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UNIVERSITA’ DI MACERATA

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Presentazione sul tema: "UNIVERSITA’ DI MACERATA"— Transcript della presentazione:

1 UNIVERSITA’ DI MACERATA
Facoltà di Scienze della Formazione Prof. Daniele Roccetti Il setting motorio per bambini 0-36 mesi

2 Sprouting assonale L’uso del circuito è essenziale per il suo consolidamento Finestre di apprendimento Danno da mancato sviluppo

3 Stimoli ambientali Sono un bisogno biologico del bambino
Innumerevoli e continui Qualità Quantità Appropriati Ambiente affettivo rassicurante

4 Teorie implicite La teoria determina quello che puoi fare (Watzlawick)
Contestualizzare l’intervento: l’azione educativa dipende dalle convinzioni dell’educatore Quello che il bambino riceve sarà una parte di quello che avrebbe potuto avere in altri contesti Fasciare i bambini Come per il linguaggio: l’ambiente in cui cresce il bambino determina i fonemi che sarà in grado di pronunciare (o di non pronunciare) da adulto Il modo in cui gli adulti si rapportano al bambino, ed il tipo di contesto educativo che gli offrono, sono determinati anche da ciò che essi pensano in merito allo sviluppo motorio infantile

5 Teorie implicite L’attenzione dell’adulto è focalizzata sul cosa il bambino dovrebbe saper fare e sul quando dovrebbe riuscire a farlo Il bambino oggetto di cura o soggetto consapevole delle proprie necessità ? Datemi tempo …

6 Lo schema corporeo Lo Schema Corporeo o immagine del corpo può essere considerato come un’intuizione d’insieme o una coscienza immediata che si ha del proprio corpo sia in posizione statica che in movimento; in rapporto alle diverse parti tra loro e soprattutto nei rapporti con lo spazio e gli oggetti che lo circondano. Le Boulch Intuizione. Non un ragionamento e nemmeno un’esplorazione. E’ un dato “originale” che salta alla mente. L’origine di esso è per gran parte inconsapevole (sensazioni elementari inconsce).

7 La costruzione dello schema corporeo
0-3 mesi – Corpo subito 0.3-3 anni - Corpo vissuto 3-6 anni - Corpo percepito 6-12 anni - Corpo rappresentato Questo è lo stadio del “corpo subìto”, che caratterizza i primissimi mesi di vita a partire dalla nascita. Durante questo periodo (individuabile dalla nascita ai tre mesi di vita) il bambino dipende totalmente dalla madre, il suo “ Io” non si differenzia ancora dal “non Io”. Ogni attività svolta dal bambino dipende dai suoi automatismi primitivi innati, quelli legati ai bisogni primari della respirazione e della suzione, e ai riflessi arcaici (riflesso della triplice flessione, riflesso di estensione crociata, riflesso tonico labirintico, riflesso tonico asimmetrico e asimmetrico del collo, riflesso di Moro, riflesso di raddrizzamento, riflesso della marcia automatica, riflesso di prensione palmare, reazioni associate). Durante lo stadio del “corpo vissuto” (fino a tre anni) il comportamento motorio è globale e le sue ripercussioni emozionali sono incisive e mal controllate. Il bambino, in questo periodo, procede per “ prove ed errori” metodo che gli permette di acquisire le “ prassie usuali”. L'imitazione dell'adulto assume un ruolo importante in questa prima tappa dell'educazione psicomotoria, e a tre anni, cioè alla fine di questo periodo, lo scheletro di un “ io”, conquistato attraverso l'esperienza prassica globale e la relazione con l'adulto, è costituito. Egli, ora, ha una certa padronanza globale dell'insieme del proprio corpo, ma dissocia male i suoi movimenti. In questo periodo si assiste alla strutturazione dell'aspetto senso motorio dello schema corporeo. È il momento della presa di coscienza del proprio corpo in quanto strumento di esplorazione per la conoscenza del mondo. Vengono acquisite le prassie elementari. Attraverso l'esplorazione del proprio corpo e di quello della madre inizia il processo di differenziazione tra sé e l'altro. I riflessi arcaici dal secondo al sesto mese sono tutti scomparsi. Attraverso il lancio degli oggetti nello spazio (a otto mesi circa), l'uso strumentale dell'adulto (10-12 mesi), e la deambulazione autonoma (12-15 mesi), si forma la coscienza del proprio corpo come strumento di esplorazione e conoscenza del mondo. Vi è un impegno globale della motricità e una percezione del corpo legata all'azione. È in questo periodo che il bambino acquisisce le posture fondamentali Ha una conoscenza del corpo relativa alle parti più elementari (elementi del viso e della parte anteriore del corpo) Attraverso l'imitazione dell'adulto comincia a concepire il proprio “Io” Lo stadio del “ corpo percepito” va dai tre ai sei-sette anni e rappresenta l'aspetto pre-operatorio dello schema corporeo. Durante questa fase il bambino percepisce il proprio corpo come unità, come un'immagine simmetrica. Nel periodo precedente la percezione era rivolta principalmente verso il mondo esterno (guardare, toccare, sentire); in questo periodo la percezione si rivolge invece verso il proprio corpo, il bambino è capace di portare la propria attenzione sulle singole parti del proprio corpo oltre che sulla totalità di esso e ciò dipende dall'interiorizzazione, cioè dal momento di presa di coscienza dell’Io. Nell'attività motoria emerge un maggior controllo posturale e tonico e un affinamento dell'attività prassica. Grazie poi all’affermarsi della dominanza, lo spazio viene organizzato e gestito in modo migliore. In questo periodo il bambino acquisisce una conoscenza di parti del corpo più complesse quali: articolazioni ed organi interni. Infine il bambino prende coscienza dei due emisomi, affina l'orientamento del suo corpo nello spazio e ha un più preciso apprezzamento delle durate temporali. L'ultima fase individuata dall'autore è quella del “ corpo rappresentato” che va dai 6-7 anni fino agli anni. In questo periodo si assiste alla strutturazione dell'aspetto operatorio dello schema corporeo. È lo stadio caratterizzato dalla percezione della tridimensionalità del corpo, della successione dei suoi gesti, movimenti, spostamenti. Il corpo è il punto di riferimento per l'orientamento e la strutturazione spaziale. La percezione assume un aspetto tridimensionale poiché al concetto di altezza e larghezza si aggiunge la percezione della profondità. Il bambino passa ad una rappresentazione dinamica del suo corpo. Grazie anche ad una maggiore percezione e memorizzazione dei dati temporali è consapevole della successione dei gesti, movimenti e spostamenti, ed è proprio la consapevolezza della successione che permette la rappresentazione mentale del corpo in movimento. Interiorizzando quest'immagine i suoi movimenti divengono più coordinati e fini. Il bambino è in grado inoltre di staccarsi dall'azione concreta e di rappresentarla attraverso la rappresentazione grafica e la verbalizzazione. È questa la fase in cui il bambino giunge ad individuare la destra e la sinistra sull'altro e a proiettare questi rapporti di destre di sinistra rispetto agli oggetti e nell'orientamento spaziale in genere; raggiunge quindi un buon grado di lateralizzazione.

