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I.T.C. "R. VALTURIO" LE OPERAZIONI DI CHIUSURA

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Presentazione sul tema: "I.T.C. "R. VALTURIO" LE OPERAZIONI DI CHIUSURA"— Transcript della presentazione:

1 I.T.C. "R. VALTURIO" LE OPERAZIONI DI CHIUSURA
ECONOMIA AZIENDALE LE OPERAZIONI DI CHIUSURA Cannini Domenico

2 Operazioni da effettuare alla “fine del periodo amministrativo”
Terminate la registrazione in contabilità generale (CO.GE.) delle “operazioni di gestione” (scritture di esercizio), alla fine del periodo amministrativo, occorre procedere nel seguente modo: VERIFICARE LA CORRETTA TENUTA DELLA CONTABILITÀ (individuare eventuali errori commessi nella contabilizzazione dei fatti di gestione - con bilanci di verifica e situazioni contabili – e correggerli); REDIGERE L’INVENTARIO (CHE FORNISCE I DATI NECESSARI PER REGISTRARE LE OPERAZIONI CHE CONSENTONO DI DETERMINARE ESATTAMENTE IL “PATRIMONIO D’ ESERCIZIO” e IL (CORRELATO) “REDDITO D’ESERCIZIO”); EFFETTUARE LE SCRITTURE DI CHIUSURA (oggetto del presente lavoro).

3 Funzioni principali della contabilità generale
La contabilità generale è un processo di rilevazione finalizzato alla raccolta “cronologica” e alla composizione sistematica dei dati derivanti dall’attività di gestione per poter conseguire, fondamentalmente, i seguenti obiettivi: determinare “a consuntivo” i risultati aziendali, ossia il “reddito d’esercizio” e il collegato “patrimonio di funzionamento”; redigere il bilancio d’esercizio, che è il documento nel quale vengono rappresentati il risultato economico e la Situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda del periodo amministrativo.

4 INVENTARIO (dai valori contabili ai valori di Bilancio)
L’inventario è: sia l’insieme delle operazioni mediante le quali si determina (sia qualitativamente, sia quantitativamente) il patrimonio (o una parte di esso) esistente in un determinato momento, sia il prospetto in cui è “rappresentata” la struttura del patrimonio. Ovviamente il passaggio: dai “valori contabili” (cioè dai valori che si sono formati nell’esercizio in base ai “soli” fatti di gestione che hanno determinato, nel periodo, una “variazione finanziaria”) ai valori di bilancio (cioè ai valori che sono idonei alla determinazione del “patrimonio di funzionamento” e del correlato “reddito d’esercizio” che confluiscono nel documento riassuntivo della gestione denominato Bilancio d’esercizio), avviene sulla base dei dati che scaturiscono dalle “valutazioni” effettuate per redigere l’inventario d’esercizio. INDIETRO

5 Valutazione d’inventario e bilancio d’esercizio
L’inventario d’esercizio è il “complesso di operazioni” mediante le quali si determina e rappresenta il “patrimonio” dell’azienda alla fine del periodo amministrativo (patrimonio di funzionamento). Contemporaneamente alla determinazione del patrimonio aziendale, ovviamente, le operazioni di inventario permettono di individuare e qualificare i valori che alla fine dell’esercizio vanno a “completare, integrare e a rettificare i valori di conto in vista della esatta determinazione del risultato economico di competenza (reddito o perdita d’esercizio). Precisiamo che la valutazione degli elementi attivi e passivi del patrimonio aziendale (fase importantissima delle operazioni di inventario) richiede l’applicazione di opportuni criteri di valutazione, che variano a seconda dei beni da valutare e delle circostanze nelle quali la valutazione viene eseguita: ne deriva però che i criteri applicabili, ancorché ragionevoli, possano essere alquanto diversi in relazione al soggetto che esegue le suddette valutazioni, e conseguentemente che il valore del patrimonio (che ne risulta determinato), possa avere un notevole grado di soggettività. Per dare una certa uniformità ai modi di procedere nelle operazioni di inventario d’esercizio, per fare in modo che criteri di valutazione applicati abbiano il massimo grado di obiettività possibile e soprattutto per evitare che il valore del patrimonio che ne deriva, risulti particolarmente soggettivo, il nostro legislatore ha predisposto (in relazione alle società di capitali) una serie di regole e modi di comportamento che guidano gli amministratori dell’azienda nella determinazione del patrimonio d’esercizio: queste regole sono stabilite in riferimento alla redazione del Bilancio d’esercizio delle società per azioni. Il bilancio d’esercizio, ricordiamolo, è il “documento” che viene redatto dagli amministratori, alla chiusura dell’esercizio, per presentare il rendiconto del loro operato: si sintetizza nello Stato Patrimoniale, Conto economico e Nota integrativa relativi all’azienda. INDIETRO

6 Normativa relativa al Bilancio delle Spa ed estensione dei criteri di valutazione a tutte le imprese
La nostra legislazione - più esattamente - in materia di “bilancio relativa alle società per azioni”: stabilisce che il bilancio d’esercizio (oltre ad essere costituito dallo Stato patrimoniale, Conto economico e Nota integrativa) deve essere redatto degli amministratori “con chiarezza” e “deve rappresentare in modo veritiero e corretto” “la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio”, Precisa quali debbano essere i principi di redazione del bilancio da applicare (principio della continuità, principio della prudenza, principio della competenza, principio della costanza dei criteri di valutazione, principio della separata valutazione degli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci, principio della prevalenza della sostanza sulla forma), impone precisi “criteri di valutazione” per i singoli elementi attivi e passivi del patrimonio. La legislazione, poi, nel fissare le norme circa la redazione dell’inventario (ricordando che le norme relative all’inventario riguardano tutti gli imprenditori) dimostra la volontà di voler estendere, in sostanza, le stesse regole a tutte le imprese, (anche se in modo più attenuato). L’art (redazione dell’inventario), infatti, prevede tra le altre cose che “nelle valutazione di bilancio (cioè l’inventario sintetico: in altre parole lo Stato patrimoniale) l’imprenditore deve attenersi ai criteri stabiliti per i bilanci delle società per azioni, in quanto applicabili”.

