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“Il risultato della shoah non può essere messo a distanza come un evento del passato. Esso appartiene ad un tempo <> la cui carica di passioni,

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Presentazione sul tema: "“Il risultato della shoah non può essere messo a distanza come un evento del passato. Esso appartiene ad un tempo <> la cui carica di passioni,"— Transcript della presentazione:

1 “Il risultato della shoah non può essere messo a distanza come un evento del passato. Esso appartiene ad un tempo <<compresso>> la cui carica di passioni, sentimenti e ricordi non è stata disinnescata” Enzo Traverso “Auschwitz e gli intellettuali”

2 Ricordiamoci di non dimenticare

3 Ideologia nazista IL nazismo è una dottrina politica che dava contenuto ideologico al National Sozialistische Deutsche Arbeiterpartei (NSDAP), improntando la sua azione e, in generale tutta la politica interna e estera di Adolf Hitler e del suo governo dal 1933 al I principi centrali della dottrina nazista, per alcuni aspetti affine al fascismo italiano, erano ispirati alle teorie che sostenevano una presunta superiorità biologica e culturale della razza ariana. Dal Mein Kampf “Gli ebrei sono indubbiamente una razza, ma non sono umani” e altrove “Se l’ebreo trionfa sui popoli di questa terra, allora la sua corona diverrà la danza di morte per l’umanità, allora questo pianeta tornerà a muoversi nell’etere privo di abitanti, come migliaia di anni fa. Perciò io credo di agire oggi nel nome del Creatore onnipotente; combattendo contro l’ebreo, io mi batto per l’opera del Signore.”

4 Ideologia nazista “Il Reich non deve avere assemblee che decidono a maggioranza ne capi elettivi. Bisogna attribuire la direzione suprema alle migliori teste della comunità nazionale. Non vi saranno maggioranze, ma individui che comandano e la decisione sarà affare di un solo uomo”

5 Ideologia nazista “Non esiste l’indipendenza della legge di fronte al nazional-socialismo: per ogni decisione che prendete, dovete dire a voi stessi:<<Come deciderebbe il Fuhrer al mio posto?>> ad ogni decisione chiedetevi:<<E’ questa decisione compatibile con la coscienza nazional-socialista del popolo tedesco?>>” Da un discorso del ministro della giustizia Hans Frank

6 Alcune leggi razziali Durante il periodo nazista, l’antisemitismo non rimase una pura e semplice ideologia, ma si tradusse in pratica attraverso la stesura di una legislazione che divenne parte integrante della politica hitleriana. A testimonianza di ciò riportiamo alcuni articoli emanati durante gli anni del nazismo: “Sono proibiti i matrimoni tra Ebrei e cittadini dello stato di sangue tedesco e affine. I matrimoni già celebrati sono nulli, anche se celebrati all’estero per sfuggire a questa legge” Legge del 26/3/1933 “A partire dal 1 gennaio 1939 agli Ebrei sarà proibito di condurre in proprio negozi di vendita al dettaglio, uffici di spedizioni o agenzie di commissioni e la conduzione in proprio di botteghe artigiane” Legge del 12/11/1938 “Ebrei i quali abbiano compiuto il sesto anno di età non debbono comparire in pubblico senza il distintivo della stella ebraica” “La stella ebraica consiste in una stella di stoffa gialla a sei punte, grande quanto il palmo della mano, con i contorni in nero e con la scritta,pure in nero, <<ebreo>>. Deve essere portata in maniera visibile sulla parte sinistra del petto e saldamente cucita sopra il vestito” Legge del 1/9/1941

7 Le leggi di Norimberga Tali leggi, emanate il 15 settembre 1935, furono essenziali in quanto non solo legalizzarono la separazione degli Ebrei dagli ariani ma chiarirono in modo esplicito chi dovesse essere considerato ebreo. Alcuni dei punti furono: “Agli Ebrei è proibito esporre la bandiera nazionale e il vessillo del Reich, come pure far sfoggio dei colori nazionali” “È invece concesso loro di vestire o esporre i colori propri degli ebrei. L’esercizio di tale diritto è soggetto a protezione da parte degli organi statali” Anche altri punti furono contemplati dalle leggi di Norimberga, ma molte delle leggi erano già entrate in vigore alcuni anni prima.