8 L’organizzazione dello spazio
Spazio vissuto Spazio topologico Spazio egocentrico Fase del corpo orientato Spazio proiettivo Spazio euclideo Rappresentazione decentrata Il processo di costruzione dello spazio va dalla nascita a anni

9 0-1 anni – La vista 1° mese: Agganciamento ed inseguimento visivo (90°) 2° mese: Visione alterna: il bambino guarda alternativamente il volto dell’esaminatore ed un oggetto vicino. 3° mese: l’attività visiva assume un carattere più esplorativo. Il Bambino cerca con lo sguardo. L’inseguimento visivo raggiunge i 180°. Segue i movimenti delle proprie mani e delle persone intorno a lui. Riconosce il biberon e cerca di afferrarlo. 6° mese: l’attività visiva diviene incessante. Afferra quello che vede a portata di mano. Riesce ad interessarsi ad una palla colorata che rotoli a 5-6 metri di distanza. 9° mese: è molto più osservatore. Afferra e manipola gli oggetti. Cerca nel posto giusto un giocattolo caduto. Osserva e riconosce i familiari. 12° mese: lascia cadere gli oggetti e li guarda mentre cadono. Riconosce le persone anche a distanza. Queste tappe evolutive vengono riprese (esercizi) quando si cerca di migliorare la coordinazione occhio-mano 1° mese: Agganciamento ed inseguimento visivo (90°) 2° mese: Visione alterna: il bambino guarda alternativamente il volto dell’esaminatore ed un oggetto vicino. 3° mese: l’attività visiva assume un carattere più esplorativo. Il Bambino cerca con lo sguardo. L’inseguimento visivo raggiunge i 180°. Segue i movimenti delle proprie mani e delle persone intorno a lui. Riconosce il biberon e cerca di afferrarlo. 6° mese: l’attività visiva diviene incessante. Afferra quello che vede a portata di mano. Riesce ad interessarsi ad una palla colorata che rotoli a 5-6 metri di distanza. 9° mese: è molto più osservatore. Afferra e manipola gli oggetti. Cerca nel posto giusto un giocattolo caduto. Osserva e riconosce i familiari. 12° mese: lascia cadere gli oggetti e li guarda mentre cadono. Riconosce le persone anche a distanza. 5 anni visione definitiva Dispensa: Trisciuzzi pag. 64