7 Patrimonio di funzionamento: Il “PATRIMONIO DI FUNZIONAMENTO” è il patrimonio di un’azienda considerato nell’ottica del suo normale funzionamento, cioè (di un’azienda) che continua a vivere. Il “patrimonio di funzionamento” si rileva, normalmente, alla fine di ciascun periodo amministrativo, e risulta, poi, dal “BILANCIO D’ESERCIZIO”: si denomina, conseguentemente, anche “patrimonio d’esercizio”o “patrimonio di bilancio”. La specificazione “di funzionamento”(cioè di un’azienda pensata nella sua modalità normale) indica il carattere funzionale del patrimonio rispetto al raggiungimento del fine gestionale (cioè del risultato della gestione). N.B.: la valutazione del patrimonio di funzionamento, conseguentemente, ha anche il preciso scopo di determinare la misura del “reddito d’esercizio”. In sintesi, il “patrimonio d'esercizio” (o di funzionamento) è calcolato ai fini della corretta assegnazione del reddito (reddito d’esercizio) di un’impresa “in funzionamento”: ciò si ottiene assegnando alle componenti attive e passive del patrimonio “valori ragionevoli e prudenti”, consentendo così un calcolo del reddito di periodo (reddito d'esercizio) corretto, nel pieno rispetto del principio di competenza economica.

8 Le operazioni di chiusura: premessa
Le scritture d’esercizio , ricordiamolo, tendono a rilevare i “fatti di gestione” solo nel momento in cui essi originano movimenti di denaro, debiti o crediti (variazioni finanziarie). N.B.: nel corso dell'esercizio, infatti, la contabilizzazione dei fatti amministrativi avviene nel momento in cui si verifica la “manifestazione finanziaria” delle operazioni aziendali. I dati registrati in contabilità generale (CO.GE) nel corso del periodo amministrativo (considerato) non sono sufficienti ai fini della determinazione del RISULTATO ECONOMICO d'esercizio e del PATRIMONIO DI FUNZIONAMENTO . (vedi approfondimento) I componenti positivi e negativi dei reddito (costi e ricavi), misurati dalle variazioni finanziarie, sono infatti registrati contabilmente senza tener conto del “principio di competenza economica”. In sintesi: non sempre vi è coincidenza temporale fra la "manifestazione finanziaria” e la “competenza economica” dei costi e dei ricavi e, così, il reddito d’esercizio “non” può essere determinato semplicemente come differenza fra i ricavi e i costi contabilizzati, nel periodo, per effetto delle sole operazioni compiute (cioè in base alle scritture d’esercizio).

9 Funzione delle SCRITTURE DI CHIUSURA
Alla fine del periodo amministrativo l’impresa, per determinare il reddito d’esercizio e il patrimonio di funzionamento, deve “riconsiderare” i valori contabili alla luce del principio di competenza economica e procedere alla loro sistemazione effettuando il cosiddetto “assestamento dei conti”. Le operazione di assestamento, più esattamente, rappresentano la prima fase in cui si articola la CHIUSURA DEI CONTI (scritture di chiusura). N.B.: le scritture di chiusura rappresentano una “fase contabile” necessaria anche per la successiva redazione del Bilancio d’esercizio.

10 SCRITTURE DI CHIUSURA (elenco delle varie fasi)
1) SCRITTURE DI “ASSESTAMENTO”; 2) SCRITTURE DI “RICLASSIFICAZIONE”; 3) SCRITTURE DI RIEPILOGO AL “CONTO ECONOMICO”; 4) SCRITTURE DI “CHIUSURA GENERALE DEI CONTI ACCESI A ELEMENTI DEL PATRIMONIO”.

11 1) LE SCRITTURE DI ASSESTAMENTO: finalità
Le scritture di assestamento sono le rilevazioni che si compongono a fine periodo per trasformare i valori contabili in valori idonei alla determinazione del “reddito” e del “patrimonio d’esercizio” (cioè in valori di bilancio). (vedi anche le scritture di assestamento in sintesi). Punto di partenza del complesso di operazioni contabili che porta alla formazione del Bilancio (Stato Patrimoniale e Conto Economico) è la “Situazione contabile” redatta prima dell’assestamento (cioè redatta al termine delle rilevazioni d’esercizio). Tale situazione esprime i “valori di conto” così come risultano al termine delle rilevazioni d’esercizio: più esattamente, esprime i “valori di conto” così come risultano per effetto dei “fatti di gestione” manifestatisi finanziariamente durante l’esercizio stesso. DATA delle scritture di assestamento (vedi) Le scritture di assestamento possono essere definite come “operazioni di rilevazione” finalizzate a completare, integrare e rettificare i valori figuranti nei conti al termine del periodo amministrativo (risultanti dalle rilevazioni d’esercizio), così da consentire la misurazione del risultato economico nel rispetto del “principio di competenza”. Le scritture di assestamento, viste in generale, permettono di: inserire costi e ricavi di competenza che non sono stati registrati nelle scritture di esercizio; rinviare al futuro costi e ricavi che, pur essendo stati contabilizzati, non risultano di competenza dell'esercizio. INDIETRO

12 DATA DELLE SCRITTURE DI ASSESTAMENTO
Le scritture di assestamento vengono tutte rilevate con “data” corrispondete a quella di chiusura dell’esercizio (in genere il 31/12 di ogni anno). In ogni caso, però, si tratta di una data formale di riferimento (cioè una data virtuale), in quanto nella realtà operativa le operazioni di inventario impegnano un certo tempo e quindi le “scritture di fine periodo” sono effettuate a più riprese: quelle operazioni vengono comunque pensate (cioè riferite) a quella data virtuale (perché, ricordiamolo, il patrimonio si può determinare solo in riferimento ad un determinato momento della vita aziendale). Ciò significa che, via via che si compongono le scritture di assestamento e di chiusura, è già necessario rilevare contemporaneamente le operazioni con date che cadono nel nuovo esercizio, ma ciò non rappresenta un problema, in quanto l’uso degli elaboratori permette l’inserimento di operazioni con data 31/12 e operazioni con date che cadono nel nuovo periodo, perché l’inserimento delle operazione con le relative date è sufficiente a indirizzare le operazioni stesse alla chiusura dell’esercizio “n” o alle scritture dell’esercizio “n+1”.

