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INVITO ALLA RISATA OPUSCOLO TRATTO DAL LIBRO LIBERA LE TUE ALI ARMANDO EDITORE DI MARGHERITA IAVARONE.

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Presentazione sul tema: "INVITO ALLA RISATA OPUSCOLO TRATTO DAL LIBRO LIBERA LE TUE ALI ARMANDO EDITORE DI MARGHERITA IAVARONE."— Transcript della presentazione:

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2 INVITO ALLA RISATA OPUSCOLO TRATTO DAL LIBRO LIBERA LE TUE ALI ARMANDO EDITORE DI MARGHERITA IAVARONE

3 PIU HUMOUR PIU BENESSERE

4 Come ci sentiamo dopo una risata a crepapelle? Ridere fa bene allanima, è un raggio di sole in un giorno piovoso! Diceva Winston Churchill non è possibile trattare delle cose più serie del mondo se non si apprezzano le più divertenti! Lumorismo rappresenta il connubio ideale tra QUOZIENTE INTELLETTIVO e QUOZIENTE EMOTIVO: la ragione ci aiuta a riconoscere lassurdo e la risata fa emergere lemozione interna. Il riso induce lorganismo a produrre sostanze come ad esempio le betaendorfine, che attenuano gli stimoli dolorosi e danno un generale senso di benessere. Inoltre il ridere tutela il sistema immunitario perché combatte le sostanze tipiche prodotte dallo stress, come il cortisone e ladrenalina che a lungo andare logorano lorganismo e abbassano le difese. E la pressione arteriosa scende, aumenta la produzione della immunoglobulina, il sangue si ossigena, i muscoli si rilassano con conseguenti ripercussioni sul livello di energia. Se ne deduce che una buona dose di buon umore rappresenta una vera barriera naturale dellorganismo contro i microbi, funzionando di fatto come un vaccino universale!

5 In che modo lumorismo può sostenerci nel quotidiano? Nel 1927 Freud scrisse: Lumorismo è il più eminente meccanismo di difesa(…) e permette un risparmio di energie psichiche. Grazie al ridere evitiamo le emozioni messe in moto da qualche avvenimento spiacevole, con una battuta di spirito blocchiamo lerompere di tali emozioni. Laggressività scaturita dalle varie frustrazioni quotidiane e per motivi sociali non espressa, non scompare ma rimane nel nostro inconscio. Ne scaturiscono sensi di colpa, ansia perché sentiamo di non essere stati allaltezza del compito, che ci siamo comportati da incompetenti, che abbiamo fallito… Cosa fare? Possiamo attivare il nostro Adulto, il Genitore Protettivo… ma possiamo anche imparare a guardare noi stessi da unottica umoristica e tutto diventa più accettabile. L ira e le risate si escludono a vicenda, noi abbiamo la facoltà di scegliere luna o le altre! Quando il nevrotico impara a ridere di se stesso può essere sulla via dellautocontrollo, forse della guarigione stessa afferma Gordon W. Allport.Purtroppo moltissime persone hanno bisogno di essere in qualche modo infelici e riescono bene nel loro intento!

6 Lumorismo può costituire cioè una difesa di una realtà frustrante? Noi siamo costantemente carichi di tensioni di vario genere e questo può essere anche indispensabile in quanto una dose ottimale di ansia migliora tutte le nostre capacità, lintuizione, la percezione, la memoria, la creatività… Una tensione eccessiva invece non solo toglie efficienza e soddisfazione esistenziale, ma fa aumentare lo stato di stress, quindi diminuire le difese immunitarie. Alcune persone prendono se stessi e la vita troppo sul serio e non capiscono quanto sia assurdo dare a tutto un tono tanto solenne! Quando ridiamo il nostro tempo si riempie di felicità mentre se ci adiriamo lo sciupiamo con tormenti inutili! Con la risata le inibizioni interne vengono spazzate via mentre gli impulsi repressi vengono soddisfatti con un mezzo piacevole per sé e socialmente accettato. La fonte profonda dellumorismo – affermava Mark Twain – non è la gioia ma il dolore. Nel giardino dellEden non ci sono battute di spirito!

