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Università degli Studi di Genova Facoltà di Scienze Politiche Donne, politica e istituzioni. Percorsi formativi per la promozione delle pari opportunità

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Presentazione sul tema: "Università degli Studi di Genova Facoltà di Scienze Politiche Donne, politica e istituzioni. Percorsi formativi per la promozione delle pari opportunità"— Transcript della presentazione:

1 Università degli Studi di Genova Facoltà di Scienze Politiche Donne, politica e istituzioni. Percorsi formativi per la promozione delle pari opportunità nei centri decisionali della politica Donne e cittadinanza in Europa. Politiche di coesione, dintegrazione, di parità Federica Di Sarcina Università degli Studi di Siena Centro di Ricerca sullIntegrazione Europea

2 Alle origini della politica di pari opportunità della CEE/UE Trattato di Roma (27 marzo 1957): nascita del Mercato Comune Europeo Articolo 119 del Trattato di Roma: Ciascuno Stato membro assicura durante la prima tappa, e in seguito mantiene, lapplicazione del principio della parità delle retribuzioni tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro Ciascuno Stato membro assicura durante la prima tappa, e in seguito mantiene, lapplicazione del principio della parità delle retribuzioni tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro

3 Perché larticolo 119 nel Trattato di Roma? Contrastare il dumping sociale allinterno del Mercato comune

4 Dumping sociale Il dumping sociale è una pericolosa forma di concorrenza sleale che, violando i diritti dei lavoratori, immette nel mercato prodotti particolarmente concorrenziali La sottoretribuzione delle donne rappresenta una delle principali forme di dumping sociale attraverso la quale il datore di lavoro riduce i propri costi, e dunque il prezzo finale del prodotto, rendendolo concorrenziale a danno della manodopera femminile

5 Quali fattori storici hanno portato alla fissazione del salario delle donne ad un tasso più basso rispetto a quello degli uomini? Quali fattori storici hanno portato alla fissazione del salario delle donne ad un tasso più basso rispetto a quello degli uomini? Per decenni … è stato come se il mercato del lavoro fosse destinato a seguire i comandi della Bibbia Per decenni … è stato come se il mercato del lavoro fosse destinato a seguire i comandi della Bibbia (Paul Weiler, The Wages of Sex: The Uses and Limits of Comparable Worth) (Paul Weiler, The Wages of Sex: The Uses and Limits of Comparable Worth) La tua stima sarà: per un maschio dai venti ai sessantanni, cinquanta sicli dargento, secondo il siclo del santuario, invece per una donna la tua stima sarà di trenta sicli La tua stima sarà: per un maschio dai venti ai sessantanni, cinquanta sicli dargento, secondo il siclo del santuario, invece per una donna la tua stima sarà di trenta sicli (Levitico 27: 3-4)

6 La lotta al dumping sociale ha origini lontane La clausola del salaire égal pour un travail de valeur égal compare per la prima volta nel Trattato di pace firmato a Versailles del 19 giugno 1919 Lazione della CEE si inserisce nellazione perseguita da tempo in ambito internazionale 1) dallOrganizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) 2) dallOrganizzazione delle Nazioni Unite (ONU) 3) dal Consiglio dEuropa

7 Lazione dellOIL Le basi per la creazione dellOrganizzazione Internazionale del Lavoro, vennero poste nel Trattato di Versailles del LOIL è un organismo a carattere tripartito, con una rappresentanza di governi, lavoratori e datori di lavoro, che avrà un ruolo sempre crescente nella formazione delle Convenzioni internazionali in materia di diritto del lavoro Nel 1951, lOIL approverà la Convenzione n. 100 sulla parità salariale tra uomini e donne per un lavoro di valore uguale Il principio sancito dalla Convenzione n. 100 è più avanzato rispetto allarticolo 119 del Trattato di Roma

8 Articolo 119 del Trattato di Roma: sancisce la parità salariale tra uomini e donne per i lavori eguali Il lavoro eguale si riferisce al modo in cui viene svolto un lavoro, alle quantità che vengono prodotte, al luogo e alla durata del lavoro stesso. Quindi, due lavori sono uguali se considerati pienamente interscambiabili. In tal senso, vengono escluse dal principio della parità salariale le occupazioni tipicamente femminili che possono trovare un equivalente in un lavoro maschile e che costituiscono la maggioranza degli impieghi delle donne Convenzione n. 100 dellOIL: riconosce luguaglianza retributiva tra i sessi per i lavori di valore eguale Il termine lavoro di valore eguale è più generale, in quanto comprende anche il confronto tra i valori delle varie attività lavorative. Si può dire che due lavori, anche se apparentemente molto diversi tra loro, possono avere lo stesso valore agli occhi di unimpresa perché richiedono delle qualifiche uguali, perché hanno lo stesso valore di mercato, lo stesso prestigio sociale o lo stesso livello alla luce di qualsiasi altro parametro socialmente accettato