13 SCRITTURE DI ASSESTAMENTO in sintesi
Le SCRITTURE DI ASSESTAMENTO possono, in sintesi, così suddividersi: SCRITTURE DI COMPLETAMENTO: cioè registrazioni volte a rilevare “costi e ricavi futuri” internamente di competenza e misurati da “variazioni finanziarie presunte” determinabili con precisione al termine del periodo amministrativo. In pratica, alla chiusura dell’esercizio, sono da considerare le “partite da liquidare” (relative a Interessi su c/c bancarie e postali, Interessi di mora, liquidazione Iva dell’ultimo periodo, merci già ricevute, servizi già utilizzati, merci già spedite, sevizi già forniti, Quota TFR, ecc.); SCRITTURE DI INTEGRAZIONE: cioè le registrazioni volte a rilevare : “costi e ricavi futuri” che sono solo in parte di competenza dell’esercizio e sono misurati da “variazioni finanziarie presunte” determinabili con precisione al termine del periodo amministrativo (RATEI PASSIVI, RATEI ATTIVI); “costi e ricavi futuri” di competenza dell’esercizio misurati da variazioni finanziarie presunte non determinabili con certezza neanche al termine del periodo amministrativo (FONDI PER ONERI FUTURI e FONDI RISCHI); SCRITTURE DI RETTIFICAZIONE: cioè scritture che sospendono dal reddito dell’esercizio in chiusura costi e ricavi oppure quote di costi e di ricavi “già rilevati” ma “di competenza della gestione futura” (RIMANENZE DI MAGAZZINO, RISCONTI ATTIVI E PASSIVI); SCRITTURE DI AMMORTAMENTO, che assegnano all’esercizio quote di costi pluriennali (QUOTE DI AMMORTAMENTO) considerate di competenza dello stesso.

14 Le scritture di completamento
Scritture di completamento: hanno la finalità di completare la contabilità esistente attraverso l’inserimento di valori che, pur essendo di competenza dell’esercizio, non erano stati in precedenza contabilizzati per ragioni di differente natura: esistono operazioni che scadono “proprio” (o che si possono determinare esattamente) a fine periodo, da cui derivano, in genere, costi e ricavi interamente di competenza che in precedenza non erano quantificabili: maturazione degli interessi attivi e passivi su c/c bancari, liquidazione dell’IVA dell’ultimo periodo; stralcio dei crediti inesigibili; rilevazione TFR, determinazione delle imposte sul reddito. N.B.: contabilizziamo alla stessa maniera anche gli eventuali interessi, canoni, ecc. aventi scadenza posticipata in data che coincide con la chiusura dell’esercizio (per esempio quando la data di chiusura è il 31/12: quelli da riscuotere o pagare il primo gennaio dell’anno successivo). esistono operazioni il cui importo non è ancora “noto” e “documentato” a fine esercizio da cui hanno origine costi e ricavi interamente di competenza e di cui si deve necessariamente tener conto (fatture da emettere, fatture da ricevere, crediti da liquidare e debiti da liquidare ecc.). INDIETRO

15 Scritture di integrazione
Le scritture di integrazione sono quelle che rilevano costi e ricavi che avranno manifestazione finanziaria in futuro, ma che sono “di competenza” dell’esercizio che si chiude: in sostanza permettono la rilevazione dei Costi futuri presunti relativi a “oneri” e “rischi” (e anche dei Ricavi futuri presunti) esistenti a fine esercizio in relazione a operazioni effettuate nell’esercizio. Nell’aspetto patrimoniale le scritture di integrazione rilevano elementi attivi o passivi non registrati in precedenza. Le scritture di integrazione, in sintesi, sono volte a rilevare: Costi e ricavi futuri che sono solo in parte di competenza d’esercizio e sono misurati da variazioni finanziarie presunte determinabili “con precisione” al termine del periodo amministrativo (i RATEI sono i “conti finanziari presunti” in contropartita); Costi futuri che chiameremo accantonamenti a fondi per oneri futuri (per manutenzioni cicliche, per interventi di garanzia, per operazioni a premio, per concorsi a premio, ecc.) e accantonamenti a fondi rischi (per imposte in contenzioso, per responsabilità civile, per rischi su cambi, per controversie legali in corso, ecc.) e che sono misurati da variazioni finanziare presunte non determinabili con certezza neanche al termine del periodo amministrativo (i FONDI ONERI e i FONDI RISCHI sono i “conti finanziari presunti” in contropartita). Le scritture di integrazione, per precisione, riguardano “anche” la rilevazione di Perdite future presunte relative elementi patrimoniali presenti nell’attivo dello Stato Patrimoniale. N.B.: le perdite future presunte, ricordiamolo, sono riconducibili a probabili diminuzioni di elementi attivi presenti nell’attivo dello Stato patrimoniale (svalutazione crediti, svalutazione magazzino, svalutazione titoli, ecc.). RIASSUMENDO: tutti questi componenti di reddito, la cui manifestazione finanziaria non è ancora avvenuta (costi e ricavi futuri presunti e perdite future presunte), sono misurati da variazioni nei valori finanziari presunti da collocare nello Stato Patrimoniale), cioè da variazioni che riguardano: RATEI ATTIVI e RATEI PASSIVI; FONDI PER ONERI FUTURI; FONDI RISCHI. INDIETRO

16 LE SCRITTURE DI RETTIFICA
Le scritture di rettifica hanno la finalità di: individuare e rinviare COSTI e RICAVI, già rilevati, ma di “competenza” futura. Le SCRITTURE DI RETTIFICA, pertanto, rilevano “rettifiche” relative al rinvio futuro di costi e ricavi già contabilizzati, ma di competenza futura quali: RIMANENZE DI MAGAZZINO (merci, imballaggi, materiali di consumo, materie prime, prodotti finiti, semilavorati, prodotti in corso di lavorazione ecc.), RISCONTI ATTIVI e RISCONTI PASSIVI (rimanenze contabili). INDIETRO

17 Le scritture di ammortamento
Ricordiamo che l’ammortamento è un’operazione tecnico-contabile con cui i costi dei “beni strumentali” a utilizzazione limitata nel tempo vengono ripartiti fra gli esercizi nei quali questi beni forniscono i loro servizi produttivi, ossia fra gli esercizi della loro “vita utile”. La ripartizione dei “costi pluriennali” presuppone che vengano preventivamente definiti i seguenti elementi: il valore da ammortizzare; la durata dell’ammortamento; il criterio di ripartizione del valore da ammortizzare. Le scritture relative all’ammortamento (anche se in questa sede vengono considerate a parte) sono anch’esse, in un certo senso, delle scritture di rettificazione. Con le scritture di ammortamento, in sintesi: si pone a carico dell’esercizio (costo d’es.) una “quota” dei vari costi pluriennali, ma al tempo stesso si rinvia ai futuri esercizi il valore residuo corrispondete al costo ancora da ammortizzare. INDIETRO