10 0-1 anni – L’udito 1° mese: risposta motoria a stimoli sonori (70 decibel). Può presentare il riflesso di orientamento (quando il capo è in posizione idonea). 2° mese: in risposta a dei suoni, si calma se sta piangendo o può mettersi a piangere se è calmo. Può presentare ammiccamento o riflesso di allarme. 3° mese: raggiunto il controllo del capo, orienta la testa verso il suono 6° mese: il bambino riesce a localizzare un suono di cui non vede la fonte 9° mese: pronuncia due sillabe e reagisce a parole familiari 10° mese: ripete suoni conosciuti. 12° mese: dice tre parole. Lo sviluppo motorio: l’udito Nei primi 6 mesi di vita queste prove sono importanti poiché la produzione di suoni gutturali, gorgheggi e vocalizzi è presente anche nei bambini sordi. 1° mese: risposta motoria a stimoli sonori (70 decibel). Può presentare il riflesso di orientamento (quando il capo è in posizione idonea). 2° mese: in risposta a dei suoni, si calma se sta piangendo o può mettersi a piangere se è calmo. Può presentare ammiccamento o riflesso di allarme. 3° mese: raggiunto il controllo del capo, orienta la testa verso il suono 6° mese: il bambino riesce a localizzare un suono di cui non vede la fonte 9° mese: pronuncia due sillabe e reagisce a parole familiari 10° mese: ripete suoni conosciuti. 12° mese: dice tre parole. Dispensa: Trisciuzzi pag. 66

11 0-1 anni – Evoluzione posturale

12 0-1 anni – La conquista della stazione eretta

13 0-1 anni - Prensione e manipolazione

14 0-1 anni - Gli schemi motori di base
Strisciare Rotolare Quadrupedia

15 0-1 anni – Il linguaggio Nei bambini sordi, lo sviluppo del linguaggio è normale fino alla lallazione. Poi questa, invece che aumentare, prima diminuisce e poi si esaurisce in quanto manca il rinforzo da parte dell’udito.

16 0-1 anni – Corpo Subìto Dipende totalmente dalla madre ca cui non si differenzia Attività legata ai bisogni primari Questo è lo stadio del “corpo subìto”, che caratterizza i primissimi mesi di vita a partire dalla nascita. Durante questo periodo (individuabile dalla nascita ai tre mesi di vita) il bambino dipende totalmente dalla madre, il suo “ Io” non si differenzia ancora dal “non Io”. Ogni attività svolta dal bambino dipende dai suoi automatismi primitivi innati, quelli legati ai bisogni primari della respirazione e della suzione, e ai riflessi arcaici (riflesso della triplice flessione, riflesso di estensione crociata, riflesso tonico labirintico, riflesso tonico asimmetrico e asimmetrico del collo, riflesso di Moro, riflesso di raddrizzamento, riflesso della marcia automatica, riflesso di prensione palmare, reazioni associate).

17 0-1 anni – Il corpo vissuto
relazioni semplici tra gli oggetti e tra questi e il proprio corpo aggiustamenti globali di tipo primario apprendimento per prove ed errori Il bambino vive in un mondo caratterizzato da relazioni semplici tra gli oggetti e tra questi e il proprio corpo (vicino, lontano, sopra, sotto, dentro, fuori = spazio topologico); è impegnato in tutta una serie di aggiustamenti globali di tipo primario e fa le sue prime esperienze attraverso un apprendimento per prove ed errori.

18 0-1 anni – Lo specchio Prima dei tre mesi non si nota alcuna reazione allo specchio; A 3-4 mesi fissa lo sguardo sulla propria immagine virtuale, a volte sorride all'immagine virtuale della madre; A 5-6 mesi mostra molto interesse alla propria immagine, le sorride e percuote lo specchio con le mani; A 7-8 mesi continua l'interesse per la propria immagine e la percussione dello specchio. Si volta, vedendo l'immagine virtuale della madre, per cercarne l'immagine reale. Vi è attrazione per l'immagine virtuale degli oggetti tenuti in mano ma non si evidenziano ancora tentativi di afferramento dell'immagine speculare dell'oggetto; A mesi diminuiscono le percussioni allo specchio ed iniziano movimenti più lenti e più studiati delle mani ed anche tentativi di afferramento. Il bambino tenta di afferrare l'immagine virtuale dell'oggetto che tiene con la mano. Compaiono dei tentativi di vera comunicazione verbale con la propria immagine; Prima dei tre mesi non si nota alcuna reazione allo specchio; A 3-4 mesi fissa lo sguardo sulla propria immagine virtuale, a volte sorride all'immagine virtuale della madre; A 5-6 mesi mostra molto interesse alla propria immagine, le sorride e percuote lo specchio con le mani; A 7-8 mesi continua l'interesse per la propria immagine e la percussione dello specchio. Si volta, vedendo l'immagine virtuale della madre, per cercarne l'immagine reale. Vi è attrazione per l'immagine virtuale degli oggetti tenuti in mano ma non si evidenziano ancora tentativi di afferramento dell'immagine speculare dell'oggetto; A mesi diminuiscono le percussioni allo specchio ed iniziano movimenti più lenti e più studiati delle mani ed anche tentativi di afferramento. Il bambino tenta di afferrare l'immagine virtuale dell'oggetto che tiene con la mano. Compaiono dei tentativi di vera comunicazione verbale con la propria immagine; Da queste osservazioni si può dedurre, in accordo con Zazzo, che il riconoscimento dell'immagine virtuale delle figure parentali precede quello della propria. Fino ai 12 mesi, infatti, il bambino si comporta come se dietro lo specchio vi fosse un altro bambino, con il quale desidera comunicare

