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Larte allusiva nella Commedia: un esempio famoso Tosto che ne la vista mi percosse l'alta virtù che già m'avea trafitto prima ch'io fuor di püerizia fosse,

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Presentazione sul tema: "Larte allusiva nella Commedia: un esempio famoso Tosto che ne la vista mi percosse l'alta virtù che già m'avea trafitto prima ch'io fuor di püerizia fosse,"— Transcript della presentazione:

1 Larte allusiva nella Commedia: un esempio famoso Tosto che ne la vista mi percosse l'alta virtù che già m'avea trafitto prima ch'io fuor di püerizia fosse, volsimi a la sinistra col respitto col quale il fantolin corre a la mamma quando ha paura o quando elli è afflitto, per dicere a Virgilio: Men che dramma di sangue m'è rimaso che non tremi: conosco i segni de l'antica fiamma.(PURG. XXX 40-48). Anna (fatebor enim) miseri post fata Sychaei coniugis et sparsos fraterna caede penatis solus hic inflexit sensus animumque labantem impulit. Agnosco veteris vestigia flammae. (ENEIDE IV 20-23)

2 I poeti antichi e moderni come presenze nella commedia Diverse modalità di incontro, trasversali rispetto alle cantiche: 1.vengono menzionati, in absentia (es. Guittone in Purg. XXIV) 2.compaiono come personaggi (i quattro classici in Inf. IV) 3.prendono la parola (Brunetto in Inf. XV) 4.parlano di poesia (Guinizzelli in Purg. XXVI)

3 Inferno I - sequenze La selva oscura (1-12) La speranza di salire al colle illuminato dal sole (13-30) Lincontro con le tre fiere: la lonza, il leone e la lupa (31-60) Lincontro con Virgilio e la richiesta di soccorso (61-90) Virgilio spiega la presenza delle fiere e profetizza lavvento del veltro (91-111) La necessità di tenere altro viaggio (112- fine).

4 Dalla voce onore nel Dizionario Treccani e nellEnciclopedia Dantesca In senso ampio, la dignità personale in quanto si riflette nella considerazione altrui (con significato che coincide con quello di reputazione) e, in senso più positivo, il valore morale, il merito di una persona, non considerato in sé ma in quanto conferisce alla persona stessa il diritto alla stima e al rispetto altrui (con significato equivalente a quello di onorabilità) Oltre che di largo uso o. è una delle parole sottoposte alla meditazione del poeta. Il suo discorso sulla nobiltà del popolo romano prende le mosse dal principio che o. è premio di virtù (Mn II III 3 cum honor sit praemium virtutis) più volte ricorrente nellEtica di Aristotele (IV 7,1123 b 35 " virtutis enim praemium honor "; VIII 16, 1163 b 3-4 " virtutis quidem... et beneficii, honor est retributio ") e nel commento tomistico (III lect. XIV, IV lect. VIII, lect. IX, VIII lect. XIV). Ma il poeta lo rivive originalmente: con l'aggiunta che ogni posizione di preminenza è o. (et omnis praelatio sit honor) egli riassorbe il principio, che è anche una definizione, in una sua personale trama di idee politiche, in cui il prestigio e la supremazia morale e politica sono note dominanti.

5 La classificazione degli stili nel De Vulgari Eloquentia II iv 5-8 [5] Nell'ambito poi degli argomenti che si presentano come materia di poesia, dobbiamo aver la capacità di distinguere se si tratta di cantarli in forma tragica, o comica, o elegiaca. Con tragedia vogliamo significare lo stile superiore, con commedia quello inferiore, con elegia intendiamo lo stile degli infelici. [6] Se gli argomenti scelti appaiono da cantare in forma tragica, allora bisogna assumere il volgare illustre, a di conseguenza annodare la canzone. Se invece siamo a livello comico, allora si prenderà talora il volgare mediocre, talora l'umile, e i criteri di distinzione in proposito ci riserviamo di esibirli nel quarto di quest'opera. Se infine siamo a livello elegiaco, occorre prendere solamente il volgare umile. [7] Ma lasciamo da parte gli altri e ora, come è opportuno, trattiamo dello stile tragico. È ben chiaro che usiamo veramente uno stile tragico solo quando con la profondità del pensiero s'accordano sia la magnificenza dei versi che l'altezza della costruzione e l'eccellenza dei vocaboli. [8] Per cui se è già stato dimostrato, come si ricorderà, che quanto sta al sommo è degno di ciò ch'è pure sommo, e questo che chiamiamo tragico è il sommo degli stili, gli argomenti che abbiamo distinto come tali da cantarsi a livello sommo vanno cantati solo in questo stile: vale a dire la salvezza, l'amore e la virtù, e i concetti che formuliamo in funzione di essi, purché non siano sviliti da nessun fenomeno accidentale.

6 Inferno II - sequenze Dante riflette sulla difficoltà del viaggio e si paragona ai suoi troppo più illustri precedenti Enea e San Paolo (1-42) Virgilio rassicura Dante e gli spiega che il suo viaggio è il frutto di una decisione presa in Cielo, e riferisce il suo colloqui con Beatrice (43-126) Dante ritrova coraggio e si prepara a cominciare il cammino (127-fine).

