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INCURSIONE AEREA (CELESTE) SULL’EMARGINAZIONE

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Presentazione sul tema: "INCURSIONE AEREA (CELESTE) SULL’EMARGINAZIONE"— Transcript della presentazione:

1 INCURSIONE AEREA (CELESTE) SULL’EMARGINAZIONE
Parrocchia S. Michele - Macerata INCURSIONE AEREA (CELESTE) SULL’EMARGINAZIONE “Due giorni” parrocchiale per Giovani, Adulti e Famiglie PARTECIPANTE: Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 1

2 Incursione Aerea (celeste) sull’emarginazione
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 2 Incursione Aerea (celeste) sull’emarginazione INDICE DELLA GUIDA ORARIO DELLA “DUE GIORNI”………………………… 1° INCONTRO: Marta e Maria………………....………… 2° INCONTRO: La parabola del Samaritano……….….. 3° INCONTRO: Zaccheo.……….………………………… 4° INCONTRO: Il fariseo e la peccatrice………………… I MIEI APPUNTI……………………………………………. 01/06/2007 – Preghiera della sera..……………………… 02/06/2007 – Preghiera del mattino……………………… 02/06/2007 – Preghiera della sera……………………….. 03/06/2007 – Preghiera del mattino……………………… 03/06/2007 – Celebrazione Eucaristica…………………. Pag. 3 4 11 19 27 38 39 40 41 42 43

3 ORARIO DELLA “DUE GIORNI”
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 3 Incursione Aerea (celeste) sull’emarginazione ORARIO DELLA “DUE GIORNI” Sabato 02/06/2007 Domenica 03/06/2007 08:30 Prima colazione 08:30 Prima colazione 09:15 Preghiera 09:15 Preghiera 09:30 1° incontro: Marta e Maria 09:30 4° incontro : Il fariseo e la peccatrice 10:15 Pausa 10:30 2° incontro: La parabola del Samaritano 10:30 Lavori di Gruppo 11:30 Pausa 11:30 Lavori di Gruppo 11:45 S. Messa 12:30 Tempo libero 13:00 Pranzo 13:00 Pranzo e tempo libero 14:30 Sistemazione camere e preparazione bagagli Venerdì 01/06//2007 16:00 3° incontro: Zaccheo 18:45 Ritrovo e Partenza 17:00 Pausa 15:30 Giochi insieme 19:30 Arrivo e Sistemazione 17:30 Lavori di gruppo 17:30 Partenze 20:30 Cena 19:15 Tempo libero 21:30 Presentazione 20:00 Cena 21:45 Giochi insieme 21:15 Giochi insieme 23:00 Preghiera 23:00 Preghiera 23:15 Chiusura giornata 23:15 Conclusione giornata

4 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 4 1° Incontro Marta e Maria (Lc. 10,38-42) [38] Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. [39] Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; [40] Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». [41] Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, [42] ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

5 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 5 1° Incontro Marta e Maria (Lc. 10,38-42) Da questo episodio sono nate le teorie sulla vita “attiva” e sulla vita “contemplativa”, ma gli esegeti ritengono che ciò non sia contenuto nel testo. Più probabilmente, il testo parla del rapporto difficile tra le “tante cose da fare” e “l’unica importante”. Dobbiamo stare attenti a non interpretare i brani del vangelo con gli schemi della nostra cultura occidentale, distante da quella orientale. Il brano di Marta e Maria è uno di quei passi dal quale parte l’annuncio della liberazione della donna dalla sua inferiorità sociale e religiosa.

6 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 6 1° Incontro Marta e Maria (Lc. 10,38-42) Risalta il brusco cambiamento dal plurale al singolare “mentre erano in cammino entrò…”. In questo modo Luca esclude i discepoli, ancorati alla mentalità tradizionale. Il “villaggio” è anonimo, quindi simbolo di resistenza al messaggio di Gesù (da Giovanni sappiamo che si tratta di Betània la casa di Lazzaro e le sue sorelle). Gesù è accolto da una donna e da sua sorella, ed è strano che non si parli del capofamiglia, anzi Luca evidenzia che la casa era di Marta, nome che in aramaico significa “padrona della casa”. Il gesto di Gesù ha un risvolto sociale ma anche religioso: la Legge proibiva di parlare di Dio alle donne ed erano escluse dalla Torah, dalla sinagoga, dal tempio.

7 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 7 1° Incontro Marta e Maria (Lc. 10,38-42) L’espressione “ai piedi del Signore”, indica l’atteggiamento del perfetto discepolo, riservato ai maschi. Maria vuol essere la perfetta discepola, Marta la perfetta inserviente. L’espressione “ascoltava la Parola” esprime un tema caro a Luca, che considera l’atteggiamento di ascolto l’inizio dell’atto di fede, tappa che il discepolo di Gesù deve compiere. L’espressione “era tutta presa” non è facile da tradurre: indica divisione interiore, affanno, agitazione, preoccupazione. Per preparare un pasto decente, finisce con il perdere il gusto per il vero cibo. Marta ricorda la “religione del dovere”, che, ossessionata dal fare, stravolge le priorità. Si crede “regina della casa”, ma in realtà è schiava della sua condizione. Marta è nella situazione degli schiavi contenti di esserlo: non solo non aspirano a liberarsi, ma spiano e minano i tentativi degli altri.