9 Lazione dellONU A partire dal secondo dopoguerra, anche nellambito dellOrganizzazione delle Nazioni Unite (ONU) il principio della parità retributiva tra i sessi verrà consacrata nella maggior parte dei testi fondamentali e riconosciuto quale parte integrante dei diritti umani Già la Carta delle Nazioni Unite, firmata a San Francisco il 25 giugno 1945, sancì lintento della nascente Organizzazione di riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne….

10 Lazione dellONU Lazione dellONU Allo scopo di ribadire maggiormente i principi ispiratori della Carta delle Nazioni Unite, lAssemblea Generale dellONU approvò, il 10 dicembre 1948, la Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo. Larticolo 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo afferma che Ogni individuo ha diritto, senza discriminazione, ad eguale retribuzione per eguale lavoro

11 Lazione dellONU Nel 1966, in attuazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo, vennero formulati due Patti, uno sui diritti civili e politici, laltro sui diritti economici, sociali e culturali Il patto sui diritti economici, sociali e culturali ribadisce il principio della parità di retribuzione per un lavoro di valore uguale. In particolare devono essere garantite alle donne condizioni di lavoro non inferiori a quelle godute dagli uomini, con una eguale remunerazione per un eguale lavoro (articolo 7) Inoltre, una protezione speciale deve essere accordata alle madri per un periodo di tempo ragionevole prima e dopo il parto. Le lavoratrici madri dovranno beneficiare, durante tale periodo, di un congedo retribuito o di un congedo accompagnato da adeguate prestazioni di sicurezza sociale (articolo 10)

12 Lazione del Consiglio dEuropa Il Consiglio dEuropa è stato creato a Londra il 5 maggio 1949 da Belgio, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda e Svezia. Oggi è composto da 46 Stati membri che rappresentano 800 milioni di europei Si tratta di un organo consultivo il cui scopo è di conseguire una più stretta unione tra i suoi membri da raggiungere con la discussione di questioni di comune interesse, con accordi e mediante unazione comune nei campi economico-sociale-culturale-scientifico Fin dalle sue origini il Consiglio dEuropa ha rivolto il proprio impegno verso la tutela dei diritti umani ed in tal senso la prima Convenzione firmata sotto la sua egida sarà la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti delluomo e delle libertà fondamentali (Roma, 4 novembre 1950) Nel 1961 il Consiglio dEuropa approva la Carta sociale europea secondo la quale gli Stati firmatari simpegnano «à reconnaître le droit des travailleurs masculins et féminins à une rémunération égale pour un travail de valeur égale»

13 Gli Anni Settanta: lavvio della politica di pari opportunità della CEE/UE Il Vertice dellAja del 1° e 2 dicembre 1969 Il Vertice di Parigi del 1972 Nel 1973 la Commissione europea definì il primo programma dazione sociale (approvato dal Consiglio dei Ministri con la Risoluzione del 21 gennaio 1974): 1) piena occupazione 2) miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro 3) maggior coinvolgimento delle parti sociali alle decisioni economiche della Comunità e dei lavoratori alla vita delle imprese

14 Gli Anni Settanta: lavvio della politica di pari opportunità della CEE/UE Grazie al Primo programma dazione sociale, nellambito delloccupazione femminile vennero approvate tre Direttive 1) Direttiva 75/117/CEE per il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di applicazione del principio di parità delle retribuzioni tra i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile 2) Direttiva 76/207/CEE relativa allattuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda laccesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro 3) Direttiva 79/7/CEE relativa alla graduale attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale

15 Gli Anni Settanta: lavvio della politica di pari opportunità della CEE/UE In questo periodo è necessario ricordare il contributo della Corte di Giustizia delle Comunità Europee che nel 1976 con la sentenza Defrenne contro Sabena stabilì leffetto diretto dellarticolo 119 provocando uno shok tra i governi e gli imprenditori dei Nove paesi della CEE Infatti, a partire da quel momento larticolo 119 avrebbe potuto essere invocato dai singoli di fronte ai giudici del proprio paese, i quali avrebbero disposto di forme di tutela adeguate proprio come se si trattasse di norme emanate dal legislatore statale

