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CORSO ONLINE Addetto alla lotta antincendio (D. Lgs. nr. 81 del 9 Aprile 2008) Istituto Maria Montessori - Divisione FAD – address _ via San Martino, 34.

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1 CORSO ONLINE Addetto alla lotta antincendio (D. Lgs. nr. 81 del 9 Aprile 2008) Istituto Maria Montessori - Divisione FAD – address _ via San Martino, 34 – Montesarchio (BN) phone/fax _ web _ - _

2 AVVERTENZE La durata del presente corso per Addetto alla lotta antincendio è fissata in 4 ore articolate in una parte teorica ed una parte pratica. La parte teorica viene erogata in modalità online e fad sul sito Per il rilascio dellattestato, è previsto il superamento di un test rispondendo almeno a 25 quesiti su 30 proposti. PRESENTAZIONE DEL CORSO

3 NOTA Il contenuto del presente corso non esime dalla necessità di porre a confronto le indicazioni fornite con le reali condizioni e le esigenze di protezione di ogni specifico ambiente di lavoro. PRESENTAZIONE DEL CORSO

4 DESCRIZIONE DEL CORSO Il corso si propone di fornire i principi generali delle leggi sulla salute e sulla sicurezza sul luogo di lavoro con particolare riguardo alla lotta antincendio e alla gestione delle emergenze qualificando una figura sensibile quale è l' ADDETTO ALLA LOTTA ANTINCENDIO per aziende a Rischio Incendio Basso in base a quanto previsto dal D. Lgs. 81 del 2008 e all'Allegato IX del D.M DESTINATARI Imprese di tutte le categorie merceologiche, Lavoratori dipendenti, studenti, datori di lavoro, professionisti, consulenti sulla sicurezza, dirigenti, ingegneri, architetti, geometri, periti. PRESENTAZIONE DEL CORSO

5 OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO I Principi dell'Incendio Incendio e Prevenzione La protezione e la gestione delle emergenze Test di fine corso PRESENTAZIONE DEL CORSO

6 INDICE DEL CORSO LEZIONE 1 Introduzione Definizioni essenziali La combustione. -Principi della combustione -Elementi che caratterizzano la combustione -Le sorgenti di innesco -Le cause di incendio -Prodotti della combustione PRESENTAZIONE DEL CORSO

7 INDICE DEL CORSO LEZIONE 2 Prevenzione incendi -Controllo degli ambienti di lavoro -Classificazione degli incendi -Azione di estinzione incendi -Sostanze estinguenti -Effetti dellincendio sulluomo PRESENTAZIONE DEL CORSO

8 INDICE DEL CORSO LEZIONE 3: Lestinzione degli incendi. Mezzi di estinzione portatili Utilizzo degli estintori Mezzi di estinzione fissi Utilizzo degli idranti Dispositivi di protezione individuale Segnaletica di sicurezza PRESENTAZIONE DEL CORSO

9 INDICE DEL CORSO LEZIONE 4: ESERCITAZIONI PRATICHE - Presa visione e chiarimenti sugli estintori portatili. - Istruzioni sull'uso degli estintori portatili effettuata o avvalendosi di sussidi audiovisivi o tramite dimostrazione pratica. PRESENTAZIONE DEL CORSO

10 LEZIONE 1 Introduzione Definizioni essenziali La combustione. Principi della combustione Elementi che caratterizzano la combustione Le sorgenti di innesco Le cause di incendio Prodotti della combustione

11 INTRODUZIONE PERCHE E UTILE (E OBBLIGATORIO) UN CORSO ANTINCENDIO PER ADDETTI ALLEMERGENZA Perché luomo è la prima causa degli incendi, ed egli soltanto può attuare il miglior modo per prevenirli e combatterli. Perché la legge impone allazienda di designare una o più persone per la lotta antincendio. LEZIONE 1

12 INTRODUZIONE I COMPITI FONDAMENTALI DEL LAVORATORE ADDETTO Il lavoratore non è un Vigile del fuoco, tuttavia può: verificare le protezioni attive (basta unocchiata al manometro) controllare che le vie di esodo siano sgombre coordinare lesodo dei colleghi accertare che tutti siano al sicuro LEZIONE 1

13 DEFINIZIONI ESSENZIALI 1/4 DENSITA' DI AFFOLLAMENTO. Massimo numero prevedibile di persone presenti per unità di superficie lorda del pavimento (persone/mq). VIE DI USCITA. Percorso orizzontale e/o sub-verticale che conduce da un punto interno qualsiasi dell'edificio all'esterno, su strada pubblica o in luogo sicuro. Il percorso può comprendere corsie, corridoi, spazi di locali intermedi, vani di porte di accesso alle scale e di uscita all'esterno, scale, rampe e passaggi. MODULO DI USCITA. Unità di misura della larghezza delle vie di uscita. Esprime la larghezza media occupata da una persona e si assume uguale a m.0,60. MASSIMO AFFOLLAMENTO IPOTIZZABILE. Massimo numero prevedibile di persone presenti a qualsiasi titolo in ogni piano dell'edificio. E' determinato dal prodotto della densità di affollamento per la superficie lorda del pavimento. SUPERFICIE LORDA. Superficie lorda del pavimento di qualsiasi piano è la superficie del piano o parte di esso compresa entro il perimetro esterno dei muri o pareti delimitanti il piano stesso o parte di esso. LEZIONE 1

14 DEFINIZIONI ESSENZIALI 2/4 CAPACITA' DI DEFLUSSO E DI SFOLLAMENTO. Numero massimo consentito di persone che possono defluire attraverso un'uscita di "modulo uno". CARICO DI INCENDIO. Il carico di incendio definisce la durata in minuti dellincendio allinterno del locale. REAZIONE AL FUOCO. La reazione al fuoco è una delle misure di prevenzione incendi previste in Italia. Ha lo scopo di valutare il grado di partecipazione all'incendio dei prodotti quali, per esempio: tendaggi; coperte; copriletto; mobili imbottiti (sedie, poltrone, divani, divani-letto, materassi, sommier, guanciali, etc.); mobili non imbottiti (sedie, tavoli, scrivanie, mobili contenitori, banchi scolastici, etc.); pareti; pavimenti; controsoffitti; rivestimenti di pareti e soffitti; vernici ignifughe applicate su materiali legnosi. SCALA PROTETTA. è una scala in un vano compartimento antincendio, con accesso diretto da ogni piano, con porte di sicurezza al fuoco REI, dotate di congegno di autochiusura. SCALA ANTIFUMO INTERNA. è una scala in un vano compartimento antincendio, con accesso da ogni piano attraverso un vano filtro a prova antifumo, con porte di sicurezza al fuoco REI dotate di congegno di autochiusura. LEZIONE 1