7 I due predecessori di Dante nellesperienza del viaggio nellAldilà Enea: secondo il racconto dellEneide (VI libro, vv. 295 ss.), scende nellAde con laiuto della Sibilla Cumana. Trova negli Elisi lanima di Anchise, che gli profetizza la grandezza di Roma e dellimpero. San Paolo: nella II Lettera ai Corinti (12, 2-4) racconta di essere stato rapito fino al terzo cielo: che nel sistema tolemaico e dantesco è quello di Venere (spiriti amanti), ma nellantica tradizione rabbinica era (dopo il cielo aereo e quello stellato) lempireo, cioè la sede divina.

8 Inferno IV - sequenze Dante riprende i sensi dopo il suo primo svenimento, e si trova oltre lAcheronte, nel Limbo (1-45) Spiegazione di Virgilio circa la discesa agli Inferi di Cristo e la liberazione dal Limbo delle anime degli Ebrei virtuosi (46-63) I poeti della bella scola (64-105) Il castello degli spiriti magni: personaggi dellepos e della storia classica, filosofi e scienziati: lenciclopedia della virtù ( )

9 Poeti epici allInferno: IV, 70 ss. Di lungi neravamo ancora un poco, ma non sì ch'io non discernessi in parte ch'orrevol gente possedea quel loco. "O tu ch'onori scïenzïa e arte, questi chi son c' hanno cotanta onranza, che dal modo de li altri li diparte?". E quelli a me: "L'onrata nominanza che di lor suona sù ne la tua vita, grazïa acquista in ciel che sì li avanza". Intanto voce fu per me udita: "Onorate l'altissimo poeta; l'ombra sua torna, ch'era dipartita". Poi che la voce fu restata e queta, vidi quattro grand'ombre a noi venire: sembianz avevan né trista né lieta. Lo buon maestro cominciò a dire: "Mira colui con quella spada in mano, che vien dinanzi ai tre sì come sire: quelli è Omero poeta sovrano; l'altro è Orazio satiro che vene; Ovidio è 'l terzo, e l'ultimo Lucano. Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò la voce sola, fannomi onore, e di ciò fanno bene". Così vid'i' adunar la bella scola di quel segnor de l'altissimo canto che sovra li altri com'aquila vola. Da ch'ebber ragionato insieme alquanto, volsersi a me con salutevol cenno, e 'l mio maestro sorrise di tanto; e più d'onore ancora assai mi fenno, ch'e' sì mi fecer de la loro schiera, sì ch'io fui sesto tra cotanto senno.

10 Una definizione di epica Col termine epica si indica solitamente un racconto in versi (eredità del modo originariamente solo orale di trasmissione del testo), di carattere esemplare, che ha per oggetto imprese eroiche compiute in tempo più o meno lontano, comunque affine o sovrapponibile al mondo mitico. Al centro del racconto epico cè leroe, dotato di qualità sovra-umane o semi-divine, isolato dalla collettività, rispetto alla quale svolge una funzione «archetipica», offre cioè un modello di comportamento e di definizione dei valori comuni. Per questo il genere epico è il genere classico per eccellenza, e al codice epico si conformano i testi più antichi della nostra tradizione.

11 Lincipit epico del Purgatorio (I 1-12) Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sé mar sì crudele; e canterò di quel secondo regno dove l'umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno. Ma qui la morta poesì resurga, o sante Muse, poi che vostro sono; e qui Calïopè alquanto surga, seguitando il mio canto con quel suono di cui le Piche misere sentiro lo colpo tal, che disperar perdono. Dolce color d'orïental zaffiro, che s'accoglieva nel sereno aspetto del mezzo, puro infino al primo giro, a li occhi miei ricominciò diletto, tosto ch'io usci' fuor de l'aura morta che m'avea contristati li occhi e 'l petto. Vos, o Calliope, precor, aspirate canenti... [Aen. IX 525] Le figlie di Pierio, re di Tessaglia, superbe della loro bellissima voce, osarono sfidare al canto le stesse Muse, ma furono vinte da Calliope, e per punizione trasformate in gazze (piche) cfr. Met. V

12 Lincipit epico del Paradiso (I 10-27) Veramente quant'io del regno santo ne la mia mente potei far tesoro, sarà ora materia del mio canto. O buono Appollo, a l'ultimo lavoro fammi del tuo valor sì fatto vaso, come dimandi a dar l'amato alloro. Infino a qui l'un giogo di Parnaso assai mi fu; ma or con amendue m'è uopo intrar ne l'aringo rimaso. Entra nel petto mio, e spira tue sì come quando Marsïa traesti de la vagina de le membra sue. O divina virtù, se mi ti presti tanto che l'ombra del beato regno segnata nel mio capo io manifesti, vedra'mi al piè del tuo diletto legno venire, e coronarmi de le foglie che la materia e tu mi farai degno. Il satiro Marsia, suonatore di flauto, aveva sfidato Apollo, linventore ed eccelso suonatore della lira, in una gara musicale. Apollo vinse e lo scorticò vivo per punirlo della sua presunzione. cfr. Met. VI