8 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 8 1° Incontro Marta e Maria (Lc. 10,38-42) Nel tentativo di ricacciare la sorella in cucina, Marta non si accorge che il suo orizzonte è tutto incentrato su se stessa: “Mia sorella…mi ha lasciato sola…mi aiuti”. Il risultato è che fine per rivolgersi a Gesù in un modo molto duro: “Non ti curi?”. E’ un rovesciamento ridicolo: vuole onorare Gesù e arriva a rimproverarlo. Maria invece, lascia il servizio come stato di subordinazione, e si pone all’ascolto del maestro alla pari dei dodici discepoli. “Marta, Marta”. Ripetere due volte il nome è un severo rimprovero. Non condanna il suo lavoro, ma evidenzia che la tiene in una condizione servile. Il verbo tradotto con “ti agiti” esprime l’agitazione fisica, mentre “ti preoccupi” esprime l’ansia, l’angoscia del dover fare. La “sola cosa di cui c’è bisogno” è l’ascolto della Parola. Non è un invito all’ascetismo, ma a relativizzare il fare rispetto all’ascolto. Non è male onorare Gesù come ospite, ma lo si onora di più ascoltando la sua parola. Marta crede che il “fare” sia in alternativa con l’”ascoltare” e che quest’ultimo non gli compete.

9 Amore per il Signore o amore per il prossimo?
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 9 1° Incontro Marta e Maria (Lc. 10,38-42) L’atteggiamento di accoglienza di Maria è frutto di una sua scelta. Ha raggiunto la libertà interiore per convinzione ed esperienza personale. Per questo, nessuno la può più togliere. La libertà interiore nessuno la regala ma ha un prezzo: la perdita della propria buona immagine. Immaginiamo come può aver reagito l’ambiente alle trasgressioni di Maria. Amore per il Signore o amore per il prossimo? Alcune interpretazioni affermano che Marta è la figura dell’amore per il prossimo e Maria figura dell’amore per il Signore, ma nel brano non c’è traccia di divaricazione fra il Signore e prossimo. Entrambe le sorelle sono di fronte allo stesso ospite che è Signore e prossimo allo stesso tempo. Non ci sono due modi di ospitare ed amare, ma uno solo, sia che si tratti del Signore, sia che si tratti del prossimo

10 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 10 1° Incontro Marta e Maria (Lc. 10,38-42) La sola attività di Maria evidenziata nel testo, è la sua disponibilità all’ascolto. Maria diventa l’immagine del vero discepolo di Gesù: non disprezza chi si occupa del “fare”, ma non rinuncia alla “parte migliore”. Marta diventa l’immagine di chi si lascia travolgere dall’agitazione, inquietudine e dispersione per i propri impegni e sottovaluta l’importanza dell’ascolto. Marta ha perso il senso dell’ascolto e, di conseguenza, del suo affannarsi. La sua presenza è invadente, nel brano fa tutto lei. Il problema è ristabilire l’equilibrio tra l’ascolto e il servizio, sapendo che il secondo nasce dal primo.

11 La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 11 2° Incontro La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37) [25] Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». [26] Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». [27] Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». [28] E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai». [29] Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». [30] Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. [31] Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. [32] Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. [33] Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. [34] Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. [35] Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. [36] Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». [37] Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' lo stesso».

12 La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 12 2° Incontro La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37) Il Vangelo di Luca è stato definito il più anticlericale. La parabola del Samaritano ne è l’espressione più radicale. Il brano è diviso in due quadri: il primo riporta il dialogo con il dottore della Legge, il secondo presenta la parabola. In ogni quadro avviene un capovolgimento della situazione: colui che interroga, diviene interrogato, e l’interrogato diviene colui che interroga. I personaggi sono tutti anonimi e designati con il loro stato sociale: i briganti, un sacerdote, un levita, un samaritano, un albergatore. L’unica eccezione è il malcapitato definito semplicemente “un uomo”.

13 La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 13 2° Incontro La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37) L’espressione “mettere alla prova” è, letteralmente “tentare” che si ritrova una sola altra volta nel Vangelo di Luca: nella risposta di Gesù al tentatore nel deserto (Lc. 4,12). Il dottore della Legge chiama Gesù “maestro”, titolo che nasconde la falsità della domanda e l’ipocrisia di chi la pone. Le sue intenzioni sono diverse. E’ interessante l’assillo per la “vita eterna”, tema su cui Gesù mai parla spontaneamente, perché lui è venuto a proclamate il Regno di Dio. Con ironia Gesù chiede “che cosa vi leggi?”, cioè “Che capisci?”, al dottore che tutto il giorno era dedito allo studio della Scrittura. Lettura e conoscenza della Scrittura non sono garanzia di comprensione. La risposa del dottore (v. 27) è il massimo a cui è giunta la spiritualità di Israele. L’amore verso il prossimo è relativo. Al tempo di Gesù, il “prossimo” era colui che apparteneva allo stesso clan familiare: il dottore della Legge chiede a Gesù di definirgli chi è il suo prossimo.

