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IL MARKETING PER LE IMPRESE AGROALIMENTARI SVILUPPO ITALIA

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Presentazione sul tema: "IL MARKETING PER LE IMPRESE AGROALIMENTARI SVILUPPO ITALIA"— Transcript della presentazione:

1 IL MARKETING PER LE IMPRESE AGROALIMENTARI SVILUPPO ITALIA

2 2 LO SCENARIO ECONOMICO GENERALE

3 3 LO SCENARIO ECONOMICO MONDIALE (2006) AREE GEOGRAFICHE PIL (var. % 2006/2005) TASSO DI DISOCCUPAZIONE (2006) INFLAZIONE (var. % 2006/2005) Italia 1,96,82,2 Germania 2,78,41,8 Francia 2,29,41,9 area Euro 2,77,92,2 Regno Unito 2,85,32,3 Ue25 2,97,92,2 Stati Uniti 3,34,63,2 Giappone 2,24,10,3 Cina 10,7n.d.1,5 India 9,2n.d.6,1 Mondo 5,44,73,8 Fonte: Fondo Monetario Internazionale

4 4 LO SCENARIO ECONOMICO NAZIONALE (2006) PIL 2006: – mln a prezzi costanti (+1,9%) – mln ai prezzi correnti (+4,1%) Fonte: ISTAT

5 5 LO SCENARIO ECONOMICO NAZIONALE (2006) CONSUMI DELLE FAMIGLIE: – mln di (+1,5%) – mln di (+4,2%) BILANCIA COMMERCIALE (costanti): –Export: mln (+5,2%) –Import: mln (+4,5%) Investimenti fissi (costanti): mln (+2,3%) Tasso di disoccupazione: 6,8% Tasso di inflazione: 2,2%

6 6 LO SCENARIO ECONOMICO NAZIONALE (2006) Nel 2006 leconomia italiana ha mostrato una significativa ripresa dopo un quinquennio di crescita piatta (+0,7 la media annua ) Ripresa dellindustria manifatturiera (+2,5% il valore aggiunto del settore) La ripresa è stata trainata sia dalla domanda interna (consumi e investimenti), sia da quella estera (grazie soprattutto alle esportazioni) Consolidamento della ripresa delleconomia italiana È in corso una fase di generale ristrutturazione delle imprese industriali italiane, ma il modello di specializzazione produttiva della nostra economia non sembra sostanzialmente cambiato

7 7 IL SISTEMA AGROALIMENTARE

8 8 IL SISTEMA AGROALIMENTARE Per sistema agroalimentare si intende «linsieme dei soggetti e delle attività che permettono al consumatore di avere a disposizione i beni alimentari destinati al soddisfacimento dei suoi bisogni (complessi)» Esso riveste nel nostro Paese una particolare rilevanza per molteplici ragioni: –Il peso nella nostra economia –Il contributo allo sviluppo di vaste aree rurali –Il ruolo svolto dallagricoltura nella caratterizzazione e la salvaguardia del nostro paesaggio –La valenza culturale legata alla conservazione di produzioni alimentari di antica tradizione

9 9 IL SISTEMA AGROALIMENTARE INDUSTRIA AGROALIME NTARE MERCATO AGRICOLTURA TRADETRADETRADETRADEDETTAGLIO DETTAGLIO TRADIZIONALE GDO INGROSSO CASH & CARRY GROS MARKET

10 10 IL SISTEMA AGROALIMENTARE Un prodotto alimentare, quindi, per giungere al consumatore finale, segue un percorso che partecipa alla creazione del valore del bene e che si presenta come un concatenamento di stadi in cui sono coinvolti attori appartenenti a settori diversi: –Agricoltura –Industria –Trasporti –Distribuzione (trade) –Ristorazione (comprese mense, bar, pub, etc…)

11 11 IL SISTEMA AGROALIMENTARE ITALIANO Aspetti strutturali e congiunturali

12 12 LO SCENARIO EUROPEO DI RIFERIMENTO A partire dal secondo dopoguerra la crescita agricola e agroindustriale ha determinato unevoluzione della società verso una configurazione sempre meno agraria Abbandono da parte dellagricoltura di molti terreni: è stato calcolato che tra circa 30 anni il 60% - 70% della produzione agricola europea si concentrerà tra Brest (estremità occidentale della Normandia) e Copenaghen (alle porte del Baltico) Ingresso di nuovi paesi nellUe Frammentazione dellofferta

