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Dipartimento di Scienze Umane e della Formazione UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ

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Presentazione sul tema: "Dipartimento di Scienze Umane e della Formazione UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ"— Transcript della presentazione:

1 Dipartimento di Scienze Umane e della Formazione UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Piazza G. Ermini, 1 I Perugia Prof. Stefano Federici Corso di Psicologia generale Corso di Psicologia generale – Introduzione alla Psicologia Evoluzionistica 1. Come funziona la mente 2. Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. Levoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata

2 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 2 Come funziona la mente?

3 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 3 Symons: Empirismo ed innatismo Le 2 concezioni della natura umana Le 2 concezioni della natura umana Empirista il cervello è costituito esclusivamente da un numero limitato di meccanismi dominio-generali, non specializzati; Empirista il cervello è costituito esclusivamente da un numero limitato di meccanismi dominio-generali, non specializzati; Innatista il cervello è costituito da numerosi meccanismi dominio-specifici, specializzati. Innatista il cervello è costituito da numerosi meccanismi dominio-specifici, specializzati. Il cervello ha numerose e diverse funzioni; ossia, esso è stato modellato dalla selezione naturale per risolvere un gran numero di problemi distinti.Il cervello ha numerose e diverse funzioni; ossia, esso è stato modellato dalla selezione naturale per risolvere un gran numero di problemi distinti.

4 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 4 Teorie computazionali e biologia evoluzionistica I meccanismi empiristi I meccanismi empiristi La premessa fondamentale di questo modello è che larchitettura della mente umana scaturita dallevoluzione sia caratterizzata da processi indipendenti dal dominio, di numero limitato, con finalità generali, prive di contenuto o dominio- generali. La premessa fondamentale di questo modello è che larchitettura della mente umana scaturita dallevoluzione sia caratterizzata da processi indipendenti dal dominio, di numero limitato, con finalità generali, prive di contenuto o dominio- generali. apprendimentoapprendimento induzioneinduzione imitazioneimitazione ragionamentoragionamento capacità culturalicapacità culturali

5 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 5 I meccanismi empiristi tutto fare Unarchitettura che contenga solo meccanismi indipendenti dal contesto deve riuscire nel compito di sopravvivere e riprodursi applicando la medesima procedura a qualsiasi problema adattativo. Ma non esiste alcun criterio dominio-generale relativo al successo o al fallimento in relazione alle finalità adattative Ma non esiste alcun criterio dominio-generale relativo al successo o al fallimento in relazione alle finalità adattative ad esempio ciò che vale come un buon partner sessuale ha poco in comune con un buon pasto o un buon fratello.ad esempio ciò che vale come un buon partner sessuale ha poco in comune con un buon pasto o un buon fratello.

6 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 6 Conoscenza dominio-specifica vs. meccanismo generale 1/2 Premack riporta il lavoro di Robert Sayfarh sul cercopiteco: Il dominio del problema è Il dominio del problema è il predatore,il predatore, le categorie sono le categorie sono i rapaci, i leopardi e i serpenti,i rapaci, i leopardi e i serpenti, in presenza dei quali esso invia 3 differenti richiami.in presenza dei quali esso invia 3 differenti richiami. Il piccolo cercopiteco apprende la struttura di questo dominio, cioè può imparare le categorie? Il piccolo cercopiteco apprende la struttura di questo dominio, cioè può imparare le categorie? No, esso già possiede le categorie: ciò che semmai impara è come definire in modo dettagliato i membri delle categorie.No, esso già possiede le categorie: ciò che semmai impara è come definire in modo dettagliato i membri delle categorie.

7 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 7 Conoscenza dominio-specifica vs. meccanismo generale 2/2 Ad esempio Ad esempio un giovane cercopiteco può erroneamente emettere il richiamo per i rapaci in risposta al falco (che somiglia al vero predatore), il richiamo per il serpente in risposta a serpenti inoffensivi e il richiamo del leopardo in risposta ad altri animali di terra che non rappresentano un pericolo. Esso corregge questi errori, imparando a limitare il richiamo allanimale giusto allinterno di ciascuna categoria e a rispondere più velocemente. un giovane cercopiteco può erroneamente emettere il richiamo per i rapaci in risposta al falco (che somiglia al vero predatore), il richiamo per il serpente in risposta a serpenti inoffensivi e il richiamo del leopardo in risposta ad altri animali di terra che non rappresentano un pericolo. Esso corregge questi errori, imparando a limitare il richiamo allanimale giusto allinterno di ciascuna categoria e a rispondere più velocemente. Tuttavia, anche quando il cercopiteco emette il suo primo richiamo non confonde tra loro le categorie, ad esempio non invia il richiamo per il serpente a un uccello ecc. Tuttavia, anche quando il cercopiteco emette il suo primo richiamo non confonde tra loro le categorie, ad esempio non invia il richiamo per il serpente a un uccello ecc. I cercopitechi non apprendono la struttura dello spazio del problema. Essi nascono già con la struttura. Le teorie associazionista, comportamentista e connessionista sono pertanto inadeguate.

8 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 8 I meccanismi innati dominio- specifici: i risolutori di problemi I sottosistemi dominio-specifici sono i domini rispetto ai quali va definito il successo negli effetti del comportamento. Ad esempio il problema embrione-tossine è risolto da un insieme di meccanismi funzionalmente specializzati che modificano la soglia del normale meccanismo di avversione al cibo nella madre (Profet, 1992). Ad esempio il problema embrione-tossine è risolto da un insieme di meccanismi funzionalmente specializzati che modificano la soglia del normale meccanismo di avversione al cibo nella madre (Profet, 1992). Essi la abbassano quando il rischio per lembrione è massimo - provocando avversione al cibo, nausea e vomito nelle prime fasi della gravidanza – e la innalzano quando lassunzione di calorie diventa una priorità. In conseguenza di ciò la madre, nella fase in cui lembrione ne sarebbe minacciato, rifiuta cibi che normalmente troverebbe appetibili: in tal modo, risponde adattativamente a una correlazione ontogeneticamente invisibile.Essi la abbassano quando il rischio per lembrione è massimo - provocando avversione al cibo, nausea e vomito nelle prime fasi della gravidanza – e la innalzano quando lassunzione di calorie diventa una priorità. In conseguenza di ciò la madre, nella fase in cui lembrione ne sarebbe minacciato, rifiuta cibi che normalmente troverebbe appetibili: in tal modo, risponde adattativamente a una correlazione ontogeneticamente invisibile.

9 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 9 La teoria evolutiva1/2 La teoria evolutiva ha elaborato il concetto secondo cui noi siamo lesito di una collezione di adattamenti, di meccanismi cerebrali che ci consentono specifiche operazioni. Il modo in cui il cervello affronta nuovi problemi è assai complesso: molti sistemi cerebrali, probabilmente, contribuiscono allespressione di una singola funzione. molti sistemi cerebrali, probabilmente, contribuiscono allespressione di una singola funzione.

10 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 10 La teoria evolutiva2/2 Se una mutazione casuale – che si verifica quando la dinamica della crescita subisce modificazioni – aumenta il successo riproduttivo, allora è molto probabile che essa venga ereditata dalle generazioni successive. Ad esempio, un occhio rudimentale permette a un organismo di vedere ben poco e ciò lo costringe a unesplorazione continua del mondo che lo circonda. Se una mutazione migliora locchio rudimentale, lorganismo vedrà meglio, si comporterà in modo più efficiente e pertanto sopravviverà più a lungo. Ad esempio, un occhio rudimentale permette a un organismo di vedere ben poco e ciò lo costringe a unesplorazione continua del mondo che lo circonda. Se una mutazione migliora locchio rudimentale, lorganismo vedrà meglio, si comporterà in modo più efficiente e pertanto sopravviverà più a lungo. I meccanismi cerebrali si sono evoluti attraverso mutazioni casuali per far fronte a nuove esigenze e operare in modo tale da accrescere il successo riproduttivo.

11 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 11 La prospettiva evoluzionistica e la modularità della mente In che modo il cervello dà vita alla mente La prospettiva evolutiva sostenuta dai neuroscienziati e psicologi cognitivi muove dalla considerazione che la vita mentale riflette le azioni di molti dispositivi nervosi, forse da decine a migliaia, installati nel nostro cervello sin dalla nascita. La prospettiva evolutiva sostenuta dai neuroscienziati e psicologi cognitivi muove dalla considerazione che la vita mentale riflette le azioni di molti dispositivi nervosi, forse da decine a migliaia, installati nel nostro cervello sin dalla nascita. Questi dispositivi compiono per noi operazioni cruciali, dal guidarci quando camminiamo o respiriamo allaiutarci quando formuliamo sillogismi. Si tratta di dispositivi nervosi di ogni genere e forma, e tutti ingegnosi.Questi dispositivi compiono per noi operazioni cruciali, dal guidarci quando camminiamo o respiriamo allaiutarci quando formuliamo sillogismi. Si tratta di dispositivi nervosi di ogni genere e forma, e tutti ingegnosi. La maggior parte di questi dispositivi svolgono il proprio lavoro prima che noi ne siamo consapevoli. La maggior parte di questi dispositivi svolgono il proprio lavoro prima che noi ne siamo consapevoli.

