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LA CLASSE COME REALTÀ AUMENTATA ICT E NUOVI AMBIENTI DI APPRENDIMENTO SILVANO TAGLIAGAMBE SONDRIO 15-16 NOVEMBRE 2012.

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1 LA CLASSE COME REALTÀ AUMENTATA ICT E NUOVI AMBIENTI DI APPRENDIMENTO SILVANO TAGLIAGAMBE SONDRIO NOVEMBRE 2012

2 2 ICARDINI DEL CONCETTO I CARDINI DEL CONCETTODI«COMPETENZA» 1

3 OSTACOLI ALLAPPROCCIO PER COMPETENZE QUANTITA DI DISCIPLINE STRUTTURA DELLORARIO SCOLASTICO QUANTITA DI CONTENUTI DA APPRENDERE SCARSA COMPETENZA DIDATTICA DIFFUSA SCARSA COLLABORAZIONE TRA DOCENTI STRUTTURAZIONE DEGLI AMBIENTI DIDATTICI CLASSI DI CONCORSO, CONTRATTI DI LAVORO ORGANICI

4 NONOSTANTE TUTTO BISOGNA: IMPOSTARE UNA PROGETTAZIONE DIDATTICA LAVORARE PER PROGETTI FAVORIRE UNA DIDATTICA LABORATORIALE FAVORIRE LINDIVIDUAZIONE DI COMPETENZE ESSENZIALI (E RELATIVE CONOSCENZE E ABILITA) FAVORIRE VALIDE ESPERIENZE DI ALTERNANZA

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6 6 Il nucleo concettuale del concetto di «competenza» è lintegrazione tra il sapere, il capire e il riuscire, nella consapevolezza che Il capire presuppone, certamente, il sapere e questultimo è indubbiamente condizione necessaria perché si possa arrivare allo scopo indicato. Se però ci chiediamo se esso sia anche condizione sufficiente, le cose si complicano. Senza sapere non si può arrivare a capire, ma non è affatto detto che basti sapere per poter capire. Quanto alla relazione tra sapere e riuscire, se è vero che si può sapere senza fare e si può fare senza sapere e capire, è certamente meno scontato ritenere che si possa davvero «riuscire» senza sapere e capire. SAPERE, CAPIRE E FARE

7 7 INFORMAZIONE e COMUNICAZIONE Per informazione intendiamo la pura e semplice trasmissione dei dati e della conoscenza, logicamente rigorosa e che nulla concede all'enfasi della espressività, della retorica, tutti fattori che giocano un ruolo importante ai fini del coinvolgimento dell'interlocutore. Per comunicazione intendiamo, invece, l'informazione quando è caricata di tratti non essenziali e spesso contraddittori dal punto di vista logico, ma che vogliono intenzionalmente interessare, coinvolgere, a volte anche condizionare l'interlocutore.

8 8 INFORMAZIONE e COMUNICAZIONE Si può parlare di informazione contenuta in un sistema di qualsiasi tipo quando lazione di questo su altri sistemi è determinata in maniera essenziale non dalla mera quantità o natura dei suoi elementi, ma dalla loro disposizione, cioè dallinsieme delle operazioni e relazioni interne, vale a dire da quello che, tecnicamente, si chiama struttura. Si parla poi di trasmissione di informazione quando la riproduzione di una struttura dà luogo a repliche contenenti la stessa informazione. Entrambi i fenomeni, comè noto, sono essenziali per la conoscenza ma anche per la vita.

9 Detto diversamente e in modo più informale e accessibile: si parla di informazione se in macrostrutture simili sono riconoscibili microstrutture differenti. La chiave della mia automobile è tanto simile alla tua che potremmo facilmente confonderle. La mia, però, apre la portiera della mia vettura, la tua no. Non è quindi fuori luogo dire che nella microstruttura di questa chiave è contenuta uninformazione che non cè nella tua e che viene trasmessa alla serratura, consentendoci di aprirla. 9 INFORMAZIONE e COMUNICAZIONE

10 10 INFORMAZIONE e SUPPORTO Non esiste informazione senza supporto: linformazione è sempre portata da, o trasmessa su o memorizzata in o contenuta in qualcosa; Questo qualcosa non è linformazione stessa; Alcuni supporti sono particolarmente adatti alla trasmissione dellinformazione, ma non alla sua memorizzazione (aria); Per poter parlare di informazione è decisiva la stabilità del supporto materiale in cui linformazione è contenuta;

11 11 INFORMAZIONE e SUPPORTO Si può parlare di informazione contenuta in una struttura quando lazione di questa su altre strutture è determinata in maniera essenziale non dalla mera quantità dei suoi elementi, ma dalla loro disposizione

12 12 INFORMAZIONE E SUPPORTO La stessa informazione può essere scritta su supporti differenti Lo stesso supporto può portare informazioni differenti fare ITALIANO: TO DO, TO MAKE, TO BUILD INGLESE: TARIFFA, PREZZO DI UNA CORSA ….. 5

13 CONTENUTI ORDINATI MA PRIVI DI…

14 …LIMPORTANZA DEL SOSTEGNO MATERIALE

15 15 Altro problema è costituito dal caso di cui parla Damasio ne Lerrore di Cartesio. Operato al cervello per rimuovere un tumore che aveva costretto a intervenire anche sul tessuto dei lobi frontali che era stato danneggiato dal male dopo lintervento mantenne integre la solidità dellintelletto, la capacità percettiva, la memoria del passato, la memoria a breve termine, lapprendimento di nuovi contenuti, il linguaggio e la capacità aritmetica. In breve dal punto di vista della conoscenza e delle capacità a essa legate era tutto a posto. Non altrettanto si poteva dire a proposito della sua personalità, che risultò totalmente alterata: avvertiva come argomenti che prima avevano suscitato in lui una forte emozione ora non provocavano più alcuna reazione, né positiva, né negativa.

16 16 Provate a immaginare quel che era accaduto: provate a immaginare di non sentire piacere quando contemplate una pittura che vi piace, o quando ascoltate uno dei vostri brani musicali preferiti. Provate a immaginarvi completamente privati di tale possibilità, e tuttavia ancora consapevoli dei contenuto intellettuale dello stimolo visivo o sonoro, e consapevoli anche del fatto che una volta vi dava piacere: Sapere ma non sentire, così potremmo riassumere la sua infelice condizione (p. 85). Inoltre egli era incapace di scegliere in modo efficace, o poteva non scegliere affatto, o scegliere malamente. Cominciai a pensare, conclude Damasio, che la sua freddezza del ragionamento gli impedisse di assegnare valori differenti a opzioni differenti, rendendo il paesaggio del suo pensiero decisionale irrimediabilmente piatto (pp ). Dunque sapere e sviluppare la conoscenza è condizione necessaria, ma non sufficiente, per gestire le emozioni e assumere decisioni.

17 17 Cè poi il fatto, attestato ormai, come si è visto, da tutte le ricerche nel campo delle neuroscienze, di quanto astratta e distorta sia la descrizione abituale dei nostri comportamenti che tende a separare i puri movimenti fisici dagli atti che tramite questi verrebbero eseguiti. In realtà il cervello che comprende e il cervello che agisce sono tuttuno, per cui il rigido confine tra processi percettivi, cognitivi e motori finisce per rivelarsi in gran parte artificioso: la percezione risulta immersa nella dinamica dellazione e ciò comporta lesigenza di prestare la debita attenzione a una componente pragmatica, sulla quale poggiano molte delle nostre tanto celebrate capacità cognitive.

18 18 È questo il nucleo non esoterico del concetto di competenza, che mette in crisi lidea che la conoscenza si acquisisca mediante la pura e semplice trasmissione di strutture già definite e di significati già codificati nello spazio esterno e ci obbliga, per contro, a prestare la debita attenzione alle modalità di organizzazione del campo ricettivo interno. Il riferimento a questo quadro generale consente, oltretutto, di avviare finalmente una seria riflessione sulle tecnologie, sul loro rapporto con il pensiero scientifico, sulle profonde trasformazioni che esse stanno portando, oltre che al nostro modo di comunicare, anche a quello di organizzare la conoscenza e di concepire i processi di apprendimento e gli ambienti in cui essi andrebbero collocati.

19 19 È a questo concetto di competenza che si riferiscono correttamente i Piani di Studio della Provincia di Trento: Una competenza si manifesta quando un soggetto riesce ad attivare e coordinare conoscenze, abilità e disposizioni interne (come atteggiamenti, valori, motivazioni, ecc.) per affrontare, valorizzando se necessario anche opportune risorse esterne, una tipologia di compiti o problemi da inquadrare e risolvere.

20 20 Il nocciolo della questione non è allora la diatriba sulle competenze, ma se la scuola deve preoccuparsi di sviluppare, oltre alle conoscenze, anche la capacità di attivare questo coordinamento tra conoscenze, abilità e disposizioni interne, di sentire e di gestire le emozioni, di assumere decisioni in modo consapevole e di agire in maniera responsabile, orientando di conseguenza la sua attenzione anche verso questa componente pragmatica, oppure no. Quello che abbiamo imparato in modo ormai inconfutabile è che lo sviluppo delle capacità a essa connesse non scaturisce automaticamente e meccanicamente dal solo possesso delle conoscenze, per cui queste capacità vanno coltivate in modo specifico, con processi di apprendimento ad hoc. Almeno se lobiettivo che ci si pone è quello di formare una personalità completa, che sappia, comprenda e sia consapevole di sé e sappia agire.

21 21 LA FINALITA CHIAVE La finalità chiave di una testa ben fatta è far emergere e consolidare la capacità di legare e connettere le conoscenze : larte di organizzare il proprio pensiero, di collegare e distinguere al tempo stesso. Si tratta di favorire lattitudine a interrogare, di legare il sapere al dubbio, di sviluppare la capacità dintegrare il sapere particolare non soltanto in un contesto globale, ma anche nella propria vita, di stimolare lattitudine a porsi i problemi fondamentali della propria condizione e del proprio tempo.

