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Psicologia del funzionamento e della disabilità

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Presentazione sul tema: "Psicologia del funzionamento e della disabilità"— Transcript della presentazione:

1 Psicologia del funzionamento e della disabilità
4. Sessualità e disabilità in un’ottica biopsicosociale

2 Capitolo 1 Sessualità Alterabili: Fenomenologia dell'educazione sessuale delle persone disabili in Italia

3 Federici, S. (2002). Sessualità alterabili
Federici, S. (2002). Sessualità alterabili. Indagine sulle influenze socioambientali nello sviluppo della sessualità di persone con disabilità in Italia. Roma: Kappa. «Questo gioco misterioso che va dall’amore di un corpo all’amore di un essere umano, m’è sembrato tanto bello da consacrarvi tutta una parte della mia vita. Le parole ingannano: la parola piacere, infatti, nasconde realtà contraddittorie, implica al tempo stesso i concetti di calore, di dolcezza, d’intimità dei corpi e quelli di violenza, d’agonia, di grida. La piccola frase oscena di Poseidonio, a proposito dell’attrito di due piccole parti di carne, non definisce il fenomeno dell’amore, così come la corda toccata dal dito non rende conto del miracolo infinito dei suoni. Più ancora che alla voluttà, essa reca ingiuria alla carne, a questo strumento di muscoli, di sangue, di epidermide, a questa rossa nube di cui l’anima è la folgore» MARGUERITE YOURCENAR, Memorie di Adriano

4 Sessualità alterabili /1
Con “Sessualità alterabili” intendiamo la complessità di un fenomeno psicosociale che riguarda il rapporto tra sessualità e disabilità. Sessualità alterabili si riferisce allora a: Uno sviluppo dell’identità sessuale e dell’immagine del proprio corpo come corpo sessuato di un soggetto con disabilità che è in larga parte alterato, compromesso e frustrato da stereotipi sociali riconducibili a miti discriminanti e comunemente diffusi nelle più diverse culture mondiali

5 Sessualità alterabili /2
Sessualità alterabili anche come: Come rilettura di quelle specifiche e differenti esperienze di cui gli individui con disabilità sono gli unici testimoni. Nella misura in cui la persona con disabilità manifesta abilità fisiche, psichiche, spirituali, artistiche e culturali specifiche, altre da quelle di un cultura occidentale, bianca, patriarcale, medio-borghese, la diversità di prospettiva che nasce dal corpo e dalla mente di un disabile è un’altra, differente visione del mondo e, di conseguenza, della normalità di un corpo e dei suoi bisogni e funzioni.

6 Sessualità alterabili /3
Sessualità alterabili, infine, significa che: La sessualità di un disabile attraverso il suo modo di sentire e vivere i bisogni del suo corpo come sessuato, amabile e amante, altera gli stereotipi della normalità, del concetto di “natura”, di “fisiologico”, di “sessuologico”; affermando la differente bellezza naturale, esperienziale e sessuale di una normalità della devianza, di un’ontologica contro-naturalità dell’esserci.

7 Indagine fenomenologica sull’educazione di persone disabili in Italia: metodologia /1
È stata effettuata una rilevazione in diversi centri italiani, religiosi e laici, che accolgono persone con disabilità sulla modalità di riconoscimento, accoglienza ed educazione della sessualità. L’analisi e la valutazione si basano su tre ordini di dati: colloqui con disabili sia motori che mentali; colloqui con genitori di figli disabili; interviste ai responsabili di diversi centri di accoglienza e di riabilitazione.

8 Lo strumento di indagine 
Indagine fenomenologica sull’educazione di persone disabili in Italia: metodologia /2 Lo strumento di indagine  Intervista semi-strutturata, che hanno permesso di investigare, da un punto di vista qualitativo, 9 aree problematiche, che toccano sia la percezione della sessualità da parte degli educatori e dei genitori, sia la modalità di risposta educativa. L’intervento educativo può essere di tipo occasionale, in risposta ai bisogni ed agli agiti degli utenti, e/o strutturato, qualora nel progetto educativo dell’ente sia prevista una forma di intervento informativo e/o formativo sulla sessualità.

9 Indagine fenomenologica sull’educazione di persone disabili in Italia: metodologia /3
I temi delle domande obbligatorie vertono su 9 argomenti principali. Come si manifesta la sessualità della persona disabile Visione della sessualità dei genitori Visione della sessualità da parte dell’ente Incesto, abuso Vita di coppia, amicizie particolari, matrimonio Masturbazione Omosessualità Educazione sessuale Sussidi didattici

10 Indagine fenomenologica sull’educazione di persone disabili in Italia: risultati
Lo studio ha portato ad un livello critico ciò che è facilmente riscontrabile nell’ambito della disabilità, ovverosia: come nei centri d’accoglienza delle persone disabili, siano essi pubblici o privati, religiosi o laici, e nelle stesse famiglie dei disabili, il problema dell’educazione sessuale rimane latente, sommerso come esso non rientra nelle finalità esplicite del progetto educativo dei medesimi.

11 ANR5  Associazione Loïc:
Associazioni nazionali e Cooperative sull’educazione sessuale di disabili mentali ANR1  ANFASS: Associazione nazionale di famiglie con figli disabili. ANR2  AIPD: Associazione Italiana Persone Down. ANR3  Scuola Viva: Associazione sociale e culturale per la riabilitazione convenzionato con la Regione Lazio. ANR4  ECASS: Educatori di Comunità Animatori di Servizi Sociali. ANR5  Associazione Loïc: Associazione di genitori che applica il metodo riabilitativo di Waldorf.

12 1. Come si manifesta la sessualità dei disabili all’interno dei Centri
ANR1 È l’irrompere di una realtà diversa ANR2 Con gli adolescenti down il tema della sessualità usciva molto spesso durante le conversazioni con gli operatori e con gli educatori. ANR3 Si manifesta in maniera eclatante con la masturbazione. Soprattutto nei maschi, che per il tipo di sessualità sono un po’ più facilitati rispetto alle femmine. ANR4 Troviamo dei ragazzi che hanno degli approcci sessuali fisici all’interno delle nostre strutture. Quando i ragazzi e le ragazze arrivano in comunità, della sfera sessuale non ne parlano assolutamente, come se non esistesse. ANR5 In effetti, è un aspetto abbastanza sommerso quello della sessualità vera e propria... non riconducibile, cioè, a quelli che sono i canoni della

13 2) Visione della sessualità dei genitori
ANR1 Le madri sono preoccupate dalla genitalità dei figli, sentita come genitalità senza cervello, sinonimo di bestialità. La pulsione di un maschio è vissuta in modo particolarmente angoscioso, per quei comportamenti che sconcertano la normalità. È l’irrompere di una sessualità diversa. ANR2 Ho la sensazione di aver trovato dei genitori più aperti rispetto a quelli con figli normali. Questi genitori si sono organizzati tra di loro affinché i loro figli passino il week-end dormendo insieme al proprio compagno/a. Il problema dello sporco e del tabù riemergono sempre nella visione della sessualità delle figlie femmine. C’è anche molta ingenuità da parte di quei genitori che credono che i loro figli restino sempre “i loro bambini”. ANR3 Le famiglie sono molto spaventate da questi eventi, e molte volte non sono nemmeno d’accordo con la nostra linea educativa. ANR4 La sessualità da parte dei genitori di questi ragazzi è vissuta come un tabù, assolutamente negata. ANR5 I genitori delle ragazze sono molto più preoccupati dei genitori dei ragazzi... innanzitutto per la paura della procreazione. Senza ombra di dubbio ritengo che, da parte di un genitore, sia più insopportabile accorgersi del bisogno sessuale di una figlia, che di quello del figlio.

14 3) Visione della sessualità da parte dell’ente
ANR1 Parlando di una qualsiasi manifestazione del disabile ci riferiamo ad una manifestazione differenziale. ANR2 Un adolescente Down tende ad innamorarsi, ad avere voglia di avere un compagno o una compagna, né più né meno di altri ragazzi. Penso che l’affettività è uguale, così come la sessualità. È la capacità di agirla e di elaborarla che è diversa e per due motivi, uno educativo e l’altro cognitivo. ANR3 Noi non intendiamo negare questa parte importante della personalità: la sessualità è fondamentale e deve essere vissuta là dove si manifesta come una necessità. ANR4 Noi non diamo giudizi di sorta su quello che avviene tra loro, né sui loro sentimenti. Diciamo che noi riconosciamo questa cosa, ma che in comunità alcune cose non sono permesse… È permesso però di poter uscire, liberamente, e fare queste cose al di fuori. Noi trattiamo tutti i bisogni dei nostri ragazzi, insegnando loro ad esprimerli in maniera che non possano subire ritorsioni dagli altri. ANR5 È proprio l’handicap mentale che li porta a vivere l’aspetto dell’innamo­ramento con poco coinvolgimento sessuale, per il fatto che sono così poco presenti. Io credo che si possa tentare di evitare l’esercizio della propria sessualità, con una persona dell’altro sesso, quando non sussiste la capacità di viverla pienamente.