7 E vero che non è possibile avere un atteggiamento umoristico se non si è intelligenti? Lumorismo è infatti una dote intellettuale che presuppone la capacità di capovolgere una situazione che a prima vista appare conflittuale, drammatica, angosciosa, cogliendone il lato nascosto, quello umoristico appunto. Si può essere intelligentissimi però e non avere senso dello humour purtroppo. Luomo è infelice perché non sa di essere felice - affermava Dostoevskij - chi lo comprende sarà subito felice, immediatamente, nello stesso istante… Si potrebbe considerare infatti il senso dello humour come una forma di intelligenza molto libera, quasi eversiva. Per essere capaci di trasformare ciò che ci opprime, che ci schiaccia però, è necessario possedere non solo gli strumenti culturali adatti, ma anche la libertà interiore di farlo. Ma non ci sono motivi più o meno intelligenti per ridere; è bello ridere per ridere, le risa si giustificano da sole!

8 I bambini possono insegnarci a ridere di più? In questo campo sono i maestri indiscussi per fantasia, capacità di improvvisare e di vivere sempre nel presente; con questi presupposti ridere è facile! Noi possiamo condividere il loro spiccatissimo gusto del comico; ridono a crepapelle di fronte alle incongruità che sovvertono ogni regola, come nelle gag dei cartoon, una caduta, una torta in faccia, la rivalsa del più debole… Quando gioca, il bambino entra in una dimensione libera, in un presente assoluto, spazza via i doveri, le paure… ed è felice Ma mentre il bambino sano passa con rapidità dal pianto al riso, quello angosciato, depresso….supera con difficoltà lo stato danimo negativo; il suo copione purtroppo già strutturato, è di tristezza, non di gioia!.Ma è difficile che i bambini riescano comunque a ridere di qualcosa di negativo che accade loro, e questa invece dovrebbe essere la funzione essenziale dellumorismo adulto.

9 IMPARIAMO A RIDERE DI NOI STESSI

10 Possiamo cioè imparare a ridere di noi stessi? Certo; tutto ciò che fa leva sul comico, come il motto di spirito, la barzelletta, la gag… ha un effetto liberatorio perché tende a negare qualcosa che inconsciamente non accettiamo, come le pulsioni aggressive, le fantasie erotiche, la morte, i diversi; ma questo non è costruttivo per noi. Lumorismo infatti non dovrebbe avere la funzione di negare gli aspetti del mondo interiore, coprendoli di ridicolo, bensì fornirci la chiave per trasformare le nostre emozioni negative prodotte dal mondo esterno. Ogni sublime umorismo comincia con la rinuncia delluomo a prendere sul serio la propria persona affermava lo scrittore tedesco H. Hesse. Tutti noi siamo comici naturali; facciamo continuamente cose contraddittorie, ridicole e divertenti: cè chi cammina tutto impettito e poi finisce regolarmente per calpestare i maleodoranti escrementi disseminati nei nostri viali, chi cura molto il suo abbigliamento e poi si sbrodola quando mangia…e poi i lapsus di noi tutti, i paradossi…

11 Se noi ridiamo di noi stessi è come se dicessimo:sono grasso, goffo, pasticcione, distratto… sono imperfetto e va bene così, non cè bisogno che sia diverso, fa lo stesso! Umorismo e accettazione si nutrono reciprocamente: lironia spezza il ciclo dei pensieri negativi mentre laccettazione rende più facile sorridere delle nostre fobie! Potremmo così assumere atteggiamenti bonari, consolatori, affabili verso la parte più fragile di noi stessi, alla stessa maniera di un buon padre che consola e riassicura il nostro bambino spaurito di fronte alle paure, ai pericoli reali o immaginari del quotidiano! Un mio amico ha trovato un bel modo per cambiare in positivo i propri stati danimo poco piacevoli: comincia a fischiettare; dice che linizio non è proprio facile ed è necessario fare appello alla sua decisione per continuare a fischiettare o cantare…; molto presto lumore migliora e tutto va per il meglio…! Proviamo?