18 Rilevazione della liquidazione delle competenze bancarie dell’ultimo periodo
I conti correnti bancari maturano competenze con cadenza trimestrale. Oltre alle competenze liquidate nel corso dell’esercizio, a fine anno devono essere rilevate quelle inerenti all’ultimo trimestre, riguardo alle quali non è ancora pervenuto il relativo documento di addebito (o di accredito) da parte della banca. Si tratta di interessi completamente maturati, e quindi di competenza dell’esercizio in chiusura. La registrazione va effettuata, con data 31/12, al momento del ricevimento del documento contenente la liquidazione delle competenze e facente parte dell’ultimo estratto conto dell’anno: tale ricevimento, in genere, avviene nel corso del mese di gennaio. INDIETRO

19 La rilevazione delle partite da liquidare (fatturazioni differite, ecc
A fine esercizio possono esserci crediti e debiti non ancora “liquidatati” (cioè partite da liquidare) per il mancato ricevimento o la mancata emissione dei relativi documenti originari: in base a tali documenti saranno, poi, formalmente “liquidati”. PRECISAZIONE: le previsioni riguardanti gli incassi e i pagamenti futuri, certi nel verificarsi e di ammontare determinato, riferiti a ricavi e a costi interamente di competenza dell’esercizio, dei quali, però, non è ancora nota la scadenza, sono chiamate “partite da liquidare (o crediti e debiti da liquidare). L’espressione “partite da liquidare” non tragga però in inganno, perché si tratta, in realtà, di veri e propri crediti o debiti certi ma anche liquidi, e cioè di importo determinato: ciò che manca è soltanto al loro “liquidazione formale”, che consiste nell’emettere o nel ricevere dei documenti che ne attestano le caratteristiche (importo scadenza, motivo, ecc.), fornendo prova in caso di contestazioni. Mancando il documento originario questi debiti e crediti da liquidare sono “valori finanziari presunti” che costituiscono la misura di questi componenti di reddito. I conti (di natura finanziari presunta) che useremo per contabilizzare tali “partite da liquidare” (ed aventi come contropartita costi e ricavi interamente di competenza) sono i seguenti: Fatture da ricevere; Fatture da emettere; Debiti e Crediti da liquidare. INDIETRO

20 LIQUIDAZIONE IVA DELL’ULTIMO PERIODO
La fine dell’esercizio coincide, in genere, con il termine di uno dei periodi (mese o trimestre) che caratterizzano il regime IVA del soggetto passivo. Pertanto, è necessario rilevare la “liquidazione dell’IVA” relativa all’ultimo periodo dell’esercizio: il mese di dicembre oppure il trimestre ottobre-novembre-dicembre. Alla chiusura dell’esercizio, in pratica, è necessario sintetizzare i vari conti ancora aperti relativi all’IVA, e cioè : Iva a credito (relativa alla fatture ricevute), Iva a debito (per le merci spedite o consegnati nell’ultimo periodo), Erario c/acconto IVA relativo all’acconto Iva versato in data 27/12. Al fine di redigere il bilancio è necessario poi sintetizzare in un unico conto Crediti v/Erario per IVA o Debiti v/ Erario per IVA l’eccedenza a credito o a debito relativa a tale imposta. INDIETRO

21 RILEVAZIONE DELLO STRALCIO DEI CREDITI INESIGIBILI
Per misurare correttamente il reddito d’esercizio occorre valutare gli elementi del patrimonio di funzionamento secondo il “principio di prudenza”, che impone di tenere conto sia delle perdite certe sia delle perdite probabili. Nel valutare i crediti significa attribuire agli stessi un valore pari alle somme che si ritiene ragionevolmente di potere incassare, sulla base delle informazioni disponibili riguardo alla situazione finanziari del debitore. Questa somma corrisponde al “valore presunto di realizzazione”, che può essere pari o inferiore al valore nominale del credito. VALUTAZIONE DEI CREDITI COMMERCIALI (vedi). In questa fase prenderemo in considerazione solo la prima situazione relativa alla valutazione dei crediti (Crediti già scaduti, vantati nei confronti di clienti sottoposti al fallimento, ma anche crediti non ancora scaduti ma sicuramente inesigibili) che prevede clienti in stato di insolvenza o irreperibili: se a fine esercizio risultano esistenti crediti insoluti di questo tipo si procede all’annullamento, cioè li si stralcia dalla contabilità. Lo stralcio di crediti sorti nell’esercizio genera una “PERDITA SU CREDITI”, mentre lo stralcio di crediti sorti in esercizi precedenti viene innanzitutto fronteggiato con l’utilizzo del fondo svalutazione crediti (se era stato costituito) e del fondo rischi su crediti; l’eventuale eccedenza rispetto ai fondi disponibili costituisce una “SOPRAVVENIENZA PASSIVA STRAORDINARIA”. Questo tipo di scritture è considerata “di completamento”, perché quando il debitore è sottoposto alla procedura fallimentare la perdita integrale del credito commerciale può esser considerata ragionevolmente certa. INDIETRO

22 PERDITE SU CREDITI e SOPRAVVENIENZE PASSIVE STRAORDINARIE
Il conto PERDITE SU CREDITI va nel “Conto Economico” alla voce: B14 – ONERI DIVERSI DI GESTIONE. Il conto SOPRAVVENIENZE PASSIVE STRAORDINARIE va nel “Conto Economico” alla voce: E – PROVENTI E ONERI STRAODINARI 21 – ONERI (con separata indicazione delle minsuvalenze da alienazione e delle imposte relative a esercizi precedenti).

23 VALUTAZIONE DEI CREDITI (di natura commerciale)
Per rispettare il principio di prudenza occorre effettuare un attento controllo di ciascun credito di natura commerciale per valutare se esso possa presumibilmente essere riscosso in futuro, per intero o anche solo in parte, ciò da origine a tre tipi di situazione: Crediti già scaduti, vantati nei confronti di clienti sottoposti al fallimento, per i quali si ritiene pressoché certa la mancata riscossione; crediti già scaduti, vantati nei confronti di clienti in difficoltà economico-finanziaria, per i quali si ritiene probabile una riscossione parziale; Crediti non ancora scaduti, che si trovano in normali condizioni di esigibilità: si tratta, cioè, di crediti che alla fine dell’esercizio non presentano particolari problemi in ordine al loro futuro buon fine, per i quali però l’esperienza e le rilevazioni statistiche riferite agli esercizi precedenti suggeriscono una svalutazione generica e prudenziale.