12 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 12 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza

13 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 13 Prove neuropsicologiche II neuropsicologo, che studia gli effetti delle lesioni cerebrali sul comportamento, osserva pazienti con lesioni focali, che possono derivare da ictus, tumori, ferite da proiettili o da qualsiasi altro tipo di trauma. Un paziente con lesioni del genere può manifestare un disordine specifico quale lincapacità di vedere i volti diritti. Un paziente con lesioni del genere può manifestare un disordine specifico quale lincapacità di vedere i volti diritti. Il neuropsicologo è in grado di studiare anche pazienti che, pur presentando lesioni cerebrali estese, manifestano un disordine sorprendentemente specifico, ad esempio lincapacità di pronunciare i nomi. Il neuropsicologo è in grado di studiare anche pazienti che, pur presentando lesioni cerebrali estese, manifestano un disordine sorprendentemente specifico, ad esempio lincapacità di pronunciare i nomi.

14 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 14 Ciò che non impariamo ma che sappiamo Alla nascita, il bambino è già dotato di circuiti neurali in grado di elaborare informazioni che gli consentono di essere perfettamente funzionale. Il bambino non impara la trigonometria, ma la sa; non impara a distinguere una figura dallo sfondo, ma sa farlo; non ha bisogno di imparare, ma sa che, quando un oggetto ne colpisce un altro, lo sposterà. Il bambino non impara la trigonometria, ma la sa; non impara a distinguere una figura dallo sfondo, ma sa farlo; non ha bisogno di imparare, ma sa che, quando un oggetto ne colpisce un altro, lo sposterà. Persino i meccanismi che ci aiutano a fondare le conoscenze sulle relazioni sociali possono avere origine da leggi percettive di cui il cervello è dotato sin dalla nascita. Persino i meccanismi che ci aiutano a fondare le conoscenze sulle relazioni sociali possono avere origine da leggi percettive di cui il cervello è dotato sin dalla nascita. Infatti, la trasmissione della cultura, prerogativa dellessere umano, può aver luogo grazie alla nostra particolare capacità di imitare.Infatti, la trasmissione della cultura, prerogativa dellessere umano, può aver luogo grazie alla nostra particolare capacità di imitare.

15 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 15 Il legame di causalità nei neonati La causalità La causalità La capacità di cogliere un legame di causalità è basato su un sistema di conoscenza innato, dominio- specifico, che guida alla conoscenza della realtà ogni essere umano fin dalla sua prima infanzia. La capacità di cogliere un legame di causalità è basato su un sistema di conoscenza innato, dominio- specifico, che guida alla conoscenza della realtà ogni essere umano fin dalla sua prima infanzia.

16 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 16 Il metodo della durata di fissazione visiva Alcuni psicologi dello sviluppo hanno messo a punto una procedura sperimentale che osserva la durata di fissazione visiva di un neonato quando è attratto da alcune immagini che gli vengono proiettate su uno schermo. Non potendo far ricorso a dichiarazioni verbali in bambini di pochi mesi, questi studiosi hanno utilizzato una procedura che si è avvalsa della curiosità e attenzione visiva del bambino rivolta ad alcuni eventi, quando questi manifestano trasgressioni di regole fisiche: Non potendo far ricorso a dichiarazioni verbali in bambini di pochi mesi, questi studiosi hanno utilizzato una procedura che si è avvalsa della curiosità e attenzione visiva del bambino rivolta ad alcuni eventi, quando questi manifestano trasgressioni di regole fisiche: quanto più le immagini di un filmato riproducono fenomeni attesi, ovverosia rispettosi di leggi fisiche, tanto più è manifesto un effetto di abituazione che spinge il neonato a rivolgere lo sguardo altrove, distraendosi;quanto più le immagini di un filmato riproducono fenomeni attesi, ovverosia rispettosi di leggi fisiche, tanto più è manifesto un effetto di abituazione che spinge il neonato a rivolgere lo sguardo altrove, distraendosi; diversamente, tanto più le immagini presentano eventi inattesi, che trasgrediscono leggi fisiche, il bambino, incuriosito, continua a fissare levento inatteso.diversamente, tanto più le immagini presentano eventi inattesi, che trasgrediscono leggi fisiche, il bambino, incuriosito, continua a fissare levento inatteso.

17 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 17 Leffetto di spostamento di un oggetto causato da un altro in movimento Tra i 3 e i 6 mesi, i bambini sono in grado di inferire conoscenze sul moto degli oggetti. I bambini tendono a distrarsi quando gli si mostra che un oggetto a in movimento urtando un altro oggetto b ne provoca il movimento; ma sono attratti dalla violazione di questa legge, quando cioè gli è mostrato che loggetto b prende a muoversi anche quando loggetto a si ferma poco prima di urtare loggetto b. I bambini tendono a distrarsi quando gli si mostra che un oggetto a in movimento urtando un altro oggetto b ne provoca il movimento; ma sono attratti dalla violazione di questa legge, quando cioè gli è mostrato che loggetto b prende a muoversi anche quando loggetto a si ferma poco prima di urtare loggetto b. Tuttavia, quando gli oggetti inanimati sono sostituiti con figure umane, i bambini non sono più sorpresi nel vedere che loggetto b prende a muoversi anche se la figura umana non ha urtato loggetto, non ritenendo questa una violazione della legge. Tuttavia, quando gli oggetti inanimati sono sostituiti con figure umane, i bambini non sono più sorpresi nel vedere che loggetto b prende a muoversi anche se la figura umana non ha urtato loggetto, non ritenendo questa una violazione della legge. I bambini già a pochissimi mesi, conoscono che le relazioni causa-effetto che governano gli esseri umani sono governate da leggi diverse da quelle fisiche.

18 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 18 La teoria della mente Le competenze sociali Le competenze sociali sono quelle attraverso le quali siamo in grado di comprendere le intenzioni comunicative altrui, riconoscerne gli stati emotivi e le loro cause. sono quelle attraverso le quali siamo in grado di comprendere le intenzioni comunicative altrui, riconoscerne gli stati emotivi e le loro cause. La teoria della mente La teoria della mente è attribuita dagli psicologi cognitivisti ad un altro sistema di rappresentazione specializzato, già presente in bambini di poco più di un anno, e che trova la sua maturità cognitiva intorno ai quattro anni indipendentemente dalleducazione ricevuta e dalla cultura di appartenenza. è attribuita dagli psicologi cognitivisti ad un altro sistema di rappresentazione specializzato, già presente in bambini di poco più di un anno, e che trova la sua maturità cognitiva intorno ai quattro anni indipendentemente dalleducazione ricevuta e dalla cultura di appartenenza.

19 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 19 Il rivelatore di intenzionalità (Baron-Cohen) Il rivelatore di intenzionalità Il rivelatore di intenzionalità «Quando il poliziotto grida Mollala!, il ladro non rimane in uno stato di atroce dubbio circa lambiguità del termine la. Piuttosto, il ladro formula rapidamente la presupposizione che il poliziotto intende (cioè intende che il ladro capisca) che il termine la si debba riferire alla pistola nella mano del ladro. E, a un livello ancora più implicito, il ladro rapidamente presuppone che il poliziotto intende che il ladro riconosca la sua intenzione di usare il termine in quel modo. Nel decodificare il discorso figurato (come per esempio lironia, il sarcasmo, la metafora o lo humour), la lettura della mente è ancora più essenziale» (Baron-Cohen). «Quando il poliziotto grida Mollala!, il ladro non rimane in uno stato di atroce dubbio circa lambiguità del termine la. Piuttosto, il ladro formula rapidamente la presupposizione che il poliziotto intende (cioè intende che il ladro capisca) che il termine la si debba riferire alla pistola nella mano del ladro. E, a un livello ancora più implicito, il ladro rapidamente presuppone che il poliziotto intende che il ladro riconosca la sua intenzione di usare il termine in quel modo. Nel decodificare il discorso figurato (come per esempio lironia, il sarcasmo, la metafora o lo humour), la lettura della mente è ancora più essenziale» (Baron-Cohen).