22 22 Riassumendo, i cardini del concetto di competenza sono dunque i seguenti: Conoscere Capire Sentire Decidere Agire Trasferire il sapere da un modello (rappresentazione artificiale semplificata di un contesto reale) al mondo della esperienza quotidiana. I CARDINI DEL CONCETTO DI «COMPETENZA»

23 23 Metodi: alcune regole generali Da un antico proverbio cinese Se ascolto.. dimentico Se vedo….ricordo Se faccio…imparo Il rapporto sapere- fare

24 24 Le persone si lasciano convincere più facilmente dalle ragioni che esse stesse hanno scoperto, piuttosto che da quelle scaturite dalla mente di altri. Se faccio…imparo: metodi attivi Blaise Pascal

25 INTRECCIO E SINCRONICITÀ Oggi i diversi ambiti dellesperienza umana sintrecciano sempre più tra di loro e si raccordino reciprocamente non più secondo la logica dellalternanza, del «prima» e del «poi», bensì secondo quella della sincronicità, della compresenza. La percezione, ad esempio, tende a essere considerata non più uno stadio antecedente e indipendente rispetto allazione, ma come unimplicita preparazione dellorganismo ad agire: percezione e azione sarebbero, pertanto, compresenti, così come la conoscenza e la sua applicazione.

26 «CERVELLO CHE COMPRENDE» e «CERVELLO CHE AGISCE» Il «cervello che comprende», il «cervello che decide» e il «cervello che agisce» sono dunque inscindibilmente correlati. Il «cervello che comprende» è, contemporaneamente e necessariamente, anche un «cervello che decide» e un «cervello che agisce». Anche per questo non si può accumulare un sapere che duri e basti per tutta una vita: anche conoscenza e applicazione, istruzione e lavoro risultano fortemente interconnessi e compresenti, pur senza fondersi.

27 «CERVELLO CHE COMPRENDE» e «CERVELLO CHE AGISCE» Il problema fondamentale di fronte al quale ci pone questa situazione è allora quello di stabilire come possano i vari aspetti e ambiti significativi dellesperienza umana, correlati, rispettivamente, al «cervello che comprende» (istruzione e formazione), al «cervello che agisce» (lavoro) e al «cervello che decide» (democrazia e convivenza civile) relazionarsi reciprocamente senza offuscare i punti focali che ne assicurano la specificità e i tratti distintivi. E dunque la questione madre diventa quello di fare in modo che questi domini del vissuto di ciascuno di noi si connettano tra di loro mantenendo la propria sfera dazione.

28 «CERVELLO CHE COMPRENDE» e «CERVELLO CHE AGISCE» Per questo ci vuole unesperienza formativa, al centro della quale va posta non tanto la capacità di accumulare informazioni e conoscenze, quanto quella di selezionarle, discriminando tra ciò che è importante e pertinente e ciò che lo è meno, o non lo è affatto ai fini dei problemi specifici da affrontare e dei nessi e dellinterrelazione da operare tra la percezione e lazione, tra il cervello che conosce e comprende, il cervello che agisce e il cervello che deve assumere responsabilità e prendere decisioni.

29 29 Interrelazione e intersezione di Percezione-azione 1/3 i puri movimenti fisiciatti Se guardiamo ai meccanismi secondo cui funziona il nostro cervello ci rendiamo conto di quanto astratta sia la descrizione abituale dei nostri comportamenti che tende a separare i puri movimenti fisici dagli atti che tramite questi verrebbero eseguiti. puri movimenti fisici atti eseguiti dai movimenti

30 30 dovecome comedove cosa I più recenti risultati ottenuti dalle neuroscienze hanno evidenziato quanto siano improponibili la riduzione della percezione a una rappresentazione iconica degli oggetti, indipendente da qualsiasi dove e da qualunque come, e la concomitante riduzione dellazione a unintenzione che discrimina tra un come e, forse, un dove, ma nulla ha a che fare con il cosa. Quello motorio non è un puro sistema esecutivo e di controllo, ma un ruolo attivo e decisivo anche nella costituzione significato del significato degli oggetti e nella loro percezione percezione. Interrelazione e intersezione di Percezione-azione 2/3

31 31 La percezione non è una rappresentazione iconica degli oggetti, indipendente dal dove e dal come, Non prescinde dallazione e dallintenzione Quello motorio non è un puro sistema esecutivo e di controllo, significato percezione Il sistema motorio ha un ruolo attivo e decisivo nella costituzione del significato degli oggetti e nella loro percezione. Interrelazione e intersezione di Percezione-azione 3/3

32 32 La materia pensante si considera come un paradosso. Si parte dalla persuasione della sua impossibilità, e per questo molti grandi spiriti, come Bayle, nella considerazione di questo problema, non hanno saputo determinar la loro mente a quello che si chiama, e che per lo innanzi era lor sempre paruto, un'assurdità enorme. Diversamente andrebbe la cosa, se il filosofo considerasse come un paradosso, che la materia non pensi; se partisse dal principio, che il negare alla materia la facoltà di pensare, è una sottigliezza della filosofia. Or così appunto dovrebbe esser disposto l'animo degli uomini verso questo problema. Che la materia pensi, è un fatto. Un fatto, perché noi pensiamo; e noi non sappiamo, non conosciamo di essere, non possiamo conoscere, concepire, altro che materia. Un fatto perché noi veggiamo che le modificazioni del pensiero dipendono totalmente dalle sensazioni, dallo stato del nostro fisico; che l'animo nostro corrisponde in tutto alle varietà ed alle variazioni del nostro corpo. Un fatto, perché noi sentiamo corporalmente il pensiero: ciascun di noi sente che il pensiero non è nel suo braccio, nella sua gamba; sente che egli pensa con una parte materiale di sé, cioè col suo cervello, come egli sente di vedere co' suoi occhi, di toccare colle sue mani. Se la questione dunque si riguardasse, come si dovrebbe, da questo lato; cioè che chi nega il pensiero alla materia nega un fatto, contrasta all'evidenza, sostiene per lo meno uno stravagante paradosso; che chi crede la materia pensante, non solo non avanza nulla di strano, di ricercato, di recondito, ma avanza una cosa ovvia, avanza quello che è dettato dalla natura, la proposizione più naturale e più ovvia che possa esservi in questa materia; forse le conclusioni degli uomini su tal punto sarebbero diverse da quel che sono, e i profondi filosofi spiritualisti di questo e de' passati tempi, avrebbero ritrovato e ritroverebbero assai minor difficoltà ed assurdità nel materialismo. (Firenze 18 Sett. 1827) GIACOMO LEOPARDI: ZIBALDONE

33 33 Giacomo Rizzolatti: «Quando ci troviamo di fronte a un oggetto qualunque, ad esempio una comune tazzina da caffé, da parte delluomo che si pone di fronte a essa si ha un vedere che non è fine a se stesso, indiscriminato e incondizionato, ma è piuttosto orientato a guidare la mano: Per questo esso si presenta anche, se non soprattutto, un vedere con la mano, rispetto al quale loggetto percepito appare immediatamente codificato come un insieme determinato di ipotesi dazione. La percezione, dunque, funge da implicita preparazione dellorganismo a rispondere e ad agire: da essa scaturisce, di conseguenza, un tipo di comprensione che ha una natura eminentemente pragmatica, che non determina di per sé alcuna rappresentazione semantica delloggetto, in base alla quale esso verrebbe, per esempio, identificato e riconosciuto come una tazzina da caffé, e non semplicemente come qualcosa di afferrabile con la mano».

34 34 I più recenti in campo scientifico hanno quindi evidenziato i limiti e i rischi di un insegnamento incardinato sulla sola dimensione cognitiva, e mostrato quanto la mente sia profondamente «incorporata», incardinata nel nostro corpo. Ne scaturisce un sincronismo tra agire, pensare e parlare che mette in crisi lidea classica di un processo di elaborazione delle informazioni sensoriali in entrata che, sviluppandosi in modo lineare, si conclude con la produzione di unuscita motoria, di unazione. Questultima, invece, non è lesito finale e la meccanica dellesecuzione del processo percettivo, ma è parte integrante di questo processo e inscindibile dallo stimolo sensoriale, in quanto contenuta in esso. Su questi risultati si fonda una fisiologia dellazione che conferisce inedita dignità teorica alle operazioni concrete, alla manipolazione, a tutto ciò in virtù del quale, come appunto scriveva già Leopardi, sentiamo corporalmente il pensiero.

35 35 La competenza non è dunque la somma di un prima, che è il sapere, e di un poi, che è il saper fare, della conoscenza a cui si aggiungono in seguito le abilità. Siamo invece di fronte a un «vedere con la mano» che considera la percezione unimplicita preparazione dellorganismo a rispondere e ad agire, che le conferisce, di conseguenza, il compito di selezionare le informazioni pertinenti ai fini del corretto inquadramento e della soluzione di un problema, e che attribuisce al sistema motorio un ruolo attivo anche nella costituzione del significato degli oggetti. Da questo punto di vista lobiettivo della formazione integrale della persona in quanto unità di corpo e mente, di cognizioni ed emozioni, di saperi e decisioni acquista uno spessore per corrispondere al quale linsegnamento, tutto linsegnamento, delle scienze umane, delle scienze della natura, come pure della matematica dovrebbe preoccuparsi di costruire un ponte tra il sistema motorio, il linguaggio e il ragionamento, tra il corpo, le parole e i concetti.