15 4) Incesto, abuso ANR1 ANR2 ANR3 ANR4 ANR5
Non riscontriamo quest’esperienza. ANR2 Approfondendo il significato e l’esperienza del piacere, abbiamo parlato della possibilità di reagire ad un approccio indesiderato. ANR3 Siamo convinti che il bisogno affettivo e sessuale siano entrambi molto presenti... Il grande bisogno affettivo si traduce, purtroppo, in rapporti sessuali violenti dove non c’è affettività né un contesto in cui un rapporto sessuale possa essere accettabile. ANR4 Noi abbiamo degli utenti che ci dicono che i genitori o i fratelli li toccano… Ma noi andiamo molto cauti su questo. Abbiamo alcuni utenti che ci dicono di subire rapporti incestuosi… Ma noi non sappiamo quanto siano attendibili. Prevalentemente accadono tra il genitore e la figlia disabile o tra il fratello e la sorella disabile. ANR5 Non si è mai verificato. Sì, ci sono stati dei casi di rapporti simbiotici con i figli; quanto questi, poi, avessero un aspetto anche sessuale, non saprei dirlo. Io lo sospetto e lo immagino possibile.

16 5) Vita di coppia, amicizie particolari, matrimonio
ANR1 Abbiamo relazioni affettive che sono molto durature. Non sono permesse né effusioni, né rapporti sessuali. Il petting non è accettato, perché non è il tipo di comportamento che noi operatori abbiamo. Abbiamo avuto un solo caso di due insufficienti mentali lievi che si sono sposati. Ma avevano l’assistenza di uno dei genitori. ANR2 Alcune cose appartengono alla dimensione del privato e altre a quella del pubblico. Se delle coppie vorranno vivere insieme avranno bisogno di una struttura di riferimento e di protezione per la gestione della casa. ANR3 Siccome i nostri ragazzi hanno un’insufficienza mentale medio-grave, l’esperienza affettiva di una coppia che si esprima anche nel rapporto sessuale non l’abbiamo mai vissuta e, come tale, non ce la siamo mai posta come questione. ANR4 Abbiamo una utente che ci ha chiesto di uscire fuori perché è innamorata… e vuole andare a vivere col fidanzato. ANR5 Ci sono degli innamoramenti... però restano quasi casti.

17 6) Masturbazione ANR1 ANR2 ANR3 ANR4 ANR5
Non viene bloccata o castrata, viene orientata verso luoghi privati. Interveniamo solo in caso di compulsività. ANR2 Diciamo di non reprimerla, ma di spiegare al figlio che uno non si masturba in salotto. ANR3 La sessualità dell’handicappato si manifesta in maniera eclatante con la masturbazione. Per la famiglia la masturbazione del figlio è un indice di normalità. La linea che abbiamo messo in atto è di non reprimere, ma di offrire al ragazzo regole di comportamento. ANR4 Se un utente chiede indirettamente ad un operatore di essere masturbato, si cerca di sorvolare... L’operatore può rispondere in questa maniera: «Guarda, a me da fastidio fare una cosa di questo tipo, e non perché me la stai chiedendo tu. Però, posso abbracciarti, ti posso tenere la mano»… Quindi non una negazione o allontanamento dell’utente. ANR5 Penso che quasi tutti i ragazzi si masturbino, anche se è qualcosa che loro fanno a casa e che ci viene raccontato dai genitori. Il ragazzo deve essere invitato a capire che non è bene che la faccia in pubblico... lo si deve indirizzare nella sua camera o in bagno.

18 7) Omosessualità ANR1 ANR2 ANR3 ANR4 ANR5
Si cerca di orientare correttamente il ragazzo in modo eterosessuale. È un problema di non corretta identificazione. ANR2 Noi non abbiamo esperienze chiare di omosessualità. C’è da parte delle famiglie una resistenza nel riconoscere esplicitamente che esista un’omosessualità. È già così difficile riconoscere una sessualità nel proprio figlio Down. Ne abbiamo sempre parlato come una realtà che esiste. ANR3 Stiamo molto attenti a definire qualcuno omosessuale, perché l’omosessualità è una cosa molto precisa. L’ho affrontato anche con i nostri operatori omosessuali… Sussiste l’opinione diffusa che gli operatori maschi, che si dedicano all’assistenza vengano visti come omosessuali. ANR4 Per quanto ci riguarda l’omosessualità è una manifestazione della propria sessualità… Non c’è un giudizio negativo. ANR5 Ci sono tra i ragazzi adolescenti quelli che hanno atteggiamenti omosessuali. Però non li definirei persone omosessuali.

19 8) Educazione sessuale ANR1 ANR2 ANR3 ANR4 ANR5
Il tema dell’educazione sessuale non si può affrontare, perché non ci sono risposte. Non abbiamo risposte socialmente soddisfacenti da dare ad una coppia di handicappati. Non c’è mai stato un corso perché questa è un’associazione di genitori che danno degli orientamenti. Sulla sessualità esiste un non detto e si tende a trattarla solo nel momento in cui si presenta come problema individuale. ANR2 Diretta alla percezione affettiva della relazione. Il Club dei ragazzi è il contenitore dell’esperienza di questo corso in un gruppo di pari. Uno spazio a richiesta. L’idea è di creare un luogo d’incontro per i ragazzi/e che desiderano parlare d’amore e sessualità, in modo libero. ANR3 Per qualcuno è stato necessario. Sono adolescenti con stimoli organici notevoli. Il nostro compito è quello di cogliere gli imput che vengono da loro, non d’indurli… Perché in alcuni contesti è estremamente deleterio portare dei contenuti che il ragazzo non afferra. ANR4 A volte abbiamo chiesto al consultorio se poteva occuparsi di questo, ma non è stato mai possibile. Noi quando una ragazza è pronta, chiediamo all’assi­stente sociale e alla ginecologa del consultorio di aiutarci a spiegarle tutto quello che la riguarda. Noi siamo a conoscenza che in Italia c’è un corso di formazione organizzato dal Centro Documentazione Handicap di Bologna, ma nessuno di noi ha mai partecipato. È a Bologna... magari se fosse a Roma... ANR5 Nella scuola non sono previsti dei veri e propri corsi d’educazione ses­sua­le. I ragazzi più grandi ci hanno posto delle domande e per rispondergli abbiamo organizzato dei momenti d’incontro con loro, in cui abbiamo parlato della sessualità.

20 9) Sussidi didattici ANR1 ANR2 ANR3 ANR4 ANR5 __________
“L’albero della Vita” e il manuale della Dixon. ANR3 ANR4 Stiamo molto attenti ad usare sussidi perché alcune famiglie non permettono che lavoriamo su questa sfera della sessualità. ANR5

21 Associazioni nazionali cristiane e Istituti religiosi
AR1  La Nostra Famiglia: Fondata da don Luigi Monza nel secondo dopo guerra. AR2  Comunità di Capodarco: Fondata da don Franco Monterubbianesi nel 1966. AR3  Comunità di S. Egidio: Nasce nel 1968 come attività pastorale di una parrocchia romana. AR4  Opera don Luigi Guanella: Congregazione religiosa per l’accoglienza di persone disabili.

22 1) Come si manifesta la sessualità dei disabili all’interno dei centri
AR1 La cura, il rispetto, il sottolineare ogni piccolo progresso dei nostri bambini con deficit motori e mentali fa da cornice al discorso che solo poi arriva allo specifico di un’educazione sessuale. AR2 Fin dall’inizio della vita della Comunità, iniziarono a sbocciare i primi sentimenti di vita di coppia, determinati a sfociare anche nella realtà familiare. AR3 Tra gli handicappati più lievi la sessualità si presenta come in gruppo di giovani, come in una comitiva qualsiasi: si fa la corte a qualcuna, si mandano i bigliettini, ci si fidanza… AR4 Le ragazze che provenivano dal brefotrofio potevano aver imparato, nei diversi istituti in cui erano vissute, delle cose nemmeno tanto ortodosse. Le altre che venivano da famiglie, anche molto numerose, sapevano quello che tutte impariamo in famiglia.