24 La rilevazione della liquidazione della quota di Trattamento di Fine Rapporto (T.F.R.)
I lavoratori dipendenti dell’azienda hanno diritto, oltre alla remunerazione liquidata con periodicità mensile, anche a una quota di trattamento di fine rapporto (TFR), che verrà loro corrisposta, però, al momento della cessazione del rapporto di lavoro (in sostanza si tratta di una retribuzione differita). Alla fine dell’esercizio il datore di lavoro dovrà conseguentemente effettuare la “liquidazione” della quota di TFR maturata nell’esercizio. L’importo del Trattamento di fine rapporto da erogare al lavoratore dipendente all’estinzione del rapporto di lavoro si forma per “stratificazione” annuale mediante l’accumularsi delle quote annue di TFR maturate. La “quota annua” pertanto: rappresenta, per il datore di lavoro, un competente negativo di reddito, quindi un “costo di competenza” dell’esercizio in chiusura (TFR); va a costituire un debito (o ad incrementarlo, se già esistente), verso i dipendenti (debiti per TFR). Modalità di calcolo (vedi). Contabilizzazione (vedi). INDIETRO

25 Calcolo della quota annua di T. F. R
Calcolo della quota annua di T.F.R. e del Debito per TFR maturato nell’anno La quota di TFR di competenza dell’esercizio è data dalla somma algebrica di due elementi: La quota di TFR relativa all’esercizio: tale quota si ottine dividendo l’importo complessivo degli stipendi dell’anno per il “coefficiente fisso” 13,5; La quota finanziaria cioè la rivalutazione delle quote liquidate negli esercizi precedenti (del debito pregresso per TFR) e non ancora corrisposte ai dipendenti: tale rivalutazione è da calcolarsi sull’importo del TFR risultante dalla situazione contabile ante-chiusura moltiplicata per un coefficiente percentuale formato da: una compente fissa, pari a 1,5%; una componente variabile, pari al 75% dell’indice fissato annualmente dall’ISTAT. La rivalutazione dei debiti per TFR preesistenti è, poi, soggetta a imposta sostitutiva dell’11% (art. 31 DPR 133/99, in vigore dall’1/1/2001): la ritenuta fiscale operata viene versata successivamente all’Erario dal datore di lavoro. N.B.: (recupero dello 0,5%) dalla quota di debito per TFR maturata a fine esercizio (che per l’impresa, come abbiamo visto, rappresenta un costo d’esercizio) l’impresa recupera la quota di contributi (pari allo 0,5% dell’importo complessivo degli stipendi e dei salari liquidati nel periodo amministrativo), a carico dei dipendenti, che il datore di lavoro ha dovuto anticipare in relazione alle singole liquidazioni mensili delle retribuzioni: tale contributo è a carico dei lavoratori in quanto è recuperato a spese del loro credito per TFR maturato nell’anno (cioè del “debito per TFR” dal punto di vista dell’impresa).

26 Fatture da ricevere Esempi: ---------------------------------
Merci c/acquisiti fattura da ricevere Fornitori c/fatture da ricevere fattura da ricevere Materie prime (Componenti c/acquisiti, Semilavorati C/acquisti, ecc.) fattura da ricevere Fornitori c/fatture da ricevere fattura da ricevere Spese telefoniche fattura da ricevere Fornitori c/fatture da ricevere fattura da ricevere Energia elettrica fattura da ricevere Consulenze fattura da ricevere Fitti passivi fattura da ricevere Provvigioni passive fattura da ricevere Lavorazioni presso terzi fattura da ricevere

27 Fatture da emettere Esempi: ---------------------------------
Clienti c/fatture da emettere merci da fatturare alla ditta ... Merci C/vendite merci da fatturare alla ditta ... Iva a ns. debito merci da fatturare alla ditta ... Clienti c/fatture da emettere prodotti da fatturare alla ditta ... Prodotti finiti C/vendite prodotti da fatturare alla ditta ... Iva a ns. debito prodotti da fatturare alla ditta ... Clienti c/fatture da emettere sottoprodotti da fatturare alla ditta ... Sottoprodotti C/ vendite sottoprodotti da fatturare alla ditta ... Iva a ns. debito sottoprodotti da fatturare alla ditta ... Clienti c/fatture da emettere servizi da fatturare alla ditta ... Lavorazioni per C/ terzi servizi da fatturare alla ditta ...

28 Debiti e Crediti da liquidare
Esempi: Premi su vendite (premi a clienti) premi maturati dal cliente Bianchi ,00 Debiti da liquidare premi maturati dal cliente Bianchi ,00 Abbuoni e ribassi passivi accredito da emettere a favore ditta … ,00 Debiti da liquidare accredito da emettere a favore ditta … ,00 Resi su vendite accredito da emettere a favore ditta … ,00 Debiti da liquidare accredito da emettere a favore ditta … ,00 Crediti da liquidare premi maturati presso fornitore Rossi ,00 Premi su acquisti (premi da fornitori) premi maturati presso fornitore Rossi ,00 Crediti da liquidare accredito da ricevere per abbuono da … ,00 Abbuoni e ribassi attivi accredito da ricevere per abbuono da … ,00 Crediti da liquidare accredito da ricevere per reso alla ditta … ,00 Resi su acquisti accredito da ricevere per reso alla ditta … ,00

29 RILEVAZIONE dei RATEI ATTIVI e RATEI PASSIVI
La rilevazione contabile di questi valori viene effettuata, a seconda dei casi: iscrivendo il rateo nella sezione Dare del conto RATEI ATTIVI e il relativo ricavo futuro nella sezione Avere del particolare conto ad esso acceso (FITTI ATTIVI, ecc); iscrivendo il rateo passivo nella sezione Avere del conto RATEI PASSIVI e il relativo costo futuro nella sezione Dare del particolare conto ad esso acceso (FITTI PASSIVI, ecc.). INDIETRO

30 RILEVAZIONE DELLE SVALUTAZIONI in particolare DELLA SVALUTAZIONE CREDITI
Le “perdite presunte” esprimono probabili perdite di valore di elementi dell’attivo che derivano da operazioni in corso di effettuazione. Esse sono presunte in quanto il loro verificarsi, ammontare e scadenza risultano incerti. Nella determinazione del reddito di esercizio le perdite future presunte (perdite presunte su crediti, su titoli, su merci) rappresentano componenti negativi di reddito (costi). Le rilevazione di perdite presunte ha la finalità di operare una correzione in (diretta) diminuzione del valore degli elementi patrimoniali ai quali si riferiscono (crediti, titoli, merci). In linea teorica, quindi, anche sul piano contabile potremmo portare la perdita presunta a diminuzione del valore a cui si riferisce. In realtà la prassi contabile prevalente preferisce la costituzione di appositi “fondi svalutazione” nei quali affluisce la rettifica del valore originario dell’elemento patrimoniale di riferimento. In questa sede ci occuperemo in particolare della SVALUTAZIONE DI CREDITI (vedi). INDIETRO

