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INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Generalità sugli Ungulati MODULO GENERALE.

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1 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Generalità sugli Ungulati MODULO GENERALE

2 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Sistematica Generalità sugli Ungulati

3 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Classe Sottoclasse Prototeri Sottoclasse Metateri Sottoclasse Placentati Classe Mammiferi Vertebrati omeotermi caratterizzati da: pelle ricoperta di peli presenza di ghiandole mammarie

4 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Superordine Superordine Ungulati Mammiferi placentati che, per un adattamento evolutivo alla corsa, camminano appoggiando al suolo solo lultima falange, che è protetta da uno zoccolo (ungula) Ordine Perissodattili Lasse di sostegno del corpo passa attraverso il 3° dito, notevolmente più sviluppato degli altri Ordine Artiodattili Lasse di sostegno del corpo passa fra il 3° e il 4° dito, notevolmente più sviluppati degli altri

5 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ordini EquidiRinocerontidiTapiridi Famiglie Ordine Perissodattili Non comprende specie selvatiche italiane

6 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ungulati italiani Ordini Ordine Artiodattili Comprende 9 specie selvatiche italiane di cui 5 presenti in Emilia-Romagna Tilopodi Ruminanti Suiformi Sottordini Camelidi Bovidi Antilocapridi Giraffidi Cervidi Tragulidi Ippopotamidi Suidi Famiglie Cinghiale Cervo Capriolo Daino Muflone Stambecco Capra di Montecristo Camoscio dAbruzzo Camoscio alpino

7 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Principali caratteristiche morfo-funzionali Generalità sugli Ungulati

8 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Piede Evoluzione dellarto negli ungulati CINGHIALE CERVOCAPRIOLOMUFLONE CAVALLO

9 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Piede Caratteri anatomici Gli speroni rivestono i residui del 2° e 5° dito, come gli zoccoli, sono di natura cornea PIEDE SPERONI UNGHIONI O UNGULE O ZOCCOLI

10 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Apparato digerente Artiodattili Non ruminanti Suidi Ruminanti Cervidi Bovidi Tilopodi STOMACO MONOGASTRICO STOMACO DIGASTRICO

11 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ruminazione Fase 1 Il rumine rimescola il cibo ingerito, mentre la sua ricca flora batterica lo fa fermentare produzione di anidride carbonica metano azoto ecc.

12 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ruminazione Fase 2 Le contrazioni del reticolo separano la parte liquida, che passa direttamente nellomaso, da quella solida, che viene rigurgitata nella cavità boccale per una masticazione aggiuntiva

13 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ruminazione Fase 3 Nuovamente inghiottito, il bolo viene inviato allomaso che, con la contrazione delle sue pieghe, lo spreme nellabomaso

14 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ruminazione Fase 4 Nellabomaso (lo stomaco propriamente detto), ricco di ghiandole, inizia la digestione vera e propria

15 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Significato della ruminazione La ruminazione consente di assumere grossi quantitativi di cibo in tempi brevi, per poi digerirlo in zone meno esposte delle aree di pascolo allattacco dei predatori Significato ecologico La ruminazione consente di ottimizzare la resa energetica del cibo di natura vegetale, scarsamente digeribile in quanto ricco di fibre Significato fisiologico

16 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Dentatura Struttura del dente SMALTO DENTINA CEMENTO SOLCO MEDIANO Lusura mette progressivamente in evidenza una quantità sempre maggiore di dentina

17 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Dentatura Ruminanti Gli incisivi superiori sono assenti. Al loro posto la mucosa della bocca forma una sorta di callo detto placca dentale: nei segni di alimentazione, il morso si presenta quindi sfilacciato I canini superiori sono assenti (ad eccezione del cervo); quelli inferiori sono addossati agli incisivi e simili ad essi Le cuspidi di molari e premolari hanno forma di creste allungate Cranio di capriolo

18 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Dentatura Cinghiale Sono presenti sia gli incisivi superiori che quelli inferiori I canini sono a crescita continua Le cuspidi di molari e premolari hanno forma di tubercoli isolati Cranio di cinghiale