15 DEFINIZIONI ESSENZIALI 3/4 REAZIONE AL FUOCO. Grado di partecipazione di un materiale combustibile al fuoco al quale è sottoposto. In relazione a ciò i materiali sono assegnati (circolare n. 12 del 17 maggio 1980 del Ministero dell'interno) alle classi 0, 1, 2, 3, 4, 5 con l'aumentare della loro partecipazione alla combustione; quelli di classe 0 sono non combustibili. DISTANZA DI SICUREZZA ESTERNA. Valore minimo, stabilito dalla norma, delle distanze misurate orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di una attività e il perimetro del più vicino fabbricato esterno alla attività stessa o di altre opere pubbliche o private oppure rispetto ai confini di aree edificabili verso le quali tali distanze devono essere osservate. DISTANZA DI SICUREZZA INTERNA. Valore minimo, stabilito dalla norma, delle distanze misurate orizzontalmente tra i rispettivi perimetri in pianta dei vari elementi pericolosi di una attività. DISTANZA DI PROTEZIONE. Valore minimo, stabilito dalla norma, delle distanze misurate orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di una attività e la recinzione (ove prescritta) ovvero il confine dell'area su cui sorge l'attività stessa. LEZIONE 1

16 DEFINIZIONI ESSENZIALI 4/4 RESISTENZA AL FUOCO. Attitudine di un elemento da costruzione (componente o struttura) a conservare - secondo un programma termico prestabilito e per un tempo determinato - in tutto o in parte: la stabilità "R", la tenuta "E", l'isolamento termico "I", così definiti: stabilità R: attitudine di un elemento da costruzione a conservare la resistenza meccanica sotto l'azione del fuoco; tenuta E: attitudine di un elemento da costruzione a non lasciar passare nè produrre - se sottoposto all'azione del fuoco su un lato - fiamme, vapori o gas caldi sul lato non esposto; isolamento termico: attitudine di un elemento da costruzione a ridurre, entro un dato limite, la trasmissione del calore. Pertanto: con il simbolo "REI" si identifica un elemento costruttivo che deve conservare, per un tempo determinato, la stabilità, la tenuta e l'isolamento termico; con il simbolo "RE" si identifica un elemento costruttivo che deve conservare, per un tempo determinato, la stabilità e la tenuta; con il simbolo "R" si identifica un elemento costruttivo che deve conservare, per un tempo determinato, la stabilità. In relazione ai requisiti dimostrati gli elementi strutturali vengono classificati da un numero che esprime i minuti primi. Per la classificazione degli elementi non portanti il criterio "R" è automaticamente soddisfatto qualora siano soddisfatti i criteri "E" ed "I". LEZIONE 1

17 LA COMBUSTIONE Principi della combustione La combustione (incendio) è una reazione chimica sufficientemente rapida di una sostanza combustibile con un comburente che da luogo allo sviluppo di calore, fiamma, gas, fumo e luce. Le sostanze combustibili possono essere: solide (carbone, legno, carta,tessuto, pelle); liquide (petrolio, benzina, alcool, oli,cera, paraffina); gassose (metano, acetilene, idrogeno). La combustione può avvenire con o senza sviluppo di fiamme superficiali. La combustione senza fiamma superficiale si verifica generalmente quando la sostanza combustibile non è più in grado di sviluppare particelle volatili. LEZIONE 1

18 LA COMBUSTIONE Principi della combustione Le condizioni necessarie (triangolo del fuoco) per avere una combustione sono: presenza del combustibile ovvero la sostanza che può bruciare (legno, carta, sostanze infiammabili sia liquide che gassose, ecc.) presenza del comburente ovvero lossigeno che è comunemente nellaria presenza di una sorgente di calore ovvero di un riscaldamento del sistema combustibile/comburente, tale da provocare il fenomeno della combustione Pertanto solo la contemporanea presenza di questi tre elementi da luogo al fenomeno dellincendio, e di conseguenza al mancare di almeno uno di essi lincendio si spegne. NOTA: Solitamente il comburente è lossigeno contenuto nellaria, ma sono possibili incendi di sostanze che contengono nella loro molecola un quantità di ossigeno sufficiente a determinare una combustione, quali ad esempio gli esplosivi e la celluloide. LEZIONE 1

19 LA COMBUSTIONE Principi della combustione: triangolo del fuoco LEZIONE 1

20 LA COMBUSTIONE Principi della combustione: triangolo del fuoco Quindi per ottenere lo spegnimento dellincendio, si può ricorrere a tre sistemi: esaurimento del combustibile: mediante allontanamento o separazione della sostanza combustibile dal focolaio dincendio; soffocamento: separazione del comburente dal combustibile o riduzione della concentrazione di comburente in aria; raffreddamento: sottrazione di calore fino ad ottenere una temperatura inferiore a quella necessaria al mantenimento della combustione. Normalmente per lo spegnimento di un incendio si utilizza una combinazione delle operazioni di esaurimento del combustibile, di soffocamento e di raffreddamento. LEZIONE 1

21 LA COMBUSTIONE Principi della combustione Pertanto ai fini della prevenzione incendi è sempre bene ricordare che un eccessivo accumulo di materiale infiammabile e un eccessivo riscaldamento del suddetto materiale sono fattori che di regola amplificano il rischio di incendio, e che pertanto devono essere prevenuti ed evitati. E bene ricordare che la prevenzione incendi deve servire a tutelare in primis la vita e la salute umana, ma anche i beni materiali che sono spesso vitali per la vita aziendale e pertanto alla possibilità di garantire i redditi sia per la proprietà che per i lavoratori. LEZIONE 1

22 LA COMBUSTIONE Elementi che caratterizzano la combustione Premesso che un incendio, nella quasi totalità dei casi, per ciò che riguarda la sostanza comburente, viene alimentato dallossigeno naturalmente contenuto nellaria, ne consegue che esso si caratterizza per tipo di combustibile e per il tipo di sorgente dinnesco. LEZIONE 1