13 13 LO SCENARIO EUROPEO DI RIFERIMENTO I territori agricoli europei occupano l80% delle superfici dellUnione e ospitano il 25% della popolazione; Nuove forme di produzione e occupazione alternative si stanno diffondendo nelle aree rurali La globalizzazione - intesa come la sempre maggiore interdipendenza tra le economie ed i mercati di nazioni diverse - sta portando alla creazione di un unico sistema mondiale. Tale trasformazione avviene a livello: –Economico (maggiori scambi tra i paesi) –Finanziario (movimento capitali, ecc…) –Tecnologico (ICT, trasporti, ecc…) –Politico (accordi, ecc…)

14 14 LO SCENARIO ITALIANO DI RIFERIMENTO Negli ultimi anni il sistema agroalimentare italiano ha vissuto un profondo processo di cambiamento sia nelle modalità di organizzazione delle relazioni tra gli attori, sia negli obiettivi e negli strumenti dellintervento pubblico Il fattore determinante di tale processo è costituito dallevoluzione della domanda finale, quindi, dei gusti del consumatore

15 15 LO SCENARIO ITALIANO DI RIFERIMENTO AGRICOLTURA Diminuzione n° aziende Aumento dimensionale nel Nord- Centro Poche grandi aziende rappresentano la maggioranza della superficie agricola Aumento del peso dei conduttori full-time Ridotto ricambio generazionale Diminuzione occupazione, specialmente extra-familiare INDUSTRIA ALIMENTARE Aumento n° aziende Aumento del n° dei piccoli Crescita recente delloccupazione Positiva dinamica delle imprese di dimensione intermedia

16 16 LO SCENARIO ITALIANO DI RIFERIMENTO Agricoltura e industria alimentare restano dietro le quinte, aumentando le vendite alla ristorazione e immettendo sul mercato prodotti che sono lavorati e valorizzati nelle fasi commerciali Il commercio assorbe le maggiori risorse La ristorazione emerge quale settore in fase di sviluppo

17 17 VALORE AGGIUNTO Nel 2006, il VA ai prezzi di base del settore primario (inclusa silvicoltura e pesca) è diminuito in valore del 3,1% Il contributo dellagricoltura alla formazione del VA delleconomia italiana è stato del 2% (nella media dei Paesi dellUe) In termini di volume, lincidenza dellagricoltura nellultimo decennio è passata dal 2,8% al 2,5% Fonte: ISTAT e INEA

18 18 OCCUPAZIONE Nel 2006, il numero complessivo degli occupati è cresciuto dell1,6% in Italia In controtendenza con il calo che si registrava dal 2002, nel comparto agricolo si è registrato un aumento delloccupazione pari allo 0,6%: –+3,1% il lavoro dipendente –-0,8% il lavoro indipendente Il 69,2% degli occupati in agricoltura è di sesso maschile Fonte: ISTAT e INEA

19 19 IL SETTORE PRIMARIO ITALIANO

20 20 IL QUADRO DI RIFERIMENTO DEL SETTORE PRIMARIO Nel 2006 la produzione agricola dellUe a 25 ha registrato unulteriore contrazione (-1% a prezzi correnti), soprattutto a causa della continua riduzione delle produzioni vegetali (-2,3%) Lentrata in vigore della Pac ha certamente influito su tali variazioni Produzione ai prezzi di base della branca agricoltura nel 2006 (valori correnti, mln di ) AgricolturaProduzioni vegetaliProduzioni animali 2006Var. % 06/052006Var. % 06/052006Var. % 06/05 Italia , , ,4 Ue , , ,1 Ue , , ,3 Fonte: Eurostat, Conti economici dellagricoltura; Istat per lItalia

21 21 AZIENDE AGRICOLE E S.A.U. AZIENDESAU (ha)Sup. totale 2005Var. % 05/002005var. % 05/ Abruzzo , , ITALIA , , Fonte: ISTAT e INEA Diminuisce sensibilmente il numero di aziende Contenuta riduzione della SAU 7,4 ettari la superficie media aziendale, in crescita (+21,3%) rispetto al 2000 LAbruzzo è la regione italiana che registra la riduzione più contenuta del n. di aziende e di superficie

