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Il rischio nella coppia Approccio metodologico e standardizzazione dei criteri operativi nella valutazione quantitativa e qualitativa del rischio nell.

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2 Il rischio nella coppia Approccio metodologico e standardizzazione dei criteri operativi nella valutazione quantitativa e qualitativa del rischio nell interazione psico-affettiva e relazionale della Coppia. Prof. Matteo Villanova Titolare di Metodologia Medico-Scientifica XI (Medicina legale e Deontologia) Prima Facoltà Medica dell Università di Roma La Sapienza e di Neuropatologia dell età evolutiva e Psicopatologia generale Università di Roma Tre

3 Il rapporto di coppia, primo fattore di rischio nella post-adolescenza femminile e maschile.

4 Individuazione precoce degli indicatori di rischio nella Prevenzione primaria della aggressività distruttiva nella Coppia sul Territorio (VILLANOVA M., 2005) Aree sensibili nella osservazione della Coppia -Sindrome difettuale di uno o entrambi i componenti della Coppia (maturità, Identità, proiezioni famigliari, esperienze precedenti, presenza di una psicopatologia o addiction latente o sopraggiunta). -Contesto a rischio (frattura comunicazionale con l environment circostante e difetto di formazione dei valori di appartenenza individuali). -Elementi sopraggiunti (eventi esistenziali negativi o positivi, modelli imitativi reali o mediatici, spinta procreazionale asimmetrica).

5 Prevenzione primaria Osservazione con capacità di riconoscimento ed isolamento dei fattori predittivi o indicatori di rischio (Paleo-patterns) mediante individuazione degli elementi considerati quid-novi, incidenti sul continuum socio- relazionale di un contesto umano.

6 Possibilità operativa di : -raccogliere dati a partire dalla prima segnalazione del disagio e successivamente con linstaurarsi del conflitto, passando attraverso il trauma, il danno, lo stigma e quindi l emersione dei corrispettivi patterns di rischio relativo ed assoluto quali fattori predisponenti, spesso concomitanti a fattori facilitanti.

7 Obbiettivi degli Operatori nella Prevenzione Primaria - ottimizzare il rendimento delle strutture socio-assistenziali; - contenere i costi giudiziari; - migliorare lefficacia di interventi strategici sul territorio; - risparmiare successivi interventi criminalistici e criminologici. - ricognizione, censimento, archiviazione di dati e situazioni riguardanti la storia naturale del disagio nelle varie tappe che la compongono.

8 Individuazione precoce da parte del primo individuatore o di altri Operatori di una… condotta-sintomo che attraverso fattori scatenanti può portare ad un possibile fatto-reato, con il conseguente enorme costo giudiziario per la Società.

9 I fattori di rischio della post-adolescenza sono quelli individuati per l'adolescenza con alcune tipicità. Nella fase della post- adolescenza, le vicende di rapporto con i genitori sono alle spalle ma hanno lasciato degli esiti in tutte le aree creando delle condizioni soggettive che potremmo chiamare di vulnerabilità, ovvero di fragilità, che possono o meno precipitare in veri e propri fattori di rischio e poi di malattia.

10 L'adolescente tipica che manifesta malessere nella post-adolescenza, denuncia una sofferenza a livello della sua vita di relazione e soprattutto a livello dei rapporti sentimentali. La vita di relazione non va bene, si soffre per maltrattamento, abbandono, indifferenza, ma anche per non sentire "l'amore". Ma tutto ciò crea un blocco della prassi, una fase di stallo: non si sa più cosa e come fare.

11 La situazione si accompagna ad una crisi personale con un peggioramento di tutte le aree della vita e soprattutto anche dello studio e del lavoro, prima considerate forti. La post- adolescente allora torna indietro ai rapporti familiari per cercare un rifugio.

12 Lo svincolo adolescenziale comunque avvenuto ha posto una ipoteca sul futuro " farò... domani per dimostrare che..." oppure "farò... per dare soddisfazione", "sarò… come o non come...E le prime affermazioni di sè che rischiano di fallire riguardano due campi in cui molto facilmente si sovrascrivono le aspettative degli adulti (genitori): la relazione affettiva (trovare una relazione così e così...) la realizzazione professionale (studio o lavoro, autonomia economica, così come... o diversamente da...).

