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Io la odiavo La matematica, per me, è sempre stata un vero incubo; non so darmi una motivazione di tale avversione per questa disciplina, ma di una cosa.

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Presentazione sul tema: "Io la odiavo La matematica, per me, è sempre stata un vero incubo; non so darmi una motivazione di tale avversione per questa disciplina, ma di una cosa."— Transcript della presentazione:

1 io la odiavo La matematica, per me, è sempre stata un vero incubo; non so darmi una motivazione di tale avversione per questa disciplina, ma di una cosa ne son certa… io la odiavo! Quando ero più piccolina adoravo le scarpe da ginnastica con lo strappo, ma non capivo il perché mia mamma quando me le allacciava diceva sempre ad alta voce uno, due e tre; mi ricordo che una volta le chiesi spiegazioni e lei mi disse che dovevo imparare a contare, e che era importante farlo!

2 La prima volta che ho sentito il termine matematica è stato nella scuola dellinfanzia; lì non si faceva vera e propria matematica, ma per esempio mi facevano colorare dentro le forme, classificare gli oggetti, metterli in serie, rappresentare la scala dal più piccolo al più grande…

3 …ricordo che mi piaceva tanto fare quel genere di esercizi, ma ero ancor più contenta quando la mia maestra, mentre mi guardava, mi faceva i complimenti per la mia precisione nellesecuzione dellattività. Mi disse che alle scuole elementari sarei sicuramente stata brava in matematica… senza nemmeno sapere cosa volesse dire quel termine, che aveva utilizzato alla fine della frase, ero orgogliosa di ciò che mi aveva detto M., ma nello stesso tempo incuriosita di andare alle elementari e dimostrare a tutti la mia bravura in matematica!

4 Sono sempre stata una bambina molto curiosa, ho sempre cacciato il naso dappertutto… all uscita dellasilo il nonno mi veniva a prendere e mi accompagnava a casa sua; non dimenticherò mai quellenorme scatola di pastelli che aveva in salotto, io tutti i giorni la prendevo e dopo aver fatto il mio quotidiano disegno, tiravo fuori tutti i pastelli dello stesso colore e facevo dei piccoli gruppetti. La cosa più buffa è che li contavo a voce alta 1, 2, 5, 22,34…, e sentivo che, dalla cucina, i nonni si facevano delle sane risate… più volte si inginocchiavano vicino alla mia scatola e mi facevano contare ad alta voce con loro!

5 Imparai ben presto a contare, grazie alle continue correzioni che mi facevano i nonni… contavo tutto quello che vedevo: gli uccellini nel cielo, i frutti sullalbero, le fotografie nellalbum… Nella prima infanzia, allora, la matematica non mi faceva tribulare, anzi, mi piaceva, mi incantava.

6 Ora posso rendermi conto del motivo di quella canzone che intonava un elefante si dondolava sopra un filo di ragnatela, visto che il gioco era interessante andarono a chiamare un altro elefante, due… e che ci facevano cantare sempre nella scuola dellinfanzia… …era il modo di introdurci nel mondo della matematica e imparare a farci contare!

7 Mentre la cantavamo le maestre ci facevano adoperare le dita della mano. Ora posso affermare che, contare con le dita aiuta il bambino a tenere traccia del conteggio verbale costituendo un indice visivo della procedura. Tutto era semplice quando si arrivava a contare 10 elefanti, ma quando bisognava rappresentare e dire i numeri dopo la decina, tutto si faceva più difficile…

8 Entrando nelle scuole elementari, lora di matematica era per me una vera e propria fonte di disagio. Avevo difficoltà a sottrarre (dovevo usare le dita della mano), se dovevo contare 3+5 non capivo che invertendo gli addendi, il risultato non cambiava… mi arrabbiavo e piangevo se non riuscivo a risolvere il problema nello stesso tempo che ci impiegavano i miei compagni. Le tabelline le sapevo tutte a memoria, ma se mi si chiedeva una moltiplicazione, senza dire tutta la cantilena, mi risultava più complesso; non mi entrava in testa la tabellina dell 8…così tutte le sere, prima di andare a dormire, mia sorella me la faceva ripetere sempre! Tutto questo era per me fonte di disperazione ed angoscia! Mi sentivo diversa dagli altri miei compagni, anche se non ho mai avuto nessun problema nellapprendimento!