12 RIDERE E DERIDERE

13 Cosa differenzia un sano senso dello humour dal sarcasmo? Lumorista corre con la lepre, il satirista insegue con i cani affermava R. Knox, con tipico spirito inglese! Larguzia è una reazione emotiva alimentata dal risentimento generalmente causato da un Io offeso e umiliato. Nel momento in cui scarica le proprie tensioni attraverso la battuta pungente, il sarcastico sta cercando di vendicarsi.(Posizione esistenziale io non OK tu non OK) Intossicati dalla propria amarezza alcuni individui infatti usano il proprio spirito brillante per avvelenare tutto e tutti; amano tormentare i propri bersagli, si può dire che per loro è un piacere molestare la gente, pur pagando per questo prezzi altissimi. Mentre infatti lo humour produce rilassamento, comunione, allegria, benevolenza magnanimità, fascino…(Posizione esistenziale io sono OK tu sei OK) il sarcasmo genera tensioni, divisione, distanza, diffidenza malevolenza, disprezzo…Mentre lo humour genera intimità, umiltà, gentilezza, tolleranza… la battuta sarcastica è infarcita di offesa, indelicatezza, insolenza, intolleranza…

14 Ma tanto il numero di coloro che con competenza e consapevolezza hanno il gusto di costruire la propria e laltrui infelicità è sempre stato elevatissimo e continua ad esserlo purtroppo! Ma se sappiamo osservare e diventiamo un po esperti nellarte della fisiognomica, possiamo facilmente riconoscere le persone positive dalle altre da tenere accuratamente lontane: le prime hanno una piacevole bocca con gli angoli rivolti allinsù; la bocca del sarcastico è dura e amara, fino al momento in cui incontra la sua vittima. La sua però non è una vera risata, a mio parere somiglia di più ad una smorfia!

15 Ma come incoraggiare il ridere e neutralizzare il deridere tra i ragazzi? Molte persone e in special modo molti ragazzi vivono nel terrore di essere presi in giro. La derisione incide pesantemente sullimmagine di sé, sulla fiducia negli altri, sullaccettazione del proprio essere. E perciò basilare nella classe un lavoro trasversale di okness ( =io sono OK – tu sei OK), svolto da tutti gli insegnanti e assimilato sin dalle prime classi della scuola dellobbligo con la creazione di drammatizzazioni, favole, cartelloni, scenette umoristiche…ideate dagli alunni…. Ci feriscono maggiormente infatti quelli che definiamo come nostri talloni dAchille. Questi costituiscono un facile bersaglio se non li dichiaro; ma se io stesso faccio dello spirito sul mio peso eccessivo, sulla mia altezza limitata, sul naso da Cirano, sul tono della mia voce, sui difetti di pronuncia, sui miei denti di tricheco, i capelli ribelli, sulle mie inflessioni dialettali… spunto le armi dei miei avversari che anzi potrebbero diventare miei amici! Potremmo apprendere questa facoltà pensandoci in terza persona, quindi sorridere bonariamente sulle nostre paure, i nostri conflitti, le nostre aspirazioni onnipotenti, le fantasie! Potrebbe essere divertente se, con il supporto di un rimario, ognuno mettesse in rima quello che più lo ferisce e perché no, poi musicarlo!

16 In che modo questo può essere applicato nella realtà scolastica? Citiamo un episodio riportato dalla direttrice dello Humor Project al Sagamore Institute di New York. Gli studenti di una classe si erano messi daccordo che in un momento ben preciso della lezione avrebbero tutti lasciato cadere un libro dal banco. Giunta lora stabilita fecero quanto convenuto. Linsegnante che stava scrivendo alla lavagna, sussultò spaventata. Poteva scegliere tra tre reazioni: contrattaccare punendo gli allievi, innescando una serie di atti di indisciplina e punizioni far finta di niente (svalutazione del problema) incoraggiando lincremento del gioco scegliere la reazione umoristica. Andò alla cattedra, prese un libro e sorridendo lo lasciò cadere esclamando rincresciuta: scusate se sono in ritardo! Tra una gran risata collettiva la lezione riprese.

