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VITTORIO ALFIERI A CURA DELLA PROF.SSA MARIA ISAURA PIREDDA.

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Presentazione sul tema: "VITTORIO ALFIERI A CURA DELLA PROF.SSA MARIA ISAURA PIREDDA."— Transcript della presentazione:

1 VITTORIO ALFIERI A CURA DELLA PROF.SSA MARIA ISAURA PIREDDA

2 BIOGRAFIA

3 Vittorio Alfieri nasce nel 1749 da una famiglia aristocratica
Il padre Antonio Amedeo, conte di Cortemilia, muore di polmonite nel primo anno di vita di Vittorio La madre Monica Maillard de Tournon (già vedova del marchese Alessandro Cacherano Crivelli dal quale aveva avuto due figli, Angela Maria Eleonora e Vittorio Antonio) si risposa in terze nozze con il cavaliere Carlo Giacinto Alfieri di Magliano, un parente del defunto marito

4 Dal terzo marito la madre avrà altri cinque figli (Anna Maria Giuseppina Barbara, Giuseppina Francesca, Pietro Lodovico Antonio, Giuseppe Francesco Agostino e Francesco Maria Giovanni) Fino all'età di nove anni e mezzo, Alfieri vive un’infanzia povera d’affetti ad Asti a Palazzo Alfieri (la residenza paterna), affidato ad un precettore, senza alcuna compagnia

5 Nel 1758 entra alla Reale Accademia militare di Torino (un collegio per l’educazione dei figli dei nobili) dove compie i suoi studi di grammatica, retorica, filosofia, legge Viene a contatto con molti studenti stranieri, i cui racconti gli fanno sviluppare la passione per i viaggi

6 Disgustato dall’ambiente retrivo dell’Accademia, nel 1766 la abbandona e si arruola nel reggimento regionale di Asti, diventando "portinsegna" (cioè "alfiere", tradizione di famiglia da cui derivava appunto il cognome, secondo una leggenda) Rimane nell'esercito fino al 1774 e si congeda col grado di luogotenente In questo periodo scopre anche un'altra delle sue passioni, l'amore per i cavalli, che lo accompagnerà sempre

7 Tra il 1766 e il 1772 Alfieri compie due lunghi viaggi in Italia (Milano, Napoli, Firenze e Roma) e in Europa (Francia, Inghilterra, Olanda, Svezia e Russia) Nel 1767 giunge a Parigi dove conosce, tra gli altri, il re Luigi XV che gli pare un monarca tronfio e sprezzante In Russia non vuole neppure essere presentato a Caterina II, avendo sviluppato una profonda avversione verso il dispotismo

8 Nel 1772 a Lisbona conosce l’abate Tommaso Valperga di Caluso, un coltissimo letterato che gli sarà amico per tutta la vita Abbandonato l’esercito nel 1774, scrive la prima tragedia Cleopatra (che anni dopo disconoscerà ritenendola imperfetta)

9 Convinto di avere un futuro come scrittore di tragedie, scrive Filippo e altri drammi
Sente il bisogno di “sfrancesarsi” (= ripulire il proprio linguaggio dal francese che era la lingua parlata nell’aristocrazia piemontese) e di usare un italiano letterario più puro

10 Per raggiungere quest’obiettivo, va a vivere in Toscana nel 1777, in particolare a Siena, dove conosce quello che sarebbe diventato uno dei suoi più grandi amici, il letterato Francesco Gori Gandellini Inizia a scrivere i due trattati politico-civili Della Tirannide e Del principe e delle lettere Per dedicarsi solo ed esclusivamente alla letteratura per lungo tempo, arriva a farsi legare alla sedia dal servo Elia, in un famosissimo episodio

11 Nell'ottobre del 1777 Alfieri conosce la donna che lo terrà legato a sé per tutto il resto della vita: Luisa di Stolberg-Gedern, contessa d'Albany, moglie di Carlo Edoardo Stuart, pretendente al trono di Inghilterra Con lei vive prima a Firenze poi a Roma a Villa Strozzi

12 Per staccarsi del tutto dal Piemonte e dalla corte di Savoia, che disprezza, rinuncia (nel 1778) ai beni ereditati dalla famiglia, cedendoli alla sorella Giulia Nei due anni successivi di soggiorno romano lo scrittore porta a compimento le tragedie Merope e Saul. Nel 1783 Alfieri viene accolto all'Accademia dell'Arcadia col nome di Filacrio Eratrastico