22 22 AZIENDE AGRICOLE E S.A.U. Polverizzazione dellagricoltura (il 49,3% delle aziende italiane ha meno di 2 ha e coltiva solo il 6% circa della SAU totale) Caratteristica diffusa in tutta la Penisola, ma con alcune sfumature: –Le aziende più piccole al Sud –Le aziende di maggiori dimensioni al Nord Fonte: ISTAT e INEA

23 23 IL LAVORO IN AGRICOLTURA Diminuisce il numero totale di persone impiegate Variazioni molto diversificate: –Forte diminuzione al Sud (media del 15,7%) –Diminuzione più contenuta al Centro (media del 10,6%) –Stabile al Nord se non addirittura in crescita La riduzione media complessiva è da attribuirsi soprattutto alla manodopera familiare (-13,2%) e agli addetti a tempo determinato (-10,9%) Aumenta il n. di addetti a tempo indeterminato (+46,5%) In tutte le regioni la manodopera familiare è preponderante su quella aziendale Conduttore Altra manodopera familiare Altra manodopera aziendale TotaleVar. % 05/03 ITALIA ,8 Fonte: ISTAT e INEA

24 24 LA FILIERA AGROINDUSTRIALE ITALIANA

25 25 COMPONENTI DEL SISTEMA La dimensione economica del complesso agroindustriale è pari a circa 229 miliardi di (ai prezzi di base), cioè al 15,5% del PIL italiano Fonte: ISTAT e INEA (Mln di ai prezzi di base, 2006)

26 26 LINDUSTRIA ALIMENTARE FATTURATO: mln di (+2,8% rispetto al 2005) NUMERO IMPRESE: unità locali, di cui con un numero di addetti 3 NUMERO ADDETTI: di cui dipendenti BILANCIA COMMERCIALE: –Esportazioni: 16,76 miliardi di (+10%) –Importazioni: 13,76 miliardi di (+8%) –Saldo: 3 miliardi di (+24%) Allinterno dellindustria manifatturiera, lindustria alimentare italiana occupa, per importanza, il 2° posto dopo il settore metalmeccanico Fonte: Elaborazioni e stime Federalimentare su dati ISTAT 2006

27 27 LINDUSTRIA ALIMENTARE Fonte: Elaborazioni e stime Federalimentare su dati ISTAT 2006 Con riferimento al fatturato, al primo posto si colloca il settore lattiero-caseario, seguito dal dolciario e da quello vinicolo industriale Aumenta la produzione di biscotti, pane e altri prodotti da forno (+2,7%), lavorazione e trasformati ortofrutticoli (+3%), produzioni lattiero-casearie (3,2%), prodotti dolciari (+2,3%) e vino (+3,4%) Diminuisce la produzione di granaglie e farine (- 2,2%), riso lavorato (- 8,8%), oli e grassi raffinati (-12%) e zucchero (-60%)

28 28 LA DISTRIBUZIONE ALIMENTARE IN ITALIA

29 29 ESERCIZI COMMERCIALI ALIMENTARI La rete commerciale al dettaglio fisso, con attività prevalente nel settore alimentare ha registrato un aumento dell1,1% (2.089 unità) Aumenta il numero di esercizi despecializzati (+4,1%) Diminuisce il numero di esercizi specializzati: –Frutta e verdura (-2,9%) –Carni (-1,2%) –Altri specializzati (-3,3%) –Vini, oli e bevande (+6%) Cresce il valore delle vendite alimentari al dettaglio (+1,5%): –GDO (+1,8%) –Piccole superfici (+0,4%) NUMERO% Frutta e verdura ,2 Carne e a base di carne ,9 Pesci e prodotti della pesca ,3 Pane e pasticceria ,6 Vini, oli e bevande ,6 Altri alimentari specializzati ,9 Alimentari non specializzati ,5 Totale ,00 % su totale esercizi 25,0 DENSITÀ Abitanti/esercizio alimentare Fonte: Osservatorio nazionale del commercio, dati 2006