20 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 20 Lo scimpanzé e il bambino 1/6 Winthrop & Luella Kellogg, (1933). The Ape and the Child: A Study of Environmental Influence Upon Early Behavior. New York: Whittlesey House. Winthrop, professore di psicologia allUniversità dellIndiana, nel 1927 ideò un esperimento: pensò di allevare una scimmia antropomorfa in un ambiente umano. Winthrop, professore di psicologia allUniversità dellIndiana, nel 1927 ideò un esperimento: pensò di allevare una scimmia antropomorfa in un ambiente umano. Con la collaborazione della moglie Luella, avrebbe fatto crescere insieme un bambino e uno scimpanzé, trattandoli entrambi come esseri umani, per vedere se lo scimpanzé allevato in quelle condizioni avrebbe sviluppato capacità umane.Con la collaborazione della moglie Luella, avrebbe fatto crescere insieme un bambino e uno scimpanzé, trattandoli entrambi come esseri umani, per vedere se lo scimpanzé allevato in quelle condizioni avrebbe sviluppato capacità umane.

21 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 21 Lo scimpanzé e il bambino 2/6 Donald aveva 10 mesi e Gua 7½ quando venne ad abitare con i Kellogg nel1931. Fin dallinizio, venne trattata come un bambino. La vestirono e le misero le calzature rigide che i bambini portavano in quellepoca. Non era tenuta in gabbia, né legata. Le venne insegnato a usare il vasino. Le spazzolavano i denti. Le venivano dati gli stessi cibi di Donald e aveva i medesimi orari per il sonno e il bagnetto. Fin dallinizio, venne trattata come un bambino. La vestirono e le misero le calzature rigide che i bambini portavano in quellepoca. Non era tenuta in gabbia, né legata. Le venne insegnato a usare il vasino. Le spazzolavano i denti. Le venivano dati gli stessi cibi di Donald e aveva i medesimi orari per il sonno e il bagnetto. A prescindere dalla diversità di temperamento rivelata dalle fotografie, i due erano straordinariamente ben accoppiati. A prescindere dalla diversità di temperamento rivelata dalle fotografie, i due erano straordinariamente ben accoppiati.

22 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 22 Lo scimpanzé e il bambino 3/6 Nellinfanzia, gli scimpanzé si sviluppano più rapidamente degli esseri umani, ma Donald aveva due mesi e mezzo di più, e questo contribuiva a bilanciare la situazione. Giocavano insieme come fratelli, inseguendosi intorno ai mobili, fra risse e risate. Se uno piangeva, laltro cercava di consolarlo accarezzandolo o abbracciandolo; se Gua si alzava dal sonnellino prima di Donald «era difficile tenerla lontana dalla porta della sua camera». Se uno piangeva, laltro cercava di consolarlo accarezzandolo o abbracciandolo; se Gua si alzava dal sonnellino prima di Donald «era difficile tenerla lontana dalla porta della sua camera».

23 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 23 Lo scimpanzé e il bambino 4/6 Gua era più divertente di Donald. Quando i Kellogg le facevano il solletico o le facevano fare le capriole, rideva come un bambino. Se cercavano di farle fare a Donald, questi si metteva a piangere. Quando i Kellogg le facevano il solletico o le facevano fare le capriole, rideva come un bambino. Se cercavano di farle fare a Donald, questi si metteva a piangere. Gua era più affettuosa (esprimeva il suo affetto con baci e abbracci) e più disponibile. Gua era più affettuosa (esprimeva il suo affetto con baci e abbracci) e più disponibile. Mentre la vestivano, la scimmia ma non il bambino, infilava le braccia nelle maniche e chinava la testa per farsi annodare il bavaglino. Se commetteva una marachella e veniva rimproverata, emetteva delle grida lamentose e si buttava nelle braccia di chi la rimproverava offrendo un «bacio di riconciliazione» e mandando un sospiro di sollievo quando le veniva permesso di darlo.

24 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 24 Lo scimpanzé e il bambino 5/6 Spesso Gua era più svelta del flemmatico Donald nellimparare ad assolvere i compiti imposti dalla vita civile, era più pronta a obbedire agli ordini impartiti a voce, a imparare a mangiare con il cucchiaio, e a far capire quando aveva bisogno del vasino. Cera, tuttavia, un campo in cui il bambino era chiaramente superiore: Donald era un miglior imitatore. «Infatti, il più delle volte era Gua la più intraprendente, o il leader quando si trattava di inventare un nuovo giocattolo o un nuovo gioco, mentre il bambino era più portato ad adattarsi al ruolo di imitatore o seguace.» «Infatti, il più delle volte era Gua la più intraprendente, o il leader quando si trattava di inventare un nuovo giocattolo o un nuovo gioco, mentre il bambino era più portato ad adattarsi al ruolo di imitatore o seguace.» Così Donald imparò da Gua la deplorevole abitudine di mordicchiare il muro. Imparò anche un certo numero di espressioni del linguaggio degli scimpanzé, il «latrato del cibo», per esempio. Così Donald imparò da Gua la deplorevole abitudine di mordicchiare il muro. Imparò anche un certo numero di espressioni del linguaggio degli scimpanzé, il «latrato del cibo», per esempio. A diciannove mesi, il bambino americano medio è in grado di pronunciare più di cinquanta parole e comincia a metterle insieme per formare delle frasi. A diciannove mesi, Donald riusciva a dire in inglese soltanto tre parole. A questo punto lesperimento venne interrotto e Gua fu rimandata allo zoo. A questo punto lesperimento venne interrotto e Gua fu rimandata allo zoo.

25 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 25 Lo scimpanzé e il bambino 6/6 I Kellogg avevano cercato di educare una scimmia a diventare un essere umano. Era risultato, invece, che Gua stava educando un bambino a diventare una scimmia. Lesperimento ci fornisce maggiori informazioni sulla natura umana che su quella degli scimpanzé. Lesperimento ci fornisce maggiori informazioni sulla natura umana che su quella degli scimpanzé. Se Gua non fosse stata rimandata allo zoo, Donald avrebbe imparato a parlare linglese? Sì, certamente. Se Gua non fosse stata rimandata allo zoo, Donald avrebbe imparato a parlare linglese? Sì, certamente. Come i bambini i cui genitori sono immigrati da poco in un paese straniero o sono totalmente sordi. Questi bambini non parlano la lingua del paese daccoglienza a casa: lhanno imparato fuori di casa.Come i bambini i cui genitori sono immigrati da poco in un paese straniero o sono totalmente sordi. Questi bambini non parlano la lingua del paese daccoglienza a casa: lhanno imparato fuori di casa. La stessa cosa sarebbe successa a Donald. Se non avesse imparato linglese per poter comunicare con i genitori, lavrebbe imparato con gli altri bambini del quartiere. Quando il suo mondo sociale si fosse esteso a includere altri compagni di giochi oltre a Gua, avrebbe scoperto che fuori di casa nessuno parla lo scimpanzese. La stessa cosa sarebbe successa a Donald. Se non avesse imparato linglese per poter comunicare con i genitori, lavrebbe imparato con gli altri bambini del quartiere. Quando il suo mondo sociale si fosse esteso a includere altri compagni di giochi oltre a Gua, avrebbe scoperto che fuori di casa nessuno parla lo scimpanzese.

26 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Luso di gesticolare quando si parla Luso di gesticolare quando si parla è culturalmente determinato o è innato? 26

27 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Luso di gesticolare quando si parla1/5 Iverson & Goldin-Meadow (1998) Why people gesture when they speak Is this behaviour learned from watching others move their hands when talking? Individuals who are blind from birth never see such gestures and so have no model for gesturing. But here we show that congenitally blind speakers gesture despite their lack of a visual model, even when they speak to a blind listener. Individuals who are blind from birth never see such gestures and so have no model for gesturing. But here we show that congenitally blind speakers gesture despite their lack of a visual model, even when they speak to a blind listener. Gestures therefore require neither a model nor an observant partner. Gestures therefore require neither a model nor an observant partner. Gestures are produced by speakers from all cultural and linguistic backgrounds andGestures are produced by speakers from all cultural and linguistic backgrounds and emerge in young children even before the development of language.emerge in young children even before the development of language. The spontaneous hand movements that accompany speech are not random but convey to listeners information that can complement or even supplement the information relayed in speech.The spontaneous hand movements that accompany speech are not random but convey to listeners information that can complement or even supplement the information relayed in speech. 27

28 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Luso di gesticolare quando si parla1/5 We tested 2 possibilities that were not mutually exclusive We tested 2 possibilities that were not mutually exclusive 1. The first possibility is that: Speakers gesture simply because they see others gesture, and learn from this model to move their hands as they talk. We studied spontaneous communication in 12 congenitally blind children and adolescents, and in a comparison group of 12 sighted children and adolescents.We studied spontaneous communication in 12 congenitally blind children and adolescents, and in a comparison group of 12 sighted children and adolescents. We found that all 12 blind speakers gestured as they spoke, at a rate not reliably different from the sighted group, and conveyed the same information using the same range of gesture forms.We found that all 12 blind speakers gestured as they spoke, at a rate not reliably different from the sighted group, and conveyed the same information using the same range of gesture forms. 28

