e provvisori al 2010 Fonte: elaborazioni su dati Istat.

31 IL QUADRO CONGIUNTURALE NAZIONALE
LA RIPRESA DELLE ESPORTAZIONI 31 Nel IV trimestre del 2010 si è quasi completato il recupero dei livelli commerciali persi durante la crisi. Nota: (a) dati provvisori al 2010; (b) comprende anche le esportazioni da altre aree. Fonte: elaborazioni su dati Istat, Coeweb.

32 LA CRISI ECONOMICA: IL BILANCIO LOCALE 32 Il valore aggiunto provinciale ha subito una flessione del 7,5% nel (-6,4% in Veneto e -5,6% in Italia). Il 2010 appare come un anno positivo con un parziale recupero dei livelli produttivi: il valore aggiunto a Treviso è cresciuto dell’1,6%. Note: (a) valore aggiunto, consumi delle famiglie e importazioni ed esportazioni in valori concatenati al 2000; (b) ricchezza pro capite calcolata come valore aggiunto sulla popolazione media nell’anno di riferimento; (c) dati 2010 provvisori; (d) indagine Unioncamere nazionale e regionale sull’industria manifatturiera. Fonte: elaborazioni su dati Istat (conti economici nazionali 1 marzo 2011) e stime Greta per Veneto e Treviso (gennaio 2011).

33 LE PREVISIONI 33 Le forti incertezze future date da consistenti aumenti dei prezzi e dal graduale ritiro delle politiche fiscali e monetarie espansive (a cui si aggiungono le crisi libica e giapponese) preannunciano per il 2011 una crescita debole, in linea con il 2010 o leggermente inferiore. Il mercato del lavoro soffrirà ancora del mancato ritorno ai livelli produttivi pre crisi con la stagnazione dell’occupazione sui valori del 2010. Nota: (a) si intende la variazione delle unità di lavoro. Fonte: elaborazioni su dati FMI per il Pil e tasso di disoccupazione(aprile 2011); Commissione europea per i dati sul mercato del lavoro (novembre 2010); Ministero dell’Economia per i dati sull’occupazione per l’Italia; previsioni GRETA (modello GREM) per Veneto e Treviso. 33

34 Il modello produttivo del Made in Italy
INDICE Il modello produttivo del Made in Italy La crisi economica: gli interrogativi iniziali e gli esiti reali Gli effetti della crisi sul mercato del lavoro: perché gli occupati non sono diminuiti come il Pil? Lo sviluppo futuro: attese e principali criticità 3 22 34 45

35 GLI EFFETTI DELLA CRISI SUL MERCATO DEL LAVORO:
CONFRONTO CON LE CRISI PRECEDENTI 35 La crisi attuale si colloca in un contesto diverso rispetto a quello degli anni ’80 e ’90: minore disoccupazione e maggiore occupazione, questo permette un minore rischio di conflitti sociali. Nota: variazioni assolute rispetto al punto di massima: 1981 per il 1984; 1992 per il 1994 e 2008 per il 2010. Fonte: elaborazioni su dati FMI e Istat. 35

36 L’occupazione è calata meno del Pil.
GLI EFFETTI DELLA CRISI SUL MERCATO DEL LAVORO: L’OCCUPAZIONE CALA MENO DEL PIL 36 L’occupazione è calata meno del Pil. La flessione degli occupati è stata meno intensa rispetto a quella delle unità di lavoro equivalenti grazie al massiccio ricorso alla cassa integrazione. Nota: dati destagionalizzati riferiti ad occupati e unità di lavoro. Fonte: elaborazioni su dati Istat . 36

37 GLI EFFETTI DELLA CRISI SUL MERCATO DEL LAVORO:
LA CASSA INTEGRAZIONE 37 La caduta occupazionale è stata in parte arginata dal massiccio ricorso alla cassa integrazione: il 2009 e il 2010 rappresentano degli anni record. Fonte: elaborazioni su dati INPS (estrazione di aprile 2011).

