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DISTURBI SPECIFICI DELLAPPRENDIMENTO Ci sono casi di bambini (5-10%) che, nonostante livelli normali di capacità intellettuali, non riescono ad imparare.

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1 DISTURBI SPECIFICI DELLAPPRENDIMENTO Ci sono casi di bambini (5-10%) che, nonostante livelli normali di capacità intellettuali, non riescono ad imparare soprattutto a scuola. Essi presentano un disturbo di apprendimento, ossia un disturbo che influenza la loro capacità di interpretare ciò che vedono e sentono o di collegare le informazioni contenute in diverse parti del cervello. Questi limiti possono emergere in modi diversi: come difficoltà specifiche connesse al linguaggio scritto e parlato, coordinamento, controllo personale o attenzione. Tali difficoltà si estendono alla scuola e possono impedire lapprendimento della scrittura, lettura o matematica (NHS, 1993).

2 CAUSE Organiche - malattie ereditarie metaboliche, infezioni e intossicazioni, denutrizione, traumi peri- e post-natali Disfunzione cerebrale minima (forma circoscritta di disfunzioni cerebrali maggiori come la paralisi cerebrale infantile; es. assenza di asimmetria al planum temporale nei dislessici) Relazionali - lapproccio psicoanalitico vede nel rapporto madre-bambino lorigine della capacità simbolica; la mancata affermazione della tolleranza alla frustrazione (assenza della madre – costruzione di un sostituto simbolico) ostacola il costituirsi del simbolo. Ambiente – Esso non è incluso tra le cause dei Dsa. Tuttavia un ambiente svantaggiato può aggravare la situazione ed ostacolare il recupero.

3 APPROCCIO HUMAN INFORMATION PROCESSING Lattività di funzioni cognitive quali il linguaggio, la memoria, lattenzione è scomponibile in componenti deputate a compiti specifici in modo tale che un processo cognitivo risulta dal contributo e dallintegrazione delle suddette componenti. LINGUAGGIO LETTURA E SCRITTURA (moduli del linguaggio) CALCOLO

4 Modello della mente modulare di Fodor La mente è modulare, ossia una struttura costituita da componenti isolabili e perlopiù isolate. I moduli sono innati e svolgono compiti altamente specializzati. Central cognition visione linguaggio udito controllo motorio

5 La mente può essere suddivisa in due tipi di sistemi: sistemi di input, deputati allanalisi delle afferenze sensoriali e del linguaggio, e sistemi centrali, deputati alle funzioni superiori, dalla fissazione delle credenze alla soluzione di problemi. I sistemi di input (moduli) si caratterizzano per il fatto di interessare un singolo dominio cognitivo, di essere predeterminati geneticamente, di avere una ben precisa struttura neurologica, di non essere il risultato della composizione di abilità più semplici, di essere autonomi, di dare avvio automatico allelaborazione dellinformazione che lo riguarda (sono informazionalmente incapsulati), di avere specifiche caratteristiche evolutive, di non consentire allinformazione elaborata contatti con altri sistemi. Esempi di sistema di input sono la percezione dei volti oppure il processo di riconoscimento delle parole scritte.

6 I sistemi di input, una volta analizzato per gradi il materiale, forniscono un output univoco ai sistemi centrali. Questi non sono incapsulati, né modulari e quindi possono avere accesso agli output dei sistemi periferici, anche se non possono influenzarne il lavoro. Secondo alcuni studiosi i moduli posso essere acquisiti. Per altri ancora alcune competenze possono rendersi progressivamente autonome. Ad esempio secondo Karmiloff-Smith il linguaggio è dominio- specifico ma non modulare; esso si modularizza progressivamente nel corso dello sviluppo generando rappresentazioni linguistiche specifiche per dominio.

7 Il modello della mente modulare è stato applicato ad una serie di studi. Ad esempio, prova dellindipendenza funzionale dei diversi processi implicati nella lettura si è trovata nei pazienti dislessici acquisiti con deficit selettivi a carico di alcune procedure di lettura ma non di altre. In base a questo modello modulare un disturbo di apprendimento è dovuto ad un disturbo in uno o più dei moduli implicati: lobiettivo dellindagine deve essere quello di identificare i moduli che non funzionano.