13 Sempre nel 1783 riprende a viaggiare tra l’Italia e l’Europa
Nascono poco dopo nuove tragedie, tra le quali un nuovo capolavoro, la Mirra Intanto la Stolberg, che ha ottenuto la separazione dal marito, lo raggiunge a Colmar in Alsazia e poi con lei va a vivere a Parigi

14 A Parigi Alfieri cura la stampa delle sue tragedie, pubblicate dall’editore Didot
Nel 1790 comincia a scrivere un’autobiografia in prosa, la Vita Dopo essersi mostrato favorevole alla Rivoluzione francese (a cui dedica le ultime tragedie e un’ode in versi), diventa sospetto ai rivoluzionari per le sue origini nobili e per il legame con la contessa

15 Rientra in Italia nel 1793 stabilendosi a Firenze
Qui compone le ultime opere, tra cui il Misogallo (= l’odiatore dei francesi) e sei commedie Muore nel 1803 ed è sepolto nella chiesa di Santa Croce (a Firenze), dove la contessa d’Albany fa scolpire un grandioso monumento funebre da Antonio Canova

16 LA POSIZIONE CULTURALE

17 Dopo aver letto le Vite parallele di Plutarco, Alfieri rimane folgorato dal dramma degli eroi infelici, dalle vite ricche di fortune inattese e poi d’improvvise irrimediabili sciagure (come avviene a Cleopatra, Antonio, Bruto) Il mondo eroico di Plutarco gli suggerisce la predilezione per un senso austero e dignitoso del vivere dandogli la spinta per isolarsi dalla società circostante

18 Per Alfieri la letteratura diventa un mezzo per sfuggire i mali del presente e per affermare la propria individualità Alfieri sceglie la tragedia perché il solo genere illustre e perché solo tra personaggi sublimi pensava di poter ritrovare le autentiche “tragiche passioni” (amore, ira, furore, gelosia, odio, ambizione, libertà, vendetta) Per lui solo chi sa coltivare sentimenti e passioni ha un animo divino che si può esprimere solo con la poesia (“del più forte sentir più forte figlia”)

19 Le differenze fra Alfieri e la cultura settecentesca sono:
CONTEMPORANEI ALFIERI Lodano chi sapeva vivere in società Esalta l’individualismo (un modo di vivere combattivo, solitario, anarchico “volli, sempre volli, fortissimamente volli”) Progettano di realizzare la felicità terrena attraverso un graduale progresso di tutta la società Pone al primo posto i diritti del singolo, di sè solo (rivelando in ciò la sua natura aristocratica) Chiamano ogni uomo “cittadino del mondo” Rifiuta il cosmopolitismo, proclama il valore della patria e della nazione, divenendo uno dei profeti della futura Italia unita, lo scrittore più amato nel Risorgimento

20 L’APPRODO ALLA LETTERATURA

21 La vocazione di scrittore tragico nasce in Alfieri come ribellione al mondo retrivo, di rigida disciplina militare nel quale viene educato presso la Reale Accademia militare di Torino La sua ribellione è poi alimentata dai viaggi che compie percorrendo l’Europa tra il 1766 e il 1772 (“più da fuggiasco che da viaggiatore”)

22 Dopo l’esordio con la tragedia Cleopatra (in seguito rifiutata), si dedica anima e corpo alla composizione teatrale Prima però spezza ogni legame con il passato torinese (vuole “spiemontizzarsi”): infatti, per “disvallarsi” (cioè per eliminare i vincoli di vassallaggio che lo legavano al sovrano torinese) fa dono alla sorella di tutti i suoi beni prende poi dimora a Firenze (patria ideale della nazione italiana) dove studia i classici italiani per rimediare alla propria educazione linguistica

23 IL PENSIERO POLITICO

24 La visione politica di Alfieri è rigidamente aristocratica
Per lui in politica non c’è posto per i mediocri né spazio per il popolo La politica per Alfieri è scontro di grandi personalità al fine di conquistare o mantenere il potere

25 Alfieri tratta i temi politici nelle tragedie ma anche in due importanti trattati in prosa:
Della tirannide (scritto nel 1777 dopo aver letto Machiavelli che amava tanto), dove tratta il tema dell’inevitabile conflitto che sorge tra il tiranno e il “liber’uomo” che si oppone al despota non per spirito democratico ma perché non può mettere a tacere la propria volontà individuale e il proprio “alto sentire”