13 I fattori di vulnerabilità. (da Reale E., 2003 Centro Prevenzione Salute Mentale Donna, Roma, modificato) Un progetto vincolato agli accadimenti adolescenziali, ed in particolare alle aspettative altrui che creano interferenze con un modo personale di sviluppare la progettualità, determinando il restringimento e la rinuncia a propri modi di vedere, di essere, di fare. Una percezione di sè parzialmente svalutata, in dipendenza di critiche subite, che costituisce una ferita da ricucire con le attestazioni di valore da parte di altre figure significative. E soprattutto una percezione di incompiutezza di significato personale che deve essere saturata con l'attribuzione di valore proveniente dall'esterno (gli altri in generale, ma il partner in particolare). Relazioni sociali poco sviluppate in adolescenza con la mancanza di esperienze di sostegno nel gruppo amicale. Fuga nella coppia e nei rapporti duali anche amicali di tipo esclusivo. Il giudizio degli altri diviso tra quello esterno più positivo e quello interno alla famiglia più negativo. All'interno della famiglia il giudizio del padre, qualunque sia il rapporto con la madre, è di preferenza più positivo di quello della madre. Tale giudizio risulta più positivo anche quando l'adolescente sia stata in conflitto con il padre per schierarsi con la madre: il padre cioè le ha riconosciuto forza e capacità di tenergli testa. Una modalità di relazione con l'altro, appresa nel rapporto con la coppia genitoriale, improntata allo scambio ineguale, al dare prestazioni, risorse, in attesa di avere significato per l'altro : io dò tutte le cure, tutta l'attenzione, tutta la dedizione, ecc. e mi aspetto "amore, valorizzazione, riconoscimento".

14 I fattori di rischio (da Reale E., 2003 Centro Prevenzione Salute Mentale Donna, Roma, modificato) I fattori di vulnerabilità divengono rischio di disagio psichico nella post-adolescente quando i tempi della realizzazione del progetto si allungano, oppure quando il progetto di realizzazione personale (affettivo/professionale/ sociale, ma più frequentemente affettivo) mostra possibilità di fallimento o fallisce. L'antefatto della crisi per tutte è allora un rapporto a due che viene percepito inizialmente come realizzazione personale e pertanto fatto oggetto di un investimento massiccio di energie e risorse, con disinvestimento delle altre aree (amicizie, lavoro, studio).

15 E' proprio l'investimento totalizzante nella relazione che apre la via alla predisposizione dei fattori di rischio: - il sovraccarico si realizza sia nell'eccesso di cure ed attenzioni dato al partner ed al rapporto di coppia, sia nella ricerca di modi appropriati di comportamento, funzionali al benessere ed alle esigenze dell'altro; - si tagliano le altre relazioni amicali, ed altri interessi non compresi nella coppia; si riduce la propria autonomia per non intralciare la relazione. - si dimensiona la percezione di sè sul giudizio dell'altro, cercando conferme nell'altro delle proprie positività;

16 Fattore scatenante (da Reale E., 2003 Centro Prevenzione Salute Mentale Donna, Roma, modificato) All'interno della relazione diviene fattore scatenante la mancata realizzazione del progetto di coppia, sia in rapporto ad un abbandono, sia in rapporto ad un cambiamento del partner nel corso del rapporto (partner che si mostra, diversamente dall'inizio, indifferente, maltrattante, giudicante, svalutante, ecc., fallimento della proggettualità procreazionale e della gratificazione genitoriale). Può essere fattore scatenante qualsiasi altro evento che all'interno di un progetto diverso (studio ad esempio) dia un segnale soggettivamente significativo di fallimento (cattivo voto, il non riuscire a sostenere gli esami, nell adolescente, gelosia, competizione, minacce esistenziali nell adulto, ecc.).

17 Epilogo (da Reale E., 2003 Centro Prevenzione Salute Mentale Donna, Roma, modificato) L'epilogo del percorso tra fattori di vulnerabilità, di rischio e scatenanti è il disagio psichico, ovvero la prospettiva che le persone hanno non tanto di aver fallito un obiettivo che quel fallimento coincide con il fallimento di sè, ovvero con la dimostrazione della personale pochezza, incapacità, inutilità, ecc. Tale fallimento che ha un significato molto ampio e tende a coincidere con la possibilità di esistenza della persona si presenta come non superabile, senza vie di uscita dal malessere che produce.