8 La deportazione Politici Criminali Omosex T.Geova Zingari Ebrei

9 I deportati dimenticati
Le leggi razziali di Hitler, e le deportazioni nei campi di sterminio, non furono rivolte soltanto agli Ebrei, ma anche ai malati mentali e handicappati, agli omosessuali e lesbiche e agli zingari. Furono leggi, anch’esse, molto dure, che portarono alla morte un gran numero di individui, meno folto del numero delle vittime ebree, ma da considerare allo stesso modo.

10 La deportazione di malati mentali e handicappati
Lo sterminio iniziò proprio dai disabili e dai malati mentali, prima con i bambini, poi con gli adulti, con il famigerato piano T4. Tra il 1940 e il 1941 oltre 70 mila persone furono uccise in  5 "cliniche-lager" in Germania. Gli handicappati, bambini e adulti, furono le prime cavie delle tecniche di annientamento usate poi con gli ebrei. Lo sterminio iniziò negli anni subito successivi all’ascesa di Hitler, nel Si iniziò con una campagna di sterilizzazione, per impedire a queste persone di avere figli, si proseguì con l’uccisione sistematica di bambini disabili.  

11 La deportazione degli omosessuali e delle lesbiche
Nel lager, i gay fecero parte dei prigionieri sistematicamente uccisi per il divertimento delle SS; non si conosce invece l'entità dei decessi in seguito a esperimenti medici volti a curarne l'omosessualità e la castrazione. Le leggi antiomosessuali, prima e durante il nazismo, si riferirono ai gay ma non alle lesbiche, che non subirono una persecuzione sistematica. Ma per sfuggire la persecuzione della diversità e dell'autonomia femminile in campo anche sessuale, non poche donne ricorsero a matrimoni di comodo. Le lesbiche furono meno numerose dei gay, in genere più discrete (si afferma anche che il vizio omosessuale non inficia il loro cervello, come invece accade agli uomini), non misero in pericolo la purezza del sangue germanico quanto il comportamento immorale degli omosessuali uomini, tutte ragioni per cui la loro persecuzione avvenne su scala minore e, nello stesso tempo, fu meno visibile e riconoscibile. La persecuzione delle lesbiche avvenne di solito con motivazioni ufficiali diverse dall’omosessualità - ad esempio, furono perseguite come ebree, come prigioniere politiche, come criminali comuni (soprattutto prostitute), come asociali. Nei lager, le lesbiche furono catalogate con le prostitute, nella categoria delle pervertite, e non come omosessuali.

12 La deportazione degli zingari
Tra il 1939 e il 1945 vennero uccisi oltre zingari, vittime del nazionalsocialismo. La storia della deportazione e dello sterminio degli zingari è una storia dimenticata: ancora oggi la documentazione è frammentaria e lacunosa. Eppure la persecuzione degli zingari in epoca nazista è l'unica, oltre a quella ebraica, dettata da motivazioni esclusivamente razziali: proprio come gli ebrei, infatti, gli zingari furono perseguitati e uccisi in quanto « razza inferiore». E anche il regime fascista di Mussolini diede il suo "contributo".

13 I Lager Strumento della repressione politica e anti-ebraica che assunse proporzioni gigantesche, furono i campi di concentramento. Sorti fin dal 1933, diventarono vere e proprie macchine del terrore organizzato.

14 I lager I lager sono i laboratori dove si sperimenta la trasformazione della natura umana…finora la convinzione che tutto sia possibile sembra aver provato soltanto che tutto può essere distrutto. Ma nel loro sforzo di tradurlo in pratica, i regimi totalitari hanno scoperto, senza saperlo, che ci sono crimini che gli uomini non possono né punire né perdonare. Quando l’impossibile è stato reso possibile è diventato il male assoluto, impunibile e imperdonabile, che non poteva più essere compreso e spiegato con i malvagi motivi dell’interesse egoistico, dell’avidità, dell’invidia, del risentimento; e che quindi la collera non poteva vendicare, la carità sopportare, l’amicizia perdonare, la legge punire. Hannah Arendt, “l’età dei totalitarismi”

15 I lager Auschwitz (1940) Belzec (1942) Bergen Belsen (1943)
Bolzano (1944) Borgo San Dalmazzo Buchenwald (1937) Chelmno (1941) Dachau (1933) Dora Mittelbau (1943) Esterwegen (1934) Ferramonti (1940) Flossenburg (1938) Fossoli (1943) Gross Rosen (1940) Majdanek (1941) Mauthausen (1938) Natzweiler (1941) Neuengamme (1938) Ravensbruck (1939) Risiera di San Sabba (1943) Sachsenhausen (1936) Sobibor (1942) Stuthof (1939) Treblinka (1942)

16 Auschwitz Sorto nel maggio del ’40 ad ovest di Cracovia per ordine dello stesso Himler doveva contenere oltre uomini. Quando lo spazio all’interno di Auschwitz divenne minimo, tanto che il campo non poté ospitare più prigionieri, ne vennero costruiti altri adiacenti: Birkenau, Monowitz, Auschwitz 2 e 3. Per coloro che arrivavano in buona salute le aspettative di vita erano di circa 3 mesi, gli altri erano destinati alle camere a gas e ai forni crematori. E’ diventato il simbolo della follia e della barbarie nazista.