14 La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 14 2° Incontro La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37) Nella lingua greca, Gerusalemme può essere scritta in due modi: il primo che significa “la città santa”, il secondo la indica da un punto di vista geografico. L’uomo sta “scendendo” dalla “città santa”, sta abbandonando l’istituzione religiosa. E’ anonimo, non viene quindi evidenziata l’identità ma il bisogno. In senso figurato rappresenta l’umanità. Il sacerdote ha appena terminato il servizio al tempio, quindi è in stato di purità legale. L’espressione "passò dall’altra parte", che nel testo greco è una sola parola che diviene la pietra tombale della religione. Il sacerdote non è malvagio o crudele, ma uno zelante osservante della Legge: è in condizione di purità legale e deve evitare tutto ciò che può renderlo impuro, tra questo, il contatto con il sangue umano, (Lv. 21,1; Nm. 19,16 ; Lv. 22,4-7). Se il sacerdote e il levita, lasciano a terra il ferito, non è perché si curino poco della religione, ma, al contrario, perché la fedeltà ai riti stabiliti è per loro qualcosa di decisivo.

15 La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 15 2° Incontro La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37) Per la mentalità del tempo era perfettamente corretto lasciare quel disgraziato nella sua miseria, purché la pratica rituale rimanesse rigorosamente salva. Inoltre, il malcapitato ha l’aggravante di aver abbandonato la religione, quindi se si è trovato nei guai peggio per lui: queste sono le conseguenze. Questa è una mentalità ancora diffusa: si fanno soffrire le persone perché è più importante il rispetto di una legge, creduta emanata da Dio, che il bene della persona. Il sacerdote è il levita si sono trovati di fronte ad una scelta, che è anche il dilemma che Gesù propone al suo interlocutore: o osserva la legge ed è a posto con Dio e lascia il ferito mezzo morto, o trasgredisce la legge e comunica vita all'uomo. La scelta di due protagonisti tra i ministri del santuario è polemica. Il culto non deve essere a scapito della carità. Gesù denuncia che il rispetto della Legge uccide l'uomo e l'accusa è grave: i briganti hanno ferito il malcapitato, le persone religiose lo uccidono.

16 La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 16 2° Incontro La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37) I samaritani sono dei meticci nati dall'incrocio tra gli abitanti della Samaria, e i coloni provenienti dall'Assiria. Erano considerati un popolo idolatra. Gesù, per i suoi ascoltatori, non poteva scegliere un esempio più orrendo: proprio un samaritano, la categoria più temuta e più spregevole agli occhi di un ebreo. Il samaritano è, quindi, l'uomo religiosamente più lontano dai due addetti al culto della parabola. Non teme di contrarre impurità: è già abbastanza immondo per conto suo. Anche il samaritano è emarginato per la sua situazione religiosa; è quindi capace di sentire compassione per i condannati dall'istituzione ufficiale. E’ importante e scandaloso che quando vide il ferito “si commosse”. E’ un verbo che nell’Antico Testamento è applicato esclusivamente a Dio, nel Nuovo Testamento a Gesù, il “Dio con noi”. Gesù applica all'impuro samaritano le stesse azioni compassionevoli proprie di Dio.

17 La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 17 2° Incontro La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37) Secondo la tradizione religiosa, il modello di credente è colui che obbedisce a Dio osservandone le leggi, Gesù capovolge la visuale ed afferma che il modello di credente è colui che si comporta come Dio si comporterebbe, cioè con sentimenti di umanità verso chiunque soffre. Il termine greco tradotto con "locanda", letteralmente significa "luogo che tutti accoglie". Essa diviene immagine della Chiesa come luogo dell'amore incondizionato. Gesù inverte i termini della domanda del dottore della Legge: non chiederti chi è il tuo prossimo, ma chiediti nella tua vita a chi ti approssimi? Che qualcuno sia prossimo non dipende dall’altra persona ma dipende da noi: il prossimo è chiunque io mi rivolgo per comunicargli vita. La parabola rimane aperta. Essa non dice, come la Legge, "che fare". Al termine della parabola Gesù non dice "fa' ciò", ma "fa' lo stesso".

18 La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 18 2° Incontro La parabola del Samaritano (Lc. 10,25-37) Gesù afferma di non chiedersi chi è il prossimo, ma piuttosto di farsi prossimo a chiunque, di abbattere le barriere che ci portiamo dentro. Solo chi non ama sta a domandarsi chi sia il suo prossimo. Chi ama, invece, è capace di individuare, qui ed ora, chi è e dov'è il suo prossimo. Gesù non mette sotto processo il sacerdote e il levita, ma il sistema religioso che li condiziona. Il sacerdote e il levita indicano la possibilità di concepire il culto, o gli impegni religiosi, come un alibi per sfuggire alla carità. L’amore abbraccia, si sporca le mani, si avvicina agli emarginati. La Legge se ne sta alla larga; giudica, denuncia, punisce e non guarisce. E’ doloroso costatare come proprio le persone religiose siano spesso le più cariche di pregiudizi, le più portate a creare categorie e divisioni. Nella figura del samaritano, sono illustrati anche i comportamenti di Gesù che ha dato la vita per gli amici. L'essere credente o meno non dipende da atteggiamenti religiosi ma da una disposizione favorevole verso gli uomini. E' l'amore che determina chi crede o no.