19 0-1 anni – Lo spazio vissuto
Serie di spazi disgiunti e non coordinati tra loro l’esplorazione dello spazio comincia fin da quando il bambino fissa un oggetto e cerca di afferrarlo l’accesso alla verticalità per mezzo della stazione seduta gli permette di avere una visione globale di uno spazio limitato o senza limiti nel quale pone certi oggetti come punti di riferimento Ad un anno il bambino ha un’esperienza dello spazio vissuta affettivamente. In esso si orienta in base ai propri bisogni utilizzando gli schemi che man mano acquisisce

20 Setting motorio 0-1 anni Dovrebbe stare con la mamma Contatti cutanei
Contatto visivo Dialogo tonico

21 Dialogo Tonico

22 Sindrome da istituzionalizzazione
Sindrome da “carenza o deprivazione materna” Ritardo evolutivo composito relativo a tutti gli aspetti dello sviluppo fisico e psicologico Incapace cioè di stabilire legami e relazioni significative con gli altri Difficoltà di stabilire valide relazioni di cura nei riguardi del loro bambini Maggiore rischio di sviluppare comportamenti delinquenziali Bowlby 1951 Questa sindrome è stata definita sindrome da “carenza o deprivazione materna” è stata quasi dimenticata per un po’ di anni sia in ambito scientifico che nei dibattiti di politica sociale, e solo dopo il crollo della cortina di ferro è tornata all’attenzione di tutti per le condizioni dei bambini negli orfanotrofi di paesi come la Romania, l’Albania ed altri ancora. Tale sindrome descrive un quadro di ritardo evolutivo composito, in quanto relativo a tutti gli aspetti dello sviluppo fisico e psicologico, e che colpisce i soggetti che nell’infanzia, in particolare nella prima infanzia, non hanno ricevuto cure adeguate. Bowlby nel ’51 ha sostenuto in modo esplicito che i bambini privati dell’opportunità di instaurare una relazione di attaccamento avrebbero sviluppato un carattere anaffettivo, incapace cioè di stabilire legami e relazioni significative con gli altri. Si segnalano in ricerche longitudinali le difficoltà di questi soggetti di stabilire valide relazioni di cura nei riguardi del loro bambini nel momento in cui diventano genitori un maggiore rischio di sviluppare comportamenti delinquenziali.

23 Emmi Pikler Costruzione di una relazione intima e costante tra adulto e bambino Il bambino costruisce se stesso dall’interno L’adulto può favorire questo processo con la proposta di un contesto fisico o relazionale +/- adeguato allo sviluppo del bambino

24 Emmi Pikler Dormono tutti in un lettino personale senza cuscino e piuttosto ampio Appena riescono a voltarsi da soli su un fianco la loro giornata “da svegli”, si svolge all’interno di un recinto sempre più ampio in relazione al crescere delle loro abilità motorie Anche all’esterno Sono presenti anche vari oggetti e dei cuscini e dei parallelepipedi a base quadrata in legno alti circa 15 cm. che simulano l’altezza dei gradini Qui i bimbi possono vivere in un ambiente assolutamente pensato in relazione alle loro esigenze motorie e relazionali. Dormono tutti in un lettino personale senza cuscino e piuttosto ampio, ma, appena riescono a voltarsi da soli su un fianco, la loro giornata “da svegli”, tolti i momenti importantissimi dedicati alle cure (il cambio, l’alimentazione ed il bagnetto quotidiano, nei quali avviene buona parte del dialogo tra il bambino e l’educatrice), si svolge all’interno di un recinto sempre più ampio in relazione al crescere delle loro abilità motorie (niente a che vedere con i moderni “box”, per intenderci) all’interno del quale i bambini vengono posizionati supini e che condividono con altri che possiedano pari capacità (attualmente di solito si tratta di un gruppo da 8). Il fondo del pavimento è di legno, di solito ricoperto da una tela di cotone, l’abbigliamento comodo, e nel corso dell’anno tali condizioni vengono ricreate nello spazio esterno in modo tale che i bambini possano trascorrere all’aperto più tempo possibile. Il bordo del recinto è fatto con asticelle di legni verticali alle quali i bimbi possono aggrapparsi nel momento in cui sono in grado di tirarsi su da soli o di compiere i primi passi, sono presenti anche dei cuscini e dei parallelepipedi a base quadrata in legno alti circa 15 cm. che simulano l’altezza dei gradini reali che i bambini troveranno nelle scale dell’istituto e sui quali saliranno e scenderanno da soli.