8 LETTURA E SCRITTURA

9 Sistema di analisi visiva: riconoscimento dellidentità astratta delle lettere e della loro posizione allinterno della parola Lessico visivo dentrata: magazzino che contiene la rappresentazione delle forme scritte di tutte le parole conosciute dallindividuo Sistema semantico: organizzazione dei significati delle parole Lessico fonologico duscita: rappresenta- zione fonologica delle parole conosciute Buffer fonemico: magazzino di memoria a breve termine in grado di contenere la sequenza dei fonemi per lintervallo di tempo necessario allarticolazione delle parole MODELLO DI LETTURA negli adulti

10 Via 1 si attiva limmagine fonologica della parola attraverso il sistema semantico Via 2 Via 2 si attiva limmagine fonologica della parola senza il contributo del sistema semantico Via 3 intervento del sistema di conversione grafema-fonema MODELLO DI LETTURA negli adulti

11 DIAGNOSI diagnosi precoce Una diagnosi precoce prescolare è essenziale per programmare un percorso educativo del bambino nella scuola e contenere le numerose conseguenze di uno scarso rendimento scolastico. Vi sono però dei problemi nella diagnosi:

12 Uno scarso rendimento scolastico può essere determinato da: Disturbi specifici di apprendimento Disturbo centrale della comunicazione Disturbo da deficit dellattenzione con iperattività Limitazioni intellettive (es. per ritardo mentale) Perdita progressiva di vista o udito Disturbi fisici cronici Deprivazione ambientale Problemi psichiatrici Scarsa motivazione

13 DIAGNOSI Dato che i disturbi di apprendimento sono un fenomeno multi-dimensionale è opportuno un approccio diagnostico integrato: sono necessari esami diretti ad accertare lintegrità fisica, prove di intelligenza, prove relative alla funzionalità di singole abilità cognitive, al clima affettivo-emotivo ecc.

14 Intervento Premesse allintervento sono: Lattenzione posta sullo sviluppo globale dellindividuo e non solo sulle dimensioni strettamente cognitive. Globalità significa coinvolgere anche i normali in modo tale da promuovere un ambiente rispettoso di tutte le esigenze. Lattenzione posta non solo sui deficit ma anche sulle risorse individuali. Lattenzione posta sul rapporto costi/benefici. Lintervento deve garantire il miglioramento della qualità di vita della persona disabile.

15 APPROCCIO COMPORTAMENTALE Mira ad insegnare abilità e competenze in diversi settori (cognitivo, sociale, autonomia personale…). Utilizza tecniche comportamentali basate su ricompense e punizioni: es. shaping. Grazie allinfluenza del cognitivismo si è posto laccento sul ruolo attivo del soggetto. Vengono perciò ora proposte anche strategie di autoregolazione (autoistruzione verbale, automonitoraggio dellattenzione…). Lapproccio si basa sullesercizio continuo e la ripetizione di un dato comportamento. Prevede: 1.La scomposizione del comportamento e lindividuazione degli obiettivi 2.La valutazione delle conoscenze e abilità del bambino prima dellintervento (linea di base) 3.L intervento 4.La valutazione finale

16 METACOGNIZIONE E METAMEMORIA Nel ritardo mentale e nei disturbi di apprendimento svolge un ruolo importante la metacognizione, ossia il livello di conoscenza del proprio funzionamento mentale e il modo con cui si utilizza tale conoscenza nellattuare strategie e processi di controllo. Tale approccio rispecchia laffermarsi di concezioni più dinamiche di intelligenza che mettono in luce la sua modificabilità anche in presenza di disturbi dellapprendimento.

17 METACOGNIZIONE MetaconoscenzaProcessi metacognitivi Include informazioni, associazioni, regole ed esperienze acquisite spontaneamente e/o per trasmissione culturale. Aiutano a 1) rendersi conto dellesistenza di un problema, 2) predire la propria prestazione, 3) pianificare lattività cognitiva conoscendo lefficacia delle azioni programmate, 4) registrare e guidare lattività cognitiva in relazione allobiettivo posto. La riflessione metacognitiva può avere gradi diversi di consapevolezza.

18 i processi di previsione Tra i processi metacognitivi che guidano la risoluzione di un problema ci sono i processi di previsione con i quali si fa una previsione sulla propria riuscita in un compito e si corregge la prestazione in base ai risultati dellazione nel corso del suo svolgimento. processi di monitoraggio Vi sono poi processi di monitoraggio che, in ogni istante, controllano il funzionamento ed intervengono attivamente solo quando un feedback indica che cè qualcosa che non va. Un esempio di feedback attivo è lautoesame che include le azioni che mirano a controllare se si è imparato ciò che ci si era proposti.