36 36 Se ne ricava pertanto linvito, che ci viene rivolto da esempio da Dehaene, Lakoff e Nunez, Giuseppe Longo e tanti altri, a partire dal senso come atto radicato in gesti antichissimi, e per questo solidissimi, quali il contare qualcosa, lordinare, lorientazione della linea numerica mentale e la pluralità di pratiche a essi collegate, che non sembrano dipendere né dal sistema di scrittura, né dalleducazione matematica. A questi gesti il linguaggio e la scrittura hanno dato l«oggettività dellintersoggettività», la stabilità della notazione comune, fornendo le strutture portanti del ponte di cui si parlava, la cui importanza comincia a essere riconosciuta da tanti matematici, anche immersi o prossimi al formalismo, i quali, non a caso, ammettono i limiti di un approccio che, per essere perfettamente, meccanicamente rigoroso, ritiene di poter evitare ogni riferimento allazione nello spazio e nel tempo.

37 37 Scoprire e Inventare la matematica Da dove viene la matematica. Come la mente embodied dà origine alla matematica G. Lakoff e R. E. Nunez, 2005 Metafore, schemi-immagine forniscono un ponte tra il linguaggio e il ragionamento, tra il corpo e i concetti

38 38 LE«COMPETENZE» NEL CONTESTO INTERNAZIONALE 3

39 39 L'INTRODUZIONE DEL CONCETTO DI COMPETENZA Il ruolo dell'Unione Europea nella valorizzazione del concetto di competenza risente fortemente della sua origine nel campo della formazione professionale soprattutto in Francia. La sua fortuna recente tuttavia può essere attribuita anche alla contemporanea convergenza del dibattito e della riflessione nel campo non solo della pedagogia, con il «rovesciamento di prospettiva» dalla centralità dei processi dinsegnamento alla crescente rilevanza dei processi dapprendimento, ma anche e soprattutto delle neuroscienze e della psicologia cognitiva. Il concetto di competenza è per tanti versi parallelo a quello delle literacy di PISA è ormai diventato un parametro di riferimento e di valutazione accettato da tutti i paesi dellUnione Europea.

40 40 LA LITERACY NEL RAPPORTO OCSE-PISA Il cardine della rilevazione, assunto per indicare le competenze oggetto di valutazione, è il concetto di literacy, termine con il quale si vuole indicare linsieme delle conoscenze e delle abilità possedute da un individuo e la sua capacità di utilizzarle.

41 41 LITERACY SCIENTIFICA Linsieme delle conoscenze scientifiche di un individuo e luso di tali conoscenze per identificare domande scientifiche, per acquisire nuove conoscenze, per spiegare fenomeni scientifici e per trarre conclusioni basate sui fatti riguardo a temi di carattere scientifico, la comprensione dei tratti distintivi della scienza intesa come forma di sapere e dindagine propria degli essere umani, la consapevolezza di come scienza e tecnologia plasmino il nostro ambiente materiale, intellettuale e culturale e la volontà di confrontarsi con temi legati alle scienze, nonché con le idee della scienza, da cittadino che riflette.

42 42 LITERACY MATEMATICA La capacità di un individuo di identificare e di comprendere il ruolo che la matematica gioca nel mondo reale, di operare valutazioni fondate e di utilizzare la matematica e confrontarsi con essa in modi che rispondono alle esigenze della vita di quellindividuo in quanto cittadino che riflette, che simpegna e che esercita un ruolo costruttivo.

43 43 La capacità di un individuo di comprendere, di utilizzare e di riflettere su testi scritti al fine di raggiungere i propri obiettivi, di sviluppare le proprie conoscenze e le proprie potenzialità e di svolgere un ruolo attivo nella società. LITERACY IN LETTURA

44 44 FRAMEWORK CONCETTUALE DI PISA 2006: CONOSCENZA DELLA SCIENZA E CONOSCENZA SULLA SCIENZA La conoscenza della scienza- indica le aree del sapere riguardanti il mondo naturale e fa riferimento alla fisica, alla chimica, alle scienze biologiche e alle scienze della Terra e dellUniverso, oltre che alla tecnologia. La conoscenza sulla scienza- intende indicare la piena comprensione dei mezzi (indagine scientifica) e dei fini (spiegazione di carattere scientifico) della scienza. Rientrano in questo ambito le conoscenze relative al metodo scientifico e alle procedure dindagine, alle caratteristiche dei dati e dei risultati, ai problemi legati alla misurazione, alle caratteristiche tipiche di una spiegazione scientifica, al rapporto tra osservatore e osservato, alla relazione tra dati osservativi e teoria, alla natura delle leggi scientifiche. Si tratta di una conoscenza di carattere epistemologico che, rispetto alla conoscenza della scienza, si colloca a un livello metalinguistico.

45 45 IL QUADRO EUROPEO DELLE QUALIFICAZIONI Il 23 aprile 2008 è stato formalmente adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo il Quadro Europeo delle Qualificazioni (EQF, European Qualification Framework) che permetterà di descrivere e confrontare le qualifiche e i titoli dei diversi sistemi di istruzione e formazione dell'Unione Europea, rendendo più facile la libertà di movimento dei lavoratori. Si tratta di un modello che entrerà pienamente in vigore a partire dal 2010.Quadro Europeo delle Qualificazioni L'EQF individua otto livelliL'EQF individua otto livelli formativi che descrivono le conoscenze, le abilità, e le competenze, indipendentemente dal sistema in cui verranno acquisite: i livelli di riferimento saranno dunque tarati sui risultati dell'apprendimento e non sulla durata degli studi. Essi copriranno l'intera gamma delle qualificazioni e non solo quelle strettamente professionali: da quella ottenute al termine dell'istruzione e formazione obbligatoria a quelle conseguite ai più alti livelli accademici.

46 46 IL QUADRO EUROPEO DELLE QUALIFICAZIONI Il primo livello previsto nell'EQF è quello di uscita dal ciclo della scuola primaria e della secondaria di I grado; Il secondo livello corrisponde alluscita dal nuovo ciclo dellobbligo di dieci anni; Il terzo livello corrisponde alluscita dal II biennio delle superiori; Il quarto livello corrisponde alluscita dallintero ciclo delle superiori; Il quinto livello corrisponde alluscita da corsi post-diploma (IFTS e, oggi, ITS); Il sesto livello corrisponde alla laurea triennale o equivalente (ITS in sei semestri); Il settimo livello corrisponde alla laurea quinquennale o equivalente; Lottavo livello corrisponde al dottorato di ricerca o equivalente. In questo quadro devono rientrare, oltre ai titoli di studio, anche le qualifiche professionali. Ad esempio nei tre livelli superiori, che corrispondono a quelli definiti nel contesto dello Spazio europeo dellistruzione superiore in relazione al Processo di Bologna, possono rientrare qualifiche professionali estremamente specializzate.

47 47 Descrizione di ciò che un discente conosce, capisce ed è in grado di realizzare al termine di un processo dapprendimento. I risultati sono definiti in termini di conoscenze, abilita` e competenze. RISULTATI DELLAPPRENDIMENTO

48 48 Risultato dellassimilazione di informazioni attraverso lapprendimento. Le conoscenze sono un insieme di fatti, principi, teorie e pratiche relative ad un settore di lavoro o di studio. Nel contesto del Quadro europeo delle qualifiche le conoscenze sono descritte come teoriche e/o pratiche. CONOSCENZE

49 49 Indicano le capacità di applicare conoscenze e di utilizzare know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi. Nel contesto del Quadro europeo delle qualifiche le abilità sono descritte come: cognitive (comprendenti luso del pensiero logico, intuitivo e creativo); pratiche (comprendenti labilita` manuale e luso di di metodi, materiali, strumenti). ABILITÀ

50 50 COMPETENZE Sta a indicare la comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale. Nel contesto del Quadro europeo delle qualifiche le competenze sono descritte in termini di responsabilita` e autonomia. Significato etimologico: cum "con" e petere "dirigersi verso, cercare. Il termine condensa dunque sia il focus della ricerca sia la metodologia di ricerca-azione attraverso cui esplorarlo.

51 51 Competenze chiave per l'apprendimento permanente UE 06 Comunicazione nella madre lingua, Comunicazione nelle lingue straniere, Competenza matematica, competenze di base in scienza e tecnologia, Competenza digitale, Imparare ad imparare, Competenze sociali e civiche, Spirito di iniziativa e imprenditorialità, Consapevolezza ed espressione culturale Il documento delinea otto competenze chiave, definite come combinazione di conoscenze, abilità e attitudini, esse sono:

52 52 I tre poli delle otto competenze chiave per lesercizio della cittadinanza attiva Rapporto con la realtà naturale e sociale Costruzione del sè Rapporto con gli altri Imparare ad imparare Formulare progetti Comunicare (rappresentare) Collaborare e partecipare Comunicare (comprendere) Risolvere problemi Acquisire ed interpretare linformazione Individuare collegamenti e relazioni

53 53 Il successo formativo di lunga durata è la risultante di una costruzione equilibrata delle tre direttrici di sviluppo e dei tre ambiti in modo che nessuno sopravanzi laltro

54 GARDNER: FIVE MINDS FOR THE FUTURE MENTE DISCIPLINATA MENTE SINTETIZZATRICE MENTE CREATIVA MENTE RISPETTOSA, SOCIALE, EMPATICA MENTE ETICA

55 55 Lo sviluppo dellinsegnamento lungo lasse dei linguaggi LINGUAGGI FORMALIZZATI CODICE+ SINTASSI LINGUAGGI NATURALI CODICE LINGUAGGI ICONICI CODICE+ SINTASSI+ SEMANTICA LINGUAGGI DIGITALI TECNOLOGIE LINGUAGGI CORPOREI E DELLESPRESSIVITÀ