23 2) Visione della sessualità dei genitori
AR1 Anche in genitori molto preparati, è molto presente la fantasia che il proprio figlio, da grande, potrà avere una vita sessuale come gli altri, cioè poter avere dei rapporti sessuali con una qualche brava persona che se lo sposerà. Per quanto riguarda le figlie femmine il terrore grossissimo dei genitori è che rimangano incinte. L’arrivo delle mestruazioni è spesso accompagnato da un pianto della mamma che dice: “Oddio, è grande e non si è normalizzata, cosa mai mi accadrà?” AR2 __________ AR3 Il problema della sessualità di un handicappato... è legato piuttosto al contorno socio-familiare, perché, finché si manifesta come una loro pulsione, la sessualità non è un problema. Faccio l’esempio di una ragazza di Tor Bellamonaca handicappata mentale grave, anche se fisicamente è una bellissima ragazza... A ragione della sua bellezza la mamma ha continuato per anni a dirle che non doveva venire con noi, ma doveva andare in giro a trovarsi un fidanzato. AR4 La sessualità si scontra anche con pregiudizi sociali. Le mamme delle ragazze che non sono quelle più aperte di noi suore, anzi sono ancora più paurose, ansiose vorrebbero che tu creassi delle belle gabbie dorate dove proteggere la figlia. Sono quelle che non mandano le proprie figlie in certe colonie perché sanno che sono frequentate anche dai maschi. La sessualità si scontra anche con pregiudizi sociali. Le mamme delle ragazze che non sono quelle più aperte di noi suore, anzi sono ancora più paurose, ansiose vorrebbero che tu creassi delle belle gabbie dorate dove proteggere la figlia. Sono quelle che non mandano le proprie figlie in certe colonie perché sanno che sono frequentate anche dai maschi.

24 3) Visione della sessualità da parte dell’ente
Primo principio: quello che viene chiamato peccato io lo considero come la mancanza di un obiettivo. Secondo principio: questi bambini, una volta diventati grandi, abbiano almeno questo dalla vita: né di aggredire, né di essere aggrediti. AR2 Quando nella vita della Comunità iniziarono a sbocciare i primi sentimenti di vita di copia, determinati a sfociare anche nella realtà familiare, approfondimmo cosa questo volesse dire anche dal punto di vista eugenetico. L’incapacità fisica veniva supplita dalla solidarietà della vita comunitaria che integrava queste incapacità fisiche sostenendo e assistendo le coppie, aiutandole anche a mettersi a letto, a vivere un’intimità di coppia. AR3 Consiglierei un comportamento dei genitori un po’ più serio, un po’ all’antica... cosicché se il figlio disabile volesse uscire dovrebbe chiedere l’autorizza­zione... I problemi più grossi nascono proprio dove manca un supporto educativo intorno al ragazzo... Nelle immagini, nei discorsi, nella fantasia bisogna dare loro qualcos’altro nella vita. Questi ragazzi accendono la televisione e cosa vedono? Sesso, violenza e tutti quei fotoromanzi imperniati su storie d’amore così superficiali. AR4 Sul tema dell’educa­zione sessuale, nell’88/89, in un nostro centro, fu organizzato un Convegno... Sì, però tutto è finito lì! A volte penso che c’è un’incapacità ad organizzare quest’educazione sessuale agli handicappati, perché negli educatori si avverte una sfiducia nella possibilità che i disabili possano recepirla. Spesso dico alle mie consorelle che non dobbiamo far vedere che tutto è male.

25 4) Incesto, abuso AR1 AR2 AR3 AR4
C’è stato un caso... anni fa... Una bimba di cinque anni aveva subito un tentativo di violenza da parte del papà. Poi abbiamo avuto l’impressione di un papà troppo sollecito... che accudiva la sua bambina in modo un po’ morboso. In un altro caso siamo intervenuti presso il tribunale dei minori. M., una bimba di cui avevamo la certezza che subisse abusi da parte di uno zio, con la connivenza della famiglia. Un’altra cosa che faccio è mimare con loro personaggi che li circuiscono. Cerco di spiegare loro che esistono persone pericolose. AR2 __________ AR3 AR4

26 5) Vita di coppia, amicizie particolari, matrimonio
Abbiamo avuto anche qualche esperienza di genitori che hanno combinato dei matrimoni. L’adolescente normale pensa: alla prima esperienza sessuale non mi accadrà di rimanere incinta o di ammalarmi. Faccio molta fatica a far capire che può capitare anche a loro di ammalarsi, di rimanere incinte. AR2 Non è mai stata negata la dimensione genitale ed erotica della sessualità di una coppia... Di fatto, sono nati tanti figli da quelle coppie dove si sapeva che non sussistevano rischi di ordine genetico, figli che oggi vivono tranquillamente. Oggi la Comunità è diventata nonna. AR3 Il matrimonio è visto come una soluzione. Cioè, se la figlia riuscisse a fidanzarsi non sarebbe più vista come un’handicap­pata, come se, miracolosamente, lo sposarsi la guarisse. Per i maschi c’è più l’idea che devono “fare esperienza” e che questa li farà guarire, nel senso che li normalizzerà. Per le donne c’è più l’esigenza del matrimonio. Abbiamo accompagnato due coppie di disabili al matrimonio. AR4 ...Conobbe un ragazzo di Napoli e se ne innamorò subito. L’amore fu reciproco. Ne parlava così: «Non è che mi piaccia molto – diceva – ma è di Napoli...!». Fatto sta che un giorno telefonò dicendomi: «Sai, ti devo dire una cosa importante: ho il pancione, sono incinta, e... lui mi sposerà» – «Ma tu gli vuoi bene?» le chiesi. «Sì! io gli voglio bene. E poi, suor Maria, con questo pancione...!»

27 6) Masturbazione AR1 AR2 AR3 AR4
C’è un’idea di fondo comune a tutti gli operatori del Centro: il masturbarsi è una questione che riguarda la crescita. Il problema emerge quando diventa l’unica maniera per gratificarsi. Credo che la si debba far vedere sotto un’ottica positiva togliendole ogni connotazione di colpa. AR2 __________ AR3 Pensiamo di non dover criminalizzare nessuno, mentre spesso negli istituti il problema della masturbazione viene esasperato e allora, diventano: “sporchi”, “cattivi”, “maniaci”. AR4 Quando sono stata educatrice delle ragazze o direttrice in Istituto per bambini disabili, naturalmente, i bambini si masturbavano a tutto spiano... Io non me ne sono fatta un grosso problema, ... ma quando ho potuto li ho distratti.

28 7) Omosessualità AR1 AR2 AR3 AR4
Certo che la presento. Quando si parla di piselli e di sunette, viene fuori anche il finocchio... Mah, ti dirò, non gli interessa molto. AR2 Ci può essere capitata, nel senso che qualche giovane ha mostrato tendenze... È nel patrimonio dello stare insieme, rispettoso anche di questa tendenza che – pur nello squilibrio che connota questa condizione non riconducibile a normalità – che sorge la capacità di riuscire a dare un senso a quella sensibilità particolare, magari effeminata, consentendo anche a persone, portatrici di questa situazione, di poter vivere all’interno della Comunità. AR3 Forse uno solo in un quartiere di Roma... Ne eravamo venuti a conoscenza in seguito ad alcune segnalazioni avanzate da alcuni alla USL... Ma, in realtà, devo dire che non siamo riusciti a considerarlo poi tanto come un problema di omosessualità, piuttosto, come la manifestazione di un vuoto affettivo. AR4 Non che sia prevenuta nei confronti di una coppia omosessuale... Sarà forse per un fatto culturale, noi siamo stati abituati a credere che una coppia è formata da un uomo e una donna. Poi se penso alla famiglia, alla mia famiglia, penso ad una coppia come quella di mio padre e di mia madre, due figure diverse, che danno cose diverse.