25 Emmi Pikler Il bambino viene regolarmente coricato sulla schiena (la posizione che gli consente da subito il maggior movimento possibile) Non si incoraggia il bambino ad assumere alcuna posizione che egli non abbia già conquistato e non si effettuano esercizi di alcun tipo Non si impedisce o proibisce alcun tentativo spontaneo Il bambino viene regolarmente coricato sulla schiena (la posizione che gli consente da subito il maggior movimento possibile) e lo si lascia in questa posizione finchè, con il progredire dei suoi tentativi spontanei, non riesce da solo, prima a mettersi su un fianco e poi in posizione prona. - In questo periodo l’adulto porta il bambino in braccio in posizione distesa. - Durante il pasto si tiene il bambino in posizione obliqua, con la testa e il tronco appoggiati su un braccio e solo per il ruttino lo solleva in posizione verticale sostenendo la schiena e la testa questa posizione viene tenuta solo quando realmente indispensabile (durante il bagnetto per asciugare la schiena o durante la visita medica). In generale non si incoraggia il bambino ad assumere alcuna posizione che egli non abbia già conquistato e non si effettuano esercizi di alcun tipo. - Non si mette mai seduto il bambino, finché non sia in grado di farlo da solo (neanche nei casi sopra elencati o per gioco). - Se il bambino compie qualche movimento non viene aiutato a terminarlo (non si tiene per le mani per indirizzarlo verso qualcosa, non si fornisce aiuto per tirarsi in piedi) - Non esistono sedili ai quali legare i bambini (seggioloni, girelli, ecc…) - Non viene aiutato neanche quando tenta di tirarsi su da solo o di compiere i primi passi aggrappandosi o ancora quando compie i primi passi liberi. - Il bambino non viene tenuto per mano (tranne che per attraversare la strada o in situazioni di pericolo) né aiutato a rialzarsi se cade (naturalmente se piange viene consolato, ma è l’educatrice a porsi al suo livello piuttosto che portare il bambino a proprio, e la stessa azione viene compiuta se il bambino si aggrappa ai vestiti della puericultrice o se tende la mano verso di lei, l’obiettivo è rispondere ad una richiesta di vicinanza, creando un legame con il bambino e non sostituendosi a lui). - Non si tende il dito perché il bambino aggrappandovisi si tiri su a sedere, non lo si alletta con giocattoli o altro per farlo tirare su o per fargli compiere i primi passi. Non si impedisce o proibisce alcun tentativo spontaneo: il bambino che sa camminare può rotolare, strisciare, giocare steso sulla schiena quando ne ha voglia.

26 1-2 anni - Gli schemi motori di base
Strisciare Rotolare Quadrupedia Camminare Arrampicarsi Arrampicarsi: su un sostegno per alzarsi in piedi e anche sui gradini (fanno le scale molto prima di camminare)

27 1-2 anni - Il linguaggio A volte la comunicazione inizia a gesti ed il linguaggio gestuale evolve più in fretta di quello verbale (gli schemi sono più automatizzati): non è un grosso problema; poi recupera. Le parole sono delle realtà. Prima di diventare “ espressione dei desideri e strumenti del pensiero”, sono, innanzitutto, il prolungamento del gesto

28 1-2 anni – Il corpo vissuto
Comportamento motorio globale con strette ripercussioni affettive Corpo strumento di esplorazione del mondo Percezione del corpo legata all’azione Conoscenza delle parti più elementari (viso, mani, parte anteriore del corpo) Attraverso l’imitazione dell’adulto comincia a concepire il proprio “io” Percezione rivolta verso gli oggetti Il bambino vive in un mondo caratterizzato da semplici relazioni tra gli oggetti e tra questi e il proprio corpo (vicino, lontano, sopra, sotto, dentro, fuori = spazio topologico); è impegnato in tutta una serie di aggiustamenti globali di tipo primario e fa le sue prime esperienze attraverso un apprendimento per prove ed errori. Durante lo stadio del “corpo vissuto” (fino a tre anni) il comportamento motorio è globale e le sue ripercussioni emozionali sono incisive e mal controllate. Il bambino, in questo periodo, procede per “ prove ed errori” metodo che gli permette di acquisire le “ prassie usuali”. L'imitazione dell'adulto assume un ruolo importante in questa prima tappa dell'educazione psicomotoria, e a tre anni, cioè alla fine di questo periodo, lo scheletro di un “ io”, conquistato attraverso l'esperienza prassica globale e la relazione con l'adulto, è costituito. Egli, ora, ha una certa padronanza globale dell'insieme del proprio corpo, ma dissocia male i suoi movimenti. In questo periodo si assiste alla strutturazione dell'aspetto senso motorio dello schema corporeo. È il momento della presa di coscienza del proprio corpo in quanto strumento di esplorazione per la conoscenza del mondo. Vengono acquisite le prassie elementari. Attraverso l'esplorazione del proprio corpo e di quello della madre inizia il processo di differenziazione tra sé e l'altro. I riflessi arcaici dal secondo al sesto mese sono tutti scomparsi. Attraverso il lancio degli oggetti nello spazio (a otto mesi circa), l'uso strumentale dell'adulto (10-12 mesi), e la deambulazione autonoma (12-15 mesi), si forma la coscienza del proprio corpo come strumento di esplorazione e conoscenza del mondo. Vi è un impegno globale della motricità e una percezione del corpo legata all'azione. È in questo periodo che il bambino acquisisce le posture fondamentali Ha una conoscenza del corpo relativa alle parti più elementari (elementi del viso e della parte anteriore del corpo) Attraverso l'imitazione dell'adulto comincia a concepire il proprio “Io”