26 Del principe e delle lettere (concluso nel 1786), nel quale l’autore riassume le proprie idee politiche ed espone la propria poetica (illustra il suo ideale del libero scrittore, un intellettuale che è anche uomo d’azione, investito di una missione civile di rinnovamento nazionale; il vero poeta non può sottomettersi ad alcun potere)

27 In definitiva è Alfieri stesso che incarna il “liber’uomo” e il libero scrittore

28 LE TRAGEDIE

29 Tra il 1787 e il 1789 esce a Parigi l’edizione Didot delle Tragedie alfieriane, pubblicata a spese dell’autore, che comprende 19 tragedie che si possono suddividere in cinque gruppi:

30 Polinice, Agamennone, Don Garzia, Maria Stuarda
TRAGEDIE D’AMORE Cleopatra (non inclusa nella raccolta), Filippo, Rosmunda, Sofonisba, Ottavia TRAGEDIE DI LIBERTA’ Virginia, La congiura de’ Pazzi, Timoleone, Agide, Bruto primo, Bruto secondo TRAGEDIE DI AMBIZIONE REGALE Polinice, Agamennone, Don Garzia, Maria Stuarda TRAGEDIE DEGLI AFFETTI DOMESTICI Antigone, Oreste, Merope TRAGEDIE DEL CONFLITTO INTERIORE Saul, Mirra

31 E’ difficile stabilire una cronologia delle tragedie perché Alfieri ci lavorava a lungo (il suo metodo di lavoro: dopo averle ideate, le scriveva prima in prosa in francese e dopo le riscriveva in italiano, poi le riscriveva in versi endecasillabi sciolti, infine le rimaneggiava continuamente)

32 Le tragedie alfieriane sono “classiciste” (rispettano infatti le regole classiche):
si svolgono in cinque atti attingono soggetti dalla mitologia o dalla storia antica (qualche volta anche dalla storia medievale e moderna e dalla Bibbia) rispettano le “unità” di tempo (la vicenda si svolge di solito in una sola giornata), di luogo (la vicenda è ambientata in un unico luogo, di solito la reggia), d’azione (la vicenda procede senza digressioni dal nucleo centrale)

33 Pur attenendosi alla norma classicistica, Alfieri la reinterpreta profondamente:
Egli vuole che il pubblico si concentri immediatamente sugli aspetti essenziali del dramma Perciò elimina i personaggi minori Elimina la ricostruzione ambientale Tutto si concentra in un unico nodo tragico

34 Il teatro di Alfieri pare svolgersi in un tempo universale, in un luogo che può essere ovunque perché ciò che interessa sono le dinamiche profonde dell’agire umano Sulla scena le vicende si riducono a scontro terribile di grandi personalità (o dell’io con se stesso) La catastrofe incombe inesorabile sin dall’inizio Il pessimismo è la sostanza più tragica del teatro alfieriano

35 Quello di Alfieri è un teatro di parola
I fatti avvengono fuori scena, riferiti da altri Assoluta protagonista è la voce dei personaggi principali Essi più che dialogare con gli altri, monologano con se stessi in versi irti, endecasillabi sciolti da rima e violentemente spezzati dal poeta

36 Questa poetica teatrale è descritta dallo stesso autore in una lettera del 6 settembre 1783 a Ranieri de’ Calzabigi, un letterato che aveva espresso un parere critico sulle sue tragedie Spesso era lo stesso Alfieri che, in messinscene private, recitava la parte del protagonista delle sue tragedie

37 Nelle prime tragedie l’attenzione si focalizza sull’analisi del conflitto che oppone la smisurata sete di potere del tiranno e il “forte sentire” del “liber’uomo” La libertà a cui guarda Alfieri non è un ideale politico, ma qualcosa di più profondo e assoluto tanto da risultare irraggiungibile

38 I GENERI E LE OPERE

39 Vicende tratte dal mito e dall’antichità
TEATRO Tragedie 19 tragedie Vicende tratte dal mito e dall’antichità Commedie L’uno, I pochi, I troppi, L’antidoto, La finestrina, Il divorzio Temi politici PROSA Trattati Politici Della tirannide, Del principe e delle lettere, La virtù sconosciuta Conflitto tra tiranno e “liber’uomo”, la necessaria libertà dello scrittore Autobiografia Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da esso Racconto della vocazione letteraria e di un io d’eccezione VERSI Poesia lirica Rime Circa 400 Poesia satirica Satire (in terzine) Irrisione di figure e situazioni del mondo contemporaneo Poesia/prosa Misogallo Contro la Francia e la rivoluzione