29 8) Educazione sessuale AR1 AR2 AR3 AR4
Quando mi è stato chiesto di occuparmi di questo ho detto: “Sì, la racconto per intero, ma non mi dovete mettere limiti, del tipo che io racconti delle farfalle o di insetti. Mi lasciate raccontare per intero... preservativi compresi. Tutta la gente che lavora al Centro sa che ad un certo punto del programma riabilitativo i ragazzi faranno con me un piccolo corso di educazione sessuale. Ecco perché nel Centro tutti collaborano fin da subito a preparare il ragazzo a questo discorso. AR2 La Comunità non promuove un corso di educazione sessuale... perché è indirizzata ad adulti. Quando tra le persone della Comunità di formano delle coppie è prevista per queste una guida. L’educazione... non si svolge tanto sul piano della sessualità, quanto piuttosto della maturazione dei sentimenti. AR3 Questa la si fa soltanto dove effettivamente si incontra un problema. AR4 Non mi sono mai messa in cattedra dicendo «OK oggi parliamo di sesso». Le ragazze, per quel che ricordo, non mi sembravano molto arretrate da non conoscere queste cose. Tutt’al più ho dovuto chiarirglielo. A volte penso che c’è un’incapacità ad organizzare un’educazione sessuale agli handicappati, perché negli educatori si avverte una sfiducia nella possibilità che i disabili mentali possano recepire un tale insegnamento.

30 9) Sussidi didattici AR1 AR2 AR3 AR4
Abbiamo delle tavole molto semplici che raffigurano un uomo e una donna a cui noi, di volta in volta, apponiamo in tutte le parti del corpo, sia in friulano che in italiano, tutta la ridda terminologica possibile e immaginabile. AR2 __________ AR3 AR4

31 Il modello medico di disabilità
Questo modello definisce la disabilità come un impedimento biologico permanente e considera gli individui con disabilità come meno abili rispetto a quelli che sono guariti da una malattia o che sono non-disabili. Come in una forma di biologico determinismo, la disabilità è centrata su una tragedia fisica, comportamentale, psicologica, cognitiva e sensoriale. Così, il tipo di supporto al problema viene offerto al disabile nella sua individualità.

32 Il modello medico e la sessualità
Il modello medico di disabilità trascura la sessualità dei disabili considerandola come un non problema. Il modello medico, infatti, trascura ciò che non è riparabile o modificabile, quindi, tende a trascurare anche la sfera della sessualità di un individuo con disabilità: sia nei casi in cui non è oggetto d’interesse medico, perché l’individuo disabile non è portatore di alcuna patologia o disfunzione fisiologica (e qui mi riferisco a tutti i disabili sensoriali, alla gran parte dei disabili mentali e ad alcune categorie di disabilità fisica), sia nel caso in cui risulta irreparabile, immodificabile nella sua patologia (e qui mi riferisco agli individui mielolesi).

33 A colloquio con disabili mentali del Centro‑Socio‑Terapeutico di Sant'Antonino di Susa
Così come emerge da Sessualità alterabili, (2002), il disabile mentale è tutt’altro che un puro dalla sessualità sommersa, su cui un’educazione sessuale agirebbe inscrivendo sulla tabula rasa di una coscienza incontaminata bisogni perversi ed illeciti. Egli non è un buon selvaggio, e l’intervento educativo non rischierebbe di profanare quella sacralità che la demenza ha salvaguardato dalla corruzione socio-culturale.

34 «GP ho visto dei tuoi disegni molto belli nel Libro. Spiegami questo».
GP — «Quando mi arrivano le mestruazioni, praticamente io sono costretta a lavarmi fino a quando non mi finiscono perché ho paura di sporcare gli asciugamani». «Qualcuno ti ha rimproverata che tu sporchi?» GP — «Beh, succede proprio così, no? Infatti, qui ho fatto il disegno di come avviene, perché me lo hanno spiegato anche Daniela ed Elisa come sono le mestruazioni».

35 «Quando ti senti sporca?»
«Mi sembra molto importante quello che tu stessa hai scritto accanto al ritratto. Vuoi rileggerlo?» GP — «“Quanto nero: sarò sporca?” Perché magari mi sento sporca». «Quando ti senti sporca?» GP — «Quando le ho... È già un problema così...» «Cosa dicono i tuoi familiari quando ti arrivano?» GP — «Mi dicono: “GP, fatti il bidè”. Mi dicono di lavarmi, di mettere i pannolini».

36 Il soggetto ha appreso la distinzione anatomica maschio/femmina e una capacità di ridescrizione delle informazioni ricevute. Al contempo, la rappresentazione degli organi genitali maschili e femminili su una stessa figura, probabilmente la figura d’identificazione, indica una persistente difficoltà nella differenziazione rispetto ad un altro da sé. La confusione sessuale sembrerebbe sintomatica di una confusione di identità.

37 La sessualità è stata compresa nelle differenze anatomiche, ma non è ancora evocatrice di relazione.
Il progresso conseguito non gli consente ancora di superare le difficoltà che nascono dal rapporto sociale con l’altro.

38 Il modello medico di sessualità in Italia /1
Nella medesima ricerca (Federici, 2002) è emerso che: il modello medico di sessualità, nel nostro paese, è ancora molto sostenuto e dalle famiglie e dai centri assistenziali. Ad esempio: in una intervista alla responsabile medico e ad una psicologa di una grande associazione nazionale di famiglie che si occupa di soggetti disabili, alla mia domanda se alle coppie di disabili presenti nella struttura fosse permesso fare petting, si rispondeva: «Non è accettato, anche perché è il tipo di comportamento che noi non abbiamo, eppure qui ci sono operatori che sono sposati, operatori che sono fidanzati, e nessuno si metterebbe nella condizione di esprimere le proprie…» «Io credo che vada sottolineato il fatto che siamo una comunità. E nella comunità i nostri comportamenti devono rispondere a quelle che sono delle regole sociali. Quindi, anche le coppie ormai stabilizzate sono richiamate alle regole. Certo l’effusione come l’abbraccio o il bacio sono accettati».

39 Il modello medico di sessualità in Italia /2
Sempre dal punto di vista del modello medico: la maturazione sessuale di un figlio disabile può essere attesa da un genitore come un segno di guarigione. Se da una parte in molti genitori la fase puberale del proprio figlio può suscitare timori e preoccupazioni, per altri il menarca della figlia con disabilità o la masturbazione del figlio con disabilità possono riaprire la speranza ad una normalità sempre agognata. Che la maturazione degli organi sessuali proceda per un percorso di assoluta normalità fisiologica è, per quanti hanno speso anni a curare il proprio figlio, l’ultima chance di normalizzazione.

40 Il modello sociale di disabilità
Nel modello sociale l’incapacità a funzionare è in larga parte dovuta a quella disabilità che scaturisce da un ambiente ostile il quale impedisce il perseguimento delle scelte personali: atteggiamenti sociali negativi, barriere architettoniche, limitazioni all’accesso alle comunicazioni e alle risorse, etc... La disabilità è una costruzione sociale e non (soltanto) l’esito di una menomazione psichica o fisica: «Disablement has nothing to do with the body… Impairment is in fact nothing less than a description of the physical body» (Oliver, 1995,). Oliver, M. (1995). Defining impairment and disability: issues at stake. [Unpublished work] Cited in Hughes, B., & Paterson, K. (1997). The Social Model of Disability and the Disappearing Body: towards a sociology of impairment. Disability & Society, 12(3),

41 Il modello sociale di sessualità
La sessualità delle persone con disabilità invece di essere ridotta ad un problema medico, psicologico o sessuologico è riletta all’interno del contesto sociale e culturale entro cui si sviluppa l’identità sessuale di una persona con disabilità.

42 Il modello sociale di sessualità
Rehabilitating Society (Oliver) L’interesse si sposta da strategie psicoterapeutiche indirizzate al disabile e alla famiglia di appartenenza, per rivolgersi ad aree sociali molto più vaste al fine di rimuovere quelle barriere ambientali che impediscono il percorso creativo ed espressivo, affettivo ed erotico di ogni persona. Ridare parola ai disabili Restituire la parola su sessualità e disabilità a quanti la vivono nella loro personale esperienza di disabili, perché i bisogni da inespressi diventino colloquio e condivisione di vita. Superare uno dei più radicati pregiudizi circa la sessualità delle persone disabili: che ogni manifestazione erotico-affettiva di un disabile sia da considerarsi abnorme, perversa, malata e che dunque debba essere affidata allo studio e all’intervento di un’oligarchia di esperti e professionisti ‘normali’.

