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SIAMO ESSERI DI LUCE CHE UTILIZZANO UN CORPO FISICO! Quali sono le Quali sono le responsabilità che ci competono ci competono nellaffermare che.

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Presentazione sul tema: "SIAMO ESSERI DI LUCE CHE UTILIZZANO UN CORPO FISICO! Quali sono le Quali sono le responsabilità che ci competono ci competono nellaffermare che."— Transcript della presentazione:

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5 SIAMO ESSERI DI LUCE CHE UTILIZZANO UN CORPO FISICO! Quali sono le Quali sono le responsabilità che ci competono ci competono nellaffermare che nellaffermare che siamo esseri di luce? Come attuare concretamente nel quotidiano quotidiano questaffermazione? questaffermazione? Mettiamo da parte tutte le filosofie tutte le filosofie prese in prestito e, manifestiamo la nostra manifestiamo la nostra vera essenza!

6 I tempi stanno per compiersi. Quello che le profezie e le scritture di ogni tempo e luogo hanno annunciato nei secoli dei secoli è arrivato alla sua realizzazione definitiva. Le innumerevoli voci di allarme che si levano da ogni parte del Pianeta creano caos e sconforto negli animi di chi, inconsapevole del fenomeno nella sua globalità, vede davanti a sé avvicinarsi lombra di un futuro ormai prossimo e minaccioso. Tutti sono chiamati a svolgere unopera di sostegno e diffusione della Verità. Tutti sono favoriti a compierla con amore e devozione, così come il cuore detta attraverso le varie situazioni materiali in cui ci troviamo immersi in questo momento storico e in questa incarnazione. Ciò che attente la nostra umanità è un mondo di Luce privo di ombre e inganni. Riflettiamo attentamente su quanto segue. (Avanza con un clic)

7 Dal Maestro Gesù …

8 Amici... amici… avete davvero ben compreso quanti amici erano veri e propri compagni d'anima? Condividere il pane dell'anima... significa già cominciare a nutrirsi del pane dello spirito. È questo, il banchetto a cui vinvito! Ma attenzione, amici, il corpo del sole non deve farvi dimenticare il corpo della Terra! Scoprendo nuovi orizzonti, troppi uomini trascurano i sentieri che li hanno condotti fino ad essi ed aiutati ad essere ciò che sono; tuttavia, sappiate che potrete avanzare in eterno verso altre contrade senza per questo chiudere dietro di voi le frontiere; «Amici... amici… avete davvero ben compreso quanti amici erano veri e propri compagni d'anima? Condividere il pane dell'anima... significa già cominciare a nutrirsi del pane dello spirito. È questo, il banchetto a cui vinvito! Ma attenzione, amici, il corpo del sole non deve farvi dimenticare il corpo della Terra! Scoprendo nuovi orizzonti, troppi uomini trascurano i sentieri che li hanno condotti fino ad essi ed aiutati ad essere ciò che sono; tuttavia, sappiate che potrete avanzare in eterno verso altre contrade senza per questo chiudere dietro di voi le frontiere;

9 frontiere e barriere dipendono da voi soltanto: una frontiera naturale non è una frontiera ma un segnale, null'altro che l'intervallo fra le note musicali, null'altro che quell'impercet- tibile frangia in cui due colori si mischiano nell'arcobaleno... Il color malva, quando diventa rosa? E quando il giallo del ranuncolo si trasforma in zafferano? Nessuno sguardo saprebbe rispondere; soltanto l'arbitrio definisce e stabilisce una frontiera; l'arbitrio fissa dei limiti, li inventa in un dato posto, perché il suo sguardo si perde se oltrepassa le frontiere, si perde nell'ignoto, in ciò che è mobile, informale... e questa è la paura...: frontiere e barriere dipendono da voi soltanto: una frontiera naturale non è una frontiera ma un segnale, null'altro che l'intervallo fra le note musicali, null'altro che quell'impercet- tibile frangia in cui due colori si mischiano nell'arcobaleno... Il color malva, quando diventa rosa? E quando il giallo del ranuncolo si trasforma in zafferano? Nessuno sguardo saprebbe rispondere; soltanto l'arbitrio definisce e stabilisce una frontiera; l'arbitrio fissa dei limiti, li inventa in un dato posto, perché il suo sguardo si perde se oltrepassa le frontiere, si perde nell'ignoto, in ciò che è mobile, informale... e questa è la paura...:

10 Ecco dunque che vi propongo di ammaestrare la paura: non dì combatterla, ma di farne un'alleata, imparando qual è la sua natura; essa è semplicemente un po' di voi stessi, un riflesso inconfessato della vostra ignoranza. Che avete da temere, se non la vostra incapacità di comprendere una situazione e di ammettere l'insegnamento che da essa proviene? Il rifiuto di riconoscere in sé l'ignoranza è la prima manifestazione dell'immobilismo, ossia la maschera dell'unica morte concepibile. Ecco dunque che vi propongo di ammaestrare la paura: non dì combatterla, ma di farne un'alleata, imparando qual è la sua natura; essa è semplicemente un po' di voi stessi, un riflesso inconfessato della vostra ignoranza. Che avete da temere, se non la vostra incapacità di comprendere una situazione e di ammettere l'insegnamento che da essa proviene? Il rifiuto di riconoscere in sé l'ignoranza è la prima manifestazione dell'immobilismo, ossia la maschera dell'unica morte concepibile.

11 La Grande Vita è la negazione stessa dell'immobilismo, e questa è una verità ineludibile, anche in ciò che le manifestazioni di questa vita sembrano avere di più stabile, così, ogni frontiera che pare naturale e che sembra rispondere alla logica, sta a testimoniare che una particella di noi si rifugia ancora nell'immobilismo, una particella che vogliamo estendere al nostro mondo. Immobilismo non significherà mai stabilità; la sta­bilità non è una fissità ma un equilibrio, un giusto movimento dandata e ritorno fra la caduta e la stazio­ne eretta, un matrimonio d'amore fra ciò che sembra nero e il bianco.

12 L'azione di camminare, vedete, si riassume in questo matrimonio continuamente rinnovato tra l'avanzare ed il cadere, unione della volontà centrata in se stessa; se così è sul corpo di questa Terra, altrettanto accade nei mondi che chiamate immateriali, ove le frontiere sono le vostre stesse creazioni, i risultati diretti delle vostre scenografie. Le vie di comunicazione tra il formale e l'informale, tra il denso ed il sottile, sono sempre state aperte per colui che, a sua volta, era aperto, perché in verità non ci sono differenze fra le due rive di un fiume, e le possibilità di gioia sono essenzialmente le stesse su entrambe le rive.

13 Il denso è il campo di crescita del sottile, mentre il sottile è l'embrione che offre a ciò che è pesante la sua occasione di vita, la sua promessa daffinamento; cercate di capirmi al di là delle parole che la vostra lingua mi consente: maturate questo concetto in voi, e fatelo sentire agli altri piuttosto che cercare di spiegarlo con concetti accessibili a pochi. Così, non disprezzate nulla, non respingete nulla: non fate come quelli che, scoprendo con meraviglia le bellezze di altri mondi, decidono di ignorare gli splendori di questo. Vorreste forse concepire un figlio che rifiuti sua madre per correre dietro soltanto a suo padre?

14 Il nutrimento dei vostri campi può essere grande quanto quello del sole di mio Padre: esso attende semplicemente che voi lo riscopriate, che ristabiliate con esso un legame, che gli rendiate infine ciò che gli appartiene, la sua dignità, la sua nobiltà, quel granello di vita che conduce anche al centro del Tutto. È tutta questione di nutrimento, in questa vita, lungo questa strada che state scoprendo... Ho proprio detto "che state scoprendo", perché tra coloro che mi ascoltano ce ne sono ancora troppi che già si sentono preti e dottori, in grado di ragionare di tutto. È tutta questione di nutrimento, ed è del cibo che ora comincerò a parlarvi, del cibo in ciò che ha di più pesante, di più quotidiano ai vostri occhi; devo dirvi quali sono le sue bellezze, devo raccontarvi quali teso­ri esso può aiutarvi a coltivare, perché, in verità, il cibo è sacro.