19 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 19 3° Incontro Zaccheo (Lc. 19,1-10) [1] Entrato in Gerico, attraversava la città. [2] Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, [3] cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. [4] Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. [5] Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». [6] In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. [7] Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È andato ad alloggiare da un peccatore!». [8] Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». [9] Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; [10] il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

20 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 20 3° Incontro Zaccheo (Lc. 19,1-10) La vicenda di Zaccheo propone uno dei temi fondamentali di Luca: la preferenza di Gesù verso i pubblicani e i peccatori, simbolo di ogni categoria disprezzata dal mondo religioso. Il rapporto con i pubblici peccatori, infatti, è stato tra i problemi più sentiti nelle comunità delle origini. La figura di Zaccheo, è presentata in controluce al notabile ricco (Lc. 18,18-30), che aveva chiesto a Gesù cosa avrebbe dovuto fare per ottenere la vita eterna. In quel caso, l’incontro non avvenne e quell’uomo se ne andò “assai triste perché era molto ricco”. Zaccheo, rispetto al notabile ricco, è consapevole di essere peccatore e di aver bisogno del perdono. Per il vangelo, questa non è una differenza di poco conto. L’evangelista presenta Zaccheo come un esempio di quello che lui ritiene un buon uso della ricchezza, realizzando ciò che il notabile ricco non era stato capace di fare.

21 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 21 3° Incontro Zaccheo (Lc. 19,1-10) Gerico è l’ultima tappa nel viaggio di Gesù verso Gerusalemme, come è ai tempi di Giosuè era l’ultima tappa prima dell’ingresso nella terra promessa. Il nome Zaccheo può avere due significati: il primo è “Dio si ricorda” o “Dio si è ricordato”, il secondo, ironia della sorte, è “il giusto”, “il puro”; la sua professione, infatti, l’ha reso l’impuro per eccellenza. Zaccheo è “capo dei pubblicani”. I pubblicani erano Ebrei a cui i Romani affidavano l’antipatico compito di riscuotere le tasse della loro gente, in cambio di una consistente percentuale sul ricavato. I pubblicani erano considerati alla stregua dei pubblici peccatori, sanguisughe, disonesti ed avidi. Luca aggiunge anche la posizione economica di Zaccheo: “era ricco”. Gerico, dati i suoi traffici commerciali, era un posto ideale dove un pubblicano potesse arricchirsi. La ricchezza in Luca è vista negativamente: è la condizione che impedisce all’uomo di avere un cuore duttile, capace di aprirsi a Dio e alla condivisione con i fratelli, poiché offusca la mente, rende sazi.

22 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 22 3° Incontro Zaccheo (Lc. 19,1-10) I due verbi “cercare” e “vedere”, indicano qualcosa di più di semplice osservazione degli occhi, ma evidenziano l’insoddisfazione dell’uomo, nonostante il suo benessere. La “folla” rappresenta la realtà che Zaccheo credeva di dominare con il suo lavoro e le sue ricchezze, ma in realtà lo sovrasta e gli impedisce di “vedere”. L’impedimento a vedere Gesù, oltre che nella folla, è anche nel pubblicano: infatti, continua il testo “perché era piccolo di statura”, la cui traduzione letterale è “perché la sua statura era infima”. Naturalmente Luca non si riferisce all’altezza di Zaccheo ma alla sua “bassezza morale” che gli impedisce di vedere al di sopra della folla. Il ricco vive in una dimensione che gli impedisce di scorgere il povero e nello stesso tempo gli impedisce di accorgersi dell’esistenza di Gesù. L’espressione “corse avanti”, è una forma semitica che esprime la voglia di realizzare qualcosa. Zaccheo si rende conto che non gli è possibile vedere Gesù se non staccandosi dalla folla, dal rapporto ambiguo che aveva con la gente.

23 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 23 3° Incontro Zaccheo (Lc. 19,1-10) Zaccheo si libera dalla schiavitù dell’opinione degli altri, sfidando il ridicolo e il disprezzo. Su quel sicomoro appende la sua rispettabilità. Il pubblicano si è portato verso Gesù con tutti i modi possibili; Gesù fa altrettanto nei suoi riguardi. Zaccheo, che voleva vedere, si accorge di essere visto. Zaccheo pensava di dover salire per vedere Gesù, ma il Signore lo invita a scendere: non chi è grande, ma chi si fa piccolo, può scoprire le meraviglie del Regno di Dio. L’“Oggi” a cui Gesù si riferisce non ha un valore cronologico, ma teologico: è il momento della visita di Dio. L’espressione “devo”, in greco indica la volontà divina. La visita che Gesù annuncia non è un semplice gesto di cortesia, ma un obbligo che deriva dalla sua stessa missione. Gesù invita Zaccheo a scendere perché vuole essere suo ospite. Quasi si fa bisognoso per avere poi la possibilità di perdonare e di donare.

24 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 24 3° Incontro Zaccheo (Lc. 19,1-10) Gesù, quindi, accoglie Zaccheo prima della conversione. Non è quest’ultima che determina la simpatia di Gesù, ma è la previa simpatia di Gesù che suscita la conversione. Il verbo greco utilizzato per indicare la gioia è lo stesso utilizzato dall’angelo Gabriele per salutare Maria e tradotto con “Rallegrati!” (Lc. 1,28) e riservato nella Bibbia ai momenti delle visite di Dio. La gioia è il sigillo d’autenticità del cambiamento. Non c’è la sofferenza di chi lascia qualcosa a cui è ancora profondamente attaccato, ma il sollievo di chi si libera da un peso. La gioia di Zaccheo sta a testimoniare la sua ormai raggiunta libertà nei confronti delle ricchezze. La gioia di Zaccheo non è condivisa dai presenti, anzi, in forte contrasto, Luca segnala lo scandalo e la mormorazione. Il gesto di misericordia di Gesù ha suscitato scandalo come se il Regno di Dio fosse solo per i giusti, ma Gesù e l’evangelista affermano il contrario.