9 L'abaco è un antico strumento di calcolo, utilizzato come ausilio per effettuare operazioni matematiche; è il primo strumento usato per i calcoli sin dal 2000 a.C. in Cina e utilizzato in seguito anche tra i Greci e i Romani. Ricordo vivamente di aver utilizzato questo strumento, che non mi piaceva moltisissimo, ma era ed è un ottimo strumento, purtroppo oggi poco utilizzato.

10 Se ho 10 caramelle e 1 la do a te, a me ne restan 9 e son tutte per me. Se ho 10 ciambelline e 2 le prendi tu a me ne restan 8 ti guardo a naso in su. Se ho 10 biscottini e 3 li mangio io, a me ne restan 7 e il pacco tutto mio. Se ho 10 dolcetti ma 4 sono rotti, me ne rimangon 6 son buoni quei biscotti. Se ho 10 gelati e 5 li vuol Piero, a me ne restan 5 son buoni per davvero. * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * Se ho 10 noccioline e 6 ne ho regalate, me ne rimangon 4 di quelle un po salate. Se ho 10 ciliegine e Laura ne vuol 7, a me ne restan 3 chissà dove le mette. Se ho 10 mele rosse e 8 son bacate, me ne rimangon 2 ma dolci e profumate. Se ho 10 liquirizie e 9 ne ho prestate, ne resta solo 1 neanche le ho assaggiate. Le 10 caramelle adesso non ho più, me ne rimangon 0 me le hai rubate tu. Questa filastrocca ce lhanno fatto imparare in prima elementare! Ancora adesso me la ricordo… se solo fossi stata un po più abile nel calcolare a mente le somme o le sottrazioni enunciate nella filastrocca avrei impiegato meno tempo ad impararla a memoria! Ancora adesso non capisco il perché ai bambini fanno imparare poesie e filastrocche a memoria… oggi è necessario sensibilizzare leducatore ad aspetti dellapprendimento cognitivo, meno formali, ma determinanti. Sto parlando di un fenomeno poco conusciuto: la matematica da strada, ovvero le conoscenze matematiche sviluppate in modo naturale o spontaneo in contesti non scolastici.

11 Ho impiegato più tempo rispetto ai miei amici ad imparare la destra e la sinistra, ma ricordo che le maestre ce lavevano spiegata malissimo. Avevano realizzato una figura di corpo umano in cartone e l avevano divisa in due parti: la parte sinistra era di colore blu, la parte destra era colorata in rosso,successivamente ci avevano fatto mettere un nastrino rosso sulla mano destra… e non ricordo bene come, forse spiegandoci che la maggior parte di noi scriveva con la mano dove ci avevano messo il nastrino, mentre la minoranza scriveva con quellaltra!

12 Mi avevano messo una confusione terribile in testa, quindi mi ero realizzata io una rappresentazione per riconoscere la destra dalla sinistra. Io, fin dalla nascita, ho un angioma piccolino sulla mano sinistra, ho deciso di sfruttare questo dono naturale e superare la mia difficoltà nel riconoscere la destra e la sinistra.

13 Altre mie difficoltà, collegate alla matematica sono state: riconoscere le ore nell orologio… non riuscivo a capire la disposizione dei numeri e delle corrispettive lancette, dopo molte prove finalmente riuscì a comprendere il suo funzionamento; Scrivere in parola i numeri grandi (es.: 50235, cinquantamiladuecentotrentacinque) Gli esercizi relativi all uso dei simboli minore e maggiore; sapevo dire che 3 è maggiore di 5, ma ho sempre avuto problemi ad assegnare i simboli;

14 La matematica, nella scuola elementare è stata, per me, un ossessione, fonte di incubi… mi causava, persino, disturbi nel sonno prima di una un compito in classe; sono perfino arrivata a pensare che essa era un ostacolo troppo difficile da superare. Un episodio che non dimenticherò mai è avvenuto nel periodo di Natale. I miei nonni, materni e paterni, quellanno avevano deciso di darmi dei soldi da mettere nel salvadanaio, entrambi mi avevano dato cinquanta mila lire, ma non mi avevano dato la banconota da 50, ma un insieme di cartamoneta da 5, 10 e 20. Ero entusiasta perché erano tantissimi soldi, ma mi misi piangere e strillare quando mio padre mi scambiò i soldi con una banconota da 100 mila lire. Cercò di farmi capire che il valore era lo stesso, ma io non riuscivo a comprendere quello che mi stava dicendo… era come se mi avesse rubato del denaro!

