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Clementina Gily Educazione allimmagine Università Federico II E.Frauenfelder, A.Canevaro, F.Fabbroni, F.Pinto Minerva, Elementi di pedagogia e di didattica,

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Presentazione sul tema: "Clementina Gily Educazione allimmagine Università Federico II E.Frauenfelder, A.Canevaro, F.Fabbroni, F.Pinto Minerva, Elementi di pedagogia e di didattica,"— Transcript della presentazione:

1 Clementina Gily Educazione allimmagine Università Federico II E.Frauenfelder, A.Canevaro, F.Fabbroni, F.Pinto Minerva, Elementi di pedagogia e di didattica, Laterza M.Castoldi, Didattica generale, Mondadori Dispense on line

2 La didattica generale studia I problemi che nascono dai processi di apprendimento, condizionati dall ambiente di vita, nelleducazione Mette a punto teorie e metodi in autonomia dindagine Si relaziona alla pedagogia generale per agire secondo i fini delleducazione e le differenze nella conoscenza e nellapprendimento: la pedagogia è una filosofia pratica, la didattica valuta le difficoltà risolvibili con altri contributi, colti in una visione panoramica della scienza per garantire il miglioramento in progress Si relaziona perciò a pedagogia sperimentale, docimologia, psicologia delleducazione, tecnologia dellistruzione – oltre che in genere alle scienze umane È una scienza Franco Cambi - Manuale di storia della pedagogia Laterza È una scienza perché è un sapere pratico operativo – non informativo né divulgativo – in dialogo continuo con le scienze esatte. Si può definire RAGIONE PRATICA evitando la confusione con la teoria dellagire di Kant, così denominata. Qui indica la teoria dellazione che collegandosi ai saperi sappia conseguire lottica unitaria che consente la formazione della cultura, per conseguire il fine pedagogico affinando il metodo. La didattica va studiata in autonomia perché per conseguire lapprendimento non basta la conoscenza della materia e la buona volontà: occorre conoscere condizioni favorevoli e sfavorevoli. Sottovalutare la specificità della didattica è stato il tallone dAchille della pedagogia idealistica (Lombardo Radice). Lesempio è nella formazione estetica: lanciata nel 23 dalla Riforma Gentile, riconosciuta in questa sua ricchezza in Europa e in America, non ha avuto successo nella scuola italiana, che è ora nel settore dietro molte altre nazioni. La riforma, progettata da Benedetto Croce, grande teorico dellestetica, si concretò nellintroduzione della storia dellarte nella scuola; definì la prova di maturità prova generale di estetica perché il tema finale sollecita a disegnare il ritratto del sapere intero conquistato dallallievo. Ma da pochi anni dopo sono state infinite le critiche: lastrattezza dei criteri di formazione e valutazione ha lasciato spazio ad evidenti errori e differenze di giudizio, rilevati da subito con trentennali discussioni.

3 La didattica generale si occupa di maturare metodi di ricerca per disegnare stili di vita La didattica delle materie Entra nello specifico delle materie, la didattica generale dà le linee dellarea comune. Faremo cenno come didattica delle materie solo relativamente alla formazione estetica multimediale, che si può estendere a tutte le materie in quanto indaga il sapere per immagini ed i saperi multimediali. Formare – non solo informare, educare e non solo istruire, è compito della docenza, che la didattica realizza metodicamente, per fare del cittadino democratico, diceva Dewey, un uomo responsabile ed attivo. Anche badando alla società dellimmagine e della velocità. Occupa il campo della scuola e dellextrascuola, si occupa ad es. di beni culturali e sport, e di formazione. Per badare a quantità e qualità, alla sperimentazione ed alla tradizione, occorre una RICERCA AZIONE: Dewey volle sempre una scuola in team con la ricerca dellUniversità dove misurare i risultati della teoria. Si educano gli stili di vita che la sociologia studia: Michel Maffesoli parla di tribù urbane dove si realizzano stili caratterizzati da rapporti comunitari di identificazione che camminano per processi di prossemia (vicinanza ed esempio trasmesso con la CNV, la comunicazione non verbale) più che di cultura teorica. Lo stile di vita è il punto di vista olistico della persona nella sua concretezza quotidiana. Qui il mondo della velocità e dei media agisce potentemente proponendo stili difformi dalla tradizione che spesso diventano modelli aberranti rispetto a quelli della vita reale: vanno tenuti presenti e discussi quando occorre perché la scuola tende a diffondere stili molto diversi da quelli dei media, basati sullapprofondimento e la cultura (i particolari sono considerati come tutto unico nella cultura teorica e nella cultura antropologica).