18 CONTINUA… La post-adolescente quando individua che un rapporto di coppia ha tutte quelle caratteristiche risarcitorie, compensative, di cui ritiene di aver bisogno, si spoglia in sequenza di una serie di "protezioni" individuali e sociali e cioè: dei propri interessi e motivazioni (per altre cose che non siano "la coppia"), delle relazioni di supporto amicali ( anche poche che siano); ma si spoglia anche dei propri modi di essere, adottandone altri che creeranno successivamente il tipico effetto di estraniazione: es.: non mi riconosco più e non mi riconoscono più, ero combattiva, sicura di me, ed ora non più, ecc., tutte espressioni che si ritrovano nel malessere psichico.

19 CONTINUA… Quando c'è l'abbandono od il fallimento dell'idea di un rapporto risarcitorio (che è tale perchè non deve dare non solo cose concrete, ma anche valore) la post-adolescente si trova nuda rispetto a se stessa, (non ha più interessi, amicizie, ma non ha più neanche il proprio stile comportamentale), in una parola si trova deprivata di energie e motivazioni (tutte messe dentro quel rapporto) anche di strumenti e risorse (rete amicale, interessi di studio di lavoro, ecc.) e in una percezione di perdita verticale di valore che sono alla base dell'impossibilità emotiva e concreta di ricominciare e potersi accorgere di strade alternative.

20 CONTINUA… - La persona percepisce una immodificabilità del suo stato di incapacità e dipendenza attribuendolo a fatti naturali, congeniti, storici stratificati. - La persona percepisce la insostituibilità della relazione di dipendenza: "se perdo questa relazione o se non sono amata nessun altro lo farà". - La persona si percepisce invece come sostituibile e svalutata, chiunque può fare le cose che fa lei. - La persona si sente pressata dall'interno a continuare negli atteggiamenti di sottoposizione, ( sensi di colpa e paura di perdere il rapporto) - La persona si sente pressata dall'esterno (minacce, ricatti) a mantenere gli atteggiamenti di sottoposizione all'altro, agli altri.

21 Effetti della relazione di dipendenza (da Reale E., 2003 Centro Prevenzione Salute Mentale Donna, Roma, modificato) La persona che ha subito una relazione di dipendenza presenta una organizzazione della vita quotidiana del tipo seguente: -sovraccarico di lavoro e responsabilità per conto di altri -attenzione a tutto ciò che è intorno e può interferire con il benessere dell'altro; -attività di prevenzione di quello che è disfunzionale al benessere dell'altro; -riduzione progressiva dei propri spazi ed interessi personali; -riduzione dei rapporti interpersonali se in contrasto con la relazione di dipendenza; -risposte progressive di svalorizzazione fino al maltrattamento su richieste sempre più pressanti di avere riconoscimenti; -stanchezza, perdita di interessi, sconforto, e disistima personale.

22 I FATTORI DI RISCHIO NELLA VITA DELLA DONNA (da Reale E., 2003 Centro Prevenzione Salute Mentale Donna, Roma, modificato) I fattori di rischio psico-sociali maggiormente riconosciuti sono più di uno e si riferiscono ad una condizione di vita che è comune a tutte le donne; dalla loro combinazione ed interazione dipende poi il se, il come, ed il quando la depressione si presenta nella vita della singola donna. -Lo stress ed il sovraccarico; che le ricerche sulla depressione generalmente hanno individuato nella condizione di donna coniugata con figli piccoli al di sotto dei 14 anni.-L'isolamento sociale, che le ricerche hanno generalmente individuato nella mancanza di relazioni di confidenza e di supporto, ed in particolare per le donne sposate nella mancanza di relazione di confidenza con il partner.-La mancanza di relazioni e supporti sociali.-La bassa auto-stima per la scarsità di riconoscimenti che le donne ricevono sia nel sociale che nella famiglia.