56 56 IL COMPLESSO PROCESSO DELLELABORAZIONE VISIVA 4

57 57 I neuroscienziati contemporanei hanno sviluppato un modello di elaborazione visiva in tre stadi: 1.Il primo stadio è lelaborazione visiva di basso livello, che stabilisce le caratteristiche di una particolare scena visiva individuando la posizione di un oggetto nello spazio e identificandone il colore; 2.Il secondo stadio, che inizia nella corteccia primaria, è lelaborazione visiva di livello intermedio, che assembla semplici segmenti lineari, ciascuno con uno specifico asse di orientamento, ottenendo contorni che definiscono i confini di unimmagine, e costruisce una percezione unitaria della forma di un oggetto. Questo processo è detto integrazione del contorno. Al tempo stesso il livello intermedio della visione separa loggetto dallo sfondo in un processo chiamato segmentazione della superficie; 3.Il terzo stadio, lelaborazione visiva di alto livello, che si dipana lungo la via dalla corteccia visiva primaria ala corteccia temporale inferiore, stabilisce categorie e significati. Qui il cervello integra linformazione visiva con linformazione pertinente proveniente da una varietà di altre fonti, e ci permette di riconoscere oggetti specifici, volti e scene. IL LIVELLO INTERMEDIO NELLELABORAZIONE VISIVA

58 58 I processi visivi di basso livello e intermedio vengono eseguiti insieme, per lo più mediante unelaborazione bottom-up. Operando congiuntamente essi identificano come figure le aree dellimmagine che sono collegate a un oggetto e come sfondo le aree che non lo sono. Di queste due fasi, quella dellelaborazione visiva di livello intermedio è ritenuta particolarmente impegnativa perché richiede alla corteccia visiva primaria di determinare quali segmenti appartengano a un unico oggetto e quali siano componenti di altri oggetti nel contesto di una scena visiva complessa, composta da centinaia o addirittura migliaia di segmenti di linea. IL LIVELLO INTERMEDIO NELLELABORAZIONE VISIVA

59 59 Semir Zeki e David Van Essen hanno scoperto una trentina di centri che, oltre alla corteccia visiva primaria, continuano il compito di analizzare e isolare, o segregare, informazione sulla forma, il colore, il movimento e la profondità. Linformazione proveniente da tutte queste aree specializzate è segregata e viene convogliata separatamente alle regioni cognitive superiori del cervello. Tra cui la corteccia prefrontale, dove infine è coordinata in ununica, identificabile percezione. Lelaborazione visiva di alto livello è top-down. Essa produce inferenze, controlla ipotesi confrontandole con le immagini visive ricordate di cui ha avuto precedentemente esperienza e conduce in tal modo alla percezione visiva consapevole e allinterpretazione del significato, che non è tuttavia perfetta e può indurre errori. LELABORAZIONE VISIVA DI ALTO LIVELLO

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62 62 La perdita del concetto di spazio e localizzazione Damasio - Edelman e Changeux: selezionisti Spazio e localizzazione Cervello nell 800 : spazialità delle funzioni Idea di finestra temporale memoria colore parola Cervello oggi : sincronizzazione temporale aree

63 63 La sostituzione del concetto di spazio con il tempo Finestra temporale (illusione di una finestra spaziale) Concetto di tempo e di sincronizzazione temporale

64 64 Rappresentazione della palla colorata movimento forma colore Queste mappe si attivano allinterno di una finestra temporale illusione di una finestra spaziale tempo

65 65 Mappe rientranti Processo di multipli - Mappe neuroniche Multipli che si organizzano in modo unitario Sistemi sovraordinati di mappe Mappe neuroniche Sistemi neuronici

66 Classificazione attività neurale/Stato mentale (Koch, 2007a, p. 123) NCC= Correlati Neurali della Coscienza

67 I principi della TSGN (tratto da G. Edelman, 2004, p. 33)

68 EDELMAN: SCHEMA DI COSCIENZA DI ORDINE SUPERIORE

69 Interazioni causali corpo, cervello e ambiente (G. Edelman, Legenda CPE = categorizzazione percettiva CPR = coscienza primaria COS = coscienza ordine superiore MVC = memoria valore– categoria

70 70 Sistema polifonico Selezione Damasio Coesistenza di voci differenti

71 71 Sistema polifonico Damasio Coesistenza di voci differenti

72 72 Mappe di Neuroni Assenza di un centro di comando Assenza centro di comando Damasio: Teatro cartesiano Sinapsi IZC Ipotesi Zona di Convergenza 10 Mld di neuroni Mld di sinapsi

73 73 EDELMAN: LA FUNZIONE DELLA MEMORIA I mappaggi globali sono il substrato necessario per correlare categorizzazione e memoria (…). In un mappaggio globale, variazioni a lungo termine della forza sinaptica favoriranno la mutua attività rientrante di quei gruppi la cui attività è stata correlata attraverso mappe differenti nel corso di comportamenti passati. Quando, ad esempio, ci prepariamo ad afferrare un bicchiere, viene richiamato in memoria un intero insieme di circuiti differenti, già modificati da precedenti variazioni sinaptiche. Tali variazioni sinaptiche su ampie parti del mappaggio globale sono a fondamento della memoria, ma la memoria dei mappaggi globali NON È UN DEPOSITO di attributi prefissati e codificati da richiamare e da assemblare in una logica replicativa, come in un computer. La memoria è invece un processo di ricategorizzazione continua che, per sua natura deve essere procedurale e implica lattività motoria continua, la quale determina la capacità di ripetere un esercizio: afferrare un bicchiere, nel nostro caso.

74 74 EDELMAN: LA FUNZIONE DELLA MEMORIA/2 La memoria non può dunque essere assimilata a un contenitore, a un "archivio" di ricordi. Non solo non esiste l'archivio, ma neppure è corretto parlare di ricordi, in quanto al livello della memoria così concepita e intesa, che è una costante attività di ricategorizzazione delle risposte agli stimoli, il richiamo di una particolare risposta categoriale, che avviene sempre in situazioni continuamente mutevoli, non può che modificare la struttura e la dinamica delle popolazioni neurali implicate nella categorizzazione originaria [...]. Un tale richiamo può dare origine a una risposta simile a una risposta data in precedenza (un 'ricordo'), ma in generale la risposta è modificata o arricchita dai mutamenti in corso. Questo primo livello della memoria è integrato da un secondo, la memoria a lungo termine, legata a mutamenti sinaptici secondari, che mettono in relazione fra loro alcuni degli stessi gruppi neuronali che erano implicati in una data memoria a breve termine.

75 75 IL PRESENTE RICORDATO Per poter interagire con successo con lambiente il sistema vivente deve essere in grado di percepire e valutare lo stato corrente del rapporto generale fra le categorie prodotte e il loro successo adattativo e disporre della capacità di ricategorizzare continuamente gli "accoppiamenti" fra risposte comportamentali e soddisfazione dei bisogni. Edelman chiama "presente ricordato" questa consapevolezza percettuale, che è una forma di coscienza primaria, base indispensabile, da una parte, della relazione di accoppiamento tra informazione esterna e informazione interna, dallaltra, per accedere a un livello superiore (o diretto) di coscienza, che presuppone il possesso di un modello temporale del sé e del mondo, legato a quello del linguaggio simbolico o, almeno, delle capacità concettuali di alcuni primati non umani.

76 76 LA COSCIENZA DORDINE SUPERIORE E UN NUOVO TIPO DI MEMORIA La coscienza dordine superiore, secondo Edelman, nasce con laffacciarsi evolutivo delle capacità semantiche e si sviluppa in virtù dellacquisizione del linguaggio e del riferimento simbolico. Le facoltà linguistiche richiedono un nuovo tipo di memoria perché si possano produrre e udire i suoni articolati che levoluzione del tratto sopralaringeo aveva reso possibili. Le aree della parola che mediano la categorizzazione e la memoria per il linguaggio interagiscono con le aree concettuali cerebrali di più antica evoluzione. La funzione loro propria, allinterno di una comunità di parlanti, collega la fonologia con la semantica e guida lapprendimento attraverso linterazione con le aree concettuali del cervello. Linterazione tra i centri del linguaggio e i centri concettuali rende possibile unesplosione di concetti e unautentica rivoluzione ontologica, la costituzione di un mondo vero e proprio, che appare come qualcosa a sé stante, e non un semplice ambiente.

77 77 La rivalutazione top-down opera su quattro principi: 1.Trascurare i dettagli che non sono comportamentalmente rilevanti in un dato contesto; 2.Cercarne la costanza 3.Tentare di astrarre le caratteristiche essenziali, costanti di oggetti, persone e paesaggi; 4.E, infine, cosa particolarmente importante, confrontare limmagine presente con immagini incontrate nel passato. Questi risultati biologici confermano che la visione non è semplicemente una finestra sul mondo, ma davvero una creazione del cervello. LELABORAZIONE VISIVA DI ALTO LIVELLO

78 78 Come scrive lo psicologo cognitivo Chris Frith: Ciò che percepisco non sono gli indizi grezzi e ambigui che dal mondo esterno arrivano ai miei occhi, alle mie orecchie e alla mie dita: Percepisco qualcosa di assai più ricco, unimmagine che combina tutti questi segnali grezzi con unenorme quantità di esperienze passate. La nostra percezione del mondo è una fantasia che coincide con la realtà. C. Frith, Inventare la mente. Come il cervello crea la nostra vita mentale, Raffaello Cortina, Milano, 2009, p LELABORAZIONE VISIVA DI ALTO LIVELLO

79 79 "All'uomo sensibile e immaginoso, che viva, come io sono vissuto gran tempo, sentendo di continuo ed immaginando, il mondo e gli oggetti sono in certo modo doppi. Egli vedrà cogli occhi una torre, una campagna; udrà cogli orecchi un suono d'una campana; e nel tempo stesso coll'immaginazione vedrà un'altra torre, un'altra campagna, udrà un altro suono. In questo secondo genere di obbietti sta tutto il bello e il piacevole delle cose. Trista quella vita (ed è pur tale la vita comunemente) che non vede, non ode, non sente se non che oggetti semplici, quelli soli di cui gli occhi, gli orecchi e gli altri sentimenti ricevono la sensazione" ( ). LEOPARDI LO ZIBALDONE LA «VISIONE DOPPIA»