40 L’autobiografia: VITA DI VITTORIO ALFIERI

41 L’autobiografia di Alfieri è considerato uno dei più bei libri scritti nel Settecento
E’ il ritratto di una personalità prepotente e anticonvenzionale La Vita è una sorta di autobiografia “psicologica”, dove prevale un racconto soggettivo, svolto sempre in prima persona, misto di narrazione e giudizi

42 Unico vero protagonista del libro è l’io alfieriano che si impone nel mondo come al termine di una lunga battaglia condotta e vinta nella solitudine dello spirito Da qui scaturisce il carattere “romantico” della Vita che i patrioti del Risorgimento consideravano come un’opera educativa e patriottica, perché dimostrava che figure di “liber’uomo” potevano davvero esistere nell’ Italia di allora

43 Lo stile usato nella Vita è assai personale, talora ironico o impetuoso
Il linguaggio è scattante, ricco di contrasti, con tanti neologismi (i cosiddetti “alfierismi”), accrescitivi e vezzeggiativi molto espressivi

44 L’autore aveva intrapreso la stesura dell’autobiografia a Parigi nel 1790
L’opera esce postuma a Londra nel 1804 col titolo Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da esso Nella stesura finale il libro è diviso in due parti: la prima, assai più lunga è a sua volta distinta in quattro “Epoche” (Puerizia, Adolescenza, Giovinezza, Virilità) la seconda è la continuazione della quarta epoca

45 Il trattato politico: DEL PRINCIPE E DELLE LETTERE

46 Del principe e delle lettere è il secondo e più ampio trattato politico alfieriano
Vi ritroviamo la sua poetica: il poeta dev’essere un “liber’uomo” indipendente sul piano economico e spirituale, anticonformista, persino ribelle il poeta deve tenersi lontano dal “palazzo” il mecenatismo non ha più senso perché quando un principe si fa protettore degli artisti lo fa solo per il suo tornaconto politico

47 i poeti “cortigiani” (come Virgilio, Orazio, Ariosto) vengono biasimati sul piano personale (non sul piano artistico), perché vissuti all’ombra dei troni lo scrittore deve sempre essere proteso a superarsi, infiammato di amore per la gloria allo scrittore spetta il compito di indurre l’uomo al bene e distornarlo dal male (= compito civile della letteratura) lo scrittore non è solo un maestro, ma è insieme poeta e martire, profeta ed educatore della nazione

48 Il trattato è stato concepito nel 1778, terminato nel 1786 e stampato nel 1789
È diviso in tre libri L’ultimo capitolo riporta un titolo che ricalca il titolo dell’ultimo brano del Principe di Machiavelli (“Esortazione a liberar l’Italia dai barbari”) e che manifesta fiducia in un prossimo sollevamento del popolo italiano (perciò l’opera piaceva molto in epoca risorgimentale)

49 Il capolavoro tragico: SAUL

50 Saul è la tragedia alfieriana più famosa, considerato il suo capolavoro
La scrisse nel 1782, anno nel quale si dedicò all’intensa lettura della Bibbia Il protagonista è Saul, un re ossessionato dai timori di congiure a palazzo e che si sente abbandonato da Dio e dagli uomini Saul è un personaggio interiormente combattuto fra amore e odio, fra orgoglio e consapevolezza della prossima catastrofe

51 Inoltre, Saul sa che David sarà il suo successore sul trono d’Israele perché il suo figlio naturale Gionata è stato escluso per volere divino e per meriti personali di David Saul vive come una catastrofe l’idea di dover morire senza che il trono sia ereditato dal figlio Egli perciò scende in lotta contro tutti: contro i sacerdoti, contro David e, soprattutto, contro Dio In ciascuno di loro vede una forza che insidia la sua autorità in declino Tale inquietudine divora il personaggio fino al suicidio

52 L’opera si ispira alla vicenda del re Saul, narrata nella Bibbia (I libro di Samuele, capitoli 8-13)
La tragedia si svolge in una sola giornata secondo le regole aristoteliche


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