23 LA COMBUSTIONE Le sorgenti di innesco Nella ricerca delle cause dincendio, sia preventiva che di accertamento, bisogna individuare tutte le possibili fonti dinnesco, che possono essere suddivise in quattro categorie: accensione diretta: quando una fiamma, una scintilla o altro materiale incandescente entra in contatto con un materiale combustibile in presenza di ossigeno. accensione indiretta: quando il calore dinnesco avviene nelle forme della convezione, conduzione e irraggiamento termico. attrito: quando il calore è prodotto dallo sfregamento di due materiali. autocombustione o riscaldamento spontaneo: quando il calore viene prodotto dallo stesso combustibile come ad esempio lenti processi di ossidazione, reazione chimiche, decomposizioni esotermiche in assenza daria, azione biologica. LEZIONE 1

24 LA COMBUSTIONE CAUSE DINCENDIO Le cause dincendio vengono classificate in: naturali; accidentali; colpose; dolose. Cause accidentali Ad esempio un corto circuito, un motore che si surriscalda, le scintille causate da uno strumento di lavoro possono a volte costituire linizio di un focolaio. Gli incendi derivanti da tali condizioni si dicono accidentali. Cause colpose La più frequente è la cicca di sigaretta o il cerino gettati ai bordi delle strade; altre cause sono i fuochi accesi nei boschi nello svolgimento di gite e non controllati. Cause dolose Laccensione di erbe secche che comunque con laiuto di correnti daria possono rilasciare corpi incandescenti che spesso causano altri focolai. Incendi provocati per liberare il territorio da piante al fine di ottenere eventuali nulla osta per costruire e urbanizzare le zone destinate a pascolo o a riserva. LEZIONE 1

25 LA COMBUSTIONE Le principali e più comuni cause di incendio sono: deposito o manipolazione non idonea di sostanze infiammabili o combustibili; accumulo di rifiuti, carta o altro materiale combustibile che può essere facilmente incendiato (accidentalmente o deliberatamente); negligenza nell'uso di fiamme libere e di apparecchi generatori di calore; inadeguata pulizia delle aree di lavoro e scarsa manutenzione delle apparecchiature; impianti elettrici o utilizzatori difettosi, sovraccaricati e non adeguatamente protetti; riparazioni o modifiche di impianti elettrici effettuate da persone non qualificate; apparecchiature elettriche lasciate sotto tensione anche quando inutilizzate; utilizzo non corretto di impianti di riscaldamento portatili; ostruire la ventilazione di apparecchi di riscaldamento, macchinari, apparecchiature elettriche e di ufficio; fumare in aree ove è proibito, o non usare il posacenere. Lobiettivo principale delladozione di misure precauzionali di esercizio è quello di permettere, attraverso una corretta gestione, di non aumentare il livello di rischio reso a sua volta accettabile attraverso misure di prevenzione e di protezione. LEZIONE 1

26 LA COMBUSTIONE Prodotti della combustione: il calore I prodotti della combustione sono: Calore Fumo visibile Gas e vapori invisibili Il calore è energia termica che si trasmette anche agli esseri viventi, provocando: 1)Ipertermia 2)Ustioni LEZIONE 1

27 LA COMBUSTIONE Prodotti della combustione: il calore Ipertermia Si ha quando una fonte di calore trasmette ad un essere vivente una quantità di energia termica tale da vanificare il funzionamento dei sistemi di termoregolazione fisiologica, che in condizioni normali, stabilizzano la temperatura corporea intorno ai 37 °C. Sbalzi di temperatura, anche di discreta entità, vengono sopportati dagli esseri viventi a sangue caldo, senza evidenti problemi. Ma lesposizione a temperature molto basse può provocare fenomeni di ipotermia fino al congelamento, mentre lesposizione prolungata a temperature elevate può invece innalzare la temperatura corporea fino a valori superiori ai °C. In questi casi si va incontro al cosiddetto colpo di calore con perdita di coscienza e gravi conseguenze per lo stato di salute di chi ne è colpito. LEZIONE 1

28 LA COMBUSTIONE Prodotti della combustione: il calore Ustioni Il corpo degli esseri viventi è rivestito da un sistema di tessuti (apparato tegumentario), che entro certi limiti, protegge gli organi interni dagli agenti esterni potenzialmente dannosi, senza riportare particolari conseguenze. Quando tali limiti vengono superati, la pelle viene danneggiata. Il danno causato da uneccessiva esposizione al calore è lustione. Lustione è una mortificazione dei tessuti di rivestimento dellorganismo vivente, che può interessare i tessuti più o meno profondamente a seconda della gravità dellustione. Le ustioni vengono classificate in vari gradi a seconda della profondità del danno cutaneo e degli strati di tessuto che vengono interessati. Oltre al danno estetico, le ustioni più gravi ed estese, provocano gravi perdite di liquidi intra ed extra cellulari, con compromissione dellapparato cardiovascolare, ipovolemia e perdita di coscienza. Le ustioni più gravi possono portare alla morte. LEZIONE 1

29 LA COMBUSTIONE Prodotti della combustione: il fumo visibile Il fumo visibile è costituito da particelle microscopiche in sospensione nellaria che colpite dalla luce diventano visibili. Gli effetti sono: Visione oscurata: la luce colpisce le particelle solide originate dalle fiamme e dai materiali che bruciano in sospensione nellaria; viene rifratta, ovvero deviata e suddivisa, riducendo e a volte annullando la capacità di visione. Tossicità: nel fumo visibile come in quello invisibile possono essere contenuti gas velenosi incompatibili con la vita. Ostacolo alla fuga: la diminuzione della visibilità non permette di distinguere e riconoscere le vie di fuga, che devono essere, per tale motivo, lasciate sempre libere e segnalate. Difficoltà di evacuazione: la visione oscurata è di ostacolo alla fuga soprattutto in caso di eccessivo affollamento. Negli ambienti in cui sono presenti dei sistemi di ventilazione forzata dellaria, occorre prevedere in fase di progettazione e realizzazione il blocco dei sistemi di ventilazione che possono diffondere fumo e vapori tossici in caso di incendio. LEZIONE 1