23 Gli indicatori generali della relazione di dipendenza patologica. (da Reale E., 2003 Centro Prevenzione Salute Mentale Donna, Roma, modificato) - La persona sente e poi verbalizza di fare tutto per gli altri, e di orientare i suoi bisogni e le sue scelte in dipendenza dei bisogni e delle scelte degli altri. - La persona si sente vincolata a fare queste cose dai modelli, dai giudizi, dalla paura di perdere la relazione o le relazioni affettive. - La paura di perdere le relazioni non è solo la paura di non essere più amati, ma la paura di rimanere soli ovvero senza una relazione che dia valore es enso alla propria vita. - La persona si rappresenta incapace a vivere da sola, o incapace in generale ad essere autonoma

24 CONTINUA… -La tendenza alla dipendenza ed alla passività, quale risultante dello stile comportamentale definito come "to care", del farsi carico cioè dei bisogni dell'altro, ascoltando e silenziando i propri bisogni, nella relazione di cura -Gli eventi di vita stressanti, che in misura maggiore colpiscono le donne e che fanno riferimento soprattutto alla relazione con l'uomo ed all'esercizio del potere maschile sono: la violenza ed il maltrattamento in famiglia, la violenza sessuale, le discriminazioni economico-sociali, ecc. -Gli eventi così detti di perdita affettiva (lutti, separazioni, abbandoni, ecc.) che riguardano figure significative della vita relazionale di una donna (un partner, un genitore). Tali eventi, al primo posto nella lista dei life events che generano depressioni anche gravi, a ben guardare non hanno solo o principalmente il carattere affettivo, ma implicano il più delle volte la perdita di supporti materiali, sociali, economici, essenziali alla sopravvivenza di una donna e dei suoi figli.

25 IL PRIMO FATTORE: LO STRESS DEL LAVORO DI CURA (da Reale E., 2003 Centro Prevenzione Salute Mentale Donna, Roma, modificato) Il carico familiare è il fattore di rischio specifico per le donne per due motivi: -si declina con le caratteristiche di un lavoro quantitativamente e qualitativamente stressante, con aspetti in sè contraddittori, di elevata responsabilità e bassa soddisfazione; -lo stress al lavoro si misura in molti modi e tutti questi modi li ritroviamo nel lavoro di cura svolto dalle donne in prevalenza; -il numero di compiti e responsabilità e la loro non equa suddivisione tra pari; -leccedenza dei compiti rispetto a capacità professionali o personali; -il numero di ore in straordinario o in eccedenza rispetto al lavoro regolare (8 ore);

26 CONTINUA… la non pianificazione dei turni; -la frequenza di turni disagevoli (notturni in particolare); -la mancanza di pause adeguate tra i turni ed allinterno dei turni; -la mancanza di strumenti adeguati di informazione (per il controllo del processo lavorativo e dei rischi connessi); -la mancanza di luoghi ed occasioni di socializzazione e scambio; -la mancanza di messa in sicurezza del luogo di lavoro (e degli strumenti del lavoro); -la mancanza di adeguati riconoscimenti economici e di carriera. -quanto sopra comprende l'attività di cura che si declina come cura degli altri (e la negazione della cura di sé).

27 Analisi del lavoro di cura familiare e dello stress lavorativo(per valutare la risposta e stile comportamentale che induce). (da Reale E., 2003 Centro Prevenzione Salute Mentale Donna, Roma, modificato) - Il lavoro di cura familiare come lavoro non condiviso impone il dovere di to care: la donna deve fronteggiare tutto e sempre, non può assentarsi, non può sottrarsi. Induce così lo sviluppo di sentimenti di indispensabilità, di onnipresenza; esso è assimilabile al modello di lavoro di un dirigente di azienda con compiti di direzione e coordinamento elevati ed accentrati. Il lavoro di cura, infatti:-si basa principalmente sullascolto dei bisogni dellaltro e sulla interpretazione del bisogno, silenziando i propri: la donna impara ad essere passiva ed a silenziare i propri bisogni.- si rivela come lavoro totalizzante e non consente o riduce la possibilità di altri spazi di realizzazione personale, la donna non impara a coltivare la dimensione del per sé;-è mirato alla soddisfazione dei bisogni altrui, creando con ciò vincoli di dipendenza: solo il gradimento dellaltro è segno delle mie capacità e del mio valore. Questa dipendenza si definisce come dipendenza dai fini e dai bisogni altrui, spesso solo del partner dominante.