17 Lumorismo può cioè neutralizzare laggressività dellaltro? Infatti grazie al ridere possiamo creare armonia e fusione con lamico invece di battere il nemico. Se si viene aggrediti si hanno tre possibilità: rispondere attaccando (lasciandosi coinvolgere in un quello che in Analisi Transazionale viene definito gioco). comportarsi come se nulla fosse accaduto (svalutazione dellaccaduto). In questo modo non si entra nel gioco ma può darsi che laggressore continui e se ne esca malconci. cercare di schivare i colpi dellavversario mettendo le cose in ridere. Gli uomini sono disturbati non dalle cose, ma da come essi le vedono sosteneva ben duemila anni fa il filosofo Epitteto. Il senso dellumorismo cioè ci permette di controllare le interpretazioni del nostro vissuto; volgendo la situazione in divertente abbiamo modo di disarmare laggressore, sdrammatizzando il confronto.

18 Il riso è efficace anche nei comportamenti sfidanti dei ragazzi? Il risultato migliore si ottiene quando si riesce a far ridere lo sfidante. Il ragazzo che sfida è in una posizione di io non OK / tu non OK. Egli sente di non aver nulla da perdere: percepisce che lui non vale ma anche gli altri non valgono per cui nessuno può aiutarlo. Il suo è un gioco al massacro; il ragazzo è disperato e fa in modo che anche gli altri lo siano. Lunica via duscita è quella dellumorismo: ti spacco la faccia! no ti prego, aspetta domani perché questa sera sono invitato ad un festa oppure avvisami un po prima così mi tolgo le lenti a contatto!…. Se riusciamo a non cadere nel suo gioco rispondendo con atteggiamenti spiritosi, la scena cambia perché emerge il suo BL che interagisce alla pari con il BL delleducatore. La tensione si allenta, la risata rende complici, è contagiosa, crea legami allistante.

19 Lumorismo può essere daiuto per gli studenti? Ronald E. Smith con alcuni colleghi dellUniversità di Washington nel 1971 ha sperimentato che un po di umorismo durante gli esami migliora il rendimento di studenti molto ansiosi, funzionando da tranquillante. La ricerca ha confermato che mentre per gli studenti più sereni laggiunta dello humour non produce alcun effetto, per quelli molto ansiosi invece il miglioramento dei risultati è notevole. In molti casi il riso infatti può facilitare la comprensione, la memoria, la creatività, lapprendimento. Questo risultato può attribuirsi ad un duplice motivo: a) se il ragazzo è ansioso, le sue energie vengono assorbite dalla tensione e non sono disponibili per lapplicazione; il ridere, scaricando lansia, libera le energie bloccate permettendo un lavoro efficiente. b) lumorismo risveglia lattenzione dellallievo, ne stimola la curiosità, fornendo la motivazione e lo slancio per comprendere e apprendere nel modo migliore.

20 A LEZIONE DI HUMOUR

21 E eccessivo parlare di corsi di humour? La società oggi è orientata a formare giovani iperseri, sicuri di sé, competitivi e aggressivi; viene enfatizzato il valore dellindividualità, il culto dellamore di sé, lapparire, liperspecializzazione….a scapito del sentire, del contatto con la parte più intima di sé. Educati in unatmosfera nella quale i problemi sono drammatizzati e la sconfitta è vissuta sempre come una catastrofe, i ragazzi non sono preparati ad affrontare i primi fallimenti, i disagi emotivi, le immancabili difficoltà. Il senso dello humour può sdrammatizzare questi problemi, trasformando la serietà rigida in serietà flessibile, la solitudine in spirito di solidarietà, la competitività in disponibilità a collaborare. Ridere insieme tra genitori e figli, tra insegnanti e allievi, consente di creare un legame di accettazione, di appartenenza, di intimità in un clima disteso, sereno, gioioso; il benessere interiore che ne deriva favorisce la socializzazione, elimina i sentimenti di paura, di inadeguatezza, il confronto competitivo, la critica svalutante.