17 L’angelo della morte: Josef Mengele
Si circondò di un’equipe di medici ed infermieri. I suoi studi verterono su coppie di gemelli, sui quali provò trasfusioni di sangue incrociate, studiò il “Norma”, una malattia data dalla denutrizione, e con la sua sperimentazione ne torturò e uccise più di (bambini e adolescenti).

18 La sperimentazione medica
Nel corso del 1943, nel lager di Auschwitz si sviluppò la sperimentazione medica sui detenuti. L’ufficiale medico che divenne capo del campo di Birkenau, Josef Mengele, compì esperimenti su determinati gruppi sociali: principalmente zingari e gemelli, che successivamente venivano uccisi con punture di fenolo al cuore. Altri interventi medici furono effettuati solo per sperimentare nuove tecniche o nuovi medicinali.

19 Il Block 10 Tristemente noto è il Block 10 nel quale si istituirono vere e proprie camere operatorie e laboratori scientifici. Lo scopo di questo Block fu ancora quello degli esperimenti medici, effettuati sui prigionieri “più interessanti” da prendere in considerazione, tanto che questi diventarono le cavie dei medici nazisti. Venivano usati, studiati, torturati e uccisi.

20 La soluzione finale Uccidiamoli tutti
<<Vi chiedo soltanto di ascoltare ma non di far parola su quanto sto dicendo in questa cerchia. Ci si pone la domanda: che ne facciamo delle donne e dei bambini? Anche in questo caso mi decisi per una soluzione chiara. Non ritenni giusto sterminare gli uomini – diciamo, ucciderli e farli uccidere – e lasciare crescere i bambini che potranno vendicarsi sui nostri figli e nipoti. Così, si dovette prendere la difficile decisione di far scomparire questo popolo dalla terra (…). La questione ebraica sarà regolata entro la fine di quest’anno nei territori da noi occupati. Del popolo ebraico rimarrà soltanto qualche resto, tra coloro che hanno trovato rifugio (…). Ora siete al corrente, e tenete tutto questo per voi. In un lontano futuro, potremmo forse porci il problema se dire qualcosa di tutto ciò al popolo tedesco. Io credo che sia meglio se noi – tutti noi – assumiamo questo compito per il nostro popolo, ne assumiamo la responsabilità portando questo segreto con noi nella tomba>>. Da un discorso di Heinrich Himmler - 6 Ottobre 1943

21 L’unico campo di lavoro del meridione Il campo di Ferramonti
Il campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia fu l’unico vero e proprio campo di lavoro del meridione italiano. Il campo tuttavia fu molto diverso dai campi della morte tedeschi, infatti era molto simile a una cittadella con scuole, circoli e addirittura un parlamento incaricato di tenere i contatti con la direzione.

22 La strage degli innocenti nell’inferno nazista di Terezin
Il ghetto di Terezin funziona dal 1941 al I nazisti vi fanno affluire dall’Europa occidentale e orientale circa Ebrei: tutti quelli che abitano nel protettorato di Boemia e Moravia, gli Ebrei anziani, gli invalidi di guerra, i decorati al valor militare della “prima guerra mondiale”, illustri personalità. Dei ragazzi sotto i quindici anni che hanno soggiornato nell’antica fortezza cecoslovacca, appena un centinaio riesce a sopravvivere. In questo luogo tre sono i drammi che lacerano la mente, la carne e la dignità degli esseri umani che vi sono ingabbiati: la promiscuità, la miseria e la fame.