16 Gli Anni Settanta: lavvio della politica di pari opportunità della CEE/UE Parallelamente agli sviluppi normativi atti a riconoscere la parità di trattamento in ambito lavorativo, nel corso degli anni Settanta assistiamo allavvio di una politica di comunicazione rivolta alle donne Lo scopo era di sensibilizzare lopinione pubblica femminile al processo di costruzione europea 1) Nascita del servizio Informazione delle organizzazioni e della stampa femminili allinterno della DGX 2) Nascita del Bollettino Donne dEuropa su iniziativa di Fausta Deshormes La Valle

17 Le azioni positive La prima metà degli anni Ottanta rappresenta un periodo particolarmente delicato del processo integrativo Nonostante ciò, nel 1982 la Commissione europea prosegue nel suo impegno verso luguaglianza tra i sessi ed approva il primo Piano dazione sulle pari opportunità il quale fa proprio il modello delle azioni positive Unazione positiva intende integrare la legislazione relativa alla parità di trattamento ed include tutti i provvedimenti atti ad eliminare le disparità di fatto Tra il 1982 e il 2000 si sono succeduti 4 Piani dazione sulle pari opportunità

18 La nascita delle RETI Numerosi sono stati i risultati ottenuti grazie ai programmi dazione sulle pari opportunità Uno dei più importanti è stato senza dubbio la nascita delle RETI La prima rete, Donne nelloccupazione, venne istituita nel 1983 dalla Commissione ed era composta da economisti, demografi e sociologi con il compito di esaminare levoluzione della situazione delle donne nel mercato del lavoro Sono seguite a questa la rete sulla Diversificazione delle scelte professionali e la rete Azione positiva nel settore privato, il Gruppo di lavoro sullalta funzione pubblica ed il Comitato direttivo per la parità delle opportunità alla radio e alla televisione Nel 1988 veniva messa a punto la rete IRIS sulla formazione professionale In seguito venne creata la rete concernente i diversi modi per la custodia dei bambini la quale ha permesso di richiamare lattenzione sullimportanza rivestita dalle strutture per linfanzia di elevata qualità

19 Approfondimento normativo tra gli Anni Ottanta e Novanta Direttiva relativa allattuazione della parità di trattamento tra gli uomini e le donne nel settore dei regimi professionali di sicurezza sociale (1986) Direttiva relativa allapplicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano unattività economica, ivi comprese le attività nel settore agricolo, e relativa altresì alla tutela della maternità (1986) Direttiva sul miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro per lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo dallattamento (1992) Direttiva del Consiglio concernente il congedo parentale (1996) Direttiva riguardante lonere della prova nei casi di discriminazione basata sul sesso (1997)

20 Il gender mainstreaming Trattato di Maastricht (1992) Quarta Conferenza mondiale sulle donne (Pechino, settembre 1995) Entrata della Svezia e della Finlandia nellUE (1995) Comunicazione della Commissione Integrare la parità di opportunità tra le donne e gli uomini nel complesso delle azioni e delle politiche comunitarie COM (96) 67 Trattato di Amsterdam (1997)

21 Lallargamento dellUE ai Paesi dellEuropa Centrale e Orientale (PECO): quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE? Nata su iniziativa di sei Stati membri (Francia, RFT, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo), la CEE/UE si è progressivamente ampliata ed attualmente è composta da 25 Stati 1) Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca (1973) 2) Grecia (1981) 3) Spagna e Portogallo (1986) 4) Austria, Svezia e Finlandia (1995) 5) 8 PECO, Malta e Cipro (2004) 6) Bulgaria e Romania entreranno il 1° gennaio 2007 dando vita allUE27

22 Lallargamento dellUE ai Paesi dellEuropa Centrale e Orientale: quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE? Nel 1989, con il crollo del Muro di Berlino, prende avvio quel ritorno allEuropa dei Paesi dellEuropa Centrale ed Orientale che per circa quarantanni avevano fatto parte del blocco sovietico Nel 1993, il Consiglio europeo di Copenaghen ha stabilito i criteri che ogni Stato desideroso di entrare a far parte dellUE dovrà rispettare allinterno del proprio ordinamento 1) Una stabilità istituzionale che garantisca la democrazia, il principio di legalità, i diritti umani, il rispetto e la protezione delle minoranze 2) Lesistenza di una economia di mercato funzionante nonché la capacità di rispondere alle pressioni concorrenziali e alle forze di mercato allinterno dellUnione 3) La capacità di assumersi gli obblighi di tale appartenenza, inclusa ladesione agli obiettivi di ununione politica, economica e monetaria