25 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 25 3° Incontro Zaccheo (Lc. 19,1-10) Come prima era Zaccheo a dover superare la folla, ora è Gesù che deve vincere la sua resistenze e i suoi pregiudizi, per affermare e dimostrare che la salvezza è per tutti. La distribuzione ai poveri delle proprie sostanze decisa da Zaccheo, supera ampiamente quanto prescritto dalla Legge. Nel momento in cui Zaccheo restituisce quanto sottratto e dona i propri beni a chi ne ha bisogno, si potrebbe dire “si rimpicciolisce”; ed ecco che la sua altezza “cresce”. Se l’uomo ha ritrovato Dio attraverso Gesù, il segno è nelle opere che comincia a compiere e, al primo posto, nella tradizione biblica, vi sono quelle che tutelano i diritti degli altri. Gesù afferma che, in seguito al ravvedimento manifestato, Zaccheo, a dispetto della sua condotta precedente, partecipa a pieno diritto, delle benedizioni promesse ai “figli di Abramo”. Zaccheo è la dimostrazione di come un “cammello”, magari scorticandosi un po’, “possa passare per la cruna di un ago” (Lc. 18,25).

26 Parrocchia S. Michele Macerata
Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 26 3° Incontro Zaccheo (Lc. 19,1-10) Zaccheo è la figura del discepolo cristiano che non lascia tutto, come invece altri personaggi del vangelo, ma rimane nella propria casa, continuando il proprio lavoro. Anche se la misericordia di Dio è più veloce del pentimento dell’uomo, Gesù non butta in faccia il perdono a chi non lo vuole, ma richiede un piccolo passo. L’uomo di tutti i tempi ha designato con troppa facilità Dio come giudice e come giustiziere. C’è sempre qualcuno nella comunità che ha paura di avvicinare i pubblicani, i peccatori, le prostitute, come nemici della fede. Zaccheo era in ricerca, aveva in sé la nostalgia di qualcosa. Spesso invece noi non cerchiamo niente, perché troppo soddisfatti od occupati. Dobbiamo continuare la nostra conoscenza di Gesù anche di fronte agli ostacoli delle nostre “piccole stature”, e di una folla che si oppone e fa da schermo. Stare tra la folla è sempre più rassicurante che emergerne.

27 Il fariseo e la peccatrice (Lc. 7,36-50)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 27 4° Incontro Il fariseo e la peccatrice (Lc. 7,36-50) [36] Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. [37] Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; [38] e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. [39] A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». [40] Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di' pure». [41] «Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. [42] Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?». [43] Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». [44] E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. [45] Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. [46] Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. [47] Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». [48] Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». [49] Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?». [50] Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».

28 Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 28 4° Incontro Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10) La parabola è ricordata spesso come “l’episodio della peccatrice” tendendo a dimenticare il fariseo, ma in realtà i personaggi sono tre: Gesù, il fariseo e la peccatrice. La scena illustra l’accusa rivolta poco sopra a Gesù dai suoi nemici: “È venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori” (Lc. 7,34). Nel passato, questa donna, è stata confusa sia con Maria di Betània, sorella di Lazzaro, protagonista di un episodio simile (Gv. 12,1-8), sia con Maria di Magdala, per cui l’anonima peccatrice è divenuta la Maddalena pentita. Queste identificazioni non hanno nessun fondamento. E’ interessante che la prima e l’ultima donna che compaiono nel Nuovo Testamento, sono due prostitute (Mt. 1,3.5 ; Ap. 17,16-18), ma la “peccatrice” di questo racconto è l’unica che ha con Gesù un "incontro ravvicinato". Due prostitute compaiono anche nella genealogia di Gesù: Racab e Tamar (Mt. 1,3).

29 Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 29 4° Incontro Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10) L’espressione “casa del fariseo”, si ripete altre tre volte; non indica solo il luogo, l’abitazione, ma il luogo della riunione e della comunità. Nei pranzi festivi, gli Ebrei mangiavano sdraiati su dei divani o appoggiati ad un gomito su dei cuscini, posti a terra circolarmente attorno ad un basso tavolino. Nella casa s’introduce una nota peccatrice di quella città: viene contaminata una realtà che si teneva tanto a mantenere pura. Peccatrice è un termine per dire “prostituta”. La prostituzione a quel tempo non era una libera scelta della donna, concetto che non esisteva: normalmente erano delle schiave costrette a prostituirsi dal proprio padrone. Nella cultura ebraica la nascita di una bambina era considerata una punizione per i propri peccati, e quando in famiglia ne erano già nate un paio, le altre o erano soppresse, oppure date vie; e questo era normale. Se veniva data al mercante di schiavi, questi la allevava e all’età di cinque anni veniva iniziata alle arti orientali della prostituzione, e ad otto anni già entrava in esercizio.

30 Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 30 4° Incontro Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10) Per “prostituta” quindi, nei vangeli, dobbiamo intendere una creatura che fin dall’infanzia non sa fare altro. La donna rappresenta la situazione degli emarginati per motivi religiosi e sociali da parte della società giudaica, per il loro comportamento o per la loro situazione personale o morale. Se è già sconvolgente che una peccatrice entri in casa di un fariseo, immaginiamo il fatto che Gesù lasci compiere alla donna i suoi gesti, che non sembra, ma sono la descrizione di arte erotica; tutti i gesti, ma in particolare l’uso dei capelli. E’ una scena scabrosa, ma non certo agli occhi di Gesù che accetta la donna così com’è, non si scandalizza, perché sa che questa persona non può essere diversa. Il fariseo non avanza insinuazioni sulla condotta di Gesù, ma mette in dubbio il suo carisma profetico. Né il fariseo né i commensali osano rimproverare apertamente Gesù, ma lo fanno nel loro intimo. E’ un atteggiamento tipico dei personaggi religiosi: mai esporsi pubblicamente.