23 La tragedia e la speranza a Terezin
"... Siamo abituati a piantarci su lunghe file alle sette del mattino, a mezzogiorno e alle sette di sera, con la gavetta in pugno, per un po' di acqua tiepida dal sapore di sale o di caffè o, se va bene, per qualche patata. Ci siamo abituati a dormire senza letto, a salutare ogni uniforme scendendo dal marciapiede e risalendo poi sul marciapiede. Ci siamo abituati agli schiaffi senza motivo, alle botte, alle impiccagioni. Ci siamo abituati a vedere la gente morire nei propri escrementi, a veder salire in alto la montagna delle casse da morto, a vedere i malati giacere nella loro sporcizia e i medici impotenti. Ci siamo abituati all'arrivo periodico di un migliaio di infelici e alla corrispondente partenza di un altro migliaio di esseri ancora più infelici...".  Petr Fischl “Prova amico, ad aprire il tuo cuore alla bellezza quando cammini tra la natura per intrecciare ghirlande con i tuoi ricordi anche se le lacrime ti cadono lungo la strada, vedrai che è bello vivere”

24 Lettera di un bambino di Terezin Miei cari genitori, addio
“Se il cielo fosse carta e tutti i mari del mondo inchiostro, non potrei descrivervi le mie sofferenze e tutto ciò che vedo intorno a me. Il campo si trova in una radura. Sin dal mattino ci cacciano al lavoro nella foresta. I miei piedi sanguinano perché ci hanno portato via le scarpe… Tutto il giorno lavoriamo quasi senza mangiare e la notte dormiamo sulla terra (ci hanno portato via anche i nostri mantelli). Ogni notte soldati ubriachi vengono a picchiarci con bastoni di legno e il mio corpo è pieno di lividi come un pezzo di legno bruciacchiato. Alle volte ci gettano qualche carota cruda, una barbabietola, ed è una vergogna: ci si batte per averne un pezzetto e persino qualche foglia. L’altro giorno due ragazzi sono scappati, allora ci hanno messo in fila e ogni quinto della fila veniva fucilato… Io non ero il quinto, ma so che non uscirò vivo di qui. Dico addio a tutti, cara mamma, caro papà, mie sorelle e miei fratelli, e piango…”

25 Il contributo della letteratura: La testimonianza di Elie Wiesel
“Il nostro primo gesto di uomini liberi fu quello di gettarci sulle vettovaglie. Non pensavamo che a quello…solo al pane…non ci fu nessuno che pensò alla vendetta. Il giorno dopo, qualche giovanotto corse a Weimar a raccogliere patate e vestiti e qualche ragazza, ma di vendetta nessuna traccia…volevo vedermi nello specchio che era appeso al muro di fronte: non mi ero visto dal ghetto. Dal fondo dello specchio un cadavere mi contemplava. Il suo sguardo nei miei occhi non mi lascia più.” Elie wielsel, “La notte”

26 Il contributo della filmografia: Il pianista
Con il pianista Roman Polanski è riuscito a dare una rappresentazione cruda e forte di quanto avveniva nei ghetti, aiutando la Polonia a meditare sul proprio passato.

27 Ricordiamoci di non dimenticare
“Ricordiamoci di non dimenticare” è questa la frase che abbiamo scelto per intitolare il nostro lavoro. Spinti dall’idea di conoscere meglio e di capire ciò che è successo durante la seconda guerra mondiale, noi ragazzi, ci siamo dati da fare e abbiamo letto libri, cercato informazioni e quant’altro, riunendole in questa piccola presentazione. A un certo punto, non ricordiamo bene dove, abbiamo trovato questa frase che ci ha molto colpito. Dobbiamo sempre ricordare le possibili conseguenze di politiche che non pongono la loro centralità nel rispetto della dignità umana. Soltanto ricordando e trasmettendo le nostre conoscenze riusciremo subito a riconoscere azioni indescrivibili e fermarle prima che dilaghino nel mondo o, peggio, nello spirito della gente. Questo è perciò un omaggio a tutte le vittime ebree e non, e a tutti i popoli che hanno subito, anche dopo Auschwitz, massacri e torture da regimi politici autoritari e repressivi. Noi vogliamo con tutte le nostre forze che ciò non si ripeta.

28 Auschwitz (Francesco Guccini)
Son morto con altri cento, son morto ch’ero bambino, Passato per il camino ed adesso sono nel vento… Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento Nel freddo giorno d’inverno e adesso sono nel vento… Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio: È strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento… Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello Eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento… Ancora tuona il cannone, ancora non è contento Di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento… Io chiedo quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare e il vento si poserà…

29 Presentazione a cura di:
Apriceno Andrea 2°G Fratto Daria 2°G Lamanna Giancarlo 2°G Trapasso Anna 5°L Vottari Michele 2°G Special thanks to: prof. Alfonsina Biamonte


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