28 -attraverso il meccanismo della dipendenza, espone maggiormente la donna alla violenza (soprattutto psicologica e ricattatoria) e soprattutto stimola le capacità di tolleranza alla stessa. Tutte queste caratteristiche fanno del lavoro di cura familiare un lavoro stressante atipico, perchè solo in esso e non in altri si richiede come normale esercizio non solo l'attivazione della " cura degli altri" ma anche la disattivazione della " cura di sè". Nel lavoro familiare così come oggi è concepito e praticato la donna non solo impara la cura degli altri, ma tende a disimparare la normale e naturale cura di sé; mette al centro i bisogni degli altri e accantona i propri (realizzazione sociale, di maternità, di scelte); comprime le proprie reazioni per dare spazio a quelle degli altri; si passivizza e comprime liniziativa personale per meglio ascoltare laltro; dipende dal giudizio dellaltro come segno degli obiettivi raggiunti, e come termine e soddisfazione del lavoro svolto; quando laltro (loggetto della cura) è violento (non solo fisicamente e materialmente), non si difende ma si colpevolizza pensando di aver sbagliato la propria funzione di cura, e pertanto è portata a tollerare anche la violenza attribuendosene la responsabilità.

29 Un rischio specifico per la depressione:la cura degli altri come rinuncia alla cura di sé. (da Reale E., 2003 Centro Prevenzione Salute Mentale Donna, Roma, modificato) -Fare per altri come fare per sè: sovrapporre e fondere gli interessi degli altri con i propri. -Attendere il giudizio degli altri per valutare il proprio operato: solo gli altri sono giudici del comportamento femminile rivolto alla soddisfazione dei loro bisogni; -Non riconoscere stanchezza e noia, essere sempre pronte a farsi carico di tutto. -Restringere i propri spazi, silenziare i propri bisogni, per non essere intralciatenell'ascolto e nell'attenzione ai bisogni altrui. -Sviluppare atteggiamenti e comportamenti confacenti alla cura degli altri ma negativi per la cura della propria salute. -Accogliere, attendere, tollerare, essere passive, controllare le reazioni aggressive, comprimere gli atteggiamenti di rabbia e di diniego; -Rimuovere e negare i sentimenti ostili ed i desideri di fuga e di evitamento, rimuovere linteresse ed il piacere personale. In definitiva quando il lavoro di cura, tipico delle attività familiari, è rivolto solo alla soddisfazione dei bisogni altrui (la cura degli altri) e non comprende la soddisfazione personale (la cura di sé) esso non solo costituisce un fattore di stress ma anche un potente fattore di rischio specifico per la depressione.

30 IL SECONDO FATTORE:LA VIOLENZA ED IL MALTRATTAMENTO IN FAMIGLIA (da Reale E., 2003 Centro Prevenzione Salute Mentale Donna, Roma, modificato) Il maltrattamento familiare è la causa che il codice penale individua come insieme di atti lesivi protratti nel tempo Il delitto di maltrattamenti in famiglia è costituito da una condotta abituale che si estrinseca in più atti lesivi realizzati in tempi successivi ma collegati da vincoli di abitualità e da una unica intenzione criminosa di ledere in modo sistematico l'integrità fisica ed il patrimonio morale della vittima ART. 570 C.P. "Nello schema dei delitti di maltrattamento in famiglia non entrano solo le percosse, le minacce e le ingiurie e le privazioni imposte alla vittima ma anche gli atti di scherno, di disprezzo di umiliazione, di vilipendio e di asservimento che cagionano durevole sofferenza morale" Esso nel 95% riguarda le donne come vittime e gli uomini ( partners o ex-partners) in veste di maltrattatori.

31 La violenza familiare è la più comune violenza contro le donne (da Reale E., 2003 Centro Prevenzione Salute Mentale Donna, Roma, modificato) Dalle indagini nazionali ed internazionali emerge che la violenza contro le donne è un fenomeno complesso; quando si parla di violenza contro le donne ci si riferisce a più tipi di violenza: dalla violenza sessuale (stupro, tentato stupro, molestie), alla violenza fisica, (botte, ferite, omicidio), a quella economica (privazione di fondi e risorse), alla violenza psicologica e verbale (minacce, ricatti, denigrazioni, svalutazioni).Le ricerche svolte negli ultimi anni mostrano che la violenza contro le donne è frequente. Nei paesi industrializzati, tra il 25 e il 30% delle donne subiscono, nel corso della loro vita adulta, violenze fisiche e/o sessuali da un partner o ex-partner; tra il 5% ed il 15% subiscono queste violenze nei 12 mesi precedenti la ricerca; la prevalenza delle violenze psicologiche è ancora più elevata. La violenza contro le donne ha come autori gli uomini ma nessuna ricerca finora ha rilevato specifici fattori come indicatori di rischio per quanto riguarda la tipologia del violento e del maltrattatore.Gli ambiti in cui più frequentemente di produce la violenza è quello familiare. A conferma di ciò le statistiche indicano l'ambito domestico e le relazioni di coppia con partner ed ex partners quelle maggiormente a rischio di violenza per le donne.