38 GLI EFFETTI DELLA CRISI SUL MERCATO DEL LAVORO:
IL BILANCIO 38 I mercati del lavoro locali hanno risentito della crisi come tutto il Paese. Nel 2009 l’occupazione ha registrato un calo del -1,6% in Italia, del -2,2% in Veneto e del -5,8% a Treviso a fronte di una contrazione del valore aggiunto rispettivamente del -5,6%, del -6,4% e del -7,5%. Nel 2010 alla ripresa del prodotto si è affiancato un’ulteriore peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro con un calo degli occupati e una crescita dei disoccupati. Fonte: elaborazioni su dati Istat. 38

39 La crisi ha colpito maggiormente i lavoratori nel settore industriale.
GLI EFFETTI DELLA CRISI SUL MERCATO DEL LAVORO: I SETTORI PIU’ COLPITI 39 La crisi ha colpito maggiormente i lavoratori nel settore industriale. Il calo degli occupati nell’industria in senso stretto a Treviso è stato pari a -4,3% nel 2009 e a -4,4% nel 2010. Fonte: elaborazioni su dati Istat.

40 GLI EFFETTI DELLA CRISI SUL MERCATO DEL LAVORO:
CARATTERISTICHE DEI LAVORATORI COINVOLTI 40 …. l’occupazione a carattere indipendente nel 2009 e dipendente nel 2010. Nel 2009 a Treviso i lavoratori indipendenti sono calati del 18,6% e i dipendenti dell’1,7%; Nel 2010 a fronte di un aumento delle posizioni indipendenti (+5,1%) si è riscontrato un ulteriore calo dei dipendenti (-3,4%). Fonte: elaborazioni su dati Istat.

41 GLI EFFETTI DELLA CRISI SUL MERCATO DEL LAVORO:
CARATTERISTICHE DEI LAVORATORI COINVOLTI 41 …. soprattutto i giovani: a fronte di una diminuzione di oltre il 13% in due anni, gli over 34 sono rimasti stabili nel 2009 e hanno cominciato a crescere nel In parte è il risultato della struttura degli ammortizzatori sociali della mera contabilizzazione degli stranieri. Fonte: elaborazioni su dati Istat.

42 GLI EFFETTI DELLA CRISI SUL MERCATO DEL LAVORO:
CARATTERISTICHE DEI LAVORATORI COINVOLTI 42 Entrando nel dettaglio delle sole posizioni a carattere dipendente il saldo occupazionale provinciale nel 2009 è risultato negativo per 9,7 mila posizioni e nel 2010 per poco meno di 4 mila. La contrazione occupazionale nel 2009 avviene a partire dal secondo trimestre ed è legata ad una diminuzione marcata delle assunzioni. Nel 2010 si osserva un ritorno alla crescita delle assunzioni che contribuisce in parte ad attenuare il calo occupazionale complessivo. Note: (a) al netto del lavoro domestico e del lavoro intermittente. Fonte: elaborazioni Veneto Lavoro su dati Silv (gennaio 2011).

43 In calo le posizioni a tempo indeterminato.
GLI EFFETTI DELLA CRISI SUL MERCATO DEL LAVORO: CARATTERISTICHE DEI LAVORATORI COINVOLTI In calo le posizioni a tempo indeterminato. Note: (a) al netto del lavoro domestico e del lavoro intermittente. Fonte: elaborazioni su dati Veneto Lavoro (gennaio 2011).

44 GLI EFFETTI DELLA CRISI SUL MERCATO DEL LAVORO:
CARATTERISTICHE DEI LAVORATORI COINVOLTI In calo gli operai (specializzati e semplici) e le professioni non qualificate. Note: (a) al netto del lavoro domestico e del lavoro intermittente. Fonte: elaborazioni su dati Veneto Lavoro (gennaio 2011).