31 Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 31 4° Incontro Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10) Al contrario di Simone, Gesù dice subito quello che pensa; non in modo aggressivo o accusatorio, ma vedendo in Simone qualcuno che ha bisogno d’aiuto. Notiamo l’atteggiamento falso di Simone, tipico delle persone molto religiose: ha appena disprezzato dentro di sé Gesù, ma gli risponde in modo molto rispettoso “Maestro, dì pure”. Non è a caso che, come i protagonisti della breve parabola, anche i personaggi del racconto sono tre: Gesù, il fariseo e la peccatrice. Lo scopo della parabola è di far riflettere l’ascoltatore, senza che egli ne abbia coscienza. E’ molto difficile per noi essere oggettivi quando si tratta di noi stessi. La risposta alla parabola era ovvia, ma il fariseo la esprime con una certa cautela, quasi sospettando un tranello, e, di fatto, pronuncia la propria condanna. Gesù si volge verso la donna, ma parla a Simone, invitando anche lui a volgere lo sguardo: “Vedi questa donna?”. E’ invitato così a correggere il suo sguardo, sia sulla donna sia su Gesù.

32 Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 32 4° Incontro Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10) L’immagine della donna è proposta a Simone come una specie di specchio nel quale egli, per opposizione, potrà vedersi com’è in realtà. Luca mostra la differenza di sguardo tra Gesù e il fariseo di fronte alla stessa donna e allo stesso gesto, evidenziando due modi di vedere Dio e, di conseguenza, l’uomo: Gesù vede la donna, non la prostituta e, allo stesso modo, non vede un fariseo, ma un uomo, Simone. Il fariseo si trasforma da accusatore ad accusato di aver volutamente omesso i gesti di accoglienza, che facevano parte del comune rituale dell’ospitalità. Gesù, senza mezzi termini, oppone per tre volte l’atteggiamento del fariseo verso di lui, e quello della donna che, non solo è il contrario, ma è anche rafforzato. Il contrasto tra il fariseo e la donna peccatrice, personaggi che rappresentano due tipi di debitori, descrive due atteggiamenti contrapposti che, molto probabilmente, si riscontravano già tra i discepoli: quello del gruppo che rappresenta Israele, e quella del gruppo che rappresenta gli emarginati d’Israele.

33 Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 33 4° Incontro Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10) “Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco”. Il versetto presenta una sorta di contraddizione: nella prima parte l’amore è la causa del perdono, nella seconda ne è la conseguenza. La contraddizione si rafforza rispetto alla precedente parabola narrata da Gesù, da cui emerge chiaramente che l’amore è la conseguenza della remissione dei peccati. Gesù sta affermando che il perdono è, allo stesso tempo, conseguenza e causa d’amore. Psicologicamente c’è una misteriosa interazione tra perdono e amore riconoscente. Possiamo interpretare il versetto nella seguente maniera: “Il suo grande amore dimostra che i suoi molti peccati le sono stati perdonati”. La donna è entrata nella conoscenza dei pensieri di Dio che giustifica. Simone, invece è ancora impigliato nella giustificazione di sé. E’ spiegato il perché i “giusti” non sono capaci d’amare: non sono in grado di apprezzare la grazia del perdono, perché si sentono autosufficienti.

34 Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 34 4° Incontro Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10) Il perdono non si ottiene per i meriti degli uomini, ma per iniziativa gratuita da parte di Dio. I commensali avanzano un dubbio più grande del precedente sul carisma profetico di Gesù, perché ciò che egli afferma riguardo al perdono da loro è considerato una bestemmia. Anch’essi si fermano ad un interrogativo sull’identità di Gesù, ma non sembra che si sentano messi in causa nella loro identità di peccatori. L’affermazione “la tua fede ti ha salvato”, ritorna nei racconti di guarigione. Per l’evangelista, la conversione della peccatrice è uno dei prodigi in cui risplende la misericordia di Dio. Ciò che agli occhi del fariseo e della religione era un atteggiamento di peccato, Gesù lo considera un’espressione di fede. Mentre i farisei si lamentano che il Regno tarda a manifestarsi a causa dei peccati delle prostitute e dei pubblicani, Gesù li avverte che, se si guardano intorno, vedranno che proprio i pubblicani e le prostitute vi hanno già preso posto (Mt. 21,31b).

35 Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 35 4° Incontro Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10) Il brano apre le porte del Regno a quanti chiedono di entrarvi senza esigere attestati di buona condotta o di retta fede. L’infedele, il peccatore, non è colui che non crede, ma colui che non ama. L’insegnamento richiede un cambio radicale di mentalità nel rapporto con Dio; un Dio che non discrimina le persone tra meritevoli e no. Ancora oggi, purtroppo, tante persone sono tenute lontane da Dio in nome di Dio stesso, o in nome della religione, e viene posto uno steccato affinché non si avvicinino. Gesù li ha abbattuti tutti e i credenti devono seguirlo. Quanto appena detto, avviene perché, secondo un meccanismo diffuso, il poter condannare negli altri certi nostri atteggiamenti torbidi ci fa sentire più puliti. Simone siamo noi, quando non comprendiamo le situazioni, valutandole secondo criteri di forma esteriore senza sforzarci di penetrarle. Egli non è morto, ma vive in noi con le sue virtù, le sue doti, la sua onorabilità, ma anche con la sua ottusità non evangelica.