31 RILEVAZIONE DELLA SVALUTAZIONE CREDITI
Considerando la seconda ipotesi prevista nella VALUTAZIONE DEI CREDITI COMMERCIALI (vedi): cioè crediti già scaduti, vantati nei confronti di clienti per i quali il controllo a fine esercizio ha messo in evidenza una situazione economico-finanziaria piuttosto precaria. Spesso con questi clienti è stata concordata la quota parte del credito che questi è in grado di pagare. Tali crediti vengono pertanto “svalutati” per la quota parte che presumibilmente, o in base agli accordi con il cliente, non potrà essere riscossa. Tale svalutazione comporta sul piano contabile: il sorgere di un componente negativo di reddito (costo) di competenza dell’esercizio in chiusura, rilevato nella sezione Dare del conto SVALUTAZIONE CREDITI; tale costo è dovuto alla “perdita presunta” connessa alla parte dei crediti che si presume di non riscuotere. la costituzione o l’incremento (se già esistete) - mediante iscrizione nella sezione Avere di un apposito conto - del FONDO SVALUTAZIONE CREDITI (conto finanziario presunto), da utilizzare al momento della riscossione parziale dei crediti specifici. ESEMPIO di svalutazione dei crediti commerciali: Svalutazione crediti svalutazione credito v/ditta ,00 Fondo svalutazione crediti svalutazione credito v/ditta ,00 N.B.: questa operazione è considerata una scrittura di integrazione (e non di completamento), perché la misura della svalutazione del credito è frutto di una stima e non può essere stabilita con certezza neanche al termine del periodo amministrativo. INDIETRO

32 RILEVAZIONE DEGLI ACCANTONAMENTI A “FONDI PER ONERI FUTURI”
Vari tipi di operazioni (poste in essere nell’esercizio) possono dare origine a pagamenti futuri certi ma il cui importo risulta ancora indeterminato al termine del periodo amministrativo. L’ammontare complessivo dei pagamenti previsti per effetto di ciascun tipo di operazioni costituisce un apposito FONDO ONERI FUTURI. Gli incrementi, alla fine del periodo amministrativo, subiti dall’ammontare dei FONDI ONERI FUTURI, nel corso di ogni periodo, per effetto delle operazioni di assestamento costituiscono la misura dei COSTI DI COMPETENZA sostenuti dall’azienda al riguardo e sono definiti “accantonamenti” (ACCANT.TO MANUTENZIONI CICLICHE, ACC.TO A FONDO CONCORSI A PREMIO, ECC.). N.B.: il termine “FONDO” non vuole esprimere il concetto che l’azienda mette da parte delle somme di denaro destinate a far fronte ai pagamenti futuri.Con questo termine si vuole, invece, sottolineare che gli obblighi gravanti sull’azienda non possono ancora essere considerati dei veri e propri debiti, dato che essi sono certi ma non liquidi, ma costituiscono delle passività (passività presunte): i FONDI sono valori finanziari presunti. I più comuni “fondi oneri futuri” sono: il FONDO MANUTENZIONI PROGRAMMATE: consiste nell’importo presunto dei pagamenti che l’azienda dovrà effettuare per operazioni di manutenzione di fattori produttivi a lungo ciclo di utilizzo; il FONDO GARANZIA PRODOTTI: consiste nell’importo presunto dei pagamenti che l’azienda dovrà effettuare per sostituire o riparare gratuitamente, entro un certo intervallo di tempo dalla consegna, i prodotti venduti nel periodo che dovessero rivelarsi difettosi; il FONDO CONCORSI A PREMIO: consiste nell’importo presunto dei pagamenti che l’azienda dovrà effettuare per consegnare gratuitamente i premi promessi alla clientela nel nel caso di presentazione di un certo numero di prove d’acquisto relative a vendite effettuate nel periodo. INDIETRO

33 RILEVAZIONE DEGLI ACCANTONAMENTI A “FONDI RISCHI”
Alla chiusura dell’esercizio si deve considerare se esistono operazioni aziendali che possono dare origine a pagamenti futuri “incerti” che l'azienda corre il rischio concreto di dovere effettuare. L'ammontare complessivo “previsto” dei pagamenti futuri incerti (che vi è la probabilità di dover effettuare in conseguenza di ciascun tipo di operazione) costituisce un apposito e specifico FONDO RISCHI. Gli incrementi, alla fine del periodo amministrativo, subiti dall’ammontare dei fondi rischi, nel corso di ogni periodo, per effetto delle operazioni di assestamento costituiscono la misura dei “costi di competenza” sostenuti dall’azienda al riguardo e sono definiti “accantonamenti” (Accantonamento a fondo imposte, Accantonamento a fondo responsabilità civile, ecc.). I più comuni fondi rischi sono: il FONDO PER IMPOSTE: consiste nell’importo presunto dei pagamenti che l’azienda potrebbe essere chiamata a sostenere per effetto di decisioni sfavorevoli dei giudici tributari riguardanti controversie sorte con il Fisco relativamente a operazioni di gestione già compiute; il FONDO RESPONSABILITÀ CIVILE: consiste nell’importo presunto dei pagamenti di risarcimenti per danni che l’azienda potrebbe essere chiamata a sostenere per effetto di decisioni sfavorevoli dei giudici riguardanti controversie sorte con i clienti relativamente a operazioni di gestione compiute. Per coprire il rischio generico di non poter incassare parte dei crediti commerciali è molto frequente, nelle operazioni di chiusura, la costituzione di uno specifico “fondo rischi” il FONDO RISCHI SU CREDITI. INDIETRO

34 ACCANTONAMENTO AL FONDO IMPOSTE e FONDO PER IMPOSTE
ACCANTONAMENTO AL FONDO IMPOSTE va nel “Conto Economico” alla voce: B12 ACCANTONAMENTI PER RISCHI Il FONDO PER IMPOSTE va nello “Stato Patrimoniale” alla voce del Passivo: B - FONDI PER RISCHI E ONERI: 2) PER IMPOSTE.