45 Il modello produttivo del Made in Italy
INDICE Il modello produttivo del Made in Italy La crisi economica: gli interrogativi iniziali e gli esiti reali Gli effetti della crisi sul mercato del lavoro: perché gli occupati non sono diminuiti come il Pil? Lo sviluppo futuro: attese e principali criticità 3 22 34 45

46 Che cosa ci si può attendere:
TRE POSSIBILI SCENARI LO SVILUPPO FUTURO: LE ATTESE Che cosa ci si può attendere: 1. Sviluppo a minor domanda di lavoro e a maggiore intensità di capitale 2. Sviluppo trainato dall’export 3. Crescita della dimensione di impresa: è più facile frammentare la produzione per un’impresa a più alta intensità di lavoro rispetto ad una a più alta intensità di capitale 4. Mercato del lavoro delle alte professioni. Queste variazioni richiedono la conoscenza della lingua inglese e l’inserimento di alta capacità di capitale umano. Aumenta il raggio di reclutamento che si espande a km 5. Forti ricambi intergenerazionali

47 Stima dell’occupazione attraverso tre scenari:
COSA CI SI PUO’ ATTENDERE: LE PREVISIONI OCCUPAZIONALI 1. Sviluppo a minor domanda di lavoro e a maggiore intensità di capitale Stima dell’occupazione attraverso tre scenari: Scenario “Storico o alto” Prevede che l’occupazione, fatta eccezione per il 2010, crescerà come nel periodo Questo scenario è utile a descrivere come andrebbe la domanda di lavoro se il futuro si realizzasse esattamente come il passato Scenario “Produttivo o medio” Tiene conto di un’uscita dalla crisi piuttosto lenta ed incerta e del fatto che il recupero di competitività non potrà passare ancora per il basso costo del lavoro, ma dovrà essere effettuato tramite un recupero di produttività Scenario “Basso” Crescita dell’occupazione praticamente nulla. Questo scenario è stato strutturato al fine di costituire un limite inferiore di lungo periodo alla crescita occupazionale

48 COSA CI SI PUO’ ATTENDERE:
LE PREVISIONI OCCUPAZIONALI Nei prossimi dieci anni per Treviso si prevede una dinamica dell’occupazione positiva, con incrementi leggermente superiori nel secondo quinquennio. Nello scenario medio si ipotizza una crescita dell’occupazione annua dello 0,9% (9% su base decennale). A Treviso tra il 2010 ed il 2020 la crescita dell’occupazione sarà pari a 35 mila unità nello scenario medio Fonte: elaborazioni su dati Istat.

49 COSA CI SI PUO’ ATTENDERE:
I FABBISOGNI OCCUPAZIONALI Utilizzando un modello di domanda-offerta aggregata si può stimare quale sarà il fabbisogno di manodopera nei prossimi 10 anni. Treviso non dovrebbe accusare fabbisogni fino al Ciò significa che dal 2015 è probabile che l’attuale base demografica, a causa dell’invecchiamento, non sia più sufficiente a garantire le richieste da parte delle imprese. Fino a quell’anno il sistema dovrebbe riuscire ad auto bilanciarsi. Nel 2020 il fabbisogno per Treviso è verosimile oscillerà tra 8 e 13 mila lavoratori. Fonte: elaborazioni su dati Istat.

50 2. Sviluppo trainato dall’export
COSA CI SI PUO’ ATTENDERE: ALLARGAMENTO DEL BACINO DI RECLUTAMENTO DEI LAVORATORI 50 2. Sviluppo trainato dall’export Il recupero degli ordinativi è trainato dalla componente estera, che nel 2010 cresce del 21,9% a fronte di un aumento degli ordini totali del 14,2%. Il punto di massimo degli ordinativi è stato toccato nel febbraio 2008 mentre il punto di minimo nell’aprile 2009. A febbraio 2011 la risalita ha coperto il 56,4% dei valori pre-crisi con un 63,4% per la componente estera. Fonte: elaborazioni su dati Istat (serie mensile destagionalizzata aggiornata a marzo 2011).

51 COSA CI SI PUO’ ATTENDERE:
ALLARGAMENTO DEL BACINO DI RECLUTAMENTO DEI LAVORATORI 51 3. Crescita della dimensione di impresa Il percorso verso la medio-azienda è un fenomeno che coinvolge tutti i settori e parte già da metà anni ottanta. Per l’Italia nord orientale, questo significa crescita delle dimensioni d’impresa Nota: i dati non comprendono il settore agricolo, le istituzioni pubbliche e non-profit. Fonte: elaborazioni su dati Censimenti Industria e Servizi 1971,1981,1991,2001; dati archivio Asia Imprese 2008.