43 Il modello sociale di sessualità in Italia
Meno diffuso ma non assente. Nella stessa indagine su citata la dott.ssa Contardi dell’AIPD di Roma alla mia domanda sul comportamento adottato dall’Associazione verso gli innamoramenti dei loro raggazzi/e risponde: «Il nostro atteggiamento nei confronti dell’innamoramento è generalmente questo: noi siamo abbastanza convinti, è poi l’evidenza dei fatti, che un adolescente Down — al di là della diversità delle persone — tende ad innamorarsi, ad avere voglia di avere un compagno o una compagna, né più né meno di altri ragazzi. Ovviamente, fintantoché non esisteva per loro la possibilità di incontrarsi in un gruppo di pari, questo tipo di desiderio non trovava nessuna possibilità di concretizzazione e rimaneva molto a livello fantasmatico. Con il Club dei ragazzi, che è il contenitore di questa esperienza del corso, si è creata anche la possibilità di incontrarsi in un gruppo di pari. Sono, perciò, sorte delle amicizie e nati degli amori».

44 Tom Shakespeare (1996). The Sexual Politics of Disability: Untold desire.
Analizza 6 aree in cui le barriere strutturali si combinano con problemi personali, impedendo lo sviluppo emotivo e sessuale degli individui con disabilità: Ritardo o mancanza di socializzazione delle proprie esperienze emotive e sessuali Segregazione in spazi educativi speciali. Assenza di educazione sessuale pubblica. Barriere fisiche che rendono inaccessibili spazi e informazioni. Difficoltà di espressione della propria sessualità nelle istituzioni residenziali. Assistenza personale e bisogni sessuali.

45 6 Aree disabilitanti: 1a Ritardo o mancanza di socializzazione delle proprie esperienze emotive e sessuali Questo fenomeno sembra riguardare in modo particolare le donne con disabilità. La mancanza di aspettative da parte dei genitori di un normale sviluppo e manifestazione della sessualità di una figlia con disabilità produce una progressiva frustrazione o negazione dei suoi bisogni sessuali. Pertanto, nel momento in cui i bisogni erotico-affettivi si manifestano, inevitabilmente provocano nella famiglia imbarazzo e nella figlia disorientamento. La soluzione è spesso ricercata in aiuti esterni: «[Le donne disabili] parleranno di sesso ad un consulente o al prete, forse anche a uomini con disabilità, ma certo non ad altre donne» (p. 17).

46 1. Ritardo o mancanza di socializzazione
Questo fenomeno sembra riguardare in modo particolare le donne con disabilità. La mancanza di aspettative da parte dei genitori di un normale sviluppo e manifestazione della sessualità di una figlia con disabilità produce una progressiva frustrazione o negazione dei suoi bisogni sessuali. Pertanto, nel momento in cui i bisogni erotico-affettivi si manifestano, inevitabilmente provocano nella famiglia imbarazzo e nella figlia disorientamento. La soluzione è spesso ricercata in aiuti esterni: «[Le donne disabili] parleranno di sesso ad un consulente o al prete, forse anche a uomini con disabilità, ma certo non ad altre donne»

47 6 Aree disabilitanti: 2a Segregazione in speciali spazi educativi

48 2. Segregazione in speciali spazi educativi
Per lungo tempo l’educazione di persone con disabilità è stata relegata al campo della pedagogia speciale o differenziale. Essa è stata oggetto di severe critiche da parte del movimento dei disabili per la bassa qualità dell’educazione impartita e per la conseguente separazione dei bambini disabili dai non-disabili in spazi differenziali. Questa segregazione spesso continua nell’età adulta, ingenerando nel processo di socializzazione la difficoltà di discorrere con serenità della propria sessualità e di condividere i propri bisogni affettivi sia con i propri pari, che con individui non-disabili.

49 6 Aree disabilitanti: 3a Assenza di educazione sessuale pubblica

50 3. Assenza di educazione sessuale pubblica
L’assenza di informazione può essere riconosciuta come uno dei maggiori ostacoli nella vita dei disabili: «A causa di una diffusa ignoranza, disinformazione, confusione e pressione tra gli stessi disabili, è importante che sia impartita una corretta informazione sulla biologia del sesso, seppure contestualizzata in un più globale discorso coerente con la vita moderna».

51 6 Aree disabilitanti: 4a Barriere fisiche che rendono inaccessibili spazi e informazioni Tutto ciò che avresti sempre desiderato sapere sul sesso … È qui !!!!

52 4. Barriere fisiche che rendono inaccessibili spazi e informazioni
Troppo spesso si sono considerate le barriere fisiche solo come ostacoli architettonici, per un alloggio fruibile, per spazi accessibili, per il diritto al lavoro, per l’utilizzo dei trasporti, per il tempo libero facilitato, e raramente come ostacoli alle pari opportunità di un disabile rispetto ad un non-disabile di trovare un partner o di condividere spazi ricreativi, o semplicemente per la lettura o visione di sussidi erotici.

53 6 Aree disabilitanti: 5a Difficoltà di espressione della propria sessualità nelle istituzioni residenziali

54 5. Difficoltà di espressione della propria sessualità nelle istituzioni residenziali
Primo: dato che le persone disabili in ambienti istituzionalizzati sono spesso infantilizzate, è raro che sia loro permesso di esprimere la propria sessualità. Secondo: c’è un alto grado di vulnerabilità all’abuso fisico e sessuale. Molte associazioni e operatori credono che il loro ruolo sia quello di proteggere l’“innocenza” delle persone disabili dal sesso, nonostante il dato di fatto che le istituzioni residenziali abbiano sempre avuto un più alto grado di incidenza di abusi sessuali

55 6 Aree disabilitanti: 6a Assistenza personale e bisogni sessuali

56 6. Assistenza personale e bisogni sessuali
La più generale disinformazione sulla sessualità, che sostiene il pregiudizio e alimenta la paura degli operatori professionali e assistenti volontari di persone con disabilità resta, a tutt’oggi, una delle cause maggiori dell’oppressione e frustrazione di una vita affettiva e sessuale di persone con disabilità che necessitano di una costante assistenza. Pur tuttavia facilitare l’esercizio della sessualità per tutte le persone con disabilità rimane una questione difficile e dibattuta

57 Identità personale nella disabilità /1
autoaccettazione della propria menomazione costruzione della propria identità sociale Federici, S. (2001, November 8-10). Sessualità alter/abili: sessualità e disabilità in prospettiva sociale. Paper presented at the 7° Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, Università di Roma "La Sapienza", Rome, Italy.

58 Identità personale nella disabilità /2
Questo processo affermativo della propria disabilità non si esaurisce col “venire a patti con la propria menomazione”, ovverosia soltanto con l’auto-accettazione del proprio destino, ma si configura come un processo di affermazione della propria identità sociale di persona disabile. Identità sociale quindi che deve fare i conti con i criteri normativi del riconoscimento sociale, politico ed economico di un altro individuo Federici, S. (2001, November 8-10). Sessualità alter/abili: sessualità e disabilità in prospettiva sociale. Paper presented at the 7° Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, Università di Roma "La Sapienza", Rome, Italy.

59 Identità personale nella disabilità /3
Susan Wendell (1996) The Reject Body  Rilegge la propria esperienza di disabilità con le teorie femministe all’interno del dibattito sulla disabilità, così racconta il suo percorso di riconoscimento di sé come una disabile: «Recognizing myself as disabled certainly required that I change my self-identity and adopt a radically new way of thinking about myself. This included accepting the reality (though not the justice) of the stigma of being chronically ill, especially the shame of being unable to do many things that people still expected me to do. It also required reimagining my life with a new, much more limited, and perpetually uncomfortable body, and then reorganizing my work, home and relationships to make this different life possible. All of this was difficult, but another very important part of changing my identity helped me through the rest. I found that I could make sense of what happening to me by talking with other people with disabilities and reading books and articles by them. They already knew how the stigma of disability works, and how to live well with illness and physical limitations. In the process of learning what I needed to know from them, I recognized myself as one of them. When I identified myself as a person with a disability, I no longer felt I was struggling alone» (pp ).

60 Identità personale nella disabilità /4
DIFFERENZA Jenny Morris (1996) indica due fattori che determinerebbero la differenziazione dei disabili dai non-disabili: Primo  la differenza fisica o psichica della persona con disabilità rispetto a ciò che è considerata la norma della media delle persone. Federici, S. (2001, November 8-10). Sessualità alter/abili: sessualità e disabilità in prospettiva sociale. Paper presented at the 7° Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, Università di Roma "La Sapienza", Rome, Italy.