29 1-2 anni - Lo specchio A mesi non si riscontrano più le percussioni dello specchio, mentre aumenta l'interesse per lo studio delle proprie mani e compare lo studio della globalità corporea. È ricca la comunicazione verbale con la propria immagine. Inizia a presentargli un accenno di controllo allo specchio anche del movimento del proprio corpo; Dai 18 ai 24 mesi subentra un atteggiamento di indifferenza apparente per la propria immagine definita da Zazzo come fase di “esitamento”. Il bambino si guarda allo specchio furtivamente, brevemente e da lontano; A mesi non si riscontrano più le percussioni dello specchio, mentre aumenta l'interesse per lo studio delle proprie mani e compare lo studio della globalità corporea. È ricca la comunicazione verbale con la propria immagine. Inizia a presentargli un accenno di controllo allo specchio anche del movimento del proprio corpo; Dai 18 ai 24 mesi subentra un atteggiamento di indifferenza apparente per la propria immagine definita da Zazzo come fase di “ esitamento”. Il bambino si guarda allo specchio furtivamente, brevemente e da lontano; Dai 12 ai 17 mesi lo studio dell'immagine virtuale delle mani in attività di gioco e evidenzia una ricerca ed un controllo dell'effetto speculare. Sembra plausibile che il proprio le mani, che sono sempre sotto il controllo visivo, possano essere le prime parti corporee conosciute ed appropriate in qualità di immagine virtuale, dato il possibile controllo immediato tra l’immagine reale, virtuale e propriocettiva. Il viso, parte che rimarrà sempre esclusa dalla percezione dell'immagine reale, verrà integrato nella globalità dell'immagine corporea virtuale solo molto più tardi per “ inclusione forzata” di una parte del sé in un corpo che verrà progressivamente riconosciuto come proprio, attraverso un confronto di percezioni visive reali, virtuali e propriocettive. Dai 17 ai 23 mesi il bambino di fronte alla propria immagine virtuale che ripete i propri movimenti e non agisce per conto proprio, riesce ad integrare la globalità corporea con l'immagine virtuale, ma rimane perplesso per l'immagine speculare del viso che non riesce ancora ad accettare come facente parte del sé in quanto non può confrontarla con un'immagine reale. È ipotizzabile che il turbamento per questo è essere e non essere, parte integrata e non, sia la causa dell’evitamento, atteggiamento caratteristico di questa fase.

30 1-2 anni – Lo spazio vissuto
la locomozione gli permette di dirigersi verso i luoghi dove ha visto oggetti che gli interessano. la verbalizzazione gli permette di designare oggetti o parti di essi. Ogni oggetto, dal momento in cui viene nominato svolge il ruolo di organizzatore dello spazio circostante più immediato e permette l’avvio della strutturazione dello spazio. Ad un anno il bambino ha un’esperienza dello spazio vissuta affettivamente. In esso si orienta in base ai propri bisogni utilizzando gli schemi che man mano acquisisce

31 Setting motorio 1-2 anni Non è possibile un “addestramento”
Preparare ed organizzare l’ambiente Lasciare che i bambini si comportino liberamente Fornire occasioni e non stimoli Sostegno emotivo di sguardi e parole Alle cure, occorre far precedere un rapporto di fiducia e tranquillità

32 2-3 anni – Gli schemi motori di base
Strisciare Rotolare Quadrupedia Camminare Correre Arrampicarsi

33 2-3 anni – Il linguaggio Il bambino usa le parole per accompagnare i suoi schemi di azione Il bambino usa le parole per anticipare o ricordare lo schema stesso (decontestualizzazione temporale). Il bambino usa le parole per designare azioni o gli agenti (se stesso o altri) e gli oggetti di queste azioni (decontestualizzazio-ne attraverso il rovesciamento dei ruoli). Il bambino usa le parole per categorizzare nuove persone, oggetti ed eventi (riferimento con minor appoggio contestuale). Il bambino riconosce l’uso appropriato di un oggetto Il bambino finge di compere azioni che lui stesso compie realmente, fuori del contesto abituale (decontestualizzazione temporale). Il bambino finge di compiere azioni compiute da altri con persone (lui o altri) o oggetti (decontestualizzazio-ne attraverso il rovesciamento dei ruoli). Il bambino finge di compiere azioni con oggetti non appropriati fingendo che un oggeto sia un altro (riferimento con minor appoggio contestuale). Linguaggio ed azione Esiste un parallelismo tra lo sviluppo delle azioni e quello del linguaggio. Segno che entrambi dipendono dalle stesse acquisizioni a livello cognitivo. Linguaggio e pensiero: il pensiero può essere considerato un parlare a se stessi Movimento per conoscere il mondo; Linguaggio per capire il mondo (PNL – Vygotskj) comprendiamo la realtà per cui abbiamo le parole Piaget: - il linguaggio permette di raccontare azioni (pensiero) - imitazione differita - anticipazione Trisciuzzi pag 73-74

