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PROGETTO SCUOLA 21 Geostoria II artistico. Inquinamento atmosferico - buco nell'ozono- necessità di terreni per l'agricoltura - piogge acide- necessità

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Presentazione sul tema: "PROGETTO SCUOLA 21 Geostoria II artistico. Inquinamento atmosferico - buco nell'ozono- necessità di terreni per l'agricoltura - piogge acide- necessità"— Transcript della presentazione:

1 PROGETTO SCUOLA 21 Geostoria II artistico

2 Inquinamento atmosferico - buco nell'ozono- necessità di terreni per l'agricoltura - piogge acide- necessità di legno - intensificazione effetto serra- impatto ambientale di attività estrattive e insediamenti urbani aumento delle temperaturedeforestazione scioglimento dei ghiaccifenomeni atmosferici estremi- riduzione della biodiversità - riduzione dell'evaporazione - cambia il microclima negli starti superiori del mare- degradazione del suolo - innalzamento del mare - sommersione di aree - desertificazione - dilavamento - salinizzazione - attività industriali - sfruttamento dei campi per agricoltura e allevamento aumento dell'uso dell'acquauso di pesticidi, fertilizzanti e presenza di scarichi inquinanti crisi idrica

3 L'inquinamento atmosferico La perdita della biodiversità La deforestazione La crisi idrica La degradazione del suolo L'impronta ecologica

4 L'inquinamento atmosferico Le piogge acide Il buco dell'ozono L'inquinamento dell'aria nelle città L'intensificazione dell'effetto serra Il protocollo di Kyoto

5 LINQUINAMENTO DELLARIA NELLE CITTA Automobili e fabbriche, spesso prive di adeguati sistemi di depurazione degli scarichi, emettono grandi quantità di ossidi di azoto e idrocarburi che, reagendo nellaria alla presenza della luce solare, generano azoto troposferico. Si forma così lo smog fotochimico, che provoca agli abitanti difficoltà di respirazione e nei casi più gravi difficoltà polmonari.

6 LE PIOGGE ACIDE Lanidride solforosa, gli ossidi di azoto e lanidride carbonica, una volta nellaria, reagiscono con lacqua formando acido solforico, acido nitrico e acido carbonico, che provocano laumento dellacidità della pioggia. Gli effetti delle piogge acide sono molteplici: - attaccano direttamente le foglie delle piante e modificano la composizione chimica del suolo; - causano la scomparsa di diverse specie animali e vegetali; - deteriorano le opere darte.

7 IL BUCO NELLOZONO Lo strato di ozono è un involucro che racchiude la terra proteggendola dai raggi ultravioletti altamente dannosi e nocivi. I clorofluorocarburi usati negli impianti di refrigerazione e nelle bombolette spray insieme ad altre sostanze chimiche provocano un assottigliamento dello strato di ozono stratosferico permettendo quindi ai raggi ultravioletti di penetrare nellatmosfera. Il fenomeno si verifica principalmente sullAntartide, dove in primavera lo strato di ozono si riduce in media del 15%. Tale fenomeno può provocare gravi conseguenze, soprattutto nellemisfero meridionale, per la salute delle popolazioni: si prevede che a causa dellintensificata irradiazione utravioletta aumenteranno i casi di cancro della pelle e di cataratta. Potrebbero essere danneggiati anche alcuni organismi vegetali.

8 LINTENSIFICAZIONE DELL'EFFETTO SERRA Latmosfera mantiene le condizioni ideali per la vita sulla Terra. Questo fenomeno naturale, grazie al quale la terra trattiene i calore del sole nella quantità adatta a consentire lo sviluppo della vita e a impedire un eccessivo raffreddamento notturno, è conosciuto come effetto serra. La qualità dellaria è strettamente legata a diversi fattori, come la densità residenziale e produttiva, la domanda di energia e il traffico. Le emissioni di gas, legate ai processi di combustione, alterano il bilancio energetico e inducono un aumento della temperatura, intensificando l'effetto serra, con seguente variazioni del clima su larga scala. Laumento della temperatura è un gran rischio per animali e vegetali poiché i loro habitat naturali subiscono delle gravi variazioni; in particolare viene favorito lo scioglimento dei ghiacciai, che provoca quindi laumento del livello del mare e la conseguente sommersione di isole e atolli.