23 Lallargamento dellUE ai Paesi dellEuropa Centrale e Orientale: quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE? Il Consiglio europeo di Lussemburgo del 1997 approvò le decisioni della Commissione secondo la quale la Repubblica Ceca, la Polonia, lEstonia, Cipro, la Slovenia e lUngheria costituivano i paesi più vicini al soddisfacimento dei criteri e dunque erano pronti ad iniziare i negoziati di adesione In occasione del Consiglio europeo di Helsinki del 1999, sono stati ammessi ai negoziati di adesione la Bulgaria, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Romania e la Slovacchia La Repubblica Ceca, la Polonia, la Lettonia, lEstonia, la Lituania, la Slovenia, lUngheria e la Slovacchia sono entrate a far parte dellUE il 1° maggio 2004

24 Lallargamento dellUE ai Paesi dellEuropa Centrale e Orientale: quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE? Quali riflessioni ha suscitato e suscita tuttora il binomio allargamento dellUE ad est/uguaglianza di genere? 1) Le tematiche legate alluguaglianza di genere non hanno ricevuto unadeguata considerazione nel corso del processo di allargamento nonostante le numerose dichiarazioni da parte delle istituzioni comunitarie 2) Unattenzione maggiore avrebbe dovuto essere posta sul difficile status che aveva segnato le donne dei PECO durante il regime socialista nonché sulla lacerazione che questo subirà con lavvento della transizione politica ed economica

25 Lallargamento dellUE ai Paesi dellEuropa Centrale e Orientale: quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE? Spesso ignorata ad ovest della cortina di ferro, la condizione femminile nei regimi socialisti è stata caratterizzata da marcate contraddizioni 1) se da un lato si affermarono avanzate disposizioni di politica sociale allo scopo di aiutare le donne a conciliare il loro duplice ruolo di madri e lavoratrici 2) dallaltro le donne erano vittime di una forte segregazione professionale nei settori economici con salari bassi e poche responsabilità. 3) Analogamente, la presenza delle donne nelle istituzioni politiche, assicurata da un sistema di quote, si concentrava a livello locale ma era inesistente nei rami più elevati, come la direzione del partito.

26 Lallargamento dellUE ai Paesi dellEuropa Centrale e Orientale: quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE? Con il crollo del comunismo, si assiste ad un totale rifiuto dei modelli imposti dal regime nonché allemergere di un forte nazionalismo che condurrà, non a caso, allaffermazione di un sistema patriarcale, estremamente discriminatorio verso le donne. Nella fase iniziale della transizione sono le donne stesse a sostenere questo ritorno ai valori tradizionali, rallegrandosi di potersi finalmente dedicare al focolare domestico, situazione percepita da sempre come un lusso riservato alle donne occidentali. Tutto ciò non può destare sorpresa in quanto in questi paesi il linguaggio della parità era stato profondamente macchiato, discreditato dalla sua associazione con i provvedimenti degli stati socialisti e solo in seguito al continuo deterioramento della condizione femminile, le donne prenderanno coscienza della necessità di contrastare le discriminazioni esistenti nei loro confronti.

27 Lallargamento dellUE ai Paesi dellEuropa Centrale e Orientale: quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE? Avendo scosso le politiche sociali, la transizione ha eliminato, in primo luogo, quei provvedimenti basilari dellemancipazione e dellindipendenza delle donne, ponendole ai margini della vita lavorativa La fine dello Stato- provvidenza ha condotto alla eliminazione di quei sistemi di protezione e di aiuti sociali alle donne e alle famiglie che, divenuti preoccupazione delle imprese private, sono stati sacrificati in nome della massima riduzione dei costi Il contesto nel quale si colloca il cammino dei Paesi dellEuropa Centrale ed Orientale (PECO) verso lUnione europea si presenta, dunque, particolarmente deteriorato per quanto concerne il rispetto delluguaglianza di genere, tematica che costituisce nondimeno parte integrante dei criteri di Copenhagen