34 2-3 anni – Il corpo percepito
il bambino percepisce il proprio corpo come unità, come un'immagine simmetrica la percezione si rivolge verso il proprio corpo invece che verso il mondo esterno è capace di portare la propria attenzione sulle singole parti del proprio corpo oltre che sulla totalità di esso Controllo degli sfinteri Appena all’inizio … la vera percezione del corpo con la formazione di una prima rudimentale immagine operativa è della fase successiva ai 3 anni Dopo i due anni: controllo degli sfinteri E’ la fase percettiva. Verso i tre anni il bambino ha un’immagine visiva del proprio corpo e durante questo periodo è importante che possa correlare ad essa le esperienze propriocettive più varie. Durante questo periodo è bene percorrere le varie esperienze seguendo tre livelli: il vissuto, il verbalizzato, la rappresentazione grafica e simbolica Lo stadio del “ corpo percepito” va dai tre ai sei-sette anni e rappresenta l'aspetto pre-operatorio dello schema corporeo. Durante questa fase il bambino percepisce il proprio corpo come unità, come un'immagine simmetrica. Nel periodo precedente la percezione era rivolta principalmente verso il mondo esterno (guardare, toccare, sentire); in questo periodo la percezione si rivolge invece verso il proprio corpo, il bambino è capace di portare la propria attenzione sulle singole parti del proprio corpo oltre che sulla totalità di esso e ciò dipende dall'interiorizzazione, cioè dal momento di presa di coscienza dell’Io. Nell'attività motoria emerge un maggior controllo posturale e tonico e un affinamento dell'attività prassica. Grazie poi all’affermarsi della dominanza, lo spazio viene organizzato e gestito in modo migliore. In questo periodo il bambino acquisisce una conoscenza di parti del corpo più complesse quali: articolazioni ed organi interni. Infine il bambino prende coscienza dei due emisomi, affina l'orientamento del suo corpo nello spazio e ha un più preciso apprezzamento delle durate temporali.

35 2-3 anni - Lo specchio Dai 24 ai 30 mesi vi è la definitiva appropriazione e di riconoscimento della propria immagine speculare ed uno studio dei movimenti di tutto il corpo; Dai 3 anni in avanti si osserva anche una ricerca di nuove espressività mimiche, gestuali e posturali. Dai 24 ai 30 mesi vi è la definitiva appropriazione e di riconoscimento della propria immagine speculare ed uno studio dei movimenti di tutto il corpo; Dai 3 anni in avanti si osserva anche una ricerca di nuove espressività mimiche, gestuali e posturali.

36 2-3 anni – Lo spazio topologico
Vicinanza Separazione Ordine e successione Inclusione Continuità Vicinanza: cioè quello dovuto alla presenza contemporanea nello spazio visivo. Due elementi vicini possono essere in un primo momento percepiti come un solo oggetto. Separazione: la vicinanza non sempre suppone unità. Separare = distinguere, comprendere come diversi due oggetti vicini. Ordine e successione: permette al bambino di stabilire che elementi vicini e separati possono essere posti uno prima e uno dopo Inclusione: permette al bambino di comprendere come un oggetto possa occupare lo stesso spazio di un altro pur rimanendo separato; di comprendere come un oggetto possa contenerne un altro. Continuità: la percezione di continuità dipende dai diversi spazi qualitativi (orale, tattile,visivo, ecc.) inizialmente separati che gradualmente si fondono in un'unica esperienza soggettiva.

37 2-3 anni – Relazione nell’accudimento
Ricerca di autonomia Piacere nell’essere accudito Uno dei più importanti contesti per valutare la qualità della relazione adulto/bambino Spesso viene vissuta come un inutile ostacolo rispetto a qualcosa di più interessante da fare L’azione, dovrebbe essere il nuovo “oggetto da condividere” una nuova occasione di stare insieme Una tipica forma di relazione che è possibile osservare in famiglia e al nido è rappresentata dai comportamenti legati all’accudimento dei bambini. L’osservazione delle attività di vita pratica in un nido montessoriano fa emergere la stretta connessione tra la ricerca dell’autonomia e il piacere di essere accuditi, nonostante l’apparente contraddittorietà tra questi due aspetti. Osservare quanto e come il bambino e l’adulto collaborano nelle attività di accadimento rappresenta uno dei più importanti contesti per valutare la qualità della relazione adulto/bambino. Qui emerge in maniera ancora una volta in maniera preponderante quanto abbiamo cercato di descrivere nel corso della presente tesi: le idee che l’adulto ha in merito alle competenze del bambino e a come esse si sviluppano mettono spesso il punto di vista dell’adulto stesso al centro della relazione, ed guardano al bambino come ad un oggetto di cura piuttosto che come soggetto consapevole delle proprie esigenze. Alcuni bambini che giungono al nido per l’ambientamento, mostrano di aver già perso in parte l’interesse per la cura di sé, e questo appare maggiormente nel corso dei rituali dell’accoglienza e del saluto. Ad esempio mentre il genitore cambia il bambino, quest’ultimo può mostrare comportamenti di tipo opposto. A volte egli resta passivo e si “lascia fare”, a volte “scalpita” verso la stanza o verso l’uscita e non attende, raramente quindi osserva il genitore cercando di partecipare. In questi casi, di conseguenza, spesso l’agire del genitore diventa inconsapevolmente più veloce. Azioni come slacciare, togliere le scarpe ecc.. acquistano probabilmente, per la coppia genitore-bambino, il significato di inutile ostacolo rispetto a qualcosa di più interessante da fare. L’azione di cura, quindi, svuotata del suo significato, si velocizza, e più si velocizza e più resta inaccessibile alle capacità percettive del bambino, perdendo quindi ulteriormente di significato ai suoi occhi: si innesca così un “circolo vizioso” che rischia di amplificare le difficoltà di gestione di momenti così importanti nella relazione tra genitore e bambino. Il rallentamento dell’azione, da parte dell’educatore e dell’insegnante, opera solo un parziale “miracolo”, il miracolo diventa completo se questa modalità viene condivisa con il genitore nella cura domestica. L’azione, diventa così il nuovo “oggetto da condividere” una nuova occasione di stare insieme. In questi casi a volte il bambino riacquista il desiderio di fare da solo, ma non quello di essere accudito, in alcuni momenti manifesta il desiderio di accudire gli altri, anche se non richiesto, manifestando così ciò che ha egli stesso subito a sua volta. Solo successivamente egli si tranquillizza ed accetta di essere accudito. Di solito, a questo punto, compaiono anche comportamenti di maggior attenzione nei riguardi delle esigenze dei compagni. Lavorare sul movimento, alla comprensione del movimento con il bambino piccolo, rappresenta la via principale per l’accesso alla relazione ed allo sviluppo dell’identità, in un epoca in cui le parole sono ancora solo “suoni” ed acquistano significato, progressivamente, ancora una volta in relazione alle azioni, ai movimenti, che accompagnano.

