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EDUCAZIONE E CARITÀ Leducazione come atto di carità. La carità oltre la soglia si casa come finalità delleducazione. Prof. Domenico Simeone Università

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Presentazione sul tema: "EDUCAZIONE E CARITÀ Leducazione come atto di carità. La carità oltre la soglia si casa come finalità delleducazione. Prof. Domenico Simeone Università"— Transcript della presentazione:

1 EDUCAZIONE E CARITÀ Leducazione come atto di carità. La carità oltre la soglia si casa come finalità delleducazione. Prof. Domenico Simeone Università Cattolica del Sacro Cuore

2 Nelleducazione un tesoro Leducazione è anche unespressione damore per i bambini e i giovani, che dobbiamo sapere accogliere nella società offrendo loro, senza alcuna riserva, il posto che appartiene loro di diritto: un posto nel sistema educativo, ovviamente, ma anche nella famiglia, nella comunità locale, e nella nazione.

3 Fornire la mappa e la bussola

4 Un dono intergenerazionale

5

6 Il sistema del dono

7 Il simbolico nella relazione coniugale

8 Il simbolico nella relazione genitoriale

9

10 Linterno (lo spazio dellintimità) In quanto luogo elettivo dellessere con, la famiglia si qualifica come spazio della con- divisione di ciò che inter-corre tra i suoi componenti. Il tra delle relazioni familiari non si qualifica infatti come un semplice essere uno tra gli altri, ma con lessere luno con laltro.

11 La relazione di coppia luogo di apertura e accoglienza dellaltro La relazione di coppia può essere il luogo dellapertura, della comunicazione, dellincontro con laltro. La spinta pulsionale invita ad uscire da sè stessi per entrare in una relazione di reciprocità. Eros e Agape si integrano e si rinforzano vicendevolmente per la costruzione di una relazione autentica che porta al reciproco dono di sè.

12 La famiglia: scuola di amore e di solidarietà La famiglia è unimportante scuola di amore e di solidarietà nella quale le diverse generazioni hanno la possibilità di accettarsi e capirsi. La prima forma di ospitalità che i genitori e la famiglia sono chiamati a vivere riguarda le relazioni interne al nucleo domestico. I coniugi uniti tra loro e in relazione con i figli, sono partecipi di una originale storia damore e di speranza.

13 La soglia La soglia simboleggia una zona di passaggio pedagogicamente significativa, perché consente lentrare e luscire dalle relazioni. La dialettica interno/esterno è laboriosa, essendo divenuto più ambiguo il confine pubblico/privato. La soglia, simbolo della mediazione tra il fuori e il dentro, non può e non deve essere fissa, statica, rigida, ma deve potersi modificare, arretrando o avanzando.

14 Lesterno Si tratta, dunque, di rifondare il senso dei legami di interdipendenza, di ricomporre la trama paidetica, di ri-costruire la comunità. Per far questo è necessario che gli adulti recuperino la propria responsabilità educativa, si facciano garanti di una promessa e di un debito nei confronti dei più piccoli, così come suggerisce la radice etimologica del termine responsabilità.

15 La famiglia: scuola di solidarietà La persona è fatta per vivere in relazione con gli altri. La solidarietà, quindi fa parte del suo essere prima ancora che del suo dover essere, è in prima istanza un principio ontologico e solo successivamente si presenta come un principio etico. Essa è collegata alla natura profonda dellessere umano.

16 La solidarietà tra le famiglie I genitori aperti ai bisogni di altri genitori e alla società, danno vita ad una rete di solidarietà interfamiliare. La trame delle reti informali costituite da queste relazioni solidali sostiene le famiglie più in difficoltà e diventa risorsa importante per la comunità

17 La solidarietà per la famiglia la famiglia è un segno di amore per la comunità. Prima ancora di vivere la solidarietà attraverso azioni di aiuto, la famiglia ha il compito di testimoniare uno stile di vita solidale. I genitori, attraverso il rapporto di coppia, devono insegnare alla comunità lamore.

18 Per una comunità educante La comunità educante si realizza quando gli adulti (genitori, operatori, amministratori) insieme a bambini e ragazzi si mettono in gioco con la propria specificità personale, generazionale, professionale, istituzionale per realizzare progetti di crescita e di cambiamento in cui adulti e minori, sono coinvolti in un processo di responsabilizzazione complessiva e reciproca.

19 Mai senza laltro La vita delluomo non è mai concepibile senza laltro: tragedia allora non è il conflitto, lalterità, la differenza bensì i due estremi che negano questo rapporto: la confusione e la separazione. In questa nuova stagione dobbiamo imparare ad accettare il mistero e lenigma di chi non conosciamo, di chi appare come lestraneo e non solo lo straniero. La sofferenza e la fatica della ricerca dellunione nella differenza permangono, ma la tragedia incombe sulluomo soltanto quando rinuncia allaltro e se ne separa. Gli altri non sono linferno: sono la nostra beatitudine su questa terra.

20 I Care È quanto avevano colto i ragazzi di don Lorenzo Milani quando scrivevano: il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è lavarizia. Si tratta di seguire la logica del farsi carico, dellI care, per dirla con un motto della scuola di Barbiana, dove il mi importa, il mi sta a cuore indica, per don Lorenzo Milani, il sentirsi responsabili e coinvolti nella situazione dellaltro.

21 Se abbiamo noi stessi una vocazione, se non labbiamo rinnegata o tradita, allora possiamo lasciar germogliare [i nostri figli] quietamente fuori di noi, circondati dellombra e dello spazio che richiede il germoglio di una vocazione, il germoglio dun essere. Questa è forse lunica reale possibilità che abbiamo di riuscir loro di qualche aiuto nella ricerca duna vocazione, avere una vocazione noi stessi, conoscerla, amarla e servirla con passione: perché lamore alla vita genera amore alla vita (Natalia Ginzburg, Le piccole virtù)


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