29 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Luso di gesticolare quando si parla3/5 2. The second possibility is that: Speakers gesture because they understand that gestures can convey useful information to the listener. To test this hypothesis, we examined whether speakers gestured even when talking to a listener known to be blind, and thus obviously unable to profit from information conveyed by gesture. To test this hypothesis, we examined whether speakers gestured even when talking to a listener known to be blind, and thus obviously unable to profit from information conveyed by gesture. We asked 4 additional children, each blind from birth, to participate in the same reasoning task. These subjects were told that the experimenter herself was blind.We asked 4 additional children, each blind from birth, to participate in the same reasoning task. These subjects were told that the experimenter herself was blind. Nevertheless, all of the blind speakers gestured, and did so at a rate not reliably different from that of sighted-with-sighted or sighted-with-blind pairings.Nevertheless, all of the blind speakers gestured, and did so at a rate not reliably different from that of sighted-with-sighted or sighted-with-blind pairings. The 4 blind speakers interacting with a blind experimenter were younger than the 12 blind speakers interacting with a sighted experimenter. We therefore compared them with a subset of the 12 matched for level of performance on the tasks, and again found no differences in gesture or word production.The 4 blind speakers interacting with a blind experimenter were younger than the 12 blind speakers interacting with a sighted experimenter. We therefore compared them with a subset of the 12 matched for level of performance on the tasks, and again found no differences in gesture or word production. Thus, blind speakers do not seem to gesture solely to convey information to the listener. Thus, blind speakers do not seem to gesture solely to convey information to the listener. 29

30 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Luso di gesticolare quando si parla4/5 Gesture does not depend on either a model or an observer, and thus appears to be integral to the speaking process itself. These findings leave open the possibility that the gestures that accompany speech may reflect, or even facilitate, the thinking that underlies speaking. These findings leave open the possibility that the gestures that accompany speech may reflect, or even facilitate, the thinking that underlies speaking. 30

31 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Figure Luso di gesticolare quando si parla5/5 Mean number of gestures and words produced per task by 12 sighted and 12 congenitally blind speakers interacting with a sighted experimenter, and 4 congenitally blind speakers interacting with a blind experimenter. There were no significant differences in either gesture or word production comparing blind with sighted speakers, or comparing blind speakers interacting with blind versus sighted experimenters for gestures, for words; both non-significant). 31

32 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Have babies a naïve morality? Bloom (2010) The Moral Life of Babies Bloom (2010) The Moral Life of Babies Why would anyone even entertain the thought of babies as moral beings? Why would anyone even entertain the thought of babies as moral beings? From Sigmund Freud to Jean Piaget to Lawrence Kohlberg, psychologists have long argued that we begin life as amoral animals. One important task of society, particularly of parents, is to turn babies into civilized beings social creatures who can experience empathy, guilt and shame; who can override selfish impulses in the name of higher principles.From Sigmund Freud to Jean Piaget to Lawrence Kohlberg, psychologists have long argued that we begin life as amoral animals. One important task of society, particularly of parents, is to turn babies into civilized beings social creatures who can experience empathy, guilt and shame; who can override selfish impulses in the name of higher principles. If children enter the world already equipped with moral notions, why is it that we have to work so hard to humanize them? If children enter the world already equipped with moral notions, why is it that we have to work so hard to humanize them? A growing body of evidence, though, suggests that humans do have a rudimentary moral sense from the very start of life. A growing body of evidence, though, suggests that humans do have a rudimentary moral sense from the very start of life. 32

33 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Omosessualità e le ipotesi genetiche1/2 Evidenze sui gemelli Evidenze sui gemelli Fratelli gemelli monozigoti dei soggetti omosessuali riportavano tassi di omosessualità altissimi (concordanza al 100%) rispetto ai fratelli gemelli dizigoti (concordanza nel 10% dei casi). Fratelli gemelli monozigoti dei soggetti omosessuali riportavano tassi di omosessualità altissimi (concordanza al 100%) rispetto ai fratelli gemelli dizigoti (concordanza nel 10% dei casi). Hamer (1993) e il gene gay Hamer (1993) e il gene gay A linkage between DNA markers on the X chromosome and male sexual orientation. A linkage between DNA markers on the X chromosome and male sexual orientation.linkage LXq28 potrebbe produrre una proteina che è direttamente coinvolta nella nascita e nella morte dei neuroni della regione cerebrale INAH-3LXq28 potrebbe produrre una proteina che è direttamente coinvolta nella nascita e nella morte dei neuroni della regione cerebrale INAH-3 33

34 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Lin Linkage analysis La linkage analysis negli uomini è basata su 2 principi fondamentali di genetica: 1. se un gene influenza un tratto, qualora due individui condividano il gene, essi condividono anche il tratto; 2. geni vicini su un cromosoma vengono ereditati generalmente insieme, quindi se due individui hanno lo stesso tratto dovrebbero avere anche la stessa sequenza di DNA che contiene il possibile gene che lo influenza. 34

35 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Omosessualità e le ipotesi genetiche2/2 Blanchard (1997; 2001) H-Y Antigen and Homosexuality in Men Blanchard (1997; 2001) H-Y Antigen and Homosexuality in Men In men, sexual orientation correlates with an individuals number of older brothers, each additional older brother increasing the odds of homosexuality by approximately 33%. In men, sexual orientation correlates with an individuals number of older brothers, each additional older brother increasing the odds of homosexuality by approximately 33%. It has been hypothesized that this fraternal birth order effect reflects the progressive immunization of some mothers to Y-linked minor histocompatibility antigens (H-Y antigens) by each succeeding male fetus and the concomitantly increasing effects of such maternal immunization on the future sexual orientation of each succeeding male fetus.It has been hypothesized that this fraternal birth order effect reflects the progressive immunization of some mothers to Y-linked minor histocompatibility antigens (H-Y antigens) by each succeeding male fetus and the concomitantly increasing effects of such maternal immunization on the future sexual orientation of each succeeding male fetus. Anti-H-Y antibodies produced by the mother pass through the placental barrier to the fetus and affect aspects of sexual differentiation in the fetal brain. Anti-H-Y antibodies produced by the mother pass through the placental barrier to the fetus and affect aspects of sexual differentiation in the fetal brain. This explanation is consistent with a variety of evidence, including the apparent irrelevance of older sisters to the sexual orientation of later born males, the probable involvement of H-Y antigen in the development of sex-typical traits, and the detrimental effects of immunization of female mice to H-Y antigen on the reproductive performance of subsequent male offspring.This explanation is consistent with a variety of evidence, including the apparent irrelevance of older sisters to the sexual orientation of later born males, the probable involvement of H-Y antigen in the development of sex-typical traits, and the detrimental effects of immunization of female mice to H-Y antigen on the reproductive performance of subsequent male offspring. 35

36 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Darwin e il paradosso dei geni omosex Lomosessualità maschile ha una componente parzialmente genetica (innata)? Paradosso: Come è possibile che caratteri o fattori genetici nel nostro DNA si diffondano se inducono un comportamento che può ridurre il successo riproduttivo (fitness)? (Camperio Ciani, 2004) Paradosso: Come è possibile che caratteri o fattori genetici nel nostro DNA si diffondano se inducono un comportamento che può ridurre il successo riproduttivo (fitness)? (Camperio Ciani, 2004) 36

37 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Lomosessualità e il successo riproduttivo1/2 Camperio Ciani et al (2004) Evidence for maternally inherited factors favouring male homosexuality and promoting female fecundity Camperio Ciani et al (2004) Evidence for maternally inherited factors favouring male homosexuality and promoting female fecundity «Nella linea materna dei soggetti gay, e solo in questa, le femmine, e solo quelle che potevano avere i fattori genetici dellorientamento gay, facevano in media un terzo di figli in più rispetto a tutte le altre donne del nostro campione». «Nella linea materna dei soggetti gay, e solo in questa, le femmine, e solo quelle che potevano avere i fattori genetici dellorientamento gay, facevano in media un terzo di figli in più rispetto a tutte le altre donne del nostro campione». 37

38 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Lomosessualità e il successo riproduttivo2/2 «Abbiamo capito perché in certe popolazioni le frequenze dei gay possono variare. Infatti nelle popolazioni dove tutte le donne hanno un elevato numero di figli, come in molte società tradizionali e primitive, la crescita della popolazione dipende solo dalla sopravvivenza dei figli, e i geni che influenzano lorientamento sessuale incidono poco sulla fecondità femminile, poiché tutte le donne, con o senza questi geni, si riproducono al massimo. Infatti nelle popolazioni dove tutte le donne hanno un elevato numero di figli, come in molte società tradizionali e primitive, la crescita della popolazione dipende solo dalla sopravvivenza dei figli, e i geni che influenzano lorientamento sessuale incidono poco sulla fecondità femminile, poiché tutte le donne, con o senza questi geni, si riproducono al massimo. Al contrario in quelle popolazioni in cui per motivi culturali si incentiva la riduzione della fecondità e si pratica la contraccezione, per esempio nellantica Roma, nellantica Grecia e nelle società occidentali contemporanee, i geni in questione possono fare la differenza: se chi possiede tali fattori genetici fa tre figli al posto di due (un terzo in più), ciò può portare in poche generazioni a una rapida diffusione di questi geni nella popolazione». Al contrario in quelle popolazioni in cui per motivi culturali si incentiva la riduzione della fecondità e si pratica la contraccezione, per esempio nellantica Roma, nellantica Grecia e nelle società occidentali contemporanee, i geni in questione possono fare la differenza: se chi possiede tali fattori genetici fa tre figli al posto di due (un terzo in più), ciò può portare in poche generazioni a una rapida diffusione di questi geni nella popolazione». 38