28 Lallargamento dellUE ai Paesi dellEuropa Centrale e Orientale: quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE? Il successo dellallargamento in questo settore è stato invece limitato al corretto recepimento delle direttive comunitarie in materia di pari opportunità In tal senso, lesecutivo comunitario aveva messo in luce, fin dalle prime fasi del processo, come la corretta trasposizione dell acquis communautaire negli ordinamenti nazionali dei PECO rappresentasse una conditio sine qua non per ladesione Il successo dellallargamento è stato dunque legato soprattutto al riconoscimento negli ordinamenti giuridici dei PECO di quei principi consacrati nelle direttive ma che, comè noto, non ne assicura il concreto rispetto. Infatti anche nei paesi più virtuosi – ovvero quelli che hanno recepito lacquis con tempi e modalità lodevoli – le donne continuano ad essere vittime di forti discriminazioni Lapprovazione di una norma si differenzia ampiamente dalla sua reale applicazione che non rappresenta un fattore esclusivamente giuridico ma attiene piuttosto al continuo sviluppo di una cultura della parità nelle istituzioni e nella società

29 Lallargamento dellUE ai Paesi dellEuropa Centrale e Orientale: quali sfide alla futura politica di pari opportunità della UE? Entrare a far parte dellUE non significa solo accettare le sue politiche ma significa soprattutto condividere i valori sui quali queste si fondano, nella prospettiva di un continuo approfondimento In tal senso, proprio nellambito delle pari opportunità, latteggiamento del ha alimentato non pochi interrogativi circa il futuro di questa politica, mettendo in luce come, lungo liter di preadesione, unazione più globale e più incisiva degli attori comunitari avrebbe forse contribuito ad accrescere una maggiore consapevolezza di genere in quei paesi dove laffermazione dei diritti di uguaglianza si presentava particolarmente difficile In tal senso, proprio nellambito delle pari opportunità, latteggiamento del GOVERNO POLACCO ha alimentato non pochi interrogativi circa il futuro di questa politica, mettendo in luce come, lungo liter di preadesione, unazione più globale e più incisiva degli attori comunitari avrebbe forse contribuito ad accrescere una maggiore consapevolezza di genere in quei paesi dove laffermazione dei diritti di uguaglianza si presentava particolarmente difficile

30 In Polonia, in seguito alle elezioni del 1997, il nuovo governo 1) 1) Eliminerà il Piano dAzione Nazionale sulle donne che recepiva gli impegni presi dalla Polonia alla Conferenza di Pechino 2) 2) Abolirà le questioni di genere dal mandato del Plenipotenziario per le donne e la famiglia 3) 3) Attuerà un forte disimpegno nei confronti del programma sulla violenza domestica finanziato dalle Nazioni Unite 4) 4) Chiuderà il Forum consultivo delle ONG che aveva il compito di valutare le implicazioni di genere in tutte le politiche del governo 5) 5) In occasione della sessione straordinaria dellAssemblea Generale delle Nazioni Unite Femmes 2000: légalité des genres, développement et paix pour le XXIème siècle (New-York, 2000), la Polonia si è unita ad altri paesi cattolici e musulmani contro il dibattito su diritti sessuali delle donne, in particolare quelli concernenti la contraccezione, laborto, lomosessualità e leducazione sessuale delle ragazze, seguendo un atteggiamento del tutto inconciliabile con la politica seguita dalle NU e dalla UE in questo settore

31 Conclusioni Il processo di costruzione europea ha senza dubbio contribuito allaffermazione dei diritti delle donne lingresso dei nuovi paesi nellUnione europea, con il loro bagaglio di esperienze e di tradizioni, potrebbe arricchire anche i vecchi Stati membri ed è auspicabile, dunque, che questo processo di reciproca amalgama tra i risultati raggiunti nei diversi paesi possa condurre ad una nuova focalizzazione del problema in Europa e imprimere un fresco e promettente slancio verso una società che rifiuti qualsiasi forma di discriminazione e di esclusione sociale. Lallargamento dellUE ai PECO pone non pochi interrogativi circa il futuro della politica di pari opportunità. Nonostante ciò, lingresso dei nuovi paesi nellUnione europea, con il loro bagaglio di esperienze e di tradizioni, potrebbe arricchire anche i vecchi Stati membri ed è auspicabile, dunque, che questo processo di reciproca amalgama tra i risultati raggiunti nei diversi paesi possa condurre ad una nuova focalizzazione del problema in Europa e imprimere un fresco e promettente slancio verso una società che rifiuti qualsiasi forma di discriminazione e di esclusione sociale.


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