30 30 LA GDO ALIMENTARE Unità operativeSup. di vendita 1 Addetti 1 N. di unità per abitanti Sup. di vendita mq/1.000 abitanti Numero var. % 06/05 mq var. % 06/05 Numero var. % 06/05 Nord , , ,917,5214,4 Centro , , ,614,6161,6 Sud , , ,511,0107,6 TOTALE , , ,014,7166,6 1 Superficie e addetti per il complesso dei reparti alimentari e non alimentari Fonte: Osservatorio nazionale del commercio - Supermercati e Ipermercati. Dati al 1° gennaio supermercati (+4,6%), con più di 7 mln di mq ed un numero di addetti che ha sfiorato le unità (+4,8%) 459 ipermercati (+10,1%), con più di 2,7 mln di mq ed un numero di addetti pari a unità (+5,3%) Le vendite dei supermercati sono aumentate in valore dell1,4%; quelle degli ipermercati (settore alimentare) hanno fatto registrare un +2,5%; gli hard discount un +3,7%

31 31 LE PRODUZIONI TIPICHE IN ITALIA

32 32 COSÈ UN PRODOTTO TIPICO Il concetto di tipicità è da intendersi come una qualificazione variabile da prodotto a prodotto. In ogni caso, però, il prodotto deve avere degli specifici legami con un determinato territorio. Legami che possono riguardare tanto elementi immateriali (usi, tradizioni, modalità di produzione e conservazione) quanto materiali (materie prime, componenti, strumenti di lavorazione) Prodotti tipici a riconoscimento emergente Prodotti tipici formalmente riconosciuti

33 33 PRODOTTI TIPICI A RICONOSCIMENTO EMERGENTE Prodotti che – pur in assenza di particolari riconoscimenti – sono ritenuti tipici dal consumatore finale Si tratta di beni ai quali il compratore riconosce un elevato effetto made in positivo, indipendentemente dalle caratteristiche organolettiche, tecniche, tecnologiche, fisiche, biologiche, chimiche

34 34 PRODOTTI TIPICI FORMALMENTE RICONOSCIUTI DOP (Reg CE 2081/92) IGP (Reg CE 2081/92) STG (Reg CE 2082/92) Prodotti Tradizionali (D.M. 18 luglio 2000) DOCG (Legge 164/92) DOC (Legge 164/92) IGT (Legge 164/92)

35 35 DOP (Denominazione di Origine Protetta) La DOP è un marchio di qualità che viene attribuito a quegli alimenti le cui peculiari caratteristiche qualitative dipendono essenzialmente o esclusivamente dal territorio in cui sono prodotti L'ambiente geografico comprende sia fattori naturali (clima, caratteristiche ambientali), sia fattori umani (tecniche di produzione tramandate nel tempo, artigianalità, savoir-faire) che, combinati insieme, consentono di ottenere un prodotto inimitabile al di fuori di una determinata zona produttiva Affinché un prodotto sia DOP, inoltre, le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione devono avvenire in un'area geografica delimitata Chi produce DOP deve attenersi alle rigide regole produttive stabilite nel disciplinare di produzione, e il rispetto di tali regole è garantito dall'organismo di controllo

36 36 IGP (Indicazione Geografica Protetta) La IGP è un marchio di qualità che viene attribuito a quei prodotti agricoli e alimentari: –originari di una regione, di un luogo determinato o di un paese e –di cui una determinata qualità, la reputazione o un'altra caratteristica possa essere attribuita all'origine geografica e –la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengano nell'area geografica determinata Per ottenere la IGP, quindi, non tutte ma almeno una fase del processo produttivo deve avvenire in una particolare area Chi produce IGP deve attenersi alle rigide regole produttive stabilite nel disciplinare di produzione, e il rispetto di tali regole è garantito dall'organismo di controllo

37 37 DOP E IGP PER REGIONE Nel Nord si registra il maggior numero di denominazioni. Il livello più alto di produzione certificata e il valore più elevato di fatturato LEmilia Romagna è la regione italiana con il maggior numero di prodotti a denominazione (25 DOP-IGP) Fonte: ISTAT e INEA

