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16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 1 LE NUOVE PENSIONI La Riforma Fornero-Monti.

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1 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 1 LE NUOVE PENSIONI La Riforma Fornero-Monti

2 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 2 Con lUnità dItalia viene recepita la legislazione piemontese sulle pensioni ai dipendenti civili e militari dello Stato Viene istituita per i dipendenti privati la Cassa Nazionale per linvalidità e la vecchiaia degli operai con iscrizione mediante un contributo annuo libero. Al compimento del 65° anno di età lassicurato riceveva una rendita vitalizia calcolata capitalizzando i contributi versati, con riscatto del capitale a favore dei familiari in caso di morte e liquidazione anticipata in caso di invalidità Viene istituita lassicurazione obbligatoria per gli operai dellindustria contro gli infortuni sul lavoro La Cassa Nazionale viene riorganizzata e denominata INPS Passaggio dal sistema a capitalizzazione al sistema a ripartizione. Due ragioni: 1) liperinflazione del periodo postbellico che aveva azzerato il valore, in termini di potere dacquisto, delle disponibilità finanziarie accumulate dagli enti previdenziali; 2) progressiva estensione della previdenza sociale a categorie sempre più ampie fino ad arrivare nel 1969 a tutti cittadini con almeno 65 anni di età Introduzione della pensione sociale, intesa come trattamento minimo per tutti i lavoratori e della pensione di anzianità, percepita indipendentemente dalletà, da coloro che avessero almeno 35 anni di contributi La pensione sociale è stata sostituita dallassegno sociale. Cenni storici sul sistema pensionistico

3 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 3 Come funziona? Nel sistema a capitalizzazione i contributi versati dai lavoratori oggi vengono investiti in attività finanziarie e serviranno a finanziare le pensioni di domani, percepite da coloro che hanno versato quei contributi. Nel sistema a ripartizione i contributi versati dai lavoratori di oggi vengono utilizzati per finanziare le pensioni percepite oggi dai lavoratori di ieri. Patto fra generazioni La generazione anziana viene mantenuta dalla generazione giovane, in cambio dellimplicita promessa che la generazione giovane godrà dello stesso trattamento, che sarà a carico della giovane generazione futura. Equilibrio del sistema a ripartizione - Un rapporto costante tra lavoratori e pensionati, data una certa entità di contributi versati; - la produttività del lavoro costante. In particolare, la pensione cresce se aumentano le aliquote contributive, la produttività del lavoro, il tasso di occupazione, la fiscalità generale; La pensione diminuisce se cresce il tasso di vecchiaia (rapporto numero vecchi e popolazione); se cresce il numero dei pensionati rispetto ai vecchi (aumento delle pensioni di anzianità) Il sistema previdenziale a ripartizione (in vigore dal 1945 al 1995)

4 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 4 3 Cause 1) La demografia; 2) i mutamenti del mercato del lavoro; 3) la crisi della finanza; pubblica. La crisi del sistema previdenziale a ripartizione

5 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 5 Incide sotto un duplice versante: - Allungamento della vita media (miglioramento delle condizioni economico-sanitarie della popolazione). Da fonti Istat allinizio del XX secolo la vita media era di 43 anni per uomini e donne; oggi è di 78 anni per gli uomini e 84 per le donne; nel 2030 si prevede unetà media di vita di 82 anni per gli uomini e 88 per le donne. - Calo delle nascite (passaggio dalla società agricola a quella industriale, emancipazione femminile, sviluppi della contraccezione). Il tasso di natalità in Italia è pari attualmente a 1,31 figli per donna. Questi due fattori determineranno, secondo diverse previsioni, un aumento del tasso di dipendenza dallattuale 25% (4 lavoratori 1 pensionato), al 65% (1,5 lavoratori 1 pensionato) del LA DEMOGRAFIA

6 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 6 - Si entra nel mercato del lavoro sempre più tardi (si studia di più); - maggiore discontinuità nei periodi lavorativi; - lo stock di lavoro standard si è assottigliato (flessibilità dei rapporti di lavoro). 2 – I MUTAMENTI DEL MERCATO DEL LAVORO

7 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 7 Dagli anni 70 il sistema previdenziale italiano accumula un progressivo disavanzo: 1960 Spesa pensioni 5% del Pil; 1990 Spesa pensioni 12,8% del Pil (ricorso alla fiscalità generale per finanziare le pensioni: agli inizi del 1990 assorbiva quasi la metà del gettito complessivo Irpef). 3 – LA CRISI DELLA FINANZA PUBBLICA