35 ACCANTONAMENTO AL FONDO RESPONSABILITÀ CIVILE E FONDO RESPONSABILITÀ CIVILE
ACCANTONAMENTO AL FONDO RESPONSABILITÀ CIVILE va nel “Conto Economico” alla voce: B12 ACCANTONAMENTI PER RISCHI Il FONDO RESPONSABILITÀ CIVILE va nello “Stato Patrimoniale” alla voce del Passivo: B - FONDI PER RISCHI E ONERI: 3) ALTRI

36 ACCANTONAMENTO PER MANUTENZIONI CICLICHE, A FONDO GARANZIA, A FONDO CONCORSI A PREMIO, E FONDO MANUTENZIONI PROGRAMMATE, FONDO GARANZIA PRODOTTI, FONDO CONCORSI A PREMIO ACCANTONAMENTO PER MANUTENZIONI CICLICHE, A FONDO GARANZIA, A FONDO CONCORSI A PREMIO vanno nel “Conto Economico” alla voce: B13 ALTRI ACCANTONAMENTI Il FONDO MANUTENZIONI PROGRAMMATE, FONDO GARANZIA PRODOTTI, FONDO CONCORSI A PREMIO vanno nello “Stato Patrimoniale” alla voce del Passivo: B - FONDI PER RISCHI E ONERI: 3) ALTRI

37 SVALUTAZIONE CREDITI, FONDO RISCHI SU CREDITO, FONDO SVALUTAZIONE CREDITI
SVALUTAZIONE CREDITI va nel “Conto Economico” alla voce: B10 – AMMORTAMENTI E SVALUTAZIONI: d) SVALUTAZIONE CREDITI (COMPRESI NELL’ATTIVO CIRCOLANTE) E DELLE DISPONIBILITÀ LIQUIDE. Il FONDO RISCHI SU CREDITI e il FONDO SVALUTAZIONE CREDITI non vanno direttamente in Bilancio, ma vengono posti in rettifica nello “Stato Patrimoniale” alla voce dell’attivo: C II 1) CREDITI VERSO CLIENTI.

38 FONDO RISCHI SU CREDITI
Considerando la terza ipotesi prevista nella VALUTAZIONE DEI CREDITI COMMERCIALI (vedi), cioè crediti non ancora scaduti che non presentano particolari problemi di riscossione, non si può escludere che anche tali crediti possano in seguito avere dei problemi di esigibilità, per cause non prevedibili alla data di chiusura dell’esercizio. In considerazione di ciò si manifesta l’opportunità di procedere alla svalutazione prudenziale anche dei crediti di questa categoria, per mettere al riparo l’azienda dai rischi generici di futura inesigibilità e, al tempo stesso, per consentire la corretta determinazione del reddito e del patrimonio. SVALUTAZIONE CREDITI e FONDO RISCHI SU CREDITI I crediti commerciali non ancora scaduti (crediti v/clienti e cambiali attive, comprendendovi anche i crediti in “fatture da emettere”) e la parte esigibile dei “crediti insoluti” e “effetti insoluti e protestati” sono sottoposti a una svalutazione generica e prudenziale calcolata in base a una percentuale, di solito molto limitata (dal 2% al 4% circa), del loro valore nominale. N.B.: questa operazione è considerata una scrittura di integrazione (e non di completamento), perché la misura della svalutazione del credito è frutto di una stima e non può essere stabilita con certezza neanche al termine del periodo amministrativo. ESEMPIO: Svalutazione crediti svalutati i crediti del 3% ,00 Fondo rischi su crediti svalutati i crediti del 3% ,00 INDIETRO

39 RILEVAZIONE DEI “RISCONTI” ATTIVI E PASSIVI (rimanenze contabili)
I RISCONTI costituiscono un “elemento patrimoniale” che rappresenta la quota parte di un costo o di un ricavo (già misurato per intero sul piano finanziario nel corso dell’esercizio in chiusura) da rinviare, nel rispetto del principio di “competenza economica”, agli esercizi successivi. In particolare: i RISCONTI ATTIVI sospendono e rinviano al futuro quote di costo; i RISCONTI PASSIVI sospendono e rinviano al futuro quote di ricavo. La rilevazione contabile di questi valori avviene: Iscrivendo: il “risconto attivo” nella sezione Dare del conto “RISCONTI ATTIVI” (costo sospeso); lo stesso valore nella sezione Avere del particolare conto di Costo (da rettificare) a cui è relativo (FITTI PASSIVI, ASSICURAZIONI, INTERESSI PASSIVI, ecc.); il “risconto passivo” nella sezione Avere del conto “RISCONI PASSIVI” (ricavo sospeso); lo stesso valore nella sezione Dare del particolare conto di Ricavo (da rettificare) a cui è relativo (FITTI ATTIVI, INTERESSI ATTIVI, ecc.). INDIETRO

40 RILEVAZIONE DELLE RIMANENZE FINALI DI MAGAZZINO (merci, imballaggi, materiali di consumo, materie prime, prodotti, sottoprodotti, semilavorati, ecc.) A fine esercizio è normale che parte dei fattori a breve ciclo di utilizzo acquistati nel corso dell’esercizio risulti ancora presente in magazzino, in quanto non venduta o non consumata nei processi produttivi. Tali fattori cosituiscono le “RIMANENZE FINALI DI MAGAZZINO”, e sono rappresentati, nelle aziende mercantili, dalle merci, dalle materie di consumo, dagli imballaggi, e, nelle imprese industriali, dalle materie prime, dai materiali di consumo, dagli imballaggi, dai prodotti finiti e da altri beni simili. Sul piano contabile, la rilevazione delle rimanenze finali di magazzino comporta: una variazione economica negativa, che rappresenta il “costo da rinviare all’esercizio successivo” (COSTO SOSPESO); tale variazione, registrata in Dare, va a interessare un conto accesso a ciascuna delle categorie di fattori produttivi in rimanenza (MERCI, MATERIE DI CONSUMO, IMBALLAGGI, ecc.); i vari fattori in rimanenza vanno considerati conseguentemente come elementi del patrimonio, che troveranno collocazione nell’Attivo dello Stato Patrimoniale del bilancio di fine esercizio. Una variazione economica positiva per ciascuna categoria di fattori in rimanenza, in conseguenza delle quale si accende un conto a ognuna di tali categorie (da collocare in Avere del Conto Economico): MERCI C/RIMANENZE FINALI, IMBALLAGGI C/RIMANENZE FINALI, MATERIALI DI CONSUMO C/RIMANENZE FINALI, ecc.; in realtà, tali variazioni, che non sono dovute a ricavi ma allo storno di una parte del costo di acquisto o di produzione dei fattori in rimanenza, evitano che tali costi gravino sul reddito dell’esercizio in chiusura, per incidere sul reddito dell’esercizio successivo. N.B.: Con il processo di rilevazione delle rimanenze si ha pertanto la trasformazione di un componente negativo di reddito (la parte del costo d’acquisto che viene stornata) in un elemento patrimoniale attivo (il costo sospeso e rinviato all’esercizio successivo). INDIETRO