30 LA COMBUSTIONE Prodotti della combustione: i gas ed i vapori invisibili La presenza di gas e di vapori invisibili provoca i seguenti effetti: Asfissia da carenza di ossigeno Avvelenamento per la presenza di sostanze tossiche: 1) Lossido di carbonio è il più comune agente tossico presente nei gas dincendio; provoca la formazione di carbossiemoglobina nel sangue, un composto che blocca il trasporto dellossigeno nel sangue. 2) Lanidride carbonica è un gas tossico, che blocca il trasporto dellossigeno nel sangue, aumenta la frequenza respiratoria e la quantità di sostanze tossiche respirate; sia losssido di carbonio che lanidride carbonica vengono prodotti con la combustione di materiali contenenti carbonio (legna, idrocarburi, ecc.). 3) La carenza di ossigeno, sostituito nellambiente dai gas della combustione, provoca asfissia. 4) La carta, il cartone, il polietilene, provocano al formazione di acroleina, sostanza irritante per gli occhi, può provocare complicanze polmonari e condurre a morte; 5) Lacido cloridrico si forma durante la combustione di manufatti a base di PVC. E irritante per la pelle e per gli occhi. 6) Gli idrocarburi clorurati bruciando liberano fosgene, letale anche a basse concentrazioni (odore di fieno fresco). 7) I materiali contenenti azoto (amminoacidi e proteine) sviluppano se combusti acido cianidrico, che, se inspirato, blocca la respirazione cellulare: mortale. LEZIONE 1

31 LEZIONE 2 Prevenzione incendi Controllo degli ambienti di lavoro Classificazione degli incendi Azione di estinzione incendi Sostanze estinguenti Effetti dellincendio sulluomo

32 PREVENZIONE INCENDI La prevenzione si attua eliminando o riducendo al massimo le probabilità che si verifichino incendi o esplosioni, consentendo la salvaguardia delle persone e cercando di rendere minimi i danni materiali che ne potrebbero derivare. LEZIONE 1

33 PREVENZIONE INCENDI Gli accorgimenti tecnici che dovrebbero essere rispettati sono i seguenti: separazione dei prodotti e delle sostanze a seconda del grado di infiammabilità e di combustione; limitazione dei quantitativi dei materiali e delle sostanze combustibili e infiammabili allo stretto necessario nei luoghi di utilizzazione; sistemazione razionale dei prodotti infiammabili immagazzinati; compartimentazione di spazi per realizzare il frazionamento del rischio; porte tagliafuoco; uso di strutture resistenti al fuoco; installazione, a regola darte, degli impianti elettrici onde evitare la possibilità di inneschi (corto circuiti, surriscaldamenti, etc); installazioni di impianti elettrici "a sicurezza" nei luoghi con specifico pericolo di incendio o scoppio; protezione contro le scariche atmosferiche; installazione di impianti e di mezzi antincendio fissi o mobili; installazione di uscite e scale di sicurezza per un disciplinato esodo delle persone in caso dincendio; installazione di dispositivi di segnalazione, ottici o termici che ne segnalino tempestivamente la fase iniziale, allo scopo di rendere minimi i danni o meglio prevenirli. LEZIONE 1

34 PREVENZIONE INCENDI Controllo degli ambienti di lavoro Il personale è tenuto a conoscere i principi fondamentali di prevenzione incendi, ed è opportuno che persone incaricate effettuino regolari verifiche (con cadenza predeterminata) nei luoghi di lavoro per accertare il mantenimento delle misure di sicurezza antincendio. In proposito è predisposto un idoneo registro di controllo regolarmente compilato dalla ditta che ha in manutenzione le attrezzature. Inoltre i lavoratori devono ricevere adeguate istruzioni sulle operazioni da attuare prima che il luogo di lavoro sia abbandonato, al termine dell'orario di lavoro, affinché lo stesso sia lasciato in condizioni di sicurezza. I lavoratori devono segnalare agli addetti alla prevenzione incendi ogni situazione di potenziale pericolo di cui vengano a conoscenza. Le operazioni di cui sopra, possono essere semplificate nella seguente tabella. LEZIONE 1

35 PREVENZIONE INCENDI TABELLA DEI CONTROLLI DI SICUREZZA DA EFFETTUARE PERIODICAMENTE tutte quelle parti del luogo di lavoro destinate a vie di uscita quali passaggi, corridoi, scale, devono essere controllate periodicamente per assicurare che siano libere da ostruzioni e da pericoli; tutte le porte sulle vie di uscita devono essere regolarmente controllate per assicurare che si aprano facilmente; tutte le porte resistenti al fuoco devono essere regolarmente controllate per assicurarsi che non sussistano danneggiamenti e che chiudano regolarmente; le apparecchiature elettriche che non devono restare in servizio vanno messe fuori tensione; tutte le fiamme libere devono essere spente o lasciate in condizioni di sicurezza; tutti i rifiuti e gli scarti combustibili devono essere rimossi; tutti i materiali infiammabili devono essere depositati in luoghi sicuri; il luogo di lavoro deve essere assicurato contro gli accessi incontrollati; ……… LEZIONE 1

36 PREVENZIONE INCENDI CLASSIFICAZIONE DEGLI INCENDI Gli incendi vengono distinti in quattro classi, secondo lo stato fisico dei materiali combustibili, con unulteriore categoria che tiene conto delle particolari caratteristiche degli incendi di natura elettrica. classe A - incendi di materiali solidi (legname, carta, carbone, tessuti, trucioli, pelli, materiali che lasciano braci) classe B - incendi di liquidi infiammabili (benzine, oli, vernici, lacche, alcoli, etere, xiluolo, toluolo, ecc.) classe C - incendi di gas infiammabili (idrogeno, butano, propano, ecc.) classe D - incendi di metalli combustibili (sodio, potassio, alluminio, litio, ecc.) classe E - incendi di apparecchiature elettriche in tensione La classificazione degli incendi consente lidentificazione della classe di rischio dincendio a cui corrisponde una precisa azione operativa antincendio ovvero unopportuna scelta del tipo di estinguente. LEZIONE 1

37 PREVENZIONE INCENDI AZIONI DI ESTINZIONE INCENDI Azioni di separazione Lallontanamento o segregazione del combustibile, non ancora interessato dalla combustione da quello già incendiato. raffreddamento sottrazione del combustibile soffocamento. Tali azioni possono essere ottenute singolarmente o contemporaneamente mediante luso delle sostanze estinguenti, che vanno scelte in funzione della natura del combustibile e delle dimensioni del fuoco. Azioni di soffocamento Eliminazione del contatto tra combustibile e comburente. coperte, terra o sabbia gas inerti LEZIONE 1