19 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Dentatura Formule dentarie I ncisivi C anini P remolari M olari Totale CERVO superiore inferiore 3133 DAINO superiore inferiore 3133 CAPRIOLO superiore inferiore 3133 MUFLONE superiore inferiore 3133 CINGHIALE superiore inferiore 3143

20 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Dentatura Caratteristiche della dentizione Incisivi, canini e premolari compaiono inizialmente come denti da latte, che in seguito vengono sostituiti da quelli definitivi. Unica eccezione: il 1° premolare del cinghiale, che erompe direttamente come dente definitivo I molari compaiono direttamente come denti definitivi Per ogni specie, i denti hanno tempi di eruzione caratteristici. Pertanto, fino al completamento della dentatura, è possibile stabilire letà dellanimale sulla base della sua dotazione di denti Dopo il completamento della dentatura, letà può essere stimata valutandone il grado di usura

21 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Palchi e corna Palchi Appendici frontali ossee caduche tipiche dei Cervidi portate solo dai maschi (ad eccezione della renna) ramificate formate a partire da un tessuto di origine dermica detto velluto sorrette da espansioni delle bozze frontali chiamate steli sottoposte ad un ciclo stagionale di crescita e caduta Corna Appendici frontali perenni tipiche dei Bovidi portate da entrambi i sessi* non ramificate costituite da un ispessimento epidermico fortemente cheratinizzato, che riveste una sporgenza dellosso frontale detta os cornu Nel muflone, di norma, le corna sono portate dai soli maschi. Nella popolazione della Corsica, circa il 70% delle femmine ha corna di piccole dimensioni *

22 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ormoni e palchi Due sono gli ormoni che esercitano unazione determinante nel ciclo stagionale di sviluppo e caduta dei palchi: Testosterone stimola la formazione degli steli e lossificazione dei palchi Somatotropina stimola laccrescimento del palco Testosterone e somatotropina esplicano unazione antagonista: il testosterone (la cui concentrazione ematica varia nel corso dellanno), blocca lazione della somatotropina, determinando la calcificazione del palco a cui corrisponde la pulitura dal velluto

23 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ciclo dei palchi Formazione dello stelo Lo stelo è unespansione dellosso frontale, si forma nellanimale giovane ed è permanente

24 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ciclo dei palchi Accrescimento del palco La cute che ricopre il palco in crescita si modifica in velluto, un tessuto ricco di vasi sanguigni

25 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ciclo dei palchi Pulitura del trofeo La calcificazione dellosso in crescita provoca linterruzione della circolazione sanguigna e quindi la morte del velluto, che si distacca, cadendo a brandelli

26 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ciclo dei palchi Formazione della superficie di distacco Dopo il periodo degli amori, un sottile strato di osso tra la rosa e lo stelo viene consumato da cellule dette osteoclasti

27 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ciclo dei palchi Caduta del palco Lespansione della superficie di distacco provoca la caduta del palco La formazione del nuovo palco inizia immediatamente

28 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Accrescimento del corno La crescita del corno avviene in primavera-estate In inverno si ha uninterruzione della crescita detta pausa cornuale Questa alternanza di fasi determina la formazione di anelli di accrescimento, dai quali è possibile determinare letà dellanimale

29 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Mantello Il mantello degli ungulati è composto da: Giarra peli normali Borra sottopelo, fitto e lanuginoso, abbondante nel mantello invernale Setole peli lunghi e ispessiti, sviluppati nel mantello invernale del cinghiale e del cervo maschio adulto (criniera) Gli ungulati subiscono due mute annuali: muta primaverile (estiva) con cui viene acquisito il mantello estivo: lanimale assume un caratteristico aspetto rognoso dovuto allabbondante perdita di sottopelo invernale muta autunnale (invernale) con cui viene acquisito il mantello invernale Le mute del mantello

30 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ghiandole cutanee Ghiandole sudoripare Producono il sudore, che facilita la dispersione del calore Ghiandole sebacee Producono il sebo, che lubrifica e protegge la pelle Entrambi i secreti sono fortemente odorosi ed hanno quindi un ruolo importante nella comunicazione olfattiva intraspecifica con funzione di: marcatura territoriale richiamo sessuale riconoscimento individuale