61 Identità personale nella disabilità /5
Secondo  la necessità del soddisfacimento di bisogni supplementari per il raggiungimento di una buona qualità della vita dei disabili rispetto ai bisogni standard dei non-disabili. SODDISFACIMENTO Federici, S. (2001, November 8-10). Sessualità alter/abili: sessualità e disabilità in prospettiva sociale. Paper presented at the 7° Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, Università di Roma "La Sapienza", Rome, Italy.

62 Discriminazione in e tra le comunità di disabili
Non è difficile allora immaginare come la sfida lanciata dal movimento dei disabili per il riconoscimento della propria identità trovi collegamenti con altri movimenti di lotta per l’affermazione del diritto alla differenza contro ogni forma di oppressione e discriminazione sociale. Per cui atteggiamenti più o meno palesi di razzismo, sessismo ed eterosessimo costituiscono un problema ulteriore per l’inserimento sociale di un disabile non solo all’interno della comunità umana in generale, ma all’interno delle stesse comunità dei disabili. È comprensibile, dunque, come mai esista un gruppo come l’UNISON fondato sul principio secondo cui chiunque si autodefinisca disabile è eleggibile come membro del gruppo. Federici, S. (2001, November 8-10). Sessualità alter/abili: sessualità e disabilità in prospettiva sociale. Paper presented at the 7° Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, Università di Roma "La Sapienza", Rome, Italy.

63 Stereotipia sessuale e disabilità
Ampia attenzione è stata dedicata alle ragioni dell’esclusione fondate su stereotipie culturali chiamate: Myths about disability PERFEZIONE FISICA Federici, S. (2001, November 8-10). Sessualità alter/abili: sessualità e disabilità in prospettiva sociale. Paper presented at the 7° Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, Università di Roma "La Sapienza", Rome, Italy.

64 Stereotipia sessuale e disabilità
Questi stereotipi possono essere compresi da due miti prevalenti: Perfezione fisica Asessualità Il primo ritiene che i disabili debbano lottare per raggiungere una perfezione fisica (Stone, 1995); Il secondo presume un’assenza di esperienze erotico-affettive di un disabile. ASESSUALITÀ Federici, S. (2001, November 8-10). Sessualità alter/abili: sessualità e disabilità in prospettiva sociale. Paper presented at the 7° Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, Università di Roma "La Sapienza", Rome, Italy.

65 Stereotipia sessuale e disabilità
INADEGUATEZZA Federici, S. (2001, November 8-10). Sessualità alter/abili: sessualità e disabilità in prospettiva sociale. Paper presented at the 7° Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, Università di Roma "La Sapienza", Rome, Italy.

66 Stereotipia sessuale e disabilità
IMPOSSIBILITATI AD AVERE FIGLI Federici, S. (2001, November 8-10). Sessualità alter/abili: sessualità e disabilità in prospettiva sociale. Paper presented at the 7° Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, Università di Roma "La Sapienza", Rome, Italy.

67 Stereotipia sessuale e disabilità
RELAZIONI SENTIMENTALI Federici, S. (2001, November 8-10). Sessualità alter/abili: sessualità e disabilità in prospettiva sociale. Paper presented at the 7° Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, Università di Roma "La Sapienza", Rome, Italy.

68 Stereotipia sessuale e disabilità
MENOMAZIONE RICONDUCIBILE A COLPA MORALE Federici, S. (2001, November 8-10). Sessualità alter/abili: sessualità e disabilità in prospettiva sociale. Paper presented at the 7° Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, Università di Roma "La Sapienza", Rome, Italy.

69 Stereotipi culturali e normalità
Questi miti sulla disabilità sono poi evidentemente rafforzati da tutta una serie di stereotipi (o miti) che invece informano la comprensione e l’agire delle persone “normali” e che si riferiscono a tutto ciò che riguarda l’identità e l’orientamento sessuale: i miti sull’omosessualità, sulla (presunzione di) eterosessualità sulla fucking ideology Ne consegue che per molti individui con disabilità l’esercizio della propria sessualità risulta talmente difficile da diventare impossibile. Federici, S. (2001, November 8-10). Sessualità alter/abili: sessualità e disabilità in prospettiva sociale. Paper presented at the 7° Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, Università di Roma "La Sapienza", Rome, Italy.

70 Tremain, S. (1996) “We’re Here. We’re Disabled and Queer
Tremain, S. (1996) “We’re Here. We’re Disabled and Queer. Get Used to It” «Tra gli scrittori e attivisti anti-ableist, c’è un’opinione comune: che le persone non disabili generalmente considerano le persone disabili come esseri asessuati. Sebbene questa falsità degradi tutte le persone disabili, tuttavia essa ha uno speciale effetto umiliante sulle lesbiche disabili. La ragione che provoca questo è la seguente: se si assume che le persone disabili sono asessuate, allora non si può concepire l’esistenza di lesbiche disabili. Cioè, come dire, se le persone disabili sono considerate come esseri asessuati, e se le identità lesbiche sono identità sessuate, allora le identità lesbiche disabili sono concettualmente impossibili (non esistono). Apparentemente, la categoria di “persona disabile” e la categoria di “lesbica” sono reciprocamente escludenti: o sei una persona disabile (asessuata), o sei una lesbica (sessuata)» Tremain, S. (1996). We’re Here. We’re Disabled and Queer. Get Used to It. In S. Tremain (Ed.), Pushing the Limits: Disabled dykes produce culture (pp ). Toronto: Women's Press.

71 Strategie d’intervento: “sexual politics”
REHABILITATING SOCIETY Federici, S. (2001, November 8-10). Sessualità alter/abili: sessualità e disabilità in prospettiva sociale. Paper presented at the 7° Convegno Nazionale Informatica, Didattica e Disabilità, Università di Roma "La Sapienza", Rome, Italy.

72 Sessualità alter-abili
?

73 Capitolo 2 Supporti video sessualmente espliciti per disabili fisici

74 Sexuality Reborn Scopo
Il filmato Sexuality Reborn è stato concepito a scopi didattici per illustrare tematiche e problematiche di carattere sessuale in persone con lesioni midollari e per facilitare la ricerca di soluzioni attraverso una discussione tra i partecipanti alla proiezione che tocchi aspetti sociali, fisici, psicologici ed affettivi. Finanziato dalla Associazione Paralyzed Veterans of America, è stato prodotto da Craig Alexander e Marcalee Sipski, medici che operano all’interno del Kessler Institution for Rehabilitation (http://www.kmrrec.org/). L’introduzione al filmato e la conclusione sono curate da Ben Vereen un attore/ballerino coinvolto in un incidente che lo ha portato in terapia presso il Kessler Institution.

75 Sexuality Reborn Partecipanti
Nel video 4 coppie di volontari, in ciascuna delle quali almeno uno dei partner è affetto da lesione midollare, narrano e mostrano le tecniche che hanno sperimentato per rendere migliore la loro vita sessuale. Le 4 coppie sono di età compresa tra anni. Ci sono quattro uomini con lesione spinale con partner femminili. Tre delle donne non sono disabili e una ha una spina bifida. C'è una coppia afro-americana, un afro-americano narratore e uno ispanico. Tutti gli altri sono bianchi come lo sono i professionisti medici. Il 50% degli uomini sono di colore.

76 Sexuality Reborn Sessualmente esplicito
Non si parla solo di sesso ma lo si mostra anche. Nell’introduzione Ben Vereen ci avverte che ci sarà intimità esplicita. Vedere persone disabili divertirsi sessualmente è prezioso. Sono rare le immagini di comportamenti sessuali da parte di persone con disabilità.

77 Sexuality Reborn Contenuto dei dialoghi
Tutte le coppie hanno sottolineato che la comunicazione è la chiave per avere un rapporto di successo sia dentro che fuori dal letto. Gli uomini hanno parlato francamente del modo in cui i loro corpi sono stati colpiti dalla lesione, in particolare circa l’erezione. Due uomini parlano dello spostamento dei loro orgasmi dai loro corpi alle loro teste: orgasmo mentale.

78 Sexuality Reborn Basi teoriche
Le basi teoriche dell’uso di video sessualmente espliciti è rintracciabile nella teoria socio-cognitiva di Bandura. L’apprendimento per osservazione ha una funzione informativa e motivazionale. La funzione informativa consiste nel fornire uno standard sul quale giudicare i propri risultati e nel consentire un giudizio di autoefficacia. La funzione motivazionale consiste nell’attivazione indiretta o nella creazione di aspettative, giudizi sulle probabili conseguenze che un comportamento produrrà. particolarmente forte quando l’osservatore si autopercepisce come molto simile al modello.