38 PREVENZIONE INCENDI AZIONI DI ESTINZIONE INCENDI Azioni di raffreddamento Riduzione della temperatura del combustibile al di sotto del valore di accensione. Acqua CO2 Azioni di inibizione chimica Sostanze che bloccano chimicamente la reazione di combustione inibendo lo sviluppo delle reazioni a catena. Halon (1301, 1211, 2402) LEZIONE 1

39 PREVENZIONE INCENDI SOSTANZE ESTINGUENTI IN RELAZIONE AL TIPO DI INCENDIO Le principali sostanze estinguenti: · acqua · schiuma · polveri · idrocarburi alogenati · gas inerti · agenti estinguenti alternativi allhalon LEZIONE 1

40 PREVENZIONE INCENDI SOSTANZE ESTINGUENTI IN RELAZIONE AL TIPO DI INCENDIO ACQUA Incendi di combustibili solidi con esclusione di sostanze incompatibili (es.sodio, potassio, carburi). Lacqua risultando un buon conduttore di energia elettrica non è impiegabile su impianti e apparecchiature in tensione. SCHIUMA Incendi di liquidi infiammabili. Non possono essere utilizzate su parti in tensione in quanto contengono acqua. POLVERI Le polveri sono adatte per fuochi di classe A, B e C, mentre per incendi di classe D devono essere utilizzate polveri speciali. Sono utilizzabili pure su apparecchi in tensione. LEZIONE 1

41 PREVENZIONE INCENDI SOSTANZE ESTINGUENTI IN RELAZIONE AL TIPO DI INCENDIO GAS INERTI I gas inerti utilizzati per la difesa dagli incendi di ambienti chiusi sono generalmente lanidride carbonica e in minor misura lazoto. La loro presenza nellaria riduce la concentrazione del comburente fino ad impedire la combustione. Lanidride carbonica non risulta tossica per luomo, è un gas più pesante dellaria perfettamente dielettrico, normalmente conservato come gas liquefatto sotto pressione. Essa produce differentemente dallazoto anche unazione estinguente per raffreddamento dovuta allassorbimento di calore generato dal passaggio dalla fase liquida alla fase gassosa. IDROCARBURI ALOGENATI Gli idrocarburi alogenati sono efficaci su incendi in ambienti chiusi scarsamente ventilati e producono unazione estinguente che non danneggia i materiali con cui vengono a contatto. AGENTI ESTINGUENTI ALTERNATIVI ALLHALON Gli agenti sostitutivi degli halon generalmente combinano al vantaggio della salvaguardia ambientale lo svantaggio di una minore capacità estinguente rispetto agli halon. LEZIONE 1

42 PREVENZIONE INCENDI SOSTANZE ESTINGUENTI IN RELAZIONE AL TIPO DI INCENDIO ED AL TIPO DI AZIONE LEZIONE 1

43 PREVENZIONE INCENDI EFFETTI DELLINCENDIO SULLUOMO I principali effetti dellincendio sulluomo sono: · ANOSSIA (a causa della riduzione del tasso di ossigeno nellaria) · AZIONE TOSSICA DEI FUMI · RIDUZIONE DELLA VISIBILITÀ · AZIONE TERMICA Essi sono determinati dai prodotti della combustione: · GAS DI COMBUSTIONE · FIAMMA · CALORE · FUMO LEZIONE 1

44 LEZIONE 3 Lestinzione degli incendi. Mezzi di estinzione portatili Utilizzo degli estintori Mezzi di estinzione fissi Utilizzo degli idranti Dispositivi di protezione individuale Segnaletica di sicurezza

45 LESTINZIONE DEGLI INCENDI Per interrompere la reazione di combustione, bisogna eliminare almeno uno dei tre fattori indispensabile alla sua esistenza, che sono: – combustibile – comburente – innesco I piccoli mezzi di spegnimento (secchi d'acqua, secchi di sabbia, ma principalmente estintori) sono della massima efficacia se impiegati subito e da persona abile, ma diventano inutili se il fuoco ha avuto la possibilità di superare lo stadio iniziale. Occorre quindi disporre anche di mezzi più potenti come estintori carrellati di grande capacità, rete idrica antincendio, attrezzature per la formazione ed il lancio della schiuma, impianti di spegnimento automatici ad acqua nebulizzata, a schiuma, ad anidride carbonica, ad idrocarburi alogenati ecc. LEZIONE 1

46 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI Estintori idrici Impiegano come agente estintore l'acqua. Attualmente sono usati i tipi cosiddetti pressurizzati che contengono solo acqua che al momento dell'impiego dell'estintore viene espulsa da un gas sottopressione, contenuto in una apposita bombolina od accumulato nella parte alta dell'estintore. Gli estintori idrici sono impiegati per l'estinzione di incendi di classe A, incendi di materiali a base di cellulosa-legno e carta, con formazione di brace. Essi possono essere a getto pieno oppure a getto frazionato, questi ultimi sono da preferire, se non è necessario disporre di una maggiore gittata, per la maggiore efficacia di estinzione e per il minore rischio presentato, se impiegato erroneamente in presenza di impianti elettrici sotto tensione. LEZIONE 1

47 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI Estintori a schiuma La schiuma per uso antincendio è una di anidride carbonica che si forma da soluzioni acquose per mezzo di liquidi schiumogeni. La schiuma galleggia su tutti i liquidi infiammabili costituendo uno strato continuo e quindi una sorta di sigillo fra il liquido infiammabile e l'aria sovrastante: i vapori del liquido infiammabile non sono più in grado di bruciare e l'incendio si smorza per soffocamento e, solo in linea secondaria e trascurabile, per raffreddamento. I tipi più moderni di estintori a schiuma sono del tipo pressurizzato. Nel recipiente è immessa una certa quantità di soluzione schiumogena (acqua più liquido schiumogeno) che viene espulsa da un gas sotto pressione ed avviata ad una speciale lancia posta all'estremità del tubo dove si mescola con l'aria, formando la schiuma. Gli estintori a schiuma sono impiegati per l'estinzione di incendi di classe B, ossia quelli di liquidi infiammabili. Gli alcool ed altri liquidi infiammabili, in genere tutti quelli solubili in acqua, sciolgono le ordinarie schiume antincendio ed in tal caso occorre ricorrere a tipi di schiume particolari resistenti all'alcool. LEZIONE 1