15 Il mio rapporto con essa cominciò a migliorare nelle scuole medie. Avevo una professoressa che adorava la matematica, e grazie al suo amore per questa materia riuscì a farmi appassionare anche a me. Lei, oltre ad esporci teorie, regole e concetti ci faceva giocare con i numeri. Le sue lezioni, oltre che frontali, erano un gioco-apprendimento, ci proponeva lutilizzo di materiali speciali che ci permettevano di ragionare sui principi aritmetici, manipolando concretamente le quantità implicate nel far di conto, ci faceva fare degli esperimenti e la cosa che adoravo più in assoluto era quando ci portava nellaula informatica. La preoccupazione primaria, per quest insegnante, non era completare un programma didattico, ma portare noi scolari a colmare le nostre lacune, stimolando la nostra curiosità prima con giochi divertenti e poi con la graduale introduzione della matematica, geometria, algebra…

16 Non sono mai diventata un talento in matematica, ma alle scuole superiori ho rivalutato questa disciplina, mi piaceva… ero abile nel fare le espressioni, mi piacevano le equazioni, e l argomento che mi ha interessato e coinvolto di più è stata la statistica. Allinizio prendevo facilmente un 7, e negli ultimi anni ho portato a casa 8 e 9. Ero contenta dei miei risultati raggiunti, così ho iniziato a dare delle ripetizioni a dei bambini della scuola primaria; ho rivisto, in alcuni bambini che seguivo, il mio modo di affrontare le incertezze in questa materia. Ho cercato di destare la loro curiosità prima con dei giochi matematici, poi avvicinandomi piano piano alla materia.Un giorno mi sono presentata a casa di un bambino con il cubo di Rubik… abbiamo passato tutto il pomeriggio a cercare la soluzione per risolverlo!

17 Nellestate del 2005, sulle spiagge, era molto gettonato un gioco chiamato Sudoku, un passatempo giapponese di logica, nel quale il giocatore deve riempire le celle bianche con i numeri da 1 a 9 in modo tale che in ogni riga, colonna e regione erano presenti tutte le cifre da 1 a 9 e, senza ripetizioni. Ancora tutt oggi faccio quotidianamente i sudoku che mettono sui giornali. Facendolo assiduamente ho scoperto che ci sono diverse metodologie risolutive: per eliminazione, per zone proibite…

18 Arrivando alluniversità pensavo che nel corso di matematica si affrontassero teoremi complessi, spiegati tramite lezioni frontali… invece mi sono duvuta ricredere perché ho trovato una matematica vicina al mondo reale, interessante, piacevole, diversa dal normale; Il programma è all insegna dellinterattività e della creatività. Pensavo che lutilizzo del computer, in matematica, fosse un ostacolo, invece è servito tantissimo a documentare il mio percorso. Nel preparare questo esame mi sono resa conto di quanto la matematica sia importante e vicina a noi. Non mi ero mai soffermata a pensare allevoluzione della mia idea di matematica; tutto questo è stato stimolante!

19 Ho iniziato a fare uso del computer nella scuola primaria; il suo utilizzo era solo relegato nellora di matematica/informatica. Ricordo, che utilizzavamo molto il programma Logo per studiare le figure geometriche. Successivamente ho utilizzato il computer solo per fare delle ricerche dallaula informatica della scuola. Quando ancora non avevo il computer, andavo a casa di una mia amica a giocare al Solitario, oppure a FreeCell… scrivevamo delle cose con Word e le stampavamo. Il mio primo computer è stato un Windows95 e lo utilizzavo per giocare, fare ricerche, scrivere e creare disegni con Paint.

20 Uso quotidianamente il Computer/Internet per Fare ricerche/studiare Comunicare in tempo reale Scrivere documenti Ascoltare musica/guardare film Giocare Condividere passioni ed interessi Tenermi informata su tutti gli aspetti Disegnare/colo rare

21 MATEMATICA Non è cosa da geni, Non è un linguaggio incomprensibile, Non è un sistema di formule, Non è un abilità di calcolo, Non è un insieme di simboli astrusi, Non è un oscuro gioco di numeri, Non è un esercizio di memoria. Matematica è un mondo da scoprire!

22 Voglio concludere con una citazione di Ennio De Giorgi: La matematica è una delle manifestazioni più significative dell'amore per la sapienza. Come tale è caratterizzata da un lato da una grande libertà, dall'altro dall'intuizione che il mondo è fatto di cose visibili e invisibili e la matematica ha forse una capacità, unica fra le altre scienze, di passare dall'osservazione delle cose visibili all'immaginazione delle cose invisibili. Questo forse è il segreto della forza della matematica


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