22 Il senso dello humour può invadere ogni campo del quotidiano? Certo, il quotidiano familiare, quello scolastico, quello professionale, quello sociale!. Ogni genitore si affanna per insegnare al figlio mille e mille cose attraverso messaggi verbali e non verbali, con il proprio esempio fungendo da modello… desidera che egli possa avere una vita migliore della propria, che possa avere oggetti, stimoli, possibilità che a lui sono state negate… E per questo è disposto a sacrificare i propri bisogni, il proprio tempo libero, il viaggio che aveva sognato, il suo hobby preferito… Ma cè una ricchezza eccezionale, fantastica, immensa, straordinaria…che ogni papà e mamma del mondo potrebbero donare al proprio figlio, a prescindere dalla propria posizione sociale, culturale, economica … di appartenenza; è un patrimonio che gratuitamente potrebbe essere tramandato da generazione in generazione e che invece andiamo sempre più perdendo. Ridiamo sempre meno infatti, presi come siamo da mille impegni, incombenze, ansie, preoccupazioni…E parliamo con i nostri figli solo per scambiarci informazioni, oppure riprenderli su questa o quella mancanza…e i discorsi sono sempre più brevi, i visi sempre più crucciati, i toni sempre più aspri.

23 MODELLI DI GIOIA MODELLI DI INFELICITA

24 Noi genitori cioè trasmettiamo il nostro copione di infelicità ai nostri figli? I figli assimilano quasi sempre ogni tipo di copione familiare, in special modo quello della negazione della gioia. I genitori stentano a crederlo, ma nella stragrande maggioranza dei casi, i ragazzi assumono comportamenti inadeguati anche gravissimi, nel tentativo di distogliere lattenzione del papà o della mamma dai loro problemi esistenziali, economici, professionali, sociali…! Ma è difficile per un genitore accettare questa realtà, è troppo penoso per lui mettere in discussione se stesso; è più facile convincersi invece di essere sbagliato come genitore e colpevolizzarsi, angustiarsi sempre più, incrementando così la circolarità già in atto. E invece il principio elementare da intuire è molto semplice.

25 Come può essere sereno, gioioso, positivo un figlio se ha imparato fin da piccolissimo che lui può esistere, essere riconosciuto, considerato, amato… solo nel momento in cui presenta una situazione problematica, solo nel momento in cui costringe i suoi genitori non ad occuparsi di lui, come di solito accade quando tutto va bene, ma per un lasso di tempo brevissimo e con toni sereni (che il ragazzo percepisce come indifferenza..!) Bensì a preoccuparsi per lui giacché con animo crucciato, angosciato, talvolta disperato, investendo tutte le proprie energie e per tempi lunghissimi… parlano animatamente i suoi genitori ogni giorno puntualmente, della mamma che sperpera il danaro in acquisti inutili, del silenzio del papà incollato al computer, della promozione a dirigente che non arriva, della nonna impicciona, del braccio ingessato del fratellino, delle rate da pagare, della casa da cambiare, della minestra salata, del vicino rumoroso…e discussioni, urla, imprecazioni….! E ora lui non ha scelta: o presenta un problema o non esiste!

26 E allora è facile non studiare, essere spericolato in motorino, bere alcol, assumere sostanze, o isolarsi in camera, rispondere a monosillabi, bisticciare con tutti, farsi bocciare …solo così infatti lui ottiene la massima attenzione e intanto il papà e la mamma parlano con lui, cercano soluzioni, fanno proposte, promesse, minacce… ma intanto non sono più angosciati per gli acquisti, l ufficio, il computer, la nonna…e se non ne parlano significa che lui è stato capace di far sparire quei problemi! E a lui non importa se deve ripetere lanno scolastico, se si danneggia con lalcol, le sostanze, gli incidenti vari….lui ha due guadagni: non solo i suoi genitori comunicano tra loro, ma evviva, non parlano più di quegli odiosi, insolubili problemi, parlano del suo che però non è così grave come gli altri, lui se vuole, può padroneggiarlo! (così pensa nel suo delirio di onnipotenza!) E intanto il copione di infelicità è tramandato!