9 IL PROTOCOLLO DI KYOTO E' un accordo internazionale che sancisce una limitazione delle emissioni ritenute responsabili dell'effetto serra, degli stravolgimenti climatici, del surriscaldamento globale. Si fonda sul trattato United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc), firmato a Rio de Janeiro nel 1992 durante lo storico Summit sulla Terra. Per attuare il trattato, nel 1997, durante la Conferenza di Kyoto, in Giappone, è stato studiato un "protocollo" che stabilisce tempi e procedure per realizzare gli obiettivi del trattato sul cambiamento climatico: il Protocollo di Kyoto. Punti chiave: Per i Paesi più industrializzati l'obbligo è ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990, nel periodo di adempimento che va dal 2008 al Gli stessi Paesi devono predisporre progetti di protezione di boschi, foreste, terreni agricoli che assorbono anidride carbonica. Inoltre possono guadagnare 'carbon credit' aiutando i Paesi in via di sviluppo ad evitare emissioni inquinanti, esportando tecnologie pulite. I Paesi firmatari andranno incontro a sanzioni se mancheranno di raggiungere gli obiettivi. Più flessibili le regole per i Paesi in via di sviluppo

10 Perché il Protocollo diventi obbligatorio a livello internazionale deve essere ratificato da almeno 55 Paesi. Questo sta avvenendo ora: il parlamento russo a novembre '04 ha tradotto in legge quanto deciso (il 30 settembre '04) dal governo di Vladimir Putin. Il protocollo entra in vigore dopo 90 giorni: febbraio Nel 2001 gli USA si sono ritirati dal tavolo dell'accordo, dicendo che avrebbe danneggiato l'economia USA e avrebbe ingiustamente favorito i Paesi in via di sviluppo (gli USA riversano in atmosfera il 33,6% delle emissioni di gas serra mondiali). L'Australia sta confermando il rifiuto ad aderire, la Cina se ne disinteressa. Ecco i gas serra le cui emissioni dovranno essere limitate: - Anidiride carbonica (Biossido di carbonio - CO2) - Metano (CH4) - Ossido di azoto (N2O) - Idrofluorocarburi (HFC) - Perfluorocarburi (PFC) - Esafluoro di zolfo (SF6) Mos. Il mondo scientifico parla di tutti questi gas in termini di "CO2 equivalenti" con riferimento alle loro capacità climalteranti (criterio è adottato anche dal progetto Impatto Zero di LifeGate). Per maggiori informazioni:

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12 La crisi idrica Le risorse idriche e il ciclo idrologico L'uso dell'acqua Il deterioramento della qualità dell'acqua Prospettive future

13 LE RISORSE IDRICHE E IL CICLO IDROLOGICO Lacqua ricopre i ¾ della superficie terrestre, ma il 96,5% di essa è salato. Il restante è composto da acqua dolce, utilizzabile dalluomo solo in pare, dato che più della metà di questa è costituita da ghiacciai. Le risorse idriche utilizzabili sono costituite dallacqua di laghi e fiumi, equivalenti allo 0,2% del totale, e da una parte di quella sotterranee. Queste risorse vengono ricostituite dal ciclo idrologico. Lacqua evapora dagli oceani, dai mari e dai laghi; con le precipitazioni l80% di essa ricade nei mari, mentre il 20% sulla terraferma. È questacqua che, alimentando il flusso de fiumi, mantenendo il livello dei laghi e ricaricando le falde acquifere, forma le risorse idriche rinnovabili a disposizione delluomo.

14 LUSO DELLACQUA Nel 900 la popolazione mondiale è triplicata, mentre luso dellacqua è sestuplicata. Si consumano circa 4430 km3 di acqua allanno. Il 70% dellacqua è usato dallagricoltura, il 22% dallindustria e il restante 8% dagli usi domestici. Vi sono però grandi differenze tra un paese e laltro che dipendono dallevoluzione socioeconomica. A causa dellinsufficienza dei sistemi di irrigazione molta acqua che viene prelevata non è poi effettivamente utilizzata. Il consumo medio pro capite è proporzionale al reddito medio pro capite; nei paesi sviluppati ammonta a litri pro capite al giorno, in quelli in via di sviluppo Oltre 2 miliardi di persone vivono in paesi con forte o medio stress idrico; nei prossimi 20 anni in seguito alla crescita demografica e un previsto aumento del 40% del prelievo dacqua su scala mondiale si troveranno in condizioni di stress idrico il 2/3 della popolazione.