4 La motivazione ad apprendere La Didactica Magna di Amos Comenio iniziò nel 600 la pedagogia come sapere autonomo: era mosso dal desiderio di combattere la didattica coercitiva, che giudicava affine ai mostri politici contro cui lottava attivamente, nel periodo delle guerre di religione europee. Lorigine del sapere attivo va coltivato se si vuole suscitare un interesse duraturo, capace di gratificare e motivare, non va imposto con la sferza – il modello ciceroniano degli otia dei Romani era la conquista dellaristocrazia della vita che spettava alluomo libero e non allo schiavo ed al lavoro manuale. Comenio perciò dallaffermazione dei diritti umani passò a scrivere di educazione: per rendere più semplice lapprodo al latino dai dialetti comunemente parlati da tutti scrisse Janua linguarum reserata - per suscitare interesse si deve guardare alle PRECOGNIZIONI dellallievo. Tra queste è la conoscenza per immagini: scrisse l Orbis sensualium pictus, lantenato diretto dellalfabetario a muro delle scuole elementari italiane, che può essere animato al computer per i bambini doggi (vedi nelle letture lesempio dellAlfabetiere, una tesina degli studenti di Scienze della Formazione Primaria dellUniversità Suor Orsola Benincasa). È databile perciò sin dal primo inizio della pedagogia lattenzione allINTERESSE, alla MOTIVAZIONE, allAMBIENTE CULTURALE, che oggi si indaga con le scienze umane, non solo con lesperienza personale e di ricerca, per godere di una visione condivisa e professionale. Regole vecchie e nuove vanno ripensate dalla didattica configurando obbiettivi adeguati in metodi in progress tesi ai fini, tenendo presente la cultura dei libri e dei saperi tradizionali come quella multimediale.

5 Fini e obiettivi delleducazione Un convegno di questanno ha riproposto la parola BILDUNG, che indica il fine nelle pedagogie del Romanticismo, simile a quello della PAIDEIA, il classico fine delleducazione – in entrambi i casi è fine luomo equilibrato, che sa cogliere il bello-vero-bene e matura il suo giudizio argomentando. La Bildung corregge lideale classico accentuando la formazione in sviluppo, come nei romanzi di formazione dell800: non solo delinea un ideale positivo, ne fa esperienza e apprende che prove ed errori contano quanto i successi. Nel tempo attuale, così incline alla specializzazione, così tendente a considerare la cultura (teorica) come un astratto sapere di tutto e di nulla, il dubbio che porta alla discussione del concetto è chiaro, ed ha suscitato dibattito. Ma, hanno detto i relatori del convegno, nelle teorie pedagogiche costruttiviste sviluppate a partire da Dewey e dal suo forte nesso teoria esperienza diretta, si ritrova lo stesso ideale, ripensato alla luce delloggi; la cultura si indirizza allo stesso fine anche valorizzando la specializzazione dei saperi, correggendola con nessi e link che indichino i punti di convergenza. Fornire conoscenze di carattere generale e capacità critiche è il fine pedagogico di ieri e di oggi che consente la progettazione degli obbiettivi. Diverso è invece il compito dellinformazione, che oggi deve misurarsi con il mondo della velocità e della rete. Il lifelong-learning passa così dallaffermazione che gli esami non finiscono mai alla pratica della formazione post scolastica, che aggiorna le didattiche relative ad obiettivi specifici conoscitivi e relazionali. Ciò richiede la formazione scolare alla DISPOSIZIONE AD APPRENDERE, che può risolvere il gap con lautodidattica e che nelleterodidattica è il fattore primario della formazione. TUTTO CIÒ CAMBIA IL RUOLO DELLINSEGNANTE, che spesso assume il ruolo del tutor, delle-ducatore /guida, colui che conduce sulla retta via, non più colui che fornisce linformazione necessaria, come dimostra qualunque esperienza dei motori di ricerca della rete. Il mondo dell INTELLIGENZA COLLETTIVA fornisce fonti dinformazione infinite, mentre non fornisce il criterio di scelta (oltre che numerico) – dato solo dalla competenza professionale metodica appresa in un corso di studi ordinato a quel fine. IL RUOLO DELLINSEGNANTE è da salvaguardare nel cambiamento. Lautorità della guida non va messa in discussione, e così la gerarchia delle attività ma fondata nel suo RUOLO, che nel gruppo di lavoro definisce ognuno e lo sostanzia. Nella classe ognuno deve giocare la sua parte, altrimenti il teatro del mondo si confonde e si annulla (E. Goffman, Linterazione strategica, Il Mulino 2010).

6 Dai frammenti di novità va ritrovata lunità con un rinnovarsi dello spirito dellIlluminismo che sappia ripensare i valori nellottica di oggi, dice Howard Gardner nel Va ripensato anche il valore della conversazione. (in proposito, la lettura proposta sul tema, su cui si tornerà per il costrutto didattico)


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