27 Come incentivare un sano umorismo nei ragazzi? E questo il dono più prezioso che genitori e insegnanti possono trasmettere alle nuove generazioni, non solo offrendo un ambiente caldo e sereno ma innanzitutto modelli positivi di identificazione che tutti possano acquisire nel corso della propria esistenza! Alcune persone sono convinte che il senso dello humour sia congenito e che non si possa apprendere. Tutti nasciamo con la predisposizione al gioco, la gioia di vivere, la curiosità, il desiderio di conoscere il mondo… e viviamo la nostra infanzia con questo spirito. Crescendo impariamo a diventare seri, pretenziosi e cerchiamo di adattarci a un tipo di vita artificioso. Si tratta solo di recuperare la nostra spontaneità, le nostre predisposizioni naturali. Ciò che è in nostro potere fare, è anche in nostro potere non fare affermava Aristotele. Ma non è facile convincersi che la migliore cura per i problemi, le depressioni, i disturbi psicosomatici…consiste nello sviluppo del senso dello humour e dellautoironia! Prendendoci troppo sul serio infatti diamo alle cose dimensioni iperboliche, perdendo di vista le semplici soluzioni dei problemi. Non esiste un fatto o unidea che non possa essere ridimensionata e presentata sotto una luce ridicola affermava Dostoevskij! Ma la semplicità sembra degradante perché si cade dal piedistallo artificioso così faticosamente costruito!.

28 Come promuovere lo humour in ambito familiare e scolastico? Sarebbe opportuno mettere sulla porta di ogni classe e di ogni uscio un cartello con le parole dello scrittore francese Chamfort : una giornata senza risate è una giornata sprecata. Potrebbe forse questa esortazione togliere qualcosa alla serietà dellIstituzione scolastica? Il riso non sarebbe più considerato trasgressivo e tutto sarebbe più accettato. Sarebbe utile scambiarsi informazioni circa film, spettacoli televisivi o teatrali,, pubblicazioni, videocassette, siti web divertenti, dedicare dieci minuti al giorno alle barzellette, alle gag comiche….! Ma prevedendo purtroppo solo vincitori e vinti, successi o fallimenti, la nostra cultura incoraggia unaggressività nevrotica, la competizione individuale… Si ingigantisce così la paura della sconfitta e il nostro GC ci spinge a disprezzare noi stessi se non siamo allaltezza dei compiti, con conseguenze disastrose! Se nelleuforia degli incontri umoristici riuscissimo a ironizzare sui nostri insuccessi, potremmo capire che la gran parte delle nostre sconfitte sono ridicole perché nascono dalle aspettative esagerate dei nostri genitori,…..che il nostro essere OK non è legato al nostro fare, bensì a quello che noi siamo come persoe, alla nostra capacità di comprensione, di empatia, di tolleranza.. alla capacità di stare bene con noi stessi e con gli altri…..!

29 Tutti quindi potremmo essere più felici? La felicità infatti non è un punto di arrivo bensì scaturisce da un vero e proprio apprendimento del vivere bene dove non basta imparare a tollerare il dolore ma occorre abituarsi ad accettarsi, amarsi senza condizioni, scegliere situazioni gratificanti, essere ottimisti, saper vedere il meglio delle cose, avere fiducia in se stessi, lasciare spazio alle proprie emozioni, essere capaci di accogliere e vivere i cambiamenti, imparare ad accettare i propri limiti, proteggersi dalle paure reali o immaginarie, dalle nostre e altrui denigrazioni…ma innanzitutto da una decisione. Esiste mai al mondo una persona che alla generosa offerta del genio della lampada di Aladino potrebbe mai rispondere no, molte grazie ma non ho assolutamente desideri da soddisfare!? E infatti nella natura umana sentire la mancanza di questo e di quello circa la nostra persona, la posizione finanziaria, quella affettiva, sociale, professionale, ambientale, politica… ed è proprio questa la causa del nostro soffrire. Riusciamo ad essere felici nel momento in cui decidiamo di cambiare ciò che è possibile cambiare, quindi accettare il resto e decidere di gioire del bicchiere mezzo pieno anziché continuare a piangere sul nostro abituale misero bicchiere eternamente mezzo vuoto! Non è felice chi non pensa di esserlo affermava già nel primo secolo a. C. il poeta latino Publilio Siro!