52 Esempio del bacino di reclutamento di un’azienda con sede a Susegana.
COSA CI SI PUO’ ATTENDERE: ALLARGAMENTO DEL BACINO DI RECLUTAMENTO DEI LAVORATORI 4. Cresce il bacino di reclutamento dei lavoratori, soprattutto per gli impiegati Esempio del bacino di reclutamento di un’azienda con sede a Susegana. In blu e con quadratini i comuni da cui proviene il 75% dei lavoratori. Confini Prov. TV e PN Comuni di provenienza lavoratori azienda

53 COSA CI SI PUO’ ATTENDERE:
ALLARGAMENTO DEL BACINO DI RECLUTAMENTO DEI LAVORATORI Allargando il bacino di reclutamento al 95% dei lavoratori (blu e quadratini) gli impiegati provengono da comuni più lontani rispetto agli operai. Confini Prov. TV e PN Comuni di provenienza lavoratori.

54 5. La questione del ricambio generazionale
COSA CI SI PUO’ ATTENDERE: L’EVOLUZIONE DELL’OCCUPAZIONE PER ETA’ 5. La questione del ricambio generazionale L’evoluzione dell’occupazione per età è in linea con quanto si può osservare per la popolazione: diminuisce il peso dei giovani (15-24) a favore di un incremento del peso degli occupati nella fascia intermedia (25-54). Treviso Il peso dei giovani passa dal 15% del 1993 al 5% del 2009 Fonte: elaborazioni su dati Istat.

55 COSA CI SI PUO’ ATTENDERE:
L’EVOLUZIONE DELL’OCCUPAZIONE PER ETA’ Nell’attuale congiuntura la demografia aiuta: - Nelle precedenti crisi oltre a far fronte alla crescente disoccupazione, si è dovuto gestire un flusso di ingressi nel mercato del lavoro superiore alle uscite. - Nel 2009 poiché i giovani sono meno degli anziani, fisiologicamente l’offerta di lavoro è portata a diminuire, magari non con gli stessi ritmi imposti dalla crisi. Nel tempo contribuirà a riassorbire parte della disoccupazione che si è creata nella fase di recessione. Fonte: elaborazioni su dati Istat.

56 COSA CI SI PUO’ ATTENDERE:
L’EVOLUZIONE DELL’OCCUPAZIONE PER ETA’ Nel 1983 e nel 1993 in l’Italia le uscite sono minori delle entrate, si crea un’eccedenza di lavoratori pari rispettivamente a 684 mila e 307 mila. Nel 2009 le uscite superano il numero di entrate, si crea un fabbisogno di lavoratori pari a mila. Fonte: elaborazioni su dati Istat.

57 Le maggiori criticità:
TRE POSSIBILI SCENARI COSA CI SI PUO’ ATTENDERE: MAGGIORI CRITICITA’ Le maggiori criticità: 1. Come andare all’estero? Questo fattore è legato alle dimensioni d’impresa e all’infrastrutturazione politico istituzionale debole: non c’è un sostituto funzionale alla grande impresa. La CCIAA veneta è partita per tempo, ma la scala deve essere regionale o pluri-regionale. 2. Istituzioni del mercato del lavoro a scala più ampia. A livello provinciale le attuali istituzioni pubbliche e private sono adeguate. Ma i confini di reclutamento si stanno allargando: chi garantisce per un lavoratore che viene da km? 3. Formazione linguistica urgente. Si possono integrare le istituzioni pubbliche per raggiungere questo obiettivo? Pagato da chi?

58 3.2 1. 2. Strategie volte a fronteggiare le criticità future.
COSA CI SI PUO’ ATTENDERE: LE STRATEGIE FUTURE Strategie volte a fronteggiare le criticità future. 1. Politiche di inserimento e formazione di capitale umano 2. Politiche industriali: terziarizzazione, crescita dimensionale e reti, internazionalizzazione