80 80 Tutti sono in grado di complicare, pochi sono in grado di semplificare. Per semplificare bisogna saper togliere e per togliere bisogna sapere cosa cè da togliere. E molto più difficile semplificare che complicare. E molto più difficile togliere che aggiungere. E molto più difficile procedere per intersezioni e per incastro che per sommatoria. Per sapere cosa togliere e perché bisogna disporre di un PROGETTO ben definito e dagli obiettivi chiari. Bruno Munari LA PRIORITÀ FONDAMENTALE

81 di Matisse Uno splendido esempio di questa capacità di togliere, che non è comunque dostacolo al riconoscimento (tuttaltro) è la face de femme del 1935 di Matisse. Pochi tratti essenziali sono sufficienti per far scattare la nostra capacità di classificare correttamente questa figura e di interpretarla come faremmo con una fotografia ben più ricca di dettagli. La percezione è selettiva Anche lapprendimento lo è. Henri Matisse

82 PICASSO LE TAUREAU - DICEMBRE 1945

83 PICASSO LE TAUREAU DICEMBRE 1945

84 PICASSO GUERNICA 1937

85 85 Gli studi neurobiologici sullelaborazione visiva cominciano a spiegare perché le strategie di un artista per evocare su una superficie bidimensionale oggetti e figure umane tridimensionali abbiano tanto successo. Nel mondo naturale i bordi che separano una superficie da unaltra o dallo sfondo sono onnipresenti. Gli artisti hanno compreso che gli oggetti sono definiti dalle loro forme, che a loro volta derivano dai loro bordi, Nella pittura lartista può rappresentare un bordo mediante un cambiamento di colore o di luminosità da una regione allaltra o con una linea implicita. I bordi di un oggetto separano una superficie di colore, luminosità o tessitura generalmente uniforme da unaltra. Nella pittura i contorni sono importanti solo per dare una maggiore definizione a una forma. NEUROSCIENZE E ARTE

86 FIGURA E SFONDO Gli studi sulle modalità di organizzazione del mondo visivo di tutte le specie che possono focalizzare la luce per formare immagini evidenziano che queste modalità devono essere comunque caratterizzato dalla presenza di figure segregate e ben distinte rispetto allo sfondo. Date le proprietà della luce, ci sono pochi modi per ottenere ciò. Un modo, generalissimo, è di ricavare margini o bordi laddove la stimolazione fisica rileva delle differenze. Il problema naturalmente è che in molte circostanze tali variazioni fisiche possono essere assai poco nette, per non dire indistinte, oppure possono essere presenti solo a tratti (pensate a un animale che si muove nel fitto del fogliame). Ecco allora che per mezzo della selezione naturale sono stati messi a punto dei meccanismi di interpolazione che, usando regole piuttosto semplici basate sulle regolarità statistiche dellambiente (similarità di colore, chiarezza e tessitura, continuità di direzione, movimento comune delle parti ecc.) estraggono, a uso e consumo dellanimale che ne ha bisogno, margini e linee di demarcazione.

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94 FIGURA E SFONDO La tendenza a estrarre margini e linee di demarcazione è così forte che gli organismi viventi tendono a vederli anche laddove fisicamente non ci sono, come nelle famose figure di Kanizsa. Si tratta di situazioni nelle quali ci troviamo di fronte a una figura anomala che, di fatto, non cè, anche se viene vista: e questo «vedere linvisibile» è la concreta espressione e testimonianza del fatto che abbiamo bisogno di un confine che separi e distingua la figura e lo sfondo: ne abbiamo bisogno al punto che, anche se questo confine fisicamente non cè, siamo orientati a percepirlo ugualmente.

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98 98 5 «RAGIONARE» e «ARGOMENTARE»

99 99 NOTAZIONE SIMBOLICA Se vogliamo considerare gli enunciati esclusivamente sotto laspetto della loro forma logica, è conveniente introdurre unopportuna notazione simbolica che ci permetta di astrarre dal loro contenuto e di metterne in evidenza unicamente il modo di composizione. A tale scopo, stabiliamo che le lettere corsive minuscole p, q, r,... stiano ad indicare generici enunciati semplici. Le lettere maiuscole A, B, C, … staranno invece per generici enunciati, semplici o composti. Introduciamo adesso dei simboli per i cinque connettivi che conosciamo.

100 100 ENUNCIATO E SCHEMA DENUNCIATO x, y, z e www (o Tizio, Caio, Sempronio e la Tale) mangiano Carlo, Aldo, Gino e Maria mangiano ENUNCIATO SCHEMA DI ENUNCIATO

101 101 Per passare dallo schema denunciato allenunciato bisogna sostituire le variabili x, y, z e w (o Tizio, Caio, Sempronio e la Tal dei Tali) con le costanti Carlo, Aldo, Gino e Maria x, y, z e www (o Tizio, Caio, Sempronio e la Tale) mangiano Carlo, Aldo, Gino e Maria mangiano ENUNCIATO SCHEMA DI ENUNCIATO

102 102 PRINCIPIO DI VEROFUNZIONALITÀ E possibile determinare la verità o falsità di un enunciato composto mediante i cinque connettivi da noi studiati conoscendo solo ed esclusivamente il valore degli enunciati semplici che lo compongono (principio di verofunzionalità: la verit à o falsit à di un enunciato composto è funzione di quella delle sue parti). Anzi, esiste un metodo puramente meccanico per ottenere tale risposta in un numero finito di passi. Tale procedura è detta metodo delle tavole di verità; vediamo di che cosa si tratta.

103 103 TAVOLA DI VERITÀ DELLA NEGAZIONE Partiamo da unanalisi della negazione. Quandè che un enunciato della forma A è vero? La risposta è immediata: quando A è falso. Viceversa, A è falso quando A è vero. Queste informazioni possono essere riassunte in una tavola di verità per la negazione, che riportiamo qui sotto:

104 104 NEGAZIONE La negazione e' un'operazione unaria perche' si applica su una sola proposizione ed e' definita come l'operazione che applicata ad A restituisce il valore di verita' contrario di A. Analogamente alla simbologia usata negli insiemi complementari indicheremo la negazione di A con il simbolo A. Cioè avremo:insiemi complementari A = non A Avremo quindi la tavola di verita': A A v f f v Cioè: Se A è vera allora A è falsa Se A è falsa allora A è vera

105 105 CONGIUNZIONE LOGICA La congiunzione logica ( ) è un'operazione binaria perche' si applica su due proposizioni ed e' definita come l'operazione che applicata ad A e B restituisce i seguenti valori di verità: A B A B v v v v f f f v f f f f

106 106 DISGIUNZIONE LOGICA Un enunciato della forma A v B, laddove la disgiunzione è interpretata in senso inclusivo, sarà invece falso quando A e B sono entrambi falsi, vero in ogni altro caso: A BA v BA v B v v v v f v f v v f f f

107 107 IMPLICAZIONE LOGICA Riguardo agli enunciati della forma A B è difficile trovare unintuizione informale che metta tutti daccordo; anzi per molti autori limplicazione non obbedisce al principio di verofunzionalità. Intuitivamente, un enunciato della forma A B ci sta dicendo che se si verifica A, allora deve verificarsi anche B, e che quindi quando A è vero B non devessere falso. Se quindi A è vero e B falso, A B sarà falso. Assumiamo che questo sia lunico caso in cui A B è falso.

108 108 IMPLICAZIONE LOGICA Un enunciato della forma A B ha dunque la seguente tavola di verità: A B A B v v v v f f f v v f f v

109 109 DOPPIA IMPLICAZIONE LOGICA Intuitivamente un enunciato della forma A B ci sta dicendo che A e B hanno lo stesso valore di verità. Quindi sembra plausibile assegnare alla doppia implicazione la seguente tavola di verità: A B A B v v v v f f f v v f f v

110 110 Possibili esiti di una tavola di verità Enunciato soddisfacibile Nella colonna principale compare almeno un 1 Enunciato falsificabile Nella colonna principale compare almeno uno 0 Falsità logica (contraddizione) Nella colonna principale compaiono tutti 0 Verità logica (tautologia) Nella colonna principale compaiono tutti 1

111 111 Ne segue che… Verità logica (tautologia) Nella colonna principale compaiono tutti 1 Falsità logica (contraddizione) Nella colonna principale compaiono tutti 0 E sempre soddisfacibile In generale, non vale il viceversa E sempre falsificabile In generale, non vale il viceversa Non è mai falsificabile Non è mai soddisfacibile

112 112 Esempi A B È sia soddisfacibile che falsificabile ¬( A A ) È una contraddizione (falsità logica) A È una tautologia (verità logica) Vero per A=1, B=1 oppure A=0 B=0 Falso negli altri due casi (quindi anche falsificabile)(quindi anche soddisfacibile)

113 113 Verità logiche importanti (1/4) A (B A) Se vado al cinema in ogni caso, allora vado al cinema se piove A fortiori (A B) (B C) (A C) Legge di transitività Se è vero che se vinco alla lotteria vinco molti soldi, e che se vinco molti soldi mi compro una Ferrari, allora se vinco alla lotteria mi compro una Ferrari LotteriaSoldi Ferrari Lotteria PioveCinema

114 114 Verità logiche importanti (2/4) A A B ; B A B Attenuazione congiuntiva Attenuazione disgiuntiva Se Stefania fa shopping alle Vele, allora fa shopping o alle Vele o da Auchan; Se Stefania fa shopping da Auchan, allora fa shopping o alle Vele o da Auchan) Se Mario è ricco e stupido allora è ricco; se Mario è ricco e stupido allora è stupido A B A ; A B B ricco stupidoriccostupido

115 115 Verità logiche importanti (3/4) ¬¬A A ¬(A B) ¬A ¬B; ¬(A B) ¬A ¬B Dire che è bel tempo è come dire che non è vero che non è bel tempo Se non è vero che ho comprato il regalo per mamma e (o) sono andato alle Poste, allora o ( ) non ho comprato il regalo per mamma o (e) non sono andato alle Poste Legge di doppia negazione Leggi di De Morgan PosteRegalo mamma PosteRegalo mamma