30 E cioè essenziale una buona dose di ottimismo? Non sono certo innati lottimismo o il pessimismo, sono abitudini di pensiero che apprendiamo durante linfanzia e ladolescenza; la differenza è sostanziale perché nel primo caso ci sentiamo meritevoli del nostro valore e di quanto ci accade nel quotidiano, oppure immeritevoli e indegni se abbiamo una visione pessimistica di noi stessi, degli altri, del mondo.Se sono ottimista infatti ogni successo è : Personale: scaturisce dalla mia volontà, conferma la mia capacità di confrontarmi con la realtà pervasivo : è molto importante e si ripercuote positivamente su tutto permanente: ho la certezza che si ripeterà in futuro perché ho in me le premesse e le capacità. Se invece sono pessimista, interpreto gli eventi al contrario: sottovaluto la portata dei successi considerandoli eventi eccezionali dovuti alla fortuna, agli influssi astrali, alla situazione favorevole…, e intanto mi assumo tutte le responsabilità degli insuccessi che confermano la mia inadeguatezza; continuo così ad essere dubbioso sulla possibilità di migliorare la mia vita sono fatto così, che ci posso fare? e mi arrendo alla rassegnazione, alla passività, allautocommiserazione….

31 Sono ottimiste cioè le persone che hanno conquistato la posizione esistenziale io sono OK / tu sei OK? Sono persone entusiaste della vita e vogliono ricavarne tutto quello che possono; il loro livello di energia è eccezionalmente alto. Accettano la realtà così comè con una singolare capacità di goderne: non si lamentano di questo o di quello; anzi nelle situazioni incresciose trovano sempre qualcosa di umoristico. Percepiscono se stessi, gli altri, il mondo… con correttezza ed esattezza, senza essere ottenebrati da pregiudizi, accettandone le possibilità ed i limiti. Hanno valori ben definiti, non sono certo ripiegati su se stessi ma protesi verso gli altri, verso il mondo. Sono felici di stare in compagnia ma godono infinitamente anche della solitudine: gioiscono molto non tanto da ciò che viene dagli altri, quanto in ciò che proviene dalla realizzazione delle proprie potenzialità. Vivono nel qui e ora; non hanno paura di sbagliare perché non si rimproverano gli errori commessi, anzi ne traggono materia di insegnamento. Sono dotate di introspezione psicologica: i problemi che ad alcuni possono sembrare insormontabili, per loro sono solo contrattempi.

32 Sono capaci di godere delle bellezze della natura, apprezzare quanto di bello e di buono la vita offre, sono capaci di grandi emozioni e di vivere intensamente la proprie esperienze. Sanno ridere e far ridere; colgono qualcosa di spiritoso in quasi tutte le situazioni: non deridono gli altri, ridono con loro. Non sono facili preda di malattie; sanno proteggere in ogni modo il proprio corpo, mangiano in modo sano. Spesso sono persone che hanno trovato il modo per rimarginare le proprie ferite: in passato forse sono state travolte dalla furia dei cicloni, degli oceani, dei fiumi in piena….hanno conosciuto boschi intricati, il buio dei pozzi, la desolazione dei deserti …..ma ne sono venute fuori. Ora fiumi, cicloni, oceani, pozzi, deserti, boschi….continuano a straripare, travolgere, sconvolgere, intricare…ma loro non sono più lì; ora sono su una collina e cè tanta luce, tanto verde intorno!

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