31 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Ghiandole cutanee Peniene Muflone Daino Cinghiale Preorbitali Cervo Capriolo Muflone Caudali Carpali Cervo Cinghiale Principali ghiandole cutanee Frontali Cervo Facciali Capriolo Interdigitali Cervidi Muflone Inguinali Muflone Metatarsali Cervidi

32 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Eco - etologia Generalità sugli Ungulati

33 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Habitat Boschi ad alto fusto, alternati ad ampie aree di pascolo Cervo Dal livello del mare ad oltre il limite dei boschi Range altitudinale

34 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Habitat Specie caratteristica delle fasce ecotonali (zone di transizione tra ecosistemi differenti) Predilige le situazioni in cui le aree boschive e/o fittamente cespugliate si alternano ad aree aperte (prati/coltivi) Capriolo Dal livello del mare allalta montagna Range altitudinale

35 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Habitat Boschi misti di latifoglie ad alto fusto, alternati a radure Daino Dal livello del mare alla media montagna Range altitudinale

36 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Habitat Boschi puri e misti di latifoglie produttrici di frutti (ghiande, castagne e faggiole), con abbondante sottobosco, alternati ad aree aperte (prati/coltivi) Indispensabile la presenza di acqua Cinghiale Dal livello del mare ad oltre il limite dei boschi Range altitudinale

37 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Habitat Boschi di latifoglie alternati ad aree di pascolo e affioramenti rocciosi (anche calanchivi) Muflone Dal livello del mare ad oltre il limite dei boschi Range altitudinale

38 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Alimentazione Cinghiale È onnivoro e opportunista La composizione della dieta varia in funzione della disponibilità di cibo offerta dallambiente Ca. 10% ALIMENTI DI ORIGINE Regime alimentare

39 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Alimentazione Ruminanti Sono erbivori Regime alimentare Brucatori Prediligono alimenti ad elevata concentrazione proteica: gemme, apici, foglie di alberi e arbusti Stomaco relativamente piccolo rispetto al corpo Stomaco relativamente grande rispetto al corpo Pascolatori Maggiormente adattati ad unalimentazione povera, possono utilizzare alimenti ricchi di fibra grezza: piante erbacee

40 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Alimentazione Abitudini alimentari dei ruminanti CaprioloCervoDainoMuflone Brucatore selettivo predilige gemme, apici, foglie ecc. Pascolatore intermedio alterna la brucatura al pascolo Pascolatore intermedio alterna la brucatura al pascolo ma, in caso di necessità, può comportarsi da pascolatore puro (molto adattabile) Pascolatore puro è in grado di sfruttare anche solo le piante erbacee ma, se possibile, può comportarsi da brucatore

41 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Socialità e riproduzione Le femmine hanno una maggiore tendenza allaggregazione rispetto ai maschi. Le femmine di un gruppo sono in genere legate da rapporti di parentela e lunità di base del branco è rappresentata dal nucleo femmina/piccoli I maschi sono solitari (capriolo) o tendono a diventarlo con letà Il legame maschio-femmina è di norma limitato al periodo degli accoppiamenti La tendenza allaggregazione varia stagionalmente: in ogni specie si riconoscono diverse fasi annuali nel comportamento sociale La sola maturità sessuale fisiologica non consente laccesso alla riproduzione, che richiede anche una maturità sociale Gli animali che hanno raggiunto la maturità fisiologica ma non quella sociale prendono il nome di sub-adulti

42 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Comunicazione intraspecifica La comunicazione tra conspecifici sfrutta principalmente tre sensi: Udito Gli ungulati possiedono una discreta gamma di emissioni vocali: le principali includono i bramiti del cervo e del daino, con funzione di richiamo sessuale e difesa del proprio harem Vista Assume una certa importanza soprattutto nelle interazioni aggressive rituali, per cui gli ungulati hanno evoluto particolari strutture fisiche la cui funzione principale è quella di essere esibite (corna, palchi, criniera) Olfatto La comunicazione chimica, basata sul secreto odoroso delle ghiandole cutanee, è la più ricca ed importante nella vita degli ungulati. Su di essa si basano il riconoscimento individuale, la marcatura del territorio, il richiamo sessuale ecc.