19 INTERVENTO METACOGNITIVO Lobiettivo è quello di promuovere le conoscenze metacognitive ed i processi metacognitivi. Si può fare ciò implementando programmi mirati alle specifiche competenze deficitarie (es. linguaggio, memoria); oppure focalizzandosi su un atteggiamento metacognitivo generale. I risultati migliori si ottengono, tanto nel ritardo mentale quanto nei disturbi specifici di apprendimento, tramite ladozione di entrambe le prospettive, specifica e generale.

20 ESEMPIO Obiettivi generali del programma memoria e metacognizione (Cornoldi e Caponi 1991) Prima parte: atteggiamento metacognitivo 1.Differenziare tra sé e non sé, tra mondo esterno e interno 2.Riconoscere le funzioni fisiologiche e psicologiche del corpo umano 3.Riconoscere lesistenza di alcune produzioni psichiche e le loro caratteristiche: sogni, fantasie e immagini mentali 4.Riconoscere i propri stati emotivi 5.Differenziare tra tipi diversi di attività cognitive 6.Riconoscere e differenziare i casi in cui è presente una specifica esigenza di ricordare 7.Essere consapevoli del fatto che si può dimenticare e che si può fare qualcosa di utile per ricordare

21 Seconda parte: conoscenze specifiche di metamemoria 8.Individuare alcune possibili cause di dimenticanza 9.Riconoscere lesistenza di differenze nella capacità mnestica 10.Riconoscere limportanza dellimpegno personale nellaffrontare un compito di memoria 11.Riconoscere che la mente umana ha capacità limitate 12.Riconoscere che la mente umana lavora in maniera interconnessa 13.Riconoscere che certe forme di ripetizione attiva migliorano il ricordo del materiale 14.Riconoscere che una maggiore elaborazione dellinformazione può portare a ricordare di più; fare conoscenza con nuovi tipi di elaborazione 15.Riconoscere che non ricordare non significa necessariamente aver perduto linformazione 16.Comprendere le modalità di organizzazione semantica del materiale da ricordare 17.Comprendere le implicazioni dei diversi compiti di memoria

22 METAMEMORIA Cornoldi et al. (1990) - 48 soggetti con ritardo mentale - età cronologica 8-13 anni - suddivisi in due fasce in base alletà mentale: bassa alta 3,7 - 5,9 anni5,10 - 7,7 anni

23 Sottoposti a training metacognitivo di 50 giorni: (1) parte generale sulla metamemoria, la problematizzazione del ricordare e sensibilizzazione del fenomeno della dimenticanza. Viene sottolineata lutilità di usare strategie per ricordare, viene valorizzato il ruolo dellimpegno e della concentrazione; (2) parte specifica sullinsegnamento di singole strategie. Es. strategia mnemonica immaginativa: consiste nel far uso di immagini mentali, rappresentandosi mentalmente e guardando con locchio della mente parole, concetti, idee che si vogliono apprendere. Questa tecnica è particolarmente utile per bambini con ritardo mentale che spesso fanno fatica ad utilizzare una mediazione verbale. Es. strategie organizzative: il materiale da ricordare viene classificato ed organizzato (ad es. criterio di appartenenza a categorie) in modo tale da alleggerire il carico della memoria di lavoro. Questa strategia poggia su requisiti di accesso categoriale, non presenti in tutti i soggetti con ritardo, e quindi si rivela più complessa nellapplicazione.

24 Nellinsegnare una strategia va tenuta presente la distinzione tra: Deficit di produzione – in questo caso la persona può apprendere una strategia. Essa è pertanto disponibile ma non viene utilizzata spontaneamente nei vari contesti. In questo caso non solo ha senso insegnare una strategia ma anche insistere nella presentazione dei contesti di applicazione. Deficit di mediazione – in questo caso la strategia non viene messa in pratica neppure quando questa viene esplicitamente insegnata e suggerita. Linsegnamento quindi di una strategia non solo risulta inutile ma rischia di essere dannoso per il livello di autostima della persona. Si può optare per strategie più semplici o lavorare sullatteggiamento strategico generale del soggetto, rimandando ad eventuali fasi più progredite gli insegnamenti specifici.


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