15 Per vivere, amici, ogni giorno mangiate... o meglio, credete di mangiare; in realtà, generalmente, non fate altro che ingerire e inghiottire... Ed è innanzi tutto que­sto, il meccanismo che, prima di ogni altro, vimpedi­sce di vivere, e fa sì che esistiate soltanto... Il poten­ziale di vita del vostro corpo non risiede soltanto nel cibo assimilato: esso si perpetua soltanto attraverso la coscienza che raggiungerete. E così, dunque, che la prima preghiera che potete offrire alla Vita consiste nel nutrirvi in piena coscienza, ossia comprendendo ciò che mangiate, che cos'è, giustappunto, questa "cosa" la cui sostanza sintegrerà a poco a poco alla vostra. Proba­bilmente ne siete coscienti quando mangiate un frutto, un po' di pane o un formaggio; lo sapete, naturalmen­te, ma ancora non comprendete (o raramente vi acca­de) che cosa sia un frutto, un pezzo di pane, un for­maggio.

16 Ci sono alimenti che rappresentano dei sim­boli, ma non è di questo che voglio parlare: non è una forma fisica, sebbene saporita, quella che assimilate in primo luogo, ma un'inimmaginabile danza di particel­le vitali. Non mi riferisco affatto agli atomi che posso­no essere visti al microscopio, ma alla sostanza di cui essi sono profondamente imbevuti, e della quale sono basilarmente composti. Non è l'infinitamente piccolo, ma è l'infinitamente presente; e questo infinitamente presente potete anche chiamarlo la Coscienza di mio Padre, di vostro Padre... Mangiare in coscienza significa dunque, amici miei, proporre al vostro essere un'unione con la forza di Vita universale. L'atto di mangiare non si riassume nel fornire il carburante a una macchina: è anche, e soprattutto, pro­porre il fuoco generatore di un'energia capace di co­struirvi una vera e propria cattedrale!

17 Quando dico il "Padre mio" e il "Padre vostro", mi riferisco alla Potenza e all'Amore del Grande Creatore cosmico, dal quale ogni cosa è nata, del quale ogni cosa è intessuta. Perché, in verità, non vi è una sola "cosa" tra quelle che esistono intorno a voi o in voi, che non sia parte integrante del Suo corpo, e frutto del Suo Spirito. Non facciamo altro che sperimentare la Vita in tutta libertà, lungo il fascio della Sua coscien­za: tutto ciò che assimilate nasce embrionalmente dal Suo soffio, e si oggettivizza secondo la coscienza dellumanità, secondo l'apertura del suo cuore. In tutto questo non vi sono immagini, ma la semplice formula­zione, facilmente comprensibile, di un principio eterno che la vostra scienza stessa riuscirà a capire.

18 Così dunque dovete capire che ogni istante della vostra vita può essere occasione di un'Eucaristia: assi­milate il Tutto in ogni momento, per poco che vogliate esserne coscienti; ora, sgombrate questo termine di "Eucaristia" delle sue connotazioni religiose, non vo­gliate vedervi né carne né sangue, ma qualcosa di più, quell'inimmaginabile amore energia con il quale ognu­no di noi ha la possibilità di comunicare. La vera Eu­caristia che sono venuto a distribuire (o meglio, a re­stituire) all'umanità, è proprio questa. Sappiate assa­porare il gusto e la forza dell'attimo presente perché tutto, la generazione come la rigenerazione, risiede in esso; tutto è così vicino a voi, se non vi accanite ad allontanarlo con le mille circonvoluzioni dei vostri disordinati appetiti; il Padre cosmico di cui vi parlo è il Padre Madre di tutte le galassie, l'Oceano Ain Soph al quale alludono tutte le culture.

19 Smettete dunque di immaginarlo lontano da voi, giacché siete realmente in lui, nel suo corpo, e giacché egli stesso penetrerà persino nell'inchiostro con cui scriverete. Dovete capire, ora, che non è quel Padre che chia­mavo sulla croce nel corpo del vostro fratello Gesù. Quel Padre di cui ero e sono sempre uno degli ambasciatori, è l'interprete privilegiato, l'eterno amante del­la Terra Madre che calpestiamo ogni giorno; i popoli antichi lo chiamavano il Melkisedech dei Melkisedech, oppure il Manu del nostro mondo, la coscienza diretti­va del suo corpo e delle sue umanità; altri, invece, lo chiamano Logos planetario, perché Egli è per questo pianeta il punto supremo che capta le forze d'armonia del nostro universo, provenienti dal Tutto, per poi ridi­stribuirle. Non siate turbati, amici miei, da ciò che, inizial­mente, sentite come differenza o separazione:

20 in verità non vi è un Padre eterno e poi un altro Padre ancora, ma l'Unico, e coloro che, a diversi gradi, sincarnano in miliardi di galassie... anche ognuno di voi rappresenta un Padre per i milioni di cose che ha compiuto nel corso della sua vita: queste cose, a vostra insaputa, costituiscono la sostanza, la matrice dei mondi a veni­re, di cui vi sarà dato il potere di perfezionare lo svi­luppo in tempi futuri. Così, ogni cosa è creatore, ogni cosa è cibo... anche voi sarete cibo per il suolo che vi assorbirà. Non è più il momento degli asceti che disprezzano la sostanza vitale reclamata dal loro stomaco; e non è più neppure il momento di uno spreco sconsiderato degli alimenti: ogni corpo abbia la sua giusta misura, perché la privazione e la sovrabbondanza sono entram­be insulti all'armonia; un tempio con i muri malfatti per il disinteresse dei suoi costruttori non è degno di essere un tempio.

21 U U n luogo sacro sovraccarico di orpelli dorati e preziosi non è null'altro che un omaggio all'e­go. Avviarsi verso mondi spirituali, amici miei, signifi­ca cominciare con il mettere ordine fra le cose del cor­po: il vostro corpo sarà sporco e vile se nell'anima vostra saranno presenti scorie e bassezze; infatti, per sua essenza, in verità, il corpo è tutta luce. La ricerca di alimenti sani diventa un ideale al qua­le ognuno deve tendere: dacché il veleno dell'inco­scienza ha generato il suo corollario di veleni chimici, questa ricerca diventa vitale; sappiate, comunque, che non deve generare un'ossessione, quella che già vedia­mo svilupparsi in alcuni di voi. Un edificio va distrut­to a cominciare dal tetto, poi dalla struttura portante: e il vostro tetto è la fiducia, la vostra struttura portante è la volontà.

22 Non serve a nulla scegliere pietre volumi­nose e solide per le mura se poi le acque degli uragani interiori possono infiltrarsi tra esse: la fiducia nella Vita onnipresente, la volontà di servirLa e di riconoscerLa in sé sono il fermento dell'amore... e un Amore consimile, vedete, eleva ciò che è impuro fino alla pu­rezza, fino al cuore stesso della purezza. Questo però richiede l'abbandono delle vostre rigidità, delle vostre resistenze, persino nell'atto di mangiare: affermavo che gli uomini inghiottono, più che mangiare; è un'altra abitudine che la coscienza addormentata si è data per dominare ciò che la circonda. Se ciò che volete è la lotta persino nelle vostre viscere, allora l'avrete... ciò che non è amato, ciò che non è riconosciuto come par­ticella di vita, ciò che non è utilizzato, presto o tardi è chiamato a ribellarsi.

23 I vostri denti ed il vostro stoma­co non distruggano nulla, non estirpino dunque dalla materia il succo che essa chiede solo di poter offrire spontaneamente: lasciate che quest'offerta faccia l'o­pera sua, e allora sarete nuovamente generatori di vita. Voi uomini siete dotati di un'incommensurabile for­za che potrete rendere nobile se soltanto lo vorrete: se invece vi accanirete a lottare per il contrario, allora di­venterete anche voi un "contrario", per sperimentare sempre di più i disordini e le disarmonie. Non è la pu­nizione di coloro che non vedono e non sentono, ma il logico cammino che essi stessi si tracciano finché non ne potranno più di rinnegarsi. Nutrire bene il corpo, rispettarne le esigenze, an­che tutto questo, siatene pur certi, è una forma d'amo­re; vi parlo di onorare, preservare e purificare: non di fomentare un culto narcisistico.