43 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Comportamento Il comportamento è il risultato dellinterazione fra Comportamento innato (istinto) predisposizione innata, trasmessa geneticamente Comportamento appreso (esperienza) componente acquisita dallindividuo nel corso della vita Particolare forma di apprendimento che avviene in una breve fase della vita, detta periodo sensibile, ed è irreversibile (le informazioni acquisite rimarranno per sempre patrimonio dellindividuo) Limprinting riguarda capacità fondamentali quali: lidentificazione della propria madre il riconoscimento dei conspecifici il riconoscimento del partner sessuale ecc. Imprinting

44 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Distribuzione e status delle specie italiane Generalità sugli Ungulati

45 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Capriolo Presente in 67 province su 103 Consistenza stimata: capi Distribuzione Dati aggiornati allanno 2000 Fonte Pedrotti L., Dupré E., Preatoni D. & Toso S., 2001 Banca Dati Ungulati. Biol. Cons. Fauna 109 *

46 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Capriolo Anticamente presente su tutto il territorio italiano Declino a partire dal XVI° secolo a causa di: -disboscamenti -persecuzione diretta Picco negativo nel secondo dopoguerra (ca capi) Trend demografico positivo a partire dagli anni 60 favorito da: -abbandono della montagna -regolamentazione della caccia -reintroduzioni Evoluzione della popolazione Alpi e Appennino settentrionale: popolazioni di origine centro-europea per espansione naturale o immissioni (C. c. capreolus) Appennino centro-meridionale: popolazioni in parte reintrodotte, in parte relitte (C. c. italicus) Origine delle popolazioni attuali Espansione con incremento annuo medio del % Colonizzazione di aree agricole con minime superfici boscate (es. pianura emiliano-romagnola) Fenomeni in corso

47 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Cervo Presente in 47 province su 103 Consistenza stimata: capi Distribuzione Dati aggiornati allanno 2000 Fonte Pedrotti L., Dupré E., Preatoni D. & Toso S., 2001 Banca Dati Ungulati. Biol. Cons. Fauna 109 *

48 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Cervo Anticamente presente su tutto il territorio italiano Declino a partire dal medioevo a causa di: -disboscamenti -persecuzione diretta Allinizio del novecento estinto da tutta la penisola ad eccezione della popolazione del Bosco della Mesola e di alcuni nuclei in Alto Adige Cervo sardo: ridotto sullorlo dellestinzione allinzio degli anni 70 (ca. 100 esemplari) Trend demografico positivo a partire dagli anni favorito da: -abbandono della montagna -regolamentazione della caccia -reintroduzioni -per il cervo sardo: gestione e protezione Evoluzione della popolazione Alpi centro-orientali: colonizzazione spontanea Alpi centro-occidentali e Appennino: reintroduzioni La popolazione sarda, ascritta alla sottospecie C. e. corsicanus, ha avuto forse origine da introduzioni effettuate nel tardo Neolitico con soggetti di provenienza medio- orientale Origine delle popolazioni attuali Espansione con incremento annuo medio dell8%, ostacolato dalla frammentazione del territorio. Graduale recupero del cervo sardo (2700 capi nel 1990) Limpatto della specie sulle coltivazioni crea localmente problemi gestionali Fenomeni in corso

49 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Daino Presente in 47 province su 103 Consistenza stimata: capi Distribuzione Dati aggiornati allanno 2000 Fonte Pedrotti L., Dupré E., Preatoni D. & Toso S., 2001 Banca Dati Ungulati. Biol. Cons. Fauna 109 *

50 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Daino La specie è alloctona per lItalia. Lareale dorigine è rappresentato dalla porzione orientale del bacino del Mediterraneo Le prime introduzioni sul territorio italiano furono effettuate nel Neolitico Ulteriori introduzioni sono state effettuate a più riprese, fino ai giorni nostri Evoluzione della popolazione Introduzioni intenzionali o accidentali (fughe di esemplari da allevamenti e tenute) Origine delle popolazioni attuali Incremento numerico negli ultimi venti anni Sono noti casi di competizione con i due cervidi autoctoni (cervo e capriolo), particolarmente gravi in aree recintate Fenomeni in corso La distribuzione della specie risente in modo evidente di tale origine e si presenta frammentata, con popolazioni tra loro isolate centrate sui punti di rilascio N.B.