13 Stazio epico e la sua conversione (Purgatorio) XXI "Nel tempo che 'l buon Tito, con l'aiuto del sommo rege, vendicò le fóra ond'uscì 'l sangue per Giuda venduto, col nome che più dura e più onora era io di là", rispuose quello spirto, "famoso assai, ma non con fede ancora. Tanto fu dolce mio vocale spirto, che, tolosano, a sé mi trasse Roma, dove mertai le tempie ornar di mirto. Stazio la gente ancor di là mi noma: cantai di Tebe, e poi del grande Achille; ma caddi in via con la seconda soma. Al mio ardor fuor seme le faville, che mi scaldar, de la divina fiamma onde sono allumati più di mille; de l'Eneïda dico, la qual mamma fummi, e fummi nutrice, poetando: sanz'essa non fermai peso di dramma. E per esser vivuto di là quando visse Virgilio, assentirei un sole più che non deggio al mio uscir di bando". XXII Ed elli a lui: "Tu prima m'invïasti verso Parnaso a ber ne le sue grotte, e prima appresso Dio m'alluminasti. Facesti come quei che va di notte, che porta il lume dietro e sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte, quando dicesti: 'Secol si rinova; torna giustizia e primo tempo umano, e progenïe scende da ciel nova'. Per te poeta fui, per te cristiano: ma perché veggi mei ciò ch'io disegno, a colorare stenderò la mano.

14 Inferno XIII - sequenze Lingresso nella selva mostruosa (1-30) La pianta-uomo (31-54) Pier delle Vigne e la sua scelta suicida (55- 78) La sorte delle anime dei suicidi: dubbio di Dante e risposta di Pier (79-108) Il peccato degli scialacquatori e la caccia tragica ( ) Il fiorentino suicida ( )

15 Il mito delle Arpie e la fonte virgiliana (Eneide III, 209 ss.) Secondo la tradizione mitologica le Arpie erano figlie di Taumante ed Elettra (non la figlia di Agamennone e Clitemnestra), divinità arcaiche legate al mare e alla luce. NellEneide le Arpie imbrattano le mense che Enea e i suoi compagni hanno apparecchiato approdando alle isole Strofadi: levento viene interpretato come un segno divino, che sconsiglia alleroe troiano di fermarsi in quel luogo. Inoltre larpia Celeno profetizza un infausto seguito del viaggio.

16 La pianta-uomo e la fonte virgiliana (Eneide III, 22 ss.) Nel III libro dellEneide Virgilio racconta che Enea, facendo sosta sulle rive della Tracia, raccoglie alcuni ramoscelli di mirto per coprire laltare e sacrificare agli dei. Ma dai rami vede colare sangue, e sente una voce: è quella di Polidoro, figlio di Priamo ed Ecuba, ucciso dal re Polimestore, presso cui il padre lo aveva mandato per proteggerlo, con una parte del tesoro della città di Troia. Quando era arrivata in Tracia la notizia della caduta di Troia, Polimestore si era sbarazzato di Polidoro per impossessarsi del tesoro. Trafitto dalle lance, Polidoro era caduto sulla spiaggia senza ricevere una giusta sepoltura., perciò la sua anima non aveva potuto entrare nell'Ade. Enea si affretta allora a tumularlo secondo il rito, prima di ripartire lasciando quel luogo ostile e sacrilego.

17 Un uomo pianta nellOrlando Furioso (VI, 26 ss.) 26 Quivi stando, il destrier ch'avea lasciato tra le più dense frasche alla fresca ombra, per fuggir si rivolta, spaventato di non so che, che dentro al bosco adombra: e fa crollar sì il mirto ove è legato, che de le frondi intorno il piè gli ingombra: crollar fa il mirto e fa cader la foglia; né succede però che se ne scioglia. 27 Come ceppo talor, che le medolle rare e vòte abbia, e posto al fuoco sia, poi che per gran calor quell'aria molle resta consunta ch'in mezzo l'empìa, dentro risuona, e con strepito bolle tanto che quel furor truovi la via; così murmura e stride e si coruccia quel mirto offeso, e al fine apre la buccia. 28 Onde con mesta e flebil voce uscìo espedita e chiarissima favella, e disse: - Se tu sei cortese e pio, come dimostri alla presenza bella, lieva questo animal da l'arbor mio: basti che 'l mio mal proprio mi flagella, senza altra pena, senza altro dolore ch'a tormentarmi ancor venga di fuore Al primo suon di quella voce torse Ruggiero il viso, e subito levosse; e poi ch'uscir da l'arbore s'accorse, stupefatto restò più che mai fosse. A levarne il destrier subito corse; e con le guancie di vergogna rosse: - Qual che tu sii, perdonami (dicea), o spirto umano, o boschereccia dea. 30 Il non aver saputo che s'asconda sotto ruvida scorza umano spirto, m'ha lasciato turbar la bella fronda e far ingiuria al tuo vivace mirto: ma non restar però, che non risponda chi tu ti sia, ch'in corpo orrido et irto, con voce e razionale anima vivi; se da grandine il ciel sempre ti schivi.