38 2-3 anni – Lo sviluppo delle autonomie
La passività è spesso indotta socialmente dal continuo sostituirsi dell’adulto alle azioni spontanee del bambino L’adulto si muove troppo in fretta rispetto alle capacità percettive del bambino senza rispettarne i tempi ed i desideri L’azione del bambino subisce una serie di interruzioni che spezzano la continuità dell’azione motoria e del pensiero che si sta costruendo intorno a quell’azione Basterebbe rallentare

39 Setting motorio 2-3 anni Dare tempo allo sviluppo naturale
Drammatizzazione Fiabe E’ forse un po’ presto Esempio di fiaba

40 Grazie …

41 3-6 anni – Corpo Percepito
Concepisce il corpo come una unità Immagine simmetrica del corpo Percezione rivolta prevalentemente verso le sensazioni corporee Riesce a prestare attenzione alle singole parti del corpo Inizia il processo di lateralizzazione Lo stadio del “ corpo percepito” va dai tre ai sei-sette anni e rappresenta l'aspetto pre-operatorio dello schema corporeo. Durante questa fase il bambino percepisce il proprio corpo come unità, come un'immagine simmetrica. Nel periodo precedente la percezione era rivolta principalmente verso il mondo esterno (guardare, toccare, sentire); in questo periodo la percezione si rivolge invece verso il proprio corpo, il bambino è capace di portare la propria attenzione sulle singole parti del proprio corpo oltre che sulla totalità di esso e ciò dipende dall'interiorizzazione, cioè dal momento di presa di coscienza dell’Io. Nell'attività motoria emerge un maggior controllo posturale e tonico e un affinamento dell'attività prassica. Grazie poi all’affermarsi della dominanza, lo spazio viene organizzato e gestito in modo migliore. In questo periodo il bambino acquisisce una conoscenza di parti del corpo più complesse quali: articolazioni ed organi interni. Infine il bambino prende coscienza dei due emisomi, affina l'orientamento del suo corpo nello spazio e ha un più preciso apprezzamento delle durate temporali.

42 6-12 anni – Corpo Rappresentato
Percezione della tridimensionalità E della successione dei gesti Rappresentazione dinamica del corpo Rappresentazione grafica e verbalizzazione Maturazione definitiva del processo di lateralizzazione L'ultima fase individuata dall'autore è quella del “ corpo rappresentato” che va dai 6-7 anni fino agli anni. In questo periodo si assiste alla strutturazione dell'aspetto operatorio dello schema corporeo. È lo stadio caratterizzato dalla percezione della tridimensionalità del corpo, della successione dei suoi gesti, movimenti, spostamenti. Il corpo è il punto di riferimento per l'orientamento e la strutturazione spaziale. La percezione assume un aspetto tridimensionale poiché al concetto di altezza e larghezza si aggiunge la percezione della profondità. Il bambino passa ad una rappresentazione dinamica del suo corpo. Grazie anche ad una maggiore percezione e memorizzazione dei dati temporali è consapevole della successione dei gesti, movimenti e spostamenti, ed è proprio la consapevolezza della successione che permette la rappresentazione mentale del corpo in movimento. Interiorizzando quest'immagine i suoi movimenti divengono più coordinati e fini. Il bambino è in grado inoltre di staccarsi dall'azione concreta e di rappresentarla attraverso la rappresentazione grafica e la verbalizzazione. È questa la fase in cui il bambino giunge ad individuare la destra e la sinistra sull'altro e a proiettare questi rapporti di destre di sinistra rispetto agli oggetti e nell'orientamento spaziale in genere; raggiunge quindi un buon grado di lateralizzazione.


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