79 Sexuality Reborn Basi teoriche
La funzione motivazionale è particolarmente forte quando l’osservatore si autopercepisce come molto simile al modello in relazione ad attributi rilevanti. In particolar modo sono determinanti le comparazioni fra pari. In questa teoria una grande importanza riveste il giudizio di autoefficacia, definito da Bandura come “il giudizio che una persona dà sulla propria capacità di organizzare ed eseguire i piani d’azione richiesti per raggiungere determinati tipi di performance” I giudizi di autoefficacia sarebbero determinanti nel pensiero, nel comportamento, nelle reazioni emotive e costituirebbero una sorta di ponte tra la conoscenza e l’azione.

80 Sexuality Reborn Basi teoriche
«It is in sexually inhibited persons that erotica can have its greatest effects by functioning both as a sex arouser and disinhibitor… Sexual modeling has been shown to have long-term effects when used for therapeutic purposes with persons suffering from sexual anxieties and dysfunctions… Modeling of mutual pleasure alleviates sex anxieties, creates more favorable attitudes toward sex, and sparks inactive sex lives». Bandura (1986)

81 Sexuality Reborn Guida alla discussione
Tepper, M. S. (1997). Discussion guide for the sexually explicit educational video Sexuality Reborn: Sexuality following spinal cord injury. Sexuality & Disability, 15(3), Questo articolo fornisce delle linee guida per l’utilizzo di Sessuality Reborn. Fornisce inoltre una lista di argomenti di discussione consigliati in riferimento alle scene chiave, domande di discussione e commenti.

82 Sexuality Reborn Guida alla discussione
L’uso di video educativi che includono scene sessualmente esplicite è vincolato al rispetto di alcune linee guida: I partecipanti devono essere informati sulla presenza di scene sessualmente esplicite; La visione deve essere libera e volontaria; Il conduttore del gruppo deve essere a suo agio e informato; Il conduttore deve conoscere il video; Il video deve essere proiettato in un setting confortevole e riservato; Si deve poter impiegare tutto il tempo che occorre per la visione e la discussione;

83 Sexuality Reborn Guida alla discussione
Sexuality Reborn mostra alcune delle situazioni che possono presentarsi a persone con lesioni spinali e ai loro partner e fornisce informazioni che possono permettergli di: Discutere i diversi cambiamenti fisici ed emotivi associati all’attività sessuale dopo la lesione midollare Identificare strategie che possono aiutare le persone affette da lesione midollare a vivere la sessualità Informare sulle strategie disponibili per la gestione di preoccupazioni legate a temi sessuali Esplorare metodi alternativi per il soddisfacimento sessuale

84 Sexuality Reborn Guida alla discussione
Le topiche la comunicazione; la sessualità come interazione tra aspetti fisici e psicologici; i cambiamenti intervenuti nel corpo dopo la lesione e la riqualificazione delle proprie attività; l’autostima e l’immagine del proprio corpo; i cambiamenti fisici e le modificazioni intervenute nelle funzioni sessuali; le reazioni alle scene esplicite mostrate nel filmato; l’espressione sessuale diversamente dal rapporto sessuale completo; i problemi derivanti dal controllo delle viscere e della vescica; i rapporti con le altre persone, l’assertività ed il rifiuto; Il partner disabile; la masturbazione; il sesso come forma di intimità e di comunicazione; le posizioni; la soddisfazione sessuale; spontaneità, creatività ed intraprendenza.

85 Sexuality Reborn Limiti
I limiti di Sexuality Reborn  È un prodotto del suo tempo (1993) con una eccessiva medicalizzazione dell’esperienza sessuale. Il ruolo dei medici nel descrivere e spiegare le esperienze sessuali delle persone con disabilità è enfatizzato. Tutte le coppie sono formate da un uomo disabile e da una donna. In un solo caso la donna è disabile, ma con spina bifida. L’esperienza sessuale di una donna con lesione spinale non viene trattata. Non vi è alcun riferimento ad altri orientamenti od esperienze sessuali. Le coppie mostrate sono tutte stabili e di lunga durata: non viene fatto alcun riferimento a rapporti di tipo occasionale o di breve durata. Le persone nel video non praticano sesso sicuro. Ciò ha condotto a far dichiarare esplicitamente al presentatore che il sesso sicuro è raccomandato e da preferirsi.

86 Capitolo 3 L’assistenza sessuale delle persone disabili in Europa

87 Sex worker: definizione
Un sex worker è una persona che lavora nell’industria del sesso [sex industry]. Il termine di solito è usato in riferimento a quelli nel sex industry che in realtà forniscono tali servizi sessuali, al contrario di manager e del personale di tali industrie. Alcuni lavoratori del sesso sono pagati ad adottare un comportamento sessualmente esplicito che coinvolgono vari gradi di contatto fisico con i clienti. (è interessante notare che questa voce non ha traduzione italiana).

88 Sex work: critiche Il termine fermamente contrastato, però, da molti che sono moralmente contrari alla industria del sesso, come ad esempio i conservatori sociali, le femministe anti-prostituzione, e altri proibizionisti. Tali gruppi vedono diversamente la prostituzione come un reato o come una vittimizzazione, e il termine sex work come la legittimazione di un’attività criminosa o lo sfruttamento come un tipo di lavoro.

89 Sex work: Legge e società
A seconda della legge locale, l’attività dei lavoratori del sesso può essere regolata, controllata, tollerata o proibita. Nella maggior parte dei paesi, anche quelli in cui il lavoro sessuale è legale, i lavoratori del sesso sono stigmatizzati ed emarginati, che può impedire loro di fare ricorso al tribunale per discriminazione (ad esempio, la discriminazione razziale da un proprietario di strip club), per il non-pagamento da parte di un cliente, per aggressione o stupro.

90 Sex work: Europa International Committee on Rights of Sex Workers in Europe (ICRSE). Sex Workers in Europe Manifesto. Presented at the European Conference on Sex Work, Human Rights, Labour and Migration, Brussels, BE, 2005, Oct «Chiediamo che le nostre voci siano sentite, ascoltate e rispettate. Le nostre esperienze sono diverse ma tutte valide; condanniamo coloro che si appropriano della nostra voce e sostengono che non abbiamo la capacità di prendere decisioni o di esprimere consapevolmente i nostri bisogni».

91 Sex work: Europa I diritti dei Sex Workers in Europe Manifesto 
Il diritto a non essere discriminati Il diritto sui nostri corpi: Il sesso non consensuale non è sex work Il diritto di essere sentiti/e Il diritto di associarsi e di radunarsi Diritto alla mobilità: stare in tutti i luoghi pubblici ed aperti al pubblico. Gli abusi nel sex work: Qualunque definizione del sex work come violenza rivela un’impostazione semplicistica che nega la nostra diversità ed esperienza e ci riduce a vittime indifese Abuso dei/delle minori nel sex work

92 Sex work: Europa La vita dei Sex Workers in Europe Manifesto 
Essere un/una sex worker: Il sex work è un’attività sesso-economica e non ha nulla a che fare con le nostre identità, il nostro valore e la nostra interazione sociale. Cittadinanza attiva Vita privata e famiglia Il fatto che i servizi sociali e i tribunali ci qualifichino come genitori/genitrici inadatti/e e ci portino via i figli unicamente perché forniamo servizi sessuali è ingiustificabile e inaccettabile. I media e l’istruzione Combattere la violenza contro i/le sex workers Salute e benessere Registrazione e controlli sanitari obbligatori Autorizzazione a viaggiare, a migrare e all’asilo

93 Sex work: Europa Il lavoro dei Sex Workers in Europe Manifesto 
Sviluppo professionale e personale: Affermiamo il nostro diritto di associarci e fondare sindacati. Imposte e protezione sociale Salute e sicurezza sul lavoro I nostri corpi sono la nostra azienda. […] Chiediamo che gli articoli per il sesso sicuro e l’accesso ai servizi sanitari siano gratuiti o abbiano prezzi modici. Condizioni di lavoro Esigiamo il diritto di poter dire no a qualunque cliente o a qualsivoglia prestazione richiesta Depenalizzazione del sex work

94 Sex work: Europa Danna, D. (2006). Prostituzione e vita pubblica in quattro capitali europee  Il libro esamina l’evoluzione recentissima del mondo della prostituzione in quattro città capitali europee in conseguenza del mutamento legislativo degli ultimi anni: Parigi, nel 2003 è stato introdotto un proibizionismo in strada, reprimendo sia i clienti sia le persone che adescano; Stoccolma, dal 1999 sono criminalizzati gli acquirenti di prestazioni sessuali; Amsterdam, dal 2000 la prostituzione è stata riconosciuta come mestiere, però riservato a chi è cittadino olandese o dell’UE, e Madrid, dal 1995 al 2003 ha avuto un periodo di depenalizzazione dell’organizzazione della prostituzione al chiuso, preceduto, ma anche seguito, da una tolleranza di fatto nei confronti dei clubes de alterne e degli altri locali dove si esercita la prostituzione. La ricerca presentata nel volume mostra come le diverse politiche convergano verso pratiche comuni: ondate di repressione anti-straniere, successiva riorganizzazione (in condizioni peggiori) della prostituzione di strada, difficoltà nell’entrare in contatto con le vittime di tratta, tolleranza di fatto.