116 116 Verità logiche importanti (4/4) A ¬A B Se Giorgio è qui e non è qui, allora io sono Giulio Cesare E impossibile che il dott. Angioni sia e al contempo non sia amministratore delegato della società; tuttavia, o è amministratore delegato oppure non lo è Ex absurdo quodlibet Leggi di non contraddizione e del terzo escluso ¬(A ¬A); A ¬A

117 117 Come formalizzare… Qualcuno mangia Tutti mangiano

118 118 Variabili e quantificatori Parte dellenunciato che si riferisce a un individuo in modo generico Locuzione mediante la quale si dice qualcosa sulla quantità degli oggetti cui si riferisce una variabile Variabile Quantificatore Quantificatore universale : (per ogni) Quantificatore esistenziale : (esiste almeno un…)

119 119 Formalizziamo … Qualcuno mangia Tutti mangiano Esiste almeno un x, tale che x mangia x M 1 (x) Per ogni x, x mangia x M 1 (x) Per ogni… Esiste almeno un…

120 120 Enunciati universali/particolari e affermativi/negativi … AffermativiNegativi Universali Tutti i cagliaritani sono tifosi x ( C 1 (x) T 1 (x) ) Nessun cagliaritano è tifoso x ( C 1 (x) T 1 (x) ) Particolari Qualche cagliaritano è tifoso x ( C 1 (x) T 1 (x) ) Qualche cagliaritano non è tifoso x ( C 1 (x) T 1 (x) )

121 121 Notate che… La negazione di un enunciato universale affermativo è equivalente a un enunciato particolare negativo, e viceversa x ( P 1 (x) Q 1 (x) ) equivale a x ( P 1 (x) Q 1 (x) ) AffNeg UnivTuttiNessun PartQualche Qualche …. non La negazione di un enunciato universale negativo è equivalente a un enunciato particolare affermativo, e viceversa x ( P 1 (x) Q 1 (x) ) equivale a x ( P 1 (x) Q 1 (x) ) AffNeg UnivTuttiNessun PartQualche Qualche …. non

122 122 Leggi sui quantificatori Dictum de omni Se tutti mangiano, Carlo mangia Dictum de nullo Se Giovanni è cagliaritano e tifoso, allora qualche cagliaritano è tifoso x A(x) A(c) A(c) x A(x) Carlo cagliaritano tifoso cagliaritano non tifoso

123 123 Cosè un argomento? prima premessa: P 1 … n-esima premessa: P n conclusione: C Argomento Un insieme di enunciati composto da un certo numero di premesse, addotte a sostegno di una conclusione

124 124 Esempio Ogni coppia di genitori dovrebbe fare più di un figlio. In primo luogo, infatti, i figli unici rischiano di venire viziati. Inoltre, i genitori tendono ad essere iperprotettivi nei loro confronti. Infine, avere un fratello aiuta il processo di socializzazione del bambino. P 1 : i figli unici rischiano di venire viziati P 2 : i genitori tendono ad essere iperprotettivi P 3 : avere un fratello aiuta la socializzazione del bambino C: Ogni coppia di genitori dovrebbe fare più di un figlio

125 125 Come si identificano premesse e conclusione? Premesse sono spesso precedute da locuzioni quali infatti, poiché, dal momento che, dopotutto e simili; sono spesso elencate mediante luso di espressioni quali in primo luogo… in secondo luogo, da una parte… dallaltra, inoltre, infine; talora (ad es. quando il proponente considera possibili obiezioni) sono precedute da espressioni quali tuttavia, a dispetto di tutto ciò, nonostante ciò. Conclusione è spesso preceduta da locuzioni quali quindi, perciò, ne segue che, di conseguenza, in conclusione e simili; talora è il primo enunciato dellargomento (cfr. lesempio precedente); A volte si individua solo dal senso dellargomento o dal contesto.

126 126 Non ogni testo è argomentativo… Ogni mattina faccio in primo luogo una robusta colazione con pane e marmellata. In secondo luogo mi lavo i denti. Infine, mi vesto. Quindi vado al lavoro. Non introduce una conclusione Non introducono delle premesse

127 127 Argomenti grezzi e distillati Contribuire alla costruzione di moschee per pretendere il diritto di avere un rappresentante del prefetto nel consiglio di amministrazione non è unidea realistica, perché non ci si riuscirebbe. E poi, anche riuscendoci, le vere decisioni saranno prese segretamente e senza il suo consenso. Il risultato sarebbe di favorire con i soldi dei cittadini chi agisce contro di loro. Perché poi tanta permissività? Si ricordi che non possiamo permettere loro di dirci quello che dobbiamo fare a casa nostra (Lettera al Corriere della Sera, ).

128 128 Argomenti grezzi e distillati Contribuire alla costruzione di moschee per pretendere il diritto di avere un rappresentante del prefetto nel consiglio di amministrazione non è unidea realistica, perché non ci si riuscirebbe. E poi, anche riuscendoci, le vere decisioni saranno prese segretamente e senza il suo consenso. Il risultato sarebbe di favorire con i soldi dei cittadini chi agisce contro di loro. Perché poi tanta permissività? Si ricordi che non possiamo permettere loro di dirci quello che dobbiamo fare a casa nostra (Lettera al Corriere della Sera, ). P 1 : è improbabile che lo Stato, anche se eroga finanziamenti, possa essere rappresentato nel consiglio di amministrazione di una moschea P 2 : se anche riuscisse ad avere un rappresentante, questo non influirebbe sulle decisioni importanti P 3 : si finanzierebbe coi soldi dei cittadini unistituzione che agisce contro di loro P 4 : non si può permettere ai musulmani di dirci ciò che dobbiamo fare in Italia C: Lo Stato non dovrebbe contribuire finanziariamente alla costruzione di moschee

129 129 Schema di argomento Uno schema di argomento è un insieme di enunciati formalizzati in modo generico, scritto nella forma canonica A 1,…A n B Gli enunciati A 1,…A n sono detti premesse, B conclusione dello schema. premesse conclusione

130 130 Istanze e schemi A: Il colpevole è il giardiniere o il maggiordomo. Ma non è il giardiniere. Allora è il maggiordomo. S: A B, A B Largomento A istanzia lo schema S Lo schema S formalizza largomento A schema istanza

131 131 S: A, B C Uno stesso argomento può essere formalizzato in diversi modi : A: Il colpevole è il giardiniere o il maggiordomo. Ma non è il giardiniere. Allora è il maggiordomo. istanza S: A B, A B schema 1 S: schema 2

132 132 Fallacie formali Schemi validi Schemi invalidi Fallacie formali

133 133 Esempio della studentessa e dellesame A B A B Se avessi sbagliato la tavola di verità mi avrebbe bocciata tavola di verità non lho sbagliata, quindi non mi deve bocciare Affermaz.A Affermaz. B No Affermaz. A No Affermaz. B bocciata Tav. verità sbagliata Tav. verità no sbagliata no bocciata Non sbagliare la tavola è una condizione necessaria ma non sufficiente per superare lesame

134 134 Negazione dellantecedente A B A B Controesempi: A falso, B vero

135 135 Esempio dello spasimante …. A B B A Se esci con me Sei alla canna del gas Allora esci con me Affermaz.A Affermaz. B Affermaz. A Affermaz. B Sei alla canna del gas Esci con me Trasfusione da s.p. Uscire con lo spasimante è una condizione sufficiente ma non necessaria per essere disperata

136 136 Affermazione del conseguente A B B A Controesempi: A falso, B vero

137 137 Argomenti validi paradossali Premessa vera Schema valido Premessa vera Conclusione falsa P1. Passerai lesame se vale almeno una delle seguenti condizioni: o hai studiato oppure non verrai scoperto nel caso che tu copi Mi concedi che si tratta di una premessa vera? P2 Anche questa vera : tu non hai studiato e non copierai. C. Ne segue necessariamente che passerai lesame. A, B A B

138 138 Alcuni schemi controintuitivi A B A A fortiori Tre è dispari. Quindi, se tre è pari, tre è dispari. La conclusione B->A segue dalla premessa A anche se di per sé è clamorosamente assurda

139 139 Alcuni schemi controintuitivi A B Ex absurdo quodlibet Primo testimone: Limputato aveva una cravatta blu. Secondo testimone: Limputato non aveva una cravatta blu. Giudice: Ergo, limputato è colpevole. Da premesse contradditorie la logica classica permette di concludere qualsiasi cosa, anche assurda.