18 La metafora delle due chiavi: auctoritates Isaia XXII 22:Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Vangelo secondo Matteo, XVI, 18-19: E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. Tommaso dAquino, Summa Theologiae, III parte: Questio 17: Le chiavi della Chiesa; art. 3: Se le chiavi siano due o una sola -> [parafrasando] le chiavi di Pietro devono essere due, perché rappresentano rispettivamente lautorità di giudicare, che viene da Dio, e la sapienza del ministro che esercita questa autorità. Su questa base Dante assegna due chiavi allangelo che custodisce la porta del Purgatorio (Purg. IX).

19 Nicola della Rocca e lelogio di Pier delle Vigne in forma di interpretatio nominis (cfr. Claudia Villa in Strumenti critici, 1991) 1.Piero -> Pietro, custode della Chiesa, depositario delle chiavi, artefice di giustizia; 2.Vigna -> pianta fruttifera, che si adatta ad essere trapiantata (da Capua alla corte di Federico), allegoria della buona vita cristiana.

20 Inferno XV - sequenze Il cammino sullargine e la schiera dei sodomiti (1-21) Lincontro con Ser Brunetto (22-45) Dante spiega la propria presenza nellinferno (46-54) La stima di Brunetto e la sua profezia (55- 78) La risposta di Dante al maestro (79-99) I letterati sodomiti ( )

21 Le opere di Brunetto (1220 [circa]-1294) Tresor, opera in prosa francese, di carattere enciclopedico: la sua impostazione influì sicuramente sul progetto del Convivio dantesco Tesoretto, in distici di settenari italiani a rima baciata, sorta di riduzione in versi dellopera maggiore. Se ne veda lincipit qui a destra-> Favolello, trattato in versi (ancora settenari italiani a rima baciata) sul tema dellamicizia. BL tradusse inoltre lEtica Nicomachea [ma non direttamente da Aristotele] e la Retorica di Cicerone. Al valente segnore di cui non so migliore sulla terra trovare: ché non avete pare né 'n pace né in guerra; sì ch'a voi tutta terra che 'l sole gira il giorno e 'l mar batte d'intorno san' faglia si convene, ponendo mente al bene che fate per usaggio, ed a l'alto legnaggio donde voi sete nato; e poi da l'altro lato potén tanto vedere in voi senno e savere a ogne condizione, un altro Salamone pare in voi rivenuto; […]

22 Inferno XXI-XXII - sequenze Lo spettacolo della pece bollente nella bolgia dei barattieri (1-21) Il diavolo psicopompo (22-45) Linfierire dei Malebranche sul dannato (46-57) Il colloquio tra Virgilio e Malacoda (58-87) Dante esce dal nascondiglio (88-102) Linganno di Malacoda ( ) La malvagia decina ( ) La fiera compagnia (1-15) I barattieri nella pece (16-30) La pesca del barattiere (31- 42) Il Navarrese (43-54) Un dialogo travagliato (55-90) Il patto tra il Navarrese e Alichino (91-117) La beffa del Navarrese ( ) La zuffa dei diavoli ( )

23 I due viaggi di Virgilio fino al Cocito Nel canto XXI Virgilio cade nella trappola di Malacoda pur avendo già percorso una volta la voragine infernale. Il poeta stesso ha raccontato a Dante (IX 22-27), infatti, che poco dopo la sua morte la maga Erittone (personaggio noto a Dante attraverso la Farsaglia di Lucano) lo aveva mandato nella Giudecca a recuperare uno spirito che voleva richiamare in vita, forse per affidargli una profezia, come nel caso raccontato da Lucano. Poiché tuttavia questo primo viaggio di Virgilio attraverso linferno era avvenuto prima della discesa di Cristo agli Inferi, egli non poteva sapere che in realtà tutti i ponti sulla VI bolgia erano crollati, e che perciò Malacoda lo stava ingannando.

24 Barattieri e giullari: tutti ribaldi In lingua oitanica (antico francese) barattiere si dice ribaud -> da cui poi litaliano ribaldo (usato anche in INF XXII 50). Ma il termine «allude ad una ben precisa esperienza culturale e si applica ad una delimitata classe sociale: lo troviamo infatti associato e spesso identificato con ioculaor e termini affini (giullare, mimo, istrione, goliardo, buffone, scurra, trutannus, comicus, comoedus ecc.)» (così Picone). Barattieri / ribaldi / giullari sono accomunati dalla stessa propensione a vivere di espedienti, vendendo quel che dovrebbe essere fonte di onore, e quindi non commerciabile = la propria carica, la propria dignità poetica.