8 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 8 Decreto legislativo 503/1992 Legge 335/1995 (Riforma Dini) Legge 243/2004 (Riforma Maroni) D.lgs 252/2005 Disciplina delle forme pensionistiche complementari Legge 2007/247 (dallo scalone agli scalini) Legge 122/2010 (dalle finestre alla finestra) Legge 22 dicembre 2011, n. 214 (Riforma Monti-Fornero) Riferimenti Legislativi

9 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 9 3 interventi prioritari: 1) allungamento delletà pensionabile dei lavoratori dipendenti da 60 a 65 anni per gli uomini e da 55 a 60 anni per le donne; 2) indicizzazione delle pensioni al costo della vita e non ai salari; 3) allungamento del periodo di calcolo della pensione, dallultima retribuzione, alla retribuzione media degli ultimi 5 anni, alla media degli ultimi 10 anni dal 1° gennaio Decreto legislativo 503/1992

10 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 10 2 interventi che stabilizzano la riforma del ) Viene stabilita una quota pari a 92 tra età anagrafica ed età contributiva per il diritto alla pensione di anzianità, fermo restando il diritto alla pensione con i 40 anni contributivi; 2) passaggio graduale dal sistema a ripartizione a quello contributivo, con tre ipotesi: - A) > 18 anni di contributi al 31/12/1995 manteneva il sistema retributivo (2% dello stipendio per ogni anno di lavoro; pensione all80% dello stipendio con 40 anni di contributi) - B) < 18 anni di contributi al 31/12/1995 sistema MISTO contributivo, accreditando contributi figurativi (33% della retribuzione annua); si capitalizzano tali quote rivalutate in base al tasso di crescita medio del Pil nominale. Si ottiene un montante contributivo individuale, trasformato in rendita pensionistica annua moltiplicando per un coefficiente di trasformazione attuariale (da rivedere ogni 10 anni) - C) lavoratori assunti dopo il 31/12/1995 si applica il sistema contributivo pieno. Legge 335/1995: introduce il contributivo

11 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 11 1) Dalle finestre alla finestra Fino al 31 dicembre 2007 la pensione di vecchiaia decorreva dal primo giorno del mese successivo al raggiungimento delletà pensionabile. Dal 1° gennaio 2008 sono state introdotte le finestre che di fatto allungavano il periodo per la pensione. La Legge 122/2010, in luogo della finestra periodica, introduce la finestra a scorrimento: il pensionamento decorreva dopo 12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi. 2) Eleva dal 2011 letà pensionabile delle donne nel pubblico impiego da 61 a 65 anni. 3) Stop alle ricongiunzioni gratuite (vedi dopo). Legge 122/2010: tre novità

12 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 12 1) dal 1° gennaio 2012 metodo contributivo per il calcolo della pensione 2) eliminazione delle pensioni di anzianità 3) parificazione definitiva delletà pensionabile tra uomini e donne 4) flessibilità nel pensionamento con penalizzazioni e abolizione dellafinestra Le nuove pensioni: 4 grandi novità

13 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 13 Tale sistema venne introdotto nel 1995, la riforma Fornero ne accelera i tempi di applicazione. Quindi tre situazioni: per i lavoratori assunti dopo il 1996 non cambia nulla (era già previsto il sistema contributivo); Quelli che avevano al 31/12/ o più anni di contributi PRIMA tutto retributivo. ORA retributivo fino al 31/12/2011 e contributivo dal 1/1/2012; per chi aveva al 31/12/1995 meno di 18 anni di contributi non cambia nulla: retributivo fino al 31/12/1995 e contributivo dal Dal 2012 tutti con il sistema contributivo

14 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 14 Il sistema dello scalone o scalini, che legava età anagrafica (60 e/o 61 anni nel 2011) e 35 anni di contributi o con 40 anni di età contributiva è stato abolito. Si può andare in pensione dal 1/1/2012: UOMINI con 42 anni e un mese di contributi DONNE con 41 anni e un mese di contributi (Per chi ha maturato i 40 anni di contributi entro il 31 dicembre 2011 restano in vigore i criteri attuali, vale a dire i 41 anni e un mese di contributi (compresa la finestra) senza dover attendere i 62 anni e la penalizzazione del 2% sul calcolo). Addio alle pensioni di anzianità Addio alle pensioni di anzianità

15 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 15 Se si vuole mantenere la quota di TFR presso E chi non ha i 41 o 42 anni di contributi? Occorre avere i requisiti per la pensione piena. Quindi almeno 62 anni e 20 anni di contributi. Senza i 20 anni di contributi non si va in pensione. Si percepirebbe solo lASSEGNO SOCIALE, di circa 430 euro mensili a 66 anni di età (65 anni nel 2011), se non si superano i euro annui di reddito. Senza i 62 anni di età: 1% per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni, 2% lanno oltre i due anni di anticipo. Quindi es. con 60 anni la penalizzazione è del 2% con 58 anni dell6%.