51 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Cinghiale Presente in 90 province su 103 Consistenza stimata: capi Distribuzione Dati aggiornati allanno 2000 Fonte Pedrotti L., Dupré E., Preatoni D. & Toso S., 2001 Banca Dati Ungulati. Biol. Cons. Fauna 109 *

52 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Cinghiale Anticamente presente su tutto il territorio italiano Declino a partire dal XVI° secolo a causa di: -disboscamenti -persecuzione diretta Nel 1919 fu registrata una prima ricolonizzazione spontanea delle Alpi orientali da parte di cinghiali provenienti dalla Francia Picco negativo nel secondo dopoguerra Trend demografico positivo a partire dagli anni 60 favorito da: -abbandono della montagna -regolamentazione della caccia -reintroduzioni Evoluzione della popolazione Colonizzazione spontanea Immissioni: il massiccio ricorso a soggetti di provenienza estera e ad ibridi con forme domestiche ha determinato la pressoché totale scomparsa della forma autoctona peninsulare S. s. majori La popolazione sarda, ascritta alla sottospecie S. s. meridionalis, ha avuto anticamente origine da soggetti domestici Origine delle popolazioni attuali Rapida espansione di areale, anche in seguito ad immissioni, più o meno abusive, attuate senza criterio Il forte impatto della specie sulle coltivazioni crea pesanti contrasti con il mondo agricolo Fenomeni in corso

53 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Muflone Presente in 33 province su 103 Consistenza stimata: capi Distribuzione Dati aggiornati allanno 2000 Fonte Pedrotti L., Dupré E., Preatoni D. & Toso S., 2001 Banca Dati Ungulati. Biol. Cons. Fauna 109 *

54 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Muflone Lareale dorigine della specie è limitato a Corsica e Sardegna. La prima introduzione sul territorio peninsulare, effettuata per finalità venatorie, risale al 1870 La specie è stata a più riprese introdotta in numerose zone del continente europeo Dopo secoli di persecuzione diretta e impatto della pastorizia, in tempi recenti la popolazione sarda di muflone è giunta sullorlo dellestinzione (meno di 300 esemplari censiti nel 1978) Evoluzione della popolazione Le popolazioni autoctone di Corsica e Sardegna derivano probabilmente da nuclei di pecore domestiche anticamente introdotte ed in seguito riselvatichite Tutte le popolazioni continentali si devono ad introduzioni Origine delle popolazioni attuali La popolazione sarda è in deciso recupero, con un incremento medio annuo del 10% negli ultimi venti anni I nuclei introdotti sullarco alpino danno luogo a problemi di competizione con il camoscio alpino Fenomeni in corso

55 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Camoscio alpino Presente in 24 province su 103 Consistenza stimata: capi Distribuzione Dati aggiornati allanno 2000 Fonte Pedrotti L., Dupré E., Preatoni D. & Toso S., 2001 Banca Dati Ungulati. Biol. Cons. Fauna 109 *

56 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Camoscio alpino Anticamente presente su tutto larco alpino Declino a partire dal settecento a causa di: -disturbo antropico -persecuzione diretta Trend demografico positivo a partire dagli anni favorito da: -abbandono della montagna -regolamentazione della caccia -istituzione di aree protette -reintroduzioni Lareale attuale è ormai coincidente con quello potenziale, ma solo in alcune aree la specie ha raggiunto la propria densità biologica Evoluzione della popolazione Origine naturale Ricolonizzazione spontanea Reintroduzioni Origine delle popolazioni attuali Status in progressivo e continuo miglioramento Crescita con un tasso medio annuale del 3,7% In alcune aree: popolazioni destrutturate in seguito a scorretto prelievo venatorio La specie può risentire negativamente della competizione con il muflone Fenomeni in corso