48 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI Estintori a polvere L'agente estintore in questo caso è una polvere che viene lanciata sull'incendio a mezzo di un gas sotto pressione, contenuto in una bombolina o nella parte superiore dell'estintore, analogamente a quanto accade per gli estintori idrici e per quelli a schiuma. Le polveri impiegate sono diverse a seconda dell'uso cui è destinato l'estintore. Le polveri più comuni, quelle a base di bicarbonato di sodio o di potassio, sono adatte per lo spegnimento di fuochi di liquidi (classe B) o di gas infiammabili (classe C). Se si desidera un estintore idoneo anche per l'estinzione di fuochi di classe A e quindi di impiego polivalente (esclusi però gli incendi speciali come quelli di metalli, di celluloide eccetera) vengono impiegate polveri a base di fosfati in ammonio. Tutte le polveri debbono essere trattate con speciali prodotti per impedire la formazione di grumi. Non è consigliato l'uso di tale tipo di estintore su tutti quei macchinari od impianti che possono essere danneggiati dalla polvere. LEZIONE 1

49 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI Estintori a polvere: schema LEZIONE 1

50 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI Estintori ad anidride carbonica CO2 L'anidride carbonica è conservata allo stato liquefatto in vere e proprie bombole. Al momento del bisogno la pressione sovrastante spinge l'anidride carbonica in fase liquida attraverso il pescante al cono erogatore, ove con forte raffreddamento avviene una rapida evaporazione e formazione di piccole particelle di anidride carbonica sotto forma di piccole particelle denominate anche "neve". L'azione di spegnimento dell'anidride carbonica è di soffocamento, in quanto riduce la presenza di ossigeno, e di raffreddamento (questa è molto limitata e l'estintore non si presta molto per gli incendi di classe A (legno,carta, eccetera). Il pregio dell'estintore ad anidride carbonica è quello di non esercitare alcuna azione corrosiva e di non lasciare alcuna traccia dopo breve tempo. L'estintore ad anidride carbonica è idoneo per l'estinzione d'incendi di liquidi infiammabili (classe B) o di gas infiammabili classe C), molto meno e quindi sconsigliabile per quelli con formazione di brace (classe A). L'estinzione di liquidi infiammabili con l'anidride carbonica può essere compromessa dalla permanenza di punti caldi che possono provocare la riaccensione dei vapori del liquido infiammabile. LEZIONE 1

51 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI Estintori ad anidride carbonica CO2 LEZIONE 1

52 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI Estintori ad idrocarburi alogenati L'agente estintore è costituito da un idrocarburo in cui uno o più atomi di idrogeno sono stati sostituiti da un alogeno (fluoro, bromo cloro o iodio). I più usati sono il bromoclorodifluorometano (halon 1211), il bromotrifluoroclorometano (1301), il bromoclorometano (halon 1011) ecc. Il liquido estintore è contenuto in un recipiente contenente del gas pressurizzato che provvede ad espellerlo al momento dell'impiego. Hanno caratteristiche d'impiego simili a quelli ad anidride carbonica, ma presentano una certa azione corrosiva ed una certa tossicità. L'azione estinguente delle polveri, dell'anidride carbonica e dei liquidi alogenati si spiega anche con lazione inibitrice della fiamma. Gli estintori possono essere del tipo portatile il cui peso deve essere limitato a 20 kg, oppure del tipo carrellato su ruote di capacità ovviamente maggiore. LEZIONE 1

53 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI Estintori carrellati Hanno le medesime caratteristiche funzionali degli estintori portatili ma, a causa delle maggiori dimensioni e peso, presentano una minore praticità duso e manegevolezza connessa allo spostamento del carrello di supporto. La loro scelta può essere dettata dalla necessità di disporre di una maggiore capacità estinguente e sono comunque da considerarsi integrativi di quelli portatili. LEZIONE 1

54 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI Tabelle ed etichetta estintore Allesterno del serbatoio, viene applicata unetichetta adesiva recante le seguenti indicazioni: – designazione del tipo – classi di fuoco – carica nominale – istruzioni per luso – pericoli di utilizzazione – istruzioni successive alluso – estremi approvazione ministeriale – generalità commerciali LEZIONE 1

55 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI UTILIZZO DEGLI ESTINTORI 1/2 Individuare e prelevare lestintore; impugnare e sbloccare la leva; azionare lestintore alla giusta distanza dalla fiamma per colpire il focolare con la massima efficacia del getto, compatibilmente con lintensità del calore emanata dalla fiamma stessa; dirigere il getto dellagente estinguente alla base della fiamma; agire in progressione iniziando a dirigere il getto sulle fiamme più vicine per poi proseguire verso quelle più distanti; durante lerogazione muovere leggermente a ventaglio lestintore; se trattasi di incendio di liquido, operare in modo che il getto non causi proiezione del liquido che brucia al di fuori del recipiente; ciò potrebbe causare la propagazione dellincendio; operare sempre sopra vento rispetto al focolare; LEZIONE 1

56 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI UTILIZZO DEGLI ESTINTORI 2/2 in caso di contemporaneo impiego di due o più estintori gli operatori non devono mai operare da posizione contrapposta ma muoversi preferibilmente verso una unica direzione o operare da posizioni che formino un angolo rispetto al fuoco non superiore a 90° in modo tale da non proiettare parti calde, fiamme o frammenti del materiale che brucia contro gli altri operatori; evitare di procedere su terreno cosparso di sostanze facilmente combustibili; operare a giusta distanza di sicurezza, esaminando quali potrebbero essere gli sviluppi dellincendio ed il percorso di propagazione più probabile delle fiamme; procedere verso il focolaio di incendio assumendo una posizione il più bassa possibile per sfuggire allazione nociva dei fumi; prima di abbandonare il luogo dellincendio verificare che il focolaio sia effettivamente spento e sia esclusa la possibilità di una riaccensione; abbandonare il luogo dellincendio, in particolare se al chiuso, non appena possibile. LEZIONE 1

57 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI UTILIZZO DEGLI ESTINTORI A CO2 LEZIONE 1 Loperatore impugna lestintore e si prepara allattacco del fuoco. Si dirige sul fuoco sopravento, come si evince dalla direzione delle fiamme ed aziona lestintore. Sparge in modo circolare il gas sul focolare eliminando la possibilità per il combustibile di ossigenarsi, quindi ottiene lestinzione

58 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI UTILIZZO DEGLI ESTINTORI A POLVERE LEZIONE 1 Loperatore impugna lestintore a polvere e si prepara allattacco del fuoco. Inizia lerogazione dellestinguente posizionandosi sopravento.. Si dirige sul fuoco spargendo la polvere alla base delle fiamme a ventaglio, al fine di coprire lintera superficie interessata A focolare estinto, si noterà la traccia a forma conica lasciata dalleffetto ventaglio operato nella fase di estinzione.