16 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 16 I più penalizzati: i nati nel 1952 Questi lavoratori compiono nel 2012 i 60 anni: con 36 anni di contributi (sistema scalini del 2007) potevano andare in pensione. Con la riforma dovranno invece raggiungere i 66 anni, quindi lavorare altri 6 anni. Perciò la stessa riforma prevede che potranno andare in pensione a 64 anni e quindi lavorare altri 4 anni, invece di 6.

17 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 17 e i lavoratori precoci Chi ha iniziato a lavorare giovanissimo ad esempio a 15 anni raggiunti i 40 anni di contributi sarebbe andato in pensione, compreso la finestra mobile di un anno, a 56 anni. Ora dovrà lavorare un anno in più per arrivare ai 42 anni di contributi, ma se decide di andare in pensione a 57 anni, cioè 5 anni prima dei 62, avrà una penalizzazione dell8%.

18 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 18 Gli esodati (non riguardano luniversità…..per fortuna) Sono quei lavoratori che sono stati messi in mobilità ai sensi della legge 223/91 percependo la relativa indennità: finita la mobilità automaticamente andavano in pensione (cosiddetto scivolo). Poiché con la riforma i tempi di pensione si allungano, questi lavoratori cosiddetti esodati si trovano senza indennità di mobilità e senza pensione. Il Governo sta studiando ipotesi per assicurare loro una copertura reddituale o pensionistica

19 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 19 Occorrono congiuntamente almeno : 62 anni di età 20 anni di contributi Con meno di 62 anni PENALIZZAZIONI dell1% per ogni anno di anticipo; 2% lanno oltre i 2 anni di anticipo. Quindi con 60 anni 2%, con 58 anni 6%. Con meno di 20 anni di contributi non si percepisce alcuna pensione, tranne lassegno sociale. Dai 62 anni fino ai 70 pensionamento FLESSIBILE, con applicazione dei coefficienti di trasformazione. La pensione piena

20 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 20 Occorreranno 66 anni, limite destinato ad aumentare con laumento della speranza di vita DONNE dal Nel privato in pensione a 62 anni; (63 anni e 6 mesi dal 1° gennaio 2014, a 65 anni dal 1° gennaio 2016 e 66 anni dal 1°gennaio 2018). Nel pubblico impiego con la Legge 122/2010 andranno in pensione a 66 anni, come per gli uomini. Uomini e donne in pensione alla stessa età

21 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 21 La Contribuzione per la pensione Contribuzione = periodi utili per ottenere la pensione altre modalità contributive Contribuzione volontaria Contribuzione da riscatto Contribuzione figurativa Obbligatoria

22 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 22 E rappresentata da un prelievo contributivo legato alla retribuzione: 2/3 a carico del datore di lavoro 1/3 a carico del lavoratore. Laliquota è del 33% 23,81% per il datore di lavoro 9,19% per il lavoratore. Es su uno stipendio di euro, 333 euro vanno allINPS, 91,90 euro dal lavoratore e 241,10 euro dallazienda. Quando la retribuzione annua supera un certo importo detto tetto pensionabile che per il 2012 è fissato a euro, il contributo per il lavoratore aumenta dell1% sulla parte eccedente. La contribuzione obbligatoria

23 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 23 Riconosciuti senza alcun onere finanziario del lavoratore Indennità disoccupazione Cassa integrazione Indennità di mobilitàServizio militareMalattia e infortunioAspettativa obbligatoria e facoltativa per maternitàDonazione sangue Contributi figurativi

24 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 24 La copertura figurativa è GRATUITA. Il riscatto è sempre ONEROSO. Esso infatti consente al lavoratore di coprire, a proprie spese, i periodi previdenzialmente scoperti. Il riscatto è agevolato dal fisco in quanto i contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile. Es. Riscatto LAUREA Condizioni dal 2008: 1. Può essere chiesto anche prima del lavoro, con il 33% dellimponibile lavorativo presunto di euro. Se chiesto durante il lavoro si applica il 33% dello stipendio annuo lordo; 2. pagamento rateale fino a 10 anni senza interessi; 3. piena computabilità ai fini dellanzianità richiesta per la pensione contributiva; 4. se non si lavora lonere del riscatto può essere detratto dal reddito dei genitori. Contributi da riscatto