59 Politiche di inserimento e formazione di capitale umano
DEL CAPITALE UMANO 59 Politiche di inserimento e formazione di capitale umano Azioni: Innesto di alta professionalità nelle imprese, puntando sull’incontro tra domanda e offerta. Agire classicamente sull’offerta: allineando per tempo la preparazione del tecnico, del laureato, ai fabbisogni delle imprese; anche intensificando le esperienze di alternanza scuola/lavoro anche all’estero, associando ad esse strumenti di certificazione delle competenze acquisite sul campo. Agendo al tempo stesso sulle determinanti della domanda, portando ad emersione il bisogno latente di managerialità. Investimento in capitale intellettuale e relazionale. Perché solo in questo modo si può aumentare la produttività e, quindi, la ricchezza complessiva del sistema produttivo. Favorire l’integrazione del capitale umano nelle reti lunghe, creando una rete diffusa di ricerca che metta in contatto le micro-imprese con la rete mondiale del sapere. Sistema efficiente e diffuso di istruzione e di collegamento tra l’istruzione e la ricerca ed il sistema produttivo, su scala sovra-provinciale: rete sempre più internazionalizzata capace di generare valore per le aziende.

60 Politiche di inserimento e formazione di capitale umano
DEL CAPITALE UMANO Politiche di inserimento e formazione di capitale umano Azioni: Dato che sono le nuove generazioni a pagare maggiormente il prezzo dell’attuale situazione congiunturale negativa bisogna ripensare le norme che regolano il diritto del lavoro dei giovani così da agevolare l’ingresso, la formazione, la sicurezza nel mercato del lavoro. È auspicabile adattare al mutato contesto il contratto di apprendistato, promuovere lo strumento del “Patto di prima occupazione”, per l’inserimento lavorativo dei giovani in ingresso nel mercato del lavoro. Per evitare una disoccupazione di lungo periodo per i giovani, data la lentezza della ripresa e visto che il numero atteso di lavoratori uscenti per motivi di età è superiore a quello degli entranti (il saldo del ricambio intergenerazionale è negativo), è auspicabile modernizzare il sistema di ammortizzatori sociali per tener conto di questa occasione.

61 POLITICHE INDUSTRIALI PER IL MANIFATTURIERO E IL TERZIARIO
61 Politiche industriali: terziarizzazione, crescita dimensionale e reti, internazionalizzazione Azioni: Non si tratta più solo di fare leva su capacità tecniche esclusive afferenti il prodotto o il processo; investire anche su valori quali l’innovazione e la ricerca, il marchio ed il design, l’attenzione al cliente e alla qualità, la capacità di relazione e di interazione con il mercato e tutti i suoi attori; al terziario legato all’industria. Aumentare il livello complessivo di competitività del sistema industriale, dal lato delle innovazioni, delle economie di vantaggio presenti nel territorio. Investire in reti di produzione e vendita, anche al dettaglio, estese a livello internazionale e nei nuovi mercati. Promuovere la crescita delle imprese attraverso le forme tipiche dello sviluppo sperimentate nel recente passato: facilitare l’incorporazione di altre imprese, le alleanze sia tecniche che commerciali, le acquisizioni, favorire le aggregazioni e le forme di cooperazione fra le piccole e medie imprese.

62 POLITICHE INDUSTRIALI PER IL MANIFATTURIERO E IL TERZIARIO
62 Politiche industriali: terziarizzazione, crescita dimensionale e reti, internazionalizzazione Azioni: La partecipazione ad una organizzazione internazionale della produzione è una leva fondamentale della competitività internazionale: la filiera internazionale, permette di sfruttare specializzazione, vantaggi di scala e differenziali di costo del lavoro; Il tessuto economico deve svilupparsi ed espandersi nelle nuove economie (soprattutto i paesi emergenti dell’est): è necessario individuare idonei strumenti a sostegno dell’internazionalizzazione, che oramai riguarda anche le piccole e medie imprese. L’industria manifatturiera dovrà cercare di sviluppare la ricerca e di introdurre maggiore innovazione nelle produzione, favorendo anche iniziative per il trasferimento della ricerca tecnologica orizzontalmente a tutti i settori attraverso un processo di contaminazione; Il posizionamento competitivo delle imprese industriali è determinato dal business network. L’innovazione costante del prodotto e la qualità/creatività dello stesso, come il recupero di efficienza e flessibilità, sono condizioni necessarie per vincere la crisi e rimanere nei mercati internazionali (anche in considerazione della debolezza del mercato interno).

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