25 Ipotesti per i canti della baratteria Fabliaux = contes à rire en vers (definizione di Joseph Bédier, 1894), dove i versi sono quasi sempre ottosillabi rimati (rima baciata) o assonanzati. Diableries = rappresentazioni comiche (spesso in fora di drammatizzazione dei fabliaux) dove i protagonisti sono diavoli, vagabondi, e ribaldi, che si insultano e si azzuffano. I giullari che cantavano o drammatizzavano questi contes à rire sceglievano pseudonimi, molti dei quali rimasti famosi, e corrispondenti ai nomi dei diavoli della malvagia decina dantesca.

26 Non Ciampolo, ma Rutebeuf? Il breve discorso autobiografico del barattiere, nei commenti antichi identificato senza ulteriori spiegazioni con un tal Ciàmpolo, è costruito sulmodello delle vidas, cioè delle notizie biografiche che accompagnavano spesso le raccolte poetiche dei trovatori. Su questa base, alla luce delle notizie che il barattiere fornisce su di sé e dello stile complessivo del canto, M. Picone propone di identificare questo anonimo personaggio con il giullare più famoso della tradizione oitanica, conosciuto come Rutebeuf ( circa). Rutebeuf era nato nella Champagne, che faceva parte allepoca del regno di Navarra; scrisse tra laltro un testo in lode di Tebaldo (conte di Champagne e poi re di Navarra) e un compianto per la sua morte, dove il sovrano è definito bon.

27 Inferno XXVIII - sequenze Il modo della nona bolgia sozzo (1-21) Maometto si presenta, presenta Alì e spiega il contrappasso (22-42) Domanda di Maometto e risposta di Virgilio (43-54) Il monito rivolto a Fra Dolcino (55-63) Discorso e profezia di Pier da Medicina (64-90) Curione (91-102) Mosca de Lamberti e la radice delle discordie fiorentine ( ) Bertran de Born e lallegoria della lucerna ( ).

28 I dannati della IX bolgia IDENTITÀAMBITOEPOCA MaomettoReligioso d.C. Alì, cugino e genero di Maometto Religioso d.C. Fra Dolcino [Tornielli]Religiosomorto nel 1307; la sua morte qui è oggetto di una profezia post eventum. Pier da MedicinaPolitico [Romagna] contemporaneo di Dante, personaggio ancora oscuro Caio Curione (noto a D. attraverso la Farsaglia) Politico [Roma al tramonto della repubblica] contemporaneo di Cesare e Pompeo Mosca dei LambertiPolitico [Firenze/Toscana] morto nel 1243 Bertrand de BornPolitico [assetto feudale dEuropa] ante ante 1215

29 Bertran in DVE II 2 […] Perciò queste tre, vale a dire salvezza, amore a virtù, si rivelano quelle realtà auguste che si devono trattare nei modi più alti, o cioè tali si rivelano gli argomenti che hanno più stretta relazione con esse, come la prodezza nelle armi, lamore ardente e la retta volontà. Solo di questi argomenti, se non sbagliamo, risulta che hanno poetato in volgare i personaggi illustri, cioè Bertrando del Bornio delle armi, Arnaldo Daniello dellamore, Girardo del Bornello della rettitudine; e così Cino Pistoiese dell'amore, l'amico suo della rettitudine. Canta dunque Bertrando: Non posc mudar cun cantar non exparia; Arnaldo: L'aura amara fa lbruol brancuz clarzir; Giraldo: Per solaz reveilar che s'es trop endormiz; Cino: Digno sono eo di morte; e lamico suo: Doglia mi reca ne lo core ardire. Di armi invece non mi risulta che nessun italiano, finora, abbia poetato.

30 Bertran in CONV IV, xi 14 [nei paragrafi precedenti Dante ha lodato la liberalità e la magnificenza, cioè le doti di chi sa ben impiegare le sue ricchezze e le distribuisce con generosità a chi lo merita] E cui non è ancora nel cuore Alessandro per li suoi reali beneficî? Cui non è ancora lo buono re di Castella o il Saladino o il buono Marchese di Monferrato o il buono Conte di Tolosa o Beltramo dal Bornio o Galasso di Montefeltro? Quando delle loro messioni si fa menzione, certo non solamente quelli che ciò farebbero volentieri, ma quelli [che] prima morire vorrebbero che ciò fare, amore hanno alla memoria di costoro.

31 Bertran de Born, planh per la morte del re giovane, I strofa Si tuit li dol e.l plor e.lh marrimen E las dolors e.lh dan e.lh chaitivier Que om anc auzis en est segle dolen Fossen ensems, sembleran tot leugier Contra la mort de.l jove rei engles, Don rema pretz e jovens doloros E.l mens oscurs e teintz e tenebros, Sems de tot joi, ples de tristor e d'ira. Se tutto il dolore e le lacrime e le miserie / e le sofferenze e il male e la sfortuna / che si possono conoscere in questepoca triste / fossero uniti insieme, sembrerebbero nulla / a paragone della morte del giovane re inglese, / a causa della quale la virtù e la giovinezza sono sprofondate nel lutto/ e il mondo è rimasto oscuro, nero e tenebroso, / privo di ogni gioia, pieno di tristezza e dolore.