24 Fra tutte le cose generate da questo mondo, non ve n'è alcuna che sia di per sé impura: ditevi soltanto che il vostro cuore dispone della libertà di accettare o re­spingere tutte le manifestazioni della vita secondo le sue capacità di sublimazione. Persino gli escre­menti generati da ogni cibo denso non meritano di­sprezzo alcuno, non appena se ne comprende la fun­zione: essi non sono sporcizia ma trasformazione, non sono decadenza ma piuttosto un potenziale di rigenera­zione. Essi sono il supporto di ciò che consente alla natura fisica di perpetuarsi e di trovare, in seguito, un certo equilibrio; vi sono popoli che l'hanno capito, e non si tratta di popoli di poco conto: essi ne utilizzano piccole quantità per preparati curativi.

25 Ciò che vi fa provare disgusto in questo campo, è l'analisi errata della vostra mente che si allea con le incontrollate pulsioni del vostro essere emozionale; lo stato di marcescenza e di decomposizione è una fase necessaria nella meravigliosa avventura della Vita che vi è offerta, ma non appena la prossimità fisica di questo evento sfiora la vostra vista, vi sentite in imbarazzo. Questo è logico dal momento in cui prendete coscienza della necessità dell'igiene, ma neppure un istante immagina­te di poter essere messi in imbarazzo dai residui nati dai vostri corpi sottili; eppure i corpi eterici ed egoici della vostra anima generano un vero e proprio inquinamento, che può svolgere il ruolo di una cancrena sorniona: il vero e proprio inquinamento si annida soprat­tutto in questo campo, più che nell'altro.

26 Ma, amici miei, bisogna essere chiari: queste consi­derazioni su uno degli aspetti della vita del vostro mondo non escludono la necessità di una grande igiene fisica; se la materia in decomposizione, di per se stes­sa, non è affatto vile, essa non va comunque mischiata da vicino a ciò che vive alla luce del sole; vedete in­fatti che una pianta muore se le sue radici conoscono un contatto diretto con il letame. Il giusto atteggiamento è quello della corda, che da sempre vi viene tesa fra due cime. Così, la pulizia di un corpo fa parte integrante del suo stesso cibo; i semi di vita che chiamate "prana" non giungono a voi unicamente dalle materie che inge­rite o dalle porte sottili dell'organismo, ovvero i vostri plessi, ma sono la base dell'aria che chiamate in voi con il respiro.

27 Se ora vi dico che siete simili ad un immenso polmone, allora comprenderete meglio come penetra in voi il prana; questo semplice schema è noto da molto tempo, eppure è così mal assimilato dalla coscienza dell'umanità... Accade dunque che voi vi nutriate un po' meglio ogni volta che in voi si fa luce sul gioco sottile di queste forme di vita; nutrirsi, amici, significa prima di tutto accogliere la luce e, unendosi ad essa, sospingerla un po' oltre lungo il proprio cammino alchemico. In un'epoca futura, l'umanità terrestre scoprirà i pasti di "prana" e sarà un altro passo verso la trasparenza alla quale vinvito, così come oggi può essere un passo il diventare vegetariani.

28 I vegetariani non sono dei testi­moni assoluti della voce interiore, anzi, a volte ne sono lontanissimi, ma bisogna vederli come un segnale di una breccia che si è praticata nelle abitudini e nelle pseudo necessità cristallizzate fin da tempi antichi. Le antiche memorie sono ora chiamate a disincagliarsi, e l'interesse oggi rivolto alle forme di alimentazione che si allontanano dalla natura animale, è il segno che si è almeno aperto uno spiraglio, uno spiraglio che nessu­no ha il diritto di forzare ma che invece va allargato progressivamente.

29 In voi, amici della Terra, tutto si rivela dunque come un segno premonitore: il vostro corpo, mediante la for­za e la purezza che gli offrite, rimanda l'immagine fe­dele dello sguardo che rivolgete alla vita; riveste allora una forza che non sidentifica con quella muscolare, una bellezza ben diversa da quella delle forme, e si riveste dell'abito d'amore che è l'abito della fusione, l'abito della compassione. Con tutto questo intendo dire che le manifestazioni fisiche della vita, a comin­ciare da voi, esseri di carne ed ossa, hanno la possibili­tà di diventare i primi ambasciatori di mio Padre. Ave­te notato come Egli risieda talvolta in un solo sguardo, nel contatto di un braccio che si posa su una spalla, in un gesto, apparentemente banale, che vi offre da man­giare? E qui che comincia la sua presenza d'amore...