38 38 I NUMERI DEL TIPICO LItalia è il Paese con il maggior numero di prodotti a denominazione (ben 159 pari al 21% del totale europeo, di cui 107 DOP e 52 IGP) La maggior parte delle DOP e IGP si concentra nei prodotti vegetali (30,8%), negli oli extra-vergine doliva (quasi il 24%) e nei formaggi (più del 20%) I formaggi rappresentano più del 52% dellintera produzione a denominazione, seguiti dai prodotti ortofrutticoli (22,8%) e dallolio doliva (neppure l1%) – Fonte: stime Qualivita sulla produzione certificata nel 2005

39 39 I NUMERI DEL TIPICO Il valore della produzione si aggira sui 4,6 miliardi di, mentre quello al consumo è pari a 9,3 miliardi di : formaggi e salumi totalizzano il 95% di entrambi i valori, lortofrutta allincirca il 3%, lolio doliva appena l1% Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma e Prosciutto San Daniele rappresentano più del 60% del valore della produzione Per la lista completa delle DOP e IGP visitare il sito

40 40 DESTINAZIONE DELLE VENDITE SUL TERRITORIO NAZIONALE Fonte: elaborazione ISMEA su dati Consorzi di tutela (2004)

41 41 I CANALI DISTRIBUTIVI (NEL MERCATO NAZIONALE) Fonte: elaborazione ISMEA su dati Consorzi di tutela (2004) – Dati in % dei volumi

42 42 I CANALI DISTRIBUTIVI (NEL MERCATO ESTERO) Fonte: elaborazione ISMEA su dati Consorzi di tutela (2004) – Dati in % dei volumi

43 43 IL BIOLOGICO IN ITALIA

44 44 LAGRICOLTURA BIOLOGICA IN ITALIA

45 45 LAGRICOLTURA BIOLOGICA IN ITALIA (2006) Con aziende biologiche, lItalia è il leader europeo nonché quarto produttore mondiale Il fatturato complessivo è stimato intorno a 1,5 miliardi di (Coldiretti e Ispo), pari al 2% del mercato dei prodotti alimentari I principali orientamenti produttivi sono foraggi, cereali, prati e pascoli (il 73% del totale SAU bio) Struttura territoriale: –i produttori sono concentrati nel Sud e nelle Isole (57,1%) –le fasi di trasformazione e di commercializzazione sono localizzate, invece, in prevalenza nel Nord del Paese Laumento delle superfici ha interessato, in particolare, le colture industriali (+62,1%), i cereali (+35,3%) e lolivo (+20,2%) Scende il numero degli importatori (-6,6%) a conferma della ripresa della produzione nazionale

46 46 LAGRICOLTURA BIOLOGICA IN ITALIA (2006) Riguardo alla zootecnia biologica, a fronte del crollo dellallevamento di pollame (-29,5%), si registra la crescita dei suini (+18,2%), ovi-caprini (+48,2%) e bovini (+3,5%) Distribuzione: –la GDO registra una flessione delle vendite, ma incide per il 65% sul complesso dei canali di vendita del bio (Ismea) –aumenta il numero di dettagli specializzati (+7,9%), della vendita diretta (+7,5%), dei gruppi di acquisto (+29,7%) e dei mercatini (+4,3%) Canali dei consumi extra-domestici: –flessione dei consumi nei ristoranti (-3%) –si diffondono i consumi nei negozi di asporto, fast food, enoteche, pizzerie e catering –aumentano le mense scolastiche che impiegano almeno l80% di ingredienti biologici (+1,7%)

47 47 AGRICOLTURA BIOLOGICA: I PUNTI CRITICI Le riserve che i consumatori italiani esprimono ancora nei confronti dei prodotti biologici sono da ricondurre a tre fattori critici: –IL PREZZO: è sicuramente il fattore cruciale che rende difficoltoso il lancio dei consumi –LA REPERIBILITÀ: rappresenta un freno allo sviluppo dei consumi ed è legata alla disomogenea distribuzione territoriale dei punti vendita della GDO e dei negozi specializzati –LINFORMAZIONE: nonostante sempre più consumatori si avvicinino ai prodotti biologici, questo mercato continua a caratterizzarsi come un mercato di nicchia sul quale le informazioni di cui dispone il consumatore non sono sempre chiare e trasparenti