140 140 Logiche rilevanti Logica classicaLogiche rilevanti Un argomento è valido se viene preservata la verità nel passaggio dalle premesse alla conclusione Un argomento è valido se viene preservata la verità e le premesse sono pertinenti rispetto alla conclusione Limplicazione è verofunzionale Limplicazione non è verofunzionale Gli schemi paradossali sono logicamente ineccepibili (se vi è scorrettezza, questa è di tipo pragmatico) Gli schemi paradossali sono equiparabili a fallacie formali

141 141 Criteri di rilevanza Giovanni mangia, Totti gioca nella Roma Giovanni mangia o beve Logica classica Logica rilevante Argomento formalmente valido Premessa non è pertinente Ma la seconda premessa è superflua

142 142 Criteri di rilevanza Criterio sintattico di rilevanza Uno schema classicamente valido è accettabile quando tutte le premesse sono necessarie per ricavare la conclusione: non esistono premesse superflue. Criterio semantico di rilevanza Uno schema classicamente valido è accettabile quando la forma logica di premesse e conclusione ci garantisce che esse parlino delle stesse cose, abbiano una parte di significato comune. P1. Se Socrate è un uomo, Socrate è mortale. P2. Socrate è un uomo. C. Quindi Socrate è mortale Socrate

143 143 Quandè che un argomento è un buon argomento? 1.Standard deduttivi 2.Standard induttivi

144 144 Argomenti validi Un argomento si dice valido quando la sua conclusione è vera ogniqualvolta le sue premesse sono vere. Un argomento si dice valido quando è impossibile che le sue premesse siano vere e la sua conclusione sia falsa Equivalentemente conclusione Premessa Vera Argomento Valido Vera conclusione Premessa Vera Argomento Valido Falsa impossibile

145 145 Esempi P. Giorgio è panettiere e socio del club radioamatori. C. Quindi, Giorgio è socio o del club radioamatori o del club Amici della Vespa Se la premessa dellargomento è vera, è impossibile che la conclusione sia falsa. P. Giorgio è o panettiere o socio del club radioamatori. C. Quindi, Giorgio è socio o del club radioamatori o del club Amici della Vespa E possibile che la premessa sia vera e la conclusione sia falsa: Giorgio potrebbe essere un panettiere che non è socio né del club radioamatori, né del club Amici della Vespa Argomento valido Argomento non valido

146 146 Schemi validi si dice valido quando lenunciato A 1 … A n B è una verità logica (ossia, quando tutte le istanze dellargomento sono valide) La validità di uno schema si controlla con le tavole di verità… A 1,…A n B Uno schema di argomento

147 147 Esempi A B, A B Modus ponens Se Socrate è un uomo, Socrate è mortale. Socrate è un uomo. Quindi Socrate è mortale. Modus tollens Se Los Angeles è in Cina, Los Angeles è in Asia. Los Angeles non è in Asia. Quindi Los Angeles non è in Cina. Fabiana legge lUnione Sarda o la Nuova Sardegna. Ma non legge lUnione Sarda. Quindi, legge la Nuova Sardegna. Sillogismo disgiuntivo A B, B A A B, A B

148 148 Argomenti formalmente validi Un argomento si dice formalmente invalido (o non formalmente valido) quando non istanzia nessuno schema valido. Un argomento si dice formalmente valido quando istanzia almeno uno schema valido.

149 149 Esempi A B Alfredo è scapolo, quindi Alfredo non ha moglie. E un argomento valido (è impossibile che la premessa sia vera e la conclusione falsa), ma non è formalmente valido perché istanzia solo lo schema invalido Se Alfredo guarda la TV, guarda Bonolis. Quindi, o Alfredo non guarda la TV, oppure guarda Bonolis. E un argomento formalmente valido: istanzia lo schema valido ABAB

150 150 Argomenti corretti Un argomento si dice non corretto o scorretto quando o è invalido o esiste almeno una premessa falsa Un argomento si dice corretto quando è valido e le premesse sono vere

151 151 Esempio argomento non corretto Premessa vera Schema valido Premessa falsa Conclusione ? (falsa) P. Se Pierferdinando Casini è un batterista rock, suona in un complesso rock. P. Pierferdinando Casini è un batterista rock. C. Quindi, suona in un complesso rock. Ci sono argomenti validi con premesse false ! (Quindi, anche la conclusione può esserlo.) Quindi: E un argomento non corretto (o scorretto): valido ma con premessa falsa

152 152 Classificazione argomenti Argomenti Validi Se premesse vere conclusione vera Argomento corretto (tutte le premesse vere) Argomento non corretto (almeno una premessa è falsa) Formalmente valido (istanzia uno schema valido) P1. Se Socrate è un uomo, Socrate è mortale. P2. Socrate è un uomo. C. Quindi Socrate è mortale P1. Se Casini è un batterista rock, suona in un complesso rock. P2. Casini è un batterista rock. C. Quindi, suona in un complesso rock Non formalmente valido (non istanzia schemi validi) P. Alfredo è scapolo, C. Quindi Alfredo non ha moglie. P1. Benedetto XVI è il Papa P2. Benedetto XVI è sposato C. Quindi, il Papa ha moglie Argomenti Non Validi Anche se premesse vere conclusione può essere falsa P. Totti è un calciatore C. (Non) si può passare con il semaforo rosso P. Totti è un intellettuale C. Leconomia (non) si riprenderà

153 153 Classificazione argomenti Argomenti Validi Se premesse vere conclusione vera Argomento corretto (tutte le premesse vere) Argomento non corretto (almeno una premessa è falsa) Formalmente valido (istanzia uno schema valido) Non formalmente valido (non istanzia schemi validi) Argomenti Non Validi Anche se premesse vere conclusione può essere falsa

154 154 Argomento corretto e formalmente valido Premessa vera Schema valido Premessa vera Conclusione vera P1. Liz Taylor è unattrice P2.Liz Taylor ha gli occhi blu C. Quindi, Liz Taylor è unattrice e ha gli occhi blu A, B A B

155 155 Argomento corretto e non formalmente valido Premessa vera Schema invalido Conclusione vera P. La Ferrari è rossa e sfreccia C. La Ferrari è rossa e veloce A B A C

156 156 Premessa falsa Schema valido Premessa vera Conclusione ? (falsa) P1. Mario Monti gioca nella Roma P2. O Mario Monti non gioca nella Roma o è un calciatore C. Quindi, Mario Monti è un calciatore Argomento scorretto e formalmente valido A, A B B

157 157 Premessa falsa Schema invalido Conclusione ? (falsa) Argomento scorretto e non formalmente valido ABAB P. Armani è un netturbino C. Armani è un operatore ecologico

158 158 Classificazione argomenti Argomenti Validi Se premesse vere conclusione vera Argomento corretto (tutte le premesse vere) Argomento non corretto (almeno una premessa è falsa) Formalmente valido (istanzia uno schema valido) P1. Liz Taylor è unattrice P2.Liz Taylor ha gli occhi blu C. Quindi, Liz Taylor è unattrice e ha gli occhi blu P1. Mario Monti gioca nella Roma P2. O Mario Monti non gioca nella Roma o è un calciatore C. Quindi, Mario Monti è un calciatore Non formalmente valido (non istanzia schemi validi) P. La Ferrari è rossa e sfreccia C. La Ferrari è rossa e veloce P. Armani è un netturbino C. Armani è un operatore ecologico Argomenti Non Validi Anche se premesse vere conclusione può essere falsa P. Il sole sorge ad est C. (Non) cè vita su Marte P. Il sole sorge ad ovest C. Monica Bellucci è Presidente della Finlandia

159 159 Rappresentando in modo insiemistico … Argomenti validi Argomenti non validi Argomenti corretti e formalmente validi Argomenti corretti ma non formalmente validi Argomenti scorretti e formalmente validi Argomenti scorretti e non formalmente validi

160 160 LA VALUTAZIONE DELLE COMPETENZE 6

161 EMPOWERMENT Si tratta di un concetto che fa riferimento all'accrescimento culturale e allincremento della disponibilità di conoscenze e competenze di una persona, e proprio per questo è spesso associato allo sviluppo della fiducia nelle proprie capacità e dellautostima, in quanto significa sentire di avere potere o sentire di essere in grado di fare. Applicato alla valutazione questo termine implica il ricorso ad alcuni indicatori ritenuti essenziali per misurare il miglioramento (o il peggioramento) della performance di uno studente rispetto a una o più competenze considerate cruciali nel processo di apprendimento. Ciascun insegnante può così esprimere - per ciascuno degli indicatori associati alla competenza analizzata - il miglioramento o il peggioramento rispetto alla valutazione precedente, su una scala che comprende per ciascun indicatore, ad esempio, un valore 0 (nessuna variazione), 3 valori negativi (peggioramento) e 3 valori positivi (miglioramento). L'attivazione di questo metodo presuppone l'assegnazione di un valore di default uguale a 0 agli indicatori predefiniti, sulla base del quale si indicheranno successivamente le variazioni riscontrate.

162 EMPOWERMENT Il primo principio è costantemente applicato nella sostanziale compenetrazione tra le caratteristiche di alcuni insiemi di asset di II livello e attività equiparabili a esercitazioni "situate": di fatto, la maggior parte degli asset di II livello programmabili dai docenti si configura come un set di input orientati al miglioramento dello studente, che rimandano a risorse materiali e digitali (asset di I livello) e sono corredati di meccanismi di valutazione e autovalutazione del margine di miglioramento in chiave formativa: gli asset di II livello di tipo "Lesson Plan, ad esempio, sono attività basate su esercizi e verifiche autonomamente dotate di rubriche di valutazione formativa in grado di evidenziare gli indicatori da tenere sotto controllo in relazione agli obiettivi da raggiungere.

163 EMPOWERMENT Il secondo principio è applicato scorporando le singole procedure di valutazione, legate a specifiche attività, da alcuni strumenti più generali per la valutazione continua degli studenti, che il sistema mette a disposizione dei docenti attraverso l'ambiente di approfondimento e condivisione : in pratica, utilizzando complessivamente l'ambiente di apprendimento i docenti possono, oltre che impostare attività valutabili in sé, verificare globalmente il percorso di crescita di ogni studente attraverso due strumenti individuali specifici; schede per tracciare alcuni indicatori di performance rispetto a delle competenze-chiave; schede di monitoraggio di abilità e competenze rispetto a obiettivi specifici.

164 EMPOWERMENT Questo approccio esige: l'integrazione delle procedure di valutazione all'interno delle strategie didattiche che si possono impostare attraverso il sistema, ovvero lo stretto collegamento che l'ambiente stesso suggerisce di mantenere tra determinate attività (e talora, anche determinate risorse) e specifiche azioni correlate, orientate alla valutazione dei risultati ottenuti dagli alunni; la collocazione delle singole procedure di esercitazione in un quadro più generale, orientato alla valutazione complessiva della crescita dello studente in termini di conoscenze, abilità e competenze.