32 CONTINUA… La violenza familiare, agita prevalentemente all'interno di un rapporto di coppia, ha come caratteristica più comune la violenza verbale e psicologica (denigrazione, svalorizzazione) ma non solo, frequenti sono le botte, le minacce e l'imposizione del rapporto sessuale.Studi condotti in tutto il mondo indicano che le donne sono più a rischio di violenza nelle loro case.Rispetto alla violenza sessuale occasionale la violenza domestica è ripetuta e tende alla cronicità.Questa è la violenza meno riconosciuta dalla donna e dal contesto sociale. Si creano gravi problemi di salute a medio e lungo termine.

33 Il delitto passionale (da Vizzari P. C., 2003, in A.I.P.G., Roma) Lamore è un bellissimo fiore sullorlo di uno spaventoso precipizio (Stendhal) Secondo quanto rilevano le statistiche, i delitti passionali costituiscono la maggior parte dei crimini consumati in Italia. Non cè dubbio che i mass media abbiano un ruolo fondamentale nel focalizzare lattenzione dellopinione pubblica su questo fenomeno, ma, in effetti, sembra proprio che al loro interesse attuale corrisponda un incremento dei casi registrati. Il bilancio dellEurispes-Associazione Ex nei primi quattro mesi del 2003, mette il risalto che a finire nel sangue sono soprattutto i legami fra uomo e donna:

34 Coppie e delitto Gli omicidi che riguardano le coppie sono 34 su 54, 18 delitti su 34 riguardano coppie sposate; 4 coppie separate; 1 ex convivente; 2 amanti e fidanzati e 2ex amanti ed ex fidanzati, di cui 30 sono assassini e 4 assassine. Dai numeri risulta il matrimonio sia il tipo di relazione esposta al delitto. La sindrome conflitto-delitto si scatena soprattutto là dove albergano legami affettivi tra donne ed uomini e cioè nella coppia. Il quadro occupazionale e professionale degli autori dei delitti è risultato basso- medio con unalta presenza di disoccupati o occupati saltuari. Letà và dai 31 e 51 anni. Al primo posto, tra le cause e le motivazioni che spingono a compiere omicidi, lEurispes rileva la sofferenza mentale. (da Vizzari P.C., 2003, modificato).

35 La dimensione patologica dellamore (da Vizzari P.C., 2003, modificato). Dietro un terribile evento sempre una storia di coppia tempestosa, dove lomicidio non è altro che la tragica risoluzione di un rapporto di coppia patologico. Ogni alterazione patologica dei sentimenti può riflettersi sullamore frenandolo, soffocandolo, uccidendolo(Callieri B., 2002). Molte volte, perciò, queste forme patologiche damore disperato possono costituire una valida spiegazione per comportamenti aggressivi nei confronti della persona amata e la giustificazione di averla amata troppo, diventa la difesa più logica quando si arriva ad ucciderla. Una psicopatologia significativa può interferire con lo sviluppo di relazioni damore mature.

36 CONTINUA… Nellautore di delitto passionale sembra prevalere una personalità di tipo bordeline con il suo carico di scissione, insicurezza e di rabbia irrisolta che esplode nel momento in cui viene meno il dominio, il controllo, quando si allontana il suo irrinunciabile punto di riferimento, ossia la sua stessa vittima; senza di lei crollano le sue certezze e lui stesso è completamente perso(Cappiello, 2001, 54). Allinterno delle relazioni amorose, vi è spesso una violenza silenziosa, è una realtà segreta fatta di continue mortificazioni, di ricatti morali che crea un legame sottile con laggressore difficile da rompere o da accettare perché è normale, perché celate dal sacrificio amoroso che fà sentire in colpa. Questo bisogno di fondersi completamente con lamato rappresenta, probabilmente, un tentativo che tali persone mettono in atto, per cercare di superare un vissuto dinadeguatezza personale. In unottica psicodinamica questo ha origini nellinfanzia, in particolare nel rapporto che ognuno di noi ha vissuto con i propri genitori (la madre in particolare).