25 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 25 Sì, se riscattando gli anni di studio si raggiunge la pensione anticipata prima delletà pensionabile: 66 anni per uomini e donne dal Es. Per riscattare 4 anni di studio un lavoratore di 50 anni con un reddito annuo lordo di 31 mila euro deve sborsare 45 mila euro. In questo modo, se raggiungesse i 42 anni di contributi potrebbe andare in pensione a 62 anni invece che a 66 anni, il riscatto conviene. Conviene anche quando il periodo di studio è utile a raggiungere la soglia dei 20 anni di contributi che danno diritto alla pensione di vecchiaia, che altrimenti non percepirebbe. Conviene riscattare? Dipende

26 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 26 Essa consiste nel trasferimento dei contributi versati in fondi diversi ad un unico fondo previdenziale. Fino al 2010 era sempre gratuita. Con la Legge 122/2010 è invece ONEROSA. I criteri sono fissati dalla Legge n. 29/1979. I contributi ricongiunti sono equiparati a quelli obbligatori. La ricongiunzione

27 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 27 E unalternativa alla ricongiunzione onerosa e consente di cumulare la contribuzione a più fondi pensionistici. La pensione totalizzata, cioè risultante dalla somma delle pensioni liquidate dai diversi fondi a cui si è contribuito, è pagata dallINPS anche senza contribuzione INPS. Fino alla riforma Fornero erano necessari 3 anni di contributi per beneficiare della totalizzazione. Dal 2012 occorre per -la pensione di vecchiaia avere letà pensionabile e sommare 20 anni di contribuzione; - la pensione anticipata i contributi previsti, vale a dire i 41 o 42 anni e un mese. La totalizzazione: cosè?

28 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 28 Differenza tra ricongiunzione totalizzazione La ricongiunzione può essere onerosa, mentre la totalizzazione è sempre gratuita. In molti casi la ricongiunzione permette di andare in pensione prima rispetto alla totalizzazione. Con la ricongiunzione la pensione viene calcolata secondo il criterio adoperato nel Fondo presso cui si effettua la ricongiunzione, mentre con la totalizzazione ogni Fondo calcola la propria quota della pensione secondo il criterio vigente in quel Fondo.

29 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 29 A parità di retribuzione Passare da INPS a INPDAP è ONEROSO perché lINPDAP aveva unaliquota contributiva più elevata. Mentre passare da INPDAP a INPS è gratuito, ma si perdono la quota dei maggiori contributi versati. Senza parità di retribuzione ricongiungere presso l'Inpdap i contributi versati in INPS poteva essere oneroso o gratuito. Gratuito quando le retribuzioni percepite quando si era iscritti all' INPS erano maggiori rispetto a quelle INPDAP; per tale motivo la ricongiunzione potrebbe non essere conveniente in quanto la pensione risulta più bassa. INPS INPDAP: cosa succede? INPS INPDAP: cosa succede?

30 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 30 Facciamo un esempio Ho 10 anni di contribuiti Inps e adesso sono iscritto all'Inpdap. Mi conviene ricongiungere tutti i contributi all'Inpdap? Per stabilire la convenienza di una scelta previdenziale bisogna individuare e valutare dal punto di vista economico tutte le possibili alternative che sono 4: 1. - ricongiunzione, generalmente onerosa, da Inps a Inpdap; 2. - ricongiunzione da Inpdap a Inps, da effettuare al momento del pensionamento; 3. - pensione autonoma di vecchiaia Inpdap più supplemento di pensione Inps; 4. - totalizzazione dei contributi Inps e Inpdap. Ogni possibilità comporta in genere una pensione di valore diverso e perciò bisogna analizzare i risultati caso per caso.

31 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 31 INPADAP soppresso dal 2012 Soppresso dal 1° gennaio 2012 e le relative funzioni sono attribuite all' INPS, che succede in tutti i rapporti attivi e passivi (art. 21 Legge 22 dicembre 2011, n Quindi tutte le pensioni saranno a carico dellINPS e per i contributi valgono quanto detto con la slide 29.

32 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 32 Sono quelli versati volontariamente dal lavoratore che ha smesso di lavorare per conseguire comunque una pensione. Come per i riscatti i contributi volontari sono deducibili interamente dal reddito. Laliquota è del 33%. Dal 2012 è stata ridotta al 27,87% se si è stati autorizzati al versamento della contribuzione entro il Contributi volontari

33 16/02/2012 a cura di Domenico Carlomagno 33 Dal 2012 adeguamento allindice di inflazione ISTAT solo per le pensioni sino a tre volte il minimi (1.405 euro). Mentre PRIMA 100% fino a tre volte il minimo; 90% della quota compresa tra 3 e 5 volte il minimo (tra e euro); 75% oltre a 5 volte il minimo euro.Indicizzazione


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