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166 IL QUADRO GENERALE DELLA SITUAZIONE Due reparti: nel primo livello di mortalità fra le donne che avevano appena partorito molto superiore allaltro. Medici alla ricerca della cause: 1.Alimentazione? Identica nei due reparti; 2.Tipo di assistenza? Il medesimo nei due reparti; 3.Influsso della terra o del cielo? I reparti erano contigui 4.Imperizia delle ostetriche? Le loro visite vennero sottoposte a stretta sorveglianza da parte dei medici e successivamente ridotte senza alcun miglioramento; 5.Visite del prete alle moribonde? Si prova a farle fare di nascosto senza il minimo beneficio.

167 IL TRASFERIMENTO ANALOGICO Un giorno Jacob Kolletschka, un collega di Semmelweis si ferì con un bisturi mentre effettuava unautopsia su un cadavere. Si ammalò in modo grave, manifestando gli stessi sintomi clinici delle puerpere decedute e morì in poche ore. Semmelweis ipotizzò che esistesse una analogia, evidenziata dalla somiglianza dei sintomi, tra i due casi clinici, in apparenza tanto diversi, e impose ai suoi colleghi di disinfettarsi le mani con una soluzione di cloruro di calcio prima di visitare le pazienti. In poco tempo la mortalità del I reparto diminuì e si stabilizzò sui livelli dellaltro: lunica differenza significativa tra i due reparti era infatti che solo nel primo i medici effettuavano anche autopsie. Eppure, nonostante il miglioramento riscontrato, la comunità medica del tempo non prese sul serio questa spiegazione e anzi accusò Semmelweis di screditarne il prestigio, facendo passare i suoi colleghi per «untori». Lo sventurato scienziato venne ricoverato in un ospedale psichiatrico dove morì nel 1865 a causa delle percosse subìte nellistituto.

168 IL RICONOSCIMENTO POSTUMO Pasteur provò, diversi anni dopo, la correttezza dellintuizione di Semmelweis, dimostrando lesistenza di microorganismi patogeni, e con ciò diede inizio alla microbiologia. Lister aveva notato che la cancrena, molto diffusa in ambiente ospedaliero era piuttosto rara all'esterno. Ciò lo aveva indotto a ritenere che la malattia, caratterizzata dalla putrefazione dei tessuti, era dovuta non tanto a ipotetici "gas venefici" contenuti nell'aria (teoria del miasma), quanto al fatto che "qualcosa la trasmetteva" da un paziente all'altro. Qualcosa presente nell'aria, nelle fasciature che venivano utilizzate ancora sporche per più pazienti, nei ferri chirurgici sommariamente scrostati dal sudiciume prima dell'utilizzo, nelle mani o negli abiti del chirurgo? La lettura dell'opera di Pasteur che in quegli anni aveva dimostrato come la fermentazione di alcuni liquidi fosse legata a batteri in essi presenti e come la bollitura fosse capace di bloccarla, gli permisi di di intuire che nelle ferite avveniva qualcosa di simile alla fermentazione studiata da Pasteur. Arrivò così alla conclusione che bisognava cercare il modo di impedire la putrefazione delle ferite analogamente a quanto faceva il calore impedendo la fermentazione. Nel numero del 16 marzo 1867 della rivista The Lancet Lister userà per la prima volta il termine «antisepsi» nel descrivere procedure di disinfezione simili a quelle già adottate da Semmelweis.

169 169 Al concetto di competenza qui delineato e alle modalità di valutazione e certificazione che ne scaturiscono si riferiscono, correttamente, i Piani di Studio della Provincia di Trento: Una competenza si manifesta quando un soggetto riesce ad attivare e coordinare conoscenze, abilità e disposizioni interne (come atteggiamenti, valori, motivazioni, ecc.) per affrontare, valorizzando se necessario anche opportune risorse esterne, una tipologia di compiti o problemi da inquadrare e risolvere.

170 170 Questa definizione evidenzia una precisa differenza tra le conoscenze e le competenze. Le competenze non possono prescindere dal riferimento a un soggetto, ai suoi stati mentali, alle sue disposizioni, motivazioni e inclinazioni, per cui sono qualcosa di radicato nelluniverso interiore di una persona. Le cose stanno diversamente per quanto riguarda le conoscenze, almeno se ci riferiamo al rapporto tra queste ultime e la mente delineato da Popper nella sua teoria dei «tre mondi».

171 171 I «tre mondi» di Popper Nei saggi raccolti in Conoscenza oggettiva, e in particolare in Epistemologia senza soggetto conoscente, Popper critica in modo deciso quello che egli chiama l' espressionismo epistemologico: Il vecchio approccio soggettivo, consistente nell'interpretare la conoscenza come una relazione tra le mente del soggetto e l'oggetto conosciuto - relazione chiamata da Russell 'credenza' o 'giudizio - considerò quelle cose, che io guardo come conoscenza oggettiva, semplicemente quali dichiarazioni o espressioni di stati mentali (o come relativo comportamento)».

172 172 I «tre mondi» di Popper Quale sia l'alternativa che Popper propone in sostituzione di questa concezione è ampiamente noto. Si tratta di una impostazione che prende le mosse da una chiara distinzione tra i cosiddetti "tre mondi", e cioè: 1. il mondo degli oggetti fisici o degli stati fisici; 2. Il mondo degli stati di coscienza o degli stati mentali; 3. Il mondo dei contenuti oggettivi di pensiero, specialmente dei pensieri scientifici e poetici e delle opere d'arte.

173 173 I «tre mondi» di Popper Una volta operata questa separazione di livelli, Popper così presenta il nucleo della sua posizione epistemologica: "La mia tesi centrale è che qualsiasi analisi intellettualmente significativa dell'attività del comprendere deve soprattutto, se non interamente, procedere con l'analisi del nostro uso delle unità strutturali e strumenti del terzo mondo". Ciò significa proporre un radicale spostamento di prospettiva per quanto riguarda i problemi di cui ci stiamo qui occupando, che non dovrebbero, a giudizio di Popper, confrontarsi tanto con le credenze oggettive e gli stati mentali, quanto piuttosto con le situazioni problematiche e con i sistemi teorici, cioè con la conoscenza in senso oggettivo e non nel senso soggettivo dell' "io so".

174 174 I «tre mondi» di Popper Abbiamo, pertanto, a che fare con una "conoscenza senza un soggetto conoscente", che si occupa di "libri in sé", di "teorie in sé", di "problemi in sé" ecc. non riferiti a nessun uomo specifico, ma considerati come qualcosa di astratto da assumere e interpretare, semplicemente, nella loro possibilità o potenzialità di essere letti, interpretati, capiti, e che devono, di conseguenza, venire studiati in maniera oggettiva, indipendentemente dalla questione se queste potenzialità vengano o meno mai realizzate da qualche organismo vivente. «In questo modo può sorgere un intero nuovo universo di possibilità o potenzialità: un mondo che è in larga misura autonomo [...] L'idea di autonomia è centrale per la mia teoria del terzo mondo: sebbene il terzo mondo sia un prodotto umano, una creazione umana, esso a sua volta crea, al pari di altri prodotti animali, il suo proprio ambito di autonomia».

175 175 I «tre mondi» di Popper E ciò nonostante sussiste un importantissimo effetto di feedback da questo mondo autonomo sui soggetti umani e sui loro stati mentali: «una epistemologia oggettivista che studia il terzo mondo può gettare una luce immensa sul secondo mondo, quello della coscienza soggettiva, specialmente sui processi di pensiero degli scienziati; ma non è vera l'affermazione reciproca». Questo significa che il «mondo 3» ha una struttura autonoma e una specifica organizzazione interna dipendenti, entrambe, dalle specifiche esigenze intrinseche della ricerca e dalla dinamica delle teorie scientifiche, e che poco o nulla hanno a che vedere con le questioni della ricezione e dellassimilazione dei suoi contenuti da parte del «modo 2» degli stati e dei processi mentali dei soggetti che non fanno parte della comunità scientifica.

176 176 CONOSCENZE E COMPETENZE E allora del tutto evidente che se si assumono le competenze come il risultato della capacità di un soggetto di attivare e coordinare conoscenze, abilità e disposizioni interne, occorre porre al centro dellattenzione proprio questo «mondo 2» degli stati di coscienza o degli stati mentali, chiedendosi quali aspetti del «mondo 3» dei contenuti oggettivi di pensiero essi siano in condizione di recepire e assimilare nella fase che caratterizza il loro sviluppo. Questa seconda prospettiva, che è la sola funzionale alle finalità e agli obiettivi dei sistemi e delle organizzazioni che si occupano di istruzione e formazione, non può limitarsi a considerare i risultati dei processi conoscitivi nella loro possibilità o potenzialità di essere letti, interpretati, capiti, ma si deve necessariamente porre il problema del come lo possano essere effettivamente.

177 177 Vygotskij Mondo della soggettività Mondo delloggettività FATTOSENSO SIGNIFICATO

178 178 Vygotskij Anche qui siamo dunque in presenza di un «mondo delloggettività» distinto e in larga misura contrapposto al «mondo della soggettività». A differenza di quello che farà in seguito Popper, però, Vygotskij non si ferma a questa contrapposizione e non punta a rivendicare la totale autonomia del primo rispetto al secondo, ma si chiede invece come gettare un ponte fra questi due mondi e operare il collegamento dei sensi ai significati. La risposta a questo problema egli la trova nellinsegnamento, inteso come «costruzione formale» che ha funzione socializzante, in quanto è proprio grazie ad esso che i contenuti collettivi vengono acquisiti dallindividuo. Affinché i significati interagiscano con i sensi, in modo che questi ultimi riescano a «far presa» sui primi, «rispecchiandoli» in modo mai totale ed esaustivo, ma sempre parziale e approssimato, occorre però che i contenuti dellinsegnamento sappiano esprimere e rappresentare conoscenze oggettive collegabili ai sensi, ossia alle esperienze e alle motivazioni personali del singolo individuo.

179 ESEMPIO DI SCHEDA DI VALUTAZIONE

180 180 Grazie per lattenzione


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