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A.S. 2009-2010 Classe 3^V Ambo le man per dolor mi morsi… (Inferno, XXXIII, v.58)

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1 A.S Classe 3^V Ambo le man per dolor mi morsi… (Inferno, XXXIII, v.58)

2 Luogo: inferno, cerchio IX Categoria dei dannati: - traditori _ II settore: traditori della patria o del partito _ III settore: traditori degli ospiti Pena: - stare irrigiditi nel ghiaccio. _ II settore: sporgere soltanto con la testa dritta _ III settore: sporgere con la testa rivolta verso lalto, affinchè le lacrime non scorrano e formino una dolorosa visiera di ghiaccio.

3 Incontro con Ugolino e l'arcivescovo Ruggieri, illustrazione di Gustave Doré.Gustave Doré Il conte Ugolino e l'arcivescovo Ruggieri …io vidi due ghiacciati in una buca, sì che lun capo a laltro era cappello (XXXII, vv )

4 e come l pan per fame si manduca, così l sovran li denti a laltro pose là ve l cervel saggiugne con la nuca : (XXXII, vv )

5 Gustav Dorè Racconto di Ugolino Il racconto del conte Ugolino La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator, forbendola a capelli del capo ch elli avea di retro guasto…. (XXXIII, vv. 1-3) Questo canto inizia quindi con la macabra figura di cannibalismo, subito sottolineata dall'accenno alla bocca di Ugolino e dall'accenno al pasto fiero cioè ferino, feroce. Egli solleva la bocca dal pasto feroce, pulendola con i capelli del capo che stava addentando, e comincia a parlare. Ugolino si presenta a Dante insieme allanima dell arcivescovo Ruggieri.

6 Nel 1284 i genovesi sconfiggono in mare la flotta pisana, decretandone un lento ma irreversibile declino. Poco dopo, il Conte Ugolino che non aveva avuto responsabilità nella sconfitta è eletto nuovo Podestà dai pisani. A questo punto però, Pisa è fortemente indebolita e Ugolino sa che un eventuale attacco via terra da parte di Firenze e di Lucca sancirebbe il crollo della sua città.

7 Decide così di cedere alle due rivali alcuni castelli di confine per tenerne a bada i propositi aggressivi. Proprio per questo alcune potenti famiglie pisane lo accusano di tradimento e, dopo averlo allontanato, lo rinchiudono, insieme ai figli e ai nipoti, in una torre. Sprangate le porte dall'esterno, Ugolino ed eredi sono crudelmente condannati a morirvi di fame.

8 La Torre della Fame, incisione di G.P. Lasinio (1865) Furono allora rinchiusi nella Muda, una torre di proprietà dei Gualandi, che fu una durissima prigione per Ugolino, i figli Gaddo e Uguccione, e i nipoti Anselmuccio e Lapo. Per ordine dell'arcivescovo, nel frattempo autoproclamatosi podestà, nel marzo 1289 fu dato ordine di gettare la chiave della prigione nell'Arno, e di lasciare i cinque prigionieri morire di fame. Breve pertugio dentro da la Muda la qual per me ha 'l titol de la fame, e che conviene ancor ch'altrui si chiuda…(XXXIII, vv.22-24)

9 …m'avea mostrato per lo suo forame più lune già, quand'io feci 'l mal sonno che del futuro mi squarciò 'l velame. (XXXIII, vv )

10 Il sogno premonitore (XXXIII, vv ) Ugolino fece un sogno premonitore. Larcivescovo Ruggieri gli appariva come il capo della caccia al lupo; i lupi e i lupacchiotti rappresentavano Ugolino e i suoi figli. La battuta di caccia si svolge sul monte che separa Pisa da Lucca. Accanto alla figura di Ruggieri comparivano tre cagne che rappresentavano i suoi alleati che squarciavano con aguzzi denti i fianchi dei lupacchiotti.

11 Come un poco di raggio si fu messo nel doloroso carcere, e io scorsi per quattro visi il mio aspetto stesso… (XXXIII, vv )

12 …ambo le man per lo dolor mi morsi; ed ei, pensando ch'io 'l fessi per voglia di manicar, di sùbito levorsi e disser:Padre, asssai ci fia men doglia se tu mangi di noi… (XXXIII, vv.58-62)

13 Al quarto giorno, Gaddo si gettò ai piedi di Ugolino, invocando aiuto, e così morì; e così Ugolino vide cascare gli altri tre uno a uno tra il quinto giorno e il sesto, dopo di che già cieco, si mise a brancolare sopra ciascuno invocandoli con strazio; La morte di Gaddo, Gustave Doré

14 Quivi morì; e come tu mi vedi, vid'io cascar li tre ad uno ad uno tra 'l quinto dì e 'l sesto; ond'io mi diedi… …già cieco, a brancolar sovra ciascuno, e due dì li chiamai, poi che fur morti (XXXIII, vv )

15 Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno (XXXIII, v. 75) Auguste Rodin, il Conte Ugolino,Musée d'Orsay, Parigi Questo verso ha dato luogo a molte discussioni sul suo significato: più che il dolore stesso,lo uccise la fame la fame prese sopravvento sul dolore e si cibò dei corpi morti dei suoi figli. Dopo queste parole, Ugolino non parla più con Dante, tornando a rodere il teschio del suo fatale avversario in vita, l'arcivescovo Ruggieri.

16 Erika Mariani Erika Uccelli Sara Franco


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