30 Ed ora mi direte: «Questo lo so già, l'ho sentito molte volte, credo anche di averlo capito... ma in real­tà non cambia nulla: non c'è una tecnica che permetta di integrarlo meglio?» In verità, ecco cosa posso dirvi: quando camminavo per la vostra Terra duemila anni fa, il mio corpo ed il mio cuore conoscevano moltissime tecniche, tecniche che molti maestri, occupandosi della mia formazione durante l'infanzia, si erano sforzati di inculcarmi; le ho sempre riconosciute quali validi aiuti, e ancora ne riconosco l'utilità; ma devo dire di essermene servito davvero raramente, e ancor più raramente negli istanti che vengono in mente a tutti voi, quelli che sono rima­sti scolpiti nelle memorie.

31 Le tecniche, le pratiche possono fungere da filtro tra noi ed un'altra parte di noi stessi e dell'universo, ma sono anche, a volte, pretesto per una disciplina, onde canalizzare l'attività della co­scienza mentale e le forze anarchiche della sfera emozionale. Sappiate, comunque, che non saranno mai quel po­tenziale che, in voi, compie l`"opera", ossia la restaurazione del vostro essere divino. Volgendo lo sguardo al vostro mondo, vedo molti uomini e donne che si danno con tutto il loro cuore e da molto tempo a belle e rispettabili pratiche e tutte, a modo loro, sono altrettanti yoga di purificazione; tut­tavia, se il tempio del loro corpo è da esse meglio nu­trito e reso più nobile, se in esse la loro anima trova più pace ed il loro cuore una fonte alla quale dissetar­si, non per questo si ferma la ruota delle limitazioni.

32 Non basta rispettare il tempio per diventare il tem­pio stesso del Vivente; non basta voler la pace e l'a­more per essere pace ed amore; invece, troppo spesso, non si fa altro che prendere a prestito un abito, e farsi prendere dal proprio gioco; il gioco di questi uomini, è quello dell"iniziato", quello del "grande yogi" oppure del "terapeuta": sono giochi sottili, che pur essendo spesso animati da una volontà di amore, restano proie­zioni dell'ego. Al di là di ogni altra pratica, quella che oggi vi è richiesta soprattutto, fratelli umani, è di lasciar spe­gnere in voi il braciere che da molto tempo ormai gri­da «io voglio» con una volontà così personale e così bellicosa!

33 Aprite le mani, invece di serrare i pugni ed irrigidir­vi! Tutto, in voi, sia fluido, la soluzione passa attra­verso questa fase necessaria... Ciò che deve voler purificare il vostro corpo per far di esso un ulteriore trampolino verso l'Essere, non è quello che vedete di voi stessi; perché, in realtà, che cosa sapete di voi? Ecco perché vi dico: siate semplicemente una via di accesso affinché la forma di mio Padre sincarni su questa Terra. È su questa via dell'Impersonalità che troverete la vostra vera personalità; è la Vita assoluta che deve volere attraverso il vostro corpo e la vostra anima.

34 Vi chiedo allora di non trasformare più la vo­stra esistenza in una sfida, né sfida alla vostra pesantezza, né sfida alle forze dell'Ombra: il non attacca­mento diventa la parola d'ordine dell'era che si sta aprendo. Non dovete convincere nessuno di nessuna cosa, neppure colui che, alla superficie del vostro essere, si ribella ancora e fa finta di non capire, di non capire più. La totalità della vostra personalità incarnata, fin nel più intimo ingranaggio del vostro organismo, vive sol­tanto gli eventi che hanno lo scopo di evidenziare la necessità dello stato di non attaccamento: colui che lo ammette, comincia con il vedere che le sue prove si trasformano in insegnamenti. Vi assicuro, per l'Amore che oggi cerca di diffondersi nella materia densa del vostro mondo, che non esiste la nozione di sconfitta.

35 Allora sopprimetela nel vostro cuore, e non fatene più il cibo dei vostri giorni: ciò che alimenta la debo­lezza e la malattia, è prima di tutto il fatto di vedersi debole e malato. Chiunque camminerà al mio fianco sulla strada della consolazione e della rigenerazione, deve innanzitutto dissolvere nel suo proprio nido gli antichi schemi che il non amore vi ha insediato: è pro­prio così, amici miei, che maturerà l'energia che vi farà decollare!

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