41 RILEVAZIONE DEGLI AMMORTAMENTI
La contabilizzazione dell’ammortamento delle immobilizzazioni materiali e immateriali avviene rilevando: un costo d’esercizio, per l’importo della quota di ammortamento, in Dare di specifici conti, quali AMMORTAMENTO BREVETTI, AMMORTAMENTO FABBRICATI, AMMORTAMENTO IMPIANTI, ecc. una pari riduzione del “valore contabile” dell’immobilizzazione che può essere realizzata “direttamente” in conto (in Avere del conto acceso all’immobilizzazione stessa) oppure, secondo la prassi ragionieristica, “indirettamente” con la registrazione in Avere del corrispondente FONDO AMMORTAMENTO (nel bilancio civilistico, però, i fondi ammortamento si sottraggono dai costi storici delle immobilizzazioni immateriali e materiali a cui si riferiscono). INDIETRO

42 Elenco delle principali scritture di assestamento
Scritture di completamento Rilevazione della liquidazione delle competenze bancarie dell’ultimo periodo; Rilevazione delle partite da liquidare (es. fatt. differite ecc.); Rilevazione della liquidazione IVA dell’ultimo periodo; Rilevazione dello stralcio dei crediti inesigibili; Rilevazione dei Trattamento di Fine Rapporto (TFR); Rilevazione delle imposte sul reddito (per le società). Scritture di integrazione Rilevazione dei Ratei attivi e passivi; Rilevazione della Svalutazione dei crediti; Rilevazione degli accantonamenti a fondi per oneri futuri; Rilevazione degli accantonamenti a fondi rischi. Scritture di rettifica Rilevazione dei risconti attivi e passivi; Rilevazione delle rimanenze finali di merci, di imballaggi, di materiali di consumo, ecc. Scritture di ammortamento Rilevazione degli ammortamenti.

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45 2) LE SCRITTURE DI RICLASSIFICAZIONE DEI CONTI
Le scritture di riclassificazione sono destinate a risolvere due tipi di problemi: mancanza di coincidenza tra le risultanze contabili e gli schemi di bilancio: possono esistere, infatti, conti utilizzati nella CO.GE. che non trovano una collocazione specifica in bilancio (fondi ammortamento, fondi svalutazione crediti, fondi svalutazione titoli, resi e abbuoni su acquisti e vendite, ecc.) In questo caso, però, le scritture di riclassificazione non sono imposte dalla legge, dipendendo solo da scelte delle singole imprese: se ricavare i dati per la compilazione del bilancio extracontabilmente (cioè con aggregazioni fatte fuori della contabilità), oppure se utilizzare la riclassificazione di alcuni conti direttamente in contabilità per ricondurre di dati contabili a quelli richiesti dal bilancio. utilizzo in CO.GE. di conti riepilogativi e sintetici che in bilancio devono essere evidenziati con maggior dettaglio: alcuni conti riepilogativi, infatti, riguardano elementi che durante l'esercizio presentano alternanza di saldo e che occorre distinguere in bilancio per non violare l'esplicito divieto dei compensi di partite (art ter. c.c.). Esempi del genere sono rappresentati dall’utilizzo dei conti Istituti previdenziali, Banche c/c, Erario c/iva, Erario c/imposte, ecc.

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47 3) RIEPILOGO AL CONTO ECONOMICO
Le scritture di riepilogo hanno la finalità di trasferire al Conto economico i saldi dei conti economici di reddito accesi ai costi e ricavi di competenza dell’esercizio. Infatti, dopo aver individuato tutti i costi e i ricavi di competenza dell’esercizio che devono concorrere alla determinazione del reddito, si può procedere al relativo riepilogo al conto economico, in modo da rendere più agevole il calcolo del “risultato economico d'esercizio”. Prima di effettuare tale riepilogo è opportuno effettuare un ulteriore controllo della correttezza della contabilità, redigendo un “situazione contabile” che consente di individuare eventuali errori commessi nella rilevazione delle scritture di assestamento. Nel riepilogo al conto economico non devono essere presi in considerazione i conti finanziari, i conti economici di capitale, i conti economici di reddito (accesi a elementi del patrimonio) quali: conti economici di reddito accesi alle rimanenze e ai costi e ricavi sospesi, conti economici di reddito accesi ai costi pluriennali. Destinazione dell’utile e copertura della perdita d’esercizio (vedi)

48 3bis) RIEPILOGO AL CONTO ECONOMICO: destinazione dell’utile e copertura della perdita d’esercizio
Il riepilogo al Conto Economico dei COSTI e RICAVI di competenza, come abbiamo già detto, consente di determinare in modo chiaro e spedito il reddito d'esercizio. A questo punto, infatti, è sufficiente confrontare il totale della sezione Dare con il totale della sezione Avere del Conto economico: nell’ipotesi che il totale Avere (RICAVI) sia maggiore de totale Dare (COSTI), si ha un UTILE D’ESERCIZIO, nel caso in cui il totale Dare (COSTI) sia maggiore del totale Avere (RICAVI), si ha una PERDITA D'ESERCIZIO. L’utile d'esercizio esprime l’incremento che il patrimonio netto subisce per effetto della gestione nell’ambito del periodo amministrativo: nelle imprese individuali, normalmente, l’utile viene portato a “incremento del patrimonio netto”. La perdita d'esercizio esprime il decremento che il patrimonio netto subisce per effetto della gestione nell’ambito del periodo amministrativo: nelle imprese individuali la perdita viene “assorbita contabilmente mediante la diminuzione del patrimonio netto”.

49 4) LE SCRITTURE DI CHIUSURA GENERALE DEI CONTI
A questo punto è necessario redigere le scritture che consentono di riepilogare gli elementi patrimoniali e di procedere, in tal modo, alla chiusura generale dei conti che risultano ancora aperti. A questo punto, infatti, possono essere ancora aperti: i conti finanziari, i conti economici di capitale, i conti economici di reddito accesi ai costi e ricavi che non sono di competenza dell'esercizio (cioè accesi ai “costi pluriennali” e ai “costi sospesi”). In sostanza risultano ancora aperti i conti che rappresentano lo Stato patrimoniale e, conseguentemente, hanno per oggetto le sue componenti e cioè: ATTIVITÀ, PASSIVITÀ e PATRIMONIO NETTO Fine


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