15 IL DETERIORAMENTO DELLA QUALITA DELLE ACQUE Nei paesi meno sviluppati al problema della scarsità dellacqua si aggiunge quello dellinquinamento: scarichi di industrie, fertilizzanti pesticidi, contaminano le acque. Le conseguenze sanitarie sono devastanti: ogni anno muoiono per malattie provocate dallacqua inquinata 7 milioni di persone, tra cui 2,2 di bambini. Gli inquinanti più pericolosi sono le sostanze chimiche organiche sintetiche che hanno colpito ogni angolo del pianeta, finendo nei fiumi, nei laghi e nelle falde acquifere. Se la situazione non cambierà tra un decennio 3 miliardi di persone non avranno accesso all'acqua potabile.

16 PROSPETTIVE FUTURE Il terzo Forum mondiale sull'acqua, svoltosi tra Kyoto, Shiga e Osaka, con la partecipazione di 182 paesi, ha evidenziato la gravità del problema idrico e la necessità di affrontarlo in maniera più efficace. Occorrono interventi capaci di ridurre perdite e sprechi, bisogna migliorare la fornitura di acqua potabile, dei servizi igienici e delle fognature. Sono, quindi, necessari degli investimenti maggiori di quelli attuali. Anche in questo caso, però, gli impegni che i governi hanno assunto sono rimasti molto vaghi.

17 Biodiversità è la varietà degli esseri viventi che popolano la Terra. Anche noi facciamo parte della biodiversità e sfruttiamo i servizi che ci offre: grazie alla biodiversità la natura è in grado di fornirci cibo, acqua, energia e risorse per la nostra vita quotidiana. Batteri, farfalle, balene e foreste tropicali, sono solo alcuni dei componenti della biodiversità della Terra, limmensa varietà delle forme viventi che rende il nostro pianeta unico. Fino a oggi sono state descritte oltre1 milione e 700 mila specie, ma in realtà si ipotizza che ne possano esistere oltre12 milioni: moltissime aspettano di essere scoperte. La biodiversità non è un fenomeno recente, ma è il frutto di 3 miliardi e mezzo di anni di evoluzione. La perdita della biodiversità

18 Allo stato attuale abbiamo perso porzioni rilevanti di specie animali e vegetali, con conseguente perdita di biodiversità o diversità genetica. Se si continua così una gran parte di ciò che resta scomparirà entro i prossimi 50 anni. Ogni organismo svolge un ruolo fondamentale per la salute e il benessere del Pianeta. Alcune piante e batteri ci aiutano a mantenere lambiente pulito grazie alla loro capacità di degradare i nostri rifiuti e a riciclarne i nutrienti. I lombrichi mantengono il terreno fertile, favorendo la decomposizione della sostanza organica, e spugnoso, scavando gallerie che consentono allaria e all'acqua di scendere in profondità. Grazie alle api e agli altri insetti impollinatori le piante continuano a fiorire, a riprodursi e a produrre frutti. I funghi svolgono un ruolo insostituibile nei cicli di decomposizione del suolo e sono indispensabili per il funzionamento dellapparato radicale di numerose specie di alberi. Molte specie di uccelli e mammiferi disseminano i frutti selvatici. I grandi predatori come, tra gli altri, leoni, tigri, leopardi, lupi, orsi, balene mantengono bilanciata la catena alimentare e sane le popolazioni predate. La perdita della biodiversità è dovuta allalterazione e distruzione degli habitat, alle colture eccessive, allinquinamento e ai cambiamenti climatici. Il 2010 è stato proclamato dallONU anno internazionale della biodiversità.

19 La deforestazione L'area forestale La diminuzione dell'area forestale Le conseguenze ambientali La conservazione delle foreste

20 L'AREA FORESTALE Circa il 30% delle terre emerse è ricoperto da foreste (per il 95% naturali, per il rimanente 5% composte da piantagioni). In Europa si trova il 27% dell'area forestale mondiale, il nostro continente, infatti, ha ben 1039 ettari di foreste. Al secondo posto viene il Sud America con 886 milioni di ettari; al terzo l'Africa con 650 milioni; al quarto l'America Settentrionale con 549; al quinto l'Asia con 548 e, al sesto, l'Oceania con 198 milioni di ettari. Circa i due terzi dell'area forestale si concentrano in dieci paesi: Russia, Brasile, Canada, Stati Uniti, Cina, Australia, Congo, Indonesia, Angola, Perù. Metà dell'area forestale si trova nelle zone subtropicali e tropicali, il 33% in quelle boreali e il restante 19% in quelle temperate.