36 Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10)
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 36 4° Incontro Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10) Spesso si compie l’errore di vedere in questo racconto solo il quadro della peccatrice identificata con una debitrice. Uno studioso, ha consultato undici traduzioni riguardo al titolo dato al racconto: sei nominano solamente la donna, tre nominano Gesù e la peccatrice, una soltanto cita Gesù e Simone il Fariseo. E’ difficile non vedere, in questo largo accordo per escludere in qualche modo il personaggio di Simone, una specie di rimozione.

37 Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10) “Questo fariseo sono io!”
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 37 4° Incontro Il fariseo e la peccatrice (Lc. 19,1-10) Nel dipinto conservato a Cori, nel Lazio, si riconosce molto bene Gesù seduto ad un capo della tavola sulla destra, come pure la peccatrice ai suoi piedi, entrambi in perfetto stato. I personaggi che sono a tavola con Gesù, non sono semplicemente svaniti, ma sono stati distrutti e al loro posto si vede un grosso buco. Il grande buco può essere considerato come lo specchio in cui il lettore è invitato a riconoscersi: “Questo fariseo sono io!”

38 Incursione Aerea (celeste) sull’emarginazione
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 38 Incursione Aerea (celeste) sull’emarginazione I MIEI APPUNTI

39 Venerdì 01/06/2007 – Preghiera della sera
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 39 Incursione Aerea (celeste) sull’emarginazione Venerdì 01/06/2007 – Preghiera della sera  SU ALI D’AQUILA Tu che abiti al riparo del Signore e dimori alla Sua ombra dì al Signore mio rifugio, mia roccia in cui confido.    E ti rialzerà, ti solleverà su ali d’aquila ti reggerà sulla brezza dell’alba ti farà brillar come il sole, così nelle sue mani vivrai. Dal laccio del cacciatore ti libererà e dalla carestia che distrugge. Poi ti coprirà con le sue ali e rifugio troverai. E ti rialzerà... Non devi temere i terrori della notte né freccia che vola di giorno. Mille cadranno al tuo fianco, ma nulla ti colpirà. E ti rialzerà... Perché ai suoi angeli ha dato un comando di preservarti in tutte le tue vie, ti porteranno sulle loro mani contro la pietra non inciamperai. E ti rialzerò, ti solleverò, su ali d’aquila ti reggerò, sulla brezza dell’alba ti farò brillar come il sole, così nelle mie mani vivrai. [MARTA E MARIA (Lc. 10,38-42) [38] Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. [39] Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; [40] Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». [41] Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, [42] ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

40 Sabato 02/06/2007 – Preghiera del mattino
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 40 Incursione Aerea (celeste) sull’emarginazione Sabato 02/06/2007 – Preghiera del mattino LA PARABOLA DEL SAMARITANO (Lc. 10,25-37) [25] Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». [26] Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». [27] Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». [28] E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai». [29] Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». [30] Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. [31] Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. [32] Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. [33] Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. [34] Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. [35] Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. [36] Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». [37] Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' lo stesso». SAN FRANCESCO O Signore fa di me uno strumento fa di me uno strumento della tua pace dov’è odio che io porti l’amore dov’è l’offesa che io porti il perdono dov’è il dubbio che io porti la fede dov’è discordia che io porti l’unione dov’è l’errore che io porti verità a chi dispera che io porti la speranza O Maestro dammi tu un cuore grande che sia goccia di rugiada per il mondo, che sia voce di speranza, che sia un buon mattino per il giorno di ogni uomo, e cogli ultimi del mondo sia il mio passo lieto nella povertà, nella povertà. O Signore fa di me il tuo canto fa di me il tuo canto di pace a chi è triste ch’io porti la gioia a chi è nel buio che io porti la luce. E’ donando che si ama la vita, è servendo che si vive con gioia Perdonando si trova il perdono è morendo che si vive in eterno

41 TE AL CENTRO DEL MIO CUORE
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 41 Incursione Aerea (celeste) sull’emarginazione Sabato 02/06/2007 – Preghiera della sera TE AL CENTRO DEL MIO CUORE  Ho bisogno d’incontrarti nel mio cuore, di trovare te, di stare insieme a te, unico riferimento del mio andare unica ragione tu, unico sostegno tu al centro del mio cuore ci sei solo tu.    Anche il cielo gira intorno e non ha pace, ma c’è un punto fermo è quella stella là, la stella polare è fissa ed è la sola, la stella polare tu, la stella sicura tu Tutto ruota attorno a te in funzione di te . E poi non importa il come, il dove, il se. Che tu splenda sempre al centro del mio cuore il significato allora sarai tu, quello che farò sarà soltanto amore unico sostegno tu, la stella polare tu, Tutto ruota..... Zaccheo (Lc. 19,1-10) [1] Entrato in Gerico, attraversava la città. [2] Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, [3] cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. [4] Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. [5] Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». [6] In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. [7] Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È andato ad alloggiare da un peccatore!». [8] Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». [9] Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; [10] il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Il notabile ricco [18] Un notabile lo interrogò: «Maestro buono, che devo fare per ottenere la vita eterna?». [19] Gesù gli rispose: «Perché mi dici buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio. [20] Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre». [21] Costui disse: «Tutto questo l'ho osservato fin dalla mia giovinezza». [22] Udito ciò, Gesù gli disse: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi». [23] Ma quegli, udite queste parole, divenne assai triste, perché era molto ricco. [24] Quando Gesù lo vide, disse: «Quant'è difficile, per coloro che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio. [[25] È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio!».