39 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 39 Levoluzione della mente

40 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale La semplicità dellidea Darwiniana «Lunica cosa che dice la psicologia evoluzionistica è che la mente umana è il prodotto di milioni di anni di evoluzione. Troppo semplice!» Lidea semplice, ma tuttaltro che banale, è che la mente umana, e non solo il cervello, sia in larga misura il prodotto del processo evoluzionistico che ha caratterizzato la storia del genere Homo a partire dalla sua comparsa. Lidea semplice, ma tuttaltro che banale, è che la mente umana, e non solo il cervello, sia in larga misura il prodotto del processo evoluzionistico che ha caratterizzato la storia del genere Homo a partire dalla sua comparsa. 40

41 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Gli assunti di base della psicologia evoluzionistica (PE): lipotesi centrale Lipotesi centrale Lipotesi centrale è possibile migliorare le conoscenze sulla mente umana comprendendo i processi che nel corso della filogenesi ne hanno modellato larchitettura. è possibile migliorare le conoscenze sulla mente umana comprendendo i processi che nel corso della filogenesi ne hanno modellato larchitettura. Obiettivo principale Obiettivo principale è individuare questi meccanismi, chiamati anche adattamenti psicologici. è individuare questi meccanismi, chiamati anche adattamenti psicologici. Esempi di problemi adattativi che i nostri antenati ancestrali hanno dovuto risolvere sono:Esempi di problemi adattativi che i nostri antenati ancestrali hanno dovuto risolvere sono: la scelta del partner sessuale, la scelta del partner sessuale, la comunicazione con gli altri membri del gruppo, la comunicazione con gli altri membri del gruppo, la capacità di trovare una figura di riferimento che dia aiuto in caso di pericolo, la capacità di trovare una figura di riferimento che dia aiuto in caso di pericolo, la capacità di comprendere gli stati mentali alla base del comportamento altrui. la capacità di comprendere gli stati mentali alla base del comportamento altrui. 41

42 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Gli assunti di base della PE: universalità e variabilità della mente umana La natura universale della mente La natura universale della mente È da ricercarsi nellinsieme dei meccanismi psicologici che costituiscono la nostra architettura cognitiva. È da ricercarsi nellinsieme dei meccanismi psicologici che costituiscono la nostra architettura cognitiva. Alla base delle infinite manifestazioni della mente è possibile riconoscere lopera di un numero finito di meccanismi psicologici che sono patrimonio comune di tutti gli individui della nostra specie. Alla base delle infinite manifestazioni della mente è possibile riconoscere lopera di un numero finito di meccanismi psicologici che sono patrimonio comune di tutti gli individui della nostra specie. La variabilità delle manifestazioni della mente La variabilità delle manifestazioni della mente La natura universale della mente non sottovaluta linfinita variabilità di manifestazioni comportamentali e culturali di cui è capace luomo; significa piuttosto sottolineare come. La natura universale della mente non sottovaluta linfinita variabilità di manifestazioni comportamentali e culturali di cui è capace luomo; significa piuttosto sottolineare come. I meccanismi psicologici non impongono schemi di attuazione rigidi e preordinati, ma a seconda del contesto culturale e ambientale permettono allo sviluppo individuale di percorrere certe strade piuttosto che altre.I meccanismi psicologici non impongono schemi di attuazione rigidi e preordinati, ma a seconda del contesto culturale e ambientale permettono allo sviluppo individuale di percorrere certe strade piuttosto che altre. 42

43 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Dalla sociobiologia alla PE La sociobiologia La sociobiologia Corrente della biologia nata a partire dalla seconda metà degli anni 70, che ha come obiettivo quello di spiegare il comportamento sociale alla luce della teoria darwiniana della selezione naturale. Corrente della biologia nata a partire dalla seconda metà degli anni 70, che ha come obiettivo quello di spiegare il comportamento sociale alla luce della teoria darwiniana della selezione naturale. La prima definizione ufficiale risale al 1975, ed è contenuta nell'opera Sociobiologia: La Nuova Sintesi, di E.O. Wilson: Lo studio sistematico delle basi biologiche di ogni forma di comportamento sociale.La prima definizione ufficiale risale al 1975, ed è contenuta nell'opera Sociobiologia: La Nuova Sintesi, di E.O. Wilson: Lo studio sistematico delle basi biologiche di ogni forma di comportamento sociale.E.O. WilsonE.O. Wilson Richard Lewontin e Stephen Jay Gould criticano il ruolo centrale giocato dai geni sul comportamento umano e sulla variazione dei tratti quali laggressività, spiegati dalla variazione biologica delle persone e non necessariamente come prodotto dellambiente sociale. Richard Lewontin e Stephen Jay Gould criticano il ruolo centrale giocato dai geni sul comportamento umano e sulla variazione dei tratti quali laggressività, spiegati dalla variazione biologica delle persone e non necessariamente come prodotto dellambiente sociale. Richard LewontinStephen Jay Gouldgeni Richard LewontinStephen Jay Gouldgeni Tuttavia, molti sociobiologisti sostengono una relazione complessa tra natura ed educazione.Tuttavia, molti sociobiologisti sostengono una relazione complessa tra natura ed educazione. natura ed educazione natura ed educazione John Tooby (antropologo) e Leda Cosmides (psicologa) hanno lanciato la evolutionary psychology come una branca della sociobiologia resa meno controversa dallaver evitato questioni della umana biodiversità. John Tooby (antropologo) e Leda Cosmides (psicologa) hanno lanciato la evolutionary psychology come una branca della sociobiologia resa meno controversa dallaver evitato questioni della umana biodiversità. John ToobyLeda Cosmidesevolutionary psychology John ToobyLeda Cosmidesevolutionary psychology 43

44 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale La sociobiologia e la PE: due differenti discipline PE e sociobiologia: due differenti discipline PE e sociobiologia: due differenti discipline La più significativa differenza tra le due sta nella diversa applicazione dei principi della selezione naturale. La più significativa differenza tra le due sta nella diversa applicazione dei principi della selezione naturale. SociobiologiSociobiologi Il comportamento umano attualmente dispiegato dagli individui della nostra specie è il prodotto diretto della selezione naturale. Il comportamento umano attualmente dispiegato dagli individui della nostra specie è il prodotto diretto della selezione naturale. Psicologi evoluzionistiPsicologi evoluzionisti Il comportamento umano non è stato direttamente modellato dalla selezione naturale, ma è il prodotto dellinterazione di miriadi di meccanismi psicologici. Il comportamento umano non è stato direttamente modellato dalla selezione naturale, ma è il prodotto dellinterazione di miriadi di meccanismi psicologici. Lassunto di base della psicologia evoluzionistica Lassunto di base della psicologia evoluzionistica I meccanismi psicologici sono lanello di congiunzione tra la biologia e il comportamento che è considerato come il prodotto dellinterazione di questi adattamenti con lambiente (Tooby e Cosmides, 1992)*.I meccanismi psicologici sono lanello di congiunzione tra la biologia e il comportamento che è considerato come il prodotto dellinterazione di questi adattamenti con lambiente (Tooby e Cosmides, 1992)*. 44

45 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale La psicologia evoluzionistica e il rifiuto della diatriba natura/cultura La psicologia evoluzionistica rifiuta la dicotomia tra natura/cultura La psicologia evoluzionistica rifiuta la dicotomia tra natura/cultura Ponendo laccento sui meccanismi psicologici che mediano la dimensione biologica con quella del comportamento manifesto. Ponendo laccento sui meccanismi psicologici che mediano la dimensione biologica con quella del comportamento manifesto. È invece importante individuare gli elementi costitutivi dellarchitettura cognitiva umana e fornirne una spiegazione funzionale. È invece importante individuare gli elementi costitutivi dellarchitettura cognitiva umana e fornirne una spiegazione funzionale. Va oltre la considerazione che il patrimonio innato e quello appreso sono dimensioni ontogenetiche reciprocamente irriducibili e non si limita a ribadire la generica posizione secondo la quale, poiché nessuna forma di comportamento può emergere dal nulla, una qualche base biologica capace di influire sullo sviluppo individuale ci deve pur essere. Va oltre la considerazione che il patrimonio innato e quello appreso sono dimensioni ontogenetiche reciprocamente irriducibili e non si limita a ribadire la generica posizione secondo la quale, poiché nessuna forma di comportamento può emergere dal nulla, una qualche base biologica capace di influire sullo sviluppo individuale ci deve pur essere. Focalizza il proprio interesse sulle complesse relazioni causali esistenti tra le pressioni selettive e i meccanismi psicologici e tra questi e il comportamento. Focalizza il proprio interesse sulle complesse relazioni causali esistenti tra le pressioni selettive e i meccanismi psicologici e tra questi e il comportamento. 45