21 LA DIMINUZIONE DELL'AREA FORESTALE Nel decennio l'area forestale mondiale si riduceva mediamente ogni anno di 14,6 milioni di ettari. Tale riduzione, però, è stata parzialmente compensata dall'espansione naturale delle foreste e dal rimboschimento umano che hanno aggiunto circa 5,2 milioni di ettari annui alle aree forestali, di conseguenza la perdita netta annuale è stata di circa 9,4 milioni di ettari. Nel decennio precedente la diminuzione annua era superiore raggiungendo, al netto, circa 13 milioni di ettari. Secondo un rapporto della FAO, la deforestazione, nell'ultimo decennio, è rallentata, ma procede ancora ad un ritmo troppo veloce per essere sostenibile: tra il 2000 e il 2010 la perdita netta di foreste è stata di 5,2 milioni di ettari all'anno. Questi dati, raccolti a livello mondiale, nascondono però una differenza: mentre nelle zone non-tropicali l'area forestale sta aumentando, in quelle tropicali continua a diminuire. La deforestazione è dovuta a tre fattori: il bisogno di fare posto a terreni agricoli e a pascoli; la necessità di ricavare legname pregiato; l'impatto ambientale delle attività minerarie e degli insediamenti umani. Alla base vi sono dunque gli interessi di compagnie nazionali e internazionali che, in accordo con i governi, sfruttano le foreste e le distruggono per ottenere risorse da esportare. Inoltre bisogna aggiungere il disboscamento effettuato dai contadini per praticare l'agricoltura e il taglio di alberi e arbusti da parte di popolazioni povere per procurarsi il loro unico combustibile: il legno, appunto.

22 LE CONSEGUENZE AMBIENTALI Le piante verdi aiutano a mantenere stabile la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera (attraverso la fotosintesi clorofilliana). L'utilizzo di combustibili fossili ed il diboscamento stanno causando un aumento di CO 2. Gli effetti negativi del diboscamento, infatti, sono numerosi e comprendono: effetto serra; desertificazione; erosione, frane e smottamenti nei territori piovosi e collinari; inquinamento degli ecosistemi acquatici (a causa del dilavamento delle acque); sottrazione di risorse per le popolazioni indigene. riduzione dell'evaporazione, che diminuisce l'umidità atmosferica e le precipitazioni. Gli incendi di foreste pluviali, inoltre, producono enormi quantità di monossido di carbonio. Infine, la riduzione dell'area forestale provoca enormi danni agli ecosistemi, riducendo la diversità biologica.

23 LA CONSERVAZIONE DELLE FORESTE I metodi per controllare e ridurre la deforestazione sono numerosi, ma tutti dipendono dalla volontà politica di attuarli, anche in contrasto con forti interessi economici, spesso legati all'economia del diboscamento illegale, un affare che si aggira intorno ai 150 miliardi di dollari annui. Fra questi vi è prima di tutto una agricoltura sostenibile, che attui sistemi di rotazione delle colture e che utilizzi meno territorio. Questo non è affatto scontato nei paesi in via di sviluppo dove la popolazione è in rapida crescita. Alla Conferenza di Rio del 1992 si è proposto un sistema gestione forestale sostenibile (GFS), con lo scopo di controllare il patrimonio e gli ecosistemi forestali a livello mondiale. A questo è seguita la formazione di alcune organizzazioni come il Forest Stewardship Council, attivo per la salvaguardia delle foreste tropicali, del Nord America e dell'Europa: FSC certifica i prodotti costituiti da materie prime che non consumano il patrimonio forestale. La deforestazione continua ad avanzare, e si sta rendendo necessario attuare politiche di riforestazione, ma sembra che gli sforzi non siano completamente condivisi a livello mondiale.

24 La degradazione del suolo La formazione del suolo Cause e conseguenze della degradazione del suolo La desertificazione

25 LA FORMAZIONE DEL SUOLO Affinché si crei uno strato di suolo adatto alla crescita delle piante e alla coltivazioni devono trascorrere centinaia o migliaia di anni: rocce e materia organica si mischiano creando un ambiente in cui si sviluppano microorganismi e insetti. Nelle zone sabbiose si forma circa un centimetro di suolo ogni anni; perché se ne accumuli una quantità sufficiente per poter coltivare devono passare dai 3000 ai anni. Ecco il motivo per cui il suolo può essere considerato una risorsa non rinnovabile.