59 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI UTILIZZO DEGLI ESTINTORI Spegnimento con estintore su focolaio provocato da liquido infiammabile: il getto è diretto alla base della fiamma e in modo da non fare aumentare la superficie del liquido. LEZIONE 1

60 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI UTILIZZO DEGLI ESTINTORI Focolaio provocato da combustibili solidi: non aumenta la superficie del solido, ma parti di esso, data lelevata temperatura, possono staccarsi ugualmente. Langolo di impatto va accentuato. LEZIONE 1

61 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI UTILIZZO DEGLI ESTINTORI Spegnimento con estintore su fiamme in operazioni complesse. Lazione richiede continue variazioni di strategia. Un po di esperienza con esercitazioni pratiche, faciliteranno il successo. LEZIONE 1

62 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI UTILIZZO DEGLI ESTINTORI Il focolaio non va mai abbandonato se non solo dopo essersi assicurati che sia impossibile la sua riaccensione. LEZIONE 1

63 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI UTILIZZO DEGLI ESTINTORI: ESEMPI PRATICI LEZIONE 1

64 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI UTILIZZO DEGLI ESTINTORI: ESEMPI PRATICI LEZIONE 1

65 MEZZI DI ESTINZIONE PORTATILI UTILIZZO DEGLI ESTINTORI: ESEMPI PRATICI LEZIONE 1

66 MEZZI DI ESTINZIONE FISSI Risorse idriche L'alimentazione della rete può essere costituita da uno o più dei seguenti sistemi: - rete di un acquedotto, purché in grado di fornire le quantità d'acqua necessarie alla pressione voluta. Eventuali contatori debbono essere del tipo con perdita di carico molto bassa; - serbatoio sopraelevato. Se questo è ad uso promiscuo è opportuno predisporre le tubazione di prelevamento dell'acqua in modo che ne sia sempre assicurata una certa quantità per esclusivo uso antincendio -serbatoi interrati con gruppi pompa. L'impianto di pompaggio dell'acqua antincendio deve essere sempre costituito da due gruppi in parallelo con due diversi tipi di alimentazione. L'alimentazione da fiumi, laghetti, stagni ecc. può essere adottata solo come sussidiaria, mediante l'impiego di mezzi ausiliari (motopompe e autopompe, in genere dei Vigili del fuoco). Occorre comunque predisporre delle zone di accesso per gli automezzi e quanto altro necessario per potere eseguire rapidamente ed efficacemente il prelevamento dell'acqua. LEZIONE 1

67 MEZZI DI ESTINZIONE FISSI Risorse idriche: idranti Gli idranti di cui si può dotare una rete antincendio possono essere: - del tipo a muro, spesso dotati di tubazioni e lancia già montati, il tutto in apposita cassetta - del tipo sottosuolo o del tipo a colonna fuori terra. Fra quelli fuori terra, per depositi od industrie di notevoli dimensioni, ne esistono alcuni denominati superidranti dotati di numerosi attacchi da 45 mm, da 70 mm e talvolta anche da 125 mm, sempre con raccordi unificati. Dei mezzi di estinzione non molto impiegati in Italia, sono i naspi collegati alla rete idrica, con giunti girevoli, dotati di tubazione di gomma lunga circa 30 m del diametro di circa 25 mm con lancia all'estremità regolabile (getto pieno o frazionato) e rubinetto di chiusura. Tale mezzo, di autonomia praticamente illimitata, rispetto all'idrante da 45 mm presenta i vantaggi seguenti: - può essere disteso solo per la lunghezza necessaria con più rapidità e minore ingombro; - può essere azionato direttamente dall'operatore all'estremità del tubo aprendo il rubinetto e mettendo la lancia nella posizione desiderata. A causa delle più limitate portate (50 1/') può, in qualche caso, essere alimentato da una rete idrica con caratteristiche meno impegnative ad una pressione di almeno 3 bar. LEZIONE 1

68 MEZZI DI ESTINZIONE FISSI Risorse idriche: idranti LEZIONE 1 Idrante a colonna Naspo Manichetta

69 MEZZI DI ESTINZIONE FISSI UTILIZZO DEGLI IDRANTI prelevare la manichetta dallapposita nicchia; srotolare la manichetta facendola scorrere sul pavimento dirigendo il maschio verso lincendio; collegare la manichetta allidrante e alla lancia; impugnare saldamente la lancia; aprire in modo graduale la saracinesca per erogare lacqua; dirigere il getto pieno alla base delle fiamme, avvicinandosi progressivamente e tenendosi comunque a debita distanza. IMPORTANTE Nel caso in cui venga utilizzato un idrante UNI 70 è necessaria, data la pressione esercitata dal mezzo antincendio, che almeno tre addetti siano ad impugnare saldamente la lancia di erogazione. LEZIONE 1

70 MEZZI DI ESTINZIONE FISSI Risorse idriche: impiego della schiuma La schiuma è il mezzo per l'estinzione degli incendi di liquidi infiammabili. Presso industrie con notevoli quantitativi di liquidi infiammabili è necessario disporre di mezzi per la produzione della schiuma con continuità ed abbondanza. In tal caso la pressione nella rete idrica dovrà essere di almeno 7 bar, altrimenti sarà necessario l'impiego di una motopompa che prelevi l'acqua dalla rete e le conferisca la necessaria pressione. Per avere la formazione di schiuma occorre disporre della necessaria quantità d'acqua a sufficiente pressione. Mediante tubazione flessibile l'acqua viene portata in prossimità della zona d'impiego e qui viene aspirato il liquido schiumogeno da un vicino recipiente ed immesso nella tubazione. La miscela di acqua e liquido schiumogeno, scorre nella tubazione flessibile e all'estremità di questa passa attraverso una speciale lancia schiumogena che aspira l'aria dell'ambiente e provvede alla formazione ed al lancio della schiuma. È necessario poter formare uno strato di almeno 10 cm di schiuma su tutta la zona da proteggere in un tempo molto breve (una decina di minuti). LEZIONE 1