32 Poeti provenzali nella Commedia identitàBERTRANDARNAUTFOLQUET cantica / cantoInf. XXVIIIPurg. XXVIParad. IX generelirica guerresca e politica lirica amorosa profana lirica amorosa -> sacra argomento (fra i magnalia) virtusvenussalus caratteristica / virtù armorum probitas amoris accensiodirectio voluntatis

33 Bertran vs. Sordello Nel VI canto del Purgatorio Dante presenta la figura di Sordello, poeta nativo di Mantova, ma diventato famoso nelle corti di Spagna, Francia e Provenza come trovatore in lingua doc. Negli ultimi anni della sua vita Sordello fece parte della corte di Carlo dAngiò, conte di Provenza per matrimonio, e partecipò probabilmente anche alla battaglia di Tagliacozzo. Per i suoi servigi gli furono concesse delle terre in feudo nellattuale Abruzzo, poco prima che morisse (1269). Sordello fu il più famoso dei trovatori italiani. Nel VII canto del Purgatorio, diventato temporanea guida dei viandanti, Sordello presenta a Dante e Virgilio i cosiddetti prìncipi negligenti, un gruppo di anime appartate in una valletta dellantipurgatorio. La rassegna presenta unanalogia tematica notevole col più noto testo rimasto di Sordello, il Plahn per la morte di ser Blancatz, un «compianto satirico dalle sfumature politiche» (Barolini).

34 Purgatorio II - sequenze Il mattino in Purgatorio (1-12) Il vasello carico di anime purganti (13-45) Lo sbarco delle anime e il primo dei canti purgatoriali (46-60) Risposta di Virgilio e meraviglia delle anime nello scoprire che Dante è vivo (61-75) Lincontro con Casella (76-90). Colloquio tra Dante e Casella (91-105) La consolazione del canto e l(auto)citazione dantesca ( ) Il rimprovero di Catone ( )

35 Amor che ne la mente mi ragiona e lauto-interpretazione di Dante in CONV III [1] Amor che nella mente mi ragiona della mia donna disïosamente, move cose di lei meco sovente, che lo ntelletto sovresse disvia. Lo suo parlar sì dolcemente sona, che l'anima chascolta e che lo sente dice: "Oh me lassa! ch'io non son possente di dir quel ch'odo della donna mia!". E certo e mi convien lasciare in pria, s'io vo' trattar di quel ch'odo di lei, ciò che lo mio intelletto non comprende; e di quel che s'intende gran parte, perché dirlo non savrei. Dunque, se le mie rime avran difetto chentreran nella loda di costei, di ciò si biasmi il debole intelletto e l parlar nostro, che non ha valore di ritrar tutto ciò che dice Amore. […] [III 11, 1] … questa donna è quella donna dello ntelletto che filosofia si chiama. Ma […] convienesi qui, prima che più oltre si proceda per le sue laude mostrare, dire che è questo che si chiama filosofia, cioè quello che questo nome significa. [III 11, 6] Onde si può vedere, considerando la significanza del primo e del secondo vocabulo, che filosofia non è altro che amistanza a sapienza o vero a sapere.

36 Alcun tempo il sostenni col mio volto: mostrando li occhi giovanetti a lui, meco il menava in dritta parte vòlto. Sì tosto come in su la soglia fui di mia seconda etade e mutai vita, questi si tolse a me, e diessi altrui. Quando di carne a spirto era salita, e bellezza e virtù cresciuta m'era, fu' io a lui men cara e men gradita; e volse i passi suoi per via non vera, imagini di ben seguendo false, che nulla promession rendono intera. Né l'impetrare ispirazion mi valse, con le quali e in sogno e altrimenti lo rivocai: sì poco a lui ne calse! Tanto giù cadde, che tutti argomenti a la salute sua eran già corti, fuor che mostrarli le perdute genti. In Purgatorio XXX (si leggano qui accanto i vv ) Beatrice presenta agli angeli del Paradiso, dovella condurrà Dante, la storia del poeta e dei suoi errori. Al volgersi di Dante alla Filosofia, dopo la morte di Beatrice, questultima allude espressamente nei versi 126 e (in carattere rosso).

37 Promemoria sul segmento infernale Nel raccontare lincontro con tanti poeti antichi e moderni che affollano lInferno, Dante 1.ha presentato ai lettori i suoi modelli classici (Virgilio in primis, poi i poeti del Limbo: Omero, Orazio, Virgilio e Lucano); 2.ha passato in rassegna una serie di esperienze letterarie celebri, e importanti anche per lui, dalle quali però ha voluto prendere le distanze: Pier delle Vigne, poeta della Scuola Siciliana ed epistolografo Brunetto, retore e poeta enciclopedico-didascalico Rutebeuf, campione della poesia comico-giullaresca antico- francese Bertran de Born, interprete provenzale della poesia delle armi.