57 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Camoscio appenninico Presente in 3 province su 103 Consistenza stimata: 650 capi Distribuzione Il camoscio appenninico è presente con 3 sole popolazioni, tra loro disgiunte nel Parco Nazionale dAbruzzo nel Parco Nazionale Gran Sasso- Monti della Laga nel Parco Nazionale della Majella N.B. Dati aggiornati allanno 2000 Fonte Pedrotti L., Dupré E., Preatoni D. & Toso S., 2001 Banca Dati Ungulati. Biol. Cons. Fauna 109 *

58 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Camoscio appenninico Anticamente presente nellAppennino centro-meridionale Declino in tempi storici in seguito a persecuzione diretta Picco negativo (meno di 50 individui) dopo la Seconda Guerra Mondiale, con un unico nucleo residuo, nel Parco Nazionale dAbruzzo Lenta ripresa a partire dagli anni 50, seguita da una fase di stasi Ripresa della crescita negli anni 90 favorita da: -istituzione di Parchi Nazionali -progetti di reintroduzione Evoluzione della popolazione Parco Nazionale dAbruzzo: origine naturale Parchi Nazionali della Majella e del Gran Sasso: reintroduzione Origine delle popolazioni attuali Specie a rischio, di elevato valore conservazionistico, considerata particolarmente protetta ai sensi della Legge 157/92 e contemplata nelle principali convenzioni internazionali per la conservazione della natura Fenomeni in corso

59 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Stambecco Presente in 33 province su 103 Consistenza stimata: capi Distribuzione Dati aggiornati allanno 2000 Fonte Pedrotti L., Dupré E., Preatoni D. & Toso S., 2001 Banca Dati Ungulati. Biol. Cons. Fauna 109 *

60 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Stambecco Anticamente presente su tutto larco alpino Declino in tempi storici in seguito a persecuzione diretta Picco negativo nella prima metà dell800: meno di 100 individui in un solo nucleo, nel Gran Paradiso Progressiva ripresa a partire dal 1821 con listituzione della Riserva Reale di Caccia del Gran Paradiso (dal 1922 Parco Nazionale) Espansione di areale ed incremento numerico delle popolazioni favoriti da: -regime di protezione -reintroduzioni effettuate a partire dal nucleo residuo del Gran Paradiso Evoluzione della popolazione Parco Nazionale del Gran Paradiso: origine naturale Altrove: reintroduzioni e ricolonizzazione spontanea Origine delle popolazioni attuali Specie considerata particolarmente protetta ai sensi della L. 157/92 Lo stambecco può essere considerato fuori pericolo di estinzione ancorché tuttora assente da molte porzioni del proprio areale potenziale Fenomeni in corso

61 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Indice Sistematica Principali caratteristiche morfo-funzionali Eco-etologia Distribuzione e status delle specie italiane

62 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Indice Sistematica Classe Superordine Ordini Principali caratteristiche morfo-funzionali Eco-etologia Distribuzione e status delle specie italiane

63 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Indice Sistematica Principali caratteristiche morfo-funzionali Piede Apparato digerente Ruminazione Significato della ruminazione Dentatura Palchi e corna Ormoni e palchi Ciclo dei palchi Accrescimento del corno Mantello Ghiandole cutanee Eco-etologia Distribuzione e status delle specie italiane

64 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Indice Sistematica Principali caratteristiche morfo-funzionali Eco-etologia Habitat Alimentazione Socialità e riproduzione Comunicazione intraspecifica Comportamento Distribuzione e status delle specie italiane

65 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Indice Sistematica Principali caratteristiche morfo-funzionali Eco-etologia Distribuzione e status delle specie italiane Capriolo Cervo Daino Cinghiale Muflone Camoscio alpino Camoscio appenninico Stambecco

66 INDICE GENERALEINDICE LEZIONE Fine Generalità sugli Ungulati


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