71 MEZZI DI ESTINZIONE FISSI Risorse idriche: impianti di spegnimento automatici a pioggia L'impianto di estinzione automatica a pioggia è costituito da un complesso di estintori automatici detti sprinklers, e dalle relative condutture di alimentazione e valvole di controllo. Molto schematicarnente il sistema è costituito da una rete di tubazioni contenenti o meno acqua sotto pressione e da una serie di teste di estintori o sprinklers collegati alla predetta rete di tubazioni. Le teste di estintori sono delle valvole realizzate da un'ampollina di quarzo riempita con uno speciale liquido con alto coefficiente di dilatazione. Quando nella zona protetta dall'impianto si verifica un incendio l'aumento della temperatura provoca la rottura dell'ampollina e la fuoriuscita dell'acqua che può essere immediata quando si tratta di impianto a tubo bagnato, oppure dopo la fuoriuscita dell'aria dalle tubazioni, quando si tratta di impianto a tubo asciutto (impianto che viene realizzato quando ci sia il pericolo di gelo). L'impianto viene progettato in modo che, in relazione al rischio, la quantità d'acqua che esce dalla testina o dalle testine che si aprono, opportunamente distribuita, sia sufficiente a spegnere, o quanto meno a tenere sotto controllo, l'incendio. L'impianto se eseguito e mantenuto in efficienza con i criteri indicati dalle norme dà in genere una buona affidabilità. LEZIONE 1

72 MEZZI DI ESTINZIONE FISSI Risorse idriche: impianti automatici ad anidride carbonica L'impianto consiste in una batteria di bombole di anidride carbonica o in un serbatoio refrigerato contenente anidride carbonica allo stato liquido, collegati mediante una rete di tubazioni e valvole di smistamento ai coni erogatori nel locale da proteggere. Il comando dell'impianto può essere manuale e/o automatico, comandato da un sistema di rivelatori d'incendio. L'anidride carbonica si presta all'estinzione per soffocamento riducendo l'ossigeno a percentuali inferiori a quelle minime per mantenere la combustione e quindi per rischi d'incendio, in ambienti chiusi di liquidi o vapori infiammabili. L'impianto, nella forma automatica più completa, comprende dei dispositivi che provvedono alla chiusura delle porte, delle finestre, di eventuali impianti di condizionamento e ventilazione. Prima della scarica di C02, viene emesso un segnale acustico per dare tempo alle persone eventualmente presenti di allontanarsi per non correre il rischio di restare soffocate. Per scopi pressoché equivalenti vengono realizzati impianti fissi a polvere, a liquidi alogenati ed a schiuma a comando manuale e/o automatico. LEZIONE 1

73 DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE elmetto con facciale maschera con filtro autoprotettore scarpe antinfortunistiche guanti antinfortunistici tute ignifughe LEZIONE 1

74 Tabella contrassegni filtri antigas LEZIONE 1

75 TABELLA DELLE SOSTANZE DA IMPIEGARE NEI VARI TIPI DI INCENDIO LEZIONE 1

76 SEGNALETICA DI SICUREZZA Definizioni Segnaletica di sicurezza e di salute sul luogo di lavoro: è un tipo di segnaletica riferita ad un oggetto, ad una attività o ad una situazione determinata, e fornisce una indicazione o una prescrizione concernente la sicurezza o la salute sul luogo di lavoro, o che utilizza, a seconda dei casi, un cartello, un colore, un segnale luminoso o acustico, una comunicazione verbale o un segnale gestuale. Segnale di divieto: è un segnale che vieta un comportamento che potrebbe far correre o causare un pericolo. Segnale di avvertimento: è un segnale che avverte di un rischio o pericolo. Segnale di prescrizione: è un segnale che prescrive un determinato comportamento. Segnale di salvataggio o di soccorso: è un segnale che fornisce indicazioni relative alle uscite di sicurezza o ai mezzi di soccorso o di salvataggio. LEZIONE 1

77 SEGNALETICA DI SICUREZZA Segnali di Divieto LEZIONE 1

78 SEGNALETICA DI SICUREZZA Segnali di Avvertimento LEZIONE 1

79 SEGNALETICA DI SICUREZZA Segnali di Prescrizione LEZIONE 1

80 SEGNALETICA DI SICUREZZA Segnali di Salvataggio LEZIONE 1

81 SEGNALETICA DI SICUREZZA Segnali Antincendio LEZIONE 1

82 LEZIONE 4 ESERCITAZIONI PRATICHE Presa visione e chiarimenti sugli estintori portatili. Istruzioni sull'uso degli estintori portatili effettuata o avvalendosi di sussidi audiovisivi o tramite dimostrazione pratica.

83 ESERCITAZIONI ANTINCENDIO In aggiunta alla formazione, il personale deve partecipare, periodicamente (almeno una volta l'anno) ad una esercitazione per mettere in pratica le procedure di evacuazione. Dove vi sono vie di esodo alternative, l'esercitazione deve basarsi sul presupposto che una di esse non possa essere utilizzata a causa di un incendio. L'esercitazione deve essere condotta nella maniera più realistica possibile, senza mettere in pericolo i partecipanti. L'esercitazione ha inizio dal momento in cui viene fatto scattare l'allarme e si conclude una volta raggiunto il punto di raccolta e fatto l'appello dei partecipanti. Nei piccoli luoghi di lavoro, tale esercitazione deve semplicemente coinvolgere il personale nell'attuare quanto segue: percorrere le vie di esodo identificare le porte resistenti al fuoco identificare l'ubicazione dei dispositivi per dare l'allarme identificare l'ubicazione delle attrezzature di spegnimento. LEZIONE 1

84 FINE Istituto Maria Montessori - Divisione FAD – address _ via San Martino, 34 – Montesarchio (BN) phone/fax _ web _ - _


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