48 48 I NUOVI STILI ALIMENTARI DEL CONSUMATORE POST-MODERNO

49 49 IL CONTESTO DI RIFERIMENTO Nei sistemi economici avanzati, la struttura dei consumi e delle abitudini alimentari ha subito profondi cambiamenti Il cibo non rappresenta più soltanto la fonte da cui luomo trae le energie necessarie per la sua sopravvivenza, ma si carica di contenuti nuovi e più complessi, diventando esso stesso quasi un «linguaggio» Lalimentazione è diventato un concetto più ampio ed evoluto, dai molteplici significati: –ricerca di gusto –ricerca di (nuovo) benessere –affermazione sociale (consumo edonistico) –etc. Equilibrio psico-fisico

50 50 IL CONTESTO DI RIFERIMENTO Nei sistemi economici avanzati, la struttura dei consumi e delle abitudini alimentari ha subito profondi cambiamenti Il cibo non rappresenta più soltanto la fonte da cui luomo trae le energie necessarie per la sua sopravvivenza, ma si carica di contenuti nuovi e più complessi, diventando esso stesso quasi un «linguaggio» Lalimentazione è diventato un concetto più ampio ed evoluto, dai molteplici significati: –ricerca di gusto –ricerca di (nuovo) benessere –affermazione sociale (consumo edonistico) –etc. Equilibrio psico-fisico

51 51 IL NUOVO CONSUMATORE «Nella transizione alla postmodernità protagonista è un nuovo consumatore che ha ben poco in comune con la tradizionale figura che conosciamo. Non solo ha ormai terminato il suo noviziato come consumatore ed è divenuto più esigente, scaltro, selettivo, proattivo, infedele alla marca. Ma sta riscrivendo radicalmente il nostro sapere sul consumo. Che, accanto ai suoi significati tangibili, va ampliando i suoi aspetti di segno, comunicazione, scambio sociale. Un nuovo linguaggio, quello del consumo, con una sua grammatica e sintassi che è indispensabile conoscere. Un nuovo consumatore che ha cambiato pelle in cerca di esperienze più che prodotti, di emozioni e sensazioni più che valori duso» Giampaolo Fabris, Il nuovo consumatore: verso il postmoderno, FrancoAngeli, Milano, 2003

52 52 IL NUOVO CONSUMATORE Eurobarometro/febbraio 2006 in: dex_it.html dex_it.html Lindagine fornisce indicazioni sulla percezione dei rischi per la salute da parte dei consumatori europei (25 Paesi dellUE) Il 42% della popolazione dellUE si dichiara preoccupata circa la sicurezza degli alimenti per la salute Tuttavia, la maggioranza dei consumatori associa il consumo di prodotti agroalimentari al gusto e al piacere. Infatti, alla domanda, «Pensando al cibo quali parole ti vengono in mente per prime?» gli intervistati rispondono: –il gusto (31%) –il piacere (29%) –la fame (27%) –la salute (19%) –la necessità (15%) –la convivialità (10%) –la dieta (9%) –etc.

53 53 IL NUOVO CONSUMATORE I fattori che influenzano la scelta sono: –La qualità (42%) –Il prezzo (40%) –Lapparenza/freschezza (23%) –Il gusto (17%) –La salute (14%) –Le scelte familiari (11%) –I valori (9%) –I metodi di produzione (7%) –Il paese di origine (6%) –Il nome della marca (5%) –Etc. Eurobarometro/febbraio 2006 in:

54 54 LE CAUSE Nuovo ruolo della donna nel mondo del lavoro Ristrutturazione del mercato del lavoro Riduzione progressiva dellimportanza del pranzo con la destrutturazione del pasto tradizionale Minor tempo che il consumatore è disposto a dedicare alla preparazione e al consumo dei pasti Maggiore facilità a spostarsi da un Paese ad un altro (Maggiore mobilità sociale) Globalizzazione dei consumi Scandali agro-alimentari (BSE, polli alla diossina, etc.) Emergenze sanitarie etc.