37 Lerotomania (da Vizzari P.C., 2003, modificato). Lerotomania è stata identificata dal DSM-IV-TR, come un quadro delirante costituito dalla convinzione di essere amato da un individuo di sesso opposto, solitamente di rango più elevato. Tale delirio fu spiegato inizialmente da Esquirol De Clerembault, questultimo puntualizzò come dal postulato di base (la convinzione di essere amati) sarebbe derivato da tutta una serie di convinzioni secondarie e di comportamenti collegati, articolati in tre fasi successive: la fase della speranza, la fase del dispetto e la fase del rancore.

38 Il tradimento e la vendetta (da Vizzari P.C., 2003, modificato). -Tra i moventi che inducono ad uccidere per amore, la vendetta per ragione donore non è da trascurare. -In tali circostanze, infatti, si parla di reati rivendicatori piuttosto che crimini passionali, in quanto, limpulso omicida si originerebbe soprattutto da un concetto di salvaguardia dellonore virile e non tanto dalla passione amorosa. -Il delitto donore, anche se scomparso dal codice penale, ritorna periodicamente nella cronaca nera, risulta essere tipico delle culture in cui è particolarmente sentito il concetto di onore ed esiste una sub cultura maschile della violenza. -La legge nel determinare la punibilità di questi rei, ha ritenuto per molto tempo la ragione donore una valida attenuante; nei confronti delluxoricida per adulterio. - Lart. 587 c.p. stabiliva una pena molto ridotta, che andava da i tre ai sette anni di reclusione. Nel 1981, tale articolo è stato abolito e, oggi, non esiste più alcun genere di clemenza da parte della legge verso questo genere di crimini.

39 CONTINUA… Si tratta di generalmente di un soggetto di sesso maschile, con unetà compresa tra i 26 e i 35 anni e con un grado distruzione medio-basso (Calvanese E.). -Uno dei motivi per cui questi delitti vengono commessi più da uomini che da donne consiste nella loro differente modalità di reazione di fronte ad una delusione sentimentale: di solito la reazione maschile tende allaggressività, mentre le donne reagiscono più spesso in modo depressivo e autocolpevolizzante (Pines-Aronson, 1983). Come abbiamo sin qui compreso è indubbio che gli stati emotivi e passionali assumono un ruolo importante nel determinare le azioni umane, per quel che concerne la responsabilità penale, infatti: -lart. 90 c.p. del vigente codice penale stabilisce che: Gli stati emotivi e passionali non escludono né diminuiscono limputabilità.

40 Sessi in guerra Come ricorda un vecchio proverbio… LAmore non è bello, se non è litigarello

41 Spesso si litiga senza essere a conoscenza delle motivazioni che portano allo scontro… Il Barometro del litigio: su 200 coppie

42 Motivi riferiti del contendere Fonte: ISTAT 2005

43 Reali motivi di litigio Su coppie il movente delle liti coniugali è il sesso. Nelle donne dopo il primo anno il desiderio si attenua. nei maschi resta invariato. Nei maschi cala la disponibilità alle coccole, a dialogare a progettare la vita in comune. Ma quando discutono maschi e femmine non tirano in ballo la perdita di complicità ma discutono di: spesa, dentifricio, suocera, asse del water, ecc. (Klausmann D., 2005). La differenza è nell'intimità. Per i maschi l'intimità passa attraverso il sesso. per le femmine il sesso passa attraverso l'intimità; dopo i primi tempi, labitudine smorza molti entusiasmi. (Gottman J., 2005). L 80% dei casi sono le donne a sollevare i problemi. Avvertono la mancanza di comunicazione con il partner, non si sentono capite emotivamente amate;… Lei non sa gestire il diverbio peggiora la situazione. Urla ma è come se chiedesse: Dimostra che mi ami. Lui, che si sente aggredito, invece di dare ciò che viene così mal richiesto si ritira ancora di più e pensa di avere per moglie un'insopportabile attaccabrighe. Inoltre cè il problema dei tempi diversi: quando scatta in lui l'idea della pacificazione, ecco che Lei ricordi fatti di antica data che sembravano dimenticati.