26 LE CAUSE E LE CONSEGUENZE DELLA DEGRADAZIONE DEL SUOLO L'erosione del suolo, dovuta all'erosione idrica ed eolica, è un fenomeno naturale che è andato, però, eccessivamente crescendo con l'aumento delle attività umane. Le principali cause antropiche sono l'eccessivo sfruttamento dei pascoli, la deforestazione e la cattiva gestione delle terre arabili (coltivazione su ripidi pendii, arature troppo profonde, mancata rotazione...). Se il terreno rimane privo di vegetazione ogni goccia di pioggia smuove parte del suolo ed ha così inizio il dilavamento: lo strato superiore di terra fertile viene trascinato via dall'acqua accrescendo gli effetti dell'erosione. Anche il vento può portare via in un'ora fino a 150 tonnellate di suolo. Il suolo è colpito anche dalla salinizzazione: nei climi caldi e nei terreni con un insufficiente drenaggio l'acqua di superficie evapora rapidamente lasciando nel suolo il suo contenuto di sale. Ogni anno si perdono circa 24 miliardi di tonnellate di suolo e quindi 5-7 milioni di ettari di terra coltivata, con la conseguente perdita di sostanze nutrienti come fosforo, azoto e potassio.

27 LA DESERTIFICAZIONE Una delle conseguenze della degradazione del suolo nei paesi situati nelle zone aride è la desertificazione. Essa colpisce circa un terzo delle terre emerse e 250 milioni di persone ne subiscono le conseguenze. L'area più colpita è l'Africa che dal 1950 ad oggi ha visto circa Km2 diventare deserto. La desertificazione non è provocata dalla densità demografica, ma dal fatto che le terre migliori sono destinate alle colture commerciali per l'esportazione (come le arachidi in Sudan o il cotone in Ciad e in Burkina Faso), mentre l'agricoltura tradizionale è relegata alle terre più arride che, i contadini, privi di mezzi moderni, sono costretti a sfruttare al massimo, accelerandone la degradazione. L'eccessivo sfruttamento dei pascoli, inoltre, è la principale causa di desertificazione nel Nord Africa: l'espansione delle terre coltivate ha portato a concentrare le mandrie in determinate aree i cui poveri pascoli vengono sfruttati a tal punto che la vegetazione non ha tempo di ricrescere. Infine, anche la deforestazione è una causa della desertificazione.

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29 L'IMPRONTA ECOLOGICA L impronta ecologica misura l'area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria per rigenerare le risorse consumate da una popolazione umana e per assorbire i rifiuti. Confrontando l'impronta di un individuo (o regione, o stato) con la quantità di terra disponibile pro-capite (cioè il rapporto tra superficie totale e popolazione mondiale) si può capire se il livello di consumi del campione è sostenibile o meno. Per calcolare l'impronta relativa ad un insieme di consumi si mette in relazione la quantità di ogni bene consumato (es. grano, riso, mais, cereali, carni, frutta, verdura, radici e tuberi, legumi, ecc.) con una costante di rendimento espressa in kg/ha (chilogrammi per ettaro). Il risultato è una superficie. Per conteggiare l'impatto dei consumi di energia, questa viene convertita in tonnellate equivalenti di anidride carbonica, ed il calcolo viene effettuato considerando la quantità di terra foresta necessaria per assorbire le suddette tonnellate di CO2.

30 Secondo i calcoli più recenti l'impronta ecologica dell'umanità è di 2,2 ettari globali pro capite, mentre lItalia ha unimpronta ecologica (sui dati 2005) di 4.2 ettari globali pro capite con una biocapacità di 1 ettaro globale pro capite, dimostrando quindi un deficit ecologico di 3.1 ettaro globale pro capite. Se tutti gli esseri umani avessero un'impronta ecologica pari a quella degli abitanti dei paesi "sviluppati" non basterebbe l'attuale pianeta per sostenerla: nel 2050 ce ne vorrebbero due di pianeti.

31 Selezionando il link seguente è possibile calcolare la propria impronta ecologica:


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