46 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale La cultura e la mente innata 46

47 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 40 anni di dominanza del modello comportamentista From the 1920s until the mid-1960s, behaviorism, in one guise or another, was the dominant paradigm among psychologists, apart from those in the Freudian tradition. Behaviorists, like the empiricist philosophers who inspired them, were disinclined to explain much of anything by appeal to innate properties of the mind. Behaviorists, like the empiricist philosophers who inspired them, were disinclined to explain much of anything by appeal to innate properties of the mind. The reason is not that behaviorists did not believe in minds, nor was it the case that behaviorists denied that the mind has any innate properties.The reason is not that behaviorists did not believe in minds, nor was it the case that behaviorists denied that the mind has any innate properties. 47

48 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale La mente che sa poco e non vincola e non vincola lapprendimento So for behaviorists, as for other empiricists, the minds innate mechanisms impose few constraints on what is learned, and contribute little or no content to the output of the learning process. What is learned depends entirely on the environment to which the learner is exposed. What is learned depends entirely on the environment to which the learner is exposed. The innate mechanisms of the mind contribute nothing of substance to family patterns, social relationships, language, norms, religions, decorative and artistic activities, technological traditions, or other paradigmatic elements of culture. family patterns, social relationships, language, norms, religions, decorative and artistic activities, technological traditions, or other paradigmatic elements of culture. 48

49 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale LAntropologia del 20° sec. e lenfasi ambientale Franz Boas ( ), one of the founders of anthropology in USA Franz Boas ( ), one of the founders of anthropology in USA Took a strong stand against the nativist (or hereditarian) – and blatantly racist – views that loomed large in the work of nineteenth century social Darwinists. Took a strong stand against the nativist (or hereditarian) – and blatantly racist – views that loomed large in the work of nineteenth century social Darwinists. It was the environment, particularly the cultural environment, rather than biology or psychology, that determined the patterns of behavior that differed across groups and societies.It was the environment, particularly the cultural environment, rather than biology or psychology, that determined the patterns of behavior that differed across groups and societies. In 1925, Boas sent his young student, Margaret Mead, to Samoa, where she spent nine months studying adolescence and sexual awakening among Samoan youth. In 1925, Boas sent his young student, Margaret Mead, to Samoa, where she spent nine months studying adolescence and sexual awakening among Samoan youth. 49

50 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Lassoluta malleabilità della natura umana secondo Mead Margaret Mead (1901–1978) American cultural anthropologist produced the book Coming of Age in Samoa (1928) quickly became (and probably still is) the most widely read anthropological study ever published. In it, Mead describes adolescence in Samoa as a time of carefree, guilt-free, and delightful sexual experimentation, facilitated by an easy-going social environment that is dramatically different from the one familiar to her readers in America and Europe. In it, Mead describes adolescence in Samoa as a time of carefree, guilt-free, and delightful sexual experimentation, facilitated by an easy-going social environment that is dramatically different from the one familiar to her readers in America and Europe. As Derek Freeman (1916–2001, New Zealand anthropologist best known for his work in attempting to refute the claims of Margaret Mead in her study of Samoan society), Mead insisted that the Samoans had no conviction of sin, regarded lovemaking as the pastime par excellence, [and] made a fine art of sex. Samoan society, she reported, works very smoothly as it is based on the general assumption that sex is play, permissible in all hetero- and homosexual expressions, with any sort of variation as an artistic addition. The assumption that sex is play provides a cultural atmosphere in which frigidity and psychic impotence do not occur and in which a satisfactory sex adjustment in marriage can always be established. (Freeman, 1983, pp. 91–2) no conviction of sin, regarded lovemaking as the pastime par excellence, [and] made a fine art of sex. Samoan society, she reported, works very smoothly as it is based on the general assumption that sex is play, permissible in all hetero- and homosexual expressions, with any sort of variation as an artistic addition. The assumption that sex is play provides a cultural atmosphere in which frigidity and psychic impotence do not occur and in which a satisfactory sex adjustment in marriage can always be established. (Freeman, 1983, pp. 91–2) 50

51 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Il modello Standard delle Scienze Sociali The empiricist psychological theses that the mind is malleable and that its contents are determined by experience fit very comfortably with the anthropological theses, urged by Boas and Mead, that cultures differ dramatically in fundamental ways and that everything interesting about societies can be explained by the local cultural environment. The ideas in this package are the central components of what John Tooby and Leda Cosmides (1992) have called the Standard Social Science Model. In the years after World War II, because of the role that nativist theories about the mind and cultures had played in propaganda designed to justify Nazi racist and eugenic policies, the cluster of views making up the standard social science model came to have considerable moral authority. In the years after World War II, because of the role that nativist theories about the mind and cultures had played in propaganda designed to justify Nazi racist and eugenic policies, the cluster of views making up the standard social science model came to have considerable moral authority. Nativism is not merely false, it is evil! 51

52 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Il processo di superamento dello standard social science model Dal 1960 in poi tre nodi della storia sono centrali per comprendere il processo di superamento dello standard social science model. 1. La rivoluzione cognitivista e il declino del comportamentismo; 2. Un rinnovato interesse verso linnatismo nelle teorie della mente; 3. La sviluppo della sociobiologia. 52

53 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 1° nodo: La rivoluzione cognitivista e il superamento del comportamentismo 53

54 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 1° nodo: La rivoluzione cognitivista e il superamento del comportamentismo On cognitivist accounts, which were inspired by the metaphor of the mind as computer, minds contain large sets of representational states that are manipulated by one or more computational mechanisms. The job of the psychologist, or the cognitive scientist, is to discover the structure of these representations and the programs or algorithms that manipulate them. The job of the psychologist, or the cognitive scientist, is to discover the structure of these representations and the programs or algorithms that manipulate them. (Pinker, S. (2006). Tabula rasa. Perché non è vero che gli uomini nascono tutti uguali. Milano: Mondadori; Gardner, H. (1985). The Minds New Science. A History of the Cognitive Revolution. Basic Books)(Pinker, S. (2006). Tabula rasa. Perché non è vero che gli uomini nascono tutti uguali. Milano: Mondadori; Gardner, H. (1985). The Minds New Science. A History of the Cognitive Revolution. Basic Books) 54

55 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 2° nodo: Un rinnovato interesse verso linnatismo nelle teorie della mente 55

56 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 2° nodo: Un rinnovato interesse verso linnatismo nelle teorie della mente1/3 Noam Chomsky (USA, 1928), beginning in the mid-1960s, made an increasingly impressive case that the structure of natural languages was simply too rich to be acquired by an empiricist learning mechanism on the basis of the evidence available to the child. Given the poverty of the stimulus the only plausible explanation for the linguistic knowledge that the child acquires is that a very substantial portion of that knowledge is innate. Given the poverty of the stimulus the only plausible explanation for the linguistic knowledge that the child acquires is that a very substantial portion of that knowledge is innate. Since any normal child can learn any natural language, the innate knowledge, which Chomsky called universal grammar (UG), must be present in all normal humans and manifest in all natural languages. (continua)Since any normal child can learn any natural language, the innate knowledge, which Chomsky called universal grammar (UG), must be present in all normal humans and manifest in all natural languages. (continua) 56

57 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 2° nodo: Un rinnovato interesse verso linnatismo nelle teorie della mente2/3 How, then, are we to account for the obvious fact that unrelated languages seem very different from one another? (3 ideas) 1. While all natural languages manifest the features specified in UG, those features are not obvious to casual inspection. Discovering the crosslinguistic regularities of UG, like discovering the regularities captured by Newtons laws or by just about any other sophisticated science, requires careful study of the phenomena aided by a theory that tells you what to observe or measure.Discovering the crosslinguistic regularities of UG, like discovering the regularities captured by Newtons laws or by just about any other sophisticated science, requires careful study of the phenomena aided by a theory that tells you what to observe or measure. 2. Some of the regularities are disjunctive. There are, for example, many logically possible ways in which a language might order the components of sentences that linguists call heads and complements. But almost all of the worlds languages exhibit one of two patterns. So the regularity here is that heads and complements are ordered in one or the other of these ways.There are, for example, many logically possible ways in which a language might order the components of sentences that linguists call heads and complements. But almost all of the worlds languages exhibit one of two patterns. So the regularity here is that heads and complements are ordered in one or the other of these ways. In order to determine which pattern prevails in the language that surrounds her, a child must, of course, be exposed to that language. But all she needs is a bit of information that will serve as a cue or trigger enabling her to adopt either pattern A or pattern B. She need not figure out all the complexities of those two patterns, since they are innately specified.In order to determine which pattern prevails in the language that surrounds her, a child must, of course, be exposed to that language. But all she needs is a bit of information that will serve as a cue or trigger enabling her to adopt either pattern A or pattern B. She need not figure out all the complexities of those two patterns, since they are innately specified. 57

58 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 2° nodo: Un rinnovato interesse verso linnatismo nelle teorie della mente3/3 3. The psychological mechanisms underlying language processing and the those underlying language acquisition are special purpose, innate devices that are built to do those jobs and nothing else. Chomsky often uses the term language organ to stress the analogies between the mental system underlying language processing and familiar biological organs like kidneys or the eyes. Chomsky often uses the term language organ to stress the analogies between the mental system underlying language processing and familiar biological organs like kidneys or the eyes. Jerry Fodor (1983) published a very influential book in which he proposed the term module for mental mechanisms like the language organ, and went on to offer a detailed characterization of the features of modules. Central among them was that modules: Jerry Fodor (1983) published a very influential book in which he proposed the term module for mental mechanisms like the language organ, and went on to offer a detailed characterization of the features of modules. Central among them was that modules: 1.contain a substantial body of information relevant to the task they were designed to accomplish, where this information is inaccessible to other components of the mind, and 2.do their work while utilizing only that proprietary body of information, encapsulated from all other information held elsewhere in the mind. 58

59 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia 59

60 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia1/4 The emergence of sociobiology and the critique of the standard social science model, which had its beginnings in the research tradition of ethology stemming from the work of Konrad Lorenz (Austrian, 1903–1989) and Niko Tinbergen (1907–1988). This tradition provided an empirically grounded alternative to behaviorism. Important aspects of animal behavior were seen to be the product of innate mechanisms that were evolutionary adaptations. This tradition provided an empirically grounded alternative to behaviorism. Important aspects of animal behavior were seen to be the product of innate mechanisms that were evolutionary adaptations. However, from Darwins time onward, evolutionary theorists had found certain social behaviors in animals to be very difficult to explain in terms of adaptations. Perhaps most puzzling were altruistic behaviors that threatened the survival or reproductive prospects of the animal exhibiting the behavior while increasing the likelihood that some other animal would survive and reproduce. How could animals disposed to behave like that evolve? (continua)However, from Darwins time onward, evolutionary theorists had found certain social behaviors in animals to be very difficult to explain in terms of adaptations. Perhaps most puzzling were altruistic behaviors that threatened the survival or reproductive prospects of the animal exhibiting the behavior while increasing the likelihood that some other animal would survive and reproduce. How could animals disposed to behave like that evolve? (continua) 60

61 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia2/4 The altruistic behaviors and the sociobiology The altruistic behaviors and the sociobiology Starting in the mid-1960s, a group of biologists that included George Williams, W. D. Hamilton, John Maynard Smith, Robert Trivers, and Richard Dawkins began to make major advances in answering that question. Starting in the mid-1960s, a group of biologists that included George Williams, W. D. Hamilton, John Maynard Smith, Robert Trivers, and Richard Dawkins began to make major advances in answering that question. One crucial idea, proposed by Williams and Hamilton and popularized by Dawkins in his book The Selfish Gene (1976), was that we should not focus on the number of offspring an organism produces but rather on the number of copies of its genes that are passed on to the next generation. One crucial idea, proposed by Williams and Hamilton and popularized by Dawkins in his book The Selfish Gene (1976), was that we should not focus on the number of offspring an organism produces but rather on the number of copies of its genes that are passed on to the next generation. That made it clear how a gene that made altruistic behavior more likely could spread through a population, provided that the recipients of the altruism were kin who carried a copy of the gene.That made it clear how a gene that made altruistic behavior more likely could spread through a population, provided that the recipients of the altruism were kin who carried a copy of the gene. Theories invoking reciprocal altruism, parental investment, sexual selection, and the idea of an evolutionarily stable strategy yielded plausible accounts of how other behavioral dispositions might evolve.Theories invoking reciprocal altruism, parental investment, sexual selection, and the idea of an evolutionarily stable strategy yielded plausible accounts of how other behavioral dispositions might evolve. 61

62 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia3/4 E. O. Wilson (1975) Sociobiology: The New Synthesis, (Harvard biologist, USA 1929) a massive survey of the literature on animal social behavior and of attempts to explain how this behavior might have evolved. In the last chapter of that book, Wilson turned his attention to humans. He offered hypotheses aimed at explaining how a variety of human social behaviors and cultural phenomena might have evolved, including religion, ritual, artistic activity, male dominance, and warfare. In the last chapter of that book, Wilson turned his attention to humans. He offered hypotheses aimed at explaining how a variety of human social behaviors and cultural phenomena might have evolved, including religion, ritual, artistic activity, male dominance, and warfare. This was, of course, a clear challenge to the standard social science model, since if Wilsons explanations were correct, then the behaviors in question must, to some extent at least, be influenced by genes, and those genes must have been favored by natural selection. This was, of course, a clear challenge to the standard social science model, since if Wilsons explanations were correct, then the behaviors in question must, to some extent at least, be influenced by genes, and those genes must have been favored by natural selection. The reaction was fast and furious: public talks by Wilson and other sociobiologists were often met with organized and aggressive heckling.The reaction was fast and furious: public talks by Wilson and other sociobiologists were often met with organized and aggressive heckling. 62

63 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale 3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia4/4 The advent of the evolutionary psychology The advent of the evolutionary psychology While sociobiology and the closely allied field of human behavioral ecology pose a clear challenge to the standard social science model, they do not speak directly to the topic that is the central focus of this book, the links between culture and the innate mind. While sociobiology and the closely allied field of human behavioral ecology pose a clear challenge to the standard social science model, they do not speak directly to the topic that is the central focus of this book, the links between culture and the innate mind. The reason they dont is that both sociobiology and human behavioral ecology are largely apsychological The reason they dont is that both sociobiology and human behavioral ecology are largely apsychological They dont say much about the mind at all. Rather, they focus on behavior. Their central concern is to explain how a given pattern of behavior evolved, and their usual strategy is to argue that that pattern of behavior is adaptive, that is, that it increases the chance that copies of the genes of organisms displaying the behavior will be present in subsequent generations.They dont say much about the mind at all. Rather, they focus on behavior. Their central concern is to explain how a given pattern of behavior evolved, and their usual strategy is to argue that that pattern of behavior is adaptive, that is, that it increases the chance that copies of the genes of organisms displaying the behavior will be present in subsequent generations. All of this changed with the advent of evolutionary psychology, where we find theories that attempt to explain cultural phenomena that clearly invoke features of the innate mind. All of this changed with the advent of evolutionary psychology, where we find theories that attempt to explain cultural phenomena that clearly invoke features of the innate mind. 63

64 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale La psicologia evoluzionista e il modello standard delle scienze sociali 64

65 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Evolutionary Psychologys Strategies for Explaining Culture While many thinkers have played a role in developing evolutionary psychology, the most influential figures have been the anthropologist John Tooby, the psychologist Leda Cosmides, and, more recently, the psychologist Steven Pinker. 65

66 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale The sociobiologys focus on behavior Evolutionary psychologists maintain that sociobiologys focus on behavior and its neglect of psychology are misguided. When genes influence behavior, they argue, they do so by building brains with a bevy (stuolo) of specialized mental modules. Behavior is the result of the interaction between these mental modules and the environment. When genes influence behavior, they argue, they do so by building brains with a bevy (stuolo) of specialized mental modules. Behavior is the result of the interaction between these mental modules and the environment. 66

67 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Lambiente di adattamento During the Pleistocene, when modern humans were evolving, natural selection shaped these mental modules to produce behavior that would be adaptive in the Pleistocene environment (1,8-0,01 million). But over the roughly 10,000 (Olocene/Recent) years since the invention of agriculture, the environment in which humans live has been radically altered by human activity. Thus it is a mistake to assume, as sociobiologists typically do, that the behavior of modern humans is generally adaptive, since it is produced by minds that were designed by natural selection to produce adaptive behavior in a very different environment. 67

68 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale I moduli mentali1/3 According to evolutionary psychologists, we should then hypothesize that for most of the adaptive problems, natural selection produced a mental module that was well designed to solve it in the Pleistocene environment, and that those modules persist largely unchanged in modern minds. The mental modules do not share all of the features of Fodors modules. The mental modules do not share all of the features of Fodors modules. 68

69 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale I moduli mentali 2/3 Tooby & Cosmides (1995). Foreword. In S. Baron- Cohen Mindblindness An Essay on Cambridge, MIT Press Tooby & Cosmides (1995). Foreword. In S. Baron- Cohen Mindblindness An Essay on Cambridge, MIT Press «Our cognitive architecture resembles a confederation of hundreds or thousands of functionally dedicated computers (often called modules) designed to solve adaptive problems endemic to our hunter-gatherer ancestors. Each of these devices has its own agenda and imposes its own exotic organization on different fragments of the world. There are specialized systems for grammar induction, for face recognition, for dead reckoning, for construing objects and for recognizing emotions from the face. There are mechanisms to detect animacy, eye direction, and cheating. There is a theory of mind module and a multitude of other elegant machines». «Our cognitive architecture resembles a confederation of hundreds or thousands of functionally dedicated computers (often called modules) designed to solve adaptive problems endemic to our hunter-gatherer ancestors. Each of these devices has its own agenda and imposes its own exotic organization on different fragments of the world. There are specialized systems for grammar induction, for face recognition, for dead reckoning, for construing objects and for recognizing emotions from the face. There are mechanisms to detect animacy, eye direction, and cheating. There is a theory of mind module and a multitude of other elegant machines». 69

70 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale I moduli mentali 3/3 Tooby & Cosmides (1997). Introduzione. In S. Baron-Cohen L'autismo e la lettura della mente (pp. 7-14). Astrolabio Tooby & Cosmides (1997). Introduzione. In S. Baron-Cohen L'autismo e la lettura della mente (pp. 7-14). Astrolabio «Anziché considerare il mondo come la forza che organizza la mente, oggi i ricercatori ritengono che sia la mente a imporre, ad un mondo infinitamente ed esteso, i propri preesistenti tipi di organizzazione, inventati dalla selezione naturale durante la storia evolutiva della specie per produrre risultati adattivi nellambiente naturale della specie stessa. In questa prospettiva, la nostra architettura cognitiva, rassomiglia a una confederazione di centinaia di migliaia di computer (spesso detti moduli), ognuno dei quali è addetto ad una funzione, designati a risolvere problemi endemici per i nostri progenitori cacciatori- raccoglitori. Ciascuno di questi dispositivi segue il proprio programma e impone dallesterno la propria organizzazione ai diversi segmenti del mondo. Ci sono meccanismi specializzati per linduzione grammaticale, per il riconoscimento del volto, per lorientamento, per la costruzione di oggetti, per il riconoscimento delle emozioni delle espressioni del viso. Ci sono meccanismi per rilevare lanimizzazione, la direzione dello sguardo e linganno. Cè un modulo della teoria della mente e moltissimi altri eleganti meccanismi». «Anziché considerare il mondo come la forza che organizza la mente, oggi i ricercatori ritengono che sia la mente a imporre, ad un mondo infinitamente ed esteso, i propri preesistenti tipi di organizzazione, inventati dalla selezione naturale durante la storia evolutiva della specie per produrre risultati adattivi nellambiente naturale della specie stessa. In questa prospettiva, la nostra architettura cognitiva, rassomiglia a una confederazione di centinaia di migliaia di computer (spesso detti moduli), ognuno dei quali è addetto ad una funzione, designati a risolvere problemi endemici per i nostri progenitori cacciatori- raccoglitori. Ciascuno di questi dispositivi segue il proprio programma e impone dallesterno la propria organizzazione ai diversi segmenti del mondo. Ci sono meccanismi specializzati per linduzione grammaticale, per il riconoscimento del volto, per lorientamento, per la costruzione di oggetti, per il riconoscimento delle emozioni delle espressioni del viso. Ci sono meccanismi per rilevare lanimizzazione, la direzione dello sguardo e linganno. Cè un modulo della teoria della mente e moltissimi altri eleganti meccanismi». 70

71 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Le 3 strategie alla base dei fenomeni culturali Evolutionary psychologists have actively explored 3 strategies for explaining cultural phenomena: metaculture (universals), metaculture (universals), evoked culture, and evoked culture, and use of culturally transmitted information use of culturally transmitted information by modules designed to exploit it. All 3 strategies are aimed at explaining aspects of culture that are clearly adaptive, or that were adaptive in ancestral environments. 71

72 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Gli universali umani1/2 While not denying that cultures vary in many ways, evolutionary psychologists also insist that there are many cultural universals – features all cultures share – though, like Chomskys linguistic universals, they are sometimes not obvious unless one has a theory that suggests where to look. Tooby and Cosmides sometimes describe these universals as constituting a single human metaculture Tooby and Cosmides sometimes describe these universals as constituting a single human metaculture 72

73 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale Gli universali umani2/2 Tooby & Cosmides (1992). The Psychological Foundation of culture. In Barkow, Cosmides, & Tooby (Eds.), The Adapted Mind (pp ). Oxford University Press Tooby & Cosmides (1992). The Psychological Foundation of culture. In Barkow, Cosmides, & Tooby (Eds.), The Adapted Mind (pp ). Oxford University Press «Anthropological orthodoxy to the contrary, human life is full of structure that recurs from culture to culture, just as the rest of the world is. (Or, if one prefers, there are innumerable frames of reference within which meaningful cross-cultural uniformities appear, and many of these statistical uniformities and structural regularities could potentially have been used to solve adaptive problems.) Such statistical and structural regularities concerning humans and human social life are an immensely and indefinitely large class (Brown, 1991): adults have children; humans have a species-typical body form; humans have characteristic emotions; humans move through a life history cued by observable body changes; humans come in two sexes; they eat food and are motivated to seek it when they lack it; humans are born and eventually die; they are related through sexual reproduction and through chains of descent; they turn their eyes toward objects and events that tend to be informative about adaptively consequential issues; they often compete, contend, or fight over limited social or subsistence resources; they express fear and avoidance of dangers; they preferentially associate with mates, children, and other kin; they create and maintain enduring, mutually beneficial individuated relationships with nonrelatives; they speak; they create and participate in coalitions; they desire, plan, deceive, love, gaze, envy, get ill, have sex, play, can be injured, are satiated; and on and on. Our immensely elaborate species- typical physiological and psychological architectures not only constitute regularities in themselves but they impose within and across cultures all kinds of regularities on human life, as do the common features of the environments we inhabit». «Anthropological orthodoxy to the contrary, human life is full of structure that recurs from culture to culture, just as the rest of the world is. (Or, if one prefers, there are innumerable frames of reference within which meaningful cross-cultural uniformities appear, and many of these statistical uniformities and structural regularities could potentially have been used to solve adaptive problems.) Such statistical and structural regularities concerning humans and human social life are an immensely and indefinitely large class (Brown, 1991): adults have children; humans have a species-typical body form; humans have characteristic emotions; humans move through a life history cued by observable body changes; humans come in two sexes; they eat food and are motivated to seek it when they lack it; humans are born and eventually die; they are related through sexual reproduction and through chains of descent; they turn their eyes toward objects and events that tend to be informative about adaptively consequential issues; they often compete, contend, or fight over limited social or subsistence resources; they express fear and avoidance of dangers; they preferentially associate with mates, children, and other kin; they create and maintain enduring, mutually beneficial individuated relationships with nonrelatives; they speak; they create and participate in coalitions; they desire, plan, deceive, love, gaze, envy, get ill, have sex, play, can be injured, are satiated; and on and on. Our immensely elaborate species- typical physiological and psychological architectures not only constitute regularities in themselves but they impose within and across cultures all kinds of regularities on human life, as do the common features of the environments we inhabit». 73

74 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA Stefano Federici Psicologo Professore di Psicologia generale La mente evoluta e le variazioni culturali Evolutionary psychologists invoke evolved modules to explain cultural variation in another way. Cultures are great sources of locally useful information. What plants are edible, what animals are dangerous, what paths are safe, all this and much more is conveyed from one individual to another. Cultures are great sources of locally useful information. What plants are edible, what animals are dangerous, what paths are safe, all this and much more is conveyed from one individual to another. When this culturally transmitted information is relevant to solving adaptive problems that were frequently encountered in the Pleistocene mental mechanisms may have evolved that seek it out and make use of it in predetermined ways. When this culturally transmitted information is relevant to solving adaptive problems that were frequently encountered in the Pleistocene mental mechanisms may have evolved that seek it out and make use of it in predetermined ways. As an example, Barrett (2005) has argued that children have an innate dangerous animal category embedded in a mental mechanism that leads them to seek out and retain information about local animal predators, and to have appropriate emotional and behavioral responses to such animals.As an example, Barrett (2005) has argued that children have an innate dangerous animal category embedded in a mental mechanism that leads them to seek out and retain information about local animal predators, and to have appropriate emotional and behavioral responses to such animals. 74


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