38 La figura della lucerna e la funzione della poesia La poesia della guerra e della strage ha portato Bertrand alla dannazione Io vidi certo, e ancor par ch'io 'l veggia, un busto sanza capo andar sì come andavan li altri de la trista greggia; e 'l capo tronco tenea per le chiome, pesol con mano a guisa di lanterna: e quel mirava noi e dicea: "Oh me!". Di sé facea a sé stesso lucerna, ed eran due in uno e uno in due; com'esser può, quei sa che sì governa. INF. XXVIII La poesia virgiliana ha convertito Stazio, poeta epico cristiano Ed elli a lui: "Tu prima m'invïasti verso Parnaso a ber ne le sue grotte, e prima appresso Dio m'alluminasti. Facesti come quei che va di notte, che porta il lume dietro e sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte. PURG. XXII

39 Purgatorio XXIII-XXIV: sequenze Lo spettacolo della cornice dei golosi (1-36) Lincontro con Forese Donati (37-60) Le spiegazioni di Forese sulla pena dei golosi (61-75) Il cammino purgatoriale di Forese e le preghiere di Nella (76-96) Profezia di Forese sul castigo che aspetta le donne impudiche (97-111) Dante dà conto a Forese della sua sorte ( ) Notizie di Piccarda Donati (1-15) Forese presenta altri golosi (16- 33) Bonagiunta, Dante, Lucca (34- 48) Lo «stil nuovo» e il suo nodo (49-63) Profezia di Forese su Corso Donati, suo fratello (64-99) Il secondo albero ( ) Esempi di gola punita ( ) Langelo della temperanza ( )

40 Chi è Forese Donati? Non si conosce la data precisa della nascita di F.D., detto Bicci, che probabilmente era poco più anziano di Dante; morì a Firenze nel F. apparteneva ad una famiglia fiorentina influente, con la quale Dante si imparentò sposando Gemma Donati, lontana cugina dello stesso F. Dialogando con Dante in purgatorio, F. evoca la sorella Piccarda, già assunta in cielo tra le anime beate, che Dante stesso incontrerà, primo personaggio del Paradiso, nel cielo della Luna (tra gli spiriti che mancarono ai voti). F. inoltre pronuncia una profezia relativa alla morte violenta del proprio fratello Corso, capo politico di parte Nera, ucciso nel 1308.

41 La tenzone di sonetti tra Dante e Forese (Rime XXV-XXX ed. Giunta) DanteForese La moglie di Forese tossisce tutta la notte perché nel letto è mal coperta, e sua madre si dispera per non averle dato un marito migliore. Forese, passata la notte al freddo, esce a cercare qualche soldo; trova in un fosso Alighiero, il padre di Dante, legato da un nodo che non riesce a sciogliere. Chiede a Forese di aiutarlo, ma Forese non ci riesce e torna a casa. [il significato è tuttora sub iudice] Limmagine del nodo è ripresa da Dante nel suo II sonetto, e rovesciata contro Forese: a legare questultimo, portandolo alla galera, saranno i debiti contratti per saziare la sua estrema golosità. Forese ricambia laccusa, insinuando che Dante sia un miserabile che vive a carico di altri, e addirittura che si sia ridotto a rubare ai poveri dellospizio di mendicità Per pagarsi il vizio della gola, scrive Dante, Forese ruba, e ormai tutti lo sanno e lo segnano a dito, guardandosi da lui. Suo padre (o colui che è creduto tale) non dorme per la paura che sia colto in flagrante. Ma tutti i fratelli sono prepotenti. Forese replica che Dante non è uomo donore, perché non ha saputo vendicare unoffesa fatta a suo padre (una frode di cambio?), e anzi per vigliaccheria ha fatto la pace con loffensore.

42 La tenzone di sonetti tra Dante e Forese: il primo scambio Chi udisse tossir la mal fatata moglie di Bicci vocato Forese, potrebbe dir ch'ell'ha forse vernata ove si fa 'l cristallo in quel paese. Di mezzo agosto la truovi infreddata; or sappi che de' far d'ogni altro mese! E non le val perché dorma calzata, merzé del copertoio c'ha cortonese. La tosse, 'l freddo e l'altra mala voglia no l'addovien per omor ch'abbia vecchi ma per difetto ch'ella sente al nido. Piange la madre, c'ha più d'una [doglia, dicendo: "Lassa, che per fichi secchi messa l'avre' 'n casa del conte Guido!". L'altra notte mi venne una gran tosse, perch'i' non avea che tener a dosso; ma incontanente che fu dì, fui mosso per gir a guadagnar ove che fosse. Udite la fortuna ove m'addosse: ch'i' credetti trovar perle in un bosso e be' fiorin coniati d'oro rosso; ed i' trovai Alaghier tra le fosse, legato a nodo ch'i' non saccio 'l nome, se fu di Salamone o d'altro saggio. Allora mi segna' verso 'l levante: e que' mi disse: "Per amor di Dante, scio'mi ". Ed i' non potti veder come: tornai a dietro, e compie' mi' viaggio.

43 Bonagiunta nel DVE Bonagiunta Orbicciani degli Overardi (circa ), giudice e notaio, è presente nelle storie della letteratura come rimatore vicino ai modelli siciliani. Può darsi che abbia conosciuto Dante e scambiato con lui qualche sonetto. Così scrive Dante di lui nel DVE (I 13, 1): Dopo di che, veniamo ai Toscani i quali, rimbambiti per la loro follia, hanno l'aria di rivendicare a sé lonore del volgare illustre. […] ad esempio Guittone Aretino, che non puntò mai al volgare curiale, Bonagiunta Lucchese, Gallo Pisano, Mino Mocato di Siena, Brunetto Fiorentino, le poesie dei quali, ad aver tempo e voglia di scrutarle attentamente, si riveleranno non di livello curiale, ma soltanto municipale.

44 Bonagiunta cita il Dante stilnovista Donne che avete intelletto damore è la prima canzone della Vita nuova e il primo dei testi in lode di Beatrice, i quali, sulla base del modello di Guinizzelli (che Bonagiunta aveva criticato in un suo sonetto), rappresentano una novità sia rispetto a tutta la precedente poesia siciliana e toscana sia rispetto alla poesia stessa di Dante. Si tratta di esaltare la donna, vista come creatura divina, ma senza pretendere nulla in cambio, trovando appagamento e realizzazione nel puro atto della lode.

45 Bonagiunta contro Guinizzelli Voi chavete mutata la mainera de li piagenti ditti de lamore de la forma dellesser là dovera, per avansare ognaltro trovatore, avete fatto como la lumera, 1 cha le scure partite dà sprendore, ma non quine ove luce lalta spera, la quale avansa e passa di chiarore. 2 Così passate voi di sottigliansa, e non si può trovar chi ben ispogna, cotantè iscura vostra parlatura. 3 Ed è tenuta grave nsomilliansa, 4 ancor che l senno vegna da Bologna, traier canson per forsa di scritura. 5 1 = una fonte per la similitudine della lanterna? 2 = forse il riferimento è alla grande poesia di Chiaro Davanzati. 3 = la critica era rivolta soprattutto alla difficoltà concettuale del manifesto della nuova poesia di Guinizzelli Al cor gentil rempaira sempre Amore. 4 = stranezza. 5 = formule scritturali.

46 Una proposta di variante a PG XXIV 57 (nella nuova ed. critica di Federico Sanguineti) O frate, issa veggio, disselli, il nodo che l Notaro e Guittone e me ritenne di qua dal dolce stil novo chi odo! […] proposta di variante di qua dal dolce stil, e il novo chi odo! […]

47 Purgatorio XXVI - sequenze I lussuriosi e la pena del fuoco(1-15) La domanda di unanima (16-23) Dante sospende la risposta per osservare lincontro tra le due schiere di anime: esempi di lussuria punita (24-50) Dante spiega la sua presenza e chiede spiegazioni sulla divisione in due schiere (51-66) Lanima risponde, e di séguito rivela di essere quella di Guido Guinizzelli (73-90) Ammirazione di Dante e omaggio al maestro (91-114) Guinizzelli presenta il miglior fabbro ( ) Arnaut Daniel ( )

48 La svolta segnata da Guinizzelli (morto nel 1276) Nel corpus dei testi rimasti di Guinizzelli (solo 5 canzoni e 15 sonetti), una vera svolta è segnata dalla canzone Al cor gentil rempaire sempre amore. Abbiamo visto che proprio Guittone dArezzo e Bonagiunta rimproverarono nei loro versi a Guinizzelli questo mutamento nel modo di scrivere poesia damore, e lo accusarono di presunzione. Guinizzelli è evocato più volte come il saggio nella Vita Nuova, e Al cor gentil è citata due volte nel DVE come testo esemplare di poesia alta.

49 Il miglior fabbro Espresso in una proporzione matematica: Giraut : Arnaut = Guittone : Dante (e a Guinizzelli prima di lui). Thomas Stearns Eliot (Nobel nel 1948) The Waste Land (1922), trad. La terra desolata [meglio Il paese guasto? Cfr. INF XIV 94 <- terre gaste, nella tradizione epica antico-francese] Dedica: for E.P. / il miglior fabbro.

50 La funzione di Folquet (ca ) nella Commedia Arnaut ha iniziato il suo discorso citando una canzone di Folquet, Tan mabellis lamoros pensamen. Folquet è il prototipo di poeta che si è lasciato alle spalle lesperienza biografica e letteraria dellamore-passione, dedicandosi alla poesia sacra. Egli infatti aveva lasciato la famiglia ed era entrato nella vita religiosa, diventando arcivescovo di Tolosa nel In questa veste, infine, aveva sostenuto la crociata contro gli Albigesi. Come militante per la fede e poeta che ha scelto di dedicarsi alla salus, Folquet rispecchia la tappa paradisiaca del cammino letterario di Dante, annunciata nel canto VIII dalla citazione (affidata al personaggio di Carlo Martello) della I canzone del Convivio, Voi che intendendo il terzo ciel movete.


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