55 55 … LA GLOBALIZZAZIONE DEI CONSUMI

56 56 … LA GLOBALIZZAZIONE DEI CONSUMI È, questo, un fenomeno molto complesso che individua un nuovo contesto commerciale Sono cambiati i sistemi di informazione, le abitudini, le preferenze, le attese del mercato, i concorrenti, le regole, la dimensione del mercato Ciò ha implicazioni per quanto riguarda la concorrenze sia sul mercato interno sia su quello estero: ad esempio, negli USA, i produttori di olio extra vergine toscano devono competere con quelli della Nuova Zelanda che dieci anni fa avevano una presenza insignificante Allo stesso tempo, sul mercato interno, i nostri produttori devono competere con prodotti importati da aree dove i costi di produzione sono significativamente più bassi

57 57 LE NUOVE TENDENZE Diminuzione dei consumi di prima necessità Maggiore attenzione alla qualità e alla sicurezza degli alimenti Sempre maggiore diffusione di un orientamento salutistico che induce ad unalimentazione più sana ed equilibrata Richiesta di sempre maggiori informazioni sul prodotto (certificazione, tracciabilità, etc) Disponibilità a spendere di più per lacquisto di alimenti con caratteristiche superiori Consumi sempre più personalizzati Riscoperta dei prodotti tipici e tradizionali del nostro Paese Maggiore richiesta di prodotti con un maggiore contenuto di servizio (cibi già pronti, etc.) Diffusione dei consumi etici e rispettosi della salvaguardia degli animali e dellambiente Crescita (in valore e in volume) dei consumi extra-domestici Affermazione di modelli alimentari stranieri (… andiamo dal cinese stasera?!?)

58 58 STRUTTURA DEI CONSUMI ALIMENTARI

59 59 STRUTTURA DEI CONSUMI ALIMENTARI Nel BREVE PERIODO ( ): –la spesa delle famiglie italiane per generi alimentari e bevande è aumentata del 4,2% ed è stata pari a circa 139 miliardi di –la spesa è aumentata del 2,6% in volume –la spesa media delle famiglie per generi alimentari e bevande si è mantenuta costante e pari a 456 mensili (il 19% della spesa mensile totale) –la spesa per i servizi di ristorazione (mense, ristoranti e fast-food) è aumentata (+4,4%) ed è stata pari a circa 64,5 mld di

60 60 STRUTTURA DEI CONSUMI ALIMENTARI Nel LUNGO PERIODO ( ): –la quota dei consumi alimentari, in valore, sulla spesa totale delle famiglie è scesa dal 17,9% al 15,9% –lincidenza della spesa per i servizi di ristorazione, in rapporto al valore dei consumi alimentari, è salito dal 38,2% al 46,5%

61 61 STRUTTURA DEI CONSUMI ALIMENTARI BREVE PERIODO ( ) LUNGO PERIODO ( ) AUMENTA IL CONSUMO (in volume) AUMENTA IL CONSUMO (in volume) pane e prodotti a base di cereali (+3,6%) carne (+3,8%) frutta (+6%) caffè, tè e cacao (+6,6%) pane e prodotti a base di cereali frutta acque minerali e bevande DIMINUISCE IL CONSUMO (in volume) DIMINUISCE IL CONSUMO (in volume) oli e grassi (-4,2%) bevande alcoliche (-1,4%) carne ortaggi oli e grassi bevande alcoliche

62 62 DIFFERENZIALE DI PREZZO SOSTENIBILE DAL CONSUMATORE MODERNO Fonte: Nomisma 2001

63 63 LA FIDUCIA DEGLI ITALIANI NELLA DISTRIBUZIONE DEGLI ALIMENTI Nellacquisto dei prodotti alimentari, i consumatori italiani ripongono i massimi livelli di fiducia: –nei negozi tradizionali (64%) –negli imprenditori agricoli (62%) –nella grande distribuzione (60%) –nei prodotti della grande industria (45%) –nei discount (34%) Fonte: Indagine 2005 Coldiretti-ISPO sulle opinioni degli italiani sullalimentazione

64 64 LE FONTI DI INFORMAZIONI SUI CIBI PER GLI ITALIANI Trasmissioni TV (53%) Articoli sui giornali (28%) Pubblicità (23%) Riviste specializzate (45%) Trasmissioni radio (8%) Internet (5%) Altro (2%) Fonte: Indagine 2006 Coldiretti-ISPO sulle opinioni degli italiani sullalimentazione

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