42 Domenica 03/06/2007 – Preghiera del mattino
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 42 Incursione Aerea (celeste) sull’emarginazione Domenica 03/06/2007 – Preghiera del mattino IL FARISEO E LA PECCATRICE (Lc. 7,36-50)[ 36] Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. [37] Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; [38] e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. [39] A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». [40] Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di' pure». [41] «Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. [42] Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?». [43] Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». [44] E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. [45] Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. [46] Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. [47] Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». [48] Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». [49] Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?». [50] Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!». PADRE NOSTRO ASCOLTACI Padre nostro ascoltaci, con il cuore ti preghiamo, resta sempre accanto a noi, confidiamo in Te. La tua mano stendi sopra tutti i figli tuoi, il Tuo Regno venga in mezzo a noi, il Tuo regno venga in mezzo a noi. Per il pane di ogni dì, per chi vive e per chi muore, per chi piange in mezzo a noi, noi preghiamo Te. Per chi ha il cuore vuoto, per chi ormai non spera più, Per chi amore non ha visto mai, per chi amore non ha visto mai. Se nel nome di Gesù, con amore perdoniamo, anche Tu che sei l'amor ci perdonerai. La tristezza dentro al cuore non ritornerà, nel Tuo nome gioia ognuno avrà, nel Tuo nome gioia ognuno avrà.

43 Domenica 03/06/2007 – Celebrazione Eucaristica
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 43 Incursione Aerea (celeste) sull’emarginazione Domenica 03/06/2007 – Celebrazione Eucaristica ECCO QUEL CHE ABBIAMO Ecco quel che abbiamo, nulla ci appartiene ormai. Ecco i frutti della terra che Tu moltiplicherai. Ecco queste mani, puoi usarle se lo vuoi, per dividere nel mondo il pane che Tu hai dato a noi. Solo una goccia hai messo fra le mani mie, solo una goccia che tu ora chiedi a me, una goccia che, in mano a Te una pioggia diventerà e la terra feconderà. Ecco…. Sulle strade il vento da lontano porterà Il profumo del frumento, che tutti avvolgerà. E sarà l’amore che il raccolto spartirà E il miracolo del pane in terra si ripeterà. RISURREZIONE Che gioia ci hai dato, Signore del cielo, Signore del grande universo, che gioia ci hai dato vestito di luce, vestito di gloria infinita, vestito di gloria infinita. Vederti risorto, vederti Signore, il cuore sta per impazzire, Tu sei ritornato, Tu sei qui fra noi e adesso ti avremo per sempre, e adesso ti avremo per sempre. Chi cercate donne quaggiù, chi cercate donne quaggiù, quello che era morto non è qui, è risorto! Si, come aveva detto anche a voi. Voi gridate a tutti che è risorto Lui, tutti che è risorto Lui. Tu hai vinto il mondo Gesù, Tu hai vinto il mondo Gesù, liberiamo la felicità e la morte. no non esiste più, l’hai vinta Tu hai salvato tutti noi, uomini con Te, tutti noi uomini con Te.

44 Incursione Aerea (celeste) sull’emarginazione
Parrocchia S. Michele Macerata Incursione aerea (celeste) sull’emarginazione 01-03 Giugno 2007 44 Incursione Aerea (celeste) sull’emarginazione Domenica 03/06/2007 – Celebrazione Eucaristica SEMINA LA PACE Semina la pace e tu vedrai che la tua speranza rivivrà; spine tra le mani piangerai, ma un mondo nuovo nascerà  Si, nascerà il mondo della pace; di guerra non si parlerà mai più. La pace è un dono che la vita ci darà, un sogno che si avvererà    ma un mondo nuovo nascerà. VIVERE LA VITA    Vivere la vita con le gioie e coi dolori di ogni giorno, è quello che Dio vuole da te. Vivere la vita e inabbissarti nell’amore è il tuo destino, Fare insieme agli altri la tua strada verso Lui, correre con i fratelli tuoi, scoprirai allora il cielo dentro di te, una scia di luce lascerai. Vivere la vita è l’avventura più stupenda dell’amore, Vivere la vita è generare ogni momento il paradiso, Vivere perchè ritorni al mondo l’unità, perchè Dio sta nei fratelli tuoi. Scoprirai allora il cielo dentro di te, una scia di luce lascerai. Scoprirai allora il cielo dentro di te, una scia di luce lascerai, FRATELLO SOLE E SORELLA LUNA   Dolce è sentire come nel mio cuore, ora umilmente sta nascendo amore. Dolce è capire che non son più solo, ma che son parte di una immensa vita, che generosa risplende intorno a me, dono di Lui del suo immenso amor, dono di Lui del suo immenso amor.    C’ha dato i Cieli e le chiare stelle fratello sole e sorella luna. La madre terra con frutti, prati e fiori, il fuoco il vento, l’aria e l’acqua pura fonte di vita per le Sue creature. Dono di Lui del Suo immenso amor. (2) Sia laudato nostro Signore che ha creato l’universo intero. Sia laudato nostro Signore, noi tutti siamo Sue creature.


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