95 Sexual work industry: La Legge in Italia
Pagare per avere sesso è legale, se offerto privatamente in casa propria, liberamente e nell’età consentita (il pagamento non è riconosciuto da un contratto e non è dovuto) È illegale per tutti andare in un bordello Favorire prestazioni sessuali come protettore o potenziale cliente è illegale Pubblicizzare prestazioni sessuali è illegale È illegale in qualità di assistente stabilire relazioni sessuali con persone minorate psichiche (interdette) Tutti i sex workers devono avere più di 18 anni

96 Sexual surrogate: definizione
Il surrogato sessuale  È un membro di un team di terapia sessuale che si impegna in rapporti intimi fisici o sessuali con un paziente, al fine di raggiungere un obiettivo terapeutico. La pratica è stata introdotta da Masters e Johnson nel 1970 (Human Sexual Inadequacy). La maggior parte dei surrogati sono donne, alcuni sono uomini, e ci sono coppie sposate che praticano l’attività surrogata insieme. I surrogati hanno certificazione professionale nel campo della sessualità, psicologia o consulenza. Questo permette loro di lavorare a stretto contatto con gli psichiatri, psicologi, sessuologi e altri terapisti nel migliore interesse del paziente. Il sesso surrogato  Utilizzare una combinazione di tre tecniche – parlare, ascoltare e dimostrazione – per risolvere i problemi sessuali del paziente.

97 Sexual surrogate: intervento
I problemi tipici: I pazienti presentano spesso questi problemi specifici: Problemi di intimità Mancanza di fiducia Problemi di comunicazione Ansia da incontri (dating) Inibizione sessuale Disfunzione erettile Eiaculazione precoce Malattie che causano rapporti sessuali dolorosi. Timidezza nell’amore Disabilità acquisita

98 Modelli di sexual surrogacy: Interventi governativi
Danimarca – Australia (Tasmania) – Nuova Zelanda I governi indipendentemente dal tipo di disabilità pagano dei sex workers per fornire sesso una volta al mese per persone disabili. Kristen Brosboel portavoce dei socialdemocratici Danese dice: «Spendiamo una grossa percentuale delle nostre tasse per salvare le donne dalla prostituzione. Ma allo stesso tempo incoraggiamo ufficialmente gli assistenti ad agevolare i contatti con le prostitute» Stig Langvad della Associazione di Disabili Danese risponde: «I disabili devono avere le stesse possibilità delle altre persone. I politici possono dibattere se la prostituzione debba essere permessa in generale, invece di impedire che solo i disabili abbiano accesso ad essa». Ananova. (2008) Danes provide prostitutes for the disabled [Web Page]. URL [2008 January 20]. HW. (2005). Australian and Danish Governments Providing Prostitutes for the Disabled. LifeSiteNews.Com. Bradford, S. (2003) Prostitution Reform Bill good for disabled people [Web Page]. URL [2008, January 20].

99 Modelli di sexual surrogacy: Associazioni di sexual surrogacy
Olanda L’associazione Zeist  2.500 contatti all’anno € 85 per un’ora e mezzo Caizzi, I. (2007) Sesso a pagamento con i disabili: in Olanda le volontarie del piacere [Web Page]. URL [2008, January 20].

100 Modelli di sexual surrogacy: Infermieri
Earle, S. (2001). Disability, facilitated sex and the role of the nurse. Journal of Advanced Nursing, 36(3), L’articolo conclude argomentando che un approccio olistico all’assistenza infermieristica dovrebbe includere un apprezzamento della sessualità dei pazienti. In particolare, suggerisce che gli assistenti/infermieri possono giocare un ruolo importante nel percorso di facilitazione del sesso. Federici, S. (2002). Sessualità alterabili. Roma: Kappa. Intervista al responsabile di Scuola Viva – Roma: «Alcuni anni fa, per esempio, spinti dalla necessità di affrontare il problema, abbiamo avuto degli incontri con Lombardo Radice. In quell’occasione portavo la mia esperienza nell’insegnamento della masturbazione ad un ragazzo che non riusciva a compierla. Ho pensato, allora, che non sapesse come fare, che nessuno gli avesse detto come si faceva. Ero intervenuto con il ragazzo facendogli vedere un pezzetto di legno e mostrandogli il movimento della masturbazione. Solo dopo ho capito che lui aveva un altro modo di masturbarsi, strusciandosi sul materasso, senza utilizzare le mani. Ora, Lombardo Radice diceva che il mio intervento era stato un intervento a metà, perché avrei dovuto masturbarlo. Quella era secondo lui l’esperienza completa in cui il ragazzo avrebbe appreso. Ma lì subentrano tanti altri fattori» (p. 80).

101 Capitolo 4 Masturbazione inappropriata

102 Masturbazione Inappropriata in persone con severa disabilità mentale /1
La masturbazione inappropriata spesso si presenta come un comportamento sfidante È un problema molto sentito dagli educatori e di cui si prova imbarazzo nel parlarne e discuterne. Pur tuttavia è spesso trattata con superficialità o ignorata del tutto. Ne deriva di conseguenza un comportamento inappropriato assolutamente irrazionale e punitivo. Walsh, A. (2000). IMPROVE and CARE: Responding to inappropriate masturbation in people with severe intellectual disabilities. Sexuality & Disability, 18(1), doi: /A: Hingsburger, D. (1994). Masturbation: a consultation for those who support individuals with developmental disabilities. The Canadian Journal of Human Sexuality, 3(3),

103 Per masturbazione inappropriata si intende masturbarsi
Masturbazione Inappropriata in persone con severa disabilità mentale /2 Per masturbazione inappropriata si intende masturbarsi In luoghi pubblici Per lunghi periodi Fino al punto di procurasi escoriazioni Sollecitando altri al fine di masturbarsi insieme Diventare frustrati o violenti subito dopo Walsh, A. (2000). IMPROVE and CARE: Responding to inappropriate masturbation in people with severe intellectual disabilities. Sexuality & Disability, 18(1), doi: /A:

104 3 principi per fondare una risposta appropriata
La masturbazione è un’espressione normale e sana della sessualità Ogni comportamento umano è comunicativo Chiedersi sempre ciò che quel comportamento sta comunicandomi Usare al minimo alternative restrittive Chiedersi sempre: “questo intervento aumenta la qualità di vita dell’utente?” Walsh, A. (2000). IMPROVE and CARE: Responding to inappropriate masturbation in people with severe intellectual disabilities. Sexuality & Disability, 18(1), doi: /A:

105 IMPROVE & CARE Investigate: un attento esame della situazione per determinane le cause Meet the need: guidare la persona i identificare i propri bisogni in un modo più socialmente accettabile in un modo più positivo Planned education: strutturare un programma educativo che prenda in considerazione i bisogni di apprendimento dell’utente Redirection: ciò che è detto e fatto dall’educatore quando si manifesta un comportamento di masturbazione inappropriata Consistency: coerenza Accuracy: accuratezza/professionalità Respect: Empowerment: Optimism: credere che un individuo può apprendere e cambiare un proprio comportamento Versatility: volontà di cercare una varietà di interventi non-restrittivi Evaluation: un monitoraggio strutturato dei comportamenti base e di ogni cambiamento Walsh, A. (2000). IMPROVE and CARE: Responding to inappropriate masturbation in people with severe intellectual disabilities. Sexuality & Disability, 18(1), doi: /A:


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