44 Diversa biologia dellarrabbiatura Il motore del sistema nervoso vegetativo femminile è un diesel mentre quello maschile è un motore ad alcool. La differenza non è limitata alle litigate, è ben presente e più nota in camera da letto, durante i rapporti sessuali: i maschi hanno tempi di eccitazione più rapidi ed altrettanto velocemente tornano al relax, quindi si girano e si addormentano in un battibaleno. Le femmine invece hanno bisogno di più preliminari per raggiungere l'eccitazione, e anche quando tutto è finito andrebbero avanti con sessioni interminabili di coccole.

45 Le reazioni del cervello e del corpo alle emozioni. Il cervello risponde alle situa­zioni che generano ira ordinando al corpo tramite il sistema nervoso autonomo cosa deve fare: in 7-10 secondi il cuore accelera, aumenta il ritmo della respira­zione, il sangue affluisce ai muscoli. Queste modificazioni consentono di decidere se attaccare o fuggire e sono simili in tutti i mammiferi. Ma la "coscienza dell'ira arriva dopo: proprio perché sentiamo le modificazioni del corpo. Sono queste che determinano la nostra emozione: ci adiriamo perché sentiamo aumentare il battito cardiaco. E maggiore è la modifi­cazione, più intensa è l'emozione (James W., 2005).

46 Round e coccole La questione, allora, diventa: come tenere sotto controllo il sistema autonomo? Tre consigli: 1. respirare profondamente prima di ri­spondere. 2. stare entrambi seduti (rallenta il flusso dell'adrenalina 1'ormone che innesca tutte le altre reazioni) 3. puntare il conta minuti in round di 5 minuti l'uno: quando suona, è tassativo abbracciarsi e dire qualcosa di piacevole al partner. «Le coppie eterosessuali dovrebbero imparare da gay e lesbiche, rispetto ai quali sono indietro di 200 anni» dice Gottman. Il problema è nell'impostazione delle discussioni: se iniziano male peggiorano nel 96% dei casi. Gottman ha confrontato la videoregistrazione delle liti di 40 coppie omosessuali e di 40 etero. Risultato: «Le coppie omosessuali tendono a scambiarsi, anche durante la lite, messaggi di rinforzo positivo, mentre le liti fra eterosessuali degenerano spesso in lotte di potere. Inoltre le prime parlano esplicitamente di monogamia e di sesso. Mentre le coppie eterosessuali raramente discutono questi temi esplicitamente».

47 La litigata costruttiva I partner omosessuali si capiscono meglio perché hanno reazioni simili, mentre i partner etero sono diversi. Esaminando 60 coppie, i maschi hanno una reazione cardiovascolare maggiore quando pensano che si metta in dubbio la loro abilità, la loro competenza e la loro dominanza. Mentre le femmine perdono il ben dell'intelletto quando è in crisi la qualità del rapporto. Questo spiega perché i maschi possono accettare una critica settoriale, ma non una critica generale. E perché le femmine reagiscono malissimo quando lui gira i tacchi e, nel mezzo di una discussione, accende la tv (Smith T., 2005).

48 E possibile predirre, dai primi 3 minuti di una lite, se una coppia divorzierà o no con una precisione del 94%. E consiglia i 3 trucchi della litigata costruttiva ": 1. Non iniziare mai la discussione con un attacco di tipo globale, come « sei pigro», o «In casa non fai mai nulla». La prima mossa deve essere mor­ bida, senza accuse globali. Meglio circoscrivere il terreno in un «Ieri sera non hai buttato la spazzatura». 2. Bandire dalle liti i vocaboli "sempre" e "mai". 3. Ricordare il modello matematico del 5 a 1: per ogni momento negativo, frase spia­cevole, accusa devono esserci almeno 5 affermazioni positive. Se si scende al di sotto, il matrimonio rischia di arenarsi. Secondo Gottman questo è il più attendibile parametro di salute di un matrimonio. Chi sa litigare può farlo senza problemi: basta che nel corso della lite sappia anche ridere, prendere in giro. lanciare segnali di affetto mantenere la connessione emotiva. Ai maschi si consiglia di accettare l'influenza delle compagne se vogliono rapporti duraturi e stabili. «Devono imparare a condividere il potere e ad